Approfondimento

La Malattia di Alzheimer: cause, sintomi e diagnosi

La Malattia di Alzheimer: cause, sintomi e diagnosi
01 febbraio 2016

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 

Indice

Definizione

La Malattia di Alzheimer (scientificamente la malattia di Alzheimer-Perusini) è la forma di demenza più frequente (60-70%) nei Paesi occidentali, dove la popolazione anziana è in continuo aumento. Come tutte le demenze, si caratterizza per una perdita progressiva della memoria associata a un disturbo cognitivo come la perdita del linguaggio, delle capacità esecutive e del pensiero critico o astratto. Essa, in particolare, viene definita come una malattia cerebrale caratterizzata da demenza progressiva e irreversibile che si manifesta in età adulta o senile. La causa di questa malattia è da ricercare nell'età, nella familiarità genetica (FAD), e recenti studi hanno anche dimostrato come la dopamina, un neurotrasmettitore, sia coinvolto nell'insorgenza della malattia.

Insorge, generalmente, dopo i 65 anni e colpisce più frequentemente le donne. Secondo le stime ufficiali il 10% dei malati ha tra i 65 e i 75 anni d'età, mentre gli ultranovantenni rappresentano il 40% del totale dei malati. L’Istituto Nazionale di Statistica, in Italia, calcola che circa 600 mila persone sono affette da questa malattia con una tendenza all’aumento nei prossimi anni, ma il dato secondo gli esperti è destinato a raddoppiare entro il 2020 a causa dell'invecchiamento della popolazione a cui stiamo assistendo. A livello mondiale invece, secondo i dati riportati dall’OMS (l'Organizzazione Mondiale della Sanità), i casi di demenza nel mondo sono attualmente 44 milioni, ma il numero è destinato a triplicare nei prossimi anni sino a raggiungere i 135 milioni entro il 2050.
 

Eziopatogenesi

Sebbene i meccanismi con cui tale malattia si sviluppi siano ancora poco chiari si ritiene, con tutta probabilità, che siano coinvolti fattori genetici. Di fatti, i fattori genetici implicati nello sviluppo della malattia hanno un ruolo determinante nei soggetti che manifestano la sintomatologia caratteristica in giovane età (30-60 anni); essi, comunque, costituiscono meno del 5% dei malati totali, la maggior parte dei quali sono secondari a una mutazione ereditaria di uno dei geni implicati nella malattia (Proteina Precursore dell’Amiloide o APP; Preseniline 1 e 2 o PSEN1 e PSEN2 e Apolipoproteina E o APO E). I soggetti portatori di sindrome di Down presentano un aumentato rischio di malattia, probabilmente secondario alla presenza di un cromosoma 21 soprannumerario sul quale si trova il gene APP, responsabile della trascrizione dell’amiloide.

Studi clinici dimostrano che diversi fattori, oltre a quelli genetici, potrebbero avere un ruolo importante nello sviluppo e nel decorso della malattia, quali:

Tali fattori giocano un ruolo fondamentale nel mantenere in salute le persone nonostante l’età e per questo motivo potrebbero essere implicati nello sviluppo dell’Alzheimer.

Nella Malattia di Alzheimer il cervello è ridotto di peso e volume per una diffusa atrofia del tessuto cerebrale. Le alterazioni anatomo-patologiche caratteristiche sono:

  • “placche senili", aggregati di amiloide nello spazio extra-cellulare;
  • “degenerazioni neurofibrillari", depositi proteici all’interno della cellula nervosa;
  • “angiopatia amiloidea", danno vascolare indotto dall’amiloide.

Questi processi alterano le strutture encefaliche e, quindi, la loro capacità di funzionare correttamente.

 

 

Quadro clinico

La malattia si presenta in modo subdolo, con un decorso lento e progressivo, e si divide in tre fasi:

  1. nella fase iniziale il sintomo principale è il deficit della memoria a breve e medio termine, generalmente minimizzato dallo stesso paziente e dai parenti, che spesso si associa a una reazione depressiva secondaria alla consapevolezza della perdita di memoria;
  2. nella seconda fase il deficit della memoria è sempre più marcato e progressivamente si accompagna a disturbi dell’attenzione, della capacità critica e di giudizio, del linguaggio e della difficoltà a partecipare ad attività lavorative e familiari. Non sono rari disturbi del pensiero di tipo persecutorio o paranoideo. La capacità di svolgere attività quotidiane risulta compromessa e il paziente necessita di assistenza parziale;
  3. nella terza fase il deficit della memoria interessa anche la componente a lungo termine e si associa a grave compromissione di tutte le componenti cognitive sopra descritte. I disturbi del pensiero possono accentuarsi ed eventualmente associarsi ad allucinazioni e deliri. In questa fase il paziente è completamente non-autosufficiente e necessita, quindi, di un’assistenza completa.

Progressivamente possono comparire difficoltà a deglutire, difficoltà nei movimenti, perdita di peso e di appetito e maggiore sensibilità alle infezioni. Il decesso, che generalmente avviene dai 3 ai 9 anni dalla diagnosi della malattia, è causato da complicanze infettive in uno stato di completo allettamento.
 

Diagnosi

La diagnosi certa della malattia è possibile solo con l’esame autoptico dopo la morte del paziente. Nella fase clinica della malattia si parla solo di diagnosi “possibile" o “probabile" posta attraverso l’utilizzo di esami del sangue, delle urine e del liquido spinale, dei test neuropsicologici e degli esami radiologici volti a escludere tutte le altre cause dei sintomi, che molto spesso sono scambiati per "invecchiamento".

Un altro approccio diagnostico è dato dalla ricerca dell'accumulo della proteina neurotossica beta amiloide (A beta) che va a formare le ormai note placche, e della proteina tau fosforilata, responsabile del formarsi degli ammassi fibrillari nel cervello, ma in caso di PET positiva non è ancora possibile sapere se e quando la malattia si manifesterà. Due le possibili strade terapeutiche che si aprono per combattere la deposizione della proteina: o nuovi farmaci in grado di bloccarne la produzione (gli inibitori della secretasi) oppure anticorpi monoclonali in grado di rimuoverla. Comunque, alla luce dei nuovi trattamenti che potrebbero arrestare il progredire della malattia, è fondamentale anticipare la diagnosi prima che i danni siano irreversibili, tanto che la ricerca è orientata a identificare i biomarcatori genetici, biochimici e neuropsicologici in grado di indicare i pazienti a rischio di demenza molti anni prima della comparsa dei sintomi clinici.


Escludere altre possibili patologie che si manifestano con sintomi analoghi è fondamentale nel percorso diagnostico.
La diagnosi precoce di malattia è molto importante sia per trattare alcuni sintomi sia per pianificare l’assistenza al paziente quando le capacità cognitive non sono compromesse.
 

Terapia

Attualmente non esiste alcuna cura per la Malattia di Alzheimer, poiché non sono disponibili farmaci in grado di arrestare o far regredire la malattia.

Gli unici farmaci, approvati dalla statunitense Food and Drug Administration, per rallentare il decorso della sintomatologia sono: donezepil, rivastigmina, galantamina, tacrina, memantina.

Altri studi sono stati condotti sul farmaco LMTX, i risultati della fase III, presentati durante la Conferenza internazionale dell’Alzheimer’s Disease International, hanno diviso la platea di esperti. Infatti, sono considerati al di sotto delle attese perché la nuova terapia non avrebbe ottenuto i medesimi effetti su tutti i pazienti trattati. Nello studio sono stati coinvolti 891 soggetti con sintomi lievi o moderati della malattia. Alcuni di loro hanno assunto il farmaco da solo (15% del campione), altri insieme a medicinali già prescritti per la cura, altri ancora hanno ricevuto un placebo. Significativi gli effetti clinici nei pazienti che hanno assunto il farmaco in esclusiva e nessun effetto in associazione con altri farmaci. Le risonanze magnetiche raccontano che l’atrofia cerebrale nei pazienti trattati con LMTX risulta ridotta tra il 33% e il 38%, rispetto a quelli trattati con il placebo.

Gli altri farmaci utilizzati nel trattamento della patologia hanno lo scopo di ridurre alcune manifestazioni caratteristiche: la depressione, ad esempio, tipica delle fasi inziali, può essere trattata con farmaci antidepressivi, mentre lo stato di agitazione e psicosi può essere trattato con antipsicotici, anche se alcuni recenti trial ne hanno messo in dubbio l’efficacia e la sicurezza.

I progressi della ricerca potrebbero portare allo sviluppo di nuovi farmaci in grado di prevenire, rallentare, ridurre i sintomi o sviluppare una risposta immunologica attraverso un vaccino in grado di contenere la produzione di amiloide.

Tra le terapie non farmacologiche proposte, la terapia di orientamento alla realtà è quella per la quale, seppur in maniera modesta, si presentano maggiori evidenze di efficacia.

L’andamento progressivo di questa patologia e le difficoltà di gestione dei pazienti si associano a logoramento di chi assiste il malato per cui, spesso, può rendersi necessario il ricovero in una casa di riposo.
 

Lo sapevate che...

  • Ogni malato conclamato costa in media 70mila euro l’anno, a causa dell'assistenza 24 ore al giorno, quasi per intero a carico dei familiari. Il 30% di questa cifra è rappresentato dalle spese per una badante, mentre il restante 70% è legato alla perdita di reddito familiare, perché i familiari del malato rinunciano a parte del loro lavoro per assistere il padre o la madre. Ben poco viene loro dall’indennità di accompagnamento, un assegno mensile di poco superiore ai 500 euro, in caso d’invalidità permanente del loro parente. l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente chiesto ai singoli Paesi di dotarsi di un Piano Nazionale Demenze, per ridurre la loro diffusione e il costo sociale imponente, migliorando le cure e l’assistenza ai malati, con forte sostegno alla ricerca scientifica.
  • Il bilinguismo, intervenendo sull’attività metabolica frontale e sulla connettività tra due aree del cervello che gestiscono il controllo cognitivo ed esecutivo, sarebbe in grado di compensare i danni provocati dall'Alzheimer. Questo è quanto comprovato da uno studio  pubblicato su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) e coordinato dalla professoressa Daniela Perani, direttrice dell’Unità di Neuroimaging molecolare e strutturale in vivo nell’uomo dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. La ricerca ha dimostrato che il parlare due lingue continuativamente durante tutta la vita migliori i risultati nel ritardare o contrastare lo sviluppo della malattia. Questo rappresenta una spinta a promuovere e a mantenere l’uso delle lingue e altrettanto dei dialetti.
  • Un altro metodo efficace per contrastare lo sviluppo della malattia è costituito dal "training cognitivo" multidimensionale che si avvale di tecniche mnemoniche, di concentrazione e di orientamento, oltre a strategie per ricordare eventi e appuntamenti. E ancora, la creazione di brevi racconti, che aiutano a fissare i ricordi e migliorano la padronanza del linguaggio. Senza dimenticare i passatempi più comuni come le parole crociate, le carte o il sudoku. È stato provato che Il 70% dei soggetti con Alzheimer ha avuto un significativo miglioramento delle performance e dello stato psicologico. Risultati promettenti, anche in ottica di prevenzione della malattia. Nei soggetti affetti da lievi disturbi di memoria e concentrazione - una forma pre-clinica di Alzheimer nota come Mild Cognitive Impairment - ha aumentato in circa il 50% dei casi la percezione positiva sulle proprie capacità di memoria, che influisce sulla probabilità di ammalarsi a distanza di qualche anno. Un dato che sale ben all’81% sui soggetti sani. Effetti positivi sono stati riscontrati sull’umore, il livello di stress e il benessere percepito.



Riferimenti Bibliografici

- Il Bergamini di Neurologia, R. Mutani, L. Lopiano, L. Durelli, A. Mauro, A. Chiò, Edizioni Libreria Cortina Torino, 2012.
- Ministero della Salute. Disponibile sul sito: http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=171&area=Malattie_del_sistema_nervoso
- National Institute on Aging. Alzheimer’s Disease. Disponibile sul sito: www.nia.nih.gov.
- EpiCentro, Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica. Disponibile sul sito: http://www.epicentro.iss.it/problemi/alzheimer/aggiornamenti.asp

- Harrison - Manuale di Medicina Interna, Kasper - Hauser - Longo - Jameson - Loscalzo - Harrison, Editore: Casa Editrice Ambrosiana, Edizione: XVIII 1/2014.


 

In collaborazione con
Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma collabora con Dove e Come Mi Curo per la realizzazione di Approfondimenti Scientifici su tematiche rilevanti e che necessitano di un approfondimento tecnico e medico-scientifico.
Il team editoriale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, composto prevalentemente da specializzandi, è coordinato da:
  • Elena Azzolini, dottoranda di ricerca in Scienze Biomediche e Sanità Pubblica presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, specialista in Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, si occupa di epidemiologia e biostatistica, con particolare interesse per i sistemi di valutazione delle performance ospedaliere, la salute globale, le politiche sanitarie nazionali e internazionali.
  • Tiziana Sabetta, Responsabile organizzativo dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane - Istituto di Sanità Pubblica - Sezione di Igiene, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - e Responsabile web content editor del sito dedicato. Dal 2004 coordina il “Rapporto Osservasalute - Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane” ed ha curato una serie di Report su specifiche tematiche (salute della donna, dei bambini e degli anziani, città metropolitane, ambiente e prevenzione vaccinale). Ha collaborato ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali ed è autrice e co-autrice di testi scientifici e di testi divulgativi a contenuto scientifico.
Per il 2018 si ringraziano in particolare gli specializzandi Acampora Anna, Barbara Andrea, Bernardelli Micol, Borghini Alice, Cacciatore Pasquale, Cicconi Michela, Colotto Marco, Corsaro Alice, D'Andrea Marianna, De Meo Concetta, Furia Giuseppe, Giubbini Gabriele, Ianuale Carolina, La Milia Daniele, Mancuso Agostino, Mariani Marco, Michelazzo Benedetta, Mogini Valerio, Parente Paolo, Raponi Matteo, Sciaraffa Rocco, Sisti Leuconoe Grazia,  Tamburrano Andrea,  Tognetto Alessia, Vallone Doriana.