Approfondimento

La maculopatia: sintomi iniziali, diagnosi e terapia

La maculopatia: sintomi iniziali, diagnosi e terapia
16 marzo 2017

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 

Indice

La maculopatia è una malattia oculistica che coinvolge la parte centrale della retina (detta macula) che determina una progressiva scomparsa della visione a uno o a entrambi gli occhi. Solitamente non causa cecità totale. Essendo una malattia incurabile, è essenziale agire in prevenzione rivolgendosi al reparto "Occhio e Visione".
 

Epidemiologia

La forma più comune di maculopatia è quella senile, cioè quella legata all’età. Più ci si avvicina alla terza età, maggiore è la possibilità che la propria macula degeneri in questa malattia. La maculopatia senile colpisce ben 30 milioni di persone circa nel mondo occidentale, soprattutto di genere femminile. Esistono, comunque, altre forme di maculopatia:

  • maculopatia dovuta a miopia;

  • maculopatia dovuta a diabete;

  • maculopatia dovuta a infarto della retina;

  • maculopatia dovuta a traumi;

  • maculopatia dovuta a infezioni.
 

La maculopatia senile

Perché con la vecchiaia la vista si riduce? L’ipotesi più accreditata secondo la comunità scientifica è che, con il passare del tempo e con l’avvicinarsi all’età anziana, l’apporto di sangue e di sostante nutrienti (come zuccheri o vitamine) agli occhi si riduce gradualmente per cui le cellule, senza più l’energia portata dai nutrienti, si atrofizzano, si degradano e diventano sempre più sottili. La loro funzione, quindi, risulta alterata e non riuscendo più a svolgere il loro compito quotidiano determinano una sempre maggiore perdita della vista.

Più raramente, oltre a questo processo, è possibile che nella retina ci siano piccole perdite di sangue e successive cicatrici che portano alla rapida rottura delle sue cellule.

La pressione alta, il colesterolo alto o la glicemia alta sono fattori di rischio di questa patologia.
 

Curiosità

  • Chi ha familiari stretti con maculopatia ha maggiore probabilità di sviluppare la stessa malattia.

  • Chi è affetto da tale patologia ad un occhio ha una probabilità di circa il 10% di svilupparla all’altro occhio. Non essendo una probabilità altissima gran parte delle persone resta con un occhio sano.

  • Le cellule della retina, una volta rotte, non possono rigenerarsi. È per questo che bisogna agire preventivamente prima che la maculopatia determini la loro morte.
 

Sintomi

La maculopatia è una malattia subdola che, inizialmente, non viene riscontrata con facilità in quanto non provoca nessun sintomo che possa essere d’allarme per il paziente. Questo, molto probabilmente, accade perché, nonostante l’occhio tenda a degenerare e magari a perdere progressivamente la vista, l’altro occhio sta bene al punto di compensare le carenze di quello malato.

Dopo alcuni mesi o anche anni è possibile iniziare a vedere gli oggetti posti davanti a noi in modo rimpicciolito e deformato (questo sintomo di chiama “metamorfopsia”), si potrebbero avere difficoltà nel distinguere i colori e potrebbe comparire una sorta di macchia al centro della propria visione (il cosiddetto “scotoma”) mantenendo, però, quella laterale (questo sintomo si chiama “perdita della visione centrale”). E come se, guardando il viso di una persona, si riescano a vedere le orecchie ma non il naso. Inoltre, un altro sintomo tipico di questa malattia è la distorsione delle linee dritte per cui si potrebbero vedere distorti i profili di una casa, di una porta, di un armadio o di un muro.

La macula, che si trova all’interno dell’occhio, contiene delle particolari cellule che in un occhio “sano” ci consentono di vedere bene al centro di un’immagine o di un oggetto che sta davanti a noi permettendoci di riconoscere le cose, i volti, di guardare la televisione o ad esempio di guidare la macchina. Dato che la visione laterale non è interessata, non si avrà mai totale cecità. Per fortuna, inoltre, molto raramente questa sintomatologia evolve con rapidità.
 

Avvertenze

Non appena si avvertano i primi sintomi si consiglia di parlare con il proprio medico di famiglia.
 Essendo una malattia che colpisce molte delle persone predisposte geneticamente, ovvero chi ha familiari con la patologia, è raccomandabile che questi ultimi, una volta superati i 40 anni, si sottopongano a periodici esami oculistici.
 

Come si fa la diagnosi?

L’oculista, durante la visita, utilizza degli strumenti specifici per esaminare la retina. Grazie a tale strumentario è in grado di valutare la presenza o assenza di degenerazione a livello della macula.

Per la diagnosi viene eseguita la fluoroangiografia: con questa metodica il medico riuscirà a valutare con certezza lo stato di salute della retina, ovvero se l’apporto di nutrienti è calato drasticamente rispetto alle condizioni normali. Si tratta di una tecnica indolore che consente di fotografare lo stato della retina dopo aver iniettato al paziente una sostanza colorante nel braccio.

Altri test che possono essere eseguiti, sulla base della causa della maculopatia o dei risultati della fluoroangiografia, sono:
 

La terapia

Non trattandosi di una malattia curabile, gli unici modi per intervenire sono attraverso la prevenzione o agendo sui sintomi.

La prevenzione consiste, innanzitutto, nel controllare lo stato della pressione, della glicemia e della colesterolemia. Fondamentale è anche l’assunzione di vitamine (in particolare A, E, C) e minerali. Secondariamente, molto importante è riconoscere il prima possibile i sintomi della patologia per avere l’opportunità di consultare il medico di famiglia o lo specialista prima dello sviluppo della malattia.

Agire sui sintomi significa correggere il deficit di visione tramite una “educazione comportamentale” o tramite tecnologie mediche.

L’educazione comportamentale consiste nell’insegnamento da parte di specialisti del settore a sfruttare la visione periferica in modo adeguato. Si tratta di una sorta di fisioterapia dell’occhio estremamente utile per chi ha perso la visione centrale. Questo tipo di trattamento è indicato per tutti.

Per chi rientra, invece, tra quei pazienti che hanno una degenerazione di tipo “umido”, ovvero in quei casi in cui si formino emorragie e cicatrici, si può pensare a rallentare (purtroppo solo rallentare, non curare) la malattia con il laser. Si tratta di una “fotocoagulazione con laser termico”. Questa tecnica permette di evitare le emorragie dei vasi che vengono individuate tramite fluoroangiografia. La vista non migliorerà ma almeno si rallenterà la progressione.
 Molto simile è la tecnica di “fotodinamica”. In entrambi i casi, comunque, bisogna considerare che i rischi di complicanze ci sono, anche se rari.