Approfondimento

Lesioni del menisco: sintomi, operazione e riabilitazione

Lesioni del menisco: sintomi, operazione e riabilitazione
16 giugno 2016

Benessere

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con
l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Indice

Definizione ed epidemiologia

Nell’articolazione del ginocchio sono presenti due menischi: l’interno (o menisco mediale) e l’esterno (o menisco laterale).

Il menisco dal punto di vista anatomico è una fibro-cartilagine (tessuto fibroso e cartilagineo) di consistenza duro-elastica che consente di assorbire e ammortizzare il peso corporeo e le forze di torsione. I menischi hanno una forma triangolare e sono interposti tra la tibia e il femore. Con la loro forma consentono di dare stabilità all’articolazione e creare una perfetta congruenza tra femore e tibia. Possono essere paragonati al cuneo che viene posizionato sotto una ruota della macchina affinché non scivoli. Questa posizione li pone frequentemente a rischio: i menischi possono venire pizzicati dai capi articolari durante i movimenti combinati di flessione e rotazione, tipici delle distorsioni traumatiche.

Le lesioni traumatiche del menisco sono abbastanza frequenti, soprattutto in persone giovani e sportive, e sono provocate da un trauma acuto; queste lesioni vanno distinte da quelle degenerative, che non conseguono a un evento traumatico, e si verificano soprattutto dopo la quarta decade di vita. La lesione può interessare qualsiasi punto del menisco. Le rotture limitate al solo corno anteriore sono piuttosto rare. Solitamente, le lesioni colpiscono inizialmente il corno posteriore per poi estendersi eventualmente al corpo centrale e al corno anteriore. Spesso a queste lesioni si associano le rotture dei legamenti, in particolar modo quando viene coinvolto il menisco mediale o interno. La lesione di quest’ultimo è circa cinque volte più frequente di quella del menisco laterale. In generale, ci si procura una rottura del menisco per un trauma distorsivo con il ginocchio flesso a circa 20° e il piede bloccato a terra; è la classica distorsione di ginocchio del calciatore. Ma anche chi scia ne va soggetto, pur in mancanza di contatto con l’avversario.

Sintomi e diagnosi

Clinicamente il paziente avverte, al momento del trauma, una sensazione di rottura interna seguita da dolore acuto. Nella maggior parte dei casi il ginocchio si gonfia, talvolta la parte lesionata può interporsi tra le superfici articolari, provocando un blocco dell’articolazione e determinando l’impossibilità di estendere completamente il ginocchio.
 La diagnosi di una lesione traumatica del menisco è principalmente clinica. È necessaria la visita medica eseguita da uno specialista ortopedico. Si ricerca la presenza di un minimo deficit di estensione eventualmente associato alla presenza di un idrartro o versamento articolare (ovvero la presenza di liquido sinoviale all’interno dell’articolazione che il paziente identifica come ginocchio gonfio). All’esame clinico si ricerca, inoltre, la presenza di un dolore a livello dell’emirima meniscale, mediale o laterale, e altri segni specifici di una sofferenza meniscale con opportune manovre, (test Mc Murray, Grinding Test). La diagnosi può essere completata da esami strumentali come:

 

Il trattamento

Il trattamento conservativo è indicato come prima linea di gestione del menisco in tutti i casi di assenza di blocco articolare o di ripetuti versamenti articolari. Consiste nel riposo funzionale, con applicazione della borsa del ghiaccio, l’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei ed eventuale fisioterapia (recupero della motilità, rinforzo muscolare, ginnastica propriocettiva). Se il trattamento conservativo fallisce, può essere indicata una meniscectomia artroscopica.

Il trattamento delle lesioni meniscali traumatiche prevede una tecnica artroscopica, mini-invasiva, che consente di asportare solo la porzione di menisco lesionato senza aprire l’articolazione, passando attraverso piccoli fori della grandezza di 1 cm. Attraverso questi forellini viene inserita una telecamera e possono essere manovrati gli strumenti chirurgici. L’artroscopia ha permesso di eliminare i sintomi dolorosi garantendo tempi chirurgici, di degenza ospedaliera e di recupero molto più veloci. La rimozione dell’intero menisco comporta negli anni una marcata accelerazione del processo degenerativo artrosico del ginocchio, con conseguente sintomatologia dolorosa associata. Da quando è emersa questa evidenza l’intento primo della chirurgia specifica è preservare quanto più tessuto meniscale possibile. Ci si è mossi in questa direzione introducendo interventi che consentono di asportare, per via artroscopia, la sola parte lesionata del menisco, preservando il tessuto sano residuo (meniscectomia selettiva). Un ulteriore passo avanti è stata l’introduzione della sutura meniscale, grazie alla quale si riesce a riparare la lesione letteralmente suturandola per via artroscopica. Questo tipo di intervento si pratica solo negli individui (solitamente sotto i 40 anni) che presentano lesioni nette a danno della parte più periferica del menisco in cui, grazie al grande apporto di sangue, è possibile una guarigione del tessuto suturato. Al contrario, nelle porzioni più centrali del menisco l’apporto ematico è talmente esiguo da rendere vani i tentativi di sutura e necessarie le asportazioni parziali del menisco.

La necessità di ricorrere in molti casi a meniscectomie totali o sub-totali, unita alla consapevolezza del ruolo fondamentale dei menischi nella prevenzione nella degenerazione artrosica e al miglioramento delle tecniche chirurgiche, ha portato alla possibilità̀ di sostituire le porzioni meniscali asportate tramite l’impianto di protesi meniscali o veri e propri trapianti da donatore. Le protesi del menisco sono dei sostitutivi, di derivazione naturale o bioingegneristica, del tessuto (fibrocartilagineo) meniscale. Attualmente sono disponibili protesi ricavate da collagene di bovino o direttamente prodotte in laboratorio a base di poliuretano che, una volta impiantate, vengono riabitate dalle cellule del tessuto meniscale residuo. L’impianto avviene per via artroscopica, mediante una sutura della protesi al tessuto meniscale sano residuo ed è indicato, solitamente, quando il paziente ha perso più del 50% del tessuto meniscale. La principale limitazione all’innesto di queste protesi è la necessaria presenza di tessuto sano al quale suturarle e dal quale possano migrare le cellule del paziente per riabitare la protesi stessa; per questi motivi non è una via percorribile in pazienti che, a causa di lesioni molto ampie o per altri motivi, hanno subito un’asportazione totale del menisco.

Il trapianto di menisco (o innesto di menisco da donatore) rappresenta l’unica opzione terapeutica percorribile per tentare di rallentare il processo di degenerazione artrosica in pazienti che hanno subito una meniscetomia sub- totale/totale. I menischi utilizzati per questa procedura sono prelevati da donatore deceduto e sono conservati in vere e proprie banche del tessuto muscoloscheletrico. Per questo genere di trapianti non è necessaria una terapia immunosoppressiva e il rischio di infezione è praticamente nullo (comparabile a quello di una trasfusione di sangue). Una volta trovato il menisco della giusta dimensione, questo si trapianta artroscopicamente suturandolo ai tessuti molli circostanti e fissandolo all’osso.
 

Riabilitazione

Il tempo medio di degenza in ospedale è di 1 notte, ma l’operazione può essere eseguita anche in Day Hospital in caso di interventi semplici che non richiedano procedure associate (come, ad esempio, la ricostruzione dei legamenti crociati del ginocchio).


La riabilitazione del ginocchio operato in artroscopia è molto più semplice di quella necessaria dopo altri tipi di intervento in zona. In seguito ad una meniscectomia mediale il paziente può ritornare a camminare con stampelle 24 ore dopo l’intervento e recuperare completamente la mobilità articolare in 2 settimane circa.

Spesso è necessaria qualche seduta di fisioterapia: elettrostimolazioni, stretching e riabilitazione propriocettiva del ginocchio possono accelerare il recupero. Una meniscectomia laterale può comportare un recupero più lento. La sutura del menisco con un innesto autologo o una protesi meniscale necessita, al contrario, di una diversa riabilitazione con uso di una ginocchiera che impedisce la flessione durante la deambulazione per 15-20 giorni e assenza di carico per 30 giorni, per dare la possibilità alla sutura meniscale o all’innesto di cicatrizzare di stabilizzarsi.

Dopo una bonifica meniscale artroscopica, uno sportivo può ritornare a correre dopo circa 2-3 settimane, a giocare a calcio o praticare uno sport di contatto mediamente 20-30 giorni dopo l’artroscopia. Un lavoro sedentario può essere ripreso mediamente dopo 2-7 giorni, un’attività lavorativa pesante necessita di circa 3-4 settimane. I punti di sutura sono rimossi 12-14 giorni dopo l’intervento. In generale, la cicatrice è limitata ai soli accessi artroscopici, 2 o 3 incisioni lunghe 1 cm anteriormente al ginocchio. È necessario non bagnare le cicatrici per 15-20 giorni. Durante questo periodo è sconsigliato andare in piscina o fare il bagno. Solitamente si riprende la guida dopo 14 giorni dall’operazione (quando si abbandonano le stampelle).


 


Riferimenti bibliografici


- Morlacchi G, Mancini A. Clinica Ortopedica. IV Edizione, 2003.
- Fairbank TJ. Knee joint changes after meniscectomy. J Bone Joint Surg Br. Nov 1948; 30B(4): 664-670.
- Zaffagnini S, Marcheggiani Muccioli GM, Lopomo N, et al. Prospective long-term outcomes of the medial collagen meniscus implant versus partial medial meniscectomy: a minimum 10-year follow-up study. Am J Sports Med. May 2011; 39(5): 977-985.
- Marcacci M, Zaffagnini S, Marcheggiani Muccioli GM, et al. Meniscal Allograft Transplantation Without Bone Plugs: A 3-Year Minimum Follow-up Study. Am J Sports Med. Nov 4 2011. DOI: 10.1177/0363546511424688.


 

In collaborazione con
Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma collabora con Dove e Come Mi Curo per la realizzazione di Approfondimenti Scientifici su tematiche rilevanti e che necessitano di un approfondimento tecnico e medico-scientifico.
Il team editoriale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, composto prevalentemente da specializzandi, è coordinato da:
  • Elena Azzolini, dottoranda di ricerca in Scienze Biomediche e Sanità Pubblica presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, specialista in Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, si occupa di epidemiologia e biostatistica, con particolare interesse per i sistemi di valutazione delle performance ospedaliere, la salute globale, le politiche sanitarie nazionali e internazionali.
  • Tiziana Sabetta, Responsabile organizzativo dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane - Istituto di Sanità Pubblica - Sezione di Igiene, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - e Responsabile web content editor del sito dedicato. Dal 2004 coordina il “Rapporto Osservasalute - Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane” ed ha curato una serie di Report su specifiche tematiche (salute della donna, dei bambini e degli anziani, città metropolitane, ambiente e prevenzione vaccinale). Ha collaborato ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali ed è autrice e co-autrice di testi scientifici e di testi divulgativi a contenuto scientifico.
Per il 2018 si ringraziano in particolare gli specializzandi Acampora Anna, Barbara Andrea, Bernardelli Micol, Borghini Alice, Cacciatore Pasquale, Cicconi Michela, Colotto Marco, Corsaro Alice, D'Andrea Marianna, De Meo Concetta, Furia Giuseppe, Giubbini Gabriele, Ianuale Carolina, La Milia Daniele, Mancuso Agostino, Mariani Marco, Michelazzo Benedetta, Mogini Valerio, Parente Paolo, Raponi Matteo, Sciaraffa Rocco, Sisti Leuconoe Grazia,  Tamburrano Andrea,  Tognetto Alessia, Vallone Doriana.