Approfondimento

Le Aritmie Cardiache: cause, diagnosi e trattamento

Le Aritmie Cardiache: cause, diagnosi e trattamento
31 maggio 2017

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 

Indice

 

Introduzione

Il regolare battito del nostro cuore garantisce che, in ogni istante della nostra vita, una quantità adeguata di sangue raggiunga tutti i distretti del nostro corpo, portando ossigeno e sostanze nutritive indispensabili per il funzionamento di organi e apparati. Quando questa regolarità, per diversi motivi, viene meno, si parla in modo generico di Aritmie Cardiache. Queste possono essere totalmente benigne (come le extrasistoli isolate che non necessitano di alcuna terapia) o più gravi e che, quindi, meritano approfondimento diagnostico e terapia continuativa nel tempo. In alcuni casi, infine, le aritmie possono preludere all’arresto cardiaco e alla morte. In base alla regione del cuore da dove originano le aritmie si distinguono in due grandi gruppi: ventricolari o sopra-ventricolari.


Quadro epidemiologico

Secondo un recente studio quasi 2 italiani su 100 di età >15 anni sono affetti da fibrillazione atriale (una aritmia sopraventricolare che è la più comune di tutte le aritmie). Se, però, si considerano le persone con età tra 65-75 anni tale percentuale sale al 4-5%, per arrivare al 10,7% nei pazienti di età >85 anni. Questi dati testimoniano un progressivo incremento di questa patologia che, rispetto solo a 10 anni fa, colpisce un numero di persone quasi doppio. Inoltre, a causa dell’invecchiamento della popolazione, la frequenza della fibrillazione atriale è destinata ad aumentare ulteriormente, non solo in Italia ma in tutti i Paesi del mondo occidentale.

 

Cause, diagnosi, trattamento

Le aritmie possono originare da un problema del sistema “elettrico” del cuore (ad esempio, per una anomalia congenita delle fibre nervose che innervano l’organo) oppure da un non sufficiente apporto di sangue al cuore stesso (come avviene nell’ischemia e nell’infarto che sono spesso causa di aritmie, talvolta anche mortali); in alcuni casi all’origine di una aritmia vi sono problemi che non riguardano affatto il cuore ma altri organi (ad esempio, una malattia tiroidea con liberazione di una quantità eccessiva di ormoni dalla ghiandola). Per la diagnosi, già dall’esame clinico (palpazione del polso e auscultazione del cuore) è possibile rilevare una aritmia, ma per il loro preciso inquadramento è necessario effettuare un elettrocardiogramma e, nella maggior parte dei casi, può essere opportuno eseguire un elettrocardiogramma dinamico delle 24 ore (chiamato comunemente Holter cardiaco) che registra ogni singolo battito cardiaco e la presenza di eventuali anomalie per una intera giornata o anche più tempo.

Tre sono le principali strategie terapeutiche per le aritmie:
  • farmacologica: attraverso l’uso di medicine che controllano il ritmo e/o la frequenza cardiaca e, nel caso della fibrillazione atriale, anche di farmaci che garantiscano una adeguata fluidità del sangue. Questi ultimi farmaci, chiamati anticoagulanti, servono a prevenire una comune e temibile complicanza della fibrillazione atriale: la formazione di trombi all’interno del cuore, fonte potenziale di embolie che possono causare, ad esempio, ictus cerebrali;

  • elettrica: tramite l’uso di defibrillatori che, erogando in modo controllato una scossa elettrica, “resettano” l’attività del cuore, riportando il battito alla sua regolare periodicità;

  • tramite distruzione per mezzo di radiofrequenze (in caso sia stata accertata la presenza di anomalie congenite del sistema elettrico del cuore che causano l’innesco di aritmie). Tale strategia terapeutica va effettuata ad opera di cardiologi specializzati in sala operatoria.
 Ciascuna di queste diverse indicazioni terapeutiche viene presa in considerazione dopo adeguato approfondimento clinico e strumentale del quadro complessivo presentato dal paziente.

 

Attualità: lo scenario

Dal punto di vista della Sanità Pubblica è importante sottolineare che molto spesso le aritmie, anche quelle potenzialmente pericolose, possono essere del tutto silenti. Eventuali sintomi possono, infatti, essere assenti o non riconosciuti e, pertanto, si può vivere anche anni senza sapere di essere affetto da una aritmia ed accorgersene solo in seguito ad esami fatti per altri motivi o, purtroppo, per l’insorgenza di complicazioni. È importante, quindi, individuare le categorie “a rischio” (ad esempio, per le aritmie sopraventricolari, i pazienti con patologie cardiovascolari multiple, con diabete mellito e pressione alta e, per le ventricolari, gli sportivi che fanno attività agonistica) e sottoporle ad adeguati controlli per la prevenzione.

 

Indicazioni e procedure

Per quanto riguarda la fibrillazione atriale sono stati eseguiti, e sono tuttora in corso, studi volti a valutare l’opportunità di eseguire uno screening per questa patologia in tutti i pazienti che presentavano determinati requisiti (età, patologie associate etc.). In attesa di indicazioni certe sull’opportunità dello screening rimane buona norma eseguire periodici controlli della pressione arteriosa (la pressione alta si associa frequentemente alla fibrillazione atriale) e della frequenza cardiaca e, se necessario, un elettrocardiogramma. Per quanto riguarda le aritmie ventricolari esse possono esordire con perdita di coscienza o addirittura arresto cardiorespiratorio. In questi casi possono le aritmie essere diagnosticate e interrotte anche fuori dall’ospedale grazie all’uso dei defibrillatori semi automatici. Tutte le Società Sportive anche dilettantistiche devono dotarsi di un apparecchio per la defibrillazione semi-automatica, affinché i propri iscritti possano praticare attività sportiva, anche non agonistica, in sicurezza; la presenza di un defibrillatore semi-automatico, sta diventando sempre più comune anche in luoghi pubblici come scuole, aziende e centri commerciali.

 

Lo sapevate che...

  • La legge italiana (n. 120 del 3 aprile 2011 e successive modifiche) prevede che in caso di emergenza ogni cittadino con una adeguata formazione può prestare soccorso utilizzando il defibrillatore semi-automatico senza commettere reato o compiere un abuso della professione medica.


 

Riferimenti Bibliografici

- Studio ISAF: Italian Survey of Atrial Fibrillation. American Journal of Cardiology 2013; 111: 705-711.
- Abraha I., Gillespie F., Jefferson T., Lo Scalzo A., Montedori A. – ”Adapted HTA REPORT Efficacia dello screening sistematico per la diagnosi di fibrillazione atriale”, Roma, Luglio 2014.
- Quotidiano Sanità. “Fibrillazione atriale. A Verona parte il progetto Federfarma, Fimmg, AOUI”. 29 Aprile 2016.
- Disponibile sul sito: www.gazzettaufficiale.it.