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Approfondimento

La fertilità maschile

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05 settembre 2017

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma


Indice

  1. Introduzione
  2. Quando la cicogna non arriva…
  3. Le cause
  4. L’iter diagnostico
  5. La terapia
  6. Prevenire l’infertilità
  7. Curiosità
 
 

Introduzione


La difficoltà nel concepire un figlio è un problema particolarmente sentito dalle coppie che si trovano ad affrontarlo, con rilevanti ripercussioni anche sotto il profilo psicologico.
Per raggiungere l’”obiettivo” di avere un bambino è fondamentale che sia gli uomini che le donne preservino una buona fertilità; le cause di infertilità, difatti, in termini di frequenza sono pressoché ugualmente distribuite in entrambi i generi.
Per il genere maschile va ricordato che lo spermatozoo deve affrontare, in relazione alle sue dimensioni, un viaggio di lunghezza non indifferente poiché deve essere in grado di risalire per intero l’apparato riproduttivo femminile per raggiungere le tube di Falloppio, ove feconderà l’ovulo.


 

Quando la cicogna non arriva…


Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’infertilità maschile è “l’incapacità a ottenere gravidanza dopo almeno 12 mesi di attività sessuale regolare e non protetta da alcun metodo anticoncezionale, con una partner femminile normalmente fertile”. Si può distinguere in infertilità primaria, quando l’uomo non ha mai indotto una gravidanza, e in infertilità secondaria quando l’uomo ha già indotto una gravidanza precedentemente.


 

Le cause


Per gli specialisti (endocrinologi e, particolarmente, uro-andrologi) che si trovano ad indagare i problemi di infertilità maschile, è molto importante raccogliere una buona anamnesi: il paziente dovrà informare il medico su eventuali problematiche occorse a carico dell’apparato genitale (infiammazioni alla prostata, malattie sessualmente trasmesse e difficoltà nell’attività sessuale), ma anche su pregresse infezioni (parotite e tubercolosi), malattie genetiche (fibrosi cistica), patologie sistemiche (diabete), nonché su possibili esposizioni ad agenti chimici e fisici (farmaci, tossici, metalli pesanti e temperature elevate) che possono compromettere la salute riproduttiva dell’uomo. Una ulteriore importante causa di disfertilità è rappresentata dal varicocele, dilatazione varicosa del plesso venoso pampiniforme del testicolo.


 

L’iter diagnostico


L’esame obiettivo comprende la palpazione dei testicoli (in particolare per apprezzarne il volume) e l’esplorazione rettale per la valutazione della ghiandola prostatica.
Ovviamente, per valutare in maniera oggettiva la fertilità di un soggetto maschile, è d’obbligo ricorrere all’esame del liquido seminale (spermiogramma associato a spermiocoltura). Le difficoltà riproduttive possono essere legate ad anomalie a carico degli spermatozoi: bassa conta (oligospermia), motilità ridotta (astenospermia) e forma anomala (teratospermia) oppure la coesistenza delle tre suddette condizioni (oligo-asteno-teratospermia). L’azoospermia è, invece, come suggerito dal nome, la completa assenza di spermatozoi nel campione analizzato.
Altro esame di laboratorio essenziale è il dosaggio dei livelli ormonali (prolattina, ormone luteinizzante, ormone follicolo-stimolante, testosterone, estradiolo e ormoni tiroidei): l’infertilità può, infatti, essere conseguente a problematiche endocrine, soprattutto a carico degli ormoni sessuali, ma anche, talvolta, riguardanti la funzione tiroidea. Molto importante è il livello dell’ormone follicolo-stimolante: se è alto, indica un danno testicolare primitivo, mentre se è basso, in concomitanza con importanti anomalie spermatiche, suggerisce un ipogonadismo ipogonadotropo, ovvero una scarsa funzionalità testicolare a sua volta determinata da insufficiente secrezione ormonale da parte delle ghiandole che controllano l’attività gonadica (l’ipotalamo e l’ipofisi). Una ulteriore disfunzione dell’asse endocrino è costituita dall’iperprolattinemia (elevati livelli di prolattina deprimono la produzione di testosterone, ormone maschile per eccellenza).
Il set di indagini diagnostiche è completato dall’ecodoppler scrotale e dall’analisi genetica, al fine di ricercare anomalie cromosomiche.


 

La terapia


L’infertilità maschile è spesso trattabile. Solo nel 30% dei casi non è possibile individuare la causa e, quindi, non è possibile adoperare una terapia specifica.
Qualora l’infertilità sia determinata da varicocele, ostruzioni, infezioni e disfunzione erettile, è necessario correggere queste cause. Nei primi due casi la correzione avviene tramite interventi chirurgici, mentre in caso di infezioni efficaci sono le terapie a base di antibiotici e di antinfiammatori. Anche in presenza di alterazioni degli ormoni è possibile intervenire con terapie mediche.
Se vi è una azoospermia (totale assenza di spermatozoi nell’eiaculato) su base ostruttiva o da assenza congenita dei dotti deferenti, è necessario andare a ricercare gli spermatozoi direttamente nei testicoli, tramite biopsia o aspirazione con ago sottile dei gameti dal testicolo, o nell’epididimo.
Gli spermatozoi ottenuti possono essere utilizzati per la Procreazione Medicalmente Assistita: tra le tecniche di maggior rilievo sono da menzionare la fecondazione in vitro e trasferimento dell’embrione e la iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo.


 

Prevenire l’infertilità


La prevenzione dell’infertilità maschile si basa su numerose attenzioni ed accorgimenti che l’uomo dovrebbe adottare a tutela della propria salute.
Ci riferiamo, ad esempio, alla prevenzione del rischio infettivo, soprattutto delle patologie a trasmissione sessuale, o comunque all’adozione di un trattamento efficace e tempestivo di queste senza trascurare il problema. È buona norma, poi, adottare uno stile di vita sano: astensione dal fumo, corretta alimentazione e regolare attività fisica sono senz’altro armi efficaci nella protezione della capacità riproduttiva maschile.
Particolarmente dannoso è l’utilizzo di stupefacenti e di anabolizzanti: soprattutto questi ultimi, utilizzati spesso impropriamente al fine di accrescere la massa muscolare, possono danneggiare la fertilità anche in modo irreversibile. Va poi prevenuto il danno testicolare da esposizione ad alte temperature: in particolare, sarebbe bene evitare di indossare per lungo tempo indumenti eccessivamente aderenti, specie se costituiti da tessuti sintetici e non traspiranti.
In generale, è opportuno che qualsiasi uomo faccia la conoscenza del proprio andrologo già in età adolescenziale, avviando una serie di controlli regolari che lo accompagnino nel corso dei successivi decenni di vita. Infatti, è sempre più comune il riscontro di casi eclatanti di varicocele in uomini non più giovanissimi (in questo gioca un ruolo non trascurabile l’abolizione del servizio militare poiché, spesso, le problematiche andrologiche più comuni nei giovani erano diagnosticate proprio nel corso della visita di leva).
Infine, banalmente, una regola importante è quella di non attendere troppo per cercare di concepire: sebbene gli uomini mantengano una buona capacità fecondante abbastanza a lungo, è dimostrato che dopo i 40 anni vi sia un calo della qualità degli spermatozoi prodotti.


 

Curiosità


Un episodio di febbre può interferire con la capacità riproduttiva anche per 60-180 giorni.