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Approfondimento

La donazione di sangue e emoderivati

La donazione di sangue e emoderivati
01 dicembre 2015

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 

Definizione
La donazione di sangue consiste nel privarsi, volontariamente e in maniera spontanea, di una determinata quantità del proprio sangue o di suoi componenti per essere utilizzata a scopi medici. Essa può essere conseguenza di un puro gesto di solidarietà, totalmente gratuita, oppure, in alcuni Paesi ma non in Italia, può essere retribuita. Nel nostro Paese, inoltre, è possibile anche donare il sangue del cordone ombelicale e, in alcuni casi (patologia per la quale è riconosciuto il beneficio dell’utilizzo delle cellule staminali del sangue da cordone ombelicale tra i fratelli o genitori), conservarlo per uso dedicato. Da questo sono estratte le cellule staminali embrionali che rappresentano, spesso, l’unica terapia in molte patologie, come ad esempio le leucemie.
Il limite massimo di sangue intero che è possibile donare in una sola volta è di 450 ml ±10% (questo volume rappresenta 1 unità di sangue), mentre per il plasma la sacca raccoglie 600 ml. Si stima che il sangue presente in circolo in un adulto medio del peso di 70 Kg ammonti a circa 5 litri, cioè il 7% della massa corporea.
Il sangue e gli emocomponenti sono prodotti terapeutici indispensabili perché rappresentano la terapia di supporto in moltissime patologie, mediche e chirurgiche,  aldilà delle emergenze. È utile ricordare che molti interventi chirurgici, generando inevitabilmente emorragie, necessitano di unità di sangue da trasfondere al paziente e il numero di unità necessarie cresce sia all’aumentare della complessità e durata dell’intervento stesso che all’aumentare dell’età del paziente (pazienti anziani necessitano di maggiori unità).
La normativa italiana, che disciplina la qualità e la sicurezza del sangue e degli emoderivati donati, è la legge n. 219/2005 che si occupa di tutta la filiera dalle informazioni da fornire e da richiedere ai donatori, fino alla distribuzione e assegnazione al paziente ricevente, passando per i controlli virologici, microbiologici e immunologici effettuati in laboratori accreditati e aventi il fine di garantire la sicurezza del sangue da trasfondere.
Molte persone donano volontariamente il loro sangue, ma ancora molte non lo fanno per paura o per scarsa informazione.

Quadro epidemiologico
È stato stimato che, in situazioni normali, sono necessarie 40 unità di sangue l’anno ogni 1.000 persone, cioè circa 2 milioni e 400 mila unità per la sola Italia. Nell’anno 2000, il nostro Paese ha raggiunto l’autosufficienza a livello nazionale anche se con alcune differenze regionali. Infatti, alcune regioni, l’Emilia-Romagna è un buon esempio, hanno raggiunto il livello di 60 unità ogni 1.000 persone e sono totalmente autosufficienti, mentre altre, come Lazio e Sardegna hanno fatto registrare i dati più bassi, non raggiungendo la soglia delle 40 unità. Vi sono, inoltre, alcune isole felici, cioè singoli Comuni dove, grazie al radicamento nel territorio di una o più Associazioni, sono stati raggiunti valori >60 unità ogni 1.000 abitanti. In numerose regioni, tuttavia, la raccolta è ancora insufficiente e il fabbisogno viene soddisfatto con trasferimenti da altre regioni.
Nel quinquennio 2010-2014, la produzione nazionale di globuli rossi ha fatto registrare un incremento – solo fino al 2012 (da 43,3 a 44,5 unità ogni 1.000 abitanti) - mentre successivamente si è registrato un decremento (fino al 2014 42,2 unità ogni 1.000 abitanti). Si profila  un problema perché il fabbisogno in Italia è costantemente in aumento. In crescita è l’età media della popolazione,così come i progressi della medicina permettono interventi sempre più complessi e su pazienti un tempo non operabili.
Inoltre, per quanto riguarda il sangue da cordone ombelicale uno studio del 2015 ha stimato che, dal 1990 ad oggi, sono state donate 730 mila unità di sangue cordonale e realizzati 35.000 trapianti di cellule staminali da cordone ombelicale.

Scenario italiano
In Italia possono donare il sangue tutte le persone in buona salute di età compresa tra 18-65 anni, anche se il reclutamento per la prima donazione di individui di età >60 anni deve essere autorizzato dal medico responsabile della selezione. In alcuni casi i donatori possono avere anche più di 65 anni, ma l’autorizzazione deve essere conseguente alla valutazione clinica da parte di un medico esperto nella selezione dei donatori di sangue. L’allegato 5 del Decreto ministeriale del 3 marzo 2005 elenca i requisiti che deve possedere un soggetto per donare e i criteri clinici e comportamentali per i quali un soggetto può essere temporaneamente o permanentemente escluso dalla donazione.
I donatori di sangue devono avere un peso non inferiore a 50 Kg, pressione arteriosa sistolica (massima) tra 110-180 mm di mercurio e diastolica (minima) fra 60-100 mm di mercurio, polso ritmico e frequenza cardiaca (pulsazioni) tra 50-100 battiti al minuto. Inoltre, prima di ogni donazione il candidato donatore deve essere sottoposto all’esame per la misurazione dell’emoglobina perché questa non può essere <12,5 g/dL nelle donne e a 13,5 g/dL negli uomini.
È possibile donare sangue o emoderivati più volte nel corso della vita, ma con un intervallo di tempo minimo tra una donazione e la successiva. Gli intervalli minimi per e tra i diversi tipi di donazione sono:
  • da sangue intero a sangue intero 90 giorni (eccetto alcuni casi);
  • da sangue intero a plasma 1 mese;
  • da sangue intero a piastrinoaferesi 1 mese; - da plasma a sangue intero 14 giorni;
  • da plasma a plasma 14 giorni;
  • da plasma a piastrinoaferesi 14 giorni;
  • da piastrinoaferesi a sangue intero 14 giorni;
  • da piastrinoaferesi a plasma 1 mese;
  • da piastrinoaferesi a piastrinoaferesi 14 giorni.
Tutte le unità di sangue donate, prima di qualsiasi utilizzo, sono analizzate in laboratorio per escludere il rischio di trasmettere infezioni o causare malattie nei soggetti riceventi. Dopo ogni donazione il donatore riceve il risultato delle analisi e, in questo modo, può tenere sotto controllo anche il suo stato di salute.
Nelle unità di sangue provenienti da soggetti che donano il sangue per la prima volta vengono innanzitutto determinati il gruppo sanguigno (AB0, Fenotipo RH completo, Kell) e ricercati gli anticorpi irregolari anti-eritrociti e, successivamente, eseguite tutte le analisi che vengono effettuate di routine su tutte le unità. Le analisi che vengono eseguite sono:
  • esame emocromocitometrico completo;
  • transaminasi ALT con metodo ottimizzato;
  • sierodiagnosi per la lue;
  • HIVAb 1-2 (per l’AIDS);
  • HBsAg (per l’epatite B);
  • HCVAb e costituenti virali (per l’epatite C);
  • HCV-HIV-HBV NAT (TRI-NAT);
  • virus del Nilo occidentale nelle zone e nei periodi a rischio;
  • conferma del gruppo sanguigno (AB0) e del Fattore Rh.
In alcuni casi, le unità di sangue intero vengono in seguito sottoposte a "frazionamento" per ottenere separatamente globuli rossi, plasma e buffy-coat (quest’ultimo sottoposto ad ulteriore lavorazione per la preparazione di Concentrati di Piastrine). Ciascuno degli emocomponenti ottenuti ha precise indicazioni terapeutiche e può essere utilizzato in svariati campi medici e chirurgici, come leucemie, tumori, intossicazioni da farmaci, anemie, emorragie, malattie emorragiche, ustioni, tumori del fegato, anemia mediterranea, emofilia A e B e operazioni di primo soccorso.

La procedura
Al momento della donazione, il soggetto deve essere a digiuno da qualche ora oppure, se non è proprio possibile presentarsi a stomaco vuoto, è bene aver assunto un pasto leggero. È, però, necessario assumere una sufficiente quantità di liquidi per non essere disidratati. Prima del prelievo si compila un questionario anamnestico riguardo alla storia clinica remota e recente dall’ultima donazione. Segue, poi, un colloquio con un medico della sezione con cui si commenta il questionario, si misura la pressione arteriosa e auscultati il cuore ed i polmoni. Dopo questa fase si può accedere alla sala prelievi.
Una donazione di sangue intero dura circa 15 minuti, una di plasma circa 45 minuti e una di piastrine poco di più. La durata della donazione di plasma è maggiore di quella del sangue intero a causa del procedimento di estrazione del plasma dal sangue. Infatti, la cannula (l’ago che viene inserito in vena) veicola il sangue verso un separatore cellulare in cui una centrifuga separa la parte liquida, cioè il plasma, dai globuli rossi e in seguito reimmette questi ultimi nel circolo sanguigno del donatore. Tale macchina esegue, normalmente, tre cicli di prelievo-separazione-reinfusione; in ciascuno sono processati circa 450 ml di sangue. Durante la donazione viene chiesto al donatore di stringere ritmicamente con la mano una pallina di gommapiuma. Una pratica particolarmente importante nelle donazioni di plasma in cui deve essere favorito il ritorno venoso garantendo un regolare funzionamento del separatore cellulare, in cui è presente un avviso sonoro quando il flusso di sangue si riduce sotto determinati valori.
Infine in Italia il sangue si può donare in uno dei 315 servizi trasfusionali, coordinati da 21 centri regionali sangue, oppure in una delle circa 250 unità di raccolta gestite dalle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue, come Avis, Fidas, Fratres e Cri, che, a loro volta, coordinano circa 1.800 punti di prelievo ciascuna sul proprio territorio di competenza.
I siti web delle Aziende Ospedaliere e delle Associazioni di volontariato pubblicano, periodicamente, sedi e date delle campagne di raccolta stagionali.