Dislessia: che cos’è e i migliori test diagnostici nel bambino e nell’adulto

Dislessia: che cos’è e i migliori test diagnostici nel bambino e nell’adulto

Indice


Domande e risposte

Che cos’è

La dislessia è uno dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) che si manifestano in età evolutiva come difficoltà ad imparare a leggere, scrivere e fare calcoli, ma che non compromette l’intelligenza del bambino e può essere limitata facendo seguire il bambino da uno specialista che propone una serie di esercizi.

Immagine di un bambino circondato da lettere che lo perseguitanoLa dislessia  è considerata un disturbo del neurosviluppo, che emerge nei bambini che iniziano il percorso scolastico con una serie di sintomi, fra cui:
  • Leggere e scrivere molto lentamente;
  • Confondere l’ordine delle lettere nelle parole;
  • Avere difficoltà nel fare lo spelling di una parola;
  • Capovolgere/ruotare le lettere, ad esempio scrivendo "b" invece di "d", “q” invece di “p”;
  • Avere delle difficoltà nel comprendere le informazioni scritte ma non a comprendere informazioni comunicate verbalmente;
  • Avere delle difficoltà a eseguire delle indicazioni in sequenza;
  • Avere difficoltà di pianificazione e organizzazione.

La dislessia non significa solo fare dei refusi mentre si legge ad alta voce o si scrive. Oltre ai sintomi citati precedentemente, un paziente adolescente o adulto con dislessia può inoltre presentare:
  • Difficoltà a spiegare un concetto, anche se riguarda un tema molto conosciuto;
  • Difficoltà a progettare e scrivere saggi, lettere o report;
  • Difficoltà a seguire un elenco di istruzioni;
  • Problemi a pianificare ed organizzare;
  • Difficoltà a preparare un esame;
  • Tendenza a evitare lettura e scrittura, quando possibile;
  • Difficoltà a prendere o ricopiare appunti;
  • Difficoltà a ricordare cose come il proprio numero di telefono o il PIN della carta di credito;
  • Difficoltà a rispettare le scadenze.
La dislessia si manifesta in modo diverso a seconda del soggetto, si verifica per varie cause e richiede spesso, un approccio multidisciplinare. La buona notizia è che una diagnosi precoce, il supporto di specialisti e terapie adeguate permettono di raggiungere una buona qualità di vita.
È bene sottolineare che la dislessia è un disturbo dell’apprendimento che non compromette necessariamente l’attività scolastica, relazionale o lavorativa dei soggetti che ricevono supporto adeguato. 

In Italia i disturbi specifici dell’apprendimento riguardano il 2,5-10,0% della popolazione in età scolare e la dislessia rappresenta il disturbo più diagnosticato (a seconda dei ricercatori è dislessico da un bambino su quaranta a un bambino su dieci), con una prevalenza osservata nei maschi tre volte superiore a quella delle femmine. La dislessia riguarda ogni linguaggio: non sono state, infatti, individuate differenze nella prevalenza del fenomeno tra Paesi di lingua straniera, sebbene i Paesi con lingue “trasparenti” (ovvero dove i simboli utilizzati per la scrittura corrispondono ai fonemi come Francia ed Italia) sembrano essere meno interessati dal fenomeno rispetto a Paesi che parlano lingue “opache” (ad esempio Germania e Gran Bretagna).

La dislessia a scuola

Frequentemente si registra una comorbidità con altri disturbi specifici dell’apprendimento: ciò sta a significare che un bambino dislessico può contemporaneamente avere delle particolari difficoltà di calcolo (discalculia), di scrittura (disgrafia) e di natura linguistica (disortografia).
I disturbi possono anche combinarsi tra loro: ciò ad esempio accade quando il bambino inserisce numeri all’interno di parole o lettere al posto di cifre in un compito di matematica. Si evidenzia infine un certo grado di comorbidità anche con disprassie e disturbi del comportamento e dell’umore.

In Italia la Legge 170/2010, e i conseguenti Decreto attuativo e le Linee Guida ad esso associate, garantiscono i diritti delle persone con disturbo specifico dell'apprendimento e ne favoriscono il successo scolastico per mezzo di un corretto approccio al particolare stile di apprendimento che la difficoltà comporta.

Inoltre, esistono oggi numerose associazioni no profit registrate – fra cui l’Associazione Italiana Dislessia (AID) – che forniscono un supporto a livello locale alle famiglie.
Negli anni scolastici 2016/2017 e 2017/2018 l’Associazione Italiana Dislessia (AID) con Fondazione TIM, come promotore e sostenitore del progetto e di intesa con il MIUR ha messo in piedi il Progetto Dislessia Amica, oggi Dislessia Amica Livello Avanzato, un percorso formativo per ampliare le conoscenze e le competenze dei docenti sui Disturbi Specifici di Apprendimento.
 


 

Cause e test diagnostici per il bambino

Immagine di una maestra che supporta un bambino mentre studiaAl momento non è ancora stata individuata una causa specifica della dislessia. Sono state ravvisate  alcune modifiche genetiche che potrebbero essere correlate con il manifestarsi della malattia, ma non è escluso che la dislessia possa essere determinata da un funzionamento anomalo delle aree cerebrali che lavorano in sinergia per i processi di lettura e scrittura. In ogni caso alcuni studi hanno evidenziato che grazie alla neuroplasticità del cervello (la capacità del cervello di adattarsi a nuovi stimoli) un adeguato supporto può colmare in grossa parte il gap.

Quello della diagnosi è un tema cruciale, e quasi mai ci si pone il problema fino all’età scolare del bambino. I genitori che osservino difficoltà a leggere nel proprio figlio, possono confrontarsi in primo luogo con gli insegnanti della scuola frequentata e con il pediatra di famiglia per richiedere una valutazione specialistica secondo le modalità previste dall’Art. 3 della Legge 170/2010. Questo servizio rientra nell'ambito dei trattamenti specialistici assicurati dal Servizio sanitario nazionale a legislazione vigente ed è comunicata dalla famiglia alla scuola.
Nonostante sia considerato prematuro accertare la dislessia prima della terza elementare – riporta l’Istituto Superiore nella pagina dedicata - è possibile, già alla fine della prima o all’inizio della seconda elementare, segnalare alla scuola il sospetto circa la presenza del disturbo. 

L’accertamento del disturbo avviene ad opera di specialisti attraverso colloqui con la famiglia e con il bambino.  La diagnosi prevede un approccio multidisciplinare (neurologi, pediatri e psicologi).
Una visita neurologica esclude problemi organici; spesso si associa un test di intelligenza per valutare le abilità logiche del bambino. A seguire, vengono somministrati test con piccoli brani di testo al fine di valutare il numero di errori commessi dal bambino durante la lettura ad alta voce e nella risposta a domande.

La diagnosi è importante per escludere problematiche specifiche (come il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività-ADHD) e la conduzione di vari esami (test di sviluppo cognitivo, test dell’udito e della vista etc.).

Una volta accertata la dislessia si procede con la stesura di un Piano Didattico Personalizzato (PDP) che deve contenere indicazioni sulle strategie e sugli strumenti che la scuola propone al bambino, mantenendo però lo stesso programma svolto dal resto della classe.
Le diagnosi di DSA, e quindi di dislessia non prevede di per sé il riconoscimento del diritto all’indennità di frequenza, o a forme di invalidità civile. Su questa questione è comunque opportuno confrontarsi con lo specialista che segue il bambino diagnosticato per capire il livello di gravità del disturbo.

Consulta le strutture che effettuano un Test di intelligenza (somministrazione e interpretazione):
Dove effettuare un Test di intelligenza (somministrazione e interpretazione)?

Dopo la diagnosi: esercizi e logopedia mirata

Immagine che ritrae un bambino che fatica sui libriLa dislessia è un disturbo dell’apprendimento specifico, quindi a differenza di altre condizioni per cui è possibile una terapia farmacologica (come ad esempio l’ADHD), l’unico approccio è educazionale.

Si propone alla famiglia un trattamento educativo personalizzato che aiuti il bambino a gestire al meglio i problemi di lettura, scrittura e comprensione del testo, anche con il supporto di un tutor personale e tenendo in considerazione anche il sostegno psicologico per affrontare l’eventuale disagio emotivo determinato dalle difficoltà riscontrate. Alcune modifiche nel percorso di studi del bambino possono includere, ad esempio, maggior tempo fornito per i test, l’utilizzo di software per la scrittura videoassistita, lezioni individuali per acquisire maggiore padronanza del lessico etc.

Lo scopo dei programmi educativi personalizzati è quello di facilitare il recupero delle abilità nel bambino dislessico, permettendo il reintegro nel normale percorso scolastico. Può essere, inoltre, necessario il supporto del logopedista, poiché attraverso un trattamento sul linguaggio è possibile migliorare le funzioni carenti, migliorando la pronuncia dei fonemi e delle parole.

Per gli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento sono previste misure compensative anche in riferimento alle prove INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione che predispone delle prove nazionali di rilevazione del grado di apprendimento degli scolari italiani).
Si prevede del tempo aggiuntivo per le prove, l’ausilio di una calcolatrice, di un dizionario, di ascolto in cuffia.
 

Come funziona la riabilitazione?

Dislessia nell’adulto: quali test e quale specialista

Immagine che ritrae un adulto in crisi al lavoroPuò darsi il caso che una persona adulta guardando indietro nel proprio percorso scolastico, magari costellato di difficoltà, si chieda se i problemi a scuola non fossero dovuti a un disturbo specifico dell’apprendimento non diagnosticato. 

Un DSA mai trattato può tradursi in una maggiore difficoltà a completare gli studi, a mantenersi aggiornato professionalmente, inficiando la propria attività professionale e le prospettive di carriera, con una possibile riduzione della fiducia in sé stessi.

La diagnosi nell’adulto è più complicata, poiché non essendo inserito in un sistema scolastico, mancano un percorso predefinito, e servizi specializzati, data la rarità dei casi che richiedono questo sostegno in età adulta e di strumenti diagnostici scientificamente validati.
L’istituto Superiore di Sanità individua come figure specialistiche deputate per la diagnosi di DSA lo Psicologo, il Neuropsichiatra infantile o il Logopedista.

In sostituzione del neuropsichiatra infantile esistono altre figure specializzate. La cosa migliore è chiedere consiglio al proprio medico per essere indirizzati da uno specialista con competenze specifiche, o recarsi presso un centro di neuropsicologia, aggiornato sui più recenti test diagnostici validati e disponibili, e in caso di esito positivo, sul percorso di recupero più idoneo alla specifica persona.
 



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
 

Domande e risposte

Cos'è la dislessia in parole povere?
La dislessia è uno dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) che si manifesta in età evolutiva come difficoltà ad imparare a leggere, scrivere e fare calcoli, ma che – è bene ribadirlo - non compromette l’intelligenza del bambino e può essere limitata facendo seguire la persona da uno specialista che propone una serie di esercizi.
Cosa comporta la dislessia?
La dislessia non compromette l’intelligenza del bambino, né la sua vita relazionale. Comporta delle difficoltà, trattabili e molto migliorabili, nella gestione della lettura e della scrittura. Alcune difficoltà sono:
  • Leggere e scrivere molto lentamente
  • Confondere l’ordine delle lettere nelle parole
  • Avere difficoltà nel fare lo spelling di una parola
  • Capovolgere/ruotare le lettere, ad esempio scrivendo "b" invece di "d", “q” invece di “p”.
  • Avere delle difficoltà nel comprendere le informazioni scritte ma non a comprendere informazioni comunicate verbalmente
  • Avere delle difficoltà a eseguire delle indicazioni in sequenza
  • Avere difficoltà di pianificazione e organizzazione.
Cosa vuol dire bambino dislessico?
Un bambino dislessico è un bambino che dopo essere stato sottoposto a test specifici da parte di uno specialista ha ricevuto una diagnosi ufficiale di Dislessia,  che significa che ha delle difficoltà ben definite riferite alla lettura, alla scrittura e alle funzioni di calcolo (vedi domanda precedente). Queste difficoltà possono essere mitigate seguendo esercizi specifici consigliati dallo specialista. Con la diagnosi, la scuola propone al bambino, attraverso la scuola, un Piano Didattico Personalizzato (PDP) che deve contenere indicazioni sulle strategie e sugli strumenti da proporre al bambino, mantenendo però lo stesso programma svolto dal resto della classe.
Cos'è la dislessia sintomi?
La dislessia è uno dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) che si manifestano in età evolutiva come difficoltà ad imparare a leggere, scrivere e fare calcoli. Nel bambino i primi “sintomi” emergono nel momento del primo contatto con la lettura e la scrittura. Alcuni sintomi che spingono i genitori ad approfondire sono: leggere e scrivere molto lentamente, confondere l’ordine delle lettere nelle parole, avere difficoltà nel fare lo spelling di una parola, capovolgere/ruotare le lettere, ad esempio scrivendo "b" invece di "d", “q” invece di “p”, avere delle difficoltà nel comprendere le informazioni scritte ma non a comprendere informazioni comunicate verbalmente, avere delle difficoltà a eseguire delle indicazioni in sequenza
avere difficoltà di pianificazione e organizzazione.
Un adulto con dislessia può inoltre presentare difficoltà a spiegare un concetto, anche se riguarda un tema molto conosciuto, difficoltà a progettare e scrivere saggi, lettere o report, difficoltà a seguire un elenco di istruzioni, problemi a pianificare ed organizzare; difficoltà a preparare un esame e anche talvolta a ricordare cose come il proprio numero di telefono o il PIN della carta di credito.
Come si fa a sapere se si è dislessici?
Se si sospetta la presenza di dislessia nel bambino, è bene segnalarlo alla scuola, che prevede un percorso diagnostico preciso con gli specialisti. Nel caso dell’adulto la cosa migliore è chiedere consiglio al proprio medico per essere indirizzati da uno specialista con competenze specifiche, o recarsi presso un centro di neuropsicologia, aggiornato sui più recenti test diagnostici validati e disponibili, e in caso di esito positivo, sul percorso di recupero più idoneo alla specifica persona.
Chi può fare diagnosi?
Nel bambino l’Istituto Superiore di Sanità individua come figure specialistiche deputate per la diagnosi di DSA lo Psicologo, il Neuropsichiatra infantile o il Logopedista. Il primo passo è comunque coinvolgere la scuola. Per l’adulto, in sostituzione del neuropsichiatra infantile esistono altre figure specializzate. 
In collaborazione con
Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Ilnfodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il mio libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.
Data di pubblicazione: 26 ottobre 2018
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