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Approfondimento

Dislessia: come riconoscerla e come curarla

Dislessia: come riconoscerla e come curarla
19 dicembre 2017

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

 

Indice

  1. Disturbi dell’apprendimento specifici e aspecifici: definizione
  2. Dislessia


 

Disturbi dell’apprendimento specifici e aspecifici: definizione

I disturbi dell’apprendimento sono un insieme di problematicità evolutive nella lettura, scrittura e calcolo, che riguardano frequentemente i bambini nei primi anni di scuola. Tali disturbi possono verificarsi per varie cause e richiedono, spesso, un approccio multidisciplinare finalizzato al trattamento dei principali problemi che accompagnano la diagnosi. Una diagnosi precoce, il supporto di specialisti e terapie adeguate permettono di raggiungere una buona qualità di vita.

I disturbi dell’apprendimento si dividono in specifici ed aspecifici. I disturbi specifici racchiudono problemi endogeni in specifici ambiti (lettura, scrittura e calcolo matematico) e non sono determinati da deficit neurologici, ritardo cognitivo, menomazioni sensoriali o disturbi emotivi. I disturbi aspecifici, al contrario, rappresentano la difficoltà ad acquisire conoscenze nuove in differenti ambiti e sono associati a varie cause tra cui ritardo mentale, disturbi d’ansia o di umore, disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività.

I disturbi specifici dell’apprendimento possono essere definiti come un insieme di criticità che:
  • si manifestano in età scolare come difficoltà di lettura, scrittura o calcolo matematico;
  • non rendono possibile svolgere le attività sopra citate in modo corretto e fluente;
  • si manifestano in soggetti normododati;
  • accompagnano il soggetto nel corso dello sviluppo con pattern di espressività che si modifica nel tempo;
  • non sono guaribili, ma le conseguenze funzionali si modificano attraverso adeguate misure rieducative e didattiche;
  • possono essere associati a manifestazioni psicologiche e relazionali distorte, come disturbi della condotta.
 


 

Dislessia





Dislessia: che cos'è e come riconoscerla?

La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento che determina problemi ad effettuare una lettura rapida e fluente, a scrivere correttamente e a decodificare i testi, ma che non compromette l’intelligenza.

La dislessia si manifesta generalmente in età scolare, attraverso difficoltà del bambino nella pratica scolastica quotidiana, ed accompagna spesso i soggetti per tutta la vita. Nonostante non esista una cura, il supporto educativo permette di migliorare le abilità di lettura e scrittura nei soggetti affetti, che possono così condurre una vita scolastica e lavorativa pressoché normale.

In Italia i disturbi specifici dell’apprendimento riguardano il 2,5-10,0% della popolazione in età scolare e la dislessia rappresenta il disturbo più diagnosticato (a seconda dei ricercatori è dislessico da un bambino su quaranta a un bambino su dieci), con una prevalenza osservata nei maschi tre volte superiore a quella delle femmine. La dislessia riguarda ogni linguaggio: non sono state, infatti, individuate differenze nella prevalenza del fenomeno tra Paesi di lingua diversa, sebbene i Paesi con lingue “trasparenti” (ovvero dove i simboli utilizzati per la scrittura corrispondono ai fonemi come Francia ed Italia) sembrano essere meno interessati dal fenomeno rispetto a Paesi che parlano lingue “opache” (ad esempio Germania e Gran Bretagna).




Dislessia: sintomi

Una persona dislessica, generalmente, presenta alcune caratteristiche, tra cui:
  • legge e scrive lentamente;
  • confonde l’ordine delle lettere nelle parole;
  • inserisce lettere errate quando scrive (ad esempio la “b” invece della “d”);
  • ha una ortografia scarsa;
  • capisce le informazioni quando gli vengono comunicate per via orale, ma ha difficoltà a comprenderle se scritte;
  • ha difficoltà a seguire un elenco di istruzioni;
  • ha problemi a pianificare ed organizzare.
Oltre ai sintomi sopra citati, un paziente adolescente o adulto con dislessia può inoltre presentare:
  • difficoltà a spiegare un concetto, anche se riguarda un tema molto conosciuto;
  • difficoltà a progettare e scrivere saggi, lettere o report;
  • difficoltà a preparare un esame;
  • evitamento di lettura e scrittura, quando possibile;
  • difficoltà a prendere o ricopiare appunti;
  • ortografia di bassa qualità;
  • difficoltà a ricordare cose come il proprio numero di telefono o il PIN della carta di credito;
  • difficoltà a rispettare le scadenze.




Dislessia: cause

Al momento non è ancora stata individuata una causa specifica della dislessia. Alcuni scienziati hanno individuato nei soggetti dislessici alcune modifiche genetiche mentre altri sostengono che la dislessia possa essere determinata da un funzionamento anomalo delle aree cerebrali che lavorano in sinergia per i processi di lettura e scrittura. Ad oggi le ricerche proseguono, anche se alcuni studi hanno già dimostrato che grazie alla neuroplasticità del cervello (ovvero la capacità del cervello di adattarsi a nuovi stimoli) il supporto specifico ed adeguato ai pazienti con dislessia può migliorare le capacità difettive.




Dislessia: test e esami

I disturbi specifici dell’apprendimento non sono, in genere, diagnosticati fino all’età scolare. La diagnosi richiede l’esclusione di problematiche specifiche (come il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività-ADHD) e la conduzione di vari esami (test di sviluppo cognitivo, test dell’udito e della vista etc.), spesso con un approccio multidisciplinare (neurologi, pediatri e psicologi). Una visita neurologica esclude problemi organici; spesso si associa un test di intelligenza per valutare le abilità logiche del bambino. A seguire, vengono somministrati test con piccoli brani di testo al fine di valutare il numero di errori commessi dal bambino durante la lettura ad alta voce e nella risposta a domande.




Dislessia: come curarla

La dislessia è un disturbo dell’apprendimento specifico, quindi a differenza di altre condizioni per cui è possibile una terapia farmacologica (come ad esempio l’ADHD), l’unico trattamento disponibile è educazionale.

Spesso la strategia più adeguata è un trattamento educativo personalizzato che aiuti il bambino a gestire al meglio i problemi di lettura, scrittura e comprensione del testo, anche con il supporto di un tutor personale e tenendo in considerazione anche il sostegno psicologico per affrontare l’eventuale disagio emotivo determinato dalle difficoltà riscontrate. Alcune modifiche nel percorso di studi del bambino possono includere, ad esempio, maggior tempo fornito per i test, l’utilizzo di software per la scrittura videoassistita, lezioni individuali per acquisire maggiore padronanza del lessico etc..

Lo scopo dei programmi educativi personalizzati è quello di facilitare il recupero delle abilità nel bambino dislessico, permettendo il reintegro nel normale percorso scolastico. Può essere, inoltre, necessario il supporto del logopedista, poiché attraverso un trattamento sul linguaggio è possibile migliorare le funzioni carenti, migliorando la pronuncia dei fonemi e delle parole.