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Approfondimento

La copertura vaccinale della popolazione infantile

La copertura vaccinale della popolazione infantile
24 dicembre 2017

Mamma e Bambino

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

 

Definizione

L’obiettivo principale dei programmi di prevenzione è ottenere, mediante preparati particolari, i "vaccini", la riduzione e, quando possibile, l’eradicazione (l’eliminazione) di pericolose malattie infettive per le quali non esiste una terapia o che possono essere causa di gravi complicazioni.
Per selezionare un obiettivo di eliminazione su scala locale e di eradicazione a livello globale, non basta avere a disposizione un vaccino innocuo, efficace e sicuro, ma indispensabile è conoscere il meccanismo di diffusione dell’agente causale e le situazioni epidemiologiche esistenti. Solo in queste logiche il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) può adottare specifiche strategie e adeguate procedure operative in grado di garantire, a tutti i soggetti suscettibili, l’opportunità di avvalersi della profilassi vaccinale. I trattamenti preventivi attuati nei tempi e nei modi adeguati sono in grado di determinare una riduzione rilevante delle patologie che possono colpire una comunità considerata. In caso contrario, l’efficacia di questi programmi è ridotta significativamente o addirittura vanificata.

Le vaccinazioni non proteggono soltanto la persona immunizzata, ma, interrompendo la catena immunologica di trasmissione umana dell’infezione, agiscono indirettamente anche sui soggetti non vaccinati. Chi non può ricevere vaccini a causa di controindicazioni specifiche oppure non si sottopone a tale terapia, ha come unica possibilità di protezione quella di vivere in un contesto di persone immuni.
Nel nostro Paese, per i nuovi nati, alcune vaccinazioni sono state rese obbligatorie per legge (poliomielite, difterite, tetano, epatite virale B, pertosse, morbillo, rosolia, parotite, varicella, infezioni da Haemophilus influenzale B), mentre altre sono raccomandate dalle autorità sanitarie centrali (meningococcica B e C, pneumococcica, rotavirus).
Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2012-2014 ha aggiunto l’offerta attiva e gratuita in tutto il Paese delle vaccinazioni anti-Human Papilloma Virus per le ragazze nel corso del 12° anno di vita e antipneumococcica ed antimeningococcica C per tutti i nuovi nati introducendo, inoltre, la raccomandazione per la vaccinazione contro la varicella per i nuovi nati a partire dal 2015. Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2016-2018 ha esteso l'anti-Human Papilloma Virus anche ai maschi e introdotto la vaccinazione gratuita contro la meningite. (Approfondisci Il nuovo Piano Vaccinale).

Vaccinazioni obbligatorie e raccomandate

L’obbligatorietà di alcune vaccinazioni è stata, ed è tuttora, oggetto di discussioni e dibattiti perché i trattamenti sanitari, praticati in età pediatrica, non consentono ai soggetti interessati di esercitare il proprio consenso. Un altro motivo di conflitto è dovuto alla limitazione del diritto all’autodeterminazione dell’uomo riguardo al proprio corpo e al proprio stato di benessere fisico in quanto, alla scelta della singola persona, è anteposta la salute della collettività come sancito dalla nostra Costituzione. La società, però, per legittimare l’obbligatorietà, ha dovuto assumersi come contropartita i rari, ma possibili, rischi apportati ai suoi membri da un obbligo vaccinale i cui vantaggi risultano, ovviamente, superiori o tali da rendere accettabile, per esiguità qualitativa e quantitativa, gli eventuali "inconvenienti". Le vaccinazioni, infine, per essere proponibili devono rispondere a un bilancio costo-benefici positivo che dipende dalla riduzione della morbosità di una data malattia e dal costo del corrispondente programma di prevenzione.

 

Quadro epidemiologico

Lo strumento d’eccellenza per valutare il grado di protezione della popolazione contro alcune malattie trasmissibili e l’efficacia dei relativi programmi d’immunizzazione è la misurazione periodica della copertura vaccinale rilevata annualmente attraverso la valutazione dei dati sulle dosi somministrate che le autorità sanitarie regionali trasmettono al Ministero della Salute.
La successione cronologica prevista per le vaccinazioni, sia obbligatorie sia raccomandate, è riportata nei “Calendari vaccinali" e viene determinata in base all’epidemiologia dell’infezione verso cui è rivolto il trattamento e al grado di maturità del sistema immunitario dei soggetti coinvolti. Questi calendari, però, vengono solo approssimativamente rispettati e ciò dipende soprattutto dalle caratteristiche della popolazione (difficoltà a essere raggiunti) e dei servizi (difficoltà di accesso), dai riferimenti educativi (medici di base presenti sul territorio) e da un eccesso di precauzioni in presenza di condizioni che, non correttamente, fanno posporre la somministrazione del vaccino o addirittura controindicare la vaccinazione.

I dati registrati in Italia, nell’arco temporale 2000-2012 e riportati nel Grafico 1, evidenziano, considerando i valori al 24° mese di vita per cicli completi (3 dosi), una minima riduzione per l’anti-poliomielite e un incremento per Difterite e Tetano (DT) o DT-Pertosse (DTP), per Epatite B (HBV), ma soprattutto per Morbillo-Parotite-Rosolia (MPR) e per Haemophilus influenzae B (Hib). Per le vaccinazioni obbligatorie è stato conseguito l’obiettivo minimo stabilito nel Piano Nazionale Vaccini (PNV), in accordo con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), pari ad almeno il 95% di copertura entro i 2 anni di età. Anche il Piano Nazionale per l’Eliminazione del Morbillo e della Rosolia congenita (PNEMRc) prospettava coperture superiori al 95%, ma per queste profilassi i valori non sono stati ancora raggiunti. Riguardo alla distribuzione territoriale nel 2012 (Tabella 1), si registrano, per le vaccinazioni obbligatorie, valori regionali superiori all’obiettivo minimo stabilito dal PNV ad eccezione della Provincia autonoma di Bolzano, del Veneto (sospensione dell’obbligo vaccinale introdotta dal 1 gennaio 2008), della Campania e della Sardegna, alle quali si aggiunge, solo per l’anti-HBV, il Friuli Venezia Giulia. Per quanto riguarda la vaccinazione raccomandata anti-MPR, invece, il valore ottimale previsto dal PNEMRc è stato raggiunto soltanto in Basilicata (95,0%). Per l’Hib la copertura, molto prossima al valore ottimale (94,8% vs 95%), pur rientrando tra le vaccinazioni facoltative, sia a livello nazionale sia in diverse regioni, potrebbe essere correlato all’uso di preparati vaccinali combinati (vaccini obbligatori e raccomandati) previsti nel primo anno di vita.
 
copertura vaccinale per tipologiacopertura vaccinale per tipologia e regione
 


 

Stato dell’arte

Nonostante l’evidenza degli importanti traguardi ottenuti con le vaccinazioni dall’eradicazione del vaiolo, dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1980, e dall’eliminazione della poliomielite nella Regione Europea nel 2002, nel nostro Paese le coperture vaccinali sono ancora territorialmente disomogenee. I livelli di copertura “a macchia di leopardo" dipendono, in parte, dalla capacità nel raggiungere tutti i destinatari della misura di prevenzione e soprattutto chi appartiene alle cosiddette "aree emarginate". Raggiungere alcune porzioni  di popolazione è un’operazione molto difficile da compiere, sia perché si tratta di persone con disagi sociali, sia perché la prevenzione riguarda problemi potenziali, mentre i soggetti a cui ci si rivolge sono, a causa del loro status, impegnati a risolvere problemi contingenti.

Per ottenere l’adesione dei cittadini ai programmi di prevenzione, oltre a convincere i soggetti da coinvolgere, è indispensabile formare gli Operatori Sanitari che devono essere motivati e convinti dell’interesse individuale e collettivo delle vaccinazioni (molte astensioni derivano dalle scarse motivazioni dei referenti educativi, non dall’opposizione delle famiglie), la qualità dell’Educazione Sanitaria che deve essere adattata alle diverse situazioni culturali locali (lingua, contenuti dei discorsi, mezzi di comunicazione) e l’efficienza dei Servizi Vaccinali nell’offerta attiva (soddisfazione del proprio bacino di utenza, aspetti organizzativi).

A livello istituzionale, per raggiungere almeno il 95% di copertura entro i 2 anni di età, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno avviato programmi sia di comunicazione sulle vaccinazioni in età pediatrica che di valutazione delle coperture vaccinali.

Quanto ai programmi di comunicazione, il Ministero della Salute ha promosso la campagna di comunicazione sociale "Genitori Più" il cui obiettivo primario era di sensibilizzare la popolazione, in particolare i neo-genitori, sugli strumenti di promozione della salute dei loro bambini. Questa iniziativa si basava sulla conoscenza di "Otto semplici azioni", di dimostrata efficacia, che i genitori nel loro quotidiano impegno per lo sviluppo sano dei figli, potevano autonomamente attuare per prevenire malattie, malformazioni, traumi, incidenti, obesità, infezioni e difficoltà cognitive e relazionali. Tra queste azioni la settima riguardava la profilassi vaccinale: "Fare tutte le vaccinazioni consigliate. Vaccinare il vostro bambino significa proteggere lui e gli altri bambini da tante malattie infettive. Alcune sono molto pericolose e, grazie alle vaccinazioni, oggi sono sotto controllo".

Per stimare la proporzione di bambini vaccinati entro il 24° mese di vita ricordiamo il progetto "Indagine di copertura vaccinale nazionale nei bambini e negli adolescenti" coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. I dati raccolti sono stati indispensabili per identificare le aree che avevano bisogno d’interventi prioritari, per elaborare nuove strategie e per verificare l’impatto delle attività di recupero di tutti quei soggetti suscettibili, ma non vaccinati per motivi che non controindicavano la vaccinazione. L’indagine, inoltre, ha fornito indicazioni anche sul grado di soddisfazione delle famiglie nei confronti del SSN e dei rapporti con il personale sanitario.

Da queste iniziative è emerso, o meglio, si è avvalorata la tesi che per ottenere un’adesione consapevole alla profilassi vaccinale indispensabile è fornire ai genitori informazioni di elevata qualità e che per raggiungere la totalità della popolazione interessata è necessario che tutte le figure professionali coinvolte operino con convinta motivazione e in sinergia. Infatti, sia le conoscenze scientifiche sia le capacità operative di esecuzione e di coordinamento sono fondamentali per giungere all’obiettivo cui tendono le vaccinazioni.

 

Confronto europeo

Le modalità di applicazione delle vaccinazioni, opportunamente pianificate e cronologicamente regolamentate per conseguire la più proficua e pratica diffusione con dispositivi legislativi di obbligo o con previsioni facoltative, presentano in Europa una grande eterogeneità a seconda delle normative in vigore nei vari Stati membri. Paesi come la Francia prevedono una regolamentazione mista con vaccinazioni obbligatorie e raccomandate e Paesi come la Germania, la Spagna e il Regno Unito non impongono l’obbligatorietà di legge facendo appello all’Educazione Sanitaria e a un consolidato meccanismo di offerta attiva. Le vaccinazioni raccomandate, però, possono essere rese obbligatorie in condizioni di allarme epidemiologico o per specifiche categorie di persone, mentre quelle obbligatorie possono essere sospese in seguito all’eradicazione completa dell’agente causale, com’è avvenuto nel 1981 per la vaccinazione contro il vaiolo. Ogni Stato, inoltre, ha uno specifico programma d’immunizzazione previsto per tutti i bambini dalla nascita all’adolescenza, che varia in base alle situazioni epidemiologiche presenti sul proprio territorio.

A livello istituzionale, per raggiungere e mantenere nel tempo elevate coperture vaccinali e per condividere le strategie adottate nei vari Paesi, l’Ufficio Regionale Europeo dell’OMS ha promosso, nel 2005, un progetto pilota e, a partire dal 2006, una campagna di comunicazione – la "Settimana Europea della Vaccinazione" - attuata da tutti gli Stati membri. Tale campagna prevede, sotto lo slogan comune "Prevenire, Proteggere, Immunizzare", una serie di attività (convegni, corsi di formazione per gli operatori sanitari, diffusione di materiale informativo, workshop, conferenze stampa e tavole rotonde con i decisori politici) per informare e coinvolgere la popolazione e i professionisti sanitari sul tema delle vaccinazioni.

Solo una comunicazione corretta e trasparente permette ai cittadini di essere informati, anche su temi "difficili" (come la sicurezza dei vaccini), per giungere a un consenso realmente informato alla pratica vaccinale. Il punto di partenza è la consapevolezza dell’importanza che ciascun bambino, e non solo, sia protetto dalle malattie prevenibili mediante vaccinazione, che si configura come un diritto, prima ancora come un bisogno.