Approfondimenti scientifici

In questa sezione potrai consultare tutti gli approfondimenti di carattere scientifico, redatti in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. La linea editoriale che Dove e Come Mi Curo ha voluto dare a questa rubrica è di natura prettamente scientifica, con argomentazioni dettagliate e specializzate.

Approfondimento

Il consumo di farmaci antibiotici

Il consumo di farmaci antibiotici
16 aprile 2014

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 

Lo scenario
L’Italia è tra i paesi dell’Unione Europea col maggior consumo di farmaci antibiotici, vale a dire le dosi di farmaco giornaliere su mille abitanti. Nel 2008 solo Grecia e Cipro avevano un consumo di antibiotici più elevato del nostro. Un uso eccessivo e non appropriato non solo espone inutilmente al rischio di effetti indesiderati, ma è anche tra le cause di sviluppo dell’antibiotico-resistenza, fenomeno per cui i batteri diventano immuni ai farmaci, rendendo le cure inefficaci. Dato che la riduzione dei consumi riduce anche le resistenze, appare essenziale monitorare il consumo di antibiotici nella popolazione umana.

Quadro epidemiologico
Il 44% della popolazione italiana assistibile ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotico nel 2008. Nel 2012 sono stati spesi in Italia oltre 700 milioni di euro (pari a 11,86 euro per cittadino) in farmaci antibiotici. L’impiego è particolarmente importante in età pediatrica e nella popolazione anziana. In particolare, 53 bambini su 100 e 50 anziani su 100 hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotico. Con l'avanzare dell'età diviene maggiore anche la frequenza di prescrizioni di antibiotici ripetute: i pazienti che hanno ricevuto 6 o più prescrizioni di antibiotici costituiscono il 13-14% della popolazione sino a 64 anni, il 22-24% tra i 65 e i 74 anni e il 28-32% oltre i 75 anni. In particolare nella fascia di età 15 – 64 anni vi è un maggior utilizzo tra le donne mentre tra gli over 65 la prevalenza è dei maschi. A livello regionale il consumo di antibiotici è caratterizzato da una diversità marcata tra Nord e Sud (Tabella 1), con consumi decisamente più elevati nel Meridione. Si va infatti dai 12,6 soggetti su 1000 abitanti (DDD/1000 ab) della Provincia Autonoma di Bolzano-Bozen ai 31,0 DDD/1000 ab della regione Campania. Consumi superiori alla media nazionale (21,1 DDD/1000 ab ) sono stati osservati anche in Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Molise, Abruzzo, Lazio e Umbria . Gli antibiotici rappresentano una delle categorie farmacologiche che risente maggiormente del fattore della stagionalità, con picchi di consumo in corrispondenza del periodo autunno-inverno. Gli antibiotici vengono prescritti nei mesi di gennaio e febbraio in quantità quasi doppia rispetto ai mesi di luglio e agosto. L’impennata dei consumi sembra pertanto coincidere con quella dei casi di influenza, ricorrenti in prevalenza in gennaio, febbraio e marzo. Probabilmente una parte importante del consumo di antibiotici è imputabile alle sindromi influenzali. Tuttavia, l’uso di antibiotici nei soggetti affetti da influenza non è sempre indicato. Gli antibiotici infatti sono assolutamente inefficaci contro i virus influenzali e l’uso improprio, in assenza di indicazione, favorisce lo sviluppo di resistenze ed espone inutilmente al rischio di eventi avversi. Gli effetti indesiderati possono essere anche estremamente gravi. Il totale delle segnalazioni di sospette reazioni avverse agli antibiotici inoltrate alla Rete Nazionale di Farmacovigilanza AIFA nel 2011 è stato di 2581 (tra cui 17 decessi), pari al 12% della totalità delle segnalazioni registrate nella Rete per tutti i medicinali nello stesso anno. Le categorie per le quali si osservano maggiori segnalazioni sono le penicilline (1159), gli antibiotici chinolonici (529), gli altri antibiotici betalattamici (497), i quali comprendono le cefalosporine di III generazione. Per quanto riguarda le cause di prescrizione, oltre il 40% sono risultate associate alle malattie dell’apparato respiratorio, il 18,4% alle malattie del sistema genito-urinario e il 13,6% alle malattie dell’apparato digerente.
La cistite rappresenta l’infezione associata al maggior numero di prescrizioni di antibatterici (9,9% del totale delle prescrizioni), seguita dalla faringite acuta (8,3%), dalla bronchite acuta (5,7%), dall’ascesso dentale (5,4%) e dalla laringotracheite (4,9%). Come per l’influenza, in molte di queste condizioni prevalentemente imputabili a virus, l’uso degli antibiotici non è raccomandato. Le classi di antibiotici più usate in Italia nel 2012 sono state le penicilline (con
11,1 DDD/1000 ab.), seguite dai macrolidi (4,1 DDD/1000 ab.), dai chinoloni (3,2 DDD/1000 ab.) e dalle cefalosporine (2,1 DDD/1000 ab.). Queste 4 categorie costituiscono da sole oltre il 95% del consumo totale di farmaci antibiotici in Italia.

Lo scenario
Da quando sono stati introdotti gli antibiotici (ma grazie anche all’impiego delle moderne misure igieniche e dei vaccini), l’impatto delle malattie infettive sulla società è drasticamente calato e questo ha contribuito al grande aumento dell’aspettativa di vita in tutto il mondo (da 48 a 66 anni tra il 1955 ed il 1997). Tuttavia l’abuso dei farmaci antibiotici e la normale evoluzione dei microrganismi hanno portato allo sviluppo di ceppi resistenti.
In Europa si registrano ogni anno 686.000 infezioni, 25.000 decessi e costi di ospedalizzazione superiori a 1,5 miliardi di euro a causa di batteri resistenti agli antibiotici. Inoltre il numero di batteri resistenti osservati è in crescita in tutto il continente, Italia compresa. La velocità con la quale stanno peggiorando le resistenze agli antibiotici non era mai stata così grande negli anni precedenti. Il trend negativo ha riguardato soprattutto alcuni batteri Gram-negativi come l’Escherichia coli, responsabili di infezioni urinarie e sepsi anche gravi, con punte di resistenza del 38% per i fluorochinoloni. Alta, almeno oltre il 30%, la resistenza della Klebsiella pneumoniae alle cefalosporine di terza generazione. Più che raddoppiato il fenomeno della multi-resistenza, ovvero la capacità di resistere a più antibiotici, diminuendo drasticamente le possibilità terapeutiche. Resta inoltre sempre critico, nel nostro Paese, tanto da toccare punte del 30-40%, il trend di resistenza alla meticillina nello Staphyloccus aureus che è tra le principali cause di infezione ospedaliera.
In Italia nel periodo gennaio – ottobre 2011 si è osservato in realtà un leggero decremento della spesa (- 7%) per farmaci antibiotici. Dato tuttavia accompagnato da una crescita della prescrizione in ambito ospedaliero (+ 14%), a conferma del fatto che i consumi dei farmaci non vengono razionalizzati, ma aumenta il ricorso a quelli a brevetto scaduto (i cosiddetti farmaci generici).

Attività di vicinato
La Commissione Europea ha dato il via a un piano quinquennale che include dodici azioni con l’obiettivo di eliminare l’uso inappropriato e irrazionale degli antibiotici (Tabella 2). Queste non si concentrano solo sull’uso umano degli antibiotici. Le resistenze si possono sviluppare anche per un uso inappropriato degli antibiotici nella medicina veterinaria e nei mangimi per animali. Alcune esperienze dimostrano che è possibile ridurre la prescrizione e l’uso inappropriato di farmaci antibiotici. La Francia, nel 2000, era il Paese europeo col maggior consumo di antibiotici (nella popolazione generale superiore a 36 DDD/1000 ab., circa 100 milioni di prescrizioni l’anno). Nel novembre 2001 il Ministro della Salute ha varato un piano nazionale volto a preservare l’efficacia degli antibiotici coinvolgendo tutte le istituzioni interessate. Sono state predisposte la sorveglianza delle resistenze, il monitoraggio dei consumi e il miglioramento dell’uso di antibiotici, soprattutto nell’ambito otorinolaringoiatrico e nel trattamento delle malattie delle vie aeree, quali raffreddori e sindromi influenzali. Particolare attenzione è stata posta alle conoscenze da parte dei pazienti sull’adeguatezza dell’uso degli antibiotici (le campagne trasmesse dai media vertevano sull’inefficacia contro i virus e sul problema delle resistenze) e sulla formazione dei medici di medicina generale e dei pediatri. Ai professionisti della salute sono state rese facilmente accessibili le Linee guida di corretta pratica clinica e il loro comportamento è stato monitorato nel tempo. Tutto questo ha permesso una riduzione dei consumi di farmaci antibiotici del 25% nel quinquennio 2002-2007.

Best practices
Dal 2008 l’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), conduce diverse campagne di sensibilizzazione sull’uso corretto dei farmaci antibiotici destinate al pubblico generale. Queste campagne si sono avvalse di numerosi mezzi di informazione, tra cui piattaforme web e social network, stampa nazionale e locale, pubblicità dinamica urbana su mezzi di trasporto, proiezioni in sale cinematografiche. I contenuti principali delle campagne si possono riassumere in tre "cose da sapere":
  • Raffreddore e influenza sono malattie virali, non batteriche. Gli antibiotici possono curare solo le infezioni batteriche, sono perciò inutili nei casi di raffreddore e influenza.

Non è facile distinguere tra un’infezione virale e una batterica. Il medico può farlo in base ai sintomi presenti e alla sua esperienza e quindi, se necessario, può prescrivere l'antibiotico giusto.In caso di influenza è opportuno chiamare il medico se si ci trova in uno dei seguenti gruppi a rischio:

  • in presenza di malattie croniche;
  • in gravidanza;
  • bambini al di sotto dei 2 anni di età;
  • i sintomi sono gravi;
  • i sintomi dell’influenza non migliorano o peggiorano.

Gli antibiotici funzionano solo se sono presi nelle dosi giuste e nei tempi stabiliti. Questo contribuisce anche a minimizzare il rischio di effetti collaterali e dell'insorgenza di antibiotico-resistenza.


E’ bene sapere
Gli antibiotici non hanno nessun effetto sui virus, ma svolgono la loro azione solo sui batteri. Per questo prima di assumerli è importante una valutazione clinica da parte del medico e l’inquadramento dell’agente responsabile della malattia.
Assumere antibiotici impropriamente espone inutilmente al rischio di effetti indesiderati e provoca lo sviluppo di batteri resistenti agli antibiotici. Anche interrompere una cura antibiotica prima dell’indicazione del medico favorisce l’insorgenza di batteri resistenti. Solo il 30% dei giovani italiani ha sentito parlare del fenomeno dell’antibiotico-resistenza, contro circa il 70% degli adulti e il 47% degli anziani.
Il 40% dei giovani italiani è erroneamente convinto che si possano acquistare gli antibiotici autonomamente, senza bisogno di prescrizione medica.

 

Tabella 1. Uso di farmaci antibiotici di classe A-SSN nelle regioni italiane in DDD/1000 ab. Anni 2004-2012
 

 
Fonte: AIFA. L’uso dei farmaci in Italia. Rapporto OsMed 2012.
 
 
Tabella 2. Azioni da intraprendere per contrastare il fenomeno delle antibiotico-resistenze
 

 
Fonte: European Commission. Directorate-General for Health & Consumers. Action plan against the threats from Antimicrobial Resistance. 2011