Approfondimenti scientifici

In questa sezione potrai consultare tutti gli approfondimenti di carattere scientifico, redatti in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. La linea editoriale che Dove e Come Mi Curo ha voluto dare a questa rubrica è di natura prettamente scientifica, con argomentazioni dettagliate e specializzate.

Approfondimento

Il consumo di alcol e patologie correlate

Il consumo di alcol e patologie correlate
30 settembre 2014

Alimentazione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 

Definizione

Il consumo di alcol rappresenta un rilevante problema di salute pubblica, responsabile in Europa del 3,8% di tutti i decessi e del 4,6 % in termini di anni di vita persi per disabilità.

Secondo il recente rapporto del progetto europeo Alcohol Measures for Public Health Research Alliance, nella Unione Europea (UE) un decesso su 7 per gli uomini e un decesso su 13 per le donne è attribuibile al consumo di alcol.
L’uso di alcol è associato direttamente o indirettamente al rischio d’insorgenza di oltre 200 malattie e condizioni patologiche, inclusi numerosi tipi di cancro, e continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio per la salute dell’uomo.
Esso è anche causa dei nuovi modelli del bere associati all’intossicazione (binge drinking), il principale fattore di mortalità prematura tra i giovani sino ai 24 anni di età, a causa delle correlazioni dirette con gli incidenti stradali. Nonostante l’innalzamento dell’età minima legale per la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche, infatti, circa un milione di minori di 18 anni ricevono e consumano bevande alcoliche disattendendo le linee guida per una sana alimentazione che impongono consumo zero al di sotto dei 18-20 anni. Nel 2012, il 53,5% dei ragazzi e il 41,1% delle ragazze di età compresa tra 11 e 25 anni ha consumato almeno una bevanda alcolica nel corso dell’anno; tra i ragazzi si mantiene pressoché stabile il valore negli ultimi tre anni confermando quindi la riduzione registrata rispetto agli anni 2003-2009; tra le ragazze non si registrano variazioni significative rispetto agli ultimi anni sebbene il valore sia diminuito rispetto al 2003. Nell’anno 2012, il 78,3% degli uomini e il 51,8% delle donne di età superiore ad 11 anni ha consumato almeno una bevanda alcolica per un totale di quasi 35 milioni di individui (Figura 1). A fronte di una tendenza alla diminuzione registrata dal 2003, nel corso dell’ultimo anno si è invece mantenuta pressoché stabile la prevalenza di consumatori di bevande alcoliche sia tra gli uomini che tra le donne (Figura 1).

 
Figura 1.  Prevalenza di consumatori di bevande alcoliche per genere (2003, 2007-2012)

Fonte:  Elaborazioni ONA- CNESPS e WHO CC Research on Alcohol su dati dell’indagine ISTAT Multiscopo sulle famiglie 

Consumatori a rischio 

L’unità alcolica (UA) corrisponde a 12 grammi di etanolo, quantità approssimativamente contenuta in una lattina di birra (330 ml), un bicchiere di vino (125 ml) o un bicchierino di liquore (40 ml), alle gradazioni tipiche di queste bevande. Sono consumatori a rischio gli uomini che superano un consumo quotidiano di 40 g di alcol contenuti in una qualsiasi bevanda alcolica (2-3 UA) e le donne che superano un consumo quotidiano di 20 g (1-2 UA).
Alle suddette indicazioni di carattere generale ne sono state aggiunte altre per specifici target di popolazione: gli anziani e i giovani 16-18 anni, ai quali si raccomanda di non superare una UA al giorno, e gli adolescenti al di sotto dei 16 anni ai quali si consiglia l’astensione da qualsiasi tipo di consumo; a tutti, inoltre, si suggerisce di evitare il consumo di grandi quantità di alcol in un arco di tempo limitato (binge drinking).  La prevalenza dei consumatori a rischio nel 2012 è stata pari al 21,7% degli uomini e al 6,4% delle donne di età superiore a 11 anni, per un totale di oltre 7.4milioni di individui (5.600.000 uomini e 1.800.000 donne) che non si attengono alle indicazioni di Sanità Pubblica (Figura 2).
L’analisi per genere e classi di età mostra che il 12,2% dei ragazzi e l’8,4% delle ragazze al di sotto dei 18 anni è a rischio, ma i valori dovrebbero essere pari a zero, mentre identificano oltre 400.000 ragazzi di età inferiore a 18 anni a rischio alcol-correlato senza differenze di genere. 
Le percentuali più elevate di consumatori a rischio di sesso maschile si registrano nella classe di età 65-74 anni (42,9%) seguita da quella degli ultra 75enni (37,7%) per un totale di circa 2.100.000 anziani di 65 anni e oltre di sesso maschile che necessiterebbero di un intervento di identificazione precoce e di sensibilizzazione al problema del consumo oltre i limiti raccomandati. Una diversa situazione si registra invece per la popolazione di sesso femminile dove la variabilità per classi di età risulta meno rilevante, con valori minimi registrati nella classe di età 45-64 anni (Figura 2).    
 
Figura 2.  Prevalenza (%) di consumatori a rischio per genere e classi di età (2012) 

Fonte: Elaborazioni ONA- CNESPS e WHO CC Research on Alcohol su dati dell’Indagine ISTAT Multiscopo sulle famiglie 
 
La Figura 3 mostra come nel corso degli ultimi sei anni si sia registrata una tendenza lineare alla diminuzione della prevalenza di consumatori a rischio di età superiore ad 11 anni di sesso maschile (nel 2012 -4,8 punti percentuali rispetto al 2007 e -2,2 punti percentuali rispetto al 2011), mentre tra le donne non si registrano variazioni rispetto agli anni precedenti.   
 
Figura 3.  Prevalenza (%) di consumatori (≥11 anni) a rischio per genere (2007 -2012) 

Fonte: Elaborazioni ONA-CNESPS e WHO CC Research on  Alcohol su dati dell’Indagine ISTAT Multiscopo sulle famiglie 

Binge drinking

Il binge drinking è una modalità di consumo di bevande alcoliche sviluppatasi inizialmente nei Paesi del Nord Europa, in particolare nella popolazione giovanile, ma ormai molto diffusa anche in tutti i Paesi europei dell’area mediterranea, compreso il nostro. In Italia si definisce binge drinking il consumo di oltre 6 bicchieri di bevande alcoliche concentrato in un’unica occasione.

Il binge drinking è una modalità di consumo che può esporre le persone a rischi immediati per la salute oltre che a danni cronici. L’assunzione dell’alcol in quantità eccessive e concentrate, soprattutto tra i giovanissimi, aumentandone l’euforia e la disinibizione, espone a seri danni per la salute dell’individuo a causa di intossicazioni che possono provocare nel migliore dei casi vuoti di memoria, cefalee, forti nausee e sempre più spesso episodi di coma etilico. L’alcol provoca inoltre disturbi della sfera emotivo-relazionale interpersonale, lavorativa, familiare e affettiva e danni dovuti ad esempio a incidenti stradali o fenomeni di violenza, di comportamenti aggressivi o di problemi nei rapporti sociali spesso registrati nella fascia di popolazione più giovane.
Nel 2012 l’11,1% degli uomini e il 3,1% delle donne di età superiore a 11 anni ha dichiarato di aver consumato, almeno una volta negli ultimi 12 mesi, 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione, pari a oltre 3.750.000 persone di età superiore a 11 anni.
Le percentuali di binge drinker di entrambi i sessi aumentano a partire dai giovani al di sotto dell’età legale (18 anni) e raggiungono i valori massimi tra i 18-24 anni (uomini: 20,1%; donne: 9,1%); oltre questa fascia di età le percentuali diminuiscono nuovamente per raggiungere i valori minimi negli ultra 75enni (uomini: 2,6%; donne: 0,6%). La percentuale di binge drinker tra i maschi è statisticamente superiore alle femmine in ogni classe di età.

La sindrome di dipendenza da alcol (alcolismo) e le patologie correlate

La dipendenza alcolica è caratterizzata da un comportamento ossessivo di ricerca compulsiva di bevande alcoliche e da assuefazione e tolleranza (per raggiungere un determinato effetto desiderato si è costretti a bere quantità sempre maggiori di bevande alcoliche). Anche per l’alcol-dipendenza, come per qualunque tossicodipendenza, la brusca interruzione del consumo di alcol causa la sindrome da astinenza caratterizzata da tachicardia, tremori, nausea e vomito, agitazione, allucinazioni, convulsioni. Gli effetti dell'alcolismo interferiscono pesantemente con la salute della persona e con la vita lavorativa, relazionale e sociale.  Sono diverse le condizioni che possono favorire l’alcolismo: genere maschile, età precoce di inizio del consumo di alcol, storia familiare di alcolismo, presenza di altre malattie psichiatriche, stile di vita molto stressante e bassa autostima.
Gli alcolisti possono presentare numerose patologie strettamente correlate all’abuso di alcol e riguardanti la quasi totalità degli organi: 
  • fegato: steatosi (fegato grasso), epatite alcolica (infiammazione cronica del fegato), cirrosi alcolica, relativa insufficienza epatica, cancro del fegato;
  • apparato digerente: gastrite (infiammazione dello stomaco) e ulcere gastriche, esofagite (infiammazione dell’esofago) anche con ulcere, pancreatite (infiammazione del pancreas) fino alla pancreatite cronica (con alterata produzione di enzimi digestivi e degli ormoni prodotti dal pancreas), cancro dell’esofago e dello stomaco;
  • cuore: cardiomiopatia alcolica, scompenso cardiaco e aritmie, ipertensione arteriosa aumentato rischio di ictus;
  • apparato genitale: negli uomini disfunzione erettile e nelle donne alterazioni del ciclo mestruale e un incrementato rischio di insorgenza di lesioni e cancro del seno;
  • occhi: nistagmo (movimenti rapidi e incontrollati degli occhi) e paralisi dei muscoli oculari;
  • sistema nervoso: neuropatia periferica (riduzione della sensibilità e comparsa di formicolii a carico delle mani e dei piedi), perdita della memoria, atrofia cerebellare, allucinazioni, stato confusionale, convulsioni;
  • sistema immunitario: riduzione delle difese immunitarie e maggior suscettibilità alle infezioni;
  • gravidanza: sindrome feto-alcolica (dimorfismi facciali, ritardo nell’accrescimento, anomalie nello sviluppo del sistema nervoso centrale).

Alcuni numeri

Nell’anno 2012 il numero delle diagnosi ospedaliere per patologie totalmente alcol attribuibili è stato di 75.445 (79.655 nel 2011), di cui 58.410 (77,4%) riferite a uomini e 17.035 (22,6%) riferite a donne.
La diagnosi prevalente è la cirrosi epatica alcolica (39,0% nel 2012, contro il 38,6% del 2011), immediatamente seguita dalla sindrome di dipendenza da alcol (26,6 % nel 2012, contro il 26,9 % del 2011). La diagnosi di ricovero prevalente per gli uomini in rapporto alle donne è la cardiomiopatia alcolica (distribuita per l’88,9 % tra gli uomini e per l’11,1 % tra le donne), immediatamente seguita da danno epatico da alcol non specificato e cirrosi epatica alcolica. La diagnosi che interessa maggiormente le donne in rapporto agli uomini è l’avvelenamento da antagonisti dell’alcol (distribuita per il 33,3% tra le donne e per il 66,7% tra gli uomini), seguita da effetti tossici dell'alcol e abuso di alcol.
Tra il 2000 e il 2012 si è registrato un progressivo aumento percentuale della diagnosi di cirrosi epatica alcolica (dal 26,3% del 2000 al 39% del 2012) e contestualmente una progressiva diminuzione percentuale della diagnosi di sindrome di dipendenza da alcol (dal 31,8 % del 2000 al 26,6 % del 2012). Una minore ma chiara diminuzione percentuale nel tempo si registra anche per le diagnosi ospedaliere di epatite acuta alcolica, danno epatico da alcol non specificato e steatosi epatica alcolica.

Mortalità alcol-attribuibile

Le cause di morte sono state suddivise in tre categorie:
  1. Malattie totalmente alcol-attribuibili (causa di morte è totalmente dovuta al consumo di alcol). Nell’ambito di questa categoria nel 2010 sono stati calcolati 1.185 decessi evitabili tra i maschi e 377 decessi evitabili tra le femmine, rispettivamente lo 0,40% e lo 0,12% di tutti i decessi registrati nel corso dell’anno. Le cause di morte totalmente alcol-attribuibili comprendono: sindromi psicotiche indotte da alcol, polineuropatia alcolica, cardiomiopatia alcolica, gastrite alcolica, steatosi epatica alcolica, degenerazione del sistema nervoso dovuta all’alcol, pancreatite cronica indotta da alcol, sindrome feto-alcolica, auto-avvelenamento intenzionale per esposizione all’alcol e miopatia alcolica.
  2. Malattie parzialmente alcol-attribuibili (causa di morte solo parzialmente attribuibile al consumo dannoso di alcol). Nell’ambito di questa categoria sono stati calcolati, nell’anno 2010, 6.845 decessi evitabili tra i maschi e 2.689 decessi evitabili tra le femmine, rispettivamente lo 2,32% e lo 0,88% di tutti i decessi registrati nel corso dell’anno. Per quanto riguarda le neoplasie maligne (tumore dell’orofaringe, tumore dell’esofago, tumore al colon retto, tumore alla laringe, tumore al fegato, tumore alla mammella), la percentuale di morti dovuta al consumo di alcol è di 1,38% e 0,51% di tutti i decessi per un totale di 4.066 decessi tra gli uomini e 1.564 decessi tra le donne. Analizzando il gruppo di malattie del sistema circolatorio (malattie ischemiche del cuore per entrambi i sessi e l’emorragia cerebrale e l’ictus ischemico esclusivamente per le donne), emerge come 710 decessi di uomini e 824 decessi di donne sarebbero stati evitati eliminando l’alcol. Il consumo di alcol aumenta notevolmente il rischio di decesso per patologie dell’apparato digerente (cirrosi del fegato, colelitiasi, pancreatite acuta e cronica). Le percentuali di mortalità alcol-correlata sono pari a 0,71% e 0,23% di tutti i decessi per un totale di 2.096 decessi tra gli uomini e 1.956 decessi tra le donne.
  3. Nell’ambito di questa categoria sono stati calcolati, nell’anno 2010, 3.640 decessi evitabili tra i maschi e 2.093 decessi evitabili tra le femminile che rappresentano l’1,24% e lo 0,68% rispettivamente di tutti i decessi registrati nel corso dell’anno. Per l’anno 2010 l’Istituto Superiore di Sanità ha stimato la mortalità alcol-correlata nella popolazione al di sopra dei 15 anni, sommando le tre diverse categorie e registrando che il numero di decessi attribuibili all’alcol è risultato complessivamente pari a 16.829, di cui 11.670 relativi agli uomini e 5.159 alle donne, rappresentando il 3,96% del totale dei decessi maschili e l’1,68% di quelli femminili. Per entrambi i generi, i valori della mortalità decrescono all’aumentare dell’età; in particolare i valori diminuiscono notevolmente dopo le prime due classi di età. Mentre la tipologia di decesso che caratterizza maggiormente le classi di età giovanili è rappresentata da cadute, omicidi, suicidi e altri incidenti, nelle fasce di età anziane il maggior contributo alla mortalità deriva da patologie vascolari, gastroenterologiche, neuropsichiatriche, immunologiche e oncologiche.

Conclusioni e proposte

In Italia il quadro del consumo di alcol è in continua trasformazione ed è evidente come la relativa prevenzione sia da rinforzare e supportare con estrema e tempestiva convinzione.
Nonostante il dipartimento di Salute Pubblica si impegni, pur con scarse risorse, a implementare iniziative di comunicazione, sensibilizzazione, promozione della salute, per ottenere un miglioramento della consapevolezza nella popolazione relativamente al rischio determinato dal consumo dell’alcol, è evidente come un approccio esclusivamente basato su questo tipo di prevenzione non è di per sé sufficiente a determinare in maniera significativa un adeguato contrasto al consumo rischioso e dannoso di bevande alcoliche.
La World Health Organization (WHO) ma anche importanti comitati tecnici ed economici, tra cui quello delle Nazioni Unite, hanno rimarcato ai Governi di tutto il mondo che il maggiore e immediato vantaggio nel contrasto al rischio alcol-correlato nella popolazione è legato ai best buy, i migliori "acquisti", rappresentati dagli interventi rivolti a riconsiderare le modalità di tassazione degli alcolici e la riduzione della disponibilità sia fisica che economica degli alcolici, in particolare ai minori, rendendo meno agevole la reperibilità ubiquitaria degli stessi e la loro convenienza. Tra i migliori "acquisti", infine, rientra l’adozione e applicazione di una stretta e rigorosa regolamentazione della pubblicità, del marketing e delle modalità di commercializzazione, in particolare quelle rivolte impropriamente ai minori, argomento su cui si erano espressi molti anni fa sia lo Science Group in Commissione Europea, sia la Consulta Nazionale Alcol. La normalizzazione dell’uso di alcol, alla luce dei cambiamenti culturali sollecitati dal marketing degli alcolici e rivolti a crearne un’immagine esclusivamente positiva (simbolo di benessere, di successo, di piacere, di seduzione, di protagonismo), continua, infatti, a determinare fenomeni che vanno oltre il binge drinking e che oggi giungono a declinarlo in varie forme di consumo rischioso e dannoso, amplificate dall’uso delle tecnologie e delle community dei social network (esempio nomination, "catene alcoliche").

Rinnovate politiche sull’alcol si rendono indispensabili, come quelle in fase di definizione a livello comunitario con un piano d’azione sui giovani e sul binge drinking o come quelle già approvate attraverso il Piano di Azione Europeo sull’Alcol, EAAP 2012-2020 della WHO. Tale piano puntualizza un’efficace  politica sull’alcol in caso di:
  • integrazione delle politiche sull’alcol nelle più ampie politiche economiche e di welfare, contribuendo al reale sviluppo del benessere sociale, sanitario e economico della società;
  • coerenza e azione "congiunta" tra i diversi ministeri e settori governativi, individuando e attuando i necessari incentivi che forniscono vantaggi ai singoli settori e alla società nel suo complesso;
  • coerenza e partecipazione di soggetti sia pubblici che privati, anche identificando e attuando gli incentivi che avvantaggiano i rispettivi attori pubblici e privati;
  • integrazione di misure di politica sull’alcol in tutte le azioni che promuovono il benessere e stili di vita sani e che riducano il carico delle malattie non trasmissibili e trasmissibili;
  • capacità e possibilità per i comuni, le comunità locali e la società civile di attuare politiche e programmi efficaci sull’alcol che siano uniformati a tutti i livelli della società;
  • erogazione di incentivi, così come di disincentivi, affinché gli individui e le famiglie facciano scelte più salutari in termini di consumo di alcol;
  • affrontare l’aspetto della domanda, e rispondere al ruolo che l’alcol gioca insieme ad altri fattori nella vita delle persone;
  • riconoscimento del fatto che ognuno di noi ha un ruolo da svolgere, che si tratti di individui, o di comunità, di assistenza sanitaria locale e di organizzazioni di assistenza sociale, di organizzazioni non governative, dell’industria delle bevande alcoliche o del governo.

Come sottolineato dal WHO, "I Paesi che sono più attivi nella realizzazione di politiche e programmi sull’alcol basati sull’evidenza e sul rapporto costi-benefici avranno benefici sostanziali in termini di salute e benessere, produttività e sviluppo sociale."