Approfondimento

Caldo e rischio cardiovascolare

Caldo e rischio cardiovascolare
31 luglio 2016

Benessere

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 

Ogni estate occorre fare i conti con le ondate di caldo, spesso umido, assolutamente da fronteggiare per il serio rischio che rappresentano per i soggetti anziani, in funzione delle ripercussioni sull’apparato cardiovascolare. Nel periodo estivo il caldo aumenta notevolmente il numero di persone che ricorrono al Pronto Soccorso o si fanno ricoverare in ospedale. La gran parte sono persone in età avanzata o pazienti cardiopatici.

Fattori di rischio
Particolarmente coinvolti sono alcuni soggetti per i quali la calura estiva è un particolare pericolo:

  • persone di età avanzata soprattutto ultra 75enni che abitano da soli o degenti presso case di cura;

  • persone affette da patologie croniche: malattie cardiovascolari, diabete, broncopneumopatia cronica ostruttiva, insufficienza respiratoria e insufficienza renale;

  • persone malnutrite;

  • persone che fanno uso continuativo di farmaci;

  • persone affette da deficit cognitivi e malattie neurodegenerative, che di fatto impediscono di percepire il pericolo;

  • persone senza fissa dimora;

  • persone che per motivi professionali sono esposte al sole e alle alte temperature, spesso protagonisti di sforzi fisici intensi.

 

Cosa provoca nell’organismo l’aumento della temperatura?
Il caldo eccessivo può produrre, più o meno direttamente, una serie di segni e sintomi, molti dei quali connessi alle funzionalità dell’apparato cardiovascolare:


  • abbassamento della pressione sanguigna, fino ad arrivare alla sincope (perdita di coscienza transitoria);

  • difficoltà respiratorie;

  • crampi, causati dalla disidratazione e dalla conseguente perdita di elettroliti; si manifestano particolarmente in coloro che, per condizioni patologiche di base, fanno uso di farmaci diuretici;

  • rash cutaneo;

  • edemi, causati particolarmente dalla vasodilatazione;

  • colpo di calore, che avviene quando le capacità dell’organismo di disperdere calore non riescono a far fronte all’abnorme aumento di temperatura. E' un’emergenza medica e può provocare gravi danni a vari organi, ed in particolare al cervello, fino al decesso;

  • colpo di sole, legato a una prolungata e intensa esposizione ai raggi solari.

Quanto all’apparato cardiovascolare, la calura favorisce una dilatazione dei vasi a livello periferico, una particolare minaccia per i cardiopatici e, in particolare, per chi soffre di scompenso cardiaco. In questi casi si verifica un sovraccarico di volume a livello cardiaco, mentre l’iperventilazione porta a un aumento del lavoro respiratorio: il paziente può giungere al collasso cardiocircolatorio. Inoltre, il caldo e le conseguenti vasodilatazione e disidratazione possono causare importanti cali pressori amplificando gli effetti di eventuali farmaci ipotensivi assunti: è evidente come ciò possa aggravare il già presente rischio di cadute, particolarmente nei soggetti anziani e con difficoltà di deambulazione.

Come difendersi a livello ambientale?
Una serie di misure può consentire di attuare un’efficace prevenzione delle conseguenze (spesso nefaste) che l’eccessivo calore può provocare nei soggetti a rischio:


  • evitare di esporsi al sole nelle ore centrali della giornata (dalle ore 11.00 alle ore 16.00);

  • se si ha la necessità di stare all’aperto in quegli orari, indossare possibilmente abiti leggeri (di colore bianco o, comunque, preferibilmente chiaro) e un copricapo;

  • utilizzare tende soprattutto nelle finestre maggiormente esposte al sole e nelle ore più calde della giornata;

  • aprire le finestre nelle ore più fresche della giornata.

 

Come difendersi a livello personale?
La popolazione nei periodi di maggior calura dovrebbe adottare una serie di comportamenti rigorosi,a livello personale:

  • assumere quotidianamente un’idonea quantità di liquidi, soprattutto acqua, in quantità  che può andare dagli 1,2 ai 2 litri di acqua giornaliera (pari a 6/10 bicchieri);

  • chi assiste persone anziane dovrebbe assicurarsi che assumano una quantità sufficiente di liquidi (gli anziani sono particolarmente a rischio poiché in questa fascia di età il senso di sete è meno percepito);
  • assumere preferibilmente cibi freddi e ad alto contenuto di acqua (in particolare frutta e verdura fresca);

  • se ci si espone a temperature molto elevate bagnarsi regolarmente con acqua, soprattutto sul capo, anche facendo ricorso al classico panno bagnato sulla nuca;

  • indossare tessuti traspiranti (ad esempio il cotone);
  • lavarsi spesso con acqua fresca;

  • evitare di praticare attività fisica troppo intensa e prolungata a temperature molto elevate.

 

Come fronteggiare un colpo di calore?
Il colpo di calore è la situazione più allarmante e pericolosa per una persona esposta al grande caldo. È una vera e propria emergenza medica e chi è accanto alla persona colpita dovrebbe, in attesa dell’intervento del personale sanitario,

  • 
chiamare subito il 118;

  • trasportare la persona in un luogo ombreggiato e fresco;

  • favorire il raffreddamento corporeo, avvolgendo la persona in un lenzuolo bagnato;

  • idratare la persona, somministrando acqua (evitando assolutamente gli alcolici poiché l’alcol è un vasodilatatore e, dunque, provocherebbe un’ulteriore diminuzione della pressione sanguigna favorendo un collasso; da evitare anche le bevande con caffeina per il loro effetto diuretico);

  • infondere, se possibile, soluzione fisiologica;

  • somministrare ossigeno;

  • evitare l’utilizzo di farmaci di ogni tipo;

  • in caso di tendenza alla perdita di coscienza, adagiare la persona a terra su di un fianco per prevenire il rischio di soffocamento legato all’eventuale vomito.

 

Come viene affrontata l’emergenza caldo a livello istituzionale?
Tra le varie iniziative merita di essere citata quella della Regione Lazio. Attivata già a giugno di quest’anno, coinvolge 5.000 medici di Medicina Generale che operano sul territorio. Il piano prevede visite domiciliari correlate al livello di rischio: il medico dovrà programmare le visite a casa entro le 72 ore se il sistema di sorveglianza meteorologica indica un livello di allarme medio; entro le 48 ore se il livello è appena superiore per i soggetti più suscettibili e a rischio e ripetutamente quando l’allarme è rosso.