Approfondimento

La Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO)

La Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO)
16 maggio 2016

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 

Definizione
La Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) è una patologia cronica molto diffusa che colpisce l’apparato respiratorio (bronchi e polmoni). Le ramificazioni che lo compongono - bronchi e bronchioli – si dividono restringendosi fino a terminare in piccolissimi grappoli di strutture che somigliano a palloncini, gli “alveoli polmonari", in cui avviene il passaggio dell’ossigeno dall’aria al sangue, inspirando, e l’espulsione dell’anidride carbonica dal sangue all’aria, espirando.
La BPCO è caratterizzata dalla progressiva e persistente riduzione del flusso di aria ai polmoni accompagnata da una forte infiammazione cronica di bronchi e tessuto polmonare, conseguente all’inalazione di sostanze nocive.
La riduzione del flusso di aria caratteristica della BPCO si verifica, principalmente, durante la fase di espirazione ed è dovuta ad un insieme di alterazioni delle vie aeree che comprendono l’infiammazione cronica dei bronchi (“bronchite cronica") e la distruzione del tessuto polmonare (“enfisema").

Epidemiologia
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel mondo vivono 65 milioni di persone con una diagnosi di BPCO di grado moderato o severo; nel 2005 questa patologia ha causato oltre 3 milioni di morti, pari a circa il 5% di tutti i decessi. Tuttavia, il reale peso che questa malattia ha sulla popolazione mondiale è molto sottostimato; i dati principali, infatti, provengono da Paesi industrializzati ma rimangono difficili e costosi da raccogliere a causa della grande variabilità dei sintomi e della diagnosi, spesso in fase avanzata della malattia. Oltre il 90% dei decessi per BPCO si verifica per altro in Paesi in via di sviluppo e la mortalità per BPCO sta aumentano negli anni al punto che, se nel 2002 la BPCO risultava essere la quarta causa di morte al mondo, si stima che nel 2030 potrebbe salire in terza posizione.
Attualmente, i dati relativi all’Italia dicono che, fra i disturbi dell’apparato respiratorio, la BPCO è la malattia che presenta sia il maggior numero di casi, sia il maggior numero di giornate di degenza (più di tumori respiratori e polmoniti). Nel 1994, la BPCO è risultata la causa dell’1,2% di tutte le dimissioni, al settimo posto in totale, dopo l’aterosclerosi e l’ipertensione, ma prima delle neoplasie polmonari. Un settimo posto anche se si valuta il costo ospedaliero, superiore a quello di altre malattie respiratorie come asma, polmoniti e pleuriti. Dati più recenti dell’Istituto Nazionale di Statistica, relativi al 2002 e pubblicati nel 2005, riportano che la BPCO causa il 50% delle morti per patologia respiratoria e queste ultime rappresentano la terza causa di morte in Italia.

Quali sono i fattori di rischio
Il principale fattore di rischio per lo sviluppo della BPCO è il fumo di tabacco, in particolare quello di sigaretta (inferiore quello di sigaro e pipa) che, oltre ad essere una delle principali cause, è anche responsabile di un più rapido peggioramento della funzione respiratoria.
Anche se il fumo di sigaretta è il fattore più studiato e accertato, i non fumatori possono ugualmente sviluppare una patologia ostruttiva delle vie respiratorie per altri fattori di rischio, ambientali o genetici. Va detto che non tutti i fumatori sviluppano questa malattia. Tali variabilità sono ancora poco conosciute, ma probabilmente coinvolgono fattori genetici.
Tra i fattori ambientali che aumentano il rischio di sviluppare la BPCO ci sono il fumo passivo, l’esposizione a polveri, sostanze chimiche, vapori o fumi irritanti all’interno degli ambienti di vita e di lavoro (ad esempio silice o cadmio). Altri fattori che possono contribuire sono l’inquinamento dell’aria atmosferica causato dallo smog e dalle polveri sottili e l’inquinamento degli ambienti chiusi dove si accumulano le emissioni di stufe, camini, apparecchi elettrici o impianti di aria condizionata. Infezioni respiratorie - bronchiti, polmoniti e pleuriti - rappresentano, inoltre, fattori predisponenti.
Esistono anche alcuni fattori genetici che possono predisporre allo sviluppo di questa patologia tra cui il più importante riguarda un gene che codifica per una proteina, chiamata alfa1-antitripsina, importante per il mantenimento della normale struttura polmonare e che risulta deficitaria in caso di mutazione del gene; questa, tuttavia, è una condizione ereditaria piuttosto rara. Anche alcune patologie respiratorie possono contribuire all’insorgenza della BPCO ed in particolare l’asma e l’iperreattività bronchiale.

Quali sono i sintomi
I sintomi principali della BPCO sono vari e tendono a peggiorare nel tempo. Essi comprendono:
  • dispnea (difficoltà nella respirazione e affanno) di vario grado fino alla cosiddetta “fame d’aria";
  • aumentata produzione di muco nei bronchi;
  • tosse cronica con produzione di catarro, solitamente più grave al mattino.
La tosse e la produzione di catarro, spesso denso e difficile da eliminare con la tosse stessa, possono comparire anche alcuni anni prima delle difficoltà respiratorie. D’altro canto si può arrivare ad avere una dispnea importante anche in mancanza della tosse e del catarro; di conseguenza, in presenza anche di uno solo di questi sintomi e se si ha una storia di esposizione a fattori di rischio, è bene rivolgersi al proprio medico prima possibile.
Altri sintomi più generici possono comprendere respiro sibilante, un senso di costrizione toracica e, inoltre, stanchezza, perdita di peso e riduzione dell’appetito nelle forme più gravi e avanzate.
La BPCO aumenta anche il rischio di contrarre infezioni respiratorie perfino gravi a causa del ristagno delle secrezioni nei polmoni.
La gravità della malattia varia a seconda dell’intensità dei sintomi:
  • forma lieve (stadio 1): tosse frequente, accompagnata occasionalmente da secrezioni. La dispnea/affanno può comparire durante sforzi fisici intensi;
  • forma moderata (stadio 2): tosse e secrezioni bronchiali frequenti. La dispnea/affanno può comparire anche in corso di sforzi fisici non molto intensi come camminare a passo svelto. In questa fase si allungano anche i tempi di guarigione da infezioni dell’apparato respiratorio come una bronchite o anche un semplice raffreddore;
  • forma grave (stadio 3): tosse e secrezioni bronchiali si fanno sempre più frequenti. La dispnea/affanno compare già per sforzi lievi della vita quotidiana come camminare e fare le scale;
  • forma molto grave (stadio 4): la dispnea è presente anche a riposo e rende impossibile svolgere anche le più semplici attività quotidiane come alzarsi, lavarsi e vestirsi;
  • riacutizzazione: è un episodio acuto e improvviso, provocato di solito da infezioni che diventano più frequenti e più gravi nel tempo provocando un rapido peggioramento dei sintomi. Può costituire una vera emergenza medica che conduce spesso il paziente in ospedale o ne causa la morte.

Come si fa la diagnosi
Oltre alla comparsa dei sintomi e alla presenza nella storia della persona di fattori di rischio per BPCO, sono disponibili alcune indagini che permettono di orientare la diagnosi ed escludere altre patologie.
Tra questi l’esame principale è la spirometria, un test che consente di misurare quanta aria viene espirata nel tempo prima e dopo la somministrazione di un farmaco broncodilatatore. Una delle caratteristiche principali della BPCO è la stabilità dell’ostruzione, pertanto la riduzione nel flusso di aria in espirazione non migliora anche dopo l’assunzione del farmaco. Questo permette al medico di distinguere queste forme di patologia ostruttiva cronica da altre patologie in cui l’ostruzione è reversibile come l’asma. I valori più importanti ottenuti con la spirometria comprendono Capacità Vitale Forzata (CVF), che corrisponde al volume massimo di aria che può essere inspirata o espirata; il Volume Espiratorio Massimo al primo Secondo (VEMS), ossia il volume di aria che viene espirato soffiando nell’apposito dispositivo nel primo secondo in corso di una espirazione forzata e il loro rapporto VEMS/CVF. Se questo rapporto è inferiore al 70% vuol dire che vi è una ostruzione bronchiale la quale, se non reversibile con broncodilatatori, costituisce elemento per la diagnosi di BPCO. Inoltre, in pazienti che presentano un rapporto VEMS/CVF inferiore al 70%, il valore della VEMS da sola viene utilizzato per distinguere la gravità della malattia in quattro classi di severità.
Ulteriori esami utili per la diagnosi e la valutazione della BPCO comprendono:
  • la radiografia del torace, che aiuta ad escludere altre malattie che possono simulare la BPCO o a rilevare eventuali altre malattie (comorbilità);
  • la saturimetria, che misura la percentuale di sangue ossigenato che scorre nei tessuti periferici (si misura sull’ultima falange delle dita della mano) e l’emogasanalisi che misura, invece, le quantità dei gas (non solo ossigeno ma anche anidride carbonica) presenti nel sangue arterioso. Questi esami sono utili a valutare la capacità del polmone di ossigenare il sangue e a stabilire se è necessaria la somministrazione di ossigeno al paziente;
  • il test del cammino in 6 minuti e altre valutazioni dell’attività fisica che servono a valutare capacità di sostenere uno sforzo fisico;
  • la valutazione della proteina alfa1-antitripsina, che costituisce un fattore di rischio genetico per lo sviluppo di BPCO.
Infine, è importante tenere in considerazione che spesso i pazienti con BPCO hanno anche altre patologie croniche associate come, ad esempio, malattie cardiovascolari, disfunzioni muscolo scheletriche, sindrome metabolica, osteoporosi, depressione e aumento del rischio di cancro al polmone. Per questo sono indicate indagini volte anche alla valutazione di eventuali altre malattie concomitanti.

Come si cura
Gli obiettivi principali della terapia della BPCO sono essenzialmente di due tipologie:
  • controllare/ridurre i sintomi, quindi anche la tolleranza agli sforzi fisici e la qualità di vita in generale;
  • ridurre il rischio di riacutizzazioni e progressione della malattia.
L’elemento principale della terapia per i fumatori resta in ogni caso smettere di fumare. Per le altre esposizioni ambientali o occupazionali sarà necessario individuarle ed eliminarle o ridurle il più possibile.
La terapia farmacologica per i pazienti con BPCO viene somministrata per lo più per via inalatoria e varia a seconda della gravità della malattia.
Per prevenire le riacutizzazioni è molto importante sottoporsi alle vaccinazioni anti-influenzale e anti-pneumococcica.
I pazienti con BPCO possono, inoltre, trarre beneficio da programmi di riabilitazione respiratoria che permettono loro di migliorare la dispnea e i sintomi in generale, la sensazione di stanchezza e di aumentare la tolleranza allo sforzo fisico.
Nelle fasi avanzate della malattia può essere necessario ricorrere alla somministrazione di Ossigeno terapia o di supporto ventilatorio meccanico.
Nei casi di riacutizzazioni dovute ad infezioni respiratorie è indicato l’uso di antibiotici, mucolitici e corticosteroidi.

Cose importanti da sapere
Il fumo di sigaretta è oggi identificato come la causa principale di BPCO al mondo. La migliore strategia di prevenzione di questa malattia è, perciò, non fumare.
Se si è affetti da BPCO è importante limitare il più possibile l’aggravamento della malattia e imparare a riconoscere i “segni" di peggioramento. Il Ministero della Salute suggerisce ai cittadini alcuni comportamenti e accortezze per prevenire il peggioramento o controllare al meglio la malattia:
  • smettere di fumare;
  • evitare il contatto con il fumo passivo e con ambienti inquinati;
  • arieggiare sempre bene gli ambienti chiusi, in particolare arieggiare bene la cucina o gli ambienti in cui sia presente un caminetto o, ad esempio, dopo una tinteggiatura o una disinfestazione;
  • restare in casa e con le finestre chiuse nelle giornate di forte inquinamento dell’aria;
  • seguire uno stile di vita sano, mantenersi in forma facendo regolare esercizio fisico, imparare ad eseguire gli esercizi respiratori e seguire una dieta sana;
  • assumere i farmaci e seguire regolarmente controlli medici;
  • rivolgersi immediatamente al medico in caso di rapido peggioramento dei sintomi come ad esempio: si fa fatica a camminare, si fa fatica a parlare, le labbra e le unghie sono cianotiche (blu-viola), il cuore batte in modo veloce e irregolare, il respiro è veloce e molto difficoltoso e i farmaci che si usano di solito in caso di emergenza non alleviano i sintomi o lo fanno solo per pochi minuti.