Approfondimento

Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO): sintomi, diagnosi e cura

Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO): sintomi, diagnosi e cura
16 maggio 2016

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

 

Indice

Definizione

La Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva, oppure abbreviata BPCO, è una patologia cronica molto diffusa che colpisce l’apparato respiratorio (bronchi e polmoni). Le ramificazioni che lo compongono - bronchi e bronchioli – si dividono restringendosi fino a terminare in piccolissimi grappoli di strutture che somigliano a palloncini, gli “alveoli polmonari", in cui avviene il passaggio dell’ossigeno dall’aria al sangue, inspirando, e l’espulsione dell’anidride carbonica dal sangue all’aria, espirando.

La BPCO è caratterizzata dalla progressiva e persistente riduzione del flusso di aria ai polmoni accompagnata da una forte infiammazione cronica di bronchi e tessuto polmonare, conseguente all’inalazione di sostanze nocive.

La riduzione del flusso di aria caratteristica della BPCO si verifica, principalmente, durante la fase di espirazione ed è dovuta ad un insieme di alterazioni delle vie aeree che comprendono l’infiammazione cronica dei bronchi (“bronchite cronica") e la distruzione del tessuto polmonare (“enfisema").

“La BPCO è una malattia che evolve progressivamente verso l’insufficienza respiratoria e può portare alla morte per cause respiratorie o di altro tipo, come quelle cardiache – spiega Nicola Scichilone, docente di Malattie dell'Apparato Respiratorio all'Università degli Studi di Palermo – Interessa circa il 10% della popolazione generale, ma può raggiungere picchi del 50% nelle persone sopra i 60 anni. Si tratta di una malattia in costante crescita sia nei Paesi sviluppati, sia in quelli in via di sviluppo a causa dell’esposizione al fumo di sigaretta, dell’inquinamento ambientale e dell’esposizione professionale ad agenti inalanti irritanti".

Come spiega Paola Rogliani, direttore dell'Unità di Malattie dell'Apparato Respiratorio del Dipartimento di Medicina dei Sistemi dell’Università degli Studi di Roma 'Tor Vergata', “la BPCO incide sulle abitudini quotidiane dei pazienti perché può ostacolare lo svolgimento di azioni semplici, come quelle legate all’attività fisica in tutte le sue accezioni, con inevitabili risvolti nell'ambito della sfera sociale e di conseguenze sulla qualità di vita". In particolare, la dispnea tipica delle fasi iniziali della malattia porta chi ne soffre ad autolimitarsi per non avvertire la fastidiosa sensazione di mancanza di respiro. “Si crea quindi un vero e proprio circolo vizioso – spiega Rogliani – Non potendo più compiere le attività di prima gli individui affetti da BPCO tendono a chiudersi in se stessi". Non a caso la depressione è uno dei problemi più spesso associati a questa patologia.

Nei paragrafi successivi trattiamo nello specifico questa malattia cronica.
 

Epidemiologia

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel mondo vivono 65 milioni di persone con una diagnosi di BPCO di grado moderato o severo; nel 2005 questa patologia ha causato oltre 3 milioni di morti, pari a circa il 5% di tutti i decessi. Tuttavia, il reale peso che questa malattia ha sulla popolazione mondiale è molto sottostimato; i dati principali, infatti, provengono da Paesi industrializzati ma rimangono difficili e costosi da raccogliere a causa della grande variabilità dei sintomi e della diagnosi, spesso in fase avanzata della malattia. Oltre il 90% dei decessi per BPCO si verifica per altro in Paesi in via di sviluppo e la mortalità per BPCO sta aumentano negli anni al punto che, se nel 2002 la BPCO risultava essere la quarta causa di morte al mondo, si stima che nel 2030 potrebbe salire in terza posizione.

Attualmente, i dati relativi all’Italia dicono che, fra i disturbi dell’apparato respiratorio, la BPCO è la malattia che presenta sia il maggior numero di casi, sia il maggior numero di giornate di degenza (più di tumori respiratori e polmoniti).

Secondo l'indagine realizzata in Italia 'Gli ostacoli del fiato', realizzata da GfK e promossa da AstraZeneca, la mancanza di fiato è un'esperienza vissuta da più di 3 italiani su 4, e quasi 1 italiano su 5 non riesce a camminare velocemente e a salire una rampa di scale. La quota di persone in difficoltà sale tra chi vive nelle grandi città (1 su 4) e tra gli over 64 (più di 1 su 3). Spesso la causa è ricercata nello smog e nell'inquinamento atmosferico, nel caldo, nella mancanza di spazi verdi e nella sedentarietà, ma alla base del problema può esserci anche una malattia che togliendo letteralmente il fiato ostacola lo svolgimento delle attività più semplici, impattando pesantemente sulla qualità di vita. Infatti, sempre secondo la stessa indagine, quasi 1 paziente con BPCO su 2 è in difficoltà a fare le scale e a svolgere qualsiasi tipo di attività fisica. A causa della patologia può diventare impossibile dedicarsi ai propri hobby o andare a ballare, e in quasi 1 caso su 5 è necessario cambiare professione; nel 9% dei casi si finisce addirittura per rinunciare a lavorare.
 

Quali sono i fattori di rischio

Il principale fattore di rischio per lo sviluppo della BPCO è il fumo di tabacco, in particolare quello di sigaretta (inferiore quello di sigaro e pipa) che, oltre ad essere una delle principali cause, è anche responsabile di un più rapido peggioramento della funzione respiratoria.

Anche se il fumo di sigaretta è il fattore più studiato e accertato, i non fumatori possono ugualmente sviluppare una patologia ostruttiva delle vie respiratorie per altri fattori di rischio, ambientali o genetici. Va detto che non tutti i fumatori sviluppano questa malattia. Tali variabilità sono ancora poco conosciute, ma probabilmente coinvolgono fattori genetici.

Tra i fattori ambientali che aumentano il rischio di sviluppare la BPCO ci sono il fumo passivo, l’esposizione a polveri, sostanze chimiche, vapori o fumi irritanti all’interno degli ambienti di vita e di lavoro (ad esempio silice o cadmio). Altri fattori che possono contribuire sono l’inquinamento dell’aria atmosferica causato dallo smog e dalle polveri sottili e l’inquinamento degli ambienti chiusi dove si accumulano le emissioni di stufe, camini, apparecchi elettrici o impianti di aria condizionata. Infezioni respiratorie - bronchiti, polmoniti e pleuriti - rappresentano, inoltre, fattori predisponenti.

Esistono anche alcuni fattori genetici che possono predisporre allo sviluppo di questa patologia tra cui il più importante riguarda un gene che codifica per una proteina, chiamata alfa1-antitripsina, importante per il mantenimento della normale struttura polmonare e che risulta deficitaria in caso di mutazione del gene; questa, tuttavia, è una condizione ereditaria piuttosto rara. Anche alcune patologie respiratorie possono contribuire all’insorgenza della BPCO ed in particolare l’asma e l’iperreattività bronchiale.
 

Quali sono i sintomi

I sintomi principali della BPCO sono vari e tendono a peggiorare nel tempo. Essi comprendono:
  • dispnea (difficoltà nella respirazione e affanno) di vario grado fino alla cosiddetta “fame d’aria";
  • aumentata produzione di muco nei bronchi;
  • tosse cronica con produzione di catarro, solitamente più grave al mattino.
La tosse e la produzione di catarro, spesso denso e difficile da eliminare con la tosse stessa, possono comparire anche alcuni anni prima delle difficoltà respiratorie. D’altro canto si può arrivare ad avere una dispnea importante anche in mancanza della tosse e del catarro; di conseguenza, in presenza anche di uno solo di questi sintomi e se si ha una storia di esposizione a fattori di rischio, è bene rivolgersi al proprio medico prima possibile.

Altri sintomi più generici possono comprendere respiro sibilante, un senso di costrizione toracica e, inoltre, stanchezza, perdita di peso e riduzione dell’appetito nelle forme più gravi e avanzate.

La BPCO aumenta anche il rischio di contrarre infezioni respiratorie perfino gravi a causa del ristagno delle secrezioni nei polmoni.

La gravità della malattia varia a seconda dell’intensità dei sintomi:
  • forma lieve (stadio 1): tosse frequente, accompagnata occasionalmente da secrezioni. La dispnea/affanno può comparire durante sforzi fisici intensi;
  • forma moderata (stadio 2): tosse e secrezioni bronchiali frequenti. La dispnea/affanno può comparire anche in corso di sforzi fisici non molto intensi come camminare a passo svelto. In questa fase si allungano anche i tempi di guarigione da infezioni dell’apparato respiratorio come una bronchite o anche un semplice raffreddore;
  • forma grave (stadio 3): tosse e secrezioni bronchiali si fanno sempre più frequenti. La dispnea/affanno compare già per sforzi lievi della vita quotidiana come camminare e fare le scale;
  • forma molto grave (stadio 4): la dispnea è presente anche a riposo e rende impossibile svolgere anche le più semplici attività quotidiane come alzarsi, lavarsi e vestirsi;
  • riacutizzazione: è un episodio acuto e improvviso, provocato di solito da infezioni che diventano più frequenti e più gravi nel tempo provocando un rapido peggioramento dei sintomi. Può costituire una vera emergenza medica che conduce spesso il paziente in ospedale o ne causa la morte.
 

Come si fa la diagnosi

Oltre alla comparsa dei sintomi e alla presenza nella storia della persona di fattori di rischio per BPCO, sono disponibili alcune indagini che permettono di orientare la diagnosi ed escludere altre patologie.

Tra questi l’esame principale è la spirometria, un test che consente di misurare quanta aria viene espirata nel tempo prima e dopo la somministrazione di un farmaco broncodilatatore. Una delle caratteristiche principali della BPCO è la stabilità dell’ostruzione, pertanto la riduzione nel flusso di aria in espirazione non migliora anche dopo l’assunzione del farmaco. Questo permette al medico di distinguere queste forme di patologia ostruttiva cronica da altre patologie in cui l’ostruzione è reversibile come l’asma.

I valori più importanti ottenuti con la spirometria comprendono:
  • Capacità Vitale Forzata (CVF), che corrisponde al volume massimo di aria che può essere inspirata o espirata;
  • il Volume Espiratorio Massimo al primo Secondo (VEMS), ossia il volume di aria che viene espirato soffiando nell’apposito dispositivo nel primo secondo in corso di una espirazione forzata
  • il loro rapporto VEMS/CVF.  Se questo rapporto è inferiore al 70% vuol dire che vi è una ostruzione bronchiale la quale, se non reversibile con broncodilatatori, costituisce elemento per la diagnosi di BPCO. Inoltre, in pazienti che presentano un rapporto VEMS/CVF inferiore al 70%, il valore della VEMS da sola viene utilizzato per distinguere la gravità della malattia in quattro classi di severità.
Ulteriori esami utili per la diagnosi e la valutazione della BPCO comprendono:
  • la radiografia del torace, che aiuta ad escludere altre malattie che possono simulare la BPCO o a rilevare eventuali altre malattie (comorbilità);
  • la saturimetria, che misura la percentuale di sangue ossigenato che scorre nei tessuti periferici (si misura sull’ultima falange delle dita della mano) e l’emogasanalisi che misura, invece, le quantità dei gas (non solo ossigeno ma anche anidride carbonica) presenti nel sangue arterioso. Questi esami sono utili a valutare la capacità del polmone di ossigenare il sangue e a stabilire se è necessaria la somministrazione di ossigeno al paziente;
  • il test del cammino in 6 minuti e altre valutazioni dell’attività fisica che servono a valutare capacità di sostenere uno sforzo fisico;
  • la valutazione della proteina alfa1-antitripsina, che costituisce un fattore di rischio genetico per lo sviluppo di BPCO.
Infine, è importante tenere in considerazione che spesso i pazienti con BPCO hanno anche altre patologie croniche associate come, ad esempio, malattie cardiovascolari, disfunzioni muscolo scheletriche, sindrome metabolica, osteoporosi, depressione e aumento del rischio di cancro al polmone. Per questo sono indicate indagini volte anche alla valutazione di eventuali altre malattie concomitanti.

Secondo il Dott. Scichilone l'essere consapevole dei fattori di rischio è fondamentale: “Pur essendo cronica e progressiva la BPCO può essere prevenuta e trattata grazie alla conoscenza dei fattori di rischio, ad una diagnosi precoce che viene effettuata con l’esame spirometrico e ai progressi terapeutici – spiega Scichilone – L’identificazione precoce dei possibili segnali della malattia è quindi fondamentale: non vanno sottovalutati, ad esempio, la tosse mattutina e la mancanza di aria dopo uno sforzo fisico, soprattutto nei fumatori. Diventa fondamentale il dialogo tra medico di base e paziente, non solo per riconoscere ed agire tempestivamente su questi primi sintomi, ma anche per indirizzare il prima possibile il paziente verso un appropriato percorso diagnostico e di gestione della malattia nel tempo".
 

Come si cura

Gli obiettivi principali della terapia della BPCO sono essenzialmente di due tipologie:
  • controllare/ridurre i sintomi, quindi anche la tolleranza agli sforzi fisici e la qualità di vita in generale;
  • ridurre il rischio di riacutizzazioni e progressione della malattia.
L’elemento principale della terapia per i fumatori resta in ogni caso smettere di fumare. Per le altre esposizioni ambientali o occupazionali sarà necessario individuarle ed eliminarle o ridurle il più possibile.

La terapia farmacologica per i pazienti con BPCO viene somministrata per lo più per via inalatoria e varia a seconda della gravità della malattia.Per quanto riguarda, invece, i farmaci, gli sforzi si sono fino ad oggi concentrati sulla riduzione dei sintomi e sul ritardare l’evoluzione della malattia. Purtroppo, però, il 90% circa dei pazienti in cura continua ad avere a che fare con i sintomi della malattia almeno una volta al giorno e più di 1 su 2 li manifesta durante tutto l’arco della giornata nonostante una terapia regolare.

Per prevenire le riacutizzazioni è molto importante sottoporsi alle vaccinazioni anti-influenzale e anti-pneumococcica.

I pazienti con BPCO possono, inoltre, trarre beneficio da programmi di riabilitazione respiratoria che permettono loro di migliorare la dispnea e i sintomi in generale, la sensazione di stanchezza e di aumentare la tolleranza allo sforzo fisico.

Nelle fasi avanzate della malattia può essere necessario ricorrere alla somministrazione di Ossigeno terapia o di supporto ventilatorio meccanico.

Nei casi di riacutizzazioni dovute ad infezioni respiratorie è indicato l’uso di antibiotici, mucolitici e corticosteroidi.

L’ultima novità in ambito terapeutico sembra però aprire prospettive diverse. “E' la combinazione a dose fissa di aclidinio e formoterolo", spiega Pierachille Santus, docente di Malattie Respiratorie all'Università degli Studi di Milano. Studi clinici hanno dimostrato che questa nuova terapia agisce rapidamente, donando un sollievo immediato dai sintomi e consentendo una broncodilatazione superiore rispetto a quella ottenibile utilizzando i singoli principi attivi. “La nuova combinazione – spiega Rogliani – interviene proprio sul sintomo della dispnea: l'obiettivo è ridurre la fastidiosa sensazione di mancanza di respiro in modo tale che il soggetto affetto da BPCO possa essere invogliato a riprendere le sue attività quotidiane".
 

BPCO e alimentazione

Le persone affette da BPCO hanno spesso delle grandi difficoltà ad alimentarsi correttamente. Mentre si mastica si fa fatica a respirare, con conseguente perdita dell’appetito. Se non si mangia, si tende a dimagrire. Attenzione però, il dimagrimento può peggiorare i sintomi respiratori. È importante per coloro che soffrono di BPCO seguire un’alimentazione equilibrata sia dal punto di vista energetico che da quello nutrizionale seguendo i consigli ricevuti dal proprio medico o dal proprio nutrizionista.

Inoltre, per migliorare la digestione e ridurre le difficoltà a masticare, è utile passare da 3 a 6 pasti meno abbondanti. Alcuni cibi poi sono da preferire. Frutta e verdura in primo luogo, aiutano ad affrontare l’infiammazione e le infezioni. Le proteine (pesce, uova, latticini, legumi e carne bianca) aiutano la risposta immunitaria. Tra i carboidrati, meglio optare per quelli complessi e ricchi di fibre, come pasta, pane e riso integrali. Infine bisogna assumere tanta acqua, anche sotto forma di tè o infusi, che aiuta a fluidificare il muco nelle vie aeree. Da evitare invece gli zuccheri semplici (caramelle, snacks, bevande zuccherate) che aumentano la produzione di anidride carbonica, difficile da smaltire per i malati di BPCO. Anche il sale va limitato: può aggravare i sintomi e aumentare ulteriormente la ritenzione idrica.
 

Lo sapevate che...

Il fumo di sigaretta è oggi identificato come la causa principale di BPCO al mondo. La migliore strategia di prevenzione di questa malattia è, perciò, non fumare.

Se si è affetti da BPCO è importante limitare il più possibile l’aggravamento della malattia e imparare a riconoscere i “segni" di peggioramento. Il Ministero della Salute suggerisce ai cittadini alcuni comportamenti e accortezze per prevenire il peggioramento o controllare al meglio la malattia:
  • smettere di fumare;
  • evitare il contatto con il fumo passivo e con ambienti inquinati;
  • arieggiare sempre bene gli ambienti chiusi, in particolare arieggiare bene la cucina o gli ambienti in cui sia presente un caminetto o, ad esempio, dopo una tinteggiatura o una disinfestazione;
  • restare in casa e con le finestre chiuse nelle giornate di forte inquinamento dell’aria;
  • seguire uno stile di vita sano, mantenersi in forma facendo regolare esercizio fisico, imparare ad eseguire gli esercizi respiratori e seguire una dieta sana;
  • assumere i farmaci e seguire regolarmente controlli medici;
  • rivolgersi immediatamente al medico in caso di rapido peggioramento dei sintomi come ad esempio: si fa fatica a camminare, si fa fatica a parlare, le labbra e le unghie sono cianotiche (blu-viola), il cuore batte in modo veloce e irregolare, il respiro è veloce e molto difficoltoso e i farmaci che si usano di solito in caso di emergenza non alleviano i sintomi o lo fanno solo per pochi minuti.
 
 




Riferimenti bibliografici

- Vestbo J., et al (2013). Global strategy for the diagnosis, management and prevention of chronic pulmunary disease: GOLD executive summary. American journal of respiratory and critical care medicine, 187 (4), 347-365.
- Disponibile sul sito: www.who.int/respiratory/copd/burden/en/.
- Disponibile sul sito: www.epicentro.iss.it/problemi/broncopneumopatia/epid.asp.
- Istat. Cause di morte. Anno 2002. Roma; Istat, 2005.
- Disponibile sul sito: www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=102&area=Malattie_dell_apparato_respiratorio.