Approfondimento

Arresto cardiaco e Rianimazione Cardiopolmonare: cosa fare?

Arresto cardiaco e Rianimazione Cardiopolmonare: cosa fare?
19 ottobre 2018

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma


Indice

 

Definizione

L’arresto cardiaco è un’emergenza medica che, se non fronteggiata e risolta prontamente, risulta fatale. Nonostante gli importanti progressi nella prevenzione, l’arresto cardiaco resta un problema di Sanità Pubblica e una delle principali cause di morte. Varie condizioni determinano l’arresto cardiaco: la più comune è la cardiopatia ischemica, che in Europa produce circa il 40% dei decessi prima dei 75 anni, ma l’arresto cardiaco può dipendere anche da embolia polmonare massiva, disturbi idroelettrolitici, shock ipovolemico.

Si manifesta con un’improvvisa perdita di coscienza, generalmente di lieve entità, talora preceduta da sintomatologia acuta (dolore toracico, palpitazioni etc.) Se non lo si soccorre in pochi minuti e in modo adeguato, l’esito è infausto. Nel caso si  parla di "morte cardiaca", ulteriormente definita "improvvisa", se il decesso avviene entro un’ora dall’inizio della perdita di coscienza. Statisticamente questa realtà ha un’incidenza annua dell’1 per 1000 (circa 60.000 eventi/anno in Italia) e i dati riassuntivi di 37 comunità in Europa indicano che, in ambiente extra-ospedaliero, ogni anno si verificano 38 casi di arresto cardiaco su 100.000 abitanti con qualunque tipo di ritmo cardiaco, mentre la sola Fibrillazione Ventricolare (FV) ne caratterizza 17 su 100.000 per anno.

La definizione dell'arresto cardiaco improvviso è la cessazione della circolazione che mantiene in vita le cellule del nostro organismo. Le cause possono essere molteplici e talvolta sono presenti segni premonitori come sudorazione fredda, nausea e vomito, difficoltà di respirazione, dolore al centro del torace. Appena ci si accorge di questi sintomi è meglio subito allertare il 118. Una persona in arresto cardiaco non è cosciente, non risponde e non risponde normalmente, per questo chiunque sia nei dintorni deve chiamare il più tempestivamente possibile il 118


Gli interventi in soccorso

È possibile immaginare la sequenza degli interventi in caso di arresto cardiaco come gli anelli di una "catena della sopravvivenza": se anche un solo anello si dimostra debole e si spezza, tutta la catena perde di efficacia.
 
Questi quattro anelli sono rappresentati, nell’ordine, da: 
  1. riconoscimento precoce e chiamata al servizio di emergenza (in Italia si fa riferimento al numero telefonico unico 118); 
  2. applicazione di manovre rianimatorie precoci (rianimazione cardiopolmonare che troppo di rado viene praticata dai primi testimoni dell’evento, solo il 30% dei casi in Europa); 
  3. somministrazione di uno shock elettrico di defibrillazione entro 5 minuti dall’evento, tramite un defibrillatore semiautomatico esterno reperibile nei pressi del luogo dell’evento. Non tutte le situazioni presentano indicazione alla defibrillazione: condizioni quali l’asistolia o l’attività elettrica senza polso (detta anche dissociazione elettromeccanica) non sono defibrillabili (l’apparecchio, tuttavia, distingue in automatico i ritmi defibrillabili dai non defibrillabili e guida l’operatore tramite voce campionata); 
  4. trattamento post rianimatorio (da parte di operatori specializzati), in seguito a ripresa del circolo spontaneo, per stabilizzare la funzione cerebrale e quella cardiaca: qualora questo avvenga in tempi brevi e prima dell’arrivo in ospedale, aumentano notevolmente le probabilità di un recupero pressoché completo. Da qui la necessità di essere tempestivi nel riconoscere il problema e chiamare il soccorso rianimatorio nel minor tempo possibile.
     
 

 
Fondamentale è sottolineare che le prime tre fasi possono essere praticate da chiunque: è, anzi, auspicabile che qualunque persona, anche se non medico o operatore sanitario in generale ("laico") sia adeguatamente addestrata a riconoscere l’arresto cardiaco, a praticare una efficace rianimazione cardiopolmonare e a utilizzare il defibrillatore semiautomatico esterno, là dove sia disponibile. La quarta fase è di competenza del personale sanitario specializzato, ma la velocità dell’intervento dei soccorsi attrezzati dipende appunto dalla velocità del riconoscimento e della chiamata.

La spiegazione in dettaglio di ciascuna fase, delle tecniche rianimatorie in generale e dell’utilizzo degli apparecchi per la defibrillazione esula, chiaramente, dallo scopo di questo testo poiché si tratta di contenuti didattici nell’ambito di corsi di formazione tenuti da personale specializzato, patrocinati da associazioni nazionali e internazionali come l’Italian Resuscitation Council o l’European Resuscitation Council.

Emerge chiaramente la necessità di una formazione di base che consenta il riconoscimento dell’evento e l’intervento precoce anche da parte delle persone comuni. Questo, congiuntamente all’applicazione di Leggi che hanno destinato fondi per la diffusione e la manutenzione dei defibrillatori semiautomatici sul territorio, possono concretamente contribuire a salvare molte vite umane.


Il defibrillatore: dal 2017 un obbligo

Per tutte le società e le associazioni dilettantistiche, è entrato in vigore, con il decreto ministeriale del 26 Giugno 2017, l’obbligo di avere all’interno degli impianti sportivi un defibrillatore e una persona che sia stata formata nel corretto utilizzo del dispositivo medico. La decisione è avvenuta a giugno tramite la firma di un decreto congiunto tra il ministero della Salute e quello per lo Sport. Luca Lotti, ministro dello Sport, spiega tramite un post Facebook che questa dotazione è “un modo di rendere più sicuri e tutelati i tanti momenti di esercizio fisico che si praticano ogni giorno nel nostro ricchissimo mondo dello sport non professionistico. Troppo spesso funestato da tragedie evitabili grazie alla presenza di uno strumento tecnologico che può salvare la vita. Non sono pochi gli atleti che per tanti motivi si possono trovare in una condizione di emergenza mentre fanno sport”.


 
Viva! La Settimana per la Rianimazione Cardiopolmonare 

Nel 2013 l'Italian Resuscitation Council (IRC) ha raccolto l'invito dell'Unione Europea di European Resuscitation Council (REC) di porre attenzione e diffondere in Italia la conoscenza delle manovre di Rianimazione Cardiopolmonare (RCP). Anche per questo motivo è nata Viva!, la Settimana per la rianimazione cardiopolmonare. 

Oltre 400.000 persone in Europa, ogni anno, sono colpite da arresto cardiaco improvviso e molte di queste potrebbero essere salvate se chi, accanto a loro, fosse in grado di soccorrerle tempestivamente. Per questo motivo il 14 Giugno 2012, il Parlamento Europeo ha invitato gli Stati ad organizzare attività, iniziative e campagne di sensibilizzazione, che aiutino i cittadini e gli operatori sanitari a saperne di più su come aiutare e soccorrere una persona che si trova in situazione di pericolo. 

Tratto dal sito ufficiale della Settimanaviva.it

“Ogni giorno in Europa muoiono per arresto cardiaco improvviso un numero di persone pari ai passeggeri trasportati da due Jumbo Jet”

L’arresto cardiaco è il più importante problema sanitario in Europa. Se i testimoni di un arresto cardiaco iniziano la rianimazione cardiopolmonare (RCP) prima dell’arrivo dell’ambulanza le possibilità di sopravvivenza della vittima aumentano di due/tre volte rispetto ai casi in cui la RCP non viene iniziata. Nel 70% dei casi l’arresto cardiaco è testimoniato da qualcuno che può iniziare la rianimazione. Tuttavia in Europa la RCP viene iniziata dai testimoni dell’arresto cardiaco soltanto nel 15% dei casi. Se riuscissimo ad aumentare la percentuale dal 15% al 50-60% dei casi potremmo salvare circa 100.000 persone all’anno. In Europa ogni 90 secondi viene rianimato un paziente senza successo.”
- Prof. Bernd BÖTTIGER (ERC, 2013)
 


 


Riferimenti bibliografici
- AAVV. Advanced Life Support - Edizione italiana Linee Guida European Resuscitation Council 2010.
- Altamura G, Messina F. Manuale BLSD – ASL Roma B (in collaborazione con “Associazione Insieme per il Cuore” Onlus).
- Decreto 18 marzo 2011 “Determinazione dei criteri e delle modalita’ di diffusione dei defibrillatori automatici esterni di cui all’articolo 2, comma 46, della Legge n. 191/2009”.
- Legge 3 aprile 2001, n. 120.
- Legge 15 marzo 2004, n. 69.
- Legge 23 dicembre 2009 , n. 191 (Legge Finanziaria).
- Murray CJ, Lopez AD. Mortality by cause for eight regions of the world: Global Burden of Disease Study. Lancet 1997; 349: 1.269-76.
- Nolan JP, Soar J, Zideman DA, et al. European Resuscitation Council Guidelines for Resuscitation 2010. Section 1. Executive Summary.
Resuscitation 2010; 81: 1.219-76.
- Sans S, Kesteloot H, Kromhout D. The burden of cardiovascular diseases mortality in Europe. Task force on the European Society of Cardiology
on Cardiovascular Mortality and Morbidity Statistics in Europe. Eur Hearth J 1997; 18: 1.231-48.
- Weisfeldt ML, Sitlani CM, Ornato JP, et al. Survival after application of automatic external defibrillators before arrival of the emergency medical
system: evaluation in the resuscitation outcomes consortium population of 21 million. J Am Coll Cardiol 2010; 55: 1.713-20.
-  Zheng ZJ, Croft JB, Giles WH, Mensah GA. Sudden cardiac death in the United States, 1989 to 1998. Circulation 2001; 104: 2.158-63.

 
In collaborazione con
Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma collabora con Dove e Come Mi Curo per la realizzazione di Approfondimenti Scientifici su tematiche rilevanti e che necessitano di un approfondimento tecnico e medico-scientifico.
Il team editoriale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, composto prevalentemente da specializzandi, è coordinato da:
  • Elena Azzolini, dottoranda di ricerca in Scienze Biomediche e Sanità Pubblica presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, specialista in Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, si occupa di epidemiologia e biostatistica, con particolare interesse per i sistemi di valutazione delle performance ospedaliere, la salute globale, le politiche sanitarie nazionali e internazionali.
  • Tiziana Sabetta, Responsabile organizzativo dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane - Istituto di Sanità Pubblica - Sezione di Igiene, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - e Responsabile web content editor del sito dedicato. Dal 2004 coordina il “Rapporto Osservasalute - Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane” ed ha curato una serie di Report su specifiche tematiche (salute della donna, dei bambini e degli anziani, città metropolitane, ambiente e prevenzione vaccinale). Ha collaborato ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali ed è autrice e co-autrice di testi scientifici e di testi divulgativi a contenuto scientifico.
Per il 2018 si ringraziano in particolare gli specializzandi Acampora Anna, Barbara Andrea, Bernardelli Micol, Borghini Alice, Cacciatore Pasquale, Cicconi Michela, Colotto Marco, Corsaro Alice, D'Andrea Marianna, De Meo Concetta, Furia Giuseppe, Giubbini Gabriele, Ianuale Carolina, La Milia Daniele, Mancuso Agostino, Mariani Marco, Michelazzo Benedetta, Mogini Valerio, Parente Paolo, Raponi Matteo, Sciaraffa Rocco, Sisti Leuconoe Grazia,  Tamburrano Andrea,  Tognetto Alessia, Vallone Doriana.