Approfondimento

L'arresto cardiaco e Rianimazione Cardiopolmonare

L'arresto cardiaco e Rianimazione Cardiopolmonare
15 settembre 2015

Ricerca e Prevenzione

Approfondimento scientifico realizzato in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
 

Definizione
L’arresto cardiaco è un’emergenza medica che, se non fronteggiata e risolta prontamente, risulta fatale. Nonostante gli importanti progressi nella prevenzione, l’arresto cardiaco resta un problema di Sanità Pubblica e una delle principali cause di morte. Varie condizioni determinano l’arresto cardiaco: la più comune è la cardiopatia ischemica, che in Europa produce circa il 40% dei decessi prima dei 75 anni, ma l’arresto cardiaco può dipendere anche da embolia polmonare massiva, disturbi idroelettrolitici, shock ipovolemico.
Si manifesta con un’improvvisa perdita di coscienza, generalmente di lieve entità, talora preceduta da sintomatologia acuta (dolore toracico, palpitazioni etc.) Se non lo si soccorre in pochi minuti e in modo adeguato, l’esito è infausto. Nel caso si  parla di "morte cardiaca", ulteriormente definita "improvvisa", se il decesso avviene entro un’ora dall’inizio della perdita di coscienza. Statisticamente questa realtà ha un’incidenza annua dell’1 per 1000 (circa 60.000 eventi/anno in Italia) e i dati riassuntivi di 37 comunità in Europa indicano che, in ambiente extra-ospedaliero, ogni anno si verificano 38 casi di arresto cardiaco su 100.000 abitanti con qualunque tipo di ritmo cardiaco, mentre la sola Fibrillazione Ventricolare (FV) ne caratterizza 17 su 100.000 per anno.

Gli interventi in soccorso
È possibile immaginare la sequenza degli interventi in caso di arresto cardiaco come gli anelli di una "catena della sopravvivenza": se anche un solo anello si dimostra debole e si spezza, tutta la catena perde di efficacia.
 
Questi quattro anelli sono rappresentati, nell’ordine, da: 
  1. riconoscimento precoce e chiamata al servizio di emergenza (in Italia si fa riferimento al numero telefonico unico 118); 
  2. applicazione di manovre rianimatorie precoci (rianimazione cardiopolmonare che troppo di rado viene praticata dai primi testimoni dell’evento, solo il 30% dei casi in Europa); 
  3. somministrazione di uno shock elettrico di defibrillazione entro 5 minuti dall’evento, tramite un defibrillatore semiautomatico esterno reperibile nei pressi del luogo dell’evento. Non tutte le situazioni presentano indicazione alla defibrillazione: condizioni quali l’asistolia o l’attività elettrica senza polso (detta anche dissociazione elettromeccanica) non sono defibrillabili (l’apparecchio, tuttavia, distingue in automatico i ritmi defibrillabili dai non defibrillabili e guida l’operatore tramite voce campionata); 
  4. trattamento post rianimatorio (da parte di operatori specializzati), in seguito a ripresa del circolo spontaneo, per stabilizzare la funzione cerebrale e quella cardiaca: qualora questo avvenga in tempi brevi e prima dell’arrivo in ospedale, aumentano notevolmente le probabilità di un recupero pressoché completo. Da qui la necessità di essere tempestivi nel riconoscere il problema e chiamare il soccorso rianimatorio nel minor tempo possibile.
     
 

 
Fondamentale è sottolineare che le prime tre fasi possono essere praticate da chiunque: è, anzi, auspicabile che qualunque persona, anche se non medico o operatore sanitario in generale ("laico") sia adeguatamente addestrata a riconoscere l’arresto cardiaco, a praticare una efficace rianimazione cardiopolmonare e a utilizzare il defibrillatore semiautomatico esterno, là dove sia disponibile. La quarta fase è di competenza del personale sanitario specializzato, ma la velocità dell’intervento dei soccorsi attrezzati dipende appunto dalla velocità del riconoscimento e della chiamata.

La spiegazione in dettaglio di ciascuna fase, delle tecniche rianimatorie in generale e dell’utilizzo degli apparecchi per la defibrillazione esula, chiaramente, dallo scopo di questo testo poiché si tratta di contenuti didattici nell’ambito di corsi di formazione tenuti da personale specializzato, patrocinati da associazioni nazionali e internazionali come l’Italian Resuscitation Council o l’European Resuscitation Council.

Emerge chiaramente la necessità di una formazione di base che consenta il riconoscimento dell’evento e l’intervento precoce anche da parte delle persone comuni. Questo, congiuntamente all’applicazione di Leggi che hanno destinato fondi per la diffusione e la manutenzione dei defibrillatori semiautomatici sul territorio, possono concretamente contribuire a salvare molte vite umane.