Allattamento: importanza, problematiche e buone pratiche

Allattamento: importanza, problematiche e buone pratiche

Indice

Domande e Risposte
 
Fotografia che ritrae un bambino che beve latteL’allattamento è il processo di somministrazione del latte al bambino (o del nato di un animale) che contraddistingue fortemente i mammiferi e che ha caratterizzato da sempre la storia dell’uomo. Ad esempio, quando non era possibile per una madre allattare per ragioni di salute o culturali, i bambini venivano mandati “a balia” (cioè a casa di un’altra donna che li allattava), oppure nutriti con latte di mucca; sul finire dell’Ottocento, invece, sono cominciati i primi esperimenti per cercare di realizzare artificialmente dei sostituti del latte materno: quelli che oggi comunemente conosciamo come latte artificiale
 
Dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, numerose organizzazioni internazionali hanno iniziato a impegnarsi con tenacia per la promozione dell’allattamento al seno da parte della madre
 
È, infatti, del 1989 la “Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell'Adolescenza”, approvata dalle Nazioni Unite, nella quale si legge “Gli Stati parti […] adottano ogni adeguato provvedimento per […] fare in modo che tutti i gruppi della società, in particolare i genitori e i minori, ricevano informazioni sulla salute e sulla nutrizione del minore, sui vantaggi dell’allattamento al seno”. 
 
Un anno più tardi, nel 1990, l’UNICEF (United Nations International Children's Emergency Fund) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno prodotto la “Dichiarazione degli Innocenti sulla protezione, la promozione e il sostegno all’allattamento al seno”, nella quale viene espressa con forza la necessità di promuovere l’allattamento al seno esclusivo (cioè senza dare al bambino nessun altro tipo di alimento) per i primi 6 mesi di vita. L’OMS, inoltre, afferma addirittura che l’allattamento al seno dovrebbe proseguire fino a che il bambino compie 2 anni, o anche di più se mamma e bambino lo desiderano! 
 
Anche l’Italia si sta muovendo in questa direzione. Il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018, ossia il documento dove le Regioni e lo Stato concordano le azioni principali da mettere in atto per migliorare la salute della popolazione, ha tra i suoi obiettivi principali quello di aumentare il numero di bambini allattati esclusivamente al seno per i primi 6 mesi di vita. 

Immagine che ritrae un madre che dà il latte al bambinoLa manovra di bilancio 2020, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2019, ha inoltre previsto l’istituzione di un Fondo assegno universale e servizi alla famiglia e l’introduzione del “bonus latte”. Si prevede, cioè, l’erogazione di un contributo per l’acquisto di sostituti del latte materno alle donne affette da condizioni patologiche che impediscono l’allattamento al seno, fino all'importo massimo annuo di 400 euro per neonato e, in ogni caso, fino al compimento del sesto mese di vita dello stesso. Il Fondo ha una dotazione di 2 milioni di euro per il 2020 e 5 milioni a decorrere dal 2021.
 
Secondo gli esperti del Ministero della Salute il latte fresco della mamma è per importanza al primo posto nella scala delle scelte consapevoli, cui segue quello congelato della mamma; al terzo posto il latte donato, pastorizzato e congelato; da ultimo il latte di formula.
Il latte della mamma è davvero straordinario, si modifica continuamente nel corso della giornata e anche dei mesi, asseconda le necessità alimentari del bambino, aiutandolo a digerire grazie alle sostanze biologicamente attive che contiene e contribuisce a maturare il sistema nervoso e altri organi. Inoltre è comodo, sempre disponibile e alla giusta temperatura. Non per caso aumenta il numero delle donne che scelgono di allattare, la percentuale è salita dall’81 all’85%, con un allattamento medio di circa otto mesi.


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L'importanza dell’allattamento al seno 

Ma perché tutto questo interesse nei confronti dell’allattamento e in particolare di quello al seno? 
 
Ci sono studi scientifici che dimostrano come il latte prodotto dalla mamma sia l’alimento più indicato nei bambini fino ai 6 mesi di età, perché fornisce al bambino tutti i nutrienti di cui ha bisogno, oltre a un'importantissima protezione da batteri e virus (in particolare quelli che causano polmoniti e diarrea) grazie agli anticorpi che dalla mamma passano al bambino.

Il latte materno garantisce al piccolo infatti un rischio ridotto di infezioni gastrointestinali e respiratorie, nonché di asma e otiti, allontana il rischio di sviluppare in età adulta sovrappeso, obesità e malattie dismetaboliche, rispetto al neonato alimentato con latte artificiale. Inoltre, il latte materno contrasta la comparsa della malattia celiaca nel lattante geneticamente predisposto. Le madri che allattano vanno incontro a minori perdite ematiche e a una più rapida perdita di peso dopo il parto; il rischio di cancro del seno si riduce del 4% per ogni anno di lattazione.

Per alcuni bambini, i nati prematuri, oltre quarantamila ogni anno in Italia, il latte materno è cruciale perché rappresenta una sorta di farmaco: inizia infatti a istruire il sistema immunitario dei piccoli oltre a veicolare i batteri buoni del microbioma materno e riduce l’incidenza di infezioni delle vie aeree (-73%), gastrointestinali (-74%), otite (-50%), diabete di tipo 1 (-30%) e di tipo 2 (-40%) oltre a fronteggiare patologie terribili e mortali come la Nec, l’enterocolite necrotizzante.
 
Fotografia che ritrae biberon pieni di lattePromuovere l’allattamento al seno potrebbe salvare la vita a più di 800 mila bambini all’anno. Inoltre, allattare al seno ha grandi vantaggi anche per la mamma. 
Infatti, tutti gli ormoni che vengono prodotti dal corpo della donna che allatta aiutano l’utero a tornare alle normali dimensioni con un minor rischio di sanguinamento; anche la perdita di peso è più rapida e, infine, come non citare il fatto che allattare al seno è anche più economico.
 
Senza voler demonizzare la somministrazione di latte artificiale, va ricordato che il latte materno è un alleato prezioso a fronte di problemi di salute della mamma e del bambino.
Purtroppo, però, ancora oggi, spesso non si fa una corretta informazione sui benefici dell’allattamento al seno e molte donne vi rinunciano in partenza, o in seguito all’insorgenza di problemi che potrebbero essere risolti. 
Tutto bene nei primi giorni di vita del neonato: il 90% delle mamme italiane lo allatta al seno, ma già in uscita dall’ospedale solo 77 puerpere su 100 continuano la buona pratica. A seguire è un crollo verticale: ai 4 mesi del piccolo solo il 31% delle neomamme persevera nell’allattare al seno e dopo i 6 mesi vi provvede solo una mamma su dieci. Questi dati allarmano i neonatologi italiani perché l’allattamento al seno è una pratica altamente protettiva, per la salute del piccolo ma anche per quella della mamma.
 
Vediamo che cosa incide maggiormente sulla decisione di non allattare più al seno: «Scelgono il latte artificiale le donne con istruzione e condizione socio-economica più bassa - riferisce la Società Italiana di Neonatologia - Alcune mamme non si sentono all’altezza, temono di non avere abbastanza latte, incidono anche la stanchezza e lo stress dopo il parto, soprattutto quando manca il sostegno da parte del partner o di altri membri della famiglia; per altre il motivo principale è il ritorno al lavoro».

L’ultimo report del 2018 della Global Breastfeeding Collective (un'iniziativa di UNICEF e dell’OMS che riunisce tutti gli attori coinvolti nelle politiche per l’allattamento al seno) ci dice che, purtroppo, nonostante significativi progressi negli ultimi anni, ancora nessun Paese eccelle nella promozione dell’allattamento al seno.
Eppure sarebbero sufficienti alcune semplici azioni: un modesto investimento di denaro; una corretta consulenza alle donne; la garanzia di adeguati congedi per maternità e delle leggi che regolamentino l’uso dei sostituti del latte materno.
Tra i provvedimenti messi in atto dalla SIN molto proficuo è il progetto Baby Pit Stop, che mappa - grazie a una App da scaricare sullo smartphone - il posto più vicino, e più segnalato dalle altre mamme, dove fare una sosta per allattare in uno spazio confortevole. Ulteriori consigli nel sito www.neonatologia.it.

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Problematiche più comuni 

L’inizio dell’allattamento al seno può non essere facile, come sanno tante mamme. C’è il bambino che non si vuole attaccare, quello che attaccandosi fa male al capezzolo, quello che piange sempre…
Fotografia che ritrae una mamma che soffre mentre allattaÈ fondamentale che la donna riceva un aiuto adeguato, in particolare dall’ostetrica dell’ospedale, ma può rivolgersi anche al consultorio di riferimento dove gratuitamente sarà assistita dalle ostetriche del territorio. 
 
Presentiamo qui due delle problematiche più comuni che possono insorgere nei primi tempi in cui si allatta; sono quei problemi che a volte portano la donna a scoraggiarsi e decidere di interrompere l’allattamento per passare al latte artificiale. 
 
- Ragadi. Si tratta di piccole ferite molto dolorose che si formano sul capezzolo e che tendono a non rimarginarsi. La causa più comune è lo scorretto attacco del bambino al seno, quindi la prima soluzione è modificare questo attacco.
Un bambino è attaccato bene al seno quando non prende solo il capezzolo, ma l’intera areola (cioè quel cerchio rosa scuro intorno al capezzolo): in questo modo il capezzolo non viene sollecitato in maniera eccessiva. Esistono poi diversi tipi di prodotti che possono aiutare la ragade a guarire: lo stesso latte ha effetto cicatrizzante; pertanto, può essere utile spalmarne alcune gocce sulla ferita dopo la poppata. 
 
- Mastite. Si tratta di un'infiammazione della mammella dovuta al ristagno di latte. Il seno si presenta rosso, gonfio e dolorante e la donna ha febbre. È fondamentale svuotare bene il seno, facendo attaccare spesso il bambino. In molti casi è necessaria una cura antibiotica per la quale è opportuno rivolgersi al proprio medico. 

Buone pratiche per le mamme 

Immagine che ritrae una mamma che allattaL’allattamento è un’esperienza unica, intima e personale, per la quale non ha senso parlare di norme e regole. Il rischio è infatti quello di medicalizzare eventi naturali della vita e a penalizzare l’istinto della donna. La maniera più efficace di sostenere l’allattamento è quella di offrire consigli e supporto alla mamma, lasciando che trovi da sola, seguendo il suo intuito, la maniera migliore di viverlo. 
Questo atteggiamento aiuta la mamma a comprendere il linguaggio del piccolo, i suoi segnali. A capire quando ha fame, a notare che quando si avvicina il momento della poppata il bambino gira la testa da un lato, muove le labbra, mette le manine in bocca, agita le braccine e, in ultimo, se non viene accontentato, piange.

E anche a comprendere che non tutte le volte che cerca il seno ha fame: talvolta cerca “solo” il contatto con lei, si rilassa sentendo il battito del suo cuore. L’allattamento è molto più che mera somministrazione di principi nutritivi: è la maniera con cui mamma e figlio si conoscono, si guardano, stabiliscono un legame.
Per tutte queste ragioni, e per quelle che approfondiremo nel corso dell’articolo, l’allattamento è raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, da tutte le associazioni mediche e dalla legge. Con il Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151, essa disciplina i congedi, i riposi, i permessi e la tutela delle mamme.
È anche fondamentale che le mamme abbiano accesso a una informazione completa, chiara e scientificamente provata: fra le cause che portano ad abbandonare l’allattamento, infatti, una delle più impattanti è la scarsa conoscenza delle conseguenze, che non permette alla donna di conoscere il valore aggiunto di questa pratica e la porta a credere ai diffusi (e non provati) luoghi comuni.
 
Come fa il corpo a produrre latte?
Durante la gravidanza gli estrogeni secreti dalla placenta favoriscono l’accrescimento dei tessuti (compresi quelli mammari) e il progesterone sostiene lo sviluppo completo del sistema dei dotti.
Dopo il parto, i livelli di quest’ultimo nel sangue crollano, a favore della prolattina. Questa molecola prodotta dall’ipofisi (una ghiandola localizzata alla base del cervello) è il protagonista biochimico della produzione di latte, insieme al cortisolo. Grazie alla prolattina ha luogo la montata lattea, ossia la secrezione di latte vera e propria. Essa interviene nella sintesi del lattosio e della caseina (rispettivamente lo zucchero e la principale proteina del latte) e nella ritenzione di liquidi a livello della mammella. 

La suzione stimola la secrezione di prolattina e di ossitocina, che agisce:
  • Sull’utero: stimola la sua contrazione, con duplice conseguenza. In primis, quella di costringere i vasi sanguigni dilatati bloccando eventuali sanguinamenti e riducendo il rischio di emorragie post-partum. Inoltre, l’azione tensiva sulla muscolatura, favorisce il recupero della forma e del volume originari dell’utero;
  • Sulla mammella: provoca la contrazione dei dotti che portano il latte dalla ghiandola al capezzolo, favorendone la fuoriuscita.
     
Foto che ritrae una donna con figlio sul lettoIl neonato dovrebbe attaccarsi al capezzolo praticamente subito dopo il parto: questo accelera il sopraggiungere della montata lattea, circa 3-5 giorni dopo. Fino ad allora, infatti, il seno produce un liquido di colore giallo (il colostro), preziosissimo per il suo valore nutritivo e protettivo. Contiene non solo tutte le sostanze di cui il neonato ha bisogno, ma anche numerosi anticorpi che lo proteggono da eventuali infezioni.
 
Come riconosco se il mio piccolo si attacca bene?
Il corretto attaccamento del neonato al seno è fondamentale per garantirgli una poppata completa e saziante e per la produzione del latte. Se il piccolo non si attacca correttamente, potresti avvertire fastidio e dolore al seno e notare la comparsa di ragadi, ferite dolorose e a volte sanguinanti del capezzolo. 

Ma i rischi possono essere anche maggiori. Se il piccolo succhia meno latte di quanto ne viene prodotto (per via di un attacco non adeguato) si può verificare un ingorgo mammario, con tensione dolorosa, una sensazione di calore locale e arrossamento cutaneo. Puoi risolvere il problema attaccando il bimbo più frequentemente (in maniera da svuotare completamente il seno) oppure far defluire il latte con l’aiuto di un tiralatte e con la compressione manuale. Le docce calde sulla schiena prima di allattare e gli impacchi con il ghiaccio subito dopo procurano sollievo e facilitano la soluzione del disturbo.

Se il seno non viene drenato completamente ad ogni poppata, il latte si accumula nei dotti e può generare un’infezione, la mastite. In questo caso i sintomi (febbre, indurimento e dolore locale) devono spingere ad un tempestivo accertamento medico, nel corso del quale potrebbe essere prescritto un antibiotico.
Sono disponibili numerosi farmaci appartenenti a questa categoria compatibili l’allattamento, fra i quali il medico sceglie quello più adatto. La mastite non è incompatibile con l’allattamento: assumi la terapia se il medico te l’ha prescritta e attacca spesso il piccolo per svuotare i dotti

Per prevenire la comparsa di questi disturbi, presta attenzione a come il piccolo si avvicina al seno e si attacca per la poppata. L’attacco deve essere profondo, con la bocca bene aperta e una porzione abbondante di seno in bocca. Il mento del bambino è a stretto contatto con il seno e il suo collo leggermente all’indietro. Mentre succhia il latte compie movimenti ampi con la bocca, intervallati da pause. 
Fai in modo che la sua posizione gli permetta di deglutire senza difficoltà.

Qual è la posizione migliore per allattare?
Infografica che mostra le posizioni per allattareNon esiste una posizione ideale per allattare: ogni mamma trova la sua, che cambia con il tempo. Ciò che conta è che, soprattutto all’inizio, quando è necessario sperimentare ed è possibile che avverta ancora dolore per un’eventuale episiotomia, tu sia comoda, con la schiena sostenuta e rilassata. In questo modo il latte può fluire liberamente e tuo figlio mangiare correttamente. 
Dopo il primo periodo di allattamento, il dolore alla poppata potrebbe essere il segno che il piccolo si attacca in maniera scorretta: prova a staccarlo e a farlo riattaccare.
Subito dopo il parto, potresti avere difficoltà ad allattare seduta e preferire stare sdraiata a letto. In questo caso, può aiutarti mettere alcuni cuscini o coperte dietro la schiena.  
Alterna i lati ai quali lo attacchi all’inizio del pasto: se per una poppata ha succhiato prima dal seno destro, per la successiva inizia dal sinistro. In questo modo entrambi saranno stimolati a secernere la stessa quantità di latte.
Quando il bambino ha qualche difficoltà a succhiare, quando non riesce ad attaccarsi bene al seno o quando hai fastidio o dolore ai capezzoli, puoi provare a metterti in posizione semi reclinata, ad esempio su una poltrona comoda. Fai adagiare il piccolo su di te e verifica che il suo nasino sia libero. In particolare, se il tuo capezzolo è dolente per le ragadi, cerca di avvicinarlo con il viso il più possibile, in maniera che si attacchi rapidamente senza cercarti con le mani.

Ho paura di non avere abbastanza latte
La paura di non avere abbastanza latte è piuttosto comune fra le neo-mamme: è il timore che il piccolo non si nutra a sufficienza e che dunque non cresca bene a innescarla. Tuttavia, il più delle volte, si tratta di un timore immotivato.
Il bambino che mangia poco generalmente dà segni di insofferenza piuttosto chiari. Se hai dubbi a riguardo, osserva le sue urine: se sono chiare e abbondanti significa che assume latte in quantità sufficiente.
Puoi anche verificare, presso il pediatra, che il suo peso rientri nei range previsti per la sua età: basta un controllo periodico, fatti consigliare dal medico la frequenza delle visite. Non ricorrere a metodi fai-da-te come l’acquisto di una bilancia e la doppia pesata (prima e dopo la poppata) al fine di controllare l’esatto quantitativo di latte succhiato. Queste soluzioni ingenerano ansia nella mamma e alterano la serenità della poppata, peggiorando la situazione.

Per mantenere un’adeguata produzione di latte asseconda le richieste di tuo figlio, soprattutto quando è molto piccino.
Con l’allattamento a richiesta, che all’inizio può sembrare faticoso (un neonato può succhiare anche 12 volte nelle 24 ore), nel tempo riuscirai a fargli fare poppate più lunghe e sazianti e dunque a diradare i pasti. L’allattamento a richiesta è il metodo più valido per garantire una secrezione di latte ottimale, soddisfacendo le richieste del bambino. La suzione frequente che si verifica nella fase immediatamente successiva al parto stimola la produzione di ossitocina, che, come spiegato sopra, stimola l’ipofisi ad aumentare la lattazione. L’organismo è molto smart: non spreca.
Se il piccolo succhia di più, il messaggio che arriva al cervello è: “È necessario più latte”; la conseguenza è la liberazione di ormoni che adeguano i ritmi di produzione al consumo.
Per questa ragione è controproducente offrire al bambino tisane o latte in polvere nel tentativo di compensare presunte carenze alimentari.
Se il tuo piccolino tende ad addormentarsi durante la poppata prova a comprimere il seno per fare uscire più latte, schiacciandolo con decisione fra il pollice e le altre dita. Questo potrebbe tenerlo sveglio, in maniera che si sazi meglio e riduca il numero delle poppate. Oppure spostalo verso l’altro seno: muovendolo, si sveglierà e ricomincerà a poppare.

Quali vantaggi offre l'allattamento?
L’allattamento, in particolare quando prolungato, protegge sia te che il tuo bambino da numerose malattie.
Gli anticorpi contenuti nel latte materno esercitano azione difensiva nel neonato nei confronti delle infezioni più comuni dell’età pediatrica, come le infezioni dell’apparato respiratorio, gastrointestinale e delle vie urinarie e le otiti. Inoltre, è stato osservato che i neonati allattati al seno hanno un rischio inferiore di andare incontro alla più temibile evenienza di questa primissima fase di vita, la Sindrome delle Morte in Culla (SIDS)

Nel lungo periodo, l’allattamento al seno riduce il rischio che il bambino sviluppi, in età più adulta, l’asma, che vada incontro a obesità e a malattie cardiovascolari, a leucemie. Infine, protegge il suo sviluppo intellettivo e rinforza le difese immunitarie.
Analoga l’azione preventiva sulla mamma, per la quale si riduce il rischio di carcinoma ovarico, dell’endometrio (il rivestimento interno dell’utero) e del seno. La protezione è proporzionale alla durata del periodo di allattamento. 

Inoltre, l’assetto ormonale particolare permette la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari e di anemia
L’allattamento riduce il rischio di sanguinamento post partum: come spiegato sopra, la secrezione di ossitocina stimola la contrattilità della muscolatura liscia dell’utero e la costrizione dei suoi vasi sanguigni. E il recupero precoce del volume originario va a tutto vantaggio dell’addome.
Senza paragoni, il vantaggio di poter nutrire il piccolo ovunque, in maniera gratuita e senza alcuna necessità di oggetti o attrezzature.
 
E tutti i luoghi comuni che circolano?
Sono molte le credenze che ruotano attorno alla gravidanza e all’allattamento, così come tutti i luoghi comuni che, più in generale, riguardano le donne. Una delle ragioni è insita nel mistero che i cicli naturali, di cui la donna è vestale e assoluta protagonista, spaventano e affascinano, scatenano la necessità di spiegazioni facili e dirette.
L’informazione può assicurare alle donne l’empowerment necessario per conoscere il proprio corpo e gestire fasi uniche come la gravidanza e l’allattamento secondo il proprio istinto.
Una delle credenze più popolari riguarda la durata dell’allattamento e la presunta diluizione del latte materno con il trascorrere del tempo. In realtà, la scienza ci dice che, anche dopo l’anno di vita, esso conserva le sue proprietà.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di offrire supporto alle mamme che scelgono di allattare i figli anche dopo i due anni. Pertanto, non farti scoraggiare da frasi del tipo "il tuo latte è ormai acqua": se ti viene detto da una persona che ti sta vicina, potrebbe semplicemente esprimere preoccupazione per il tuo benessere, timore che un allattamento prolungato possa nuocere alla tua salute. 

Inoltre, è provato che allattare per lungo tempo non rende più difficile interrompere l’allattamento.
Un’altra fissazione diffusa è quella che si debba procedere ad un lavaggio accurato del seno (quando non addirittura alla sua disinfezione) prima della poppata. Tutto ciò non solo non è necessario, ma è sconsigliato. Il tuo bambino ha bisogno di percepire l’odore della tua pelle, per sentirsi a proprio agio e iniziare a succhiare. Inoltre, la pelle della mamma ospita una flora batterica amica, che contribuisce a formare il sistema immunitario del bambino.
Non esiste alcuna prova scientifica che correli l’allattamento materno all’invecchiamento precoce, al decadimento fisico o all’aggravamento di patologie pre-esistenti. Né che allattare a lungo indebolisca ossa, denti, unghie, capelli. 
Si tratta di pregiudizio che traggono origine dalla qualità della vita delle balie di un tempo, un’epoca nella quale gli standard di vita non erano paragonabili a quelli moderni. Gli attuali criteri di alimentazione e i nostri livelli di benessere medio sono sufficienti a sopperire al carico della secrezione del latte. Se adotti un’alimentazione equilibrata ed eterogenea, non puoi andare incontro a squilibri.
Infranto anche il luogo comune che suggerisce alle neo-mamme di mangiare per due durante l’allattamento. La scienza dice che, in questa fase, hai bisogno di circa 700 kcal in più rispetto al normale. 
Non esistono alimenti vietati in gravidanza, anche se la tentazione di individuare un nesso fra un malessere del piccolo e ciò che hai mangiato nel pasto immediatamente precedente l’ultima poppata è forte. Gravidanza e allattamento sono stati fisiologici della donna, non malattie, e come tali devono essere vissuti. 

immagine che ritrae mamma che dorme col bambinoNo, allattare non fa ingrassare. Vani i timori: la secrezione di ossitocina riporta l’utero alla sua dimensione originaria più velocemente nelle donne che allattano e dunque aiuta a recuperare la forma. Inoltre, al contrario di ciò che molti credono, l’allattamento non è incompatibile con l’esercizio fisico: puoi continuare a dedicarti al tuo sport preferito, con vantaggi notevoli in termini di recupero della forma fisica e di benessere mentale.
Un aspetto importante, quello della salute mentale: è importante sottolineare che la depressione post-partum colpisce una donna su dieci nell’arco dei 12 mesi successivi al parto.
Tuttavia, non esistono evidenze scientifiche che leghino l’allattamento materno alla comparsa di questo disturbo, che ha ben altre cause, fra cui la predisposizione alla patologia psichica, precedenti disturbi psichiatrici ed eventi recenti particolarmente stressanti. In caso di dubbi o di sintomi allarmanti, non esitare a parlarne con il tuo medico. 

Quali farmaci posso prendere?
Qualsiasi sostanza ingerita dalla mamma finisce, con rare eccezioni, nel latte. Questo significa che il bambino prende gli stessi farmaci che prendi tu. Malgrado ciò possa sembrare un monito a non assumere medicinali, sono disponibili terapie compatibili con l’allattamento.
Consulta il tuo medico per individuare la soluzione più adatta: anche quando il farmaco che vorresti o dovresti assumere non fosse consentito, egli potrebbe aiutarti a trovare un’alternativa efficace e sicura. Puoi fare la tinta ai capelli, l’anestesia dal dentista, gli accertamenti radiologici.

Mentre allatti non puoi bere alcolici. Poiché non si tratta di una reazione dose-dipendente, anche un piccolo quantitativo di etanolo può determinare danni irreversibili nel cervello di un neonato. 
Fra le conseguenze dell’esposizione dei piccoli all’alcol etilico, il ritardo nello sviluppo intellettivo. Occorre anche evitare il fumo, che aumenta il rischio di malattie respiratorie nel piccolo.
Puoi, invece, fare la tinta ai capelli, l’anestesia locale dal dentista e gli accertamenti radiologici di cui potresti avere bisogno. 

Consulta le strutture sanitarie che effettuano una Visita pediatrica

Dove effettuare una Visita pediatrica?

Buone pratiche per gli ospedali 

L’iniziativa “Ospedale amico del bambino”, avviata dall’UNICEF nel 1992, prevede un riconoscimento ufficiale per quegli ospedali che promuovono l’allattamento al seno con una serie di azioni ben precise, contenute nella dichiarazione dell'UNICEF e dell'OMS sopracitata: 
 
Passo 1 - definire una politica aziendale per l’allattamento e farla conoscere a tutto il personale; 
 
Passo 2 - preparare tutto il personale sanitario per attuare compiutamente questo protocollo; 
 
Passo 3 - informare tutte le donne in gravidanza dei vantaggi e dei metodi di realizzazione dell’allattamento; 

Passo 4 - mettere i neonati in contatto pelle a pelle con la madre immediatamente dopo la nascita per almeno 1 ora e incoraggiare le madri a comprendere quando il neonato è pronto per poppare, offrendo aiuto se necessario; 

Passo 5 - mostrare alle madri come allattare e come mantenere la secrezione lattea anche nel caso in cui vengano separate dai neonati; 

Immagine di un bambino con il ciuccioPasso 6 - non somministrare ai neonati alimenti o liquidi diversi dal latte materno, tranne che su precisa prescrizione medica; 

Passo 7 - sistemare il neonato nella stessa stanza della madre (rooming-in), in modo che trascorrano insieme 24 su 24 durante la permanenza in ospedale; 

Passo 8 - incoraggiare l’allattamento a richiesta tutte le volte che il neonato sollecita nutrimento; 

Passo 9 - non dare tettarelle artificiali o ciucci ai neonati durante il periodo dell’allattamento

Passo 10 - promuovere la collaborazione tra gli operatori della struttura, il territorio, i gruppi di sostegno e la comunità locale per creare reti di sostegno a cui indirizzare le madri alla dimissione dall’ospedale. 

Inoltre, l’ospedale deve dimostrare di rispettare il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, in particolare laddove si invitano le Strutture Sanitarie a non accettare forniture gratuite o a basso costo di latte artificiale, biberon e tettarelle. 

Tutte queste azioni devono essere verificate da Ispettori Ufficiali che, se tutto è regolare, rilasciano all’ospedale l’importante riconoscimento. Cliccando su "amici dei bambini" potete vedere gli ospedali classificati in questo modo, in Italia.
 

Come funziona la gravidanza e il parto?

Lo sapevate che… 

  • Appena il bambino nasce, il seno della mamma produce un liquido giallo trasparente detto colostro. Questo liquido, che ancora non è vero e proprio latte, è perfetto per il bimbo appena nato perché è molto nutriente e perché funziona come un lassativo per il bambino, aiutandolo a fare la prima cacca. Quindi, è importantissimo far ciucciare il bimbo da subito! 
  • Una curiosità: fu l’industriale svizzero Henri Nestlè ad inventare, nel 1867, la prima farina lattea da cui ebbero poi origine tutte le tipologie di latte in polvere successive.

Riferimenti bibliografici
  • Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Convenzione sui Diritti dell’Infanzia. 20 novembre 1989.
  • OMS, UNICEF. Dichiarazione degli Innocenti. Sulla protezione, promozione e sostegno dell’allattamento al seno. Settembre 1990.
  • Conferenza Stato Regioni. Intesa sulla proposta del Ministero della salute concernente il Piano nazionale per la prevenzione per gli anni 2014- 2018. Rep. Atti n.156/CSR del 13 novembre 2014.
  • Global Breastfeeding Collective, WHO, UNICEF. Tracking Progress for Breastfeeding Policies and Programmes. 2017.
  • Ministero della Salute. I vantaggi dell'allattamento al seno. Disponibile sul sito: www.salute.gov.it
  • WHO, UNICEF. Baby-Friendly Hospital Initiative. Revised, updated and expanded for integrated care. 2009.

Domande e risposte

Quali sono i migliori cibi per l'allattamento?
Non esistono cibi ideali per l’allattamento. Gli esperti consigliano un’alimentazione varia e bilanciata, che includa tutti gli elementi nutritivi (proteine, grassi, zuccheri, sali minerali, vitamine). È anche consigliata un’idratazione adeguata, in modo da ripristinare i liquidi impiegati per la secrezione del latte.
La dieta delle mamme che allattano, inoltre, dovrebbe comprendere 700 kcal in più rispetto al normale.
Quanto dovrebbe durare una poppata?
La quantità di latte prodotta non è costante nel tempo, così come l’appetito del bambino. Se il piccolo trova meno latte o è meno affamato mangia meno e la poppata è più breve. Al contrario, se il seno è più gonfio di latte o è più affamato, la poppata sarà più lunga.
Se il pasto del piccolo si protrae più a lungo del solito ed è disturbato da frequenti movimenti e inquietudine, è possibile che non sia attaccato correttamente e che quindi abbia difficoltà a mangiare. In questo caso, è bene provare a staccarlo e riattaccarlo.
In tutti i casi, la poppata deve durare fino a quando entrambi i seni sono completamente svuotati, per evitare ingorghi e infezioni (mastite) e per favorire la produzione ottimale di latte.
Cosa può dare sollievo al solore durante l'allattamento?
Il dolore durante l’allattamento è quasi sempre dovuto a un non corretto attacco del bambino al seno. La suzione, in questi casi, può essere dolorosa e generare ferite (ragadi) di difficile guarigione. Per prevenire le ragadi e il ristagno di latte residuo nei dotti mammari (associato al rischio di mastite) è bene controllare che il piccolo sia attaccato bene quando mangia. Deve avere la bocca bene aperta e succhiare da una porzione abbondante di seno, avere le vie aeree libere e muovere la bocca deglutendo.
Quali sono i vantaggi principali dell'allattamento?
L’allattamento protegge sia la mamma che il bambino, che riceve un effetto a breve ed uno a lungo termine. La presenza di anticorpi nel latte materno lo difende dalle infezioni più comuni nella primissima fase di vita (quelle respiratorie, urinarie, gastroenteriche e le otiti) e previene lo sviluppo, in età più adulta, di asma, obesità e malattie cardiovascolari.
La mamma è protetta (ad un livello proporzionale alla durata dell’allattamento) dai tumori del seno, dell’ovaio e dell’endometrio.
Allattare aiuta a recuperare la forma fisica: la produzione di latte è un’attività dispendiosa dal punto di vista energetico. Per compierla, il corpo sfrutta le riserve di grasso accumulate su cosce, anche e fianchi e l’utero si contrae per tornare alle sue normali dimensioni. Per questo la pancia si assottiglia
Inoltre, l’allattamento è gratuito, comodo e può essere effettuato dovunque ed in qualsiasi momento.
Quanto a lungo una mamma dovrebbe allattare?
Più a lungo possibile. Non è vero che il latte si diluisce con il trascorrere del tempo, né che l’interruzione dell’allattamento è più difficile quanto esso è prolungato. L’allattamento può essere portato avanti anche fino ai 2 anni, come raccomanda l’Organizzazione Mondiale della Sanità. In modalità esclusiva almeno fino ai 6 mesi, dopo i quali è prevista l’assunzione complementare di alimenti adeguati alle necessità nutrizionali di un bambino che cresce.
L’allattamento al seno fornisce il migliore apporto nutritivo per il neonato, pertanto è difficile che a una donna venga consigliato di interromperlo, a meno di problemi specifici.
In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.
Data di pubblicazione: 03 aprile 2018
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