La Vitiligine: cure, classificazione e diagnosi

La Vitiligine: cure, classificazione e diagnosi
25 giugno 2018

Ricerca e Prevenzione

Indice

 

Introduzione

La vitiligine è una patologia che attacca e distrugge i melanociti, le cellule della cute che producono la melanina, il pigmento che colora pelle, occhi, capelli e peli e che fa da principale filtro solare fisiologico.

In corrispondenza delle aree in cui i melanociti sono assenti, la pelle appare di un colore bianco avorio, a chiazze di dimensioni variabili, con bordi ben definiti e qualche volta iperpigmentati (ossia di colorazione più intensa). Tutte le altre caratteristiche della pelle (comprese le sue funzioni) sono inalterate. Talvolta anche i capelli e i peli che crescono nelle aree bianche si schiariscono.

La vitiligine è una malattia molto antica, di cui si trova descrizione già in testi indiani ed egiziani risalenti al 1500 a.C., e il cui nome deriva dal latino vitium, difetto. L’atteggiamento di pregiudizio, anche in mancanza di deficit funzionali correlati, è ben radicato nel tempo.

Colpisce il 2% della popolazione mondiale, uomini e donne con uguale probabilità, e insorge per lo più fra i 10 ed i 20 anni di età. Nel 25% dei casi è presente una familiarità: per questo si ritiene che la vitiligine sia una malattia genetica. A supporto di questa teoria, l’individuazione di specifiche mutazioni genetiche nel DNA di alcuni pazienti.
 

La diagnosi

Il dermatologo diagnostica la malattia considerando l’aspetto della cute: nei casi in cui sussista un’ambiguità, esegue la diagnosi differenziale attraverso una biopsia cutanea, il prelievo di un frammento di pelle seguito dalla sua analisi microscopica.
 

Le cause

La teoria più accreditata sulla patogenesi della vitiligine è quella autoimmune: sarebbe il risultato di una reazione anomala del sistema immunitario che, nell’intento di difendersi da possibili nemici, si confonde e attacca strutture appartenenti al corpo stesso, nella fattispecie i melanociti. Questa considerazione deriva dal fatto che numerose persone affette da vitiligine soffrono anche di malattie autoimmunitarie (ipertiroidismo, alopecia areata, diabete).

Fra i possibili fattori scatenanti, diversi tipi di traumi fisici o psicologici, che agiscono separatamente o in concomitanza fra loro, anche se non sappiamo con quale peso specifico. Si tratta del cosiddetto effetto Koebner, il fenomeno che associa la comparsa delle macchie a fattori come lo stress ossidativo (la presenza di molecole tossiche derivanti dal metabolismo cellulare, che si accumulano per un difetto nei meccanismi di detossificazione fisiologici) o la produzione di molecole tossiche da parte degli stessi melanociti.

Fra gli eventi traumatici fisici, uno dei più determinanti è rappresentato dalle scottature: in molti casi, infatti, la vitiligine compare in seguito ad un’esposizione al sole scriteriata e successivamente alla fase di arrossamento tipica dell’eritema.

Fra i traumi di origine psicologica, gli eventi luttuosi sono al primo posto fra i fattori scatenanti la vitiligine. In tutti i casi la via ultima comune che conduce dallo stimolo patogeno alla manifestazione della sintomatologia è lo stato di infiammazione che coinvolge i melanociti e che è innescato dall’attacco da parte del sistema immunitario.
 

Classificazione

A seconda del numero e della localizzazione delle chiazze, la vitiligine può essere classificata come:
  • Universale: interessa tutto il corpo
  • Generalizzata: si diffonde in più zone, ma limitateLocalizzata: interessa una singola zona delimitata
  • Acrofacciale: coinvolge le estremità ed il volto
  • Perinevica: si sviluppa intorno ad un comune neo, a configurare un’area di depigmentazione (bianco avorio) che circonda una di iperpigmentazione (scura).
 

La terapia

Non esistono cure risolutive per la vitiligine. Non sono ancora state formulate soluzioni che riportino la pigmentazione della pelle al suo stato fisiologico. Ma i dermatologi hanno a disposizione diversi trattamenti.

L’applicazione locale e precoce di steroidi in corrispondenza delle aree in cui si manifesta la schiaritura, contribuisce a rallentare il processo di infiammazione dei melanociti e, di conseguenza, a ripristinare la colorazione della cute. I risultati migliori si ottengono con i bambini, che rispondono in maniera significativa alla terapia, anche se non prima di 3-6 mesi dal suo inizio. Maggiore è l’intervallo di tempo trascorso dall’esordio, minore è la risposta i farmaci. La somministrazione dei cortisonici, che modulano le risposte del sistema immunitario, deve avvenire due volte la settimana e protrarsi per almeno due anni.

Mentre nelle forme più localizzate è sufficiente l’applicazione cutanea, nei casi in cui la depigmentazione sia generalizzata o universale la somministrazione degli steroidi deve essere sistemica (per bocca o iniettabile).

E’ possibile anche ripigmentare la cute attraverso la fototerapia con raggi UVB a banda stretta, in sedute effettuate 2-3 volte la settimana, per un periodo di tempo che va dai 3 ai 6 mesi. In questo caso, il meccanismo non è, come intuitivamente saremmo indotti a pensare, quello di attivare l’abbronzatura nelle aree depigmentate (dal momento che l’utilizzo delle comuni lampade abbronzanti UVA non produce miglioramenti). I raggi UVB, invece, inducono al suicidio i linfociti T citotossici (apoptosi), le cellule coinvolte nella reazione immunitaria anomala, e attivano i melanociti vitali situati ai bordi della chiazza chiara: dunque, neutralizzano la depigmentazione e attivano la pigmentazione.

E’ possibile impiegare anche il laser ad eccimeri di uso dermatologico, il cui raggio è più potente rispetto a quello della fototerapia UVB e che ha mostrato efficacia e sicurezza nel trattamento della malattia. Il trattamento è indolore e viene eseguito in pochi minuti, consentendo al paziente di ritornare immediatamente alla sua normale vita quotidiana.

Con fototerapia UVB e laser a eccimeri si ottengono miglioramenti nel 50% circa dei casi, anche se, negli anni successivi, alcuni di questi tendono a recidivare.

Talvolta il medico prescrive degli integratori: antiossidanti che contribuiscono a detossificare dai radicali liberi che abbiamo visto essere coinvolti nella genesi del processo infiammatorio. A tale scopo si usano il Polipodium leucotomos, la vitamina C, la vitamina E e gli estratti del the verde.

I dermatologi consigliano sempre un approccio combinato, un mix delle numerose componenti appena analizzate, personalizzato per il singolo paziente.

L’innesto di epidermide da aree a colorazione normale verso zone decolorate viene eseguito, al momento, solo su un gruppo selezionato di pazienti, con risultati soddisfacenti per quanto riguarda la ripigmentazione della pelle. Tuttavia, è considerato una seconda linea di trattamento. Si tratta di una procedura nota come trapianto di melanociti-cheratinociti (melanocytes-keratinocytes transplantation, MKTP), per ora effettuata solo in centri con grande esperienza nel settore.

Per correggere le discromie cutanee (disuniformità nella colorazione della pelle), è possibile avvalersi di dermocosmetici, prodotti simili ai normali fondotinta usati per il make up, ma formulati a partire da speciali pigmenti, che riducono le disomogeneità cromatiche.

Per quanto riguarda l’esposizione ai raggi ultravioletti, è naturalmente indispensabile la protezione solare, allo scopo di evitare non solo la scottatura delle aree depigmentate (prive del filtro solare fisiologico, la melanina), ma anche l’accentuarsi della discromia.
 

Aspetti psicologici e sociali

La vitiligine non è una malattia contagiosa; tuttavia, a causa dell’aspetto che attribuisce alla pelle, ha un forte impatto psicologico. Spesso, pur non avendo ripercussioni dirette sulla Salute generale e sulla qualità della vita, comporta l’insorgenza di malesseri psichici di vario genere, anche disturbi psichici come ansia o depressione. Queste manifestazioni che coinvolgono la mente e l’emotività, sono associabili, fra gli altri elementi, allo sfasamento fra medico e paziente che interrompe la loro comunicazione: non essendo pericolosa per la vita, né impattante sulle funzioni fisiologiche, il medico tende a non occuparsene, limitandosi a prescrivere la terapia e sottovalutando le ripercussioni che l’aspetto ha sul benessere della nostra mente.

La pelle è l’organo più esteso del corpo e il nostro biglietto da visita verso il mondo esterno. Parla di noi, come ben sappiamo dai legami dimostrati che intercorrono fra stress e dermatosi.

E’ importante che il medico cerchi di capire quali sono le terapie che, da sole o combinate, hanno maggiore successo per lo specifico paziente che sta esaminando: si è, infatti, visto, che le ripercussioni psicologiche dell’insuccesso delle terapie, portano ad aggravamenti nell’estensione delle discromie.

Un secondo fattore che rende difficile la gestione della vitiligine, è la necessità di più trattamenti, che, peraltro, producono risultati (incerti e variabili individualmente) solo nel lungo periodo.

Ultimo, ma non meno importante, l’aspetto di accettazione sociale. Nel 2015 il popolare fashion brand Desigual ha promosso l’abbattimento dello stigma sociale nei confronti di questa malattia, ingaggiando una modella affetta da vitiligine per una campagna pubblicitaria mondiale. Winnie Harlow, salita alla ribalta grazie alla ex indossatrice e oggi talent scout Tyra Banks, ha conquistato spazio nelle cronache, invadendo con il suo particolare aspetto fisico (divenuto ormai il suo tratto distintivo) le pagine patinate dei magazine femminili. Una pelle colorata come una tela, con chiaroscuri, convessità e concavità: un quadro dipinto con senso artistico, che, morbido, si fonde con i tipici super colorati capi di abbigliamento del marchio.

Dopo Desigual, un altro grande nome della moda la scelse come protagonista per le proprie campagna pubblicitarie.

“Crediamo che la bellezza si manifesti in modi diversi. Con questa nuova campagna, vogliamo trasmettere un messaggio di inclusione e positività. Tutti i modelli sorridono, cosa purtroppo rara, in questo settore”, dichiarava allora Nicola Formichetti, direttore artistico di Diesel.

La popolarità acquisita diede alla Harlow la possibilità di raccontare gli episodi di bullismo di cui era stata vittima durante l’infanzia. Della sua esperienza di tenacia e fiducia incrollabile in se stessa, disse:

“Il mio motto è: concentrati su quello che tu pensi di te, e non su quello che pensano gli altri di te!”.

Ben diverso fu l’atteggiamento nei confronti della malattia di un’altra star, stavolta planetaria, come Michael Jackson. Colpito da vitiligine, si sottopose a trattamenti (almeno stando a quanto narrano le cronache) aggressivi e ripetuti, nel tentativo di schiarire le aree a normale pigmentazione e dare alla sua pelle un aspetto uniforme. Un comportamento che, insieme all’abuso di medicina e chirurgia estetica, deteriorò l’aspetto della sua pelle, anziché migliorarlo.

Un altro personaggio famoso affetto da vitiligine è l’ex Presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga, per il quale la discromia cutanea non fu che una delle singolarità, certamente non la più celebre.
 
In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.