Vitamina Q, l’elisir di lunga vita: come funziona?

Vitamina Q, l’elisir di lunga vita: come funziona?
26 marzo 2019

Benessere

Indice

 

Che cos’è la vitamina Q?

La vitamina Q è una molecola organica che spesso viene identificata con il termine coenzima Q, il quale a sua volta è anche chiamato ubichinone. La vitamina Q è nello specifico un benzochinone con una catena laterale isoprenica molto lunga. Questa molecola organica ha una struttura molto simile a quella della vitamina K e della vitamina E e quindi fa parte delle vitamine liposolubili, dunque non deve essere assimilata con continuità.

Immagine di una q con all'interno una viteÈ presente nelle cellule eucariote soprattutto nelle loro membrane biologiche, e nei mitocondri dove, è coinvolto nei processi aerobici che portano alla produzione di energia. La vitamina Q in realtà non è una vera e propria vitamina. Infatti come già detto con il nome vitamina Q si indica il coenzima Q, che si differenzia dalle vitamine poiché, contrariamente a queste, viene sintetizzato dall’organismo e non assunto con l’alimentazione o da fonti esterne come le altre vitamine.

Nonostante ciò la produzione di coenzima Q dipende da vari nutrienti essenziali e altre vitamine e cofattori. Il coenzima Q è stato identificato per la prima volta da Fred L. Crane e dal suo team dell'Enzyme Institute dell'Università del Wisconsin. La struttura della molecola fu rappresentata a pieno solo nel 1958 da D.E. Wolf e da Karl Folkers nei laboratori della Merck.
   
 

Funzioni

La vitamina Q svolge diversi ruoli biologici importanti, come antiossidante e mediatore energetico tra le cellule. Infatti l'ubichinone si trova nelle membrane cellulari del reticolo endoplasmatico, di perossisomi, lisosomi e mitocondri, dove svolge un importante ruolo nella catena di trasporto degli elettroni.
La sua importanza è tale da essere molto presente nelle cellule di organi importanti, come il cuore, il fegato, il pancreas e i reni.

La vitamina Q gioca un ruolo importante anche nel donare elasticità alla pelle e forza all’organismo alleviando il senso di  stanchezza, attraverso l’aumento dell'energia disponibile per le cellule. Da qui scaturisce il ruolo importante che il coenzima Q ha assunto negli ultimi anni nell’ambito dell’antiaging. Infatti la sua azione antinvecchiamento, contrasta la perdita di elastene e collagene, rallentando la formazione di rughe e favorendo il mantenimento del tono cutaneo. In virtù di questa azione antiage, il coenzima Q trova impiego come ingrediente di creme antirughe ed altri cosmetici.

Da un punto di vista clinico il ruolo antiossidante del Coenzima Q, efficace nel controllare la perossidazione dei lipidi di membrana e del colesterolo LDL, rappresenta il suo principale uso.
Immagine che mostra le mani di una donna anziana con la sindrome di parkinsonIn virtù di tale attività, la vitamina Q, è utilizzata in ambito clinico:
  • nella prevenzione delle cardiopatie, poiché esercita un'azione benefica sul cuore, aumentando la bioenergia delle cellule, riducendone lo stress ossidativo e determinando un effetto vasodilatatore;
  • nella prevenzione dell'ipertensione e dei danni ad essa associati grazie alla sua funzione ipotensiva;
  • nella prevenzione e nella gestione delle patologie neurodegenerative, poiché svolgendo un'azione antiossidante, aiuta a contrastare lo stress ossidativo prodotto dai radicali liberi. Questa proprietà si rivela molto utile a ridurre i sintomi del morbo di Parkinson. Infatti se somministrato ad alti dosaggi nei pazienti in cui la malattia è ancora in stato iniziale, il coenzima Q aiuta a mantenere il controllo dei movimenti.
Recenti studi attribuiscono alla vitamina Q anche un'azione mioprotettiva nei confronti dello stress ossidativo generato dall'esercizio fisico. Quindi la vitamina Q aumenta la forza muscolare e della tolleranza all’esercizio fisico.
             
La vitamina Q rappresenta un vero elisir di lunga vita visto che, oltre alle tante funzioni enunciate in precedenza, ha anche effetto sul  sistema immunitario, rafforzandolo e contrastando le infezioni e la formazione di radicali liberi.
Ma anche i paziente affetti da diabete ed ipercolesterolemia trovano nel coenzima Q effetti benefici, infatti interviene nella regolazione dell'insulina, favorendo la riduzione dei livelli di zucchero nel sangue del 30% e favorisce l’abbassamento dei livelli di LDL (colesterolo cattivo) nel sangue evitando la formazione di placche aterosclerotiche.
Infine come già detto in precedenza il coenzima Q, avendo un grande potere antiossidante, permette di contrastare i radicali liberi e tutte le forme di stress ossidativo, quindi ha effetti benefici anche in patologie come i tumori, e altre patologie cronico degenerative come l’artrite reumatoide, ma anche nelle allergie grazie alla sua capacità di contrastare l’istamina.
 
La capacità del coenzima Q di agire su tutte queste condizioni patologiche è data da un elemento comune a tutte queste patologie, ovvero i mitocondri. Infatti le patologie dove il coenzima Q risulta più efficace sono quelle associate a disfunzione mitocondriali.


 

Carenza

La carenza di vitamina Q, può comportare diversi problemi in primis problemi di natura cardiovascolare. Spesso persone vittime di malattie cardiache presentano una bassa concentrazione di vitamina Q. Altri effetti della carenza sono una stanchezza diffusa e problemi di natura respiratoria.
Nonostante venga prodotta dal nostro organismo ed integrata con l'alimentazione, ci sono diversi fattori che possono determinare un insufficiente livello di ubiquinone.
Immagine di una ragazza con la testa appoggiata al braccio e gli occhi chiusi, molto stancaTra questi troviamo:
  • l’invecchiamento: dai 40 anni in poi, il nostro organismo produce minori quantità di vitamina Q
  • malnutrizione: una dieta ricca di grassi, zuccheri e alimenti industrializzati, può portare a
  • una carenza di vitamina Q
  • patologie: in presenza di malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson, patologie dell'apparato cardiovascolare, tumori e diabete, la concentrazione di vitamina Q si riduce considerevolmente;
  • interazione con farmaci: l'assunzione di alcuni farmaci può comportare una diminuzione del coenzima Q contenuto nelle nostre cellule. Ad esempio le statine, utilizzate nel trattamento del colesterolo LDL, utilizzano le stesse vie metaboliche del ubiquinone. Pertanto, una riduzione dell'LDL determina automaticamente una riduzione del livello di coenzima Q.
La carenza di vitamina Q però non va confusa con il deficit di vitamina Q, che è una malattia genetica ed ereditaria, in cui si verificano mutazioni a carico dei geni che sintetizzano il coenzima.
Di questa malattia esistono 3 forme: la prima colpisce principalmente i reni, la seconda interessa principalmente i muscoli, mentre la terza attacca il cervelletto provocando convulsioni e discinesie. Fortunatamente si tratta di una malattia rara, che si manifesta durante l’infanzia.

 

Tossicità

La vitamina Q raramente presenta fenomeni di tossicità, anche perché quando le dosi vanno oltre la norma vengono di norma espulse dall’organismo attraverso le urine.
Ovviamente il nostro organismo riesce a smaltire elevati dosi di vitamina Q, ma presenta anch’esso un cutoff che è rappresentato da dosi superiori a 200 mg al giorno, che portano alla comparsa di dolore epigastrico, nausea, diarrea, mal di testa ed eruzioni cutanee.
Come detto in precedenza, in presenza di patologie, se assunti in concomitanza con determinati farmaci, gli integratori di vitamina  Q possono scatenare reazioni allergiche.
In particolare, ne è sconsigliata l'assunzione ai soggetti in terapia con:
  • antidiabetici
  • chemioterapici
  • anticoagulanti
  • antipertensivi
  • betaxololo (usato nel trattamento di angina pectoris, ipertensione e glaucoma).
Non sono stati condotti studi specifici su gravidanza e allattamento, pertanto è preferibile evitare di assumerlo in tali condizioni. È consigliabile evitarne la somministrazione anche nei bambini.

 

Fonti alimentari

La vitamina Q è presente nelle carni, soprattutto nel fegato ma anche in pollo, manzo e maiale, oltre che nei frutti di mare. Particolarmente ricchi di coenzima Q sono anche alcuni pesci come tonno, salmone, sardine e sgombri.
Immagine di frutta secca ammassata una un piano scuroIl coenzima Q è contenuto in molti alimenti di origine vegetale come il germe di grano, soia, crusca, cereali integrali, noci, arachidi, spinaci, broccoli, uova e oli vegetali.
Ci sono poi alcuni alimenti come il pepe che interagisce positivamente con il coenzima Q, poiché la piperina in esso contenuta è in grado di aumentare l'assorbimento plasmatico del suo principio attivo.

In generale, chi segue una alimentazione ricca di pesce, frutta e carne ha in genere livelli ematici di coenzima Q alti. Tuttavia, come ben sappiamo, non è detto che chi segue una dieta, che favorisce l’innalzamento della vitamina Q, riesca a mantenere elevati livelli di ubiquinone. Infatti con l’avanzare dell’età, ad esempio, il fegato diviene meno efficiente nel convertire gli ubiquinoni degli alimenti e ciò chiaramente si traduce in una riduzione della percentuale di coenzima Q cellulare e circolante. Quindi si consiglia dopo i 50 anni, in assenza di patologie o trattamenti farmacologici avversi, di assumere integratori a base di vitamina Q, anche se in piccole dosi.


Il fabbisogno giornaliero di vitamina Q varia in media dai 100 ai 200 mg.
Il fabbisogno ovviamente dipende dalle condizioni di salute della persona, ma anche dalle attività lavorativa o sportiva, dall’età e dall’eventuale assunzione di farmaci.
In generale, comunque, per gli adulti la dose raccomandata è di 50 - 200 mg al giorno. 200 mg è, infatti, proprio l’apporto massimo giornaliero definito per questa sostanza dalla Direzione Generale per la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del ministero della Salute.
Il coenzima Q è una molecola liposolubile, quindi se si prendono integratori è preferibile assumerlo assieme a un pasto ricco di grassi, in modo che l’organismo lo possa assorbire meglio. Anche per questo ci sono integratori in cui l’ubiquinone è associato all’olio di oliva.

Le maggiori fonti di vitamina Q sono carne e derivati (47% dell'assunzione totale). Verdura, oli e frutta contribuiscono per il 23%, mentre pesci e crostacei forniscono un ulteriore 35% dell'assunzione totale di vitamina Q.
                
immagine di bambini a tavola mentre mangianoLATTANTI (6-12 MESI): per tale classe d 'età è indicata un apporto di vitamina Q considerando la concentrazione media del coenzima Q nel latte materno di 60 mg/die.
 
BAMBINI E ADOLESCENTI (1-17 ANNI): data la scarsità di informazioni disponibili per tale fascia d'età, il fabbisogno è stato calcolato sulla base dei dati per gli adulti, con una correzione per peso corporeo.
 
ADULTI (18-59 ANNI): i valori di riferimento sono tra i 100 e i 200 mg/die per entrambi i sessi.
 
ETÀ GERIATRICA (60 ANNI): i limitati dati disponibili suggeriscono che un aumento dei fabbisogni di vitamina Q sia necessario nelle fasce più anziane della popolazione; per tali considerazioni, si ritiene di aumentare l'apporto di ubiquinone rispetto a quanto indicato per l'adulto di 10-15 mg nelle donne in virtù dell’azione anti artrite e di 20-30 mg negli uomini.
 
GRAVIDANZA: il fabbisogno medio indicato per la gravidanza tiene conto delle richieste aggiuntive, dipendenti dall'aumento del peso corporeo e del fabbisogno proteico ed energetico, che sono necessarie per l'accrescimento fetale. In tale situazione si ritiene adeguato aumentare l'apporto indicato per l'adulto di 30-40 mg/die.
In collaborazione con
Giuseppe Annunziata

Giuseppe Annunziata

Sono un giovane medical blogger ed articolista, laureato in Fisioterapia e specializzato in riabilitazione cardiologica e respiratoria, nonché iscritto al 4 anno di medicina. Da anni scrivo per diverse testate digitali italiane e straniere, e per associazioni e fondazioni di rilievo nazionale come la Lega Italiana Sclerosi Sistemica e l'Associazione italiana riabilitatori dell’insufficienza respiratoria. Il mio motto? "In scienza e coscienza", con due semplici parole riassume quello che faccio e come lo faccio: mi occupo di scienza con coscienza.