Vitamina D: quali proprietà ha? Come assumerla?

Vitamina D: quali proprietà ha? Come assumerla?

Benessere

Ultimo aggiornamento: 12 marzo 2019

Indice

 

Che cos’è la vitamina D?

Con il termine "vitamina D" ci si riferisce sia all'ergocalciferolo (Vitamina D2) che al colecalciferolo (vitamina D3). Per l’esposizione alla luce solare, nei lieviti e nelle piante si ha la formazione di ergocalciferolo a partire dall'ergosterolo, mentre nell'uomo e negli animali si sintetizza colecalciferolo dal 7-deidrocolesterolo (7-DHC). Dalla vitamina D2 e dalla vitamina D deriva la 1,25-dii-drossi vitamina D o calcitriolo che è la forma metabolicamente attiva nell'organismo.
Per quanto appena detto, la vitamina D è un micronutriente dalle caratteristiche del tutto peculiari: infatti, la copertura dei suoi fabbisogni metabolici può essere indipendente dalla dieta.

Immagine che mostra la lettera D disegnata con pesci e altri alimenti che contengono la vitamina DDi fatto, alle latitudini temperate e per una normale esposizione al sole in media l'80% della vitamina D resa disponibile all'organismo proviene dalla sua sintesi cutanea e solo il 20% dagli alimenti. La storia della vitamina D ha inizio nel 1919 quando venne evidenziato da Huldschinsky che bambini affetti da rachitismo guarivano se esposti alla luce del sole; più tardi un risultato simile fu ottenuto da Hess e Gutman, con la luce solare.

Nello stesso periodo venne ipotizzato da Mc Collum la presenza di un composto liposolubile essenziale per il metabolismo osseo nell'olio di fegato di pesce. In seguito si mostrò che il 7-DHC, se colpito dai raggi solari, dava origine a un composto che presentava la stessa attività biologica di quello isolato da Mc Collun. La struttura della vitamina D venne definitivamente identificata nel 1930 da Windaus.


 

Funzione

La vitamina D esercita una duplice funzione, endocrina e paracrina. Svolge attività endocrina nel mantenere l'equilibrio Ca-P e la mineralizzazione dell'osso, mentre come citochina essa è potenzialmente coinvolta nel funzionamento di molti altri tessuti.

La prima funzione della vitamina D è quella di regolazione del metabolismo di Ca e P, e di controllo delle loro concentrazioni ematiche; in tal modo sono preservate le condizioni di base necessarie per la mineralizzazione della matrice ossea. A livello intestinale la vitamina D aumenta in modo marcato l'assorbimento del Ca e del P nell'orletto a spazzola, mentre nel tessuto osseo favorisce la differenziazione dei monociti in osteoclasti e incrementa di conseguenza il riassorbimento del minerale osseo e la liberazione di Ca. Meno certo risulta al momento l'effetto diretto sul riassorbimento renale di Ca e P.

immagine di padre e figlio che mostrano i muscoli delle bracciaLa vitamina D è altresì importante per il corretto trofismo dell'apparato muscolare, essa non solo stimola la sintesi di proteine muscolari ma, ad esempio, partecipa anche all'attivazione di alcuni meccanismi di trasporto del Ca a livello del reticolo sarcoplasmatico, essenziali per la contrazione muscolare.

Evidenze della letteratura suggeriscono inoltre la presenza di significative relazioni delle concentrazioni sieriche di vitamina D con la forza dei muscoli appendicolari e il livello complessivo di efficienza fisica. Questa sintesi localizzata non contribuisce all’omeostasi del Ca, ma pare coinvolta nella regolazione paracrina delle funzioni cellulari. In particolare, la vitamina regola la biosintesi e il rilascio di insulina da parte delle cellule insulari pancreatiche e influenza significativamente la sensibilità dei tessuti periferici all'insulina stessa.

Esso inoltre regola la trascrizione del gene della renina, agendo sul fattore di trascrizione e CREB. Anche la proprietà antinfiammatorie della vitamina D appaiono in grado di svolgere un'efficace azione di protezione della parete vasale.

Il sistema vitamina D-VDR regola infine l'espressione genica dei peptidi natriuretici, che non sono semplicemente dei marcatori di ipertrofia cardiaca ma anche fattori autocrino-paracrini in grado regolare lo sviluppo della massa cardiaca in risposta a stimoli fisiologici e patologici.
La vitamina D ha anche potenziali effetti anticarcinogenetici da imputare a meccanismi quali:
  • stimolo della risposta immunitaria;
  • inibizione enzimatica;
  • modulazione dei fattori di crescita;
  • promozione dei meccanismi pro-apoptosi;
  • inibizione dei meccanismi di carcinogenesi;
  • inibizione dell'angiogenesi;
  • riduzione dell'invasione locale e della metastasi del tumore;
  • induzione dell'autofagia;
  • aumento dell'attività antiossidante e di riparazione del DNA.
Per quanto interessa la risposta immunitaria, l'azione della vitamina D è stata associata con un aumento dell'immunità innata nei confronti di differenti infezioni, in particolare la tubercolosi, l'influenza e le infezioni virali delle prime vie respiratorie.


 

Carenza

Diversi sono i fattori in grado di influenzare la sintesi di vitamina D, alcuni legati alle caratteristiche dell'individuo come sesso e fototipo, altri ambientali come:
  • attività fisica
  • eccesso ponderale;
  • tempo di esposizione alla luce solare
  • latitudine
  • stagione
  • inquinamento
  • utilizzo di filtri solari
  • consumo di supplementi.
In aggiunta, nel corso dell'invecchiamento, i meccanismi di sintesi della vitamina D da parte dell'epidermide diventano progressivamente meno efficienti.
Anche patologie da malassorbimento (celiachia, morbo di Crohn, fibrosi cistica e retto colite ulcerosa), patologie del fegato, o dei reni, e l'uso di taluni farmaci (come corticosteroidi e anticonvulsivanti) possono contribuire o essere causa diretta della carenza di vitamina D. In sintesi, il deficit di vitamina D è determinato nella maggior parte dei casi da una ridotta esposizione alla luce del sole e/o da un riduzione dell’assorbimento attraverso la dieta. La carenza della vitamina D viene identificata in base alla concentrazione sierica e dipende quindi dal livello scelto, prevalentemente indicato in 20 pg/mL (50 pmol/L).

immagine di due anziani che camminano in un prato d'invernoIn generale si osserva un'elevata prevalenza di stati carenziali sia in età adulta che in età evolutiva. In Italia essi sono frequenti specialmente in età geriatrica e durante l'inverno; ad esempio, è facile riscontrare la carenza in un'altissima percentuale di donne anziane (86%).

Un caso a parte è rappresentato dagli individui obesi. Come già detto, la vitamina D si può depositare nel tessuto adiposo, senza che al momento sia chiaro se e quanto questo contribuisca alla regolazione del suo metabolismo. Gli obesi potrebbero per tanto aver bisogno di maggiori apporti di vitamina con la dieta per raggiungere gli stessi livelli plasmatici che si osservano negli individui normopeso. Di fatto, in molti studi si è osservata una relazione inversa fra vitamina D e indice di massa corporea. Si è pure evidenziato un minor incremento della vitamina D sierica negli individui obesi a seguito di supplementazione, così come un aumento delle sue concentrazioni sieriche durante decremento ponderale.

Qualunque siano le cause, la carenza di vitamina D ha evidenti effetti sfavorevoli sullo stato di salute, a cominciare da quanto avviene a carico dell'apparato muscolo-scheletrico. Essa altera il metabolismo di Ca e P, determinando la riduzione delle concentrazioni sferiche di questi due minerali, con iperparatiroidismo secondario e aumento dell'attività della fosfatasi alcalina nel siero. Nei casi più estremi si possono avere convulsioni da ipocalcemia. Segni di deficit protratto sono rappresentati dall'inadeguata mineralizzazione dello scheletro (rachitismo nei bambini, osteomalacia e osteoporosi negli adulti). Gli effetti della carenza della vitamina sono resi ancora più evidenti in presenza di un concomitante ridotto apporto di Ca in termini di prevenzione.
Immagine a raggi x che mostra la rottura del bacinoConvincenti evidenze della letteratura indicano come nell'anziano la supplementazione con vitamina D, in associazione al Ca, riduca il rischio per fratture, in particolare quella dell'anca. Tale effetto appare ancor più evidente negli anziani istituzionalizzati. Per quanto riguarda il sistema muscolare, in condizioni di ipovitaminosi severa, può portare alla miopatia dei muscoli prossimali, all’astenia agli arti, alla sarcopenia e alla riduzione della forza muscolare, con conseguenti disturbi dell'equilibrio osseo dovuti a cadute accidentali.

Al di fuori dell'apparato muscolo-scheletrico, di notevole rilevanza è il ruolo della vitamina D nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. È stata dimostrata l’esistenza di una relazione inversa della vitamina D nel siero con la prevalenza d'ipertensione arteriosa e di altre patologie cardiovascolari. Inoltre, l'ipovitaminosi D rappresenta un potente predatore del rischio di sviluppare un primo evento cardiovascolare nei pazienti ipertesi. D'altra parte, in soggetti a rischio di diabete i livelli di vitamina D sono inversamente correlati alla condizione di insulino-resistenza e sono associati a un ridotto rischio di insorgenza della malattia. La condizione di ipovitaminosi D, infine, aumenta significativamente il rischio di morte in pazienti diabetici, con sindrome metabolica, scompenso cardiaco o insufficienza renale cronica. La plausibilità biologica della relazione fra tumori e vitamina D deriva, come già detto, dai suoi potenziali e vari effetti anticarcinogenetici. Non ci sono evidenze circa una relazione fra vitamina D e incidenza complessiva di tumori, mentre emerge qualche ragionevole ipotesi di una relazione con le neoplasie del colon-retto e della mammella, ma non con il tumore della prostata.

 

Tossicità

Fenomeni di tossicità sono descritti in caso di inappropriata assunzione di dosi 100 volte superiori all'apporto giornaliero raccomandato per l'età adulta. In pratica è impossibile incorrere in fenomeni di ipervitaminosi D con la semplice alimentazione e/o l'esposizione alla luce solare. Infatti, la dieta è relativamente povera di vitamina D, mentre per un'esposizione al sole particolarmente rilevante le radiazioni UVB divengono responsabili della degradazione delle pre-vitamine in prodotti inattivi. La diagnosi di intossicazione da vitamina D viene posta sulla base di una concentrazione sierica >150 ng/mL.
I sintomi di intossicazione acuta e cronica sono rappresentati da nausea, diarrea, poliuria, perdita di peso, ipercalcemia, ipercalciuria, nefrocalcinosi, ridotta funzione renale e calcificazioni nei tessuti molli.

 

Fonti alimentari

Immagine che mostra alimenti che contengono la vitamina DUn alimento particolarmente ricco di vitamina D è l'olio di fegato di merluzzo, ma di norma esso viene consumato solo come supplemento; contengono discrete quantità di vitamina D i pesci, specialmente quelli grassi come l'aringa, il tonno fresco e il salmone in scatola. Tra le carni, quantità apprezzabili di vitamina D si ritrovano solo nel fegato di suino. Molti paesi arricchiscono alcuni alimenti di uso comune (ad es. latte e margarine) con la vitamina D, poiché le condizioni ambientali (come per esempio, scarsità di luce solare durante l'inverno) sono particolarmente sfavorevoli per la sua sintesi endogena. Da alcuni anni sono presenti, anche in Italia, prodotti lattiero-caseari arricchiti, in concentrazioni variabili, con vitamina D e Ca.

Il rapporto medio di vitamina D da alimenti e supplementi è risultato pari a 2,5 microgrammi/die di cui l'8% deriva dal consumo di supplementi.
La principale fonte di vitamina D nella dieta italiana è rappresentata dal pesce, che garantisce il 38% dell'apporto totale. Il contributo di carne e derivati è del 26%, mentre quello di latte e derivati è del 7% e infine le Uova del 16%. I supplementi contribuiscono per il 54% dell'assunzione totale di vitamina D.
 
LATTANTI (6-12 MESI): la concentrazione di vitamina D nel latte umano è molto bassa e assolutamente insufficiente a soddisfare le necessità dei lattanti, che inoltre sono di frequente poco esposti alla luce diretta del sole. Per il secondo semestre di vita si indica un fabbisogno pari a 10 microgrammi/die perché tale apporto, come emerge dagli studi di supplementazione, è sufficiente a garantire concentrazioni sieriche di  >20ng/mL , che non si associano ad alcun segno clinico di carenza. Data l'alta incidenza di rachitismo in assenza di supplementazione con vitamina D, l'assunzione regolare di vitamina D di fatto assume nei lattanti una particolare importanza, perché permette di garantire una normale crescita dell'osso.

BAMBINI E ADOLESCENTE (1-17 ANNI): in una fase di accrescimento scheletrico, bambini e adolescenti hanno necessità particolarmente elevate di vitamina D. Le evidenze relative alla prevenzione del rachitismo, all'assorbimento frazionale del Ca e al contenuto minerale osseo, portano a indicare un valore di 10 µg/die.

ADULTI (18-59 ANNI): in questa fascia d'età, l'obiettivo è quello di mantenere al meglio l'integrità anatomica e funzionale dell'osso. Si indicano per entrambi i sessi un fabbisogno pari a 10 microgrammi/die. Tale valore non si modifica per le donne in menopausa.

ETÀ GERIATRICA (60 ANNI): nell'anziano si mira innanzi tutto a rallentare la perdita di massa ossea e a ridurre il rischio di fratture. Anche in questo caso, è necessario procedere con l'elaborazione di evidenze sperimentali, spesso indirette. Per gli uomini e le donne di 60-74 anni, in assenza di dati specifici, si riconfermano i valori già indicati per la popolazione adulta. Per la fascia d'età >75 anni, tenendo conto che possono essere presenti un certo numero di individui anziani le cui necessità per la vitamina D sono particolarmente elevate, secondo un criterio di prudenza si adotta una un percentuale di vitamina D più elevata rispetto a quella della popolazione adulta, pari a 20 microgrammi/die.

GRAVIDANZA: anche se il ruolo della vitamina D nello sviluppo fetale non è ancora del tutto definito, è certo che durante la gravidanza si ha un aumento dei valori plasmatici di vitamina D a causa della sintesi placentare di tale molecola, mentre fattori indipendenti dalla vitamina D sono responsabili del trasferimento di Ca dalla madre al feto. D'altro canto, non sono state evidenziate delle chiare relazioni dello stato vitaminico della madre con il metabolismo del Ca e con lo sviluppo del tessuto osseo del feto. Di conseguenza si conferma quanto indicato per le donne in età fertile, con un valore pari 12 microgrammi/die.

Dubbi sugli integratori

Immagine di una ragazza che tiene in mano un integratore in pillolaNon tutti gli integratori mantengono le promesse. In carenza di vitamina D, che genera vari problemi di salute, vuoi acuti vuoi cronici, non tutti gli interventi in supplementazione producono reali benefici, se non a chi li produce e li commercializza. L’analisi viene da un gruppo di ricercatori retto da Michael Allan, direttore della Medicina Basata sull'Evidenza dell'Università dell'Alberta (Edmonton, Canada), pubblicata dal Journal of General Internal Medicine. L’indagine ha valutato l’efficacia dell'assunzione di vitamina D per ridurre cadute e fratture, migliorare la depressione e il benessere psicologico, prevenire l'artrite reumatoide, trattare la sclerosi multipla e ridurre l'incidenza dei tumori e la mortalità. Assumere vitamina D può aiutare a ridurre la frequenza delle cadute, ma non ci sono dati certi. Quanto alla prevenzione delle fratture, l’efficacia della supplementazione è dimostrata solo in combinazione con il calcio e in dosi non inferiori a 800 UI. Infine, la vitamina D può aiutare a ridurre la mortalità, ma solo del 5% circa.

In particolare, il caso in cui si hanno i maggiori benefici assumendo vitamina D, è quello delle fratture. Ipotizzando che un gruppo di soggetti ad alto rischio possa subire una frattura, quindi addebitando un 15% di probabilità di romperselo nei 10 anni successivi, e li si trattasse con una dose ragionevole di vitamina D per un decennio, si potrebbe prevenire una frattura in circa 1 persona su 50. Come ha dichiarato Allan, “questi esiti in prevenzione possono avere poco significato. Se questo è il meglio che la vitamina D può fare".

Ulteriore dato: se è vero che una supplementazione ragionevole di vitamina D non è dannosa per una persona sana non è dimostrato che non la farà stare meglio. «E' altamente improbabile che una persona di 40 anni tragga beneficio dall’assunzione di vitamina D, non ci sono evidenze scientifiche in tal senso».
In collaborazione con
Giuseppe Annunziata

Giuseppe Annunziata

Sono un giovane medical blogger ed articolista, laureato in Fisioterapia e specializzato in riabilitazione cardiologica e respiratoria, nonché iscritto al 4 anno di medicina. Da anni scrivo per diverse testate digitali italiane e straniere, e per associazioni e fondazioni di rilievo nazionale come la Lega Italiana Sclerosi Sistemica e l'Associazione italiana riabilitatori dell’insufficienza respiratoria. Il mio motto? "In scienza e coscienza", con due semplici parole riassume quello che faccio e come lo faccio: mi occupo di scienza con coscienza.
Data di pubblicazione: 12 marzo 2019