Vitamina B9 (acido folico): struttura e sintomi da carenza

Vitamina B9 (acido folico): struttura e sintomi da carenza

Benessere

Ultimo aggiornamento: 12 gennaio 2019

Indice


Che cos’è la vitamina B9?

Folata è il termine generico con cui vengono indicati sia i folati poliglutammati, cioè le forme vitaminiche naturalmente presenti negli alimenti; sia l'acido folico (acido pteroil-monoglutammico), che è utilizzato nei supplementi e negli alimenti fortificati. I coenzimi derivanti dai folati sono coinvolti nel metabolismo di nucleotidi, aminoacidi e altre importanti molecole.

Negli anni '40 Mitchell fu il primo a utilizzare il termine acido folico, dal latino "folium" (foglia), per indicare sostanze estratte da foglie di spinaci che erano biologicamente attive contro alcune forme di anemia. La struttura chimica e la sintesi dell'acido folico furono realizzate nel 1943. Per lungo tempo l'acido folico è stato utilizzato per il trattamento delle anemie macrocitiche e/o megaloblastiche. Negli anni '60 è stato chiarito il ruolo dei folati nella sintesi dei nucleotidi e nel metabolismo dell'omocisteina. Dall'inizio degli anni '80 si è resa evidente l'associazione tra carenza di folati e difetti del tubo neurale. LEGGI IL NOSTRO APPUNTAMENTO CON "Vitamine: funzioni, classificazione e integratori"

Funzione

l Immagine che mostra un flacone pieno pillole di acido folico che formano la scritta B 9principali processi metabolici che richiedono l'intervento dei folati, denominati complessivamente “metabolismo dell'unità monocarboniosa”, includono reazioni coinvolte sia nella sintesi delle purine sia nella formazione della metionina a partire dall'omocisteina. Le fonti principali dell'unità monocarboniosa sono la colina e gli aminoacidi serina, glicina e istidina.

La sintesi di metionina da omocisteina è l'unica tappa nota in cui viene utilizzato N5-metilTHF ed è la reazione dove si ha l'utilizzo più abbondante di folati. La dipendenza della metilazione dell'omocisteina da folati e vitamina B12 dà la spiegazione biochimica del perché la singola carenza di ciascuna delle due vitamine induca gli stessi sintomi megaloblastici nel midollo osseo e le stesse alterazioni in altri tessuti a rapida divisione cellulare. La carenza di vitamina B9 induce carenza secondaria di folati, che restano bloccati nella forma N5-metilTHF  e non sono riportati alla forma funzionale THF (cosiddetta "trappola dei folati").

La supplementazione di folati consente un'adeguata sintesi dei nucleotidi e questo maschera e ritarda l'evidenziarsi dei sintomi, soprattutto neurologici, dovuti alla carenza della vitamina B9. Pertanto modificazioni funzionali di questo enzima, come nel caso di polimorfismi, possono portare ad alterazione del ciclo omocisteina-metionina.

Carenza

Immagine che mostra la pancia di una donna incinta mentre prende un integratore di acido folico e vitamina b9 insieme a un bicchiere d'acquaLa carenza di folati si manifesta lentamente e può interessare tutte le fasce d'età. Dati recenti riportano negli adulti valori plasmatici di 6,3-20,1 nmol/L, evidenziando una situazione carenziale (<10 nmol/L). Studi effettuati sulla popolazione adulta italiana indicano concentrazioni plasmatiche di folati comprese tra 10,7 e 13,9 mol/L.

La carenza di folati è principalmente causata da apporti inadeguati, ulteriori possibili cause di stati carenziali sono le sindromi da malassorbimento (sprue tropicale o celiachia), l'assunzione cronica di alcol, i trattamenti farmacologici (FANS a dosi elevate anticonvulsivanti, contraccettivi orali, metotrexate, ,colestiramina) o la presenza di particolari polimorfismi genetici. Tra i polimorfismi più studiati, la mutazione MTHFR C677T è particolarmente frequente in Italia (circa il 44%). La carenza di folati è anche favorita dalla presenza di un deficit di zinco poiché questo minerale svolge un ruolo centrale nell'assorbimento della vitamina. Questo può verificarsi nei fumatori e in tutte le condizioni di aumentato fabbisogno come gravidanza e allattamento, in pazienti con anemia emolitica cronica e in pazienti dializzati.

Le manifestazioni cliniche primarie della carenza di folati sono quelle dell'anemia. I reperti midollari e del sangue periferico sono esattamente gli stessi descritti nella carenza di vitamina B9, ma con un minor interessamento del sistema nervoso centrale. Possono essere presenti pure manifestazioni gastrointestinali quali glossite atrofica e malassorbimento. Tali alterazioni sono dovute a una difettosa sintesi del DNA che si manifesta particolarmente nei tessuti caratterizzati da un elevato ritmo di moltiplicazione cellulare, come le cellule della serie ematica e dell'epitelio intestinale. Livelli subottimali di folati nelle primissime fasi della gravidanza (cioè nei primi 28 giorni) aumentano il rischio di malformazione del feto, in particolare di difetti del tubo neurale quali la spina bifida o l'anencefalia. Inoltre, i folati sembrano avere un ruolo, non ancora ben chiarito, nella prevenzione di altre malformazioni congenite, quali labio e/o palatoschisì e alcuni difetti cardiaci. Per le particolari esigenze del feto che comportano un aumento del fabbisogno, uno stato ottimale di folati può dare luogo a ritardo di crescita intrauterina, placenta previa e parto pretermine. Poichè i folati sono coinvolti nella metilazione dell’omocisteina, lo stato carenziale durante la gravidanza è stato associato a un aumento della pressione arteriosa.

L'immagine mostra un anziano piegato leggermente in avanti nell'atto di soffrire per un dolore muscolarePer quanto riguarda i rapporti con le malattie cronico-degenerative, gli effetti documentati in presenza di uno stato carenziale per i folati sono in parte sovrapponibili a quanto riportato per altre vitamine del gruppo B. La carenza di folati, in maniera più evidente rispetto alle carenze di altre vitamine del gruppo B, può determinare ipero-mocisteinemia, fattore di rischio per le malattie cardio-cerebrovascolari ed è stata anche associata, insieme all’iperomocistelnemia, al declino cognitivo e ad alcune forme di demenza, nonché all'osteoporosi. Inoltre, l’iperomocisteinernia sembra associata anche con un aumento del rischio di fratture da fragilità in soggetti anziani di ambedue i sessi. Nei confronti delle malattie neoplastiche, bassi livelli di folati determinano un'errata incorporazione dell'uracile al posto della timina nel RNA e sì associano a una riduzione della metilazione del DNA; in entrambi i casi aumenta il rischio di rotture del DNA e di mutazioni che potrebbero favorire la trasformazione neoplastica delle cellule. Al riguardo, revisioni sistematiche della letteratura hanno evidenziato la presenza di una possibile relazione inversa dose-dipendente tra assunzione di folati e rischio di alcune neoplasie, in particolare del colon-retto e con evidenza inferiore del pancreas, dell'esofago, dello stomaco e della prostata. Va inoltre ricordato il possibile effetto pro-tumorale dell'acido folico, una volta che la neoplasia è insorta.
 

Tossicità

Non sono stati evidenziati effetti negativi in seguito all'assunzione di elevate quantità di folati alimentari. L'assunzione di acido folico a dosi elevate (>5000 microgrammi/die), in presenza di uno stato carenziale di vitamina B9 e di anemia perniciosa, è invece causa di comparsa delle sindromi neurologiche correlate.

    

 Fonti alimentari

L'immagine mostra una serie di alimenti contenenti acido folico e quindi vitamina b9: salmone, asparagi, melograno, cereali, spinaciI folati sono contenuti sia negli alimenti di origine vegetale sia negli alimenti di origine animale. L'acido folico è utilizzato nella fortificazione degli alimenti e come supplemento vitaminico. Elevati livelli di folata si osservano nel lievito di birra e nei cereali per la prima colazione. Discreti livelli di folati si trovano nel pane integrale, nella pasta integrale e nella pizza. Nella verdura e negli ortaggi i folati sono presenti in particolare negli asparagi, nei broccoli, nei carciofi e negli spinaci. Anche i legumi freschi presentano buoni contenuti di folati soprattutto nei piselli freschi e nelle fave fresche. Tra la frutta gli alimenti a più alto contenuto sono le arance, i kiwi e le fragole. In Italia, gli alimenti fortificati con acido folico presenti sul mercato sono principalmente i cereali per la prima colazione, alcuni prodotti da forno (fette biscottate e cracker) e alcuni succhi di frutta, oltre ai biscotti per l'infanzia.

Il gruppo cereali e derivati e il gruppo verdura e ortaggi rappresentano le fonti principali di folati nella dieta italiana, fornendo rispettivamente il 29% di folati totali. A seguire il gruppi frutta e il gruppo latte e derivati che garantiscono rispettivamente circa il 10% e il 18% di folati totali. Legumi, patate e tuberi, carne e derivati, pesce e prodotti da pesca e uova, nel complesso assicurano circa il 17% dei folati totali. Il consumo di prodotti fortificati con acido folico e il contributo di quest'ultimo all'apporto totale di folati non è molto elevata ed è esclusivamente proveniente dai cereali di prima colazione, con l'eccezione dei bambini dai 7 mesi ai 3 anni, per i quali il consumo di prodotti fortificati è dovuto ai biscotti per la prima infanzia.
 

Livelli di assunzione


Considerando tutte le fonti (alimenti, alimenti fortificati e supplementi), il livello medio di assunzione di folati totali è pari a 341 microgrami/die.

 
  • LATTANTI (6-12 MESI):

Per tale fascia di età è indicato un valore di vitamina B9 di 110 microgrammi/die.
 
  • BAMBINI E ADOLESCENTI (1-17 ANNI)

Data la scarsità di informazioni disponibili per bambini e adolescenti, il valore di vitamina B equivale a quello degli adulti, con una correzione per peso corporeo.
 
  • ADULTI (18-59 ANNI)

Il fabbisogno di B9 è eguale nei due sessi 320 microgrammi/die senza nessuna variazione nelle donne in età fertile che quindi non richiedono supplementazioni per la prevenzione dei difetti del tubo neurale.
 
  • ETÀ GERIATRICA (60 ANNI)

Anche se va tenuto presente che tale sottogruppo di popolazione può essere a rischio di carenza vitaminica, in assenza di evidenze conclusive su variazioni dei fabbisogni si mantiene lo stesso valore indicato per gli adulti.
 
  • GRAVIDANZA

I valori sono aumentati di 200 microgrammi/die rispetto a quanto indicato per la donna adulta, tenendo conto dell'aumento della necessità (soprattutto del feto) ma anche del  maggiore utilizzo della vitamina da parte della madre.
In collaborazione con
Giuseppe Annunziata

Giuseppe Annunziata

Sono un giovane medical blogger ed articolista, laureato in Fisioterapia e specializzato in riabilitazione cardiologica e respiratoria, nonché iscritto al 4 anno di medicina. Da anni scrivo per diverse testate digitali italiane e straniere, e per associazioni e fondazioni di rilievo nazionale come la Lega Italiana Sclerosi Sistemica e l'Associazione italiana riabilitatori dell’insufficienza respiratoria. Il mio motto? "In scienza e coscienza", con due semplici parole riassume quello che faccio e come lo faccio: mi occupo di scienza con coscienza.
Data di pubblicazione: 12 gennaio 2019