Vitamina B2 (riboflavina): struttura, carenza e assunzione

Vitamina B2 (riboflavina): struttura, carenza e assunzione
03 ottobre 2018

Benessere

Indice

Che cos’è la vitamina B2?

La riboflavina, conosciuta anche come vitamina B2. La riboflavina è la componente reattiva di due coenzimi coinvolti in reazioni di ossido-riduzione: la riboflavina -5'-fosfato e il flavina adenina di nucleotide FAD e FMN.

 

Funzione

FAD e FMN partecipano a reazioni di ossido-riduzione sia in numerose vie metaboliche che riguardano carboidrati, lipidi e aminoacidi (tra cui il ciclò di Krebs, la beta-ossidazione degli acidi grassi, il catabolismo di amminoacidi a catena ramificata) sia nella produzione di energia (catena respiratoria mitocondriale).

FMN e FAF sono enzimi componenti di un sistema microsomiale implicato nel metabolismo dell'alcol e di xenobiotici, e di un sistema mitocondriale implicato nel metabolismo degli ormoni steroidei. La riboflavina è coinvolta anche nel metabolismo di altre vitamine quali piridossina, niacina e folati, per cui una sua carenza può determinare loro carenze secondarie. La riboflavina svolge inoltre un ruolo importante nelle difese antiossidanti dell'organismo: i sistemi enzimatici antiossidanti dipendenti dai coenzimi flavinici sono la glutatione riduttasi e la xantina-ossidasi.

 

Carenza

La carenza di riboflavina non provoca sintomi specifici; segni di deficit sono lesioni delle pelle (cheilosi, stomatite, glossite, dermatite seborroica), vascolarizzazione della cornea, anemia, neuropatia. La carenza di riboflavina è molto spesso assodata ad altre carenze nutrizionali dato il suo ruolo nel metabolismo dellà vitamina B6, della niacina e dei folati.

La somiglianza di segni carenziali comuni alla riboflavina e alla vitamina B6 potrebbe derivare dalla mancata conversione della vitamina B6 alla forma funzionale e dalla conseguente alterata formazione del collagene. La carenza di riboflavina è endemica nei paesi la cui dieta è carente di prodotti lattiero-caseari e di carne. Tuttavia, anche nei paesi occidentali, quali Stati Uniti, Francia e Regno Unito, sono stati identificati stati carenziali in gruppi di popolazione; in particolare adolescenti, giovani donne ed anziani sono a rischio di carenza marginale. La National Diet and Nutrition Survey su studenti d'età 4-18 anni ha evidenziato uno status povero in riboflavina nel 59% della fascia d'età 4-6 anni e nel 78% delle fasce d'età superiori. Lo studio ha evidenziato un basso consumo di latte nella fascia d'età 15-18 anni, dove il latte contribuiva soltanto per il 10% agli apporti giornalieri di riboflavina.

Carenze marginali di riboflavina possono peggiorare l'utilizzazione del ferro nell'organismo. La riboflavina  sembrerebbe influenzare l'assorbimento del ferro e la mobilizzazione dalla ferritina.  Il rischio di carenza vitaminica è infine presente in caso di ipotiroidismo, poiché gli ormoni tiroidei regolano la biosintesi della flavochiriasi. Inoltre, poiché la riboflavina è un composto fotolabile, i neonati con iperbilirubinemia, trattati con fototerapia, necessitano di supplementazione durante il trattamento.

 

Tossicità

Non sono attualmente noti effetti tossici per l'uomo anche a seguito di assunzione di dosi elevate di riboflavina. Dati circa eventuali effetti indesiderati derivano da studi in cui la riboflavina veniva somministrata a dosi farmacologiche per la cura dell'emicrania. In quegli studi non erano riportati effetti avversi gravi e soltanto pochi individui adulti manifestarono diarrea e poliuria; la bassa tossicità di queSta vitamina potrebbe essere legata alla sua scarsa solubilità e alla limitata capacità di assorbimento intestinale. La riboflavina ad alte dosi intensifica il colore delle urine ad un giallo brillante , ma questo effetto collaterale è innocuo. Studi condotti su colture cellulari indicano che un eccesso di riboflavina può aumentare il rischio di danni al DNA indotti dal cromo.

 

Fonti alimentari

La riboflavina è la vitamina maggiormente distribuita in natura ed è presente in piccole quantità sia nel mondo vegetale sia in quello animale. Il contenuto più elevato si osserva nel formaggio (>5 mg/100 g) e nelle frattaglie di diversi animali, in particolare nel fegato bovino. Concentrazioni discrete si osservano nelle uova, nel latte e nella verdura a foglie verdi come radicchio, spinaci e nelle foglie di rapa.

Nel latte, e conseguentemente nei prodotti derivati, la quantità di riboflavina può variare a seconda del tipo di foraggio utilizzato nell'alimentazione del bestiame e in seguito alle tipiche variazioni stagionali. La vitamina è poco solubile in acqua e piuttosto resistente alla cottura che causa una riduzione soltanto del 10-20% della sua attività biologica, mentre la sua attività biologica diminuisce rapidamente per esposizione alla luce.

 

Livelli di assunzione

Il livello medio di assunzione di riboflavina nella dieta italiana risulta essere pari a 1,5 mg/die: tale stima proviene dal consumo sia di alimenti sia di supplementi.


Fonti nella dieta


Dai dati emerge che la principale fonte di riboflavina nella dieta italiana è rappresentata dal gruppo latte e derivati, che garantisce il 30% della vitamina presente nella dieta. Formaggi e sostituti forniscono il 13% dell'apporto totale. I gruppi cereali e derivati e carne e derivati assicurano rispettivamente il 19% mentre i gruppi, verdura e ortaggi e frutta forniscono insieme circa il 18% della riboflavina della dieta. Il contributo alla riboflavina totale della dieta dei gruppi pesce e prodotti della pesca e uova è in entrambi i casi del 4%. I prodotti fortificati in  riboflavina sono consumati soprattutto nella fascia d'età 1-6 anni e 7-10 anni, fornendo circa il 6% dell'assunzione totale della vitamina. Quelli maggiormente consumati nella fascia d'età 1-6 anni risultano essere i prodotti per l'infanzia quali pasta, biscotti, farine e latte in formula; per i bambini da 7 a 10 anni sono i crreali da prima colazione. Anche per adolescenti e adulti i cereali da prima colazione risultano essere i prodotti fortificati in riboflavina più consumati, ma forniscono solo il 2-3% della riboflavina assunta. 




Lattanti (6-12 mesi)


Per tale fascia d'età è indicata un fabbisogno di vitamina B2 di 0,4 mg/die.


Bambini e adolescenti (1-17 anni)


È stato calcolato sulla base del fabbisogno degli adulti, con una correzione per peso corporeo.


Adulti (18-59 anni)


Viene quindi  stabilito un valore di vitamina B2 di 1,3 mg/die  per il sesso maschile e di 1,1 mg/die per il sesso femminile (tenendo conto del minor peso corporeo delle donne).


Età geriatrica (60 anni)


Poiché il dispendio energetico diminuisce con l'età, il fabbisogno di vitamina B2 per le persone anziane potrebbe essere inferiore a quello degli adulti; tuttavia vari studi indicano che i fabbisogni per questa categoria sono simili a quelli degli adulti.


Gravidanza


In considerazione sia della neosintesi di tessuti nella madre e nel feto sia del maggiore dispendio energetico, il fabbisogno per le donne adulte (1,1 mg/die) viene incrementato di 0,3 mg/di e quindi risulta paria 1,7 mg/die.
 
In collaborazione con
Giuseppe Annunziata

Giuseppe Annunziata

Sono un giovane medical blogger ed articolista, laureato in Fisioterapia e specializzato in riabilitazione cardiologica e respiratoria, nonché iscritto al 4 anno di medicina. Da anni scrivo per diverse testate digitali italiane e straniere, e per associazioni e fondazioni di rilievo nazionale come la Lega Italiana Sclerosi Sistemica e l'Associazione italiana riabilitatori dell’insufficienza respiratoria. Il mio motto? "In scienza e coscienza", con due semplici parole riassume quello che faccio e come lo faccio: mi occupo di scienza con coscienza.