Il virus West Nile: sintomi, contagio e prevenzione

Il virus West Nile: sintomi, contagio e prevenzione
05 ottobre 2018

Ricerca e Prevenzione

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Febbre West Nile: come evitare il contagio

La Febbre West Nile (West Nile Fever o Febbre del Nilo Occidentale) è una malattia provocata dall’omonimo virus West Nile (West Nile Virus, WNV). Si tratta di un microorganismo appartenente alla famiglia delle Flaviviridae (è il flavivirus più diffuso al mondo), identificato per la prima volta nel 1937 nel distretto africano del West Nile (Uganda), da cui prende il nome.

Da allora il West Nile Virus ha causato una prima epidemia in Algeria (nel 1994), per poi varcare il Mediterraneo ed approdare in Romania nel 1996. Successivamente, nel 1999, è giunto sulla costa occidentale degli Stati Uniti, a New York e da lì si è diffuso sia in USA che in Canada.

Una variante del WNV (WNV-2) è stata isolata per la prima volta in Europa nel 2004 (per la precisione in Ungheria). Il WNV-2 è la variante attualmente responsabile dei casi di Febbre West Nile in Europa.

Il virus alberga negli uccelli selvatici (i suoi reservoir, ossia i serbatoi all’interno dei quali il microorganismo può replicarsi) e nelle zanzare (soprattutto le specie Culex). Queste ultime, alimentandosi sia presso gli esseri umani che presso gli uccelli, fanno da ponte e sono il principale veicolo della malattia per l’uomo.

E’ possibile la trasmissione anche tramite meccanismi molto più rari in letteratura scientifica, ma comunque documentati, come:
Non è, invece, possibile la trasmissione da persona a persona tramite contatto.

Complessivamente in Italia, dal 2008 al 2017, sono stati notificati 247 casi umani autoctoni di malattia neuro invasiva da virus West Nile. Nel nostro Paese sono considerate endemiche per il WNV aree ricomprese nelle seguenti Regioni: Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Sicilia e Sardegna.

Come comunicato dal Ministero della Salute, quest’anno si è assistito alla circolazione precoce del virus, che ha avuto inizio la prima settimana di giugno e, rispetto agli anni scorsi, il numero di casi notificati è aumentato. I pazienti colpiti dalla malattia neuro invasiva (la forma più grave) sono stati finora 148, di cui 19 sono deceduti (fonte: bollettino Istituto Superiore di Sanità).

 

I sintomi delle febbre West Nile

Dopo un periodo di incubazione variabile fra i 2 ed i 14 giorni (che talvolta possono diventare 21 nei soggetti con deficit del sistema immunitario), nel 20% circa dei pazienti insorgono i sintomi:
Il quadro sintomatologico varia anche significativamente in funzione dell’età del paziente, essendo più grave nelle persone più anziane. Nell’80% dei casi la malattia è del tutto asintomatica.

Nell’1% dei pazienti il quadro clinico è più serio e comprende:
  • febbre alta;
  • forte mal di testa;
  • debolezza muscolare;
  • atassia: progressiva perdita della coordinazione muscolare;
  • disorientamento, tremori (soprattutto labiali) e torpore: alcuni di questi sintomi neurologici possono protrarsi per periodi lunghi (anche un anno) o addirittura diventare permanenti;
  • disturbi della vista;
  • convulsioni: la gravità della situazione neurologica può essere tale da portare alla paralisi (flaccida) ed al coma.
In questi casi, la guarigione può essere molto lenta e occupare settimane o addirittura mesi (sono stati descritti casi di convalescenza lunghi fino a 90 giorni).

Le categorie più a rischio sono rappresentate dagli anziani, dalle persone debilitate (ad esempio i pazienti che hanno da poco ricevuto un trapianto d’organo) e/o affette da malattie gravi o croniche (come tumore, diabete, ipertensione, malattie renali).

In meno di un caso su 1.000 il paziente sviluppa una meningoencefalite, un’infiammazione letale del cervello e delle membrane che rivestono cervello e midollo spinale (le meningi).
 

Come si diagnostica la febbre West Nile

La Febbre West Nile viene diagnosticata a seguito di test di laboratorio: un prelievo di sangue permette di cercare nel siero gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario contro gli antigeni virali (le proteine del virus che scatenano la risposta di difesa dell’organismo). Si cercano le immunoglobuline di tipo M (IgM), ossia quelle che normalmente vengono prodotte nelle fasi acute dell’infezione.

Quando il virus coinvolge il sistema nervoso (malattia neuro invasiva) si eseguono esami diagnostici sul fluido cefalorachidiano, prelevato tramite rachicentesi (puntura lombare).

Il West Nile Virus determina la sintesi di IgM:
  • anche a distanza di tempo dal momento dell’infezione: pertanto la positività al test non è necessariamente suggestiva di un’infezione recente, ma può indicare un contagio anche relativamente lontano nel tempo;
  • ritardata rispetto al momento dell’infezione: dunque è consigliabile ripetere gli esami (se negativi) anche dopo 8 giorni dall’insorgenza dei sintomi per poter escludere la malattia.
Su tutto il territorio italiano è obbligatoria la notifica immediata dei casi umani neuro invasivi, di infezione recente (nell’uomo) e dei casi di competenza veterinaria, come da Circolare Ministeriale. Il termine “immediata” (riferito alla notifica) sottolinea la necessità di un’azione tempestiva, allo scopo di mettere in atto prontamente le misure di prevenzione e controllo della malattia da parte delle autorità di Salute Pubblica.

Queste procedure consistono essenzialmente nella sorveglianza negli ambiti di riferimento di:
  • trapianti
  • donazioni di sangue e degli emocomponenti (piastrine, globuli rossi e plasma)
  • banche di cellule e tessuti
  • bonifica rispetto all’insetto vettore (la zanzara)
  • controlli veterinari sugli uccelli vettori (quelli migratori).
In Europa la diffusione della Febbre West Nile sta allarmando anche Grecia, Ungheria e Romania. A questo proposito, il Ministero consiglia a tutti coloro che hanno soggiornato anche una sola notte nelle aree a rischio, di sospendere le donazioni di sangue per almeno 28 giorni e di procedere solo nelle aree in cui si effettua il NAT.

Il NAT (il test diagnostico che ricerca gli acidi nucleici del virus, dall’acronimo inglese Nucleic Acid Test) garantisce sicurezza nelle donazioni di sangue. Viene eseguito contestualmente ad esse sui donatori che abbiano soggiornato nelle aree a rischio anche per una sola notte. Il NAT permette di effettuare la donazione senza rischi per chi riceve il sangue. In caso di negatività evita che la donazione sia inutilmente sospesa e, in caso di positività, asseconda le esigenze di sorveglianza e controllo della malattia. Tuttavia il NAT non viene eseguito in tutti i centri trasfusionali: occorre dunque informarsi sulle strutture adatte.

L’infezione da West Nile Virus determina immunità permanente: non è possibile ammalarsi una seconda volta.


Come prevenire il contagio del Virus West Nile

La progettazione di un vaccino contro la Febbre West Nile è attualmente oggetto di studio, ma non ha ancora portato a risultati.

La prevenzione, dunque, consiste nell’attuare una serie di comportamenti al fine di minimizzare il rischio di contagio.
I contesti a rischio sono quelli di raccolta dell’acqua, dove la zanzara vive e si riproduce: acquitrini, bacini (anche per l’approvvigionamento idrico), risaie, cisterne, depuratori, fontane ornamentali, tombini, grondaie con scarichi non correttamente posizionati, vaschette e vasi.

E’ dunque consigliabile:
  • usare (con moderazione) repellenti per uso topico specificamente attivi sulle zanzare, se si soggiorna all’aperto: se usati correttamente i repellenti sono sicuri anche nelle donne in gravidanza ed in fase di allattamento. Per quanto riguarda i bambini, si devono seguire scrupolosamente le istruzioni d’uso. E’ sconsigliata, invece, l’applicazione dei repellenti nei neonati al di sotto dei due mesi di vita, che vanno vestiti in modo da coprire loro braccia e gambe e la cui culletta deve avere la zanzariera. Non è noto se i repellenti a base di componenti naturali (come gli estratti di citronella e geranio) siano efficaci;
  • se è necessario proteggersi dal sole, applicare prima lo schermo solare e poi il repellente;
  • indossare pantaloni lunghi e camicie a manica lunga quando si è all’aperto;
  • installare zanzariere e tenere chiuse le porte e le finestre di casa prive di protezione;
  • utilizzare diffusori domestici di insetticidi o spray, aerando bene i locali prima di soggiornarvi;
  • svuotare di frequente vaschette, vasi di fiori e contenitori che possano raccogliere acqua (come le ciotole per gli animali);
  • svuotare e riporre in posizione verticale le piscinette per bambini dopo l’uso, in modo che residui di acqua non vi possano ristagnare.
Il periodo considerato a rischio è quello corrispondente alla coda dell’estate, da fine agosto a fine settembre, quando inizia la migrazione degli uccelli che normalmente vengono punti dalla zanzara Culex.
 

La terapia della febbre West Nile

Non esiste una terapia specifica per la Febbre West Nile.

Quando l’infezione provoca sintomi aspecifici e leggeri (simili a quelli di un’influenza), questi scompaiono spontaneamente nel giro di pochi giorni, anche in assenza di terapia farmacologica. Se la febbre si alza, può essere utile assumere antipiretici.

Nei casi più gravi, invece, è necessario il ricovero ospedaliero per:
  • infusione venosa di liquidi: il paziente rischia la disidratazione dovuta alla febbre alta
  • respirazione assistita: i pazienti con la malattia neuro invasiva possono andare incontro a sintomi neurologici importanti, come le convulsioni, la paralisi ed il coma.
     

Le analogie con il Virus Usutu

Il virus USUTU, anch’esso un flavivirus, è meno noto del West Nile, ma condivide con esso numerose analogie, anche strutturali.

L’USUTU si differenzia rispetto al West Nile per:
  • il maggior numero di uccelli selvatici infettati ed uccisi
  • il minor numero di casi di malattia neuro invasiva causati, limitato a pochi pazienti sporadici in Europa.
Gli uccelli migratori sono i principali responsabili della diffusione del virus nelle nuove aree.

Complessivamente, in Italia, dal 2008 al 2017, sono stati notificati 8 casi di malattia neuro invasiva da virus USUTU, tutti importati. Nel 2017 sono stati notificati 4 casi umani di infezione da virus USUTU in donatori di sangue, di cui solo uno sintomatico.
 
 
  
In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.