Toxoplasmosi: contagio, sintomi e cura

Toxoplasmosi: contagio, sintomi e cura

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 16 marzo 2020

Indice

TOXOPLASMOSI: PARASSITOSI O INFEZIONE?

Fotografia che ritrae una donna in gravidanza che effettua esami del sangueLe donne incinte sanno bene che cosa sia la toxoplasmosi, perché nel corso di tutta la gravidanza devono sottoporsi obbligatoriamente ai test del sangue per scoprire se abbiano sviluppato anticorpi contro questo microrganismo.
Spiegheremo meglio più avanti per quale motivo si effettua questo esame e perché è così importante proprio durante la gravidanza. Ma prima di arrivarci, proviamo a rispondere a un semplice quesito: la toxoplasmosi è una parassitosi, o un’infezione?
Per capirlo, dobbiamo partire proprio dal germe che la provoca: il Toxoplasma gondii. Probabilmente, sapete che ha qualcosa a che fare con i gatti. Bene, la ragione è che stiamo parlando proprio di un parassita, anzi, di uno dei parassiti più diffusi nel mondo, che troviamo pressoché in ogni area geografica del globo... Quindi la toxoplasmosi è una parassitosi? Certo, ed è anche un’infezione trasmessa all’uomo da vettore animale (in genere il gatto, attraverso le sue feci) in tutto simile a un'influenza, causata non da un virus, ma da un parassita.

Il Toxoplasma gondii è un protozoo unicellulare che cerca “ospiti” per poter vivere, siano esseri umani o animali, proprio come altri microrganismi patogeni quali virus e batteri, ma con una capacità di proliferazione e di virulenza modesta. Il suo scopo è quello di trovare cellule ospiti ove creare il suo “nido” (microscopiche cisti) in cui completare il suo ciclo vitale.
Sopravvive ovunque, con ogni clima, e non ha una “stagionalità”, come accade per il virus dell’influenza.

Inoltre, sebbene sia estremamente diffuso e infettarsi sia relativamente facile, la toxoplasmosi non raggiunge mai lo status di epidemia. La ragione è semplice: non si trasmette da essere umano a essere umano, ma solo ed esclusivamente per via oro-fecale, ovvero entrando in contatto con le feci infette del gatto, o di altro animale che abbia contratto la parassitosi
Di conseguenza chi sia ammalato di toxoplasmosi non è contagioso, e per tale ragione questa parassitosi è anche indicata come zoonosi, ovvero infezione trasmessa dall’animale a all’essere umano.   

Il nostro corpo, specialmente se adulto e in buona salute, a malapena si accorge della presenza di questo “ospite” sgradito, che di solito non provoca sintomi specifici se non un generico malessere simil influenzale. Si stima che il 30-50% della popolazione mondiale abbia avuto la toxoplasmosi, in molti casi senza averne avuto nessun tipo di risentimento. Ma anche qualora asintomatica, questa parassitosi viene rilevata dal nostro sistema immunitario, il quale sviluppa degli specifici anticorpi diretti contro il Toxoplasma gondii, per distruggerlo
Questa “disinfestazione” in genere riesce molto bene, tanto da lasciare una immunità a vita.

Non sempre, però, l’infezione è così blanda. In alcuni casi, che vedremo a breve, il parassita può creare seri problemi di salute o, addirittura, annidarsi subdolamente nel cervello o nei muscoli e, in casi di indebolimento immunitario, tornare aggressivo e patogeno. Ma, come anticipato, il pericolo maggiore di una parassitosi da Toxoplasma gondii lo corre il feto in gravidanza. Vediamo in generale i sintomi con cui può manifestarsi questa infezione sia in età adulta che infantile. 

SINTOMI

Come abbiamo anticipato, la toxoplasmosi è un’infezione non problematica, che si manifesta con sintomi per lo più lievi, simili a quelli di un’influenza. In particolare nei soggetti adulti, non in gravidanza e in condizioni buone o discrete di salute, la sintomatologia può anche essere assente, oppure presentarsi con i seguenti disturbi: Questa fase “acuta” o primaria, dell’infezione viene smaltita nel giro di qualche settimana e non lascia tracce, ad eccezione della presenza degli specifici anticorpi nel sangue che si rileva effettuando il Toxo test.

Molte persone scoprono per puro caso, dopo anni dall’infezione e senza alcuna diagnosi precedente, di aver contratto la toxoplasmosi sottoponendosi a questo esame del sangue. Nelle donne, come anticipato, viene eseguito in gravidanza come esame di routine, pertanto è possibile scoprire facilmente se la futura mamma sia immunizzata contro il parassita avendo contratto l’infezione senza saperlo, o meno. 

In casi più rari, e in soggetti con condizioni di vulnerabilità alle infezioni per indebolimento del sistema immunitario – ad esempio i malati di AIDS o i neotrapiantati - la toxoplasmosi può dare delle complicanze anche gravi, tra cui encefalite (infiammazione cerebrale con sintomi quali convulsioni e confusione mentale), polmonite e corioretinite, una grave infezione oculare che può compromettere la vista. Altri tipi di complicanze possono sfociare in sintomi simili alle patologie autoimmuni ed essere perciò di difficile diagnosi. 

Attenzione, infine, alla toxoplasmosi postprimaria, una sorta di “risveglio” tardivo del parassita. Talvolta, infatti, il Toxoplasma gondii non genera un’infezione acuta, ma rimane latente nell’organismo “nascondendosi” nei muscoli o nel cervello. In momenti della vita di particolare stress o debilitazione fisica si attiva e inizia a provocare disturbi di varia natura, un po’ come accade nel caso del virus Herpes simplex. Anche questo tipo di toxoplasmosi secondaria è, però, alquanto rara. Vediamo, invece, come si trasmette il Toxoplasma gondii dal vettore animale all’essere umano. 

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CONTAGIO

La toxoplasmosi è una zoonosi, e si trasmette da animale infetto a essere umano, come anticipato. Solo i gatti possono contagiare il parassita Toxoplasma gondii? No, naturalmente. Infatti questo microrganismo unicellulare riesce tranquillamente a sopravvivere pressoché in tutte le tipologie di animali, dagli uccelli ai crostacei. Spesso le modalità di trasmissione sono complesse. Può accadere che il parassita sia “ospitato” da un animale selvatico, ad esempio un topo, e che questo venga cacciato da un gatto randagio il quale entra in contatto con un gatto domestico.
Dal gatto di casa - o meglio, dalle sue feci - è quindi possibile contrarre il parassita, seppur la probabilità sia remota. Vediamo quali sono le più comuni modalità di contagio della toxoplasmosi:
  • Contatto con le feci di animali infetti. Non solo la lettiera del gatto! Si può contrarre il Toxoplasma gondii anche facendo giardinaggio o lavorando nel proprio orto, ove siano finite le feci di animali infetti. Basta portare involontariamente questi residui alla bocca o al naso per permettere la trasmissione;
  • Ingestione di cibo o acqua contaminata. Sono soprattutto le carni crude o poco cotte a rappresentare un potenziale vicolo di contagio del Toxoplamsa gondii. Carne di agnello, di maiale o cinghiale, di cervo e altra selvaggina possono infettarci, specialmente se consumati senza adeguata cottura.
    Altro prodotto alimentare che può trasformarsi in vettore di trasmissione sono i latticini non pastorizzati. Un contagio da acqua contaminata è, nei Paesi industrializzati, estremamente raro.
    Infine, occhio come sempre anche a frutta e verdura non adeguatamente lavate e consumate crude o con la buccia;
  • Utilizzo di utensili o stoviglie contaminate. In questo caso sono soprattutto gli utensili da giardino ad essere strumenti di contagio, ma anche le posate, ad esempio i coltelli, con cui abbiamo tagliato carni infette o divelto la lattuga del nostro orto, e che non siano stati lavati e igienizzati a dovere.
Immagine che ritrae toxoplasma gondii al microscopioCosa accade quando il Toxoplasma gondii arriva nel nostro organismo attraverso uno dei veicoli di trasmissione appena visti? Che si “innesta” in tessuti a lui congeniali – per lo più fibre muscolari tra cui quelle del cuore, organi interni e cervello – formando delle microscopiche cisti.

Il tempo di incubazione del parassita è variabile: da un minimo di quattro giorni fino a un paio di mesi. Come anticipato, non appena il nostro sistema immunitario rileva la presenza del parassita, attiva anticorpi specifici – le immunoglobuline – che reagiscono all’intrusione cercando e distruggendo le cisti. 
Questa reazione può determinare sintomi infiammatori, quali quelli che abbiamo visto, oppure essere silente, ma in ogni caso di solito non ci sono complicanze. 

Vediamo, però, perché la toxoplasmosi può rappresentare un grave pericolo per la salute del feto durante la gravidanza, e cosa bisogna fare per evitare conseguenze anche qualora la gestante contragga l’infezione. 

PERCHÉ LA TOXOPLASMOSI È PERICOLOSA IN GRAVIDANZA

Purtroppo la toxoplasmosi contratta in gravidanza, sebbene innocua per la madre, può trasformarsi in un’arma terribile per il feto. Le probabilità di contagio materno-fetale aumentano con il progredire della gravidanza, ma le conseguenze peggiori si riscontrano quando il parassita arrivi al feto nel primo trimestre. Questa è la ragione per cui un Toxo test negativo effettuato a inizio gestazione debba essere riconfermato con controlli regolari fino alla nascita del bambino/a, proprio perché un esito negativo significa che la donna può contrarre la parassitosi durante tutto il resto dell’attesa non essendo immunizzata. Diagnosticare questa infezione precocemente, infatti, permette di prendere le contromisure affinché il feto non ne venga contagiato. Cosa può accadere in caso contrario? 

Se la donna entra in contatto con il parassita all’inizio della gravidanza, vi sono molte probabilità che si verifichi un aborto spontaneo o, ancora peggio, la morte fetale in utero. Ma qualora il feto venga alla luce, allora potrebbe nascere con diverse disabilità, malformazioni o disturbi seri tra cui:
  • Epilessia
  • Ingrossamento abnorme di fegato e milza;
  • Ittero;
  • Cecità;
  • Idrocefalia;
  • Ritardo cognitivo.
Se, invece, l’infezione viene contratta nel terzo trimestre, vi sono minori rischi per la salute fetale, sebbene sia comunque necessario monitorare la situazione ed eventualmente procedere al protocollo terapeutico per la madre. Come sappiamo che la mamma in attesa è a rischio? Effettuando il Toxo test per la ricerca degli anticorpi anti Toxoplasma gondii, che può però dare diversi risultati. Nello specifico, quando l’infezione primaria è in fase acuta, ovvero è stata appena contratta dalla gestante, nel sangue si riversano anticorpi di “primo intervento”, detti Immunoglobuline IGM, la cui presenza ci informa che il rischio di infettare il feto è elevato. 

Fotografia che ritrae un'amniocentesiIn questo caso, però, è necessario procedere a indagini sierologiche più approfondite per confermare la diagnosi e prendere provvedimenti di conseguenza. Ad esempio, effettuare indagini diagnostiche invasive – tra cui la amniocentesi - per scoprire se il feto è stato a sua volta contagiato. 
Tuttavia il Toxo test, seppur positivo, ci può anche dire che nel sangue materno sono presenti immunoglobuline IGG, ovvero quegli anticorpi che subentrano alle immunoglobuline IGM una volta che l’infezione sia stata superata e che restano nel corpo in caso di un secondo tentativo di contagio

La presenza di questa seconda classe di anticorpi ci dice che la futura mamma ha già avuto la toxoplasmosi e che ne è, pertanto, immune. In questo caso, naturalmente, non ci sono rischi per il feto e non è necessario ripetere il Toxo test. 
Ma… il caso più comune è invece quello che il test sia del tutto negativo, ovvero che non ci siano, nel sangue materno, anticorpi specifici anti Toxoplasma gondii, il che significa che la gestante non ha mai contratto l’infezione, ma che può contrarla durante la gravidanza e per tale ragione dovrà seguire con scrupolo alcune regole di prevenzione che vedremo nel prossimo paragrafo, e che dovrà ripetere il Toxo test fino alla scadenza della gravidanza. 

Come abbiamo anticipato, la toxoplasmosi è per lo più asintomatica o provoca blandi sintomi che possono passare inosservati. La malattia si supera senza bisogno di cure a meno che non si rientri in una delle categorie a rischio. L’essere incinta è proprio una di queste. Vediamo dunque il trattamento della toxoplasmosi sia durante la gestazione, in caso venga contratta durante i nove mesi della dolce attesa, che negli altri casi problematici. 

COME SI CURA

Una cura farmacologica per guarire dalla toxoplasmosi è indicata solo in quei casi in cui la malattia sia sintomatica e chi ne sia stato colpito faccia parte di una categoria a rischio. In particolare:
  • Donne in gravidanza, specialmente se nel primo trimestre;
  • Persone con AIDS conclamato
  • Persone sottoposte a terapie oncologiche;
  • Persone con malattie infiammatorie croniche che siano sottoposte a terapie a base di farmaci immunomodulanti e/o cortisonici;
  • Persone che abbiano subito un trapianto di recente;
  • Neonati con toxoplasmosi congenita asintomatici. In rari casi, infatti, bambini e bambine che nascano apparentemente sani pur avendo contratto l’infezione in gravidanza, manifestano solo anni dopo disturbi attribuibili alla riattivazione del parassita tra cui epilessia e perdita o riduzione dell’udito.
Il trattamento farmacologico della toxoplasmosi prevede il ricorso agli antibiotici, sia in caso di gravidanza che in tutti gli altri. Se la gestante è risultata infetta e si cerca di impedire che il parassita si trasmetta al feto il farmaco d’elezione è la spiramicina, un comune antibiotico innocuo per madre e feto. Questa terapia è specialmente indicata quando il contagio sia avvenuto prima della sedicesima settimana di gestazione

Immagine di alimenti che contengono acido folico, vitamina B9Se, invece, la toxoplasmosi viene contratta dopo questa fase della gravidanza, o qualora l’amniocentesi avesse rilevato il contagio fetale, allora il protocollo terapeutico prevede la somministrazione di un mix di due classi di antibiotici: la pirimetamima e la sulfadiazina. La pirimetamima è – originariamente – un farmaco anti malarico ed è soprattutto un antagonista della vitamina B9 e dei folati. Ciò significa che se si vuole evitare che il feto vada incontro ad avitaminosi del gruppo B (una condizione che può a sua volta, provocare malformazioni e deficit) e soppressione del midollo osseo (altra possibile conseguenza dell’assunzione di questo principio attivo), è necessario che oltre alla terapia farmacologica anti toxoplasmosi, la gestante assuma integrazioni di acido folico

Diagnosi precoce e cure adeguate consentono di ridurre tutti i rischi associati a una toxoplasmosi contratta in gravidanza, e a oltre il 90% dei bambini e delle bambine di nascere sani e di non sviluppare sintomi tardivi della parassitosi. 

Per quanto riguarda gli altri pazienti a rischio, in particolare coloro che abbiano basse difese immunitarie, la terapia in caso di sintomi acuti dell’infezione è sempre la combinazione di pirimetamima e sulfadiazina, con integrazione di acido folico.
Non esiste un vaccino contro la toxoplasmosi, per cui non è possibile prevenire questa infezione con l’immunizzazione vaccinale ma solo con comportamenti prudenti. Del resto, come abbiamo visto, chiunque abbia contratto la malattia anche in modo asintomatico, rimane immunizzato a vita.

Vediamo quali sono le regole auree per difendersi dal parassita in generale, ma particolarmente importanti da seguire in gravidanza. 

 COME SI PREVIENE (E CURA DEL GATTO)

Prevenire la toxoplasmosi significa evitare di entrare in contatto diretto con il Toxoplasma gondii, che avviene per lo più per ingestione.
Vediamo il vademecum della prevenzione, utile per tutti/e ma specialmente per le donne in gravidanza il cui Toxo test sia risultato negativo:
  • Indossare i guanti di gomma quando si fa giardinaggio o si maneggia la terra. Questa misura precauzionale si deve adottare sia per curare le piante del proprio giardino o del proprio orto, che quando si va in cerca di fungi o erbe selvatiche in zone boschive o in campagna;
  • Non consumare carni crude o poco cotte. Per quanto riguarda la carne, sono particolarmente a rischio di trasmettere il Toxoplamsa gondii: il maiale/cinghiale, le carni di cervo e altra selvaggina, l’agnello/pecora. Si tratta, infatti, di animali che pascolano liberi e che possono entrare in contatto con feci di animali a loro volta infetti;
  • Lavare bene tutta la frutta e la verdura, specialmente se si intende consumarla cruda. Attenzione particolare alla frutta, meglio mangiarla sbucciata se possibile (e pertanto, specialmente in gravidanza, preferire appunti frutti con una buccia che si possa eliminare). Anche dopo aver toccato ortaggi e frutti lavati, lavatevi a vostra volta le mani con sapone;
  • Lavare scrupolosamente utensili e posate che siano entrati in contatto con la terra o con carni crude, effettuando l’operazione con i guanti;
  • Non consumare latte e prodotti caseari non pastorizzati;
  • Immagine di donna che pulisce la lettiera del gattoCoprire la lettiera del gatto;
  • L’ultimo punto merita un approfondimento. Va subito detto che le probabilità che i gatti di casa, diremmo domestici, entrino in contatto con il Toxoplasma gondii e lo contagino a loro volta sono estremamente basse. Si tratta, infatti, di una evenienza più comune nei felini selvatici.
    Ma, attenzione, anche il micio di casa talvolta sconfina verso zone lontane dal proprio microcosmo. E proprio durante tali “scorribande” può essere contagiato. Ecco perché è molto importante prendersi cura dei propri gatti in questo modo:
    • Tenete il gatto in casa e nutritelo con cibi confezionati e crocchette in modo che non entri in contatto con carcasse di animali e carni crude;
    • Evitate – sempre se siete soggetti a rischio o se in casa vi sono persone che possono contrarre la toxoplasmosi con sintomi gravi, nonché donne in gravidanza – di portare in casa mici selvatici o randagi, anche se desiderate prendervene cura. Semmai, adoperatevi per trovare loro un altro domicilio;
    • Non fate pulire la lettiera del gatto ai soggetti a rischio, tra cui le donne in gravidanza. Qualcun altro si occuperà di questa incombenza. Se, però, ciò non fosse possibile, allora si può comunque effettuare l’operazione in sicurezza indossando i guanti e la mascherina e lavandovi le mani molto bene subito dopo. Inoltre, affinché eventuali cisti di Toxoplasma gondii presenti nelle feci feline non abbiano il tempo di diventare contagiose, cambiate la lettiera ogni giorno.

DOMANDE e risposte

1. QUALI SONO I SINTOMI DELLA TOXOPLASMOSI NEGLI ESSERI UMANI?
Quando sintomatica, l’infezione da Toxoplasma gondii, ovvero la toxoplasmosi, negli esseri umani si manifesta con i seguenti disturbi simil-influenzali:
  • Dolori generalizzati e sensazione di avere le “ossa rotte”;
  • Febbre;
  • Linfonodi ingrossati, specialmente nella zona del collo;
  • Mal di gola;
  • Mal di testa;
  • Solo in rari casi si manifestano complicazioni quali encefalite e gravi infezioni oculari.

2. LA TOXOPLASMOSI GUARISCE DA SOLA?
Nelle persone in buona salute e non in stato di gravidanza, la toxoplasmosi non necessita quasi mai di trattamento farmacologico specifico, il che equivale a dire che guarisce da sola. Se la parassitosi dovesse anche manifestarsi in modo sintomatico, tali disturbi dovrebbero scomparire nel giro di un paio di settimane, al massimo un mese, ovvero il tempo necessario al sistema immunitario per distruggere le cisti del Toxoplasma gondii.
Questo, dunque, nella maggior parte dei casi. Tuttavia restano i rischi per le persone con un sistema immunitario indebolito – tra cui i malati di AIDS, le persone che assumono farmaci immunomodulanti e cortisonici, i dializzati e i malati oncologici che facciano chemioterapia e naturalmente le gestanti – per i quali è previsto un trattamento farmacologico a base di antibiotici. 

2. CI SI PUÓ AMMALARE DI TOXOPLASMOSI GIOCANDO CON IL GATTO O ACCAREZZANDOLO?
Immagine di gatto e ragazza Il gatto è considerato il vettore animale d’elezione per il contagio della toxoplasmosi agli esseri umani. Detto questo, è abbastanza improbabile che il micio domestico si infetti, specialmente se è tenuto in casa e si alimenta con le scatolette o le crocchette, e non andando a “caccia” di topi o altri animali selvatici, che potrebbero trasmettergli il parassita.
Tuttavia, nel caso di gatti di casa ma che abitino in campagna o che “evadano” di frequente, la cosa è possibile. Ma la trasmissione del Toxoplasma gondii nell’essere umano avviene per via oro-fecale. Significa che è necessario entrare in contatto con le feci infette dell’animale e poi toccarsi la bocca o il naso per essere contagiati. Pertanto giocare con il micio, fargli le coccole o accarezzarlo non è un comportamento a rischio. Stesso discorso se il gatto o vi morde vi graffia involontariamente, perché il veicolo di trasmissione non è la saliva e tantomeno il pelo. 

3. LA TOXOPLASMOSI PUÓ ALTERARE IL COMPORTAMENTO UMANO?
Il Toxoplasma gondii è un parassita che si “incista” negli organismi ospiti per completare il proprio ciclo vitale all’interno delle cellule di organi e tessuti. Talvolta, raramente, il sistema immunitario non riesce a eliminare tutte le cisti del parassita, il quale resta inattivo ma sempre presente nell’organismo, senza dare apparente traccia di sé, tranne poi attivarsi e creare danni anche gravi alla salute in fasi di particolare stress dell’organismo ospite. Dal momento che tra le cellule “preferite” del Toxoplasma gondii vi sono quelle del cervello, gli scienziati si sono domandati se questa parassitosi non si associata a disturbi psichiatrici e vere e proprie malattie mentali tra cui la schizofrenia. Se, insomma, l'alterazione del comportamento umano non fosse ascrivibile proprio ad una toxoplasmosi non diagnosticata e mai curata. Ma, per fortuna, le sperimentazioni effettuate in tal senso hanno dato esito negativo.
In particolare, uno studio effettuato da ricercatori e ricercatrici della Duke University (North Carolina, USA) nel 2016, ha dimostrato che negli esseri umani la toxoplasmosi non è collegata ad alcun comportamento anomalo, crisi psicotiche o perdita del controllo o dei freni inibitori. Inoltre, questa parassitosi non provoca ritardo cognitivo. Solo in caso di toxoplasmosi congenita e non curata, quindi contratta dal feto nelle prime fasi della gravidanza, possono manifestarsi sintomi gravi di tipo anche neurologico, come ad esempio ritardo mentale ed epilessia. 

4. QUALI SONO GLI EFFETTI A LUNGO TERMINE DELLA TOXOPLASMOSI?
In casi estremamente rari la toxoplasmosi, che comporta la formazione di cisti infette in organi e tessuti tra cui muscoli, occhi e cervello, può cronicizzarsi. Di norma, infatti, il sistema immunitario intercetta e distrugge le cisti, ma non sempre questo accade. Soggetti con difese debilitate possono quindi sviluppare in qualunque momento della vita complicanze molto gravi a seguito della rottura delle cisti. Tra le complicanze a lungo termine si annoverano pertanto encefalite, cecità, polmonite


 
In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 16 marzo 2020
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