Tachicardia: che cosa fare? Sintomi e rimedi

Tachicardia: che cosa fare? Sintomi e rimedi

Indice

Domande e risposte

Introduzione

Una corsa, una forte emozione, stress, uno sforzo fisico intenso, febbre, farmaci, malattie cardiologiche o squilibri ormonali: sono tutti motivi che accelerano il battito del cuore, fenomeno noto come tachicardia.
L’aumento del ritmo cardiaco non fa bene al cuore perché il muscolo consuma più ossigeno e si affatica
 

Immagine che ritrae una ragazza dal medico per una visita cardiologicaQual è il ritmo normale del cuore?

Una persona adulta, a riposo, ha una frequenza  fra i 60 e i 100 battiti al minuto. Quando si superano i 100 battiti, si è in presenza di tachicardia. Sono davvero tante le situazioni che fanno battere forte il cuore.

Nella maggioranza dei casi l’aumento del ritmo è dovuto a una maggiore richiesta di sangue nei tessuti (durante l’attività fisica) o in risposta a una stimolazione dovuta a farmaci o alimenti (caffeina o bevande alcoliche) o, ancora, in risposta a una forte emozione psicofisica, non solo dovuta all’ansia, ma anche una bella musica o a un incontro speciale.

La tachicardia postprandiale si manifesta tipicamente dopo aver mangiato, di solito un pasto abbondante.  Quando invece la tachicardia si manifesta a riposo, improvvisamente, il motivo può essere il più disparato.
Un’eccessiva vasodilatazione causata, ad esempio, da una terapia farmacologica per l’ipotensione troppo forte, può accelerare il battito per ripristinare la pressione sanguigna normale. Un cuore può pompare più velocemente perché si sta scompensando: avendo meno forza di contrazione (insufficienza cardiaca) cerca di aumentare la frequenza per garantire comunque che il sangue arrivi a tutti i tessuti.
L’aumento del ritmo cardiaco può essere anche il sintomo di altre patologie che non riguardano direttamente il cuore. L’ipertiroidismo, ad esempio, o l’anemia sono tra queste, mentre il legame con la sindrome delle apnee ostruttive del sonno è più controverso.
 

Come si regola il ritmo del cuore

Il muscolo cardiaco è in grado di contrarsi autonomamente, ma è controllato dal sistema nervoso. Il cuore infatti ha alcune cellule, chiamate cellule pacemaker, che generano un impulso elettrico in grado di far contrarre in modo ritmico i fasci muscolari di atri e ventricoli che pompano il sangue dando origine al battito cardiaco.
Il sistema nervoso non dà origine al battito cardiaco ma, attraverso il nervo vago, può accelerarlo o rallentarlo influenzando l’attività del pacemaker e la frequenza degli impulsi che trasmette. Quando qualcosa altera questo complesso sistema di trasmissione degli impulsi, può accadere che il cuore batta troppo velocemente (tachicardia), troppo lentamente (bradicardia) o con un ritmo irregolare (aritmia).

I fattori che possono causare, direttamente o indirettamente, alterazioni nel sistema elettrico del cuore sono molti e, nei casi da non sottovalutare, sono quelle che si caratterizzano per un’irregolarità del battito, cioè le aritmie.
I più comuni disturbi sono: fibrillazione atriale, flutter atriale, tachicardia parossistica sopraventricolare (TPSV), tachicardia ventricolare, fibrillazione ventricolare.

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Sintomi

L’aumento della frequenza cardiaca dovuta a un cuore che batte troppo intensamente o troppo in fretta (tachicardia), a prescindere dalle cause, dà la percezione di cuore in gola.

Tali sensazioni possono essere percepite all’altezza del torace, della gola o del collo e possono presentarsi durante un’attività o persino quando si sta seduti o sdraiati. Nella maggior parte dei casi, questo sintomo è benigno. Se però si presenta spesso o compaiono altri disturbi, è bene non sottovalutare il problema.

Tra i segni clinici che devono essere presi in considerazione ci sono: vertigini, confusione, capogiri, senso di svenimento, perdita dei sensi, fiato corto o mancanza di fiato, dolori, sensazione di pressione o tensione al petto, alla mascella o al braccio, aumento della sudorazione. In alcune persone la tachicardia non causa sintomi particolari e viene scoperta solo durante una visita medica o con un elettrocardiogramma.

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Quando consultare il medico

La tachicardia è un sintomo benigno, ma quando si presenta con maggior frequenza e con battiti irregolari, o in presenza di altri sintomi, è bene rivolgersi al medico per individuarne la causa.
Quando il cuore batte troppo velocemente, cerca di compensare una riduzione della forza di contrazione per pompare in maniera efficace il sangue in tutto il corpo (insufficienza cardiaca o scompenso). Gli organi e i tessuti, quindi, non ricevono la quantità di ossigeno ottimale e per questo possono presentarsi, oltre all’aumento della frequenza cardiaca, palpitazioni, battito cardiaco irregolare o una sensazione di fastidio al petto.

La tachicardia prolungata è dannosa per il cuore perché lo espone a uno sforzo eccessivo, che può portare a danno al muscolo (miocardio). In caso di svenimento anche momentaneo (sincope), difficoltà di respirazione o dolore al petto che duri più di alcuni minuti, è necessario rivolgersi al pronto soccorso.

Cause che scatenano la tachicardia

La tachicardia è causata da un’alterazione nella generazione o nella trasmissione degli impulsi elettrici che controllano l’azione di pompa del cuore.

Immagine che ritrae una donna al tapis roulant sotto sforzoLe cause possono essere molto diverse. Si distinguono quelle di natura non cardiaca: esercizio fisico intenso, forti emozioni, stress improvviso (paura), ansia, febbre, abitudine al fumo, abuso di alcol o di bevande contenenti caffeina, effetti collaterali dei farmaci, abuso di droghe (cocaina), squilibrio elettrolitico dovuto all'eccesso/assenza di sostanze minerali necessarie per la corretta generazione di impulsi elettrici (disidratazione intensa), iperattività della tiroide (ipertiroidismo).

I problemi cardiocircolatori includono: crisi di ipertensione o ipotensione, danni al miocardio in seguito a infarto, anemia, anomalia del sistema di trasmissione degli impulsi elettrici del cuore presenti fin dalla nascita (cardiopatie congenite, tra cui la sindrome del QT lungo), malattia o anomalia congenita del cuore.

La tachicardia dopo i pasti può insorgere principalmente per due motivi: uno è di origine meccanica, dovuto all'eccessivo riempimento dello stomaco e l’altro di origine nervosa, dovuta un aumento dell’attività del nervo vago che innerva sia il cuore che il sistema gastroenterico.
Dopo un pasto abbondante, soprattutto se si sono introdotti cibi e bevande che tendono a liberare molto gas, lo stomaco ci gonfia, soprattutto nella parte superiore sinistra che è proprio sotto il cuore che non potendosi contrarre liberamente, può alterare il rimo delle contrazioni. La tachicardia postprandiale può accompagnarsi a difficoltà respiratorie, visto che lo stomaco gonfio preme anche sul muscolo del diaframma che è sotto i polmoni, ma anche per effetto della stessa alterazione del battito cardiaco. Contemporaneamente, il nervo vago, stimolato dal rigonfiamento dello stomaco, fa aumentare la frequenza dei battiti cardiaci, determinando la tachicardia che si manifesta dopo i pasti.
È sempre l’azione del nervo vago a favorire una serie di sintomi psicoemotivi che si associano: angoscia, sudorazione, svenimento. Questi segni clinici sono caratteristici della sindrome vaso-vagale che molti sperimentano in situazioni di forte ansia e stress. In persone che soffrono di problemi allo stomaco o hanno disturbi digestivi (intolleranze alimentari, gonfiore, dispepsia), la tachicardia dopo aver mangiato può manifestarsi con maggiore frequenza.

Esiste anche la tachicardia notturna. Questa è raramente riconducibile a problemi al cuore. Nella maggior parte dei casi è dovuta ad altri fattori, come stati emozionali particolari o alterazioni fisiologiche: ansia e stress, attacchi di panico, depressione, eccessivo consumo di alcol, nicotina, caffè e droghe, cattiva digestione o pasto eccessivamente abbondante, reflusso gastrico

È possibile che al mattino, mentre ci si trova ancora distesi nel letto, si manifesti la tachicardia al risveglio. Appena si aprono gli occhi, si avverte, oltre a un aumento del battito cardiaco, un irrigidimento e un senso di tensione diffuso in tutto il corpo manifesti. Questa tachicardia al risveglio è dovuta a una forma di ansia mattutina che si caratterizza per la presenza di questi sintomi in cui è come se il corpo stesso sapesse già che svegliarsi vuol dire incorrere in una giornata difficile.

Recentemente si è scoperta l’importanza della tachicardia a riposo. L’aumento della frequenza cardiaca senza nessuno stimolo esterno noto, costituisce un importante fattore di rischio. Le persone con una tachicardia a riposo hanno un maggiore rischio di eventi cardiovascolari e morte cardiovascolare (ictus, infarto miocardico, arresto cardiaco improvviso).
C’è però da considerare che riducendo il numero dei battiti, con l’utilizzo di una terapia appropriata e dei farmaci giusti, diminuisce la probabilità che si manifestino questi eventi.

Anche la gravidanza può causare un aumento della frequenza cardiaca. Soprattutto nella seconda parte della gestazione, la tachicardia in gravidanza è una condizione comune.
Escludendo altre problematiche cardiache sottostanti, è normale un aumento di circa 10-20 battiti al minuto perché la crescita del bambino richiede un aumento del flusso sanguigno e così il cuore della mamma, dovendo battere per due, è sottoposto a uno sforzo superiore.  
Sono quindi fisiologiche le palpitazioni improvvise e la sensazione di avere il "cuore in gola". Il peso del pancione, spingendo sulla cassa toracica, può aumentare la sensazione di oppressione che può favorire anche l'affanno. La tachicardia in gravidanza può però essere dovuta anche all’anemia dovuta a una carenza di ferro, dato l’aumento del fabbisogno per la crescita del bambino. Contrariamente a quanto si possa pensare, anche una pressione sanguigna troppo bassa può scatenare attacchi di tachicardia.

La tachicardia nei bambini non è infrequente. Verso i 4-5 anni i bambini iniziano a prendere coscienza del battito del proprio cuore. Il piccolo può spaventarsi per un’eventuale accelerazione, dovuta magari a uno spavento o a uno sforzo improvviso. Basta mettere una mano sul torace del bambino per capire se il giovane cuore stia subendo un’accelerazione significativa e, per ridurre la tachicardia, si può farlo distendere e rilassare.
Di solito, un cuore sano torna naturalmente al suo ritmo regolare. Se invece queste palpitazioni sono improvvise, ricorrenti e hanno una frequenza cardiaca molto elevata, senza causa apparente, allora è necessario fare un’indagine cardiologica perché, anche se rara (un caso ogni 25.000 nati) potrebbe essere un segnale di tachicardia parossistica.

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Tipi di tachicardia

Clinicamente si distinguono la tachicardia parossistica e la tachicardia sinusale.
  • La tachicardia parossistica sopraventricolare (TPSV) e sindrome di Wolff-Parkinson-White
    È un’aritmia cardiaca dovuta alla generazione anomala dell’impulso elettrico da un punto diverso da quello principale (nodo seno atriale) e assume il comando del ritmo cardiaco per un tempo più o meno lungo. La frequenza cardiaca può variare tra 120 e 200 battiti al minuto, secondo la localizzazione di questo centro anomalo.
    Le cause sono diverse: lesioni organiche del cuore (ischemia, miocarditi reumatica o ipertensiva), intossicazioni farmacologiche o riflessi gastrocardiaci. Gli attacchi di tachicardia presentano diversa durata e possono accompagnarsi ad ansia, sudorazione, ipotensione, sensazione di cardiopalmo (palpitazioni, cuore in gola).
    Questa aritmia ad alta frequenza si caratterizza per presentarsi ed estinguersi improvvisamente: può durare da pochi istanti a tempi più lunghi. Si può verificare anche nei giovani, quando compiono un importante sforzo fisico. La sindrome di Wolff-Parkinson-White è una forma in cui la frequenza cardiaca può essere molto elevata e pericolosa ed è un’emergenza medica sia perché il cuore non riesce a pompare il sangue nelle arterie in modo adeguato, sia perché può degenerare in fibrillazione ventricolare.
  • Tachicardia sinusale
    Molto più frequente e non pericolosa, è l’aumento della frequenza dei battiti cardiaci oltre il normale valore, per un aumento del ritmo sinusale (generato dal nodo del seno atriale).
    È scatenata da stati ansiosi, esercizio fisico, ipertiroidismo, abuso di caffè, fumo, anemia, febbre, ipotensione, vertigini e farmaci. L’inizio e la scomparsa sono sempre graduali, mai improvvisi.
    La terapia della tachicardia sinusale è ovviamente legata alla causa che determina la comparsa del sintomo, tra cui, spesso, anche l’ansia. In chi soffre di attacchi di panico, ad esempio, la tachicardia fa pensare a un infarto e tale paura attiva un sistema ansiogeno che si autoalimenta. In questi casi la soluzione della tachicardia non può prescindere da un intervento psicoterapeutico mirato di tipo cognitivo-comportamentale. Ben diverso è il caso delle tachicardie sinusali dovute a patologie stabili e gravi, come una malattia di cuore o l'anemia.
Infografica che illustra l'anatomia del cuore

Esistono altri tipi di disturbi del ritmo cardiaco che possono causare tachicardia. I più comuni sono:
  • Fibrillazione atriale
    Questa condizione è causata da impulsi elettrici, disordinati e irregolari che raggiungono le camere superiori del cuore (atri) causano la contrazione rapida, irregolare, debole e non coordinata degli atri.
    La fibrillazione atriale è il tipo più comune di tachicardia, si manifesta con l’avanzare dell’età ed è più frequente in persone che soffrono di malattie cardiovascolari. Può, inoltre, essere associata all'eccessivo funzionamento della tiroide (ipertiroidismo) e a malattie polmonari. Diversi altri fattori, oltre alla familiarità, possono contribuire alla comparsa della fibrillazione atriale, tra questi: l’abuso di alcol, l’uso di droghe, e l’abitudine al fumo.
  • Flutter atriale
    Tale condizione è simile alla fibrillazione atriale, ma si caratterizza per il fatto che gli atri si contraggono ad alta frequenza in modo ritmico. Meno comune della fibrillazione atriale, ha però gli stessi sintomi, cause e possibili complicazioni. Circa un terzo delle persone con flutter atriale soffre anche di fibrillazione atriale. Gli episodi di flutter atriale possono risolversi da soli o richiedere una terapia specifica.
  • Fibrillazione ventricolare
    È un’aritmia che causa una contrazione disordinata dei ventricoli che non pompano più in modo efficiente il sangue in circolo. Può causare la morte in pochi minuti, a meno che non si intervenga con un defibrillatore in grado di scaricare uno shock elettrico, attraverso le piastre poggiate sul petto, e risolvere l’aritmia. La fibrillazione ventricolare si può verificare in seguito a un infarto. La maggior parte delle persone che soffre di fibrillazione ventricolare ha una malattia cardiovascolare (cardiopatia).

Palpitazioni e tachicardia

Le palpitazioni sono un disturbo piuttosto frequente, di solito né grave né pericoloso, ma possono essere abbastanza fastidiose.
Si avvertono a livello di torace, gola o collo, durante un’attività oppure quando si è seduti o sdraiati tranquilli. Quando si manifestano le palpitazioni, note anche come cardiopalmo, si sente come se il cuore battesse con troppa forza o troppa frequenza (tachicardia). In altri casi si potrebbe sentire come se saltasse un battito (tachiaritmia). Come sintomo di un’aritmia, andrebbero indagate per escludere altri disturbi cardiaci che vanno dall’infarto all’insufficienza cardiaca (scompenso) a disfunzioni valvolari. Tuttavia, meno della metà dei pazienti che soffrono di palpitazioni è affetta da aritmia.
 

Fattori di rischio

Ogni condizione che sottoponga a uno sforzo eccessivo il cuore, può aumentare il rischio di tachicardia.
Ci sono alcune condizioni cliniche che possono contemplare anche un sintomo come la tachicardia. Sono malattie cardiache, ipertensione, apnea notturna, tiroide iperattiva (ipertiroidismo) o poco attiva (ipotiroidismo), diabete, anemia, ansia o stress psicologico.
Anche lo stile di vita può avere un ruolo nello sviluppo del sintomo: il fumo, consumo eccessivo di alcol e caffeina, uso di droghe (in particolare la cocaina).
Altri fattori di rischio di tachiaritmie sono: l'età avanzata e avere familiari che hanno disturbi del ritmo cardiaco.

Diagnosi

Immagine che ritrae un elettrocardiogramma con il paziente sullo sfondoIl medico, di solito il cardiologo, per determinare le cause della tachicardia tiene conto di una serie di elementi: disturbi presenti (anamnesi prossima), lo stato di salute nel tempo (anamnesi remota) e l’eventuale presenza del sintomo anche nei familiari (anamnesi familiare).
Una serie di esami può essere utile per misurare la frequenza e stabilire un collegamento tra le possibili cause dell’aumento del battito cardiaco.
Esami indicati per la diagnosi di tachicardia sono:
  • Elettrocardiogramma (ECG). È l’esame di elezione, perché registra il ritmo e l’attività elettrica del cuore. Aiuta quindi a identificare il tipo di tachicardia;
  • Holter: essendo difficile cogliere l’episodio di tachicardia, il medico può anche richiedere di indossare, per 24 ore, un apparecchio ECG portatile (Holter) durante il normale svolgimento delle attività quotidiana;
  • Studio elettrofisiologico: si tratta di un esame che studia il sistema elettrico del cuore e serve per individuare il meccanismo e la sede del problema che causa la tachicardia;
  • Ecocardiogramma: è una scansione ad ultrasuoni (ecografia) che produce un'immagine in movimento del cuore. Tramite l’ecocardiogramma è possibile identificare aree di scarsa circolazione sanguigna, valvole cardiache anormali e alterazioni nel funzionamento del muscolo cardiaco;
  • Tilt test o test di stimolazione ortostatica passiva: aiuta il medico a capire meglio come la tachicardia contribuisca a provocare gli svenimenti. Il medico osserva come il cuore e il sistema nervoso rispondano ai cambiamenti di posizione.
Il cardiologo può prevedere anche altri esami per individuare la causa non cardiaca del disturbo. Possono quindi essere utili: la risonanza magnetica (RM), la tomografia computerizzata (TAC), l’angiografia coronarica, la radiografia del torace.

Cura e rimedi

La terapia è rivolta all’eliminazione, o almeno al controllo, delle cause che provocano la tachicardia.
Se all’origine del disturbo c’è un problema cardiovascolare o l’eccessivo funzionamento della tiroide (ipertiroidismo), la sua cura può impedire, o ridurre al minimo, gli episodi di tachicardia.

Oltre a rallentare il battito del cuore durante l’attacco, la cura deve puntare a prevenire futuri episodi e a ridurre al minimo le complicazioni.
  • Rallentare la frequenza cardiaca: un battito cardiaco accelerato può ritornare normale da solo. Tuttavia, se non si tratta di un episodio temporaneo dovuto a una causa specifica, potrebbe essere necessario assumere dei farmaci antiaritmici;
  • Un’altra procedura è la cardioversione: con questa tecnica il cuore è stimolato da impulsi elettrici trasmessi da un apposito strumento, il defibrillatore automatico esterno (DAE), tramite degli elettrodi. La stimolazione attraverso il DAE ripristina un ritmo cardiaco normale. Il defibrillatore è generalmente utilizzato in caso di emergenza o quando i farmaci non siano risultati efficaci.
Immagine che ritrae un medico che tiene farmaci per il cuore in manoNel dettaglio, per prevenire gli episodi di tachicardia, ci sono varie opzioni:
  • Farmaci: gli antiaritmici sono farmaci che, se utilizzati regolarmente, possono prevenire la comparsa della tachicardia.
    Tra questi si ricorda la flecainide che blocca i canali del sodio e del potassio e viene utilizzata per aritmie sopraventricolari. Altri tipi di medicinali, come i calcio-antagonisti e i beta-bloccanti, possono essere prescritti in alternativa o in associazione ai farmaci anti-aritmici. In particolare, i beta- bloccanti, come il propranololo, hanno effetto antiaritmico perché bloccano dei recettori (beta 1) rallentando il ritmo cardiaco.
    Come effetto indesiderato, questi farmaci riducono la forza di contrazione cardiaca. Sono in particolare usati per aritmie da eccessivo tono vagale. Altri farmaci (come l’amiodarone) bloccano i canali del sodio allo stato inattivato e i canali del potassio. Sono farmaci efficaci su tutte le aree cardiache, ma poco utilizzati per la tossicità elevata. I calcio antagonisti, come il verapamil, bloccano i canali del calcio e sono usati in tachiaritmie sopraventricolari. Alcuni di questi sono usati anche nell'angina pectoris per l’attività vasodilatatrice;
  • Ablazione trans-catetere: tale procedura viene usata quando la tachicardia è causata dalla comparsa di un percorso elettrico alternativo di stimolazione cardiaca. Questa tecnica distrugge selettivamente la parte di cuore colpita e interrompe i circuiti elettrici anomali.
    Si ricorre a questa procedura nei casi in cui i farmaci non sono efficaci o non sono tollerati dal paziente. L’intervento, che dura due-tre ore, consiste nell’inserire sonde sottili e morbide (cateteri) attraverso una vena fino al cuore, per registrarne l’attività elettrica. Una volta rintracciata, la parte del tessuto cardiaco dove è presente l’anomalia viene distrutta (ablazione) usando onde radio ad alta frequenza che generano calore, tramite il catetere ablatore;
  • Stimolatore cardiaco (pacemaker): alcune forme di tachicardia si possono curare impiantando un pacemaker. Si tratta di un generatore di impulsi a batteria e da uno o più tubicini (elettrocateteri) che trasmettono gli impulsi elettrici al cuore. Il dispositivo è impiantato sotto la clavicola. Gli elettrocateteri sono guidati fino al cuore attraverso le vene.
    Il pacemaker controlla il battito del cuore e genera gli impulsi elettrici necessari a modificare la frequenza in modo adeguato. La maggior parte di questi dispositivi può registrare alcune informazioni sull’attività cardiaca. Questa funzione è particolarmente utile per controllare il funzionamento del cuore. I pazienti con un pacemaker hanno controlli regolari per monitorare la funzionalità cardiaca e del pacemaker;
  • Defibrillatore cardioverter impiantabile (in inglese implantable cardioverter-defibrillator, da cui l’acronimo ICD). Quando il paziente rischia di avere un episodio di tachicardia che potrebbe essere pericolosa per la vita, il medico può raccomandare un defibrillatore cardioverter impiantabile. Il dispositivo, delle dimensioni di un piccolo telefonino, viene impiantato chirurgicamente nel torace. L’ICD controlla costantemente il battito cardiaco e, in caso di un eventuale aumento della frequenza, fornisce con precisione calibrata degli impulsi elettrici che ripristinano il ritmo cardiaco normale;
  • Intervento chirurgico: in alcuni casi, la chirurgia a cuore aperto può essere necessaria per eliminare il percorso elettrico che causa la tachicardia.
    Un tipo di intervento, con tecnica “del labirinto”, consiste nel praticare piccole incisioni nel tessuto cardiaco per creare del tessuto cicatriziale (cicatrici) che non conduce l’impulso. In questo modo vengono bloccati gli impulsi elettrici vaganti che sono all’origine di alcuni tipi di tachicardia. Di solito si ricorre alla chirurgia solo quando le altre possibilità di cura non hanno dato i risultati sperati.

Malattie collegate alla tachicardia

Il tipo, la frequenza e la durata della tachicardia, nonché la presenza di altri disturbi cardiaci, possono dare complicazioni di diversa gravità.
Le principali includono:
  • Formazione di coaguli di sangue che possono causare un ictus o un attacco cardiaco (infarto del miocardio). Il ritmo cardiaco alterato rende infatti il sangue più a rischio di aggregarsi e di formare coaguli. In alcuni pazienti con problemi del ritmo cardiaco, il cardiologo può prescrivere un farmaco per mantenere il sangue più fluido (leggermente scoagulato). Da alcuni anni sono disponibili nuovi farmaci anticoagulanti orali (Nao);
  • Insufficienza cardiaca (scompenso), cioè incapacità del cuore di pompare abbastanza sangue da fornire agli organi e tessuti;
  • Frequenti episodi di svenimento o perdita di coscienza;
  • Morte improvvisa, di solito associata a fibrillazione ventricolare.
Fotografia che ritrae un chirurgo che opera in sala

Come prevenire la tachicardia

Il modo più efficace per prevenire la tachicardia è agire sui fattori che la scatenano e, nel momento in cui sia già in corso una terapia, assumere i farmaci e favorire uno stile di vita per la salute cardiovascolare.
Tale condizione è utile per ridurre il rischio di complicanze. Nel caso ci fosse un peggioramento dei sintomi o se ne sviluppassero di nuovi, è importante informare il medico curante.

Una buona strategia consiste nel contrastare i vari fattori di rischio adottando un’alimentazione varia e bilanciata, non fumare, mantenere la pressione arteriosa entro i livelli normali (120/80 mm Hg), svolgere una moderata e regolare attività fisica.
  • Immagine che ritrae una ciotola a forma di cuore e alimenti adatti alla tachicardiaAlimentazione: una dieta varia, ricca di verdura e frutta, cereali integrali, legumi e pesce, fatta di porzione modeste di grassi saturi e colesterolo, povera di sale e di zuccheri, diminuisce il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.
    L’ideale è mangiare ogni giorno almeno cinque porzioni da 80g di frutta e verdura ricche di vitamine, minerali e fibre, che hanno attività antiossidante e protettiva. Un importante fattore di rischio per la comparsa delle malattie cardiovascolari è costituito dal colesterolo, in particolare del tipo Ldl (lipoproteine a bassa densità). Queste sono costituite principalmente di grasso e da una piccola quantità di proteine, per questo tendono a depositarsi nella parete delle arterie creando le placche che ostruiscono i vasi.
    L'aumento del colesterolo Ldl è favorito dall'assunzione di cibi contenenti grassi saturi e colesterolo, quali: insaccati, carni rosse e carni grasse, lardo e pancetta, burro e panna, rosso d’uovo (tuorlo), formaggi, dolci e biscotti, cibi che contengono olio di cocco o di palma (ricchi di grassi saturi). Per diminuire il colesterolo con l’alimentazione, sono da preferire cibi ricchi di grassi polinsaturi, che includono: pesce azzurro, avocado, noci e semi, olio extravergine d’oliva o di semi di girasole. I grassi sono molto calorici, per questo è importante assumerne una quantità moderata.
    I consigli sull’alimentazione valgono anche e soprattutto per prevenire la tachicardia dopo aver mangiato. Per questo disturbo è inoltre importante suddividere maggiormente i pasti nell'arco della giornata (almeno tre pasti principali e due spuntini), assumendo ogni volta piccole quantità di cibo e alzandosi da tavola prima di sentirsi sazi. Gli alimenti da preferire sono tutti quelli freschi (frutta, verdure, pesce, carni bianche ecc.), ben digeribili, poco grassi, cucinati in modo semplice (al vapore, ai ferri, bolliti), con pochi condimenti (uno su tutti l'olio extravergine di oliva), aggiunti preferibilmente a crudo. Da evitare sono i grassi e piatti elaborati che richiedono una digestione lunga;
  • Fumo: costituisce uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari perché rende le arterie meno elastiche (arteriosclerosi) fattore implicato nello sviluppo dell’ipertensione arteriosa.
    Il fumo, inoltre, aumenta significativamente il rischio di un ictus: restringendo le arterie, rende più probabile la formazione di coaguli. 
  • Controllo dell’ipertensione: una pressione costantemente elevata (valori superiori alla soglia 90/140mmHg) sottopone il cuore a uno sforzo eccessivo, aumentando il rischio di infarto. Anche l’ipertensione si può prevenire riducendo il consumo di alcool, perdendo i chili di troppo, facendo una regolare attività fisica. Dal punto di vista dell’alimentazione, valgono i consigli per la prevenzione cardiovascolare.
  • Alcol: l’alcol non contiene alcuna vitamina o altro nutriente, dà soltanto calorie. Bere vino o altri alcoolici regolarmente fa aumentare la pressione e il peso. Gli uomini non dovrebbero bere più di due bicchieri di vino nell'intera giornata, le donne un solo bicchiere.
    Un eccesso nel consumo di alcolici può portare all'aumento della pressione arteriosa (ipertensione) e ad un battito cardiaco irregolare (fibrillazione atriale): entrambi questi fattori possono aumentare il rischio di avere un ictus;
  • Peso: il sovrappeso costringe il cuore a faticare di più, per questo può aumentare la pressione arteriosa. Se si è in sovrappeso o si è obesi, perdere anche pochi chili può fare una grande differenza nei valori della pressione arteriosa e nella salute in generale;
  • Esercizio fisico: sono raccomandate attività a basso impatto come camminare, nuotare e andare in bicicletta per una mezz’ora al giorno. Attività più impegnative, come il calcio e il tennis potrebbero non essere indicate;
  • Controllo dello stress: evitare lo stress inutile e imparare le tecniche per affrontare e gestire lo stress di tutti i giorni. 
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Prevenire i fattori scatenanti

Palpitazioni e tachicardia non sono pericolose, ma possono dare molto fastidio. Alcune situazioni possono scatenare il sintomo, per questo è utile evitare i fattori e le situazioni che le provocano, come ad esempio:
  • Diminuire l’ansia e lo stress. L’ansia e lo stress, compresi gli attacchi di panico, sono una delle cause principali di palpitazioni non pericolose. Gli esercizi di rilassamento, lo yoga, il tai chi o l’aromaterapia potranno aiutare a rilassarvi;
  • Eliminare o limitare le sostanze stimolanti, ad esempio la caffeina, la nicotina, l’alcol o le anfetamine;
  • Non fare uso di droghe, in particolare cocaina;
  • Evitare i farmaci stimolanti come quelli contro la tosse e il raffreddore e alcuni integratori alimentari e erboristici con caffeina e ginseng.

Intervista al dott. Andrea Di Lenarda

Presidente Anmco e Direttore Struttura complessa Cardiovascolare e Medicina dello sport di Trieste

 

La tachicardia è un disturbo diffuso nella popolazione?

Nella percezione soggettiva delle persone, la tachicardia è un sintomo molto diffuso, ma nella maggior parte dei casi non è espressione di una malattia cardiaca.
Nella nostra vita quotidiana, il nostro corpo è sottoposto a stimoli che aumentano la frequenza sia di tipo fisico (attività sportiva, una corsa) sia emozionali (arrabbiatura, ansia stress). È quindi un sintomo diffusissimo. In alcuni casi, le persone fisicamente/lavorativamente attive, in periodi stressanti per motivi familiari, lavorativi o altro, possono sentire questo sintomo in modo più frequente. Almeno il 20% delle persone che arrivano in cardiologia manifesta questo sintomo.

In che fascia di età è più presente?

I giovani di solito non ci fanno caso anche perché tendenzialmente non ne soffrono. Gli anziani fanno poca attività fisica e sono meno soggetti a stress. Di solito il battito cardiaco aumenta soprattutto nelle persone tra 40 e 65 anni. Sono le donne a manifestare di più questo sintomo perché sono molto sensibili al proprio corpo.

Questo sintomo, quando diventa pericoloso?

Una tachicardia è fisiologica quando la percezione del battito è regolare, anche se accelerato.
Si avverte cioè un battito dopo l’altro, ma alla stessa distanza temporale l’uno dall’alto. È fisiologica in presenza di stress: se c’è uno spavento, si avvertono più battiti, ma sono regolari. L’aumento della frequenza è sempre fisiologico se l’andamento in crescita o in calo è uguale. Alla fine dello sforzo, la frequenza torna gradualmente normale. Se c’è questa nella percezione di ritmicità e gradualità, siamo in una condizione fisiologica.

Diverso è percepire una tachicardia che finisce improvvisamente. Altra caratteristica di una forma non fisiologica, ma no per questo certo segno di malattia, è la sequenza non regolare dei battiti. La persona percepisce delle extrasistoli, cioè battiti anomali all’interno di un ritmo normale. Non sono strettamente normali, ma non è detto che siano preoccupanti. C’è un terzo caso di battito non fisiologico ed è quello irregolare.

Quali possono essere le cause del battito accelerato e irregolare?

Le cause delle tachicardie non fisiologiche possono essere diverse. Se si verificano in una persona che ha una cardiopatia già documentata (infarto, cardiopatia ipertensiva, malattia valvolare), la comparsa di extrasistole parossistiche è un motivo per tornare dal medico. Se la tachicardia è nettamente irregolare potrebbe trattarsi di una fibrillazione atriale. In un paziente che ha già altri disturbi, l’aumento del battito può essere sintomo del peggioramento della sua patologia.
Nei pazienti malati di cuore, la comparsa di un nuovo sintomo come la tachicardia è il segnale che la terapia deve essere aggiustata, per questo è bene rivolgersi al medico.

In presenza di tachicardia, quali segnali indicano che è necessario rivolgersi al pronto soccorso?

La situazione è grave e serve il pronto soccorso quando la tachicardia si associa allo svenimento o a una condizione di quasi svenimento o ad altri sintomi acuti: difficoltà di respiro (dispnea), dolore toracico e retro sternale. Se si percepisce un’aritmia totalmente irregolare non è necessario un intervento d’urgenza, ma bisogna andare dal medico entro 24-48 ore perché, se è persistente, potrebbe trattarsi di fibrillazione atriale, condizione che, se non trattata, comporta la formazione di coaguli che possono esporre il soggetto a infarto, ictus o embolia polmonare.
La stesa cosa vale per le extrasistoli: fino a 200 al giorno sono parte della vita da persone sane. La cosa cambia se sono continue o frequenti. Alcune extrasistole al giorno sono fisiologico come stimolo a troppi caffè, stress, arrabbiature. Per misurarle basta mettere la mano al polso. Se ce ne sono tante il medico potrebbe richiedere un monitoraggio di 24 ore (Holter) per descrivere in dettagli la situazione.

Immagine che raffigura tre donne che fanno una passeggiata al parcoCosa fare quando si presenta la tachicardia?

Ci sono i farmaci che rallentano il battito: sono i beta bloccanti. L’effetto però si manifesta nel giro di una- due ore dopo l’assunzione: un tempo troppo lungo per un sintomo che dura minuti. Se quindi per le forme patologiche l’impiego dei farmaci è sotto controllo medico, per la forma fisiologica bisogna agire sui fattori scatenanti. L’ideale è uscire dalla condizione di stress e ritrovare l’equilibrio; prendersi una camomilla, mettersi a riposo, uscire dal luogo fonte di stress, fare una passeggiata. Una delle cose da verificare, in caso di tachicardia persistente, è la presenza di patologie, anche non gravi, non cardiache.
Una donna giovane in età fertile, ad esempio, può essere anemica e tale condizione aumenta la frequenza cardiaca. Una tiroide che funziona troppo, stimola il cuore.

Lo stile di vita può essere efficace nel ridurre il rischio di aumentare il battito cardiaco?

Al di là delle buone regole che tutti conosciamo per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, un consiglio specifico per chi soffre di tachicardia è di praticare un’attività fisica, anche leggera, ma costante. L’allenamento fa in modo che il cuore attivi il nervo vago con un abbassamento della frequenza nell’ordine di 10-15 battiti al minuto.

Come funziona il nostro cuore e sistema vascolare?

Domande e risposte

Perché il cuore batte velocemente senza motivo?
Il più delle volte, i battiti cardiaci aumentano a causa di stress e ansia, o perché si è esagerato con caffeina, nicotina o alcol. Possono presentarsi anche in gravidanza. Quando la tachicardia si presenta spesso o non si risolve spontaneamente, le palpitazioni possono essere il segno di una condizione cardiaca per la quale è necessario rivolersi al medico.
Una frequenza cardiaca di 120 è pericolosa?
Nella maggioranza dei casi, la tachicardia sinusale è normale. L'aumento della frequenza cardiaca non danneggia il cuore e non richiede cure mediche. Dopo una camminata veloce da 10 a 15 minuti, ad esempio, la frequenza cardiaca supera tranquillamente i 110 a 120 battiti al minuto.
La disidratazione può causare tachicardia?
La disidratazione, dovuta ad esempio da un disturbo come la diarrea o da una terapia antipertensiva con troppo diuretico, può ridurre il volume di sangue dell’organismo. Per compensare, il cuore batte più velocemente, aumentando la frequenza cardiaca e facendo sentire le palpitazioni. Se si mostrando segni di disidratazione, come vertigini o debolezza, è necessario integrare i liquidi bevendo dell’acqua o degli integratori salini.
In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.
Data di pubblicazione: 25 febbraio 2019
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