Sole e pelle: amici o nemici? Gli effetti e i benefici

Sole e pelle: amici o nemici? Gli effetti e i benefici

Benessere

Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2018

Indice

 

Sole e pelle: amicizia conflittuale

Il sole è fonte di vita: senza di esso molte reazioni essenziali per il mantenimento dell’equilibrio degli ecosistemi non potrebbero avvenire. Un esempio è la fotosintesi clorofilliana, la complessa serie di reazioni biochimiche che consente alle piante di produrre ossigeno a partire da acqua e sali minerali.

Del sole beneficia anche il corpo umano: il suo diretto collegamento con il benessere, inteso anche (e non solo) come miglioramento del tono dell’umore, è dimostrato e condiviso anche nel linguaggio comune. Di una persona socievole e aperta si dice che ha un carattere “solare”.

Il collegamento fra sole e vita ha spinto l’uomo, fin dai tempi antichi, ad attribuire al sole caratteristiche divine. Dante stesso ne decanta la magia: “Non esiste cosa visibile in tutto il mondo, più degna del sole di fungere da simbolo di Dio, poiché esso illumina con vita visibile prima se stesso, poi tutti i corpi celesti e terreni”.

Dovendo operare un’analisi oggettiva, tuttavia, l’esposizione al sole comporta anche numerosi svantaggi, che, per la loro rilevanza clinica, spingono ad osservare più di una precauzione.


Come funziona la pelle e il tessuto cutaneo?

 

Cos'è l'abbronzatura

La luce proveniente dal sole (spettro luminoso) è composta da diverse radiazioni, ognuna delle quali è caratterizzata da una lunghezza d’onda: alcune di queste sono visibili all’occhio umano (quelle che noi possiamo ricollegare ai colori), mentre altre no (i raggi ultravioletti e gli infrarossi).

A causa del fatto che la radiazione ultravioletta può danneggiare le strutture anatomiche esposte, la nostra barriera primaria (la cute) sviluppa degli strumenti di difesa. Assumendo una colorazione più scura, assorbe una porzione più limitata delle frequenze dello spettro luminoso.

Ciò che accade è la stessa radiazione solare stimola i melanociti (cellule presenti negli strati superficiali dell’epidermide) a sintetizzare melanina, il pigmento che colora i capelli, la cute, i peli e gli occhi. Depositandosi nella pelle, è responsabile della colorazione accentuata.

Dunque, quella che ai nostri occhi è un’esteticamente apprezzabile doratura (di intensità variabile) della pelle, è in realtà uno dei suoi più potenti sistemi di protezione.
 

Perché prendere il sole fa male

Le reazioni dell’organismo alla luce ultravioletta del sole sono essenzialmente classificabili in due categorie.



REAZIONI A BREVE TERMINE

 
Le reazioni a breve termine sono per lo più rappresentate dall’eritema solare (scientificamente definito come lucite estiva benigna), evento mediato in parte dalla radiazione di tipo UVB (per questa ragione definita “eritematogena”) ma soprattutto da quella infrarossa, che surriscalda la cute. Il caldo causa la dilatazione dei vasi sanguigni superficiali, che gonfiandosi comprimono le terminazioni nervose, irritandole.

L’eritema si manifesta a distanza di poche ore dall’esposizione e raggiunge il suo apice entro le 24 ore successive. La pelle si arrossa, compaiono prurito intenso, sensazione di calore, secchezza e desquamazione. Nei casi più gravi si sviluppano vescicole simili a quelle prodotte dalle ustioni. L’eritema solare ha un’incidenza più elevata nella popolazione femminile (80%), soprattutto nella fascia compresa fra i 20 ed i 35 anni, e nei bambini. Le aree del corpo più colpite sono quelle più esposte: scollatura, spalle, viso, dorso dei piedi.

Essendo legato all’azione surriscaldante (e quindi anche indiretta) del sole, l’eritema può comparire anche se si staziona sotto l’ombrellone e nei giorni in cui il cielo è nuvoloso. Per la stessa ragione, è possibile prevenirlo rinfrescando frequentemente la pelle con bagni e applicazione di acqua termale.

E’ importante ricordare che, in caso di contemporanea assunzione di antibiotici, diuretici o disinfettanti delle vie urinarie (e altri farmaci che possono produrre fotosensibilizzazione), occorre sempre chiedere al proprio medico informazioni circa l’opportunità di esporsi al sole.

Quando di modesta entità, l’eritema solare viene trattato efficacemente con l’applicazione locale di cortisonici.

Fra le reazioni immediate al sole anche l’orticaria (dermatite solare), vera e propria reazione allergica alla radiazione, mediata dal sistema immunitario, che causa gonfiore (edema), arrossamento a macchie e prurito intenso. Anche per il trattamento dell’orticaria solare, si impiegano i cortisonici.
 

REAZIONI A LUNGO TERMINE


Le reazioni a lungo termine sono legate al fatto che la radiazione ultravioletta del sole (in particolare la UVA) attiva nella cute reazioni chimiche cosiddette “radicaliche”, che producono sostanze altamente instabili (i radicali liberi), i quali reagiscono con facilità con molte molecole biologiche. Le nostre cellule sono dotate di efficaci sistemi di neutralizzazione (i popolari antiossidanti), con l’aiuto dei quali difendono le strutture biologiche strategiche dagli attacchi chimici. Tuttavia, quando la quantità di molecole radicaliche aumenta o i sistemi di detossificazione si indeboliscono (circostanze che si verificano quando ci esponiamo alla radiazione solare), le sostanze tossiche possono legarsi al DNA inducendo mutazioni genetiche.
 
Questo fenomeno accelera i processi di invecchiamento delle cellule ed è la ragione per cui il corretto consumo di antiossidanti (attraverso un’alimentazione bilanciata ed, eventualmente, su prescrizione del medico, l’assunzione di integratori specifici) mantiene l’organismo giovane.

A livello cutaneo, il sole danneggia il collagene, attivando il photoaging, processo di invecchiamento accelerato che causa ispessimento e increspatura e la distruzione delle sue fibre elastiche. Per questa ragione, è messo in relazione con la comparsa prematura delle rughe.

Un’ulteriore conseguenza negativa della radiazione solare è rappresentata dalla formazione di macchie scure localizzate principalmente alla pelle del volto e delle estremità (discromie cutanee). Si tratta di accumuli localizzati di melanina, attivati da circostanze ormonali particolari (gravidanza, assunzione della pillola anticoncezionale), fattori chimici irritanti, come conseguenza di ustioni solari ripetute o esito di infiammazioni locali intense. Il dermatologo può attenuarle prescrivendo creme contenenti sostanze depigmentanti (come l’acido azelaico) e trattamenti di peeling cutaneo con composti esfolianti (il più noto dei quali è l’acido glicolico). I trattamenti laser sono spesso utilizzati per ridurre l’intensità delle macchie, anche se con risultati variabili individualmente.

Tuttavia, il rischio più grave è quello del tumore della pelle, che origina dalle mutazioni genetiche innescate dalla radiazione ultravioletta. I tumori della pelle possono essere di diversa tipologia e gravità. I più diffusi e meno preoccupanti dal punto di vista clinico sono:
  • il basalioma: tumore che colpisce le cellule basali (presenti nello strato profondo dell’epidermide)
  • il carcinoma spinocellulare: tumore che attacca le cellule squamose dell’epidermide.
Entrambi producono sintomi (prurito, sanguinamento) solo nella fase immediatamente successiva alla loro comparsa e si manifestano come piccoli noduli di colore diverso rispetto alla cute; si ingrandiscono ma raramente causano metastasi, venendo per lo più rimossi quando ancora localizzati.

Il melanoma è, invece, una lesione tumorale sempre maligna che colpisce i melanociti. E’ molto meno frequente ma ben più aggressiva e preoccupante. A causa della sua tendenza ad invadere i tessuti circostanti e quelli a distanza, produce metastasi con relativa facilità. Ha origine da un neo che già era presente sulla pelle e che, in un preciso momento della propria esistenza, a causa di mutazioni genetiche, subisce una trasformazione cancerogena in seguito alla quale cambia forma e/o colore e/o dimensione.

Per questa ragione, in presenza di lesioni anomale della pelle è bene consultare un dermatologo per un controllo, durante il quale può eseguire la mappatura dei nei, procedura attraverso la quale è possibile tenere sotto controllo eventuali trasformazioni tumorali degli stessi. In caso di presenza di nei anomali, il dermatologo effettua un’osservazione in epiluminescenza per diagnosticare un’eventuale lesione tumorale. Il sospetto di un tumore cutaneo richiede l’esecuzione di una biopsia, procedura durante la quale viene prelevato un campione di tessuto cutaneo da analizzare al microscopio per effettuare una diagnosi precisa.
 

Brufoli e sole

I brufoli da sole sono la manifestazione di un disturbo della pelle correntemente definito acne estiva, ma il cui nome scientifico è sudamina. Si tratta di una “fotodermatosi”, ossia una delle possibili conseguenze anomale dell’esposizione ai raggi del sole, anche indiretta. Riguarda le parti anatomiche più direttamente colpite dalla radiazione infrarossa del sole (spalle, viso e decolleté) ed è conosciuta anche come “acne di Maiorca” perché sull’isola spagnola fu descritta per la prima volta.

Normalmente l’acne (nella sua forma classica) trae beneficio dalla stagione estiva, ma, in questo caso, quella che usualmente è una terapia diventa un fattore patogeno.

Le persone più colpite sono le donne di età compresa fra i 20 ed i 40 anni, con carnagione chiara e pelle sensibile. Il disturbo riguarda anche i bambini piccoli, nei quali si manifesta con arrossamento e brufoli di piccole dimensioni.

La reazione insorge a circa due ora dall’esposizione, è accompagnata da prurito e può intensificarsi a causa della reazione crociata con il sale dell’acqua marina, con il sudore e con filtri solari particolarmente oleosi. E’ causata da un ispessimento della pelle innescato dai raggi solari, che surriscaldano la cute e ne occludono i pori, favorendo la proliferazione batterica al loro interno. Questa si traduce nella formazione di brufoli.
L’acne solare può essere tenuta sotto controllo:
  • con l’utilizzo di cosmetici oil free
  • con la corretta detersione della cute: i dermatologi consigliano lavaggi frequenti con acqua tiepida o fresca, per rimuovere il sudore e prevenire il surriscaldamento
  • con l’assunzione di integratori a base di acido lipoico, che ha effetti antisettici e antinfiammatori)
  • scegliendo indumenti leggeri e traspiranti
  • utilizzando speciali creme frutto dell’innovazione tecnologica contenenti microspugne d’argento (microsilver) che impediscono ai batteri responsabili dell’acne di proliferare.
 

Anche gli occhi richiedono protezione

La pelle non è l’unico organo che risente dell’effetto delle radiazioni ultraviolette: è fondamentale proteggere anche gli occhi. I possibili rischi derivanti dall’esposizione al sole sono:
  • la congiuntivite: infiammazione della congiuntiva, la membrana che riveste il bulbo oculare e la parte interna delle palpebre e che è sensibile ai raggi UV e IR. Viene trattata con applicazioni farmacologiche locali;
  • la cheratocongiuntivite attinica: estensione dell’infiammazione anche alla cornea, che si manifesta con bruciore, lacrimazione, fotofobia, sensazione di corpo estraneo. Anch’essa viene trattata con una terapia locale;
  • la cataratta: la radiazione ultravioletta può indurre opacizzazione del cristallino;
  • i melanomi congiuntivali: la congiuntiva può degenerare localmente sviluppando un tumore maligno del tutto sovrapponibile a quello cutaneo;
  • lo pterigio: iperproliferazione della congiuntiva che copre la cornea;
  • l’accelerazione della degenerazione maculare senile: a causa dello stress ossidativo e dei processi di fotoinvecchiamento il sole può danneggiare la retina.
I bambini al di sotto dei 12 anni sono i soggetti più a rischio, perché le loro strutture oculari ancora immature non sono in grado di filtrare efficacemente la luce del sole.

Per proteggere gli occhi da questi rischi è necessario indossare lenti con filtro UV ed un cappellino con la visiera.
 

Conosci il tuo fototipo

L’utilizzo dei filtri solari è un valido sistema di protezione della pelle, sia dagli effetti a breve termine, che da quelli ritardati. La condizione necessaria (benché non sufficiente) per non risentire negativamente dall’esposizione al sole è, tuttavia, quella di impiegarli al meglio: l’applicazione deve avvenire una mezz’ora prima del “bagno di sole” ed essere rinnovata frequentemente, in particolare dopo i bagni e in caso di abbondante sudorazione.

L’assunzione di integratori alimentari contenenti precursori della melanina (sostanze che, nell’organismo vengono facilmente trasformate in essa), come il beta carotene, può contribuire a stimolare i sistemi di difesa della pelle e, dunque, a limitare il rischio di conseguenze spiacevoli. La somministrazione supplementare di beta carotene deve avvenire a partire da 4-5 settimane prima dell’esposizione al sole.

Gli integratori contenenti antiossidanti, come la vitamina C, lo zinco, la vitamina E ed il selenio, aumentano la capacità di detossificazione della pelle dai radicali liberi, anche se con efficacia limitata e non quantificabile oggettivamente. E’ comunque consigliata un’alimentazione ricca di queste sostanze.

Per operare una prevenzione efficace, è importante conoscere il proprio fattore di rischio, espresso dal fototipo, parametro che identifica la fragilità individuale all’azione del sole e che dipende dalla quantità di melanina presente nella pelle, nei capelli, nei peli e negli occhi. La visita dermatologica permette di individuare il proprio fototipo e, di conseguenza, di comprendere quale filtro utilizzare, con quale frequenza applicarlo e quali precauzioni ulteriori osservare nei confronti del sole. La classificazione si dipana dal fototipo 1, quello più a rischio perché più povero di melanina e che richiede fotoprotezione estrema (pelle e occhi chiari, efelidi, capelli biondi o rossi), al meno pericoloso, il numero 6 (pelle olivastra, occhi e capelli neri), che richiede fotoprotezione bassa.

I dermatologi raccomandano, in ogni caso, di esporsi gradualmente i primi giorni e di evitare di farlo fra le 11 e le 16, quando i raggi del sole hanno direzione verticale e quindi incidono sulla pelle con maggiore aggressività. Durante questa fascia oraria il rischio è anche costituito dalla disidratazione e dal colpo di calore, evenienze comunque pericolose.

E’ importante ricordare che occorre proteggersi dal sole anche in caso il cielo sia nuvoloso e anche in montagna. La presenza di un clima più fresco e l’assenza di neve (che fa da schermo riverberante) non scongiurano, infatti, la possibilità di eritema e reazioni a lungo termine.

Il filtro solare deve essere applicato anche quando ci si posiziona al riparo dell’ombrellone, perché i raggi riverberano dalla sabbia sulla cute.

Evitare l’applicazione di profumi o creme molto profumate prima di esporsi al sole è comunque una buona norma. L’utilizzo di cosmetici autoabbronzanti non protegge, di per sé, la pelle dall’azione del sole, perché tali preparati normalmente non contengono filtri.

In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.
Data di pubblicazione: 20 luglio 2018