Sindromi psicologiche: quali sono le più diffuse e curiose?

Sindromi psicologiche: quali sono le più diffuse e curiose?
04 novembre 2018

Benessere

Indice

 

Cosa sono le sindromi psicologiche?

Una sindrome è un insieme più o meno caratteristico di sintomi che una persona manifesta in un determinato momento e che possono fare riferimento a cause di diverso tipo. Può essere espressione di una o più malattie.

Le sindromi psichiatriche descritte dalla psicopatologia sono numerose, molto diverse fra loro e annoverano sintomi piuttosto insoliti.

Nella maggior parte dei casi si tratta di:
  • fraintendimenti deliranti
  • fenomeni mentali indotti da traumi
  • conseguenze di disturbi dissociativi
  • reazioni anomale ad eventi emotivamente sconvolgenti.
In altre circostanze descritte dalla letteratura scientifica si tratta di sintomi specifici di una patologia psichiatrica primaria.
Pur essendo relativamente infrequenti nella popolazione, queste sindromi psicologiche hanno ispirato (e si sono lasciate ispirare da) film, romanzi, modi di dire entrati nell’uso comune.
 

La sindrome di Stoccolma

La Sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica in base alla quale si stabilisce un legame di dipendenza fra la vittima di un abuso ed il suo oppressore (simpatia per il proprio carnefice).

Si verifica in un caso su 10 di abuso psicologico, fisico, rapimento, stupro.

La sindrome prende il nome dalla città protagonista di un fatto di cronaca che risale all’agosto del 1973. Quattro impiegati di una banca di Stoccolma vennero presi in ostaggio nel corso di una rapina e tenuti in prigionia per una settimana. Dopo il rilascio gli inquirenti che si occuparono del caso, furono colpiti dalle loro testimonianze, a sorpresa giustificatrici dei delinquenti. I sequestrati non testimoniarono contro gli imputati, ma, attraverso le loro dichiarazioni, espressero comprensione per quanto avvenuto.

Questo episodio permise di descrivere e attribuire un nome ad una sindrome psicologica che racconta di un legame mentale che si stabilisce fra le vittime e gli aguzzini. In letteratura sono stati descritti anche casi di vero e proprio innamoramento.

Più che una patologia, in psicologia viene definita uno stato psicologico. Non ha aspetti in comune con il Disturbo da Stress Post Traumatico (PTSD, dal nome inglese della malattia Post Traumatic Stress Disorder), che può colpire le vittime di abusi.

Si ritiene che la persona abusata percepisca la propria vita come strettamente dipendente dal carnefice, nei confronti del quale sviluppa un forte attaccamento, nel tentativo di evitare la morte. E’ un atteggiamento inconscio, che replica sotto molti aspetti il quadro di totale dipendenza che si crea fra madre e neonato. Per questa ragione, gli psicologi definiscono la Sindrome di Stoccolma come una regressione.

Quando la vittima ha un carattere strutturato e particolarmente resiliente, è possibile che la Sindrome di Stoccolma sia vissuta non come regressione ma come adattamento costruttivo. Ossia come un quadro psicologico che porta ad accettare una situazione sfavorevole senza farsi soverchiare.

La Sindrome di Stoccolma è, in entrambi i casi, un’espressione dell’istinto di conservazione dell’uomo, che lo spinge a creare, contro ogni forma di razionalità, una sorta di alleanza con colui che può decidere del suo destino.

E’ normalmente di ostacolo alle indagini degli organi di Polizia, a causa dell’atteggiamento non collaborativo delle vittime, che tendono a scagionare i colpevoli da ogni accusa.

A distanza di tempo dal periodo in cui la violenza è stata subita, è possibile che la vittima sviluppi sintomi quali: incubi, fobie, disturbi del sonno, flashback vividi dell’esperienza passata.

Uno dei casi portati alla ribalta dalle cronache dell’epoca, è quello di Patricia Hearst, la figlia di un ricchissimo magnate, rapita nel 1974 e diventata poco dopo complice degli atti criminali dei suoi carcerieri.
 

La sindrome di Lima

La Sindrome di Lima non è una condizione patologica vera e propria: è il reciproco della Sindrome di Stoccolma. Colpisce i carcerieri/seviziatori, spingendoli a diventare empatici con le proprie vittime.

I sequestratori si assoggettano alle richieste delle vittime, tanto da arrivare a liberarle senza chiedere alcuna condizione. Si ritiene che questo atteggiamento possa essere una manifestazione del forte senso di colpa che assale chi sta commettendo un reato ai danni di una persona.

Il nome origina da un evento accaduto nel 1996 all’ambasciata giapponese di Lima. Quattordici membri del Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru (MRTA) presero in ostaggio decine di diplomatici, funzionari governativi militari e capitani d’azienda che partecipavano ad una festa in occasione del compleanno dell’imperatore Akihito. Il sequestro si concluse di lì a pochi giorni. Le vittime furono liberate senza alcuna condizione.
 

La sindrome di Cotard

La Sindrome di Cotard è una patologia psichiatrica che genera la convinzione illusoria di essere morti, di avere perso tutti i propri organi interni o tutto il sangue. E’, per questa ragione, definita Sindrome del Cadavere che Cammina o delirio nichilistico.

La causa più frequente è la lesione della connessione nervosa che mette in comunicazione sensazioni ed emozioni nel cervello. Il soggetto non percepisce emozioni e di conseguenza non avverte la presenza dei suoi arti, dei suoi organi. Può così giustificare la sua mancanza di controllo sul corpo solo con la morte.

La Sindrome di Cotard è accompagnata da grave depressione e istinti suicidi ed è inserita nella classe illusioni somatiche del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5).

Prende il nome da Jules Cotard, il neurologo francese che per primo (nel 1880) la descrisse e che la definì un delirio di negazione, un distacco completo dalla realtà.

La Cotard è spesso presente negli individui che soffrono di schizofrenia o depressione psicotica. Per questa ragione, l’approccio terapeutico si basa sul trattamento della patologia principale.

Esmé Weijun Wang è una scrittrice americana di origini asiatiche che ha sofferto di questo disturbo e ora può raccontarlo, essendone guarita. La sua esperienza è stata narrata nel libro “Perdition Days: On Experiencing Psychosis”. In preda ad un malessere profondo senza apparenti spiegazioni, la donna racconta di avere finalmente trovato una pace (paradossale) dopo essere giunta alla conclusione di
essere morta. La diagnosi e la conseguente terapia farmacologica le hanno consentito di recuperare l’equilibrio.
 

La sindrome di Ekbom

La Sindrome di Ekbom è una forma molto grave di ipocondria, un delirio in conseguenza del quale la persona colpita è convinta di essere infestata da parassiti (delirio parassitario o dermatozoico).

La terminologia con cui è definita deriva dal nome del neurologo svedese che ne descrisse le caratteristiche principali, Axel Ekbom.

Il paziente è convinto che gli insetti siano finiti sotto la sua pelle e può arrivare a manifestare i segni reali di una puntura immaginaria. Può procurarsi ferite nel tentativo di liberarsene ed è spesso afflitto da irritazioni cutanee dovute all’applicazione di disinfettanti sulla cute.

Ancora più curioso è il cosiddetto sintomo della scatola di fiammiferi: molti pazienti si recano dal proprio medico con una scatola di fiammiferi in cui sostengono di avere rinchiuso l’insetto responsabile della puntura. Animale che si rivela inesistente, dato che la scatolina viene inconsapevolmente riempita dal paziente con del cotone in fiocchi.

Il nome Sindrome di Ekbom è attribuito comunemente anche ad un’altra patologia, la Sindrome delle Gambe senza Riposo (RLS). La RLS causa sensazione di prurito, bruciore e formicolio agli arti inferiori, in particolare durante la notte. E’ una delle principali cause di insonnia ed è un disturbo neurologico che non riconosce una componente psichiatrica.
 

La sindrome di Parigi

La Sindrome di Parigi corrisponde all’esperienza che vivono alcuni turisti giapponesi visitando Parigi e rimanendone delusi rispetto alle aspettative.

L’aspetto più curioso di questa condizione psicologica è che colpisce solo i giapponesi. Ogni anno le cronache documentano una ventina di ricoveri di turisti nipponici a causa della Sindrome di Parigi.

Sembra che questo fenomeno sia dovuto alla forte idealizzazione che in Giappone viene fatta dell’Europa e in particolare di Parigi. E’ ben noto alle autorità diplomatiche, che mettono a disposizione una linea telefonica 24 ore su 24 per i connazionali colpiti.

I sintomi della Sindrome di Parigi sono:
  • allucinazioni
  • deliri di persecuzione, depersonalizzazione
  • ansia
  • crollo psichico
  • sintomi fisici.
Normalmente le persone che vengono colpite dalla Sindrome di Parigi non hanno una storia di malattia psichiatrica. Per questa ragione si ipotizza che si tratti di una forma di shock culturale scatenato da stati di stanchezza fisica (dovuta al lungo viaggio).

Non esistono trattamenti specifici.
 

La sindrome di Stendhal

La Sindrome di Stendhal colpisce l’individuo al cospetto di un’opera d’arte percepita come particolarmente bella oppure esposto ad un numero esagerato di opere d’arte in un intervallo di tempo sufficientemente breve.
Deve il suo nome al popolare letterato francese romantico Stendhal, che visse e descrisse la propria esperienza nel visitare la basilica di Santa Croce a Firenze nel 1817. Fu, successivamente, una psichiatra italiana, Graziella Margherini, a descriverla riportando un centinaio di casi in una pubblicazione dal titolo “La Sindrome di Stendhal. Il malessere del viaggiatore di fronte alla grandezza dell’arte”. Nel suo ospedale venivano di tanto in tanto ricoverati visitatori della vicina Santa Croce in preda ad una sintomatologia caratteristica:
  • tensione fisica ed emotiva
  • ansia
  • tachicardia
  • vertigini
  • attacchi di panico
  • esperienze dissociative
  • confusione mentale
  • allucinazioni.
Sembra che questa condizione sia strettamente connessa al funzionamento dei neuroni specchio, che sono alla base di molti dei fenomeni legati all’empatia. L’osservatore vive una situazione di identificazione con l’opera.

Normalmente la Sindrome di Stendhal non provoca recidive, non segue traumi psicologici né malattie fisiche e non genera conseguenze.

L’unico trattamento consigliato è il sostegno psicologico.
 

La Sindrome di Diogene

La Sindrome di Diogene consiste nella perdita totale di interesse nei confronti della cura di sé, delle cure mediche e dell’igiene personale (Sindrome dello Squallore Senile).

E’ una condizione tipica delle persone anziane o molto malate che vivono isolate, in particolare quelle che soffrono di demenza progressiva.

Il nome di questa malattia si riferisce al filosofo greco Diogene di Sinope (detto anche “il Cinico”), che gli scritti classici tuttavia non descrivono come una persona trascurata. Deriva da un’interpretazione non corretta dei fatti storici: Diogene viveva solo per scelta e aveva, per quanto ne sappiamo, ottimo intelletto ed il pieno possesso delle proprie facoltà cognitive. Aveva improntato la propria vita alla più totale semplicità, rifiutando una casa (viveva in una botte) e tutte le comodità per il puro desiderio di creare una sorta di ritiro spirituale permanente.

Le persone colpite dalla Sindrome di Diogene, invece, sembrano avere perduto il senso del pudore e della vergogna. Smettono di lavarsi, accumulano compulsivamente oggetti per l’incapacità di separarsene (disposofobia), non assumono farmaci e non si sottopongono ad esami o trattamenti di altro tipo, anche mettendo a rischio la propria vita. La Sindrome di Diogene è, infatti, correlata ad un rischio aumentato di morte prematura.

Si ipotizza che le cause siano da attribuire ad eventi particolarmente dolorosi, come la perdita di una persona cara. La Sindrome di Diogene sarebbe la risposta ad un forte stress, un meccanismo di difesa della mente.
 

La Sindrome di Capgras

La Sindrome di Capgras è un disturbo che condivide con la Sindrome di Cotard le cause (l’interruzione della connessione fra sensazioni ed emozioni), ma se ne differenzia per gli effetti. La persona affetta non riconosce gli individui che lo circondano come propri conoscenti e persone a cui è legata da relazioni affettive o professionali. Vive nella convinzione che siano tutti sosia perfetti (e dunque impostori) dei suoi famigliari, colleghi e amici (Sindrome della Paramnesia Reduplicativa).

Si tratta di un delirio di errata identificazione che prende il nome dallo psichiatra francese Jean Marie Joseph Capgras, il quale per primo la descrisse.

Sulla patogenesi della Sindrome di Capgras sono state formulate molteplici ipotesi che rimandano alla comorbidità con altre malattie:
  • dal punto di vista neurologico può subentrare anche in conseguenza di un trauma cerebrale, della demenza causata dall’Alzheimer o dell’epilessia
  • dal punto di vista psichiatrico sono stati osservati legami con la schizofrenia e con il disturbo bipolare in fase psicotica
  • dal punto di vista psicologico alcuni studiosi ritengano possa trattarsi della manifestazione di un disagio che spinge il paziente a credere che chi si trova davanti a lui sia un sosia per sentirsi libero di provare sentimenti negativi senza vivere il senso di colpa.
Il trattamento prevede:
  • nell’immediato: la risoluzione del disturbo primario (quando si tratta di una manifestazione secondaria), che consiste nella somministrazione di antipsicotici
  • nel lungo termine: in particolare nelle persone che soffrono di demenza, possono essere utili la riabilitazione neurocognitiva e altre strategie non farmacologiche.

 

La Sindrome di Tako-Tsubo

La Sindrome di Tako-Tsubo è la riproduzione dei sintomi dell’infarto (senso di oppressione e dolore nella regione sternale, senso di affaticamento, dispnea, ossia difficoltà a respirare) senza ostruzione delle coronarie.

Per questa ragione viene anche definita broken heart syndrome o crepacuore.

Fu descritta per la prima volta negli anni ’90. Si tratta di una condizione relativamente rara nella popolazione globale: l’incidenza è pari a 1 su 36.000 persone.

Pur essendo stati registrati anche casi maschili, la Sindrome di Tako-Tsubo ha la sua massima incidenza nelle donne di età compresa fra i 60 ed i 75 anni ed è compatibile con uno stato di fragilità emotiva. La sua frequenza aumenta nelle persone che soffrono di depressione o ansia.

Si tratta di una condizione che si verifica a seguito di traumi psicologici, come un lutto, un avvenimento destabilizzante. Il termine tako-tsubo indica in giapponese il cesto nel quale i pescatori ripongono i polpi dopo avere loro staccato l’amo. Quando viene colpito da questa sindrome, il ventricolo sinistro del cuore assume la stessa forma (a clessidra) di questo contenitore.

L’esame cardiografico evidenzia le anomalie tipiche dell’infarto miocardico, ma le arterie coronarie (quelle che nutrono il muscolo cardiaco) non sono occluse. Nonostante la presenza del dolore, causato da uno spasmo muscolare, non si verifica ischemia, cioè riduzione locale dell’apporto di sangue. Di conseguenza, la Sindrome di Tako-Tsubo non causa danni irreversibili al tessuto cardiaco.

Malgrado la situazione clinica sia relativamente tranquilla, il protocollo prevede la somministrazione di antiaggreganti (Aspirinetta), beta-bloccanti e antagonisti neuro- ormonali, per ridurre il rischio di recidiva.

Dal punto di vista clinico, risulta fondamentale discriminare correttamente fra infarto miocardico e Sindrome di Tako-Tsubo.

Nonostante si discosti (per rischi e ripercussioni sulla salute generale) dall’infarto, la Sindrome di Tako-Tsubo può essere mortale in un caso su 100. Negli altri casi il cuore ritorna alla normalità dopo circa un mese.

La recidiva ha una frequenza del 3% nei due anni successivi.
 

La Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie

La Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (o Sindrome di Todd) è una disfunzione neurologica che produce allucinazioni visive e che altera la percezione spazio-temporale e dell’immagine corporea, non solo nelle dimensioni ma anche nella forma.

Questi sintomi causano nel paziente uno stato di estrema confusione e panico.

La persona colpita vede normalmente più piccolo rispetto al normale (micropsia; a volte più grande, dunque la malattia prende il nome di macropsia) e ha difficoltà a quantificare il tempo che scorre. Il nome attribuito alla sindrome allude al passo del romanzo di Lewis Carroll in cui Alice crede di rimpicciolire o ingigantirsi mangiando un biscotto magico o bevendo una pozione.

Le distorsioni visive e di percezione temporale possono manifestarsi più volte durante la giornata.

La Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie non è necessariamente associata ad una malattia mentale, ma può essere:
  • causata dall’abuso di cocaina
  • conseguenza dell’epilessia
  • conseguenza di alcuni gravi disturbi oculari
  • manifestazione di tumori cerebrali
  • conseguenza di un’infezione, in particolare da virus Epstein-Barr (un
    microorganismo della famiglia degli Herpes virus)
  • associata all’emicrania: alcuni studiosi ritengono che questa patologia, di cui
    Carroll soffriva, potrebbe avere ispirato la stesura del suo romanzo
  • compatibile con uno stato di equilibrio e benessere complessivo: esperienze
    simili alla Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie possono essere vissute nella fase immediatamente precedente l’addormentamento.
La diagnosi differenziale è estremamente importante: occorre discriminare se la sindrome sia indipendente o dovuta ad una malattia primaria.
In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.