Sindrome di Down: cause, caratteristiche, genetica

Sindrome di Down: cause, caratteristiche, genetica
27 marzo 2018

Mamma e Bambino

Indice

 

Cos'è la Sindrome di Down

La sindrome di Down – trisomia 21 - è una condizione di anomalia genetica causata da una totale o parziale ripetizione del cromosoma 21, durante la divisione cellulare. Questo materiale genetico extra è all’origine delle caratteristiche fisiche e delle modifiche dello sviluppo che si osservano in chi sia portatore di questa sindrome. Proprio per le implicazioni che l’alterazione cromosomica comporta e che differiscono da soggetto a soggetto, le persone con sindrome di Down manifestano tratti individuali, e i deficit possono avere gradi di severità assai variabile. In generale, purtroppo, l’errore genetico causa disabilità intellettive permanenti e ritardi nella crescita, oltre ad altri problemi di salute che a breve approfondiremo. 

Per tale ragione gioca un ruolo centrale la diagnosi precoce prenatale, che consente ai genitori che decidano di proseguire con la gravidanza, di prepararsi ad accogliere un figlio o una figlia affetto dalla sindrome di Down con tutto ciò che tale scelta implica, e soprattutto di offrirgli/le fin da subito le cure migliori per sopperire, laddove possibile, ai deficit fisici e intellettivi. Vivere con la sindrome di Down non è più, come in passato, una condanna ad una esistenza grama e breve, ma una sfida piena di ostacoli che possono essere superati brillantemente. Tanto amore e il giusto supporto scolastico, medico e sociale, permettono alle persone con anomalie cromosomiche di vivere una vita piena e appagante, ricca di stimoli e di esperienze tra cui la possibilità di studiare, di praticare uno sport, di lavorare, di avere intense relazioni sociali e interpersonali, di viaggiare. Ma prima di arrivare a questo, è necessario capire bene cosa comporta, sotto il profilo fisico e cognitivo, nascere con la sindrome di Down.
 

Sintomi e Complicanze

Sebbene, come abbiamo visto, le manifestazioni fisiche e cognitive della sindrome di Down differiscano da soggetto a soggetto, la gravità di tali manifestazioni può essere di grado lieve, moderato o severo, a seconda del danno genetico. Per intenderci, alcuni godono a lungo di ottima salute, mentre per altri possono insorgere gravi disturbi al cuore o altre complicanze, come vedremo. Sia i bambini che gli adulti con la sindrome di Down presentano peculiari caratteristiche fisiche, che sebbene risentano degli attributi individuali, si possono così riassumere:
  • Viso “piatto” con fronte spaziosa
  • Testa di piccole dimensioni e collo corto
  • Lingua sporgente e bocca piccola
  • Occhi obliqui con le palpebre spesse
  • Orecchie piccole o dalla forma inusuale
  • Tono muscolare debole
  • Mani larghe e corte, con un’unica piega nel palmo
  • Gambe e braccia corte e altezza inferiore alla media
  • Eccessiva flessibilità delle articolazioni
  • Piccoli punti bianchi nelle iridi degli occhi
Sebbene i bimbi con sindrome di Down possano avere una corporatura nella media, tendono a crescere lentamente e il loro sviluppo in altezza resta inferiore rispetto a quello dei coetanei. Per quanto riguarda, invece, i deficit intellettivi, a seconda della gravità dell’errore genetico i bambini manifestano ritardi nell’apprendimento delle abilità principali quali il linguaggio e la capacità mnemonica a breve e lungo termine.

Nascere e crescere con la trisomia 21 comporta anche una serie di possibili complicanze di salute, che riducono le aspettative di vita, sebbene oggi la maggior parte dei portatori di sindrome di Down raggiunga e superi la soglia dei 60 anni di età. Alcune complicanze si manifestano subito, altre con l’avanzare degli anni, e dipendono in buona misura dalla gravità della sindrome. Tra le principali si contano:
  • Deficit cardiaci. Circa la metà dei bimbini con la sindrome di Down viene al mondo con difetti cardiaci congeniti di qualche tipo, che necessitano di terapie specifiche e, spesso, di interventi chirurgici in età infantile.
  • Disturbi gastrointestinali. Anomalie a carico di esofago, trachea, intestino e retto possono manifestarsi nei portatori di trisomia 21, che a loro volta comportano disturbi come reflusso gastroesofageo, celiachia (intolleranza permanente al glutine del frumento e di altri cereali) e problemi digestivi.
  • Deficit immunitari. A causa delle anomalie del loro sistema immunitario, i soggetti con sindrome di Down presentano un rischio aumentato di sviluppare malattie autoimmuni, alcuni tipi di cancro e infezioni gravi come la polmonite.
  • Apnea ostruttiva del sonno. La sindrome di Down comporta alterazioni nella conformazione delle vie aeree superiori che può creare problemi respiratori come appunto l’apnea ostruttiva del sonno.
  • Obesità. Per i bambini e gli adulti con trisomia 21 è più facile accumulare massa grassa, per questa ragione è molto importante curare la loro alimentazione e promuovere, se possibile, l’attività fisica.
  • Deviazioni della colonna. Una particolare complicanza della sindrome di Down è un cattivo allineamento delle prime due vertebre della spina dorsale, una condizione ad alto rischio di lesioni severe alla colonna stessa.
  • Leucemia. I bimbi con sindrome di Down hanno purtroppo un rischio più elevato dei coetanei di ammalarsi di leucemia, per via delle loro anomalie immunitarie.
  • Demenza. Gli adulti con trisomia 21 possono più facilmente sviluppare forme di demenza tra cui il morbo di Alzheimer già a partire dai 50 anni.
Altre complicanze correlate con la sindrome di Down sono: disturbi endocrini, problemi mentali, crisi epilettiche, otiti e altre infezioni alle orecchie, disturbi della vista.
 

Cause, Tipologie e Fattori di Rischio

La sindrome di Down ha una causa genetica, ma esattamente quali sono i geni coinvolti in questa mutazione? Si tratta di una condizione ereditaria? Proviamo a rispondere al primo quesito. Le cellule umane contengono ciascuna 23 paia di cromosomi, di cui uno per paio ci viene trasmesso da nostra madre, e l’altro da nostro padre. La sindrome di Down è il risultato di un errore nella divisione cellulare che coinvolge il cromosoma 21 provocandone la duplicazione totale o parziale, ed è questa la ragione per cui il nome corretto di questa sindrome è trisomia 21. In pratica i portatori di sindrome di Down hanno un cromosoma intero o una parte di cromosoma in più rispetto ai soggetti normodotati. Come abbiamo visto nella delineazione dei sintomi e delle caratteristiche fisiche dei portatori della sindrome, vi sono diversi gradi di severità, e ciò dipende dalla tipologia della sindrome di cui è portatore il soggetto colpito.

Vediamo quali sono:
  • Trisomia 21. È la forma principale che infatti definisce la sindrome in quanto tale, perché si verifica nel 95% dei casi totali. Chi ne è portatore nasce con tre cromosomi 21 anziché due in ciascuna cellula. Questa divisione anomala si verifica prima del concepimento nel gamete maschile (spermatozoo) o femminile (ovocita).
  • Mosaicismo. Variante della sindrome assai rara, in cui solo alcune cellule presentano i tre cromosomi 21 mentre le altre ne possiedono correttamente due. Come intuibile, il mosaicismo dà sintomi meno severi rispetto alla trisomia 21. In questo caso l’anomalia genetica si verifica dopo il concepimento.
  • Sindrome di Down per traslocazione (traslocazione robertsoniana). Una rara forma di sindrome di Down può manifestarsi anche quando una porzione del cromosoma 21 “trasloca” in un altro cromosoma, prima o durante il concepimento. I bimbi che nascono con questa anomalia hanno le due copie normali di cromosoma 21 per ciascuna cellula, ma anche una parte del materiale genetico di questo cromosoma “attaccata” ad un altro.

La seconda domanda che è lecito porsi di fronte ad una diagnosi di sindrome di Down è la seguente: si tratta di una anomalia cromosomica ereditaria come altre malattie genetiche in cui la “tara” si trasmette o può trasmettersi da una generazione ad un’altra? No, questo tipo di ereditarietà non esiste. L’errore preconcezionale o concezionale nella divisione cellulare può verificarsi senza che si possa prevedere, sebbene esistano dei fattori di rischio da considerare. Solo nel caso della traslocazione robertsoniana, che comunque rappresenta una infima percentuale dei casi di sindrome di Down (dal 3 al 4% del totale), si può parlare di errore ereditario. In questi casi può capitare che uno dei genitori abbia una parte del proprio cromosoma 21 allocata in un altro cromosoma, ma senza materiale genetico extra. Quindi questa persona, seppur del tutto sana, senza sintomi di sindrome di Down, può trasmettere questa anomalia al proprio figlio o figlia causando la variante genetica della sindrome che abbiamo visto.

Veniamo ai fattori di rischio, ovvero a quelle condizioni preconcezionali che possono aumentare, seppur in minima percentuale, la probabilità di concepire un bambino portatore di sindrome di Down. Vediamoli tutti:
  • Gravidanza tardiva. Le madri “attempate” – ovvero le over 35 – hanno un rischio aumentato di concepire figli con la sindrome di Down perché gli ovuli “vecchi” possono con più facilità produrre anomale durante la divisione cellulare. Detto questo, la maggior parte dei bimbi con sindrome di Down, nel mondo, sono figli di donne giovani, per il mero calcolo delle probabilità, dal momento che le under 35 che fanno figli, ne fanno più delle over.
  • Essere portatori di traslocazione di materiale genetico del cromosoma 21, come abbiamo già visto. Questa condizione può verificarsi sia negli uomini che nelle donne.
  • Avere già un figlio/a con sindrome di Down. Purtroppo l’errore genetico occorso una volta, può ripetersi una seconda nella stessa coppia di genitori.
Per quando visto, è impossibile prevenire la sindrome di Down, l’unica cosa che si può fare è anticipare la diagnosi alle fasi precoci della gravidanza, il che fornisce alle coppie in attesa il tempo per decidere se portare avanti la gestazione, o interromperla. Vediamo, quindi, gli strumenti diagnostici utili in questo caso.
 

Diagnosi

Oggi scoprire con tempestività se un feto è portatore di sindrome di Down è molto più facile e sicuro di un tempo, quando si doveva attendere al parto per avere la certezza della diagnosi. Le principali metodiche di screening prenatale a disposizione dei futuri genitori, in particolare consigliate per le mamme over 35 che sono le gestanti più a rischio di concepire un figlio con la trisomia 21 o una delle sue varianti, sono previste nei nuovi LEA. Vediamo gli esami e i test da effettuare nei diversi periodi della gravidanza.

Test di screening di routine. Vengono eseguiti su tutte le donne incinte e possono rilevare un rischio (ma non la certezza) che il nascituro sia portatore della sindrome di Down o di altra anomalia genetica. Si tratta pertanto di esami che, in caso di positività, vanno integrati con altri più specifici. Essi si eseguono nel primo trimestre di gravidanza e sono:
  • Test del sangue. Rilevano la concentrazione della PAPP-A (proteina plasmatica A associata alla gravidanza) e della HCG (gonadotropina corionica umana, l’ormone della gravidanza). Se i livelli di queste sostanze sono fuori norma possono essere spia di un problema nel feto.
  • Test della translucenza nucale. In questo test non invasivo vengono adoperati gli ultrasuoni per misurare una specifica area della testa del feto che si trova dietro il collo. Quando sono presenti anomalie nell’accrescimento fetale, nel tessuto della zona nucale tende ad accumularsi più fluido del normale
Nel corso del secondo trimestre di gravidanza viene effettuato un ulteriore test ematico di screening che ugualmente permette di valutare il livello di rischio che il feto presenti una anomalia cromosomica. Questo test misura i livelli nel sangue di quattro sostanze associate: alfa fetoproteina, estriolo, HCG e inibina A.

Veniamo agli esami più invasivi consigliati proprio per la diagnosi gestazionale della sindrome di Down, che si effettuano soprattutto nelle future mamme over 35 e nei casi dubbi, quando i test precedenti abbiano rilevato delle anomalie:
  • Villocentesi (prelievo dei villi coriali). Questo esame prevede il prelievo di cellule della placenta per analizzare il DNA fetale e si effettua tra a 10ma e la 13ma settimana di gravidanza. Il rischio di provocare un aborto durante il prelievo è bassissimo.
  • Amniocentesi. Si effettua prelevando dalla gestante una minima quantità di liquido amniotico attraverso un ago inserito nell’utero. Il campione viene usato per analizzare i cromosomi delle cellule fetali. Si esegue tra la 16ma e la 20ma settimana di gravidanza e comporta un minimo rischio di aborto (1 su 100).
Attualmente è anche disponibile un test ematico del DNA fetale – non gratuito – che è in grado di isolare dal sangue materno il materiale genetico del feto e individuarne eventuali anomalie. In alcuni casi è possibile che la trisomia 21 o altre anomalie cromosomiche non siano state diagnosticate in fase prenatale, pertanto solo dopo la nascita del bambino o bambina si effettua la diagnosi attraverso l’osservazione delle caratteristiche fisiche del neonato/a, confermata da un test del sangue chiamato esame del cariotipo che esamina la composizione cromosomica del DNA.
 

Vivere con la Sindrome di Down

I bambini portatori di sindrome di Down hanno necessità di cure particolari, per via dei problemi di salute connessi con l’anomalia cromosomica, per tale ragione fin dalla nascita devono essere seguiti da un team multidisciplinare di specialisti che collaborino con genitori e con il pediatra di base e aiutino i piccoli pazienti a svilupparsi al meglio delle loro possibilità. A seconda delle specifiche esigenze di ogni bambino, gli specialisti a cui rivolgersi possono essere:
  • Cardiologi pediatrici
  • Gastroenterologi pediatrici
  • Endocrinologi pediatrici
  • Pediatri dello sviluppo e del comportamento
  • Neurologi pediatrici
  • Otorinolaringoiatri pediatrici
  • Oftalmologi e oculisti pediatrici
  • Audiometristi
  • Logopedisti
  • Fisioterapisti occupazionali e motori
  • Nutrizionisti
 
Durante l’età infantile è poi molto importante stimolare il bambino sotto il profilo fisico, cognitivo, comportamentale ed emotivo. A tal fine le scuole di ordine inferiore e superiore (dalla materna alle superiori) forniscono un servizio di sostegno integrato, ma oltre a questo lavoro individuale che ha lo scopo di portare il bambino a impadronirsi di alcune delle competenze di base come leggere e scrivere e sviluppare sue proprie modalità di espressione, è cruciale che al contempo venga avviato alla socialità. Il fine educativo è quello di accompagnare la crescita di questi bimbi speciali stimolando in loro la capacità di intessere relazioni sociali, di inserirsi, eventualmente, in un contesto lavorativo, e di sviluppare appieno i propri talenti. Percorsi terapeutici utili a favorire l’acquisizione di queste abilità sono la pet therapy, la musicoterapia, la teatro terapia, e lo sport. L’attività motoria è particolarmente importante per ridurre il rischio di obesità e mantenere cuore e muscolatura in buone condizioni.
 

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