La Sifilide (MST): contagio, test e cura

La Sifilide (MST): contagio, test e cura

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2018

Indice

 

La Sifilide: una malattia del passato?

La sifilide è un’infezione sessualmente trasmissibile causata da un batterio, il Treponema pallidum. Storicamente, fu importata dal continente americano in seguito ai primi viaggi degli europei nel ‘500. Nei secoli affrontò periodi di notevole diffusione, fino all’avvento degli antibiotici. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la sua incidenza iniziò a diminuire. Recentemente, tuttavia, il trend sta nuovamente aumentando: ogni anno nel mondo ci sono 12 milioni di nuovi malati.

La sifilide è una malattia evitabile e, se non trattata adeguatamente, letale. Dopo l’AIDS è l’infezione sessualmente trasmissibile con il più alto tasso di mortalità.

Nella sua evoluzione, dal momento dell’infezione in poi, la sifilide attraversa numerose e complesse fasi.

 

Sifilide primaria

Da quando si verifica l’infezione (identificabile con il momento in cui il batterio entra nel corpo, “inoculo”) e la comparsa della sintomatologia possono trascorrere da 10 a 90 giorni. Passato questo intervallo di tempo, nel punto di inoculo compare una singola escoriazione (definita sifiloma). Il sifiloma si manifesta generalmente in corrispondenza degli organi genitali, è di forma rotonda, di piccole dimensioni e indolore.

Durante questa fase, la diagnosi è complessa, perché deve differenziare il sifiloma rispetto ad altre patologie sessualmente trasmissibili. A rendere ancora più difficile l’identificazione della malattia, la relativa frequenza delle coinfezioni sostenute da due microorganismi, entrambi in grado di causare ulcere delle mucose (es. Treponema pallidum + Herpes simplex).

Il sifiloma permane da 3 a 6 settimane e guarisce spontaneamente. In questo frangente la probabilità che il paziente si senta (a torto) guarito è elevata e giustificata dal fatto che le sue condizioni generali sono buone e che la sintomatologia è completamente scomparsa. Tuttavia, se la malattia non riceve un adeguato trattamento, evolve verso lo stadio secondario.

 

Sifilide secondaria

In questa fase il Treponema pallidum si diffonde attraverso la circolazione sanguigna e provoca lesioni diffuse su cute e mucose (lesioni mucocutanee).

A distanza di settimane o mesi dalla conclusione della fase primaria, insorge un’eruzione cutanea rossastra simmetrica (papulomatosi sifilitica). Si tratta di una dermatite che non causa prurito e si manifesta più marcatamente su mani e piedi. In seguito ad una evoluzione più o meno prolungata nel tempo, scompare spontaneamente.

Anche in questo caso, in sede di diagnosi, occorre differenziare la dermatite da altre patologie, quali:
  • reazioni cutanee da farmaci
  • mononucleosi infettiva
  • pitiriasi rubra pilaris e pitiriasi rosea
  • alcune micosi.
La papolomatosi sifilitica può scomparire nel giro di pochi giorni, settimane o mesi. La sua scomparsa può essere definitiva oppure dare luogo a cicli ricorrenti di riacutizzazioni e guarigioni. La remissione delle lesioni è sempre completa, generalmente senza cicatrici residue.

Gli altri sintomi caratteristici di questo stadio sono:
  • febbre;
  • dolori muscolari (mialgia);
  • dolori ossei: sono causati dall’infiammazione della membrana (periostio) che riveste l’osso e le sue articolazioni (periostite);
  • linfoadenopatia: l’ingrossamento generalizzato dei linfonodi si presenta nel 50% circa dei pazienti. I linfonodi non sono dolenti alla palpazione;
  • epato-splenomegalia: l’ingrossamento di fegato e milza è frequentemente associato a quello dei linfonodi;
  • mal di gola;
  • alopecia a chiazze: se la dermatite sifilitica coinvolge il cuoio capelluto, si può avere caduta dei capelli nelle aree colpite;
  • otosifilide: l’infezione può attaccare le strutture dell’orecchio e determinare perdita dell’udito, acufeni (disturbo a causa del quale il paziente avverte in una o entrambe le orecchie fischi o ronzii). Se il batterio aggredisce anche l’organo dell’equilibrio (situato nell’orecchio interno) può insorgere la labirintite;
  • sindrome oculare: se l’infezione interessa l’occhio, a seconda della struttura colpita, è possibile avere uveite, cheratite interstiziale, retinite o neurite ottica. In qualche caso, si può avere neuropatia degli altri nervi cranici. Talvolta, più sintomi a carico dell’apparato visivo configurano la cosiddetta “sindrome oculare”;
  • complicanze cerebrali: la più comune è la cefalea. Dal 10 al 30% dei pazienti presenta un quadro di meningite, in cui la cefalea si associa a rigidità nucale, paralisi dei nervi cranici e sordità;
  • calo ponderale: a causa della nausea e dell’inappetenza;
  • astenia.
 

Sifilide latente

Si tratta di una fase nel corso della quale i sintomi sono assenti e la malattia non è contagiosa. Tuttavia, gli anticorpi continuano ad essere presenti nel sangue.

La sifilide può rimanere permanentemente in questa forma. Talvolta accade anche che pazienti con sifilide in fase latente sottoposti a terapia antibiotica per altre ragioni, guariscano anche da questa patologia.


 

Sifilide terziaria (o avanzata)

Durante questo stadio, le conseguenze della malattia si propagano a tutti i distretti del corpo. Gli organi interni possono essere tanto compromessi da portare alla morte. Ecco le manifestazioni patologiche della sifilide terziaria:
  • cecità: si verifica quando gli effetti della malattia si estendono agli occhi;
  • neurosifilide (sifilide neurale): la sifilide terziaria può interessare il sistema nervoso e causare la meningite. Subentrano dunque l’incapacità di controllo dei muscoli, la paralisi e la confusione mentale;
  • neurosifilide meningovascolare: il sistema nervoso può essere colpito da una forma particolare di sifilide, che coinvolge i vasi sanguigni, dando luogo ad un’infiammazione delle arterie cerebrali e midollari di medio e grosso calibro.
Le conseguenze sono: cefalea, rigidità nucale, vertigini, alterazioni del comportamento, deficit della concentrazione, perdita della memoria, apatia, insonnia, visione offuscata, debolezza e atrofia dei muscoli degli arti, incontinenza urinaria e/o fecale, trombosi delle arterie spinali (che provoca paralisi degli arti inferiori);
  • neurosifilide parenchimatosa: se la meningoencefalite cronicizza, attacca e distrugge la corteccia cerebrale (l’area del cervello che sovrintende alle funzioni superiori, quelle tipiche del ragionamento). I risultati sono: alterazioni del comportamento, disturbi psichiatrici, demenza;
  • sifilide cardiovascolare: colpisce il cuore ed i vasi sanguigni. Può determinare lo sfiancamento della parete dell’aorta e la conseguente dilatazione anomala e localizzata di questa grossa arteria (aneurisma). Le pulsazioni dell’aorta dilatata possono irritare il nervo vago e quindi causare tosse riflessa. La pressione esercitata sulla trachea può determinare difficoltà respiratoria. Se ad essere compresso è il nervo laringeo, si può avere raucedine a causa della paralisi delle corde vocali. Altri sintomi della sifilide cardiovascolare sono l’insufficienza aortica e la stenosi delle coronarie;
  • gomme sifilitiche: il fegato e le ossa possono sviluppare le cosiddette “gomme”, ossia masse morbide, infiammate e localizzate, ma in grado di infiltrare i tessuti circostanti, che crescono all’interno dell’osso. Le gomme vanno incontro a guarigione spontanea con formazione di tessuto cicatriziale.
 

Sifilide congenita (o prenatale)

Il contagio da parte della madre durante la gestazione può causare la morte del feto o la nascita di un bambino già malato. La trasmissione della malattia può avvenire in tutte le fasi della gravidanza, ma il rischio aumenta dopo il primo trimestre.

Dei 12 milioni di casi nuovi ogni anno nel mondo, due sono rappresentati da donne in gravidanza.


 

Come avviene il contagio

La sifilide si trasmette tramite il contatto diretto con le ulcere e le ferite; pertanto, l’uso del profilattico protegge dall’infezione. Il batterio può essere veicolato anche nella prima fase della patogenesi, quando il paziente non ha coscienza di essere tale.

Oltre che sessuale, la trasmissione può essere transplacentare, ossia passare dalla madre al feto durante la gravidanza.

Non esiste la possibilità di contagio tramite oggetti utilizzati da un soggetto infetto.




 

La diagnosi della sifilide

La diagnosi viene posta sulla base di:
  • osservazione al microscopio del materiale prelevato da un’ulcera;
  • test sierologici: il prelievo di un campione di sangue permette di indagare indirettamente la presenza del batterio, grazie alla rilevazione degli anticorpi diretti contro di esso. Essendo gli anticorpi presenti anche nella fase asintomatica iniziale, il test si rivela come l’unico strumento in grado di consentire la diagnosi precoce della sifilide. L’indagine diretta prevede, invece, l’identificazione di particelle batteriche nel siero del paziente.
Il sospetto di sifilide (e quindi la prescrizione dei test) deve sorgere a seguito della rilevazione delle tipiche lesioni mucocutanee, allorché queste non abbiano altra spiegazione. In generale, è corretto considerare l’ipotesi della sifilide quando la sintomatologia aspecifica si presenti in un paziente positivo per HIV o che abbia abitudini sessuali a rischio.

I casi di sifilide devono essere denunciati alle autorità di Salute Pubblica dagli operatori sanitari che li rilevano.

 

La terapia: come viene curata la sifilide

Trattandosi di una malattia causata da un agente batterico, il trattamento prevede la somministrazione di un antibiotico. La penicillina è la molecola d’elezione per la terapia della sifilide, anche durante la gravidanza. Devono essere trattati anche i partner del paziente.

Nel caso di pazienti allergici alla penicillina, la seconda scelta è il ceftriaxone (una cefalosporina). Dal momento che l’allergia alla penicillina spesso comporta anche una sensibilizzazione verso le cefalosporine (che hanno struttura chimica simile), in questi casi si può procedere con la desensibilizzazione. La somministrazione, secondo uno schema preciso, di dosi crescenti di antibiotico, consente di raggiungere uno stato di tolleranza.

Dopo il trattamento antibiotico i pazienti devono sottoporsi a controlli clinici che comprendono sia esami obiettivi che test sierologici. Nei casi di neurosifilide, alla batteria di test occorre aggiungere l’esame del liquor cefalorachidiano, da eseguire ogni 6 mesi, fino a che i parametri rientrano nei range di normalità.
I test devono essere ripetuti anche dopo la conclusione della terapia: a sintomatologia scomparsa, infatti, l’eventuale presenza di anticorpi è indicativa del fatto che la malattia è ancora attiva.

 

Le caratteristiche della malattia

La sifilide è una malattia che presenta caratteristiche peculiari, che ne influenzano fortemente la capacità di diffusione e la patogenesi:
  • sifilide e HIV: la sifilide predispone all’acquisizione di altre infezioni, in particolare l’AIDS. Il rischio di trasmissione del virus HIV è da 2 a 5 volte maggiore in presenza di infezione sifilitica (fonte CDC). Per questa ragione tutti i pazienti cui è stata diagnosticata la sifilide devono sottoporsi al test per HIV. La coinfezione (sifilide + AIDS) determina un’accelerazione della progressione di entrambe la patologie e aumenta il rischio che il paziente sviluppi la meningite come complicanza;
  • fasi asintomatiche: il fatto che la sifilide attraversi fasi relativamente lunghe durante le quali i sintomi sono assenti, rende la diagnosi tardiva. La scomparsa dei sintomi non è necessariamente indice di guarigione, ma può rappresentare la transizione ad una fase di maggiore gravità;
  • diagnosi differenziale: alcuni dei sintomi che provoca (quali l’eruzione cutanea caratteristica della fase secondaria della malattia) possono essere confusi con manifestazioni di altre patologie;
  • immunizzazione non definitiva: la sintesi di anticorpi conseguente all’acquisizione dell’infezione non immunizza definitivamente nei confronti della sifilide. Il livello delle immunoglobuline prodotte dall’organismo tende, infatti, a ridursi dopo il trattamento antibiotico, lasciando il paziente suscettibile di una nuova infezione.
 

La situazione attuale

Essendo disponibili test diagnostici specifici e un trattamento antibiotico efficace, la sifilide è oggi un problema serio di Salute Pubblica quasi esclusivamente nei Paesi più poveri. Per rispondere all’esigenza di diagnosticare precocemente la malattia ed estendere l’accesso alle terapie, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avviato una partnership con la Banca Mondiale e l’UNDP (United Nations Development Programme). La collaborazione ha prodotto linee guida che indicano i criteri per una diagnostica rapida ed efficace da implementare nei Paesi in via di sviluppo.

Nei Paesi europei la sifilide è coinvolta nelle conseguenze dell’antibiotico resistenza, il fenomeno per cui i microorganismi finora sensibili agli antimicrobici sviluppano resistenza nei loro confronti. L’OMS raccomanda, a questo proposito, il monitoraggio dei casi di infezione e di antibiotico resistenza. Un ulteriore fattore che ha determinato un relativo aumento dei casi in Europa dal 2010 ad oggi, è la facilità di trasmissione.

I dati a disposizione delle autorità di Sanità Pubblica sono però lacunosi. La rilevazione epidemiologica è complicata dal fatto che esiste un numero importante di pazienti che non si reca nei centri diagnostici per i controlli, sfuggendo all’obbligo di notifica. La maggior parte dei casi di sifilide viene oggi diagnosticata casualmente.

La sifilide giunge alla fase terziaria in una percentuale assai limitata di casi, nel nostro continente, anche a causa di quanto scritto sopra circa il periodo di latenza della malattia. Anche coloro che non hanno ricevuto adeguato trattamento nelle prime fasi, se sottoposti a terapia antibiotica per altre ragioni (circostanza frequente), sconfiggono anche questa infezione.

La sifilide è una patologia evitabile, la cui prevenzione è fortemente ostacolata dalla sottostima del rischio. E’, infatti, considerata una malattia del passato, lontana dalla nostra epoca e, come tale, inoffensiva.


 

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In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.
Data di pubblicazione: 24 settembre 2018