Scompenso cardiaco: che cos'è? Sintomi, cause e diagnosi

Scompenso cardiaco: che cos'è? Sintomi, cause e diagnosi

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2019

Indice


Lo scompenso cardiaco congestizio (definito anche insufficienza cardiaca congestizia o semplicemente scompenso cardiaco) è una sindrome da disfunzione ventricolare correlata all’incapacità del cuore di pompare quantità di sangue adeguate alla necessità dell’organismo. Questa condizione determina accumulo di liquidi negli organi, da cui l’aggettivo congestizio. Si tratta del risultato di un progressivo indebolimento del cuore prodotto da altre patologie. Oltre i 65 anni lo scompenso cardiaco rappresenta la prima causa di ospedalizzazione, costituendo dunque un importante problema di salute pubblica. Circa 600.000 persone in Italia ne soffrono. L’incidenza aumenta con l’età, raddoppiando ad ogni decade.

I SINTOMI DELLO SCOMPENSO CARDIACO

anatomia del cuoreI sintomi dello scompenso cardiaco non sono sempre evidenti. Spesso nello stadio iniziale della malattia sono del tutto assenti; talvolta vengono confusi con i comuni segni della vecchiaia o con altre patologie, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva. 

Il cuore è suddiviso in quattro “camere” (due atrii, destro e sinistro; due ventricoli, destro e sinistro), separate da valvole che impediscono il reflusso del sangue. Il sangue proveniente dalla periferia del corpo arriva all’atrio destro, passa al ventricolo destro (attraverso la valvola tricuspide) e da qui il cuore lo pompa oltre la valvola polmonare, nell’arteria polmonare. Questo vaso lo trasporta ai polmoni, dove viene ossigenato. Il sangue ossigenato proveniente dai polmoni entra nell’atrio sinistro, supera la valvola mitrale e passa nel ventricolo sinistro. Da qui, oltrepassata la valvola aortica, viene pompato nell’aorta, che lo distribuisce a tutti i tessuti del corpo

Lo scompenso che colpisce il ventricolo sinistro si ripercuote su tessuti e organi periferici, causando sintomi quali:
  • affaticamento e spossatezza: il cuore non è sufficientemente potente e pompa una quantità di sangue inferiore a quella richiesta dal metabolismo dei tessuti; il sangue è inoltre poco ossigenato a causa della congestione polmonare. Questi due fattori determinano nel paziente una sensazione cronica di stanchezza
  • affanno (dispnea): la “fame d’aria” aumenta quando il paziente è in posizione orizzontale, impedendo un sonno fisiologico. I disturbi del respiro che si verificano durante il sonno (come l’apnea del sonno) possono innescare un circolo vizioso che aggrava la sintomatologia dello scompenso cardiaco, determinando uno stato di ridotta irrorazione sanguigna del cervello (ipoperfusione cerebrale) e insufficiente ossigenazione del sangue (ipossiemia), che possono causare sintomi psichiatrici quali irritabilità cronica e confusione mentale
  • tosse persistente accompagnata da sibili respiratori dovuti al rigonfiamento della parete dei bronchi, che ostacola il passaggio dell’aria nei polmoni (broncostenosi).
L’insufficiente attività del ventricolo destro crea un accumulo di sangue a ritroso dal cuore verso i polmoni, che causa un aumento della pressione del sangue nelle vene polmonari e sistemiche. Questa è la causa della congestione negli organi, che si manifesta con:
  • gonfiore di piedi, caviglie e gambe: lo scompenso ventricolare destro causa. per le ragioni precisate sopra, il cosiddetto edema periferico (segno della fovea). Gli arti inferiori appaiono gonfi, non dolenti; la pressione digitale lascia impronte visibili e palpabili, a volte anche molto profonde. In sede addominale la raccolta di liquidi che si verifica viene definita ascite e può causare sazietà precoce, anoressia, tensione e gonfiore addominale; anche il fegato può risultare gonfio e dolente alla palpazione; le alterazioni prodotte causano riduzione dell’assorbimento di nutrienti (innescando fenomeni di malnutrizione e deperimento) e di farmaci (costituendo una criticità da monitorare: se il paziente assorbe dosi minori di farmaci rispetto a quante ne ingerisce, potrebbe essere meno coperto dai rischi della patologia)
  • dimagramento generale (cachessia cardiaca): nonostante lo stato di gonfiore tenda a mascherarlo, spesso la mancanza di appetito e il gonfiore addominale portano il paziente a nutrirsi in maniera insufficiente, causandone il deperimento; il dimagramento è un segno infausto, generalmente associato ad un’elevata mortalità
  • aumento della frequenza di minzione notturna (nicturia) e riduzione di quella diurna: per tenere sotto controllo questo sintomo è bene evitare di assumere diuretici la sera
  • cianosi centrale: la cianosi è la colorazione blu–viola della cute e delle mucose che compare quando nella microcircolazione arteriosa è presente una quantità di emoglobina ridotta, ossia non ossigenata, molto alta (superiore a 5 g/dl di sangue); la cianosi centrale interessa tutto il corpo ed è indicativa di grave ipossiemia (impoverimento di ossigeno da parte del sangue). La cianosi periferica delle labbra e delle dita di mani e piedi indica che i tessuti periferici sono poco irrorati dal sangue.
Il deterioramento delle condizioni del paziente affetto da scompenso cardiaco può portare all’insufficienza cardiaca acuta, i cui sintomi sono in generale quelli dello scompenso stesso ma intensificati e a cui si aggiunge l’aritmia grave e la tosse con espettorato schiumoso rosa.

LE CAUSE DELLO SCOMPENSO CARDIACO

La gravità clinica dello scompenso cardiaco è significativamente variabile, anche (ma non solo) a seconda delle cause che lo hanno generato, le quali possono essere legate al danno cardiaco o all’ipersollecitazione del cuore dovuta a patologie riferibili ad altri organi. Lo scompenso cardiaco può essere causato da:
  • coronaropatia: si tratta della più frequente malattia cardiovascolare, la principale causa di scompenso cardiaco; a causa della deposizione di placche ateromatose sulla parete coronarica, che ostacola il flusso del sangue, alcune aree del miocardio (il muscolo del cuore) risultano poco irrorate e dunque poco ossigenate; la coronaropatia è fattore di rischio per l’infarto miocardico
  • infarto miocardico: l’infarto è dovuto all’occlusione completa di un’arteria coronarica e determina la necrosi della porzione di cuore coinvolta. La morte dei miocardiociti (le cellule che costituiscono il miocardio) porta alla formazione di una cicatrice che rende il cuore fibrotico, rigido e poco elastico, incapace di adattarsi morfologicamente per garantire la performance necessaria
  • cardiopatia congenita: alterazione del cuore presente fin dalla nascita
  • cardiomiopatia: si tratta di una patologia primitiva del miocardio non dovuta a difetti anatomici congeniti
  • endocardite: infiammazione del rivestimento interno del cuore (endocardio) solitamente dovuta all’azione di un batterio oppure di origine reumatica. Se non viene curata correttamente, può danneggiare il cuore permanentemente
  • miocardite: si tratta di un’infiammazione del cuore causata principalmente da virus o batteri
  • pericardite: infiammazione della membrana che ricopre esternamente il cuore (pericardio)
  • infezione miocardica
  • diabete
  • aritmie: le aritmie sono alterazioni della frequenza del battito cardiaco. Se la frequenza è troppo elevata (tachiaritmia) il cuore è soggetto a maggiore affaticamento e dunque aumenta il rischio che vada incontro a situazioni di scompenso; se troppo ridotta (bradiaritmia) la quantità di sangue pompato risulta insufficiente a soddisfare la necessità da parte dei tessuti
  • anemia: la ridotta ossigenazione del sangue conseguente all’anemia sottopone il cuore ad un lavoro aggiuntivo per soddisfare le richieste degli organi in termini di quantità di ossigeno veicolate; nel lungo periodo il superlavoro del cuore porta ad uno stato di affaticamento e scompenso
  • difetti di conduzione: disturbi quali il blocco del nodo atrioventricolare o il blocco di branca sinistra possono sottoporre il cuore ad uno sforzo che aumenta il rischio di scompenso
  • malattie infiltrative o della matrice extracellulare: patologie come l’amiloidosi (che provoca la deposizione di proteine insolubili in sede extracellulare, ossia fra una cellula e le contigue), la fibrosi cronica (che comporta il progressivo accumulo di collagene nella matrice extracellulare) e l’emocromatosi (a causa della quale viene deposto ferro nei tessuti) possono alterare la conformazione del cuore e, in ultima analisi, portarlo a scompenso
  • ipertensione: l’ipertensione sollecita il cuore oltre i livelli fisiologici, sottoponendolo ad un lavoro superiore a quello per cui è dimensionato
  • disfunzione valvolare: anche questa condizione comporta eccessiva sollecitazione cardiaca e può portare all’insorgenza di una particolare tipologia di scompenso, definita scompenso cardiaco da alta gittata. Nello specifico, la causa può essere la stenosi aortica (a causa della quale il cuore è costretto a pompare più velocemente per garantire comunque la stessa quantità di sangue ai tessuti) o l’insufficienza mitralica (se la valvola mitrale perde tenuta, parte del sangue contenuto nel cuore tende a refluire creando un moto vorticoso e disordinato che affatica l’organo)
  • elevate richieste metaboliche: sindromi quali le disfunzioni tiroidee (in particolare l’ipertiroidismo, che provoca tachicardia, affaticando il cuore), l’anemia (a causa della quale il sangue poco ossigenato costringe il cuore a pompare più velocemente per fare fronte alle richieste metaboliche dei tessuti) e il Morbo di Paget (un’alterazione del metabolismo osseo che, accelerato, porta alla formazione di ossa di dimensioni maggiori ma più fragili) possono creare un substrato per lo scompenso cardiaco.

SCOMPENSO CARDIACO DIASTOLICO E SISTOLICO

scompenso cardiaco diastolico e sistolico

Lo scompenso cardiaco diastolico non permette al cuore di garantire il riempimento del ventricolo sinistro, causando congestione di sangue nell’atrio dello stesso lato e, a ritroso, verso il polmone. Questa condizione è causa di ipertensione polmonare e congestione polmonare. Lo scompenso diastolico è generalmente provocato da fattori che comportano eccessiva rigidità del ventricolo (che impedisce al cuore di assumere la conformazione opportuna per assicurare la sua performance). Questa caratteristica è potenziata dall’età: nell’anziano il processo di deposizione di collagene nella matrice extracellulare, che irrigidisce la struttura del cuore, è favorito: questa è la ragione per cui la funzione diastolica è significativamente ridotta anche nelle persone anziane sane. 

Lo scompenso diastolico può essere causato da difetti valvolari, pericardite, ischemia miocardica acuta, cardiomiopatia, ipertensione, stenosi aortica grave. È una sindrome complessa, multiorgano, eterogenea. Secondo gli studi più recenti condizioni quali obesità, ipertensione, diabete, malattia renale cronica, se presenti in comorbidità (ossia contestualmente), portano ad infiammazione sistemica, che causa un’alterazione della circolazione arteriosa, anche miocardica, accelerando fenomeni quali la fibrosi e l’irrigidimento ventricolare. 

Alla luce di questa osservazione, è possibile desumere che lo scompenso cardiaco diastolico è generalmente associato a danno miocardico primario, non legato dunque a cause extracardiache. In questa tipologia di scompenso, la frazione di eiezione (il più importante indice di funzionalità sistolica del cuore) non risulta alterata.

Quando il ventricolo sinistro si contrae in maniera insufficiente, si realizza lo scompenso cardiaco sistolico. La gittata cardiaca (definita come la quantità di sangue pompata dal cuore nell’unità di tempo) diminuisce e la pressione nelle vene polmonari aumenta, fino a che il liquido esce dai capillari e si diffonde negli spazi intercellulari e negli alveoli, configurando il quadro dell’edema polmonare. Gli alveoli scarsamente ventilati non possono ossigenare adeguatamente il sangue: è questa condizione a determinare la difficoltà respiratoria. L’aumento della pressione venosa sistemica causa anche ascite e congestione addominale, che porta ad anoressia, nausea, vomito e alterazione dell’assorbimento dei nutrienti. 

Nello scompenso cardiaco sistolico la frazione di eiezione risulta ridotta. Lo scompenso sistolico è spesso una patologia secondaria a infarto miocardico, miocardite, cardiomiopatia dilatativa. A seguito di una malattia che ha colpito il cuore, nel tempo i ventricoli si rimodellano e si ipertrofizzano, dilatandosi. Questo aspetto ha inizialmente effetto compensatorio (il cuore cerca di potenziare la sua forza di pompaggio irrobustendosi), ma nel lungo periodo intensifica la rigidità del cuore e compromette la funzionalità cardiaca. Le modificazioni indotte dalla situazione di squilibrio non sono solo strutturali, ma anche molecolari. Il costante stato di penuria energetica del tessuto miocardico (a causa dell’insufficiente ossigenazione del sangue) accelera l’apoptosi, il cosiddetto suicidio cellulare: i miocardiociti scelgono la morte cellulare programmata (presumibilmente, i meccanismi dell’apoptosi non sono stati ancora completamente chiariti) impoverendo ancora di più la struttura del cuore. 

LE COMPLICANZE DELLO SCOMPENSO CARDIACO

reniIl quadro dello scompenso cardiaco può determinare la comparsa di complicanze, alcune delle quali accelerano la progressione della malattia:
  • insufficienza renale: la riduzione del flusso di sangue al rene causata dall’insufficiente attività cardiaca rallenta la filtrazione glomerulare, il meccanismo attraverso il quale il sangue viene depurato dalle scorie prodotte dal metabolismo cellulare e da tutte le sostanze ingerite che non hanno alcuna utilità per l’organismo o che, al contrario, possono essere dannose. La disfunzione renale porta all’attivazione del sistema renina-angiotensina, deputato alla regolazione della pressione arteriosa: l’effetto è quello dalla vasocostrizione e dunque dell’aumento della pressione, che peggiora l’insufficienza cardiaca: si viene in tal modo a stabilire la cosiddetta sindrome cardiorenale, nell’ambito della quale insufficienza cardiaca e disfunzione renale si aggravano vicendevolmente. Le alterazioni renali conseguenti allo scompenso possono essere di gravità tale da portare il paziente alla dialisi.
  • patologie delle valvole cardiache: l’affaticamento del cuore causa accumulo di sangue, che può danneggiare le valvole
  • danno epatico: l’accumulo di liquidi nel fegato comporta danni anatomici, che nel lungo periodo diventano anche funzionali
  • infarto miocardico e ictus: il rallentamento del flusso di sangue aumenta il rischio di formazione di trombi e dunque di infarto e ictus.

COME SI DIAGNOSTICA LO SCOMPENSO CARDIACO

In generale, la visita medica specialistica può evidenziare i segni delle malattie più frequentemente responsabili dello scompenso. L’esame clinico del paziente è talvolta sufficiente a formulare la diagnosi di scompenso cardiaco; per confermare l’ipotesi o raccogliere indizi utili alla diagnosi il medico può ricorrere a:
  • ecocardiogramma: è utile per studiare le dimensioni delle cavità cardiache (atrii e ventricoli), la funzione valvolare, la frazione di eiezione del ventricolo sinistro, per identificare un’eventuale ipertrofia del ventricolo sinistro e per osservare possibili segni di ipertensione polmonare. Attraverso l’ecocardiogramma possono anche essere identificati trombi o calcificazioni valvolari e alterazioni della parete aortica che possono avere modificato la funzione cardiaca e determinato una variazione morfologica
  • elettrocardiogramma: non è un esame diagnostico, ma, se alterato, rinforza il sospetto di scompenso. L’ECG non è mai normale nei pazienti scompensati
  • radiografia del torace: permette di indagare il profilo cardiaco (che nei soggetti affetti da scompenso risulta ingrandito), di verificare la presenza di un versamento pleurico, un edema alveolare, della congestione venosa polmonare
  • scintigrafia: la scintigrafia cardiaca consente la valutazione della funzione sistolica e diastolica e la rilevazione di eventuali segni di un infarto miocardico pregresso o di ischemia
  • esami ematochimici: l’unico parametro sufficientemente specifico per la diagnosi è rappresentato dal peptide natriuretico di tipo B, spesso elevato in caso di scompenso; malgrado la sua validità clinica, questo dato risulta utile solo quando gli altri esami non forniscono risposte chiare.
L’osservazione di sintomi quali la dispnea da sforzo, l’astenia, l’edema o la tachicardia in un paziente anziano può confondere e orientare la diagnosi verso altre patologie, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva o le polmoniti ricorrenti o essere erroneamente riferito all’invecchiamento. Ma se il paziente ha pregresse patologie cardiache o diabete occorre sempre approfondire.

Se le indagini diagnostiche depongono per uno scompenso sistolico, il cardiologo può richiedere la valutazione ed il monitoraggio nel tempo della frazione di eiezione. Come già precisato nel corso dei paragrafi precedenti, la frazione di eiezione alterata può essere indice solo di uno scompenso sistolico: questo parametro è dunque utile anche per la classificazione della patologia.


IL TRATTAMENTO DELLO SCOMPENSO CARDIACO

Lo scompenso cardiaco può spesso essere trattato con buoni risultati in termini di:
  • miglioramento di segni e sintomi
  • aumento della sopravvivenza.
La prognosi migliora significativamente nei casi in cui viene individuata una causa e questa viene trattata precocemente; è ciò che accade, ad esempio, con l’ipertensione. Essendo lo scompenso cardiaco una condizione eterogenea e multiorgano, il suo trattamento procede secondo un approccio multiplo e comprende:
  • stile di vita: l’acquisizione di uno stile di vita adeguato potenzia l’efficacia della terapia farmacologica e permette di controllare la progressione della malattia. Ai pazienti affetti da scompenso cardiaco viene consigliata l’esecuzione di esercizio fisico leggero e regolare, che comprenda un’attività aerobica moderata. É importante che l’alimentazione dei pazienti sia a basso contenuti di grassi, soprattutto se saturi, allo scopo di ridurre la deposizione di placche ateromatose all’interno delle arterie. Fondamentale è la limitazione nell’introduzione di sale da cucina: i pazienti non devono assumere più di 2 grammi di cloruro di sodio al giorno, tenuto conto del fatto che il sale da considerare non è solo quello aggiunto, ma anche quello contenuto nei vari alimenti. Per controllare l’assunzione di sale, è consigliabile ricorrere agli alimenti iposodici. Il peso dei pazienti deve essere monitorato, non solo quando tende ad aumentare a causa di una dieta squilibrata, ma anche quando tende a diminuire, a causa del deperimento indotto dall’accumulo di liquidi in sede viscerale e dalla conseguente anoressia e malassorbimento di nutrienti. Il fumo deve essere necessariamente abolito, per massimizzare la funzione respiratoria
  • monitoraggio dei fattori di rischio: occorre tenere sotto controllo tutti i possibili fattori di rischio della malattia, come la pressione arteriosa (quando elevata)
  • miglioramento della qualità del sonno: per migliorare la qualità del sonno, spesso deteriorata dal senso di soffocamento che si intensifica nella posizione sdraiata, può essere utile riposare usando più cuscini per sorreggere la testa, in modo che questa sia a 45° rispetto al resto del corpo
  • trattamento delle cause: le cause dello scompenso devono essere individuate e trattate
  • prevenzione: i pazienti con scompenso devono essere sottoposti annualmente alla vaccinazione antinfluenzale: il virus influenzale può infatti provocare insufficienza cardiaca negli anziani
  • trapianto cardiaco: in alcuni pazienti i danni al cuore possono essere tanto estesi da richiedere il trapianto o sistemi di assistenza meccanica dell’organo.
  • farmaci: il trattamento farmacologico deve essere personalizzato in base al paziente, considerando la sua anamnesi e le sue condizioni. Una delle peculiarità che caratterizzano la cura dei pazienti affetti da scompenso è la necessità di monitorare scrupolosamente l’aderenza alla terapia: eventuali scostamenti dalle prescrizioni, sia in eccesso che in difetto, possono comportare rischi pesanti.

I medicinali che vengono prescritti per il trattamento dello scompenso hanno l’obiettivo di controllare i sintomi o migliorare il quadro della malattia. Alla prima categoria appartengono:
  • DIURETICI: i diuretici vengono somministrati in tutti i tipi di scompenso; nella fase iniziale della malattia, o subito dopo la diagnosi, vengono prescritti diuretici dell’ansa (ossia furosemide, bumetanide e torsemide). Per prevenire l’aumento della frequenza minzionale notturna, che va a discapito di un sonno già alterato, è bene che il paziente non assuma diuretici la sera 
  • NITRATI: sono farmaci antianginosi usati per migliorare la perfusione del cuore in presenza di ischemia
  • DIGOSSINA: la digossina (molecola estratta dalle foglie di una pianta, la Digitalis lanata) inibisce la pompa sodio-potassio, uno dei meccanismi più importanti ai fini del mantenimento dell’equilibrio cellulare; questo effetto causa vasodilatazione, migliorando il flusso ematico. La digossina non aumenta la sopravvivenza dei pazienti, ma, in associazione con gli altri farmaci, riduce il rischio di ospedalizzazione e permette un migliore controllo della sintomatologia. La criticità nell’impiego della digossina è rappresentata dall’intossicazione, il cui rischio è elevato anche per errori minimi di dosaggio. L’assunzione di un dosaggio eccessivo di digossina può causare nausea, vomito, anoressia, diarrea, stato confusionale, ambliopia e aritmie tanto gravi da essere fatali. 
trattamento scompenso cardiaco
I farmaci che possono migliorare la sopravvivenza dei pazienti affetti da scompenso cardiaco sono: 
  • ACE-INIBITORI: vengono somministrati a tutti i pazienti con frazione di eiezione ridotta (ossia con scompenso sistolico); gli ACE-inibitori riducono la sintesi di angiotensina, permettendo la dilatazione venosa e arteriosa e dunque migliorando il flusso del sangue. Inoltre, hanno effetti favorevoli sul rimodellamento cardiaco
  • BETA-BLOCCANTI: sono farmaci fondamentali nel trattamento dello scompenso con frazione di eiezione ridotta. Vengono usati carvedilolo e metoprololo succinato
  • ANTAGONISTI DELL’ALDOSTERONE: si tratta di diuretici che vengono somministrati non appena è possibile ridurre la prescrizione di diuretici dell’ansa, in loro sostituzione. È infatti importante che il trattamento con questi ultimi non si protragga per un periodo di tempo troppo lungo, perché impoveriscono di potassio l’organismo del paziente
  • INIBITORI DEI RECETTORI DELL’ANGIOTENSINA II: vengono impiegati quando gli effetti collaterali degli ACE-inibitori ne impediscono l’uso.


DOMANDE E RISPOSTE

1. COSA SUCCEDE QUANDO UNA PERSONA VIENE COLPITA DA SCOMPENSO CARDIACO?
Lo scompenso cardiaco deriva da un indebolimento del muscolo cardiaco che riduce l’ossigenazione dei tessuti di tutto il corpo e causa accumulo di liquidi negli arti inferiori, a livello addominale e nei polmoni

2. QUANTO È POSSIBILE VIVERE CON LO SCOMPENSO CARDIACO?
Lo scompenso cardiaco è una malattia curabile, anche se il grado di miglioramento o di rallentamento della progressione della patologia dipende essenzialmente dall’individuazione del problema che l’ha generato e dalla sua soluzione. È possibile trattare farmacologicamente lo scompenso, con un successo che dipende da quanto il paziente è aderente alla terapia prescritta. L’adozione di uno stile di vita adeguato (limitazioni nell’apporto di sale da cucina, abolizione del fumo, esercizio fisico leggero e regolare) incide significativamente sul decorso della malattia

3. QUALI SONO LE CAUSE DELLO SCOMPENSO CARDIACO?
Le cause dello scompenso sono rappresentate dal danno cardiaco dovuto a malattie (coronaropatie, pregresso infarto miocardico, ipertensione, miocardiopatie, endocarditi, pericarditi, disfunzioni valvolari) o all’ipersollecitazione del cuore da parte di altre condizioni patologiche (anemia, ipertiroidismo, emocromatosi, Morbo di Paget)

4. QUAL È IL FARMACO MIGLIORE PER LO SCOMPENSO CARDIACO?
Lo scompenso cardiaco può essere trattato efficacemente solo con una terapia ad approccio multiplo, che comprende più farmaci e che sia personalizzata sulla base delle esigenze di ogni singolo paziente. I diuretici sono generalmente impiegati in quasi tutti i pazienti. Altri farmaci utilizzati sono gli ACE-inibitori, i beta-bloccanti, gli inibitori del recettore dell’angiotensina II, la digossina

5. QUAL È IL FARMACO PIÙ PRESCRITTO PER LO SCOMPENSO?
Fra i farmaci più usati per lo scompenso ci sono i diuretici, usati in quasi tutti i casi. Inizialmente, nelle prime fasi della terapia o subito dopo la diagnosi, vengono prescritti diuretici dell’ansa. Tuttavia, questi medicinali non possono essere assunti a lungo, perché impoveriscono di potassio l’organismo del paziente: non appena possibile vengono sostituiti dagli inibitori dell’aldosterone.
In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.
Data di pubblicazione: 23 settembre 2019