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In questa sezione potrai consultare gli “Appuntamenti con…” di Dove e Come Mi Curo. Le argomentazioni proposte in questa rubrica sono di natura tematica: ogni articolo mira ad esplorare le cause, i sintomi e i rimedi di una specifica problematica o disturbo oppure analizza un tema ben preciso, di pubblico interesse.

Rosolia: quando e come vaccinarsi? come riconoscerla?

Rosolia: quando e come vaccinarsi? come riconoscerla?
26 aprile 2018

Mamma e Bambino

Indice


La rosolia, causata da un virus della famiglia Rubivirus, si manifesta con un’eruzione cutanea simile a quelle del morbillo o della scarlattina. Solitamente lieve nei bambini, una volta contratta dà un’immunizzazione nella stragrande maggioranza dei casi permanenti. Spesso i sintomi passano inosservati e ciò può rendere pericolosa la malattia, soprattutto nel caso in cui venga contratta da una donna incinta. Nel primo trimestre di gravidanza l’infezione può causare aborto spontaneo, morte intra-uterina o gravi malformazioni fetali.

La rosolia fa parte delle malattie esantematiche, cioè che si manifestano tramite eruzioni cutanee.

 

Sintomi e diffusione

La rosolia si diffonde per via aerea, respirando le goccioline diffuse nell'aria dal malato, o tramite un contatto con le secrezioni del naso e della gola del malato.

La malattia ha un'incubazione di 2-3 settimane, il che significa che per questo periodo non mostra sintomi. Tuttavia, pur in assenza di sintomi è contagiosa, per la precisione a partire da una settimana prima del primo sintomo fino a 4 giorni dopo l'apparizione dell'eruzione cutanea.
Se però ad aver contratto la malattia è il neonato, che ne è venuto a contatto durante la gravidanza (sindrome della rosolia congenita), il piccolo sarà infettivo per lunghi periodi di tempo, a volte anche per più di un anno, con una potenzialità infettiva molto alta che richiede l'isolamento del neonato sia all'interno della nursery che successivamente tornato a casa.

I sintomi della rosolia sono lievi e durano circa 5-10 giorni, anche se spesso sono così leggeri da passare inosservati. Nell'adulto di solito i sintomi includono:
  • febbre lieve e mal di testa;
  • un'eruzione cutanea a piccole macchie rosa che dura 2-3 giorni, e che compare prima dietro le orecchie, poi sulla fronte e poi scende su tutto il corpo;
  • linfonodi del collo leggermente rigonfi;
  • dolori articolari;
  • occhi arrossati e lacrimanti
  • una diminuzione di globuli bianchi nel sangue.
Se la rosolia è presa durante l'infanzia, porta con sè un aumento del rischio di encefalite.

La diagnosi si effettua in laboratorio, ricercando la presenza di anticorpi contro la rosolia.

La terapia è aspecifica, cioè mirata a contenere i sintomi (abbassare la febbre e ammorbidire la pelle). Per evitare la malattia basta vaccinarsi. Il vaccino ha un'efficacia maggiore del 95% e garantisce l'immunità a vita. Per i nuovi nati solitamente viene fatta una prima dose verso i 12-15 mesi di età e il richiamo verso i 5-6 anni.
La vaccinazione non viene fatta alle persone con deficit immunitario, con terapia immunodepressiva, in gravidanza o che desiderano esserlo nel mese successivo.

 

Rosolia e gravidanza: i rischi

Se contratta in gravidanza può causare drammatiche malformazioni al bimbo: sordità, cecità, problemi al cuore e al sistema nervoso centrale con conseguente ritardo mentale

La rosolia può avere conseguenza gravi per il nascituro, soprattutto se contratta nel primo trimestre della gravidanza. In questo periodo infatti può causare un aborto spontaneo, morte intra-uterina o malformazioni fetali anche gravi (sindrome della rosolia congenita o SRC) che solitamente portano il neonato ad avere difetti della vista, sordità, malformazioni cardiache o ritardo mentale.

 

La vaccinazione contro la rosolia

Solo quattro donne su dieci sono vaccinate contro la rosolia e una su tre non sa se è protetta o meno contro questa malattia che, se contratta in gravidanza, può provocare malformazioni gravissime al nascituro: sordità, cecità, problemi al cuore e al sistema nervoso centrale con conseguente ritardo mentale.

È quanto emerge dal monitoraggio condotto nel periodo 2012-2015 dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Dalle informazioni raccolte, si legge su Epicentro, il portale a cura del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’ISS, «emerge con forza la scarsa consapevolezza, fra le donne in età fertile, del problema legato all’infezione in gravidanza. La quota di donne suscettibili alla rosolia (perché non vaccinate e con rubeotest negativo) può sembrare relativamente contenuta (quasi il 2%), tuttavia una quota piuttosto alta, più di una donna su tre (37%), non è a conoscenza del proprio stato immunitario nei confronti della rosolia».

rosolia - copertura vaccinale italiana
Differenze regionali

La percentuale di donne non consapevoli del proprio stato immunitario varia di molto tra le diverse regioni, con percentuali che vanno dal 62% della Calabria al 28% del Veneto. Per quanto riguarda la copertura vaccinale, il 41% delle donne dichiara di essere stata vaccinata contro la rosolia ma anche per quest’indicatore i valori vanno dal 21% della Valle d’Aosta e il 27% della Calabria al 65% del Veneto. La percentuale di donne vaccinate è maggiore tra le più giovani: è massima (57%) nella classe di età 18-24 (grazie all’offerta della vaccinazione nell’adolescenza prevista dal Piano di eliminazione della malattia), mentre nelle generazioni successive diminuisce gradualmente (44% tra le 25-34enni e 34% tra le 35-49enni). A vaccinarsi sono più di frequente le donne con alto livello di istruzione (43%), senza difficoltà economiche (45%) e con cittadinanza italiana (41%, contro il 24% fra le straniere).
 

Vaccino trivalente

Tutte le donne in età fertile dovrebbero essere a conoscenza del proprio stato immunitario nei confronti della la rosolia. Il vaccino trivalente (contro morbillo, parotite e rosolia) viene somministrato nel secondo anno di vita a tutti i bambini, di entrambi i sessi, con una seconda dose entro i 5-6 anni di età; è prevista inoltre l’immunizzazione degli adolescenti e delle donne in età fertile non immuni e degli operatori che svolgono mansioni a contatto con bambini e/o donne in età riproduttiva.
Se si ha in programma una gravidanza, si dovrà aspettare un mese dopo la somministrazione del vaccino.

È possibile verificare l’immunità alla malattia tramite un test che ricerca gli anticorpi contro la rosolia.

 

Epidemiologia: la situazione in Italia e nel mondo

In Italia la Rosolia è controllata assieme al morbillo (Sorveglianza Integrata del Morbillo e della Rosolia - Istituto Superiore di Sanità). Il sistema è stato istituito nel 2013 per rafforzare la sorveglianza delle due malattie, nell'ottica di perseguirne l'obiettivo di eliminazione nella regione europea, come da direttiva OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Le due malattie sono monitorate assieme perchè colpiscono le stesse fasce di età e hanno una sintomatologia simile, tanto che spesso possono essere confuse prima dell'esame di laboratorio.

Dall'inizio del 2013 sono stati segnalati 215 possibili casi di rosolia (65 nel 2013, 26 nel 2014, 26 nel 2015 e 67 nel 2017) di cui solo il 30% circa confermato in laboratorio. Di conseguenza ad oggi la rosolia è una malattia tenuta sotto controllo ma non ancora estinta.

Guardando all'Europa, nel 2017 sono stati segnalati 693 casi di rosolia (si esclude dalla conta il Belgio e la Francia, che non inviano i dati di sorveglianza al sistema di monitoraggio TESSy). La Polonia ha segnalato il maggior numero di casi sospetti (496). L'Italia purtroppo è terza in Europa, dopo la Germania (73 casi). I dati della Polonia tuttavia dovrebbero esssere interpretati con cautela, visto che i casi non sono stati confermati in laboratorio.


 

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