La rabbia: il virus, il contagio e la prevenzione

La rabbia: il virus, il contagio e la prevenzione

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2018

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Il 28 settembre forse non tutti sanno che si celebra, da ormai 10 anni, la giornata mondiale della rabbia. Il motivo è principalmente di natura divulgativa per far conoscere le caratteristiche di questa malattia e sensibilizzare sulla consapevolezza dell'impatto che può avere, non solo sulla salute dell'animale, ma anche dell'uomo. Vediamo di analizzare nel dettaglio gli aspetti più importanti della rabbia.

Da cos'è causata la rabbia?

La rabbia è una malattia di natura virale e contagiosa, causata da un virus presente nella saliva di un animale infetto. La principale specie portatrice sono i pipistrelli ma anche mammiferi come procioni, puzzole, volpi, molfette, furetti e in generale tutti i roditori sono particolarmente a rischio. L'animale infetto è normalmente definito esemplare serbatoio. Come detto sono i pipistrelli i maggiori responsabili della diffusione della malattia che si contrae semplicemente con un morso. Il virus entra immediatamente in circolo e inizia subito a replicarsi nella zona del contatto per poi spostarsi verso il suo vero obiettivo: il sistema nervoso. Dapprima colpisce i nervi periferici e le ghiandole salivari per poi attaccare il cervello e il midollo spinale.

Il virus della rabbia si può trasmettere anche all'uomo nel caso venga morso da un animale infetto. In pratica qualsiasi vertebrato a sangue caldo può essere colpito da questa malattia che ha un livello di mortalità estremamente elevato.

Il virus della rabbia è un patogeno letale sia per l'uomo che per l'animale. Una volta che si manifestano i sintomi il soggetto è destinato a perire, visti i gravissimi e irreversibili danni subiti dal sistema nervoso centrale. È chiaro come sia importante conoscere questa malattia e soprattutto capire gli eventuali comportamenti di un animale rabbioso, in modo da prendere immediati provvedimenti che possono significare il salvataggio della vita di una persona.

I sintomi della rabbia

Il virus si manifesta in tre fasi.

  • Incubazione La prima è l'incubazione con un periodo molto variabile che dipende dal soggetto colpito. Per l'uomo oscilla dalle 3 alle 6 settimane (in alcuni casi può impiegare anche mesi), per un cane possono volerci dalle 2 alle 8 settimane, mentre un gatto sviluppa la malattia generalmente in un periodo compreso tra 2 e 6 settimane.
  • Fase podromica Dopo l'incubazione si passa alla fase prodromica in cui iniziano a verificarsi i primi sintomi. L'uomo viene colpito da ricorrenti cefalee, stati febbrili leggeri, difficoltà di salivazione, nausea, vomito e un crescente stato d'ansia e apprensione. Se per un essere umano accertare i sintomi è meno complicato, in un animale è necessario un ottimo spirito di osservazione. In questa fase un cane o un gatto evidenzieranno dei cambiamenti comportamentali rispetto alle solite abitudini e presenteranno fenomeni di fotofobia (fastidio nei confronti della luce), allucinazioni e un crescente stato febbrile. Questa fase è estremamente importante perché l'animale, pur sembrando spesso normale, può trasmettere il virus.
  • La fase terminale è quando la malattia si conclama con sintomi che diventano lampanti e violenti. Nell'uomo possono assumere tre forme:
    • spastica: provoca alterazioni del movimento, uno stato di forte eccitazione con l'aggiunta di idrofobia causata da spasmi della faringe.
    • furiosa: il soggetto è in preda al delirio con furia distruttiva, fotofobia, idrofobia e febbre molto alta.
    • paralitica: si può manifestare subito dopo le altre due forme oppure anche da sola e purtroppo ha come epilogo il coma del soggetto e la sua conseguente morte.

Nel cane i sintomi presentano solo due forme:

  • furiosa: l'animale mostra estrema e continua aggressività, dalla bocca fuoriesce abbondante saliva e cerca di mordere ogni cosa si avvicini. Il cane presenta anche un forte disorientamento con evidenti difficoltà ad abbaiare. Questa fase dura solitamente 3-4 giorni.
  • paralitica: nel giro di breve tempo l'animale non riesce più a muovere la mandibola, a coordinare i movimenti, perde appetito, ha difficoltà ad assumere cibo ed acqua e muore per asfissia.

Nel gatto è presente una sintomatologia in tre forme come nell'uomo, con la fase furiosa che può durare fino a 14 giorni in cui l'animale manifesta forte aggressività. Nella successiva fase paralitica avviene una progressiva paralisi della mandibola e della terza palpebra che rappresenta il preludio alla fase finale in cui sopraggiunge la morte.

La diagnosi della rabbia

Effettuare una diagnosi clinica della rabbia non è affatto semplice e non sempre è affidabile. Nelle fasi iniziali i sintomi possono essere confusi con quelli di altre malattie molto più comuni. Una diagnosi definitiva può essere fatta solo con esami di laboratorio. Nell'uomo si può analizzare la saliva, l'urina e il liquido cefalorachidiano. Il metodo raccomandato è il test di immunofluorescenza (FAT). I campioni vengono fatti reagire con una molecola rilevatore per mostrare al microscopio a fluorescenza l'eventuale presenza dell'antigene della rabbia. Post-mortem la diagnosi viene effettuata sul sistema nervoso centrale con l'isolamento del virus in coltura cellulare o con una biopsia del tessuto cerebrale.

Un animale sospettato di aver contratto il virus della rabbia non è sottoposto a nessun test clinico ma viene messo in isolamento sotto stretta osservazione per verificare l'evolversi della sintomatologia.

Come curare la rabbia

La vaccinoterapia è l'unica cura per la rabbia. Questo comporta che è necessario intervenire appena avvenuto il contagio senza superare il periodo di incubazione. Una volta che il virus manifesta i primi sintomi non c'è alcun modo di intervenire. La vaccinoterapia si somministra a soggetti dove si nutre il sospetto che siano stati morsi da animali contagiosi oppure che hanno manifestato chiari sintomi della malattia. In questi casi, dopo aver disinfettato accuratamente la ferita, si somministra una dose di sieroglobuline. Successivamente si dovranno effettuare altri quattro richiami con precise scadenze ed esattamente dopo tre, sette, quindici e trenta giorni. In totale verranno somministrate 5 dosi di gammaglobulina antirabbica in un mese. Se il soggetto fosse già vaccinato saranno necessarie solo altri due richiami da effettuare dopo tre e sei giorni.

Purtroppo se il proprio cane o gatto viene morso da un sospetto caso di rabbia, non si può salvare in alcun modo. Vista l'alta pericolosità della malattia e la facilità di contagio, la legge italiana a tal proposito è giustamente molto severa. All'animale morso non può essere somministrata nessuna vaccinazione post-contagio, ma dovrà essere tenuto sotto osservazione per sei mesi in un'apposita struttura o presso il domicilio del proprietario. Se durante questo periodo dovesse conclamarsi la malattia l'esemplare verrà abbattuto.

I metodi di prevenzione

La prevenzione nell'uomo si effettua attraverso una vaccinazione pre-contagio che deve essere fatta solo se effettivamente si vive in una zona ad alto rischio o c'è la reale possibilità di contrarre la malattia. Consiste nella somministrazione di un vaccino inattivato per via intramuscolare con un ulteriore richiamo dopo tre settimane e successive vaccinazioni ogni anno.

Anche per gli animali domestici la prevenzione consiste nella vaccinazione antirabbica. In questo modo si rende il cane o il gatto non ricettivo anche se dovesse venire a contatto con un esemplare contagioso.

Per chi è abituato a portare con sé l'animale domestico durante i viaggi all'estero, è bene sapere che si devono adottare determinati comportamenti preventivi. La legge italiana impone che tutti gli animali siano vaccinati prima di lasciare il Paese. Nel caso la destinazione fosse il Regno Unito il vaccino antirabbico deve essere somministrato almeno sei mesi prima di recarsi sull'isola.

 

 
Data di pubblicazione: 28 settembre 2018