Quinta malattia: sintomi, diagnosi, complicanze e prevenzione

Quinta malattia: sintomi, diagnosi, complicanze e prevenzione

Mamma e Bambino

Ultimo aggiornamento: 13 febbraio 2019

Indice

 

Introduzione

La quinta malattia, anche chiamata eritema infettivo o megaloeritema infettivo, è una delle malattie esantematiche più comuni dell’infanzia. L’espressione con cui è più conosciuta presso il grande pubblico è legata al fatto che è stata la quinta malattia esantematica ad essere identificata e studiata. La prima è il morbillo, la seconda la scarlattina, la terza la rosolia, la quarta la cosiddetta “scarlattinetta” (anch’essa, come la scarlattina, patologia da streptococco). La sesta malattia è anche detta esantema critico o subitum o roseola infantum.

Immagine che mostra un bambino con la febbre e un eritema sul visoSi tratta di un’infezione virale benigna autolimitante (ossia che tende a guarire spontaneamente) causata da Parvovirus B19 (appartenente alla famiglia delle Parvoviridae). Il Parvovirus B19 non ha legami di parentela con i ceppi dello stesso virus che infettano cani e gatti. Dunque è impossibile contrarre l’infezione da un animale domestico, così come trasmetterla ad esso: l’uomo è l’unico ospite conosciuto della malattia. Il B19 è anche l’unico Parvovirus patogeno per l’uomo.

Il patogeno responsabile della quinta malattia appartiene al genere Eritrovirus, che comprende virus che si replicano all’interno dei precursori dei globuli rossi (eritroblasti). La quinta malattia colpisce prevalentemente bambini e ragazzi di età compresa fra 5 e 15 anni ed è generalmente seguita da rapida guarigione senza complicazioni. In un numero relativamente elevato di casi, la malattia guarisce lasciando al paziente (e al genitore) la convinzione che si sia trattata di una lieve febbricola in assenza di altri sintomi. Manifestazioni del tutto sovrapponibili a quelle di un virus parainfluenzale, di quelli che circolano durante ogni stagione invernale e che vengono aspecificamente, ed erroneamente, catalogate come “influenza”.

La quinta malattia è diffusa in tutto il mondo e colpisce maschi e femmine senza differenze statistiche significative. La sua diffusione è massima nell’ambiente scolastico, in particolare nel tardo inverno e all’inizio della primavera. Fra i bambini dai 2 ai 5 anni il tasso di sieropositività per Parvovirus B19 è pari al 5-10%; raggiunge il 60% a 30 anni ed il 90% negli adulti di età superiore a 60 anni. I picchi di epidemia si registrano in genere ogni 3-4 anni.

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Cenni storici sulla quinta malattia

La quinta malattia è stata descritta per la prima volta in Inghilterra nel XVII secolo. All’epoca si credeva fosse una delle manifestazioni della rosolia (rubeola sine catarro).
La sua identificazione come malattia esantematica indipendente avvenne solo alla fine dell’800, ad opera del microbiologo tedesco Theodor Escherich. Di lì a pochi anni l’anatomopatologo tedesco Georg Sticker le attribuì il nome di eritema infettivo: uno dei nomi della quinta malattia è, in suo onore, Malattia di Sticker.

Nel 1905 il medico francese Leon Cheinisse le attribuì la denominazione con cui è più conosciuta (quinta malattia).
La sua origine virale fu tuttavia dimostrata in tempi assai più recenti, nel 1975, con l’isolamento del microorganismo responsabile. La sigla alfanumerica che accompagna il nome del virus (B19) era quella riportata su una delle capsule di Petri (i vetrini usati in laboratorio per far crescere e moltiplicare i microorganismi) in cui fu isolato il virus. Si trattava, infatti, del dischetto in posizione n.19 sul pannello B. La dimostrazione dell’associazione fra il Parvovirus e la malattia fu pubblicata su The Lancet nel 1983, a seguito dello studio britannico coordinato dalla virologa Mary Anderson.



Trasmissione e prevenzione della quinta malattia

La quinta malattia è altamente contagiosa e si trasmette principalmente per via aerea attraverso la saliva ed il muco (secrezioni respiratorie) che vengono emessi in caso di tosse e starnuti (evenienza più frequente) o anche semplicemente parlando (evenienza più rara).
Tuttavia, il contagio può avvenire anche indirettamente:
  • tramite lo scambio di oggetti
  • tramite lo scambio di sangue infetto (o di emoderivati)
  • per via ematoplacentare, attraverso la placenta (la barriera che separa la circolazione sanguigna della mamma da quella del feto) durante la gravidanza (trasmissione verticale).
Il picco di contagiosità del paziente si posiziona nel periodo immediatamente precedente la manifestazione dell’esantema (durante il periodo di incubazione, che dura da 4 a 28 giorni, più frequentemente da 16 a 17) e contestualmente ai sintomi respiratori. In una famiglia in cui un membro ha la quinta malattia, gli altri elementi (se non hanno contratto in precedenza questa patologia esantematica) hanno il 50% delle probabilità di svilupparla.

immagine che mostra un bambino con l'eruzione cutanea sulla parte superiore frontale del corpoIl paziente non è più contagioso al momento della comparsa dell’eruzione cutanea; pertanto può anche fare il suo ritorno a scuola, se le sue condizioni generali sono buone. La trasmissione del megaloeritema infettivo in ambiente scolastico riguarda il 60% dei casi.
I soggetti immunodepressi che contraggono la malattia possono rimanere contagiosi per mesi o anche anni.

La prevenzione della quinta malattia è difficile, perché la contagiosità subentra prima che appaiano i sintomi che ne permettono la diagnosi. Pur essendoci dei segni prodromici, infatti, questi sono aspecifici.
Uno degli strumenti di protezione più efficaci è rappresentato dal lavaggio frequente delle mani con acqua calda e sapone. E’ utile anche non scambiare posate, bicchieri, oggetti di vario tipo (che possono risultare contaminati) ed utilizzare fazzoletti usa e getta da eliminare immediatamente dopo l’uso.
Non esiste un vaccino contro la quinta malattia.

La malattia residua, nella maggior parte dei casi, in un’immunità permanente: questo significa che, una volta contratta l’infezione, non è più possibile ripetere, nemmeno a distanza di tempo, la malattia.
Non esiste obbligo di notifica per la quinta malattia.
 

 

La diagnosi della quinta malattia

La diagnosi della quinta malattia è clinica e si basa sull’osservazione dell’esantema facciale. Per le sue caratteristiche, l’eritema della quinta malattia può essere confuso con altre malattie esantematiche (come morbillo e rosolia), con una reazione da intolleranza a farmaci, con lo sfogo della dermatite atopica, della rosacea e di alcune fotodermatosi.
Immagine che mostra l'infermiera mentre fa l'esame del sangue a una giovane donnaLa conferma della diagnosi clinica può essere ottenuta tramite l’esecuzione di un esame del sangue per la ricerca degli anticorpi specifici contro il Parvovirus B19. Si dosano:
  • le immunoglobuline di tipo M (IgM), che rappresentano un indice di infezione recente o ancora in atto
  • le immunoglobuline di tipo G (IgG), che sono invece indice di infezione pregressa e conseguente memoria immunologica. A testimoniare la larga diffusione della quinta malattia (anche nella sua forma asintomatica) nella popolazione, il fatto che circa il 70% degli adulti possiede le IgG anti Parvovirus.
Nell’individuo immunocompetente (ossia che non presenta deficit dal punto di vista delle difese immunitaria) le IgM prodotte dal corpo nel tentativo di eliminare l’Eritrovirus compaiono già a distanza di due settimane dal momento dell’infezione. Persistono successivamente nel siero fino a 3-4 mesi dopo.

Le IgG compaiono quasi contemporaneamente alle M e permangono tutta la vita. Tuttavia, nei pazienti immunodeficienti questo non avviene e dunque il dosaggio degli anticorpi nel sangue non ha un senso diagnostico. Per questa ragione in questi casi si procede con la ricerca del DNA virale tramite PCR ( Polimerase Chain Reaction) o ibridazione in situ.
 

 

La sintomatologia della quinta malattia

Normalmente i sintomi della quinta malattia sono molto simili a quelli di un’influenza o della manifestazione di un virus parainfluenzale, tanto che questa patologia viene frequentemente confusa con i disturbi da raffreddamento stagionali. Nel 25% circa dei casi la quinta malattia è addirittura asintomatica.
Dopo un periodo di incubazione che varia fra i 4 ed i 28 giorni (ed una media di 16-17 giorni), compaiono i primi sintomi. Da 7 a 11 giorni dopo l’inoculazione, infatti, il virus raggiunge il sangue. Subito dopo compare il rash cutaneo. I sintomi iniziali, che durano da 7 a 10 giorni, configurano la fase prodromica, non sempre distinguibile, e sono:
  • febbre: il rialzo termico è generalmente relativamente limitato, la febbre non  supera i 38°C
  • raffreddore: accompagnato da abbondante rinorrea (naso che cola)
  • cefalea
  • linfoadenopatia: ingrossamento dei linfonodi
  • malessere e stanchezza
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Esantema


Successivamente alla fase prodromica, compare l’esantema. Il termine esantema deriva dal greco ξανθω, che significa sbocciare e si riferisce alla “fioritura” dell’eruzione cutanea.
L’esantema della quinta malattia comporta un intenso arrossamento delle guance, che è responsabile del suo aspetto a guance schiaffeggiate (da cui il nome inglese popolare della malattia, ossia “Slapped Cheek Syndrome”).
Immagine di un bambino con le guanciotte rosse per via di un esantemaE’ un’eruzione leggermente rilevata e calda al tatto, che si sviluppa su una cute molto tesa (stadio iniziale). Si tratta di un eczema a grandi elementi (da qui il nome megaloeritema infettivo) che sopraggiunge dopo l’esordio di febbre e raffreddore, quando la temperatura si è già normalizzata.
L’eruzione cutanea dovuta alla quinta malattia è causata dall’infiammazione dei piccoli vasi sanguigni che entrano a fare parte del microcircolo. In seguito all’irritazione della loro parete, si rigonfiano sporgendo dalla superficie cutanea. Ecco perché l’esantema appare rosso vivo e rilevato al tatto.
Nella seconda fase (a distanza di 1- 4 giorni dall’eruzione facciale), l’eritema schiarisce rapidamente.
L’esantema può rimanere confinato alle guance o estendersi in forma maculo-papulosa con aspetto reticolato e colore più spento rispetto al rosso accesso che caratterizza il viso:
  • agli arti: sia superiori che inferiori, in particolare sulle loro superfici estensorie, ossia le pieghe dei gomiti e delle ginocchia; i palmi delle mani e le piante dei piedi vengono generalmente risparmiati
  • al tronco.  
L’eritema non è normalmente accompagnato da prurito. Quando questo è presente, lo è in particolare in corrispondenza delle piante dei piedi e nei ragazzi e negli adulti, nei casi in cui l’esantema è presente (ossia una ridotta percentuale di casi).
L’esantema scompare generalmente entro 7-10 giorni (più spesso entro i primi 4), ma può protrarsi, fra miglioramenti e riesacerbazioni, anche diverse settimane (terza fase). La risoluzione si verifica senza desquamazione.
L’eruzione cutanea “a guance schiaffeggiate” compare con maggiore probabilità statistica nei bambini di età inferiore ai 10 anni.
L’esantema tende a protrarsi più a lungo e a recidivare se il paziente viene esposto al sole, a forti escursioni termiche, se effettua esercizio fisico o è soggetto a stress.
 

 

La terapia della quinta malattia

Immagine che mostra una mamma col bambino sdraiati a letto a riposareNon esiste un trattamento specifico per la quinta malattia, ma solo una cura di supporto. Nel caso non si appartenga ad una delle categorie di pazienti a rischio è consigliata semplicemente l’assunzione di:
  • antipiretici (ad esempio il paracetamolo): in caso la febbre superi i 38,5°C
  • antistaminici (per uso sistemico o topico)
  • lozioni emollienti: è possibile applicare prodotti lenitivi per dare sollievo al prurito. In questo caso il farmacista può essere d’aiuto per consigliare la lozione o crema più adatta .
Al paziente affetto da quinta malattia è consigliato riposo e abbondante consumo di liquidi. Soprattutto i pazienti più piccoli, devono essere invitati spesso a bere e continuare con la loro abituale alimentazione.
Nei casi gravi, in cui la quinta malattia colpisce pazienti con deficit del sistema immunitario, la terapia prevede la somministrazione di immunoglobuline specifiche dirette contro il virus e di trasfusioni di sangue (si veda al paragrafo “le complicazioni della quinta malattia”).
 

 

Le complicazioni della quinta malattia

Nella maggiorparte dei casi il decorso della malattia è benigno: nei soggetti normali immunocompetenti il Parvovirus B19 ha morbilità minima.
Le complicanze vanno dalla sindrome artropatia (disturbo che colpisce le articolazioni e ha decorso generalmente benigno) all’aplasia del midollo osseo (evenienza infausta che può manifestarsi nei pazienti immunodepressi).
Queste evenienze patologiche hanno a che vedere con la tendenza del Parvovirus ad interagire con il ciclo cellulare dei tessuti in rapida proliferazione, quelli in fase di crescita e sviluppo. Tipicamente rientrano in questa categoria:
  • il midollo osseo: è sempre in attiva proliferazione perché deve produrre le cellule del sangue, ossia piastrine, globuli rossi e globuli bianchi
  • le cellule del fegato nel feto
  • le cellule del cordone ombelicale
  • i precursori dei globuli rossi nelle persone affette da leucemia.
Proprio in questi tessuti hanno sede le evenienze patologiche secondarie scatenate dalla quinta malattia.
 

 

Gloves and socks syndrome

Nei giovani adulti l’infezione da Parvovirus può determinare una manifestazione cutanea diversa rispetto alla quinta malattia, chiamata Papular Purpuric Gloves and Socks Syndrome (PPGSS, acronimo inglese che sta per Sindrome dei guanti e delle calze rosse).
Questa patologia non è frequente e consiste nella comparsa sulla pelle di mani e piedi di:
  • lesioni petecchiali simmetriche
  • eritema
  • prurito
  • edema (gonfiore)
  • dolore
  • possibile evoluzione verso la formazione di bolle.
L’esantema è piuttosto simile a quello che caratterizza la porpora, una patologia della coagulazione del sangue che causa la formazione di aggregati di piastrine che si depositano nei tessuti. L’eruzione cutanea risulta marcatamente delineata ai suoi bordi, in corrispondenza delle caviglie e dei polsi. La confluenza delle macchie, determina un arrossamento e rigonfiamento generale delle estremità, che conferiscono il caratteristico aspetto al paziente, il quale sembra indossare guanti e calze rosse.
In alcuni casi, occasionalmente, l’eruzione cutanea può riguardare altre parti del corpo.

Immagine che mostra la sindrome dei guanti e delle calze.Normalmente, nei soggetti immunocompetenti, l’eruzione si risolve spontaneamente in una decina di giorni, in seguito a desquamazione cutanea.
La Papular Purpuric Gloves and Socks Syndrome può avere origine anche da altre infezioni virali (come quella da epatite B, da citomegalovirus, da virus di Epstein-Barr, morbillo, Coxsackie) oppure può manifestarsi in seguito ad una reazione di intossicazione da farmaci.

La diagnosi differenziale viene normalmente eseguita per escludere la Malattia di Kawasaki, la Sindrome di Gianotti-Crosti e la meningite batterica acuta disseminata. Quest’ultima, tuttavia, ha una progressione molto rapida accompagnata da un veloce deterioramento delle condizioni fisiche del paziente. Al contrario della PPGSS, che comporta stabilità del quadro clinico.
La PPGSS è associata a sintomi aspecifici quali la cefalea, la febbre modesta, il gonfiore ai linfonodi (che possono addirittura sporgere dalla superficie cutanea) e il dolore alle articolazioni. Talvolta possono manifestarsi sintomi neurologici.

La PPGSS, descritta per la prima volta nel 1990 in cinque pazienti svizzeri, prevede un trattamento sintomatico: antipiretici (in caso di rialzi febbrili oltre i 38,5°C) e pomate lenitive o antistaminiche (se il prurito è presente).

Talvolta, nei pazienti adulti, la PPGSS è accompagnata da un enantema della mucosa orale caratterizzato da petecchie, afte, erosione del palato, faringe e lingua. Il quadro di stomatite vescicolare comporta dolore alla deglutizione e limita, anche se solo temporaneamente, l’alimentazione. Questa evenienza, che si risolve spontaneamente in 1-2 settimane, è rara nei bambini e nei ragazzini e più frequente nei pazienti adulti.

Fra le mucose che possono essere coinvolte dalla Papular Purpuric Gloves and Socks Syndrome, anche quelle dei tratti urinari.
La PPGSS sembra essere causata dalla deposizione di immunocomplessi, molecole che si sono formate a seguito della reazione di difesa del corpo contro il Parvovirus, che sono successivamente entrate nella circolazione sanguigna per depositarsi poi a livello della parete vascolare e sulla superficie cutanea.
 

Sindrome atropatica

Immagine che mostra le articolazioni delle maniLa sindrome artropatica è una poliartropatia simmetrica non erosiva che può durare da 1 a 4 settimane. Questa sindrome comporta dolore, rigidità e gonfiore articolare (talora vere e proprie tumefazioni) e normalmente riguarda pazienti adulti (80% dei casi), in particolare le donne. Il paziente con sindrome artropatica da quinta malattia può anche non avere avuto l’esantema né le altre classiche manifestazioni della patologia.
Le articolazioni più colpite sono quelle grandi delle mani, dei piedi e delle ginocchia. Il dolore articolare si prolunga per un periodo che varia fra l’una e le tre settimane, ma in taluni casi può durare anche mesi, scomparendo alla fine senza ulteriori complicazioni.
Il quadro sintomatologico può configurare una lieve infiammazione dolorosa (artralgia) oppure descrivere una vera e propria artrite.
 

Crisi aplastica transitoria

Nei pazienti già affetti da anemia (in particolare anemia falciforme, talassemia, microcitemia, anemia emolitica autoimmune, sferocitosi) il Parvovirus può determinare la soppressione transitoria dell’attività del midollo rosso emopoietico.
Immagine di una ragazza a letto con il mal di testaQuesto tessuto è costituito dalle cellule del midollo osseo coinvolte specificamente nella produzione dei globuli rossi.

Questa evenienza patologica (definita crisi aplastica transitoria o crisi anemica) è legata al fatto che il Parvovirus B19 si replica soprattutto nelle cellule che, sviluppandosi e differenziandosi, danno origine ai globuli rossi. Questi precursori, definiti eritroblasti, sono cellule staminali presenti nel midollo osseo e vengono attaccati dal virus, che li trasforma in pronormoblasti, cellule giganti, alterate e incapaci di dare origine a globuli rossi funzionanti. E’ la presenza di un accumulo di globuli rossi difettosi a generare l’anemia.

Nonostante la gravità, tuttavia, l’anemia è temporanea e si risolve completamente in 7-10 giorni. Questa complicanza è preceduta da febbre, malessere generale e cefalea, che permangono per 2-4 giorni, fino al sopraggiungere della crisi.
 

Aplasia midollare

Il rischio di una complicanza temibile come l’aplasia midollare riguarda i pazienti affetti da depressione del sistema immunitario. Questa deficienza può essere congenita o acquisita; nel secondo caso, può trattarsi di una conseguenza dell’infezione da HIV, della terapia di immunosoppressione che segue il trapianto d’organo, o di un tumore.

L’aplasia midollare (o, più precisamente, aplasia pura della serie rossa) è una circostanza più pericolosa di severa anemia cronica che comporta la soppressione dell’attività midollare, causata dalla sua infezione persistente. L’aplasia midollare rappresenta un serio rischio per la vita del paziente e richiede terapia medica urgente.
 

Ipoplasia midollare cronica

Immagine che mostra un infermiere mentre fa delle trasfusioni a un pazienteIn pazienti adulti e bambini affetti da deficit immunitari congeniti o acquisiti, l’infezione cronica e persistente del midollo può generare ipoplasia midollare cronica. A differenze dell’aplasia midollare, non comporta una soppressione totale dell’attività del midollo osseo, ma provoca anemia cronica con grave neutropenia. La carenza di neutrofili (una tipologia di globuli bianchi che rientra fra i sistemi di difesa dell’organismo) può esporre al rischio di pericolose infezioni batteriche o fungine.

Le anemie severe che colpiscono i pazienti con le difese immunitarie compromesse (impossibilitati a produrre anticorpi) vengono trattate con emotrafusioni e con la somministrazione di immunoglobuline di tipo IgG ad alto dosaggio per via endovenosa (normalmente il protocollo prevede 5 giorni di terapia). Le immunoglobuline sono anticorpi specifici diretti contro il virus, che hanno lo scopo di limitare nel tempo e nell’intensità la viremia (ossia la presenza del virus nel sangue).
Talvolta può rendersi necessaria anche l’ossigenoterapia.


 

Complicanze a carico del sistema nervoso centrale

Nei pazienti a rischio, l’infezione da Parvovirus B19 può attaccare il sistema nervoso centrale e determinare encefalite o meningite.


 

La quinta malattia in gravidanza

Il virus responsabile della quinta malattia oltrepassa la barriera ematoplacentare e, pertanto, può passare dalla mamma al figlio. Nelle donne in gravidanza il rischio di trasmissione al feto varia fra l’1,5 e il 3%. Il rischio di contagio intrauterino è pari al 33% da mamma positiva al Parvovirus B19.

Pur non essendo normalmente pericolosa durante la gestazione, nel 5-10% dei casi di contagio, la quinta malattia può determinare morte fetale. Se il contagio avviene nelle prime 20 settimane di gestazione, l’infezione è generalmente più grave, carica di conseguenze e associata ad un rischio di morte intrauterina più elevato (3-9% dei casi).

L’infezione da Parvovirus del feto può determinare due evenienze patologiche di particolare intensità: una forma di anemia grave e l’idrope fetale.
Se si verifica nel secondo trimestre, l’aumento abnorme del numero di globuli rossi difettosi (e dunque non funzionanti) e il fatto che l’infezione da Parvovirus raggiunge il fegato e causare insufficienza epatica, provocano conseguenze gravi.
Queste portano alla soppressione della sintesi di:
  • proteine plasmatiche: le proteine presenti nel plasma sono responsabili del drenaggio dei liquidi all’interno delle cellule. Venendo a mancare le proteine plasmatiche, si ha accumulo di liquidi nell’addome (ascite) e nelle altre cavità
  • globuli rossi: le conseguenze dell’interruzione nella produzione di globuli rossi sono l’anemia grave e l’idrope fetale.
La sommatoria degli effetti derivanti dalla presenza di un accumulo di globuli rossi che non riescono a maturare (perché alterati) e dell’immaturità del sistema immunitario, può causare gravi conseguenze sullo sviluppo del bambino, compresa la morte.

Immagine che mostra una donna in gravidanza con la mano sulla pancia e il dottore che la visita appoggiando uno stetoscopio sul pancioneL’idrope fetale si verifica in una gravidanza su 3.000, anche per ragioni diverse dall’infezione da Parvovirus. Il rischio di idrope è del 30% superiore se l’infezione ha luogo nel secondo trimestre di gestazione. Nel terzo trimestre il feto ha raggiunto un livello di sviluppo che gli consente la disponibilità di maggiori e più sofisticati sistemi di difesa immunitaria. Pertanto, in questa fase della gestazione, il rischio è minore. Complessivamente, il Parvovirus è responsabile del 10-15% delle idropi non immuni.

La comparsa dell’idrope fetale, pur essendo una circostanza estremamente pericolosa, può portare a risoluzione completa del quadro clinico del feto, con prosecuzione della gravidanza senza conseguenze.
Ulteriori conseguenze della quinta malattia in gravidanza sono lo scompenso cardiaco congestizio (che subentra a causa della sofferenza del miocardio, il muscolo del cuore), le meningiti a liquor limpido e le miocarditi. Le cellule che costituiscono il cuore del feto, presentano infatti sulla loro superficie esterna una molecola (definita antigene P) che è un potenziale bersaglio del Parvovirus. Per questa ragione, hanno un rischio elevato di esserne colpite, infiammarsi e sviluppare la miocardite.

A causa dei seri rischi connessi all’infezione da Parvovirus, è sempre, comunque consigliabile alle donne in gravidanza di evitare contatti con soggetti affetti dalla quinta malattia. In particolare se famigliari molto prossimi: numerosi studi osservazionali mostrano infatti che la sorgente di contagio più frequente per le donne in stato di gravidanza è rappresentata da altre persone appartenenti allo stesso nucleo familiare. Il fatto che durante il periodo nel quale la malattia è contagiosa il paziente non manifesti sintomi chiari non facilita la prevenzione.

Nell’ottica di una protezione efficace, è anche possibile effettuare un esame del sangue che rilevi l’assenza di immunità o i segni di un’infezione:
  • recente: è possibile procedere con la ricerca delle immunoglobuline IgM anti Parvovirus B19 nel siero, che rimangono nel sangue per 2-3 mesi
  • passata: ricerca delle immunoglobuline IgG anti Parvovirus B19 nel siero, che permangono nel sangue per tutta la vita e sono responsabili dell’immunità definitiva.
La paziente in gestazione che manifesti sintomi compatibili con l’infezione da Parvovirus B19 o che sia venuta in contatto con una persona affetta dalla quinta malattia, deve in ogni caso rivolgersi al ginecologo. Questi potrà consigliare eventuali controlli aggiuntivi rispetto a quelli previsti. Normalmente lo specialista prescrive in questi casi controlli ecografici addizionali. Attraverso l’indagine ad ultrasuoni, è possibile visualizzare l’eventuale presenza di idrope fetale.

Se l’infezione materna è diagnosticata entro le prime 20 settimane, il protocollo consiglia ecografie seriate settimanali per almeno 8-12 settimane, al fine di cogliere sul tempo l’eventuale sopraggiungere dell’idrope fetale. In questo caso, l’intervento tempestivo con trasfusioni di sangue intrauterine, laddove necessarie, può controllare la situazione clinica del feto.


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In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.
Data di pubblicazione: 13 febbraio 2019