Patologie delle ossa: scoliosi, cifosi, lordosi, tumori

Patologie delle ossa: scoliosi, cifosi, lordosi, tumori

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 08 ottobre 2019

Indice


Malgrado quanto possa suggerire l’aspetto, l’osso è un organo vivo, irrorato da una ricca ed articolata rete di vasi sanguigni, innervato e soggetto ad un continuo processo di rinnovamento, costituito da fasi alternate di rimaneggiamento e rideposizione. Le nostre ossa sono il risultato di questo equilibrio, che, se alterato, sfocia in patologie.

LE PATOLOGIE OSSEE PIÙ DIFFUSE NEL BAMBINO
Di seguito una breve trattazione sulle più diffuse patologie ortopediche in età pediatrica.

SCOLIOSI

scoliosiLa scoliosi è una patologia della colonna vertebrale che ne comporta una deformazione a “S”, un’inclinazione che si accompagna ad una rotazione della stessa sul suo asse e ad una grave deformità estetica. Altri sintomi sono l’affaticamento della zona lombare (che sopraggiunge anche in caso di sforzi fisici minimi) e il dolore. La colonna vertebrale possiede curvature fisiologiche (sul piano sagittale) che permettono il mantenimento dell’equilibrio e la resistenza alle sollecitazioni meccaniche. La scoliosi è un disallineamento sul piano frontale, che altera la distribuzione degli sforzi sulla colonna.

La causa della scoliosi è la predisposizione genetica, che, al contrario della credenza diffusa, non dipende dalla postura o dal trasporto di zaini pesanti, né dalla carenza di attività sportiva.

Colpisce il 3% circa della popolazione, con un’incidenza massima nelle femmine (con un rapporto di 10:1 rispetto ai maschi) di età compresa fra i 10 ed i 14 anni. Studi tuttora in corso sembrano individuare la causa della malattia in un’alterazione su base genetica del metabolismo degli estrogeni, cosa che spiegherebbe la maggiore predisposizione femminile al suo sviluppo. 

La scoliosi richiede un trattamento tempestivo, che consiste nell’applicazione di un busto (corsetto ortopedico), che può essere indossato esclusivamente durante la notte solo nei casi in cui la diagnosi avviene precocemente. Quando il busto non è sufficiente a correggere la curvatura anomala perché applicato troppo tardivamente, si rende indispensabile l’intervento chirurgico, che oggi si pratica sempre meno e solo in caso di diagnosi tardiva o di cure non adeguate. La chirurgia della scoliosi è infatti estremamente invasiva e rende la colonna vertebrale una struttura anatomica completamente rigida, con conseguenza comunque impattanti dal punto di vista motorio.

Quando si realizzano le circostanze elencate sopra e l’intervento chirurgico diventa l’unica strada percorribile, il suo fine non è la mera correzione del difetto estetico, ma anche un tentativo di evitare che il paziente vada incontro, a causa del dismorfismo, ad una insufficienza cardiorespiratoria irreversibile. 

In caso di scoliosi, ginnastica e fisioterapia sono solo interventi di supporto, poiché si tratta di un problema su base genetica. Proprio per evitare di ingenerare confusione nei pazienti è stata abolita l’espressione “ginnastica correttiva” con riferimento al trattamento della scoliosi. Inoltre, gli ortopedici ricordano la assoluta inutilità di applicazione di apparecchi ortodontici speciali e plantari di vario tipo, soluzioni spesso consigliate da professionisti non qualificati.
Diverso è il quadro clinico dell’atteggiamento scoliotico, che è rappresentato da un’inclinazione della colonna vertebrale non accompagnata da rotazione. A differenza della scoliosi, l’atteggiamento scoliotico può essere corretto con la ginnastica. 

CIFOSI E LORDOSI

Cifosi e lordosi sono due atteggiamenti viziati della colonna vertebrale del bambino, che non riesce a mantenere la posizione eretta del tronco e delle spalle quando seduto oppure in piedi. Si tratta di una tendenza a piegarsi in avanti, inizialmente modificabile, ma che successivamente si trasforma in una patologia vera e propria dello scheletro. 

Cifosi e lordosi sono due patologie ortopediche la cui incidenza è in drammatico aumento negli ultimi anni, con ripercussioni personali e sociali notevoli. Come evidenziato da uno screening effettuato dall’equipe del professor Carlo Ruosi, docente di Ortopedia e Traumatologia dell’Università Federico II di Napoli, queste malattie hanno subito un 700% di incremento in meno di 10 anni. La ricerca è stata effettuata su un gruppo di 250 studenti delle scuole elementari della provincia di Napoli di età compresa fra gli 8 e gli 11 anni. Le informazioni sono state raccolte nel 2015, confrontate con quelle risalenti al 2008 e presentate in occasione dell’incontro “Il futuro delle ossa si costruisce da bambini” promosso dalla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT) e tenutosi lo scorso giugno a Milano. 

Una delle cause principali è stata individuata nella precocità dell’esposizione all’uso di smartphone e nel numero di ore trascorse davanti ai devices elettronici da parte di bambini in tenera età. Un’abitudine purtroppo invalsa nell’uso, che diventa ancora più pericolosa perché associata ad una riduzione di attività fisica dei piccoli, che trascorrono sempre meno tempo all’aria aperta e alle prese con giochi più adeguati alla loro età.

Il trattamento di cifosi e lordosi, se la diagnosi viene posta in fase iniziale, prevede la rieducazione motoria e una ginnastica appropriata, per l’esecuzione delle quali è necessaria la collaborazione del piccolo, che deve poi mantenere la postura corretta durante la giornata.

Se invece il trattamento viene instaurato in fase avanzata, quando le vertebre hanno già assunto una forma irreversibile, è necessario applicare un busto ortopedico, che deve essere indossato per un numero di ore al giorno dipendente dalla gravità della patologia. Nei casi più gravi il busto deve essere gessato. Quando anche il corsetto ortopedico non è sufficiente a correggere la curvatura anomala, si ricorre alla chirurgia.

CIFOSI

cifosiLa cifosi è una deformità della colonna vertebrale sul piano sagittale, che comporta l’anteposizione del mento e lo spostamento in avanti delle spalle.

Il termine cifosi è anche usato per definire una curvatura fisiologica della colonna, che, se accentuata, diventa patologica. In questi casi, le spalle si spostano anteriormente e la schiena del paziente assume una configurazione di iperlordosi compensatoria. In sostanza, l’alterazione di una delle curvature fisiologiche comporta un’accentuazione delle altre. Mentre la cifosi, di per sé; non è dolorosa, lo è l’iperlordosi compensatoria. 

Diverso è il quadro dell’atteggiamento cifotico, un disturbo inizialmente sempre correggibile con l’assunzione di una postura corretta e la ginnastica. Se non modificato, l’atteggiamento scoliotico si struttura, causando una tendenza alla cuneizzazione vertebrale. Le vertebre si deformano (dismorfismo) e l’alterazione è sempre meno correggibile. La cifosi strutturata è una curva patologica a convessità posteriore della colonna vertebrale sul piano sagittale che non risulta correggibile spontaneamente dal paziente.

DISPLASIA CONGENITA DELL’ANCA

La displasia (o lussazione) dell’anca è una patologia che si sviluppa durante la vita intrauterina e che porta ad un’alterazione progressiva dei rapporti fra la testa del femore e l’acetabolo (ossia la sua sede nel bacino).
L’incidenza della displasia congenita dell’anca è pari a 1 su 1000 nuovi nati (si tratta di una delle patologie ortopediche più frequenti) e aumenta nella popolazione femminile, con un rapporto di 6:1 rispetto ai maschi. Nel 45% dei casi colpisce entrambe le anche.

La diagnosi della displasia congenita dell’anca deve essere eseguita alla nascita mediante l’esame clinico e l’ecografia, da effettuarsi intorno alla sesta settimana di vita. La diffusione dello screening per questa patologia ha drammaticamente ridotto il numero di interventi chirurgici di correzione.

La diagnosi precoce permette l’applicazione di un tutore, statico o dinamico, che mantiene le anche flesse (90-100°) e abdotte (50-60°) e la testa del femore centrata all’interno dell’acetabolo (la cavità del bacino nella quale dovrebbe fisiologicamente restare). Questo trattamento consente di risolvere in pochi mesi il quadro della displasia acetabolare e della instabilità articolare. 

In caso di diagnosi tardiva, diventa necessario ricorrere a trattamenti più invasivi, eseguiti in anestesia generale, a causa della progressiva rigidità articolare che subentra fisiologicamente dopo i 3-5 anni di vita del bambino. I casi più gravi, legittimati solo dalla diagnosi estremamente tardiva, richiedono un intervento chirurgico. In questi pazienti la chirurgia è fondamentale, perché la permanenza della displasia in età adulta causa una degenerazione artrosica che richiede spesso l’applicazione di una protesi articolare.

La complicazione più pericolosa della displasia dell’anca è la necrosi della testa del femore. Si tratta di un’evenienza causata dall’insufficiente irrorazione sanguigna locale, che determina la morte delle cellule dell’osso. In molti casi, questo processo patologico provoca la degenerazione dell’intera articolazione.

GINOCCHIO VALGO

ginocchio valgoIl ginocchio valgo (genu valgum, dal latino) è una deviazione assiale degli arti inferiori che si manifesta con un aumento dell’angolo femoro-tibiale. La manifestazione più tipica è rappresentata dalle gambe a X, in cui le ginocchia puntano verso l’interno e quasi si toccano quando il bambino sta in piedi con le caviglie distanziate. 

Il ginocchio valgo è un paramorfismo (ossia un’alterazione non patologica tout court) causato da uno squilibrio transitorio dell’attività delle cartilagini di accrescimento del femore e della tibia. Le cartilagini di accrescimento (o cartilagini di crescita) sono le strutture tipiche delle ossa dei bambini che consentono ai segmenti ossei di crescere in lunghezza. Sono attive per tutta la durata dell’accrescimento dei piccoli e si ossificano una volta raggiunta la maturità scheletrica. Queste entità anatomiche non si sviluppano sempre con la stessa velocità, lasciando spazi delimitati nel tempo in cui le gambe risultano avere lunghezza diversa

Molto frequente intorno ai 3 anni di età, il ginocchio valgo tende a risolversi spontaneamente entro i 7-8 anni, quando si ristabilisce l’equilibrio nella velocità di accrescimento delle cartilagini. Tuttavia, è importante che questa patologia sia differenziata da disturbi scheletrici più gravi come alcune displasie e disturbi di origine endocrina (quali l’ipofosfatasia). In questi casi, il ginocchio valgo compare più spesso monolateralmente, evento che deve sempre essere interpretato come una spia di allarme e attivare approfondimenti diagnostici.

La diagnosi avviene su base clinica in sede di visita ortopedica e viene generalmente confermata dalla radiografia. Il bambino sotto i 7-8 anni viene generalmente tenuto sotto osservazione dallo specialista; il ragazzino più grande con grado di valgismo importante accompagnato da dolore e difficoltà a camminare può richiedere la chirurgia. Uno degli interventi conservativi è l’osteotomia femorale, la procedura chirurgica che, tramite resezioni ossee mirate (asportazioni di sezioni di osso), ripristina la corretta distribuzione del carico sulle ginocchia.

Il trattamento conservativo prevede l’utilizzo di tutori. È anche possibile adottare una tecnica definita “crescita guidata”, che blocca l’accrescimento sul lato piegato dell’osso permettendone il raddrizzamento progressivo. Questa procedura è nota come epifisiodesi, un intervento che possiede effetto significativo sulla crescita degli arti e che, con invasività minima, può garantire ottimi risultati. Il limite per l’epifisiodesi è costituito dall’età del paziente, che deve essere compresa nel periodo di accrescimento. A maturità ossea raggiunta, questo intervento non può più essere effettuato e il paziente deve ricorrere all’osteotomia.
Scopri le Strutture Sanitarie che effettuano la Visita Ortopedica

PIEDE PIATTO

Il piede piatto è una condizione in cui l’arco longitudinale del piede, valutato sotto carico (ossia in piedi), si presenta più basso della norma o addirittura assente.

Si tratta di un disturbo che si può riscontrare in forma transitoria in molti bambini, nei quali assume carattere fisiologico. Il piede piatto fisiologico si differenzia dal piede piatto patologico (piede piatto vero), che compare dopo i 6-7 anni, ha forte componente ereditaria e può essere associato a ipotonia muscolare e lassità capsulo-legamentosa. Talvolta il piede piatto vero può essere determinato da patologie genetiche. 

La correlazione fra piede piatto e obesità non è diretta, ma si osserva che il bambino sovrappeso soffre più frequentemente di stanchezza e dolore ai piedi. L’obesità aumenta anche la possibilità di andare incontro all’intervento chirurgico.
La diagnosi del piede piatto viene effettuata attraverso l’esame clinico durante la visita ortopedica, con il test sulla punta dei piedi (che evidenzia la mancata comparsa dell’arco plantare) e il Jack Test (che si esegue con il paziente in piedi che estende passivamente l’alluce e mette in evidenza la mancata comparsa dell’arco). L’esame podoscopico mostra uno slargamento più o meno accentuato della parte centrale dell’impronta plantare (istmo).

La conferma della diagnosi viene dalla radiografia eseguita in proiezione laterale, che evidenzia l’inversione dell’angolo fra astragalo e metatarso (due strutture ossee del piede), un’alterazione anatomica che si manifesta con una morfologia alterata del piede (il cosiddetto Meary angle).

Il piede piatto vero è generalmente asintomatico; nei casi in cui si accompagna a dolore può rendersi necessario eseguire un intervento terapeutico:
  • conservativo: consiste nell’applicazione di un plantare
  • chirurgico: consiste in procedura a diverso grado di invasività. Il meno invasivo è l’intervento di artrorisi sottoastragalica: definita anche come calcaneo stop, è una procedura che consiste nell’inserimento di una piccola vite fra calcagno e astragalo, con lo scopo di guidare la crescita del piede in maniera opportuna. Di livello intermedio l’osteotomia, ossia asportazione di segmenti di osso allo scopo di ripristinare la corretta anatomia, un intervento a ridotta invasività. Di invasività più accentuata l’artrodesi, la fusione di una o più articolazioni per ricreare la forma fisiologica del piede e riportarlo in asse. Questi interventi sono spesso associati all’allungamento del tendine di Achille, che nei pazienti con piede piatto può risultare accorciato. La chirurgia nel piede piatto asintomatico ha esclusivo scopo estetico.
Il piede piatto congenito è caratterizzato dalla presenza di fusioni (parziali o totali) delle ossa della parte posteriore del piede (dette sinostosi tarsali). In questo caso le manifestazioni sono principalmente rappresentate dalla rigidità e dal dolore. La diagnosi viene posta sulla base dell’esame clinico da parte dell’ortopedico e di esami strumentali (RX, TC, RM), che rilevano le sinostosi. Il trattamento del piede piatto congenito è chirurgico e consiste nella resezione delle sinostosi (quando la diagnosi è precoce) o nella duplice artrodesi (ossia nella fusione completa delle ossa della parte posteriore del piede, che diventa l’unica strada percorribile quando la diagnosi viene posta tardivamente).

I TUMORI OSSEI

leucemiaI tumori sono in generale la seconda causa di morte fra i bambini dopo i traumi. La leucemia è di gran lunga la neoplasia più diffusa in questa popolazione, mentre i tumori ossei rappresentano il 4% di tutte le patologie tumorali pediatriche.
A causa della forte riduzione nell’epoca attuale dell’incidenza di patologie quali la displasia dell’anca, la grande chirurgia ortopedica pediatrica è oggi quella oncologica

L’incidenza dei tumori ossei pediatrici manifesta un picco fra i 10 ed i 14 anni, in rapporto allo scatto di maturazione scheletrica puberale, e un secondo picco dopo i 65 anni. L’incidenza è pari a 4,4 casi per milione ogni anno. Queste patologie colpiscono principalmente le ossa lunghe, ossia femore e tibia.

I tumori ossei pediatrici insorgono con un dolore localizzato e la comparsa di una tumefazione, ma la loro diagnosi è frequentemente occasionale. Talora comportano frattura nella sede tumorale, evento che spinge all’esecuzione di controlli, durante i quali il tumore viene diagnosticato. La diagnosi viene effettuata sulla base di esami strumentali (RX, TC, RM) e confermata dalla biopsia ossea, che deve essere eseguita da un chirurgo esperto e analizzata da un valido studio anatomo-patologico. Al momento della diagnosi il 15% dei pazienti ha già metastasi, generalmente in sede polmonare o in altri segmenti ossei.

Poiché non sono stati ancora identificati fattori di rischio, per questi tumori non è possibile effettuare screening. Tuttavia, è raccomandato di prestare attenzione a sintomi insoliti o manifestazioni più comuni che però permangono nel tempo. Per le stesse ragioni è impossibile strutturare campagne di prevenzione. Attualmente, l’obiettivo è rappresentato dalla diagnosi precoce.

Il trattamento delle patologie tumorali pediatriche, come nel caso di altre neoplasie, si avvale della chirurgia, della chemioterapia e della radioterapia. La programmazione del piano terapeutico viene effettuata in base ai singoli casi.
L’intervento chirurgico consente l’asportazione del tumore e l’applicazione di protesi che si allungano con l’accrescimento del paziente attraverso tecniche meno invasive rispetto al passato, quando la chirurgia portava sempre all’amputazione. Grazie alla diagnosi precoce, oggi sempre più comune, e al miglioramento delle tecniche chirurgiche la sopravvivenza è in continuo aumento. Negli ultimi anni è infatti passata dal 15% al 65-70%. Malgrado questi dati incoraggino all’ottimismo, i tumori ossei sono responsabili del 9% delle morti per tumore dell’infanzia.

Nella storia recente è diventato popolare il caso di Edward Kennedy, figlio di Ted (fratello minore di JFK), che subì l’intervento di amputazione della gamba all’età di 12 anni proprio a causa di un osteosarcoma. Il contatto con la malattia e, in particolare, con in casi disperati osservati nei reparti pediatrici, spinse il “leone” della famiglia più popolare d’America a battersi per primo in Senato per una copertura sanitaria universale.

OSTEOSARCOMA
L’osteosarcoma è il tumore maligno dell’osso più frequente in età pediatrica e all’ottavo posto per incidenza fra tutti i tumori dell’infanzia (2,4%). La causa è individuabile in alcune mutazioni genetiche, a carico del gene p53 (alterazioni spesso alla base della comparsa della Sindrome Li-Fraumeni, caratterizzata dalla comparsa di tumori diffusi) e del gene RB-1 (che comporta l’associazione con il retinoblastoma, raro tumore della retina esclusivo del paziente pediatrico).
Il trattamento dell’osteosarcoma deve avvenire in centri specializzati, ad opera di equipe multidisciplinari. Per le forme a basso gradi di malignità, è previsto il solo trattamento chirurgico. Radioterapia e chemioterapia (generalmente infusa nell’arto colpito dalla malattia) sono riservate ai casi più avanzati. La prognosi di questo tumore ha subito notevole miglioramento negli ultimi 20 anni.

Centri di Riferimento per Osteosarcoma
SARCOMA DI EWING
Il sarcoma di Ewing è un endotelioma primitivo dell’osso, ossia un insieme di tumori originati da cellule staminali ivi presenti (che normalmente sovrintendono al suo accrescimento) tipici dell’età pediatrica. Si sviluppa prevalentemente a livello del bacino, delle coste e degli arti inferiori, con un’incidenza pari al 1,4%. Il picco di frequenza per questa patologia è attestato fra i 10 ed i 20 anni.  La causa sembra essere stata individuata in specifiche mutazioni genetiche a carico dei cromosomi 11 e 22. Il sintomo più caratteristico del tumore di Ewing è il dolore, generalmente accompagnato da stanchezza, perdita di peso e febbre. La tumefazione può diventare visibile all’esterno nel caso di particolari localizzazioni della massa tumorale. Eventuali metastasi ossee possono causare difficoltà respiratorie. Quando il sarcoma di Ewing è relativamente limitato per dimensioni, è possibile effettuarne l’asportazione durante la biopsia, esame a cui il paziente deve comunque essere sottoposto. La chirurgia tout court permette in molti casi di asportare completamente il tumore. Chemioterapia e radioterapia possono essere impiegate a seconda dei casi.

Centri di Riferimento per Sarcoma di Ewing


MALATTIE DELL’OSSO CAUSATE DA OBESITÁ E ANORESSIA 

La patologia moderna si è arricchita di malattie nuove, originate da comportamenti sociali tipici dei giorni nostri. La diffusione di sovrappeso e obesità ha prodotto un aumento dell’incidenza di alcune malattie dello scheletro, legate al sovraccarico ponderale. Allo stesso modo, la denutrizione osservabile nei casi gravi di anoressia può generare deformazioni importanti dello scheletro a causa del suo indebolimento. In questi casi, le cartilagini di accrescimento delle ossa vengono sollecitate in maniera scorretta.

L’osso richiede una nutrizione completa e bilanciata, a tutte le età, poiché, come sopra già spiegato, è un tessuto vivo, in continuo rinnovamento. Perplessità nella comunità scientifica viene destata anche dall’adozione sempre più frequente di abitudini alimentari particolari come la dieta vegana, un regime nutrizionale interpretato come poco adatto ai piccoli in fase di accrescimento. 

LA PREVENZIONE DELLE PATOLOGIE ORTOPEDICHE

prevenzione ortopedicaUno dei problemi maggiori è attualmente la tendenza dei pazienti a prestare attenzione a proposte alternative non sempre supportate da adeguate prove scientifiche. Questo comportamento genera da un lato il rischio di peggiorare il quadro clinico e dall’altro impedisce ai pazienti di seguire terapie di comprovata efficacia. Un mix di circostanze che può determinare un’irreversibilità delle condizioni del paziente, che si trova a subire una deformità permanente.

“È fondamentale, per qualsiasi disturbo interessi le ossa e le articolazioni, rivolgersi allo specialista, l’ortopedico” spiega il Professor Francesco Falez, Presidente SIOT, che riprende “Solo l’ortopedico può curare le alterazioni dell’apparato muscolo-scheletrico causate da traumi o patologie, permettendo di mantenere o recuperare una buona qualità della vita ad ogni età”. Falez sottolinea come sia necessario prendersi cura delle ossa sin da bambini, per evitare danni protratti nel tempo.
Per la diagnosi ed il trattamento delle malattie dello scheletro occorre sempre rivolgersi ad un professionista qualificato.

Anche in caso di ricorso alla fisioterapia, si raccomanda di selezionare una figura abilitata allo svolgimento della pratica, che segua in ogni caso il piano terapeutico stilato dall’ortopedico. Lo sport è sempre importante nel mantenimento di ossa sane: nel bambino senza particolari problemi ortopedici, esso deve avere funzione di supporto nell’allungamento delle ossa. In questi casi è possibile scegliere fra sport quali basket, volleyball, ginnastica a corpo libero. Nel caso di disturbi quali i disallineamenti della colonna vertebrale, sono adatte anche le arti marziali, la danza e la ginnastica medica, che supporta la postura.

Per quanto riguarda i cosiddetti materassi ortopedici, di cui oggi si sente parlare molto, gli ortopedici sostengono che non esiste una definizione che possa caratterizzare dal punto di vista medico un materasso. A seconda della patologia di cui il paziente soffre, deve esser effettuata una scelta adeguata. 

Domande e risposte?

1. LA SCOLIOSI È UNA MALATTIA DELL'OSSO?
La scoliosi è una patologia della colonna vertebrale che ne comporta una deformazione a “S”, un’inclinazione che si accompagna ad una rotazione della stessa sul suo asse e ad una grave deformità estetica.

2. LA SCOLIOSI INFLUENZA L'ACCRESCIMENTO?
La scoliosi influenza indirettamente l’accrescimento, poiché provoca una deformazione che inclina l’asse del corpo. In età adulta, se non corretta, causa l’insorgenza di gravi patologie quali l’insufficienza respiratoria.

3. QUAL È IL PIÙ DIFFUSO TUMORE ALL'OSSO DEI BAMBINI?
L’osteosarcoma è il tumore scheletrico più diffuso nei bambini. Si tratta di una patologia che un tempo comportava molto di frequente l’amputazione dell’arto colpito o la morte del piccolo paziente. Negli ultimi 20 anni, grazie all’aumento della frequenza di diagnosi precoci e al miglioramento delle tecniche chirurgiche, la sopravvivenza e la percentuale di casi in cui l’arto viene conservato sono in continuo aumento.

4. QUALI SONO I SINTOMI DEL TUMORE DELL'OSSO NEL BAMBINO? 
Il tumore dell’osso compare generalmente con il dolore. Talora può rendersi visibile la tumefazione locale. In alcuni casi il tumore viene reso evidente da una frattura che si realizza in sede. Non sono rare le diagnosi occasionali.

5. COME SI DIAGNOSTICA IL TUMORE DELLE OSSA?
I tumori dell’osso vengono diagnosticati attraverso esami strumentali quali la radiografia, la tomografia computerizzata (TC) e la risonanza magnetica (RM). In tutti casi, la conferma della diagnosi deve essere effettuata tramite l’esecuzione di una biopsia.
In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.
Data di pubblicazione: 08 ottobre 2019