Partorire in casa: è possibile? Vantaggi e Rischi

Partorire in casa: è possibile? Vantaggi e Rischi

Mamma e Bambino

Ultimo aggiornamento: 07 agosto 2019

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Dare alla luce il proprio bambino nell'intimità delle mura domestiche è ancora il desiderio di una piccola percentuale di donne che scelgono questa via affidandosi a ostetriche esperte. In ospedale, un tempo, ci si andava solo in situazioni a rischio, poi è diventata la norma. Oggi le condizioni di vita della popolazione sono migliorate, la mortalità legata al parto è calata, ma si è arrivati a un’eccessiva medicalizzazione di un evento che, in assenza di complicazioni, dovrebbe essere considerato fisiologico e naturale. Per questo, in molti paesi europei, negli ultimi decenni, si è tornati a partorire in casa. Quante donne in Italia scelgono questa strada? Chi può accedervi? E cosa ne pensano gli esperti?


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I numeri in Italia e in Europa

Il rapporto CeDAP (Certificato di assistenza al parto a cura del Ministero della Salute pubblicato nel 2018 e riferito all’anno 2015) parla di uno 0,1% di nascite avvenute a domicilio e in strutture di assistenza diverse da istituti di cura pubblici ed equiparati e case di cura private. “I bambini che ogni anno nascono in casa nel nostro Paese sono circa mille”, precisa Marta Campiotti, Presidente dell’Associazione Nazionale Culturale Ostetriche Parto a Domicilio e Casa Maternità e co-autrice dello studio “Nascite a basso rischio programmate fuori dall'ospedale, in Italia”. La ricerca, uscita nel 2018, è stata curata dal team di Maurizio Bonati, Responsabile del Laboratorio per la Salute Materno-Infantile, IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.

In Europa, secondo quanto riportano gli autori, il primato è detenuto dai Paesi Bassi dove, in passato, poco meno del 30% di bambini nascevano in casa: oggi sono il 16,3% perché un 11,4% viene al mondo nelle case di maternità.

Seguono a distanza Inghilterra, Scozia, Galles, Islanda e Svizzera con una percentuale compresa tra l'1% e il 3%, mentre nel resto d'Europa la quota è abbondantemente sotto l'1%. 
 

Vantaggi

“Peculiarità del parto in casa sono una maggiore intimità, nessuna procedura medicalizzata se non in caso di necessità e la possibilità di essere seguite con assistenza appropriata dall'ostetrica di fiducia, spiega Marta Campiotti. 

Dallo studio dell'Istituto Mario Negri – che ha preso in esame 424 donne italiane, 321 delle quali ha partorito a domicilio e 103 in una casa di maternità – è emerso che il desiderio d’intimità è la prima motivazione di chi ha scelto il parto a domicilio (indicata da un quarto delle donne che hanno optato per questa soluzione), mentre il desiderio di naturalità e il rapporto di fiducia con le ostetriche hanno orientato la decisione di chi si è rivolto alle casa di maternità.
 

Possibili rischi

Se, in un'ottica di demedicalizzazione, l'idea che le gravidanze fisiologiche debbano essere affidate maggiormente alle ostetriche è ormai condivisa, non tutti concordano sull’opportunità di estendere il parto a domicilio. La Società Italiana di Neonatologia (SIN), da anni, mette in guardia sui possibili rischi di questa pratica e ribadisce che, per i bambini, è l’ospedale il posto più sicuro per nascere. “Il parto a domicilio comporta un rischio aumentato di morte per i neonati perché, in casa, non è possibile controllare attentamente parametri clinici e strumentali e, in caso di emergenza, è più complicato intervenire tempestivamente”, spiegano dalla SIN.

“Sia per il bambino che per la mamma i rischi sono maggiori e imprevedibili”. La posizione della Società è meno rigida riguardo a iniziative come quella avviata molti anni fa a Torino, dove un centro di parto a domicilio fa capo all'Ospedale Sant’Anna. “Tra tutte le possibili alternative al tradizionale parto in ospedale questa è la meno rischiosa. A patto, però, che le case siano situate nei pressi delle sale parto in modo da garantire, in caso di complicanze impreviste, un rapido trasferimento in sedi adeguate”. Abitare in città, non lontano da un punto nascita di II livello, è in effetti uno dei requisiti richiesti a quanti, a Torino, desiderano sperimentare il parto in casa.


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Eventualità di un trasferimento in ospedale

“Questa è una possibilità che bisogna mettere in conto perché il primo obiettivo è la salute di mamma e bambino e non il parto in casa di per sé”, dice Marta Campiotti. “Per le donne in attesa del primo figlio, le probabilità di un trasferimento in ospedale si aggirano intorno al 20%, mentre per le altre sono molto più basse. Va precisato, però, che 'trasferimento in ospedale' non è sinonimo di 'emergenza': nove volte su dieci ci si sposta in tranquillità, con la propria macchina, semplicemente perché si verifica un problema che non può essere risolto a domicilio.
 Nei rari casi di vera emergenza, l’ostetrica ha comunque tutti gli strumenti e le capacità per intervenire in attesa dell’ambulanza”. Tra le misure di sicurezza stabilite dall'Associazione, ci sono anche la presenza di 2 ostetriche e una distanza accettabile della casa dall'ospedale (massimo 30 - 40 minuti).

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A chi rivolgersi

Il sito www.nascereacasa.it dell’Associazione Nazionale Ostetriche Parto a Domicilio e Casa Maternità contiene molte informazioni su questa tipologia di parto oltre a una lista di case di maternità a Milano, Roma, Bologna, Genova, Vicenza, Torino, Trieste, Vicenza, Induno Olona, Merone e Vigonzone. “Sotto Roma non ce ne sono per cui l'unica alternativa all'ospedale è il parto a domicilio”, spiega Marta Campiotti, che descrive, al Sud, una situazione in evoluzione. “Qui, negli ultimi anni sono aumentati sia la richiesta da parte delle donne di partorire a domicilio sia il numero di ostetriche preparate per questo tipo di assistenza”.
 

Requisiti delle candidate

I criteri di selezione per accedere al parto in casa sono restrittivi. “Possono farlo donne in salute, che si trovano in un’epoca gestazionale compresa tra le 37 e le 42 settimane, con una gravidanza fisiologica e con una presentazione del feto cefalica, spiega l'ostetrica.
 

Costi

Un parto in casa costa intorno ai 2mila euro, cifra interamente a carico della coppia, ma non ovunque. “Il Piemonte, l'Emilia Romagna, le Marche, il Lazio e le Province Autonome di Bolzano e Trento, infatti, prevedono un rimborso parziale, più contenuto comunque rispetto al costo che la Regione è tenuta a sostenere per un parto in ospedale”, spiega Marta Campiotti. L'iter per ottenerlo è abbastanza semplice. “Bisogna fare richiesta con un certo anticipo alla Asl allegando la documentazione che certifica la gravidanza fisiologica e il rispetto dei requisiti. Dopo il parto occorrerà, poi, consegnare la fattura rilasciata dall'ostetrica”. A Torino, Reggio Emilia, Modena e Parma, le donne che desiderano partorire in casa hanno una possibilità in più: affidarsi all'assistenza pubblica, che è completamente gratuita.


Informasi su quale sia l'ospedale più vicino a casa e quale valutazione istituzionale ha è sempre importante, anche nel caso in cui si decida di optare per il parto in casa. Per questo vi consigliamo di guardare il seguente link dedicato al "Parto" in cui sono visibili tutte le valutazioni istituzionali. E' possibile restringere il campo di ricerca inserendo la regione, provincia o città di riferimento. 

Scopri tutte le strutture sanitarie che effettuano Parti e come sono valutate
 
In collaborazione con
Michela Crippa

Michela Crippa

Giornalista professionista, da oltre dodici anni mi occupo di giornalismo medico-scientifico per le riviste e i siti del Gruppo Sfera (Rizzoli) scrivendo principalmente di salute e alimentazione. Ho lavorato come redattore presso il mensile "Donna e Mamma" e oggi curo la rubrica delle news in primo piano di "Io e il Mio Bambino" e realizzo reportage sulle strutture ospedaliere per la sezione viaggi nei centri di eccellenza. Inoltre lavoro come addetta stampa del portale Dove e Come Mi Curo.
Data di pubblicazione: 07 agosto 2019