Parto in acqua: come funziona? Benefici e potenziali rischi

Parto in acqua: come funziona? Benefici e potenziali rischi

Mamma e Bambino

Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2019

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Pratica che ha visto crescere la sua popolarità a partire dagli anni '80 del 900, il parto in acqua ha subìto una frenata negli ultimi anni. Gli esperti dell'American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), nelle ultime Linee Guida, hanno infatti sollevato il problema della mancanza di dati certi per la valutazione dei rischi e dei benefici relativi all'ultima parte del travaglio. La loro raccomandazione per le donne, in attesa di maggiori evidenze, è di uscire dall'acqua prima che inizi il secondo stadio. Dello stesso parere sono gli esperti della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO). “In questo momento non ci sono le condizioni per esprimere un giudizio serenamente favorevole riguardo al parto in acqua mentre sull’immersione nel primo stadio del travaglio, nei casi selezionati per la presenza di tutti i requisiti, non sono emerse problematiche”, spiega il Professor Giovanni Scambia, Presidente SIGO e Responsabile scientifico della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma. 

Quali sono i vantaggi e i possibili rischi di questo tipo di parto? E cosa è bene sapere se si desidera sperimentarlo?
 

Vantaggi per la mamma e il bambino

L'effetto analgesico dell'acqua, il rilassamento dei muscoli del perineo, l'atmosfera intima, sono alcune delle caratteristiche dell’esperienza del travaglio in acqua che piacciono alle donne. “Ci sono diversi studi - compresa una revisione Cochrane del 2009 rieditata nel 2018 - che suggeriscono come l’esperienza del I stadio del travaglio in acqua sia associata a un ridotto ricorso dell'analgesia epidurale e a una durata più corta”, spiega Anna Franca Cavaliere, responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Personalizzata del Parto presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma e membro SIGO. 

Un altro aspetto positivo è che nella vasca le future mamme sono più libere di muoversi e di cambiare posizione, il che permette loro di avere un ruolo maggiormente attivo. Quanto al bambino, l'idea alla base della scelta materna, è che avendo trascorso i primi nove mesi di vita fetale immerso nel liquido amniotico, la nascita in acqua sia meno traumatica e più dolce per lui rispetto a quella “on-land”, cioè fuori. 
 

Potenziali rischi e parere della SIGO

“La segnalazione di eventi avversi che hanno riguardato l'ultima fase del travaglio in acqua - rari ma talvolta seri e fatali, come infezioni gravi e soffocamento a carico del bambino - hanno aperto una fase di verifica.

Non si sa con certezza se questi problemi si sarebbero presentati comunque in un parto tradizionale e se le procedure di sicurezza sono state tutte rispettate. Ma ad oggi, non è possibile, per la SIGO, esprimere un parere serenamente favorevole riguardo all'immersione in acqua nel 2° e nel 3° stadio del travaglio”, spiega il Professor Scambia. “Il diritto della donna a 'personalizzare' il momento della nascita del proprio bambino è tenuto in grande considerazione dalla Società, ma non può prescindere dalla sicurezza”, continua il Presidente. 

Per quanto riguarda l’immersione nella prima fase, invece, quella in cui le contrazioni sono presenti ma non si è ancora raggiunta una dilatazione tale da poter parlare di travaglio attivo, la Società dà il suo benestare, se le pazienti sono a basso rischio certo. 
 

Tipo di assistenza in Italia

“Nel nostro Paese, il tipo di assistenza per le future mamme viene stabilito dalle Aziende Ospedaliere sulla base di protocolli condivisi dalle équipe dei ginecologi, delle ostetriche, dei neonatologi, degli anestesisti e dalla Direzione Sanitaria”, spiega la Dott.ssa Cavaliere. Gli ospedali non hanno l'obbligo di aderire alle raccomandazioni ACOG, non trattandosi di Linee Guida ministeriali, ma è importantissimo tener conto delle indicazioni e delle evidenze scientifiche

Le strutture che offrono il servizio devono disporre di personale preparato e devono eseguire tutte le verifiche necessarie. “Spetta a loro occuparsi della manutenzione e della disinfezione delle vasche. Durante il travaglio, inoltre, devono rispettare alcune misure precauzionali, come controllare a intervalli di un'ora la temperatura corporea della donna e quella dell'acqua, che dev'essere compresa tra i 33 e i 37 gradi”. 


Requisiti delle candidate

“I criteri d’inclusione sono ovunque molto rigidi per cui non è così semplice accedere al parto in acqua”, spiega Anna Franca Cavaliere. “Tra i principali requisiti, ci sono una gravidanza fisiologica, l’assenza assoluta di complicazioni, di patologie insorte prima o durante la gestazione, di infezioni e una presentazione del feto cefalica. Le donne, inoltre, devono obbligatoriamente trovarsi tra la 37esima e la 41esima settimana di attesa”.


Ospedali che offrono il servizio

Una lista di strutture attrezzate per il parto in acqua è presente sul portale Doveecomemicuro.it.
Vi invitiamo comunque ad assicurarvi dell'effettiva attivazione del servizio chiamando i singoli centri. 
In collaborazione con
Michela Crippa

Michela Crippa

Giornalista professionista, da oltre dodici anni mi occupo di giornalismo medico-scientifico per le riviste e i siti del Gruppo Sfera (Rizzoli) scrivendo principalmente di salute e alimentazione. Ho lavorato come redattore presso il mensile "Donna e Mamma" e oggi curo la rubrica delle news in primo piano di "Io e il Mio Bambino" e realizzo reportage sulle strutture ospedaliere per la sezione viaggi nei centri di eccellenza. Inoltre lavoro come addetta stampa del portale Dove e Come Mi Curo.
Data di pubblicazione: 29 luglio 2019