Gli ossiuri: che cosa sono? Cause, sintomi e rimedi

Gli ossiuri: che cosa sono? Cause, sintomi e rimedi
18 gennaio 2019

Mamma e Bambino

Indice

 

Introduzione

Conosciuti come vermi dei bambini, gli ossiuri sono dei parassiti intestinali di forma affusolata e di colore bianco/avorio diffusi soprattutto tra i più piccoli. Sintomo tipico di questa infestazione è il prurito della zona anale che induce, specie i bambini, a grattarsi continuamente il sederino. Parassiti vermiformi lunghi circa un centimetro, gli ossiuri entrano nell’organismo attraverso la bocca, sottoforma di uova. L’infestazione, molto contagiosa, è di solito accidentale, cioè in seguito all’ingestione o inalazione delle uova annidate sotto le unghie, sopra gli oggetti, sul WC, tra le fibre degli indumenti o degli asciugamani.
Immagine che mostra al microscopio gli ossiuri, i vermi bianchi dei bambiniUna volta raggiunto l’intestino, i parassiti si riproducono e depositano nuove uova a livello perianale, dove causano il sintomo più tipico, cioè l’intenso prurito.

Questa parassitosi è molto diffusa soprattutto nei bambini, come riportato sul sito "Centers of Desease Control and Prevention": dall’11 al 20% dei piccoli tra i 5 e i 10 anni, prima o poi, viene a contatto con gli ossiuri. L’esito dell’infezione, quando trattata, è benigno. Tecnicamente, gli ossiuri sono elminti (vermi) Nematodi (cilindrici) e come tali si distinguono dai Platelminti (vermi piatti) e dagli Acantocefali (vermi uncinati). Conosciuti in ambito scientifico come Enterobius vermicularis, questi piccoli vermi cilindrici di colore biancastro causano un'elmintiasi (ossia una parassitosi da elminti) nota appunto come ossiuriasi o enterobiasi. Sbarazzarsi di questi infestanti altamente contagiosi non è difficile. Oltre a una pulizia accurata degli ambienti e a una scrupolosa igiene personale, è necessaria una terapia con farmaci vermifughi da estendere a tutti i membri della famiglia. Di solito la terapia farmacologica è efficace, ma è possibile una reinfestazione. Le complicanze gravi e gli effetti sulla salute a lungo termine, come infezioni delle vie urinarie o una grave malnutrizione, sono rare.
 

Trasmissione degli ossiuri nei bambini e negli adulti

In genere, bambini e adulti sviluppano l'infestazione dopo l'ingestione delle uova di questi parassiti che avviene, tipicamente, per mezzo delle mani che hanno toccato, in precedenza, oggetti contaminati. L’infezione si diffonde per via oro-fecale, cioè attraverso il trasferimento, di solito indiretto, dall’ano di un ospite alla bocca di qualcuno, per esempio attraverso le mani (in caso di cattiva igiene dopo essere andati in bagno) o attraverso indumenti contaminati, biancheria da letto, cibo, giochi. L’infestazione da ossiuri interessa persone di tutto il mondo, di tutte le età e livello socio-economico, come riportato su "Centers of Desease Control and Prevention", ma colpisce soprattutto i bambini.
Immagine che mostra degli asciugamani bianchi risposti sopra al piano del lavabo nel bagnoI piccoli hanno infatti un sistema immunitario ancora non maturo, quindi meno efficace nella risposta agli agenti esterni, e una spiccata abitudine a trascurare le buone norme igienico-sanitarie. I bambini infatti tendono a toccare dappertutto e a mettere le mani in bocca senza averle prima lavate, scambiano tra loro oggetti portati alla bocca e giocano spesso per terra e con la terra.
 
Il rischio di contagio all’interno dei nuclei famigliari e tra il personale a contatto con i bambini (insegnanti, baby sitter) è molto elevato. Le uova deposte dagli ossiuri diventano infettive nel giro di poche ore e sopravvivono per due o tre settimane su capi di abbigliamento, biancheria da letto e altri oggetti. A tal proposito, studi scientifici hanno dimostrato che, sulle mani dell'essere umano, le uova degli ossiuri possono sopravvivere per diverse ore, mentre sugli oggetti contaminati, se l'ambiente è ottimale, cioè umido, possono sopravvivere anche per tre settimane. Oltre all'ingestione di uova, un'altra possibile e non trascurabile modalità di trasmissione degli ossiuri è l'inalazione. L'eccessivo caldo e il freddo, invece, sono poco tollerati dai parassiti. Nel primo caso, sopravvivono al massimo di un paio di giorni mentre, nel secondo, circa 18 ore. Anche se in piscina teoricamente il contagio potrebbe avvenire, il cloro infatti non uccide le uova, la quantità d’acqua è tale da rendere l’ipotesi piuttosto improbabile. Cani e gatti, come peluches e giocattoli sono veicoli di questi elminti, ma va ricordato che gli animali domestici non possono essere infettati perché questi elminti sono parassiti solo per l’uomo. A tal proposito vi consigliamo di leggere anche il nostro articolo: "Malattia Mani Piedi Bocca: che cos'è? Sintomi e Cure"
 

Quando rivolgersi a medico?

Sicuramente il pediatra va interpellato quando il bambino lamenta prurito al sederino o se si gratta continuamente nella zona rettale o genitale. Gli ossiuri potrebbero inoltre essere la causa di disturbi del sonno o di enuresi: il bambino può bagnare il letto perché l’enterobio può irritare l’uretra, il canale attraverso la quale l’urina esce dal corpo, provocando la diuresi nelle ore notturne.
 

Ciclo vitale e diagnosi

Immagine che mostra delle mamme mentre giocano con i loro figliL’ossiuriasi è altamente contagiosa e comincia con l’ingestione accidentale delle uova del verme presenti in un oggetto toccato da una persona infestata. Dalla bocca, le uova cominciano a percorrere l'apparato digerente fino a raggiungere l'intestino tenue, dove si schiudono dando vita alle larve. Nell'intestino tenue e nelle zone contigue, le larve degli ossiuri si nutrono e si sviluppano e migrano fino all'intestino crasso (cieco, appendice e colon) dove divengono definitivamente vermi adulti.
Tra le origini di alcune appendiciti c’è anche questa infestazione. Gli ossiuri femmine sopravvivono nel colon per 5- 13 settimane. Gli ossiuri maschi, invece, per circa 7 settimane. Nel periodo di permanenza nell'intestino crasso, i maschi fecondano le femmine per produrre nuove uova.

Dopo la fecondazione, gli esemplari maschi vanno rapidamente incontro a morte e sono eliminati con le feci. Le femmine, invece, aderiscono alla mucosa intestinale e utilizzano parte del cibo che raggiunge l'intestino crasso del bambino, o dell’ospite, per far nutrire e far maturare le uova. Una femmina di ossiuro può contenere dalle 11.000 alle 16.000 uova. Una volta concluso il processo di maturazione delle uova, gli ossiuri femmine si staccano dalla parete intestinale e si muovono in direzione dell'apertura anale, per depositare le uova nelle pliche cutanee che sono all'infuori dell'ano. Dopo la deposizione, le femmine muoiono in meno di mezz'ora e le uova impiegano dalle 4 alle 6 ore per diventare infestanti. L’area perianale quindi si irrita e causa l’intenso prurito, soprattutto notturno, che innesca lo sfregamento e il trasferimento delle uova dalla zona anale agli indumenti o alle mani, soprattutto dei bambini. Dalle mani a qualsiasi oggetto (lenzuola, vestiti, giocattoli) alla bocca, il passaggio è semplice e così il contagio. Dall’ingestione delle uova di ossiuri alla manifestazione dei primi sintomi possono passare circa 1-2 mesi.

Sintomi

 
Immagine che mostra un bambino che dorme nel suo letto mentre stringe a sé un orsacchiottoOltre al prurito della zona anale, che si manifesta soprattutto nelle ore notturne, altri segni tipici dell’infestazione da questi elminti consistono nei disturbi del sonno, enuresi, debilitazione della salute generale e malnutrizione. Raramente si può verificare l’infezione alle vie urinarie. Nelle bambine l’irritazione e il prurito possono interessare anche l’area vulvare. Più raramente può comparire bruxismo (il bimbo digrigna inconsapevolmente i denti, soprattutto di notte). Alcuni soggetti sono invece del tutto asintomatici.

La diagnosi è facile. Sono fondamentali l'osservazione delle feci e della zona anale, oltre all'esecuzione di un Scotch test. I vermi bianchi di circa un centimetro possono essere visti nelle feci e sulla pelle vicino all’ano o sulla biancheria intima, pigiama, o asciugamani circa 2 o 3 ore dopo che l’ospite si è addormentato, quindi il primo mattino.

Lo scotch test consiste nell'applicazione, per qualche secondo, di un piccolo segmento di nastro adesivo (2,5cm), nell'area anale del paziente. Il nastro adesivo serve per raccogliere le uova deposte dalle femmine del parassita. La raccolta deve essere fatta al mattino, subito dopo il risveglio. Il segmento di scotch viene quindi appoggiato su un vetrino e chiuso ermeticamente in un sacchetto di plastica e portato al laboratorio per l’analisi al microscopio e la ricerca di eventuali uova. Di norma, il test va ripetuto per 3 volte, in 3 giorni separati.
 

Terapia

L’infestazione da ossiuri è trattata con farmaci antiparassitari prescritti dal medico. La cura prevede, solitamente, due dosi da assumere a due settimane una dall’altra.
Immagine che mostra delle mani di una persona che indossano dei guanti di plastica blu, mentre è intenta a disinfettare tutta la casaA causa della facilità di contagio, è fortemente raccomandato che vengano trattati anche tutti i familiari e conviventi, non soltanto il bambino. È importante inoltre disinfettare l’ambiente di casa, i vestiti e le lenzuola contaminati, così come coperte, biancheria intima e giocattoli.
I farmaci che possono essere impiegati sono: mebendazolo, l'albendazolo e il pirantel pamoato. La terapia è molto semplice. La sera si prende una compressa di antiparassitario e si ripete il trattamento dopo due settimane.

Il pirantel pamoato interferisce con il sistema nervoso degli elminti e causa una paralisi irreversibile che comporta il distacco dei parassiti dalla parete intestinale e la loro espulsione attraverso le feci. Il mebendazolo trova particolare indicazione nel trattamento delle infestazioni da ossiuri, sia in adulti che in soggetti di giovane età. Il farmaco agisce impedendo l'utilizzo del glucosio, fonte energetica principale dei vermi che, praticamente, muoiono di fame. L’albendazolo agisce contro gli ossiuri in modo simile al mebendazolo, cioè bloccando ai vermi la possibilità di utilizzare il glucosio. I farmaci vermifughi sono molto efficaci, ma non eliminano il prurito, che può durare anche per una settimana dopo che è stata assunta la terapia. In questi casi è possibile associare una crema per dare sollievo. In caso di nuovo contagio il trattamento va ripetuto.

Limitare l’assunzione di zuccheri e carboidrati può aiutare il successo della terapia. Proprio dal meccanismo d’azione di alcuni antiparassitari, si ricava l’importanza di limitare l’assunzione di zucchero. Coloro che consumano molti carboidrati (pasta, riso e dolci) sono infatti più vulnerabili all’infestazione parassitaria. I vermi spesso prosperano nello zucchero.
 

Rimedi naturali

Contrariamente a quanto ritiene la tradizione popolare, aglio, semi di zucca, buccia di limone, mallo delle noci, cannella e chiodi di garofano non hanno scientificamente dimostrato di essere vermifughi.
 

Prevenzione

Questo tipo d’infestazione è frequente nei paesi sviluppati ed è legata alla facilità con cui il parassita si propaga indipendentemente dalla situazione sociosanitaria. Per evitare l’infestazione e le reinfezioni, è essenziale curare in modo scrupoloso l’igiene in senso lato. La scarsa igiene personale facilita il contagio e la trasmissione. Lavarsi le mani spesso, non portare alla bocca oggetti, giocattoli o alimenti non debitamente puliti e lavati, scongiura il rischio di contrarre l’infezione.Educare i più piccoli alle norme igieniche di base è fondamentale per evitare o bloccare il contagio. Le mani, ad esempio, vanno lavate frequentemente con acqua calda e sapone soprattutto dopo aver usato il gabinetto e prima di manipolare cibo. Le unghie vanno tenute corte e non devono essere mangiate. Abitudini come quella di portare le mani, le dita o le unghie in bocca sono da scoraggiare.

Una corretta igiene intima, tutte le mattine, e il quotidiano cambio della biancheria intima possono ridurre la dispersione ambientale delle uova. La doccia è preferibile al bagno. L'uso promiscuo di effetti personali, come ad esempio gli asciugamani, va evitato. Slip e pigiami non devono essere scossi, per evitare di disperdere le uova nell’ambiente. La biancheria intima, le lenzuola, gli abiti e gli asciugamani utilizzati dal nucleo familiare vanno cambiati frequentemente e lavarti ad alte temperature (60°C).
Immagine che mostra un bambini sdraiato per terra in un ambiente buio, come una soffitta, mentre legge un libro al suo amico peluchesLe camere e gli ambienti devono essere mantenuti ben illuminati durante il giorno perché le uova sono sensibili alla luce del sole. Moquette e tutte le superfici vanno lavate e disinfettate anche più volte al giorno. Tali raccomandazioni vanno continuate anche durante il trattamento farmacologico degli ossiuri.

Gli ambienti scolastici sono terreno fertile per la trasmissione perché i bambini si scambiano giochi, indumenti e poi si mettono le mani in bocca attivando il contagio e la reinfestazione. Gli animali possono essere un veicolo d’infezione, come gli oggetti o gli alimenti. A tale proposito, si comprende come il divieto di portare il peluche a scuola, per alcuni ritenuta una piccola crudeltà verso i bambini, sia invece un mezzo facile per evitare che questi oggetti, così personali, diventino un ovvio strumento di contagio. Tuttavia, quando peluche e copertine sono insostituibili per il benessere psicologico del bambino, si può consigliare il lavaggio ad alta temperatura (60°C), efficace nel distruggere le uova. Il modo migliore per prevenire l’ossiuriasi è quello di seguire le normali regole di igiene e incoraggiare gli altri membri della famiglia, in particolare i bambini, a fare altrettanto.
 

Conclusioni

Le infestazioni da ossiuri, diffuse soprattutto nei bambini, si trasmettono per via oro-fecale. Sono causate da vermi cilindrici molto contagiosi perché le uova resistono all’esterno dell’organismo umano per ore nelle mani non adeguatamente lavate e per settimane negli oggetti, soprattutto se si trovano in ambienti umidi. Una volta entrati nell’organismo i vermi raggiungono l’intestino e, dopo maturazione, migrano verso la zona anale dove depositano, soprattutto la notte, le uova. Questo processo, irritando la zona perianale, causa il prurito che scatena il sintomo più evidente di una possibile infestazione: una continua necessità del piccolo di grattarsi il sederino. Lo sfregamento permette di trasferire le uova sulle mani e sugli indumenti e da qui all’ambiente.

La cura consiste nella somministrazione di farmaci antiparassitari da estendere a tutto il nucleo familiare. Per prevenire l’infestazione si possono seguire queste sei semplici regole:
  • lavare le mani prima di mangiare o maneggiare il cibo;
  • tenere le unghie corte e pulite;
  • lavare biancheria intima, lenzuola pigiami, asciugamani e copridivani ad alte temperature (almeno a 60°C) e separatamente da altri indumenti;
  • lavare accuratamente servizi igienici, sanitari, stoviglie, giocattoli e sabbionaie, banchi e tavoli da cucina;
  • in caso di infestazione in atto, far indossare al bimbo mutandine e pigiami attillati per limitare il grattamento della zona anale e vulvo-vaginale; per placare l’intenso prurito può aiutare l’applicazione locale di pomate a base di un blando anestetico; preferire la doccia giornaliera, anziché il bagno in vasca, per rimuovere efficacemente le uova deposte durante la notte.
     

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In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.