Ortopedia - Visita Ortopedica: dove e quando farla?

Ortopedia - Visita Ortopedica: dove e quando farla?

Indice

Domande e risposte

Chi è l’ortopedico e di cosa si occupa?

L’ortopedico è un medico specializzato in ortopedia e traumatologia, la branca della medicina che studia le disfunzioni dell’apparato locomotore, ovvero il sistema costituito dall’insieme di ossa, muscoli, tendini e legamenti.

In particolare, l’ortopedia è la disciplina che si occupa di tutte le patologie legate all’apparato locomotore e la traumatologia è considerata una sua sottobranca in quanto si occupa in particolare delle lesioni da traumi, ossia eventi inaspettati e violenti che danneggiano i tessuti.
Gli ortopedici, quindi, si occupano della diagnosi e del trattamento, chirurgico e non, del sistema muscoloscheletrico. 

Immagine che ritrae la sezione muscolare e tissutale del collo e delle spalle

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L’apparato muscoloscheletrico


L’apparato locomotore è costituito da due componenti principali che funzionano in stretta connessione, il sistema muscolare e quello scheletrico, insieme ai tessuti che li collegano (legamenti, tendini e altro tessuto connettivo). I muscoli sono strutture capaci di contrarsi, ovvero di ridurre la propria lunghezza.
Possono essere suddivisi in lisci (involontari, come quelli delle viscere), cardiaci (del cuore) e scheletrici (o volontari, legati alle ossa). Nel sistema locomotore si includono soltanto questi ultimi. Le ossa sono classificate in tre categorie: ossa lunghe (come il femore), ossa corte (come le vertebre) e piatte (come lo sterno).

Quando nasciamo possediamo oltre 300 ossa che poi diventano circa 206 in quanto alcune, come quelle del cranio, si uniscono a formare strutture ossee uniche. Lo scheletro umano viene schematizzato in scheletro assile (composto da cranio e colonna vertebrale) e scheletro appendicolare (che include gli arti superiori e inferiori). 

Come funziona l’apparato muscoloscheletrico? I muscoli, quando si contraggono, fanno leva sullo scheletro, che si conseguenza si muove. Il sistema locomotore, infatti, è quello che consente all’organismo di effettuare movimenti (da cui il nome), ma svolge anche altre funzioni importantissime: costituisce la struttura portante del corpo, fornisce protezione agli organi vitali e consente di accumulare sali minerali, conservati in forma di cristalli nelle ossa che possono essere prelevati dall’organismo in caso di necessità. 

Principali patologie a carico del sistema muscoloscheletrico

Circa 1 persona su 4 è affetta da disturbi al sistema locomotore. Le malattie muscoloscheletriche comportano, generalmente, dolori e limitazioni funzionali.
Di conseguenza la qualità della vita si abbassa, portando in alcuni casi anche a disabilità: si stima che queste patologie siano le più invalidanti. Sono anche la seconda causa di dolori cronici dopo i tumori e spesso sono associate alla depressione. Il numero di persone che ne sono colpite è destinato ad aumentare, poiché l’incidenza dei fattori di rischio per lo sviluppo di queste malattie (età, obesità, sedentarietà, sforzi fisici e movimenti ripetuti) sembra essere in aumento.

È quindi importantissimo avere consapevolezza delle cause di queste malattie e prevenirle, in primo luogo modificando le abitudini che le aggravano (per esempio praticando più attività fisica e controllando il peso) e in secondo luogo sottoponendosi a controlli più frequenti. Infatti, come riporta l’Istituto Superiore di Sanità: «una diagnosi precoce e un trattamento adeguato comporterebbero una riduzione della disabilità e un miglioramento della prognosi e dell’aspettativa di vita». In conseguenza di questo vi sarebbero anche delle riduzioni dei costi per i pazienti, in termini di farmaci, trattamenti chirurgici e cure riabilitative, oltre che per lo Stato.

Le malattie muscoloscheletriche sono oltre 200 e sono molto diversificate; includono sia disturbi con insorgenza acuta, dovuti ad esempio a dei traumi, sia patologie croniche come il mal di schiena e l’osteoporosi. Poiché l’apparato locomotore è ciò che permette il movimento, le principali patologie associate all’apparato muscoloscheletrico riguardano per l’appunto lesioni o infiammazioni ai muscoli, alle ossa, ai legamenti, ai nervi e ai tessuti molli adiacenti.
I disturbi più diffusi dell’apparato locomotore sono:
  • Fratture in generale e tutte le complicanze che ne derivano. Possono essere di diversi tipi, a seconda del tipo di trauma che le ha provocate e del tipo di rottura che si osserva.
    Nella maggior parte dei casi sono di natura traumatica (da urti, da torsioni o da microstress sommatisi nel tempo) ma possono anche derivare da altri disturbi muscoloscheletrici, come fragilità ossea o tumori (in questi casi sono chiamate fratture patologiche). Sono aperte (o esposte) se l’osso emerge dalla pelle (altrimenti sono chiuse); si dicono composte se l’osso resta nella sua posizione originale e scomposte se si dislocano altrove, comminute se l’osso è rotto in molte piccole parti. Una frattura si manifesta con dolori, tumefazioni, ecchimosi (lividi, ovvero emorragie locali sottopelle), crepitii e motilità anomale. La persona può presentare anche pallore, abbassamento della pressione e svenimento, sintomi che possono essere dovuti alla perdita di sangue, al dolore e/o allo stress. Entro mezza giornata la patologia può comportare complicanze gravi come embolie polmonari, per cui le fratture devono spingere a rivolgersi subito a un medico;
  • Lesioni traumatiche del rachide come distorsioni, lussazioni (fuoriuscite delle superfici articolari dalla loro normale posizione) e fratture;
  • Lesioni e traumi del menisco, lesioni ai legamenti crociati, lesioni dei legamenti del ginocchio e rotture muscolari e tendinee. Questi disturbi sono particolarmente presenti negli sportivi;
  • Scoliosi. Si tratta di un disturbo in cui la colonna vertebrale si presenta come deviata rispetto al suo normale asse, con una forma di C o di S. Questa deformità non è sempre evidente, motivo per cui è consigliabile sottoporre i bambini a dei controlli anche in assenza di dolori. La causa è sconosciuta. Il medico scoprirà la malattia attraverso un esame obiettivo ed eventualmente una radiografia, che aiuterà nella comprensione della gravità della situazione e dunque dell'entità del trattamento a cui sottoporre il bambino;
  • Borsite. È l’infiammazione della borsa sierosa (o borsa sinoviale), una piccola sacca di liquido presente nelle articolazioni che ha la funzione di ridurre l’attrito fra i tessuti molli delle giunzioni. Provoca dolore e gonfiore;
  • Tendinite. La tendinite è l'infiammazione di un tendine, una condizione che in genere colpisce la spalla, il gomito, il polso, l'anca o il ginocchio. La tendinite della cuffia dei rotatori è la causa più diffusa di dolore alla spalla;
  • Epicondilite (o gomito del tennista);
  • Artrosi. Fra le patologie più diffuse negli anziani, è una malattia cronica che colpisce gradualmente tutte le componenti dell'articolazione, comportando dolore, rigidità, rumori articolari, infiammazioni e noduli. La sua progressione può essere rallentata grazie a opportuni trattamenti;
  • Artriti. Si tratta di una serie di patologie croniche che interessano le articolazioni. In genere è dovuta alla degenerazione dei tessuti molli e comporta dolore, gonfiore e difficoltà o addirittura incapacità di compiere movimenti. Nell'osteoartrite sono colpite anche le ossa, in particolare nella mano. Un altro tipo di artride è l'artrite reumatoide, una patologia autoimmune (in cui cioè il sistema immunitario attacca una parte del corpo) che comporta un'infiammazione cronica delle articolazioni.
  • Patologie achillee, che colpiscono cioè il tendine d’Achille;
  • Ernia discale (detta anche ernia al disco o prolasso discale). I dischi intervertebrali sono strutture che fungono da cuscinetti fra le vertebre, preservandole dall'usura e consentendone quindi una corretta funzionalità. Si parla di ernia del disco quando si ha lo spostamento dei dischi intervertebrali dalla loro normale posizione.
    Questo comporta una compressione dei nervi che fuoriescono dal midollo spinale, presente nelle vertebre, causando dolori, intorpidimento e debolezza nel corpo, in zone diverse a seconda della localizzazione del disco intervertebrale fuoriuscito. In genere si ha in conseguenza di sforzi fisici. Fra le possibili complicazioni vi è la rottura del cuscinetto intervertebrale, che comporta infiammazione;
  • Sindrome del tunnel carpale. In questa patologia si ha una compressione di un nervo presente nel polso, con conseguenti dolori e compromissione della funzionalità della mano;
  • Sindrome del tunnel cubitale. In questo disturbo si ha lo schiacciamento del nervo ulnare (in corrispondenza del gomito), a cui conseguono l'intorpidimento e sensazioni dolorose alle dita e al gomito;
  • Sindrome del dito a scatto (tenosinovite). In questa patologia l'infiammazione della guaina di alcuni tendini presenti nella mano ostacola la funzionalità delle dita, così che queste restano bloccate quando vengono piegate, con un rumore da cui deriva appunto il nome comune di questo disturbo. Ha diverse cause e comporta anche un forte dolore; può essere trattata.
  • Fascite plantare;
  • Neuroma di Morton o di Civinini-Morton. Questo disturbo consiste nella presenza di un neuroma, ovvero dell’ingrossamento di un nervo, in un piede, con conseguenti dolori e problemi di deambulazione. La patologia è trattabile senza chirurgia nei primi sei mesi dall’insorgenza dei disturbi, dopodiché sarà necessario intervenire rimuovendo il neuroma;
  • Dito a martello;
  • Diastasi addominale. Causata dallo stiramento del muscolo retto addominale, in genere consegue alla gravidanza. Fra i sintomi si hanno gonfiore o depressione sulla pancia, senso di pesantezza, difficoltà a digerire e/o a respirare e incontinenza. Può risolversi spontaneamente o richiedere l’aiuto di un medico;
  • Osteogenesi imperfetta. Si tratta di un disturbo ereditario, in cui un’anomalia genetica determina un’anomala fragilità ossea. Il bambino, quindi, presenta fratture in seguito a traumi molto lievi;
  • Osteoporosi. Una malattia in cui le ossa sono fragili poiché diminuisce la densità ossea. In genere è dovuta alla carenza di calcio: i soggetti più a rischio di sviluppare questa patologia sono coloro che hanno un ridotto assorbimento e/o metabolismo di calcio e vitamina D, come nelle donne adulte con produzione ormonale alterata (ad esempio nel caso di anoressie, amenorrea e menopausa). L’osteoporosi, infatti, è la principale causa di fratture nelle donne in menopausa e negli uomini anziani. Non mostra sintomi finché un osso non si rompe, in genere nell'anca, nel polso o nella colonna vertebrale.
  • Tumori dell’osso. Possono essere primitivi (cioè originarsi nell’osso) oppure metastatici (ovvero derivare da altri organi a partire dai quali si diffondono nell’organismo, arrivando anche alle ossa);
  • Fibromialgia (un tempo nota come fibrosite o sindrome fibromialgica). Questo disturbo è dovuto a un'ipersensibilizzazione (ovvero una maggiore responsibità agli stimoli dolorosi) della persona. Può coinvolgere tutti i tessuti molli del sistema muscoloscheletrico (muscoli, tendini e legamenti). Oltre al dolore, in genere non descrivibile con facilità, nei sintomi include una sensazione di rigidità, affaticamento e insonnia, peggiorando quando si è stanchi o in seguito a sforzi;
  • Piede torto congenito. Il piede talo (equino, varo o valgo) è una malformazione congenita, cioè geneticamente determinata. La caviglia e il piede hanno una conformazione anomala, il che comporta uno sviluppo ridotto in alcune ossa e/o muscoli delle gambe coinvolte. Il trattamento richiede la chirurgia, al contrario di altre deformazioni del piede. Il piede torto vero, infatti, non è da confondersi con quello da posizione, che deriva da una posizione insolita del feto all’interno dell’utero materno ed è trattabile con gesso e fisioterapia;
  • Distrofia muscolare. Si tratta di un gruppo di malattie ereditarie in cui vi è un progressivo indebolimento dei muscoli a causa di un errore genetico nella produzione di una proteina chiamata distrofina. In genere compaiono in giovane età, fra i 2 e i 6 anni, e comportano una riduzione nell'aspettativa di vita. La forma più comune nei bambini è la distrofia di Duchenne e colpisce soltanto i maschi.

Quando è necessario rivolgersi a un ortopedico?

Immagine che ritrae un paziente sul lettino dell'ortopedico e il gessoIn generale non vi sono indicazioni in merito a età specifiche a cui effettuare visite di controllo, se non nel caso dei bambini, nei quali sono raccomandati controlli alla nascita, intorno ai 3 mesi, ai 2 anni, ai 5 anni e durante l’età scolare.

Una visita specialistica ortopedica è consigliata quando si hanno problemi costanti o dolorosi in una parte del corpo, in quanto il principale sintomo dei disturbi muscoloscheletrici è il dolore.
Il mal di schiena, ad esempio, è fra le condizioni dolorose più diffuse. Poiché può derivare da molteplici cause, può presentarsi in modi differenti (con dolori pungenti, sordi, acuti o cronici) e colpire quattro diverse zone della schiena: la zona cervicale (il collo; si parla di cervicalgia), la zona toracica, la zona lombare (lombalgia) e la zona del sacro e del coccige. Può essere utile anche saper distinguere la fonte della dolorabilità, che in generale può essere identificata in base al tipo di dolore.
  • Il dolore alle ossa è profondo; può essere penetrante o sordo. In genere deriva da traumi come le fratture;
  • I dolori ai tendini e ai legamenti in genere sono acuti e sono meno intensi di quello osseo. Come nel caso del dolore a una borsa sinoviale (o borsa sierosa, una piccola sacca di liquido presente nelle articolazioni) si aggravano con il movimento e si allevia riposando. Anche in questo caso le cause più comuni sono i traumi;
  • Il dolore ai muscoli (mialgia) può essere più o meno localizzato, acuto o cronico e presentarsi in modi differenti. In genere si hanno dolori acuti oppure crampi (contrazioni muscolari prolungate). Lo spasmo muscolare nel polpaccio è particolarmente intenso ed è detto cavallo Charley;
  • Il dolore alle articolazioni (artralgia) in genere s'intensifica con il movimento ma è presente anche a riposo. Non è sempre indice di infiammazioni (artriti).
Altri indici importanti di problematiche al sistema locomotorio sono la difficoltà di movimento e gonfiori o lividi che permangono da più di qualche giorno oppure infezioni improvvise. Essendo l’apparato muscoloscheletrico molto vasto, con tantissime patologie correlate, non è mai facile capire quando un malessere è temporaneo oppure potrebbe nascondere qualcosa di più preoccupante. Per questo motivo si consiglia, in caso di dubbio, di rivolgersi prima al proprio medico di famiglia che valuterà assieme alla persona il trattamento più idoneo.

Spesso i sintomi e i lievi traumi da cui derivano disturbi muscoloscheletrici sono giudicati come banali o non così importanti da sottoporsi immediatamente a una visita specialistica, ma è fondamentale riconoscere i sintomi del proprio corpo e maturare una sensibilità verso ciò che può essere passeggero oppure costante. Ignorare un sintomo potrebbe infatti determinare il peggiorare della patologia.
Presentarsi alle visite è raccomandato soprattutto in presenza dei fattori di rischio:
  • Obesità;
  • Sedentarietà;
  • Età superiore ai 50 anni (soprattutto nelle donne);
  • Lavoro, hobby o sport che richiede sforzi o movimenti ripetuti;
  • Traumi recenti, come cadute o altri eventi che possono portare a fratture, anche inaspettati, come un arto impigliato o un dito colpito da uno pneumatico durante un cambio gomme. Le principali vittime di traumi sono i giovani, ma gli ultrasettantenni costituiscono comunque oltre un quarto dei ricoveri dovuti a questa causa. È raccomandato eseguire sempre visite in seguito a traumi, poiché le lesioni traumatiche possono essere di entità più o meno grave, arrivando in qualche caso a coinvolgere anche gli organi interni, con complicazioni talvolta mortali.

Visita ortopedica pediatrica per neonati, bambini e adolescenti: quando farla

La prima valutazione dell’apparato muscoloscheletrico della persona avviene sul neonato, da parte di un pediatra-neonatologo che individuerà eventuali problematiche congenite provvedendo ad effettuare ulteriori accertamenti e/o a prescrivere trattamenti.

Successivamente si raccomanda un esame intorno ai 3 mesi del bambino: l’ortopedico effettuerà una visita completa ed eseguirà un’ecografia dell’anca per individuare displasie (sviluppi anomali). Un’altra visita consigliata è intorno ai 2-3 anni, dopo l’inizio della deambulazione, quando iniziano a manifestarsi i primi difetti di appoggio dei piedi che possono portare a problemi posturali: l’ortopedico potrà prescrivere eventuali plantari.

Altri controlli raccomandati sono intorno ai 4-5 anni e dai 6 anni in poi. Nelle bambine in particolare le visite di controllo sarebbero da effettuare ogni anno fino all’età prepuberale, in quanto le ragazze sono particolarmente esposte alla scoliosi, non sempre evidente a uno sguardo non esperto.
Oltre alle visite consigliate, naturalmente, è importante consultarsi con un medico quando il bambino presenta sintomi di disturbi muscoloscheletrici acuti o cronici, quali deformazioni ossee, dolori, gonfiori alle articolazioni e difficoltà di movimento.

Visita ortopedica e traumatologica: come si svolge e cosa aspettarsi

Non occorre prepararsi in modi particolari, ma è importante vestirsi in modo che la zona da esaminare sia scoperta. Ad esempio, per un esame al ginocchio non è sufficiente tirare su i pantaloni, dal momento che questi impediscono i movimenti e dunque un corretto esame. Si consiglia quindi di indossare pantaloncini corti o di essere pronti a spogliarsi. Lo stesso discorso vale per la schiena e le spalle: se queste non sono sufficientemente visibili e libere di muoversi il medico dovrà chiedere al paziente di togliersi i vestiti. Un altro accorgimento utile è quello di portare con sé i precedenti referti medici, in particolare le radiografie.

Lo specialista, medico ortopedico, analizzerà e valuterà, tramite una visita indolore e non invasiva, lo stato di salute del paziente. In cosa consiste la visita ortopedica? Durante la fase di anamnesi il medico pone delle domande riguardo ai sintomi (come dolore, rigidità, affaticamento) manifestati dal paziente e dai possibili eventi che possono aver condotto a traumi e altre problematiche muscoloscheletriche. Passa dunque all'esame obiettivo, in cui ispeziona le zone interessate dai sintomi effettuando delle palpazioni per individuare eventuali anomalie quali eventuali deformazioni, alterazioni nella temperatura, variazioni nella pressione sanguigna, tumefazioni, ferite o altre difformità. Per maggiore precisione può confrontare la struttura colpita con una struttura sana (ad esempio se sospetta una frattura del mignolo sinistro lo mette a paragone con il mignolo destro del paziente).

Ne osserva quindi l'articolarità (la capacità di estensione dell'articolazione). Indaga quindi la fonte e la diffusione dell'eventuale dolore e rileva la presenza di eventuali rumori prodotti dal movimento delle ossa.
La visita ortopedica con esame obiettivo ha in genere una durata massima di mezz’ora. Al suo termine lo specialista ha un’idea sufficientemente chiara del disturbo che affligge il paziente, per cui in genere prescrive il trattamento più opportuno. Gli esami diagnostici in genere sono necessari soltanto in alcuni casi particolari.

Immagine che mostra un fisioterapista mentre fa riabilitazioneEsame obiettivo della mano nel dettaglio

Innanzitutto il medico esamina l'aspetto della mano in diverse posizioni, osservando eventuali anomalie nel posizionamento delle dita. Cerca quindi eventuali deformità, come arrossamenti, lividi e gonfiori. In secondo luogo lo specialista effettua la palpazione della mano per valutarne la dolorabilità e rilevarne la temperatura.
Procede quindi a valutare la capacità di movimento e la forza della mano e delle singole dita chiedendo al paziente di effettuare una serie di estensioni e di applicare pressione in diversi modi. Il dito a scatto viene rilevato mentre la persona flette le dita: il medico palpa il tendine alla ricerca dei noduli, protuberanze rilevabili sul palmo, che derivano dalla patologia. La sindrome del tunnel carpale, invece, può essere rilevata tramite il test di Tinel, in cui il dottore picchetta sul tunnel carpale, o il test di Phalen, in cui il polso viene tenuto in flessione ad angolo retto per 1 minuto.

Esame obiettivo del gomito nel dettaglio

Lo specialista valuta la presenza di tumefazioni, gonfiori, linfonodi ingrossati e colorazioni anomale. Verifica quindi la capacità di estensione dell'articolazione, che normalmente arriva a formare un angolo piatto (180°).

Esame obiettivo della spalla nel dettaglio

La visita prevede che lo specialista osservi la spalla per individuare lesioni, deformità, lividi e altre anomalie. L'ortopedico procede quindi alla valutazione della dolorabilità. Il dolore della spalla può essere riferito, cioè provenire in realtà da zone adiacenti. Per questo motivo il medico palpa tutta l'area della spalla, parte dell'avambraccio, la scapola, il collo e la clavicola per individuare l'origine del dolore. Il medico, poi, chiede al paziente di sollevare le braccia ed effettuare una serie di movimenti che rilevano eventuali compromissioni dei tendini e/o dei muscoli della spalla.

Esame obiettivo del collo nel dettaglio

Questa visita può essere effettuata da seduti. Il medico esamina l'aspetto del collo, alla ricerca di anomalie nella colorazione o nelle strutture visibili di collo e parte superiore della schiena. Dopodiché effettua una palpazione delle vertebre, per individuare eventuali anomalie strutturali. A questo punto al paziente può essere richiesto di effettuare una serie di movimenti con il collo, utili all'individuazione di anomalie funzionali. Il medico spinge poi sulla testa del paziente, verso il basso (manovra di Spurling), un test che serve a verificare la presenza di dolori dovuti a radici nervose.

Esame obiettivo della schiena nel dettaglio

Inizialmente, se possibile, il paziente deve stare in piedi e poi effettuare dei piegamenti in avanti così che il medico possa esaminare l'aspetto della schiena per individuare discromie, asimettrie e altre anomalie strutturali. In tal modo il medico individuerà scoliosi ed altri disturbi muscoloscheletrici. La palpazione sarà effettuata sul bacino, per verificarne la simmetria, su tutta la colonna vertebrale, dal collo al coccige (ultimo osso della colonna vertebrale, situato al di sotto dell'osso sacro) e aree limitrofe per analizzarne la dolorabilità e la forma.

Il paziente poi deve stendersi. Lo specialista solleverà le gambe, tenendole flesse, per verificarne l'estensibilità, la dolorabilità e la presenza di sciatica. Dopodiché il paziente deve sedersi per consentire al medico di effettuare altri esami in cui il medico verificherà le funzioni neurologiche delle gambe, per esempio attraverso il test del martelletto (in cui la percussione sotto il ginocchio stimola l'estensione involontaria della gamba).

Esame obiettivo dell'anca nel dettaglio

Se il paziente può camminare, l'esame obiettivo inizierà con l'osservazione della deambulazione della persona, che in presenza di patologie dell'anca in genere presenta zoppia. Il medico osserva poi la mobilità della gamba stabilizzandola con la mano e facendo effettuare al paziente una serie di movimenti. Analizza quindi l'arto per rilevarne un eventuale accorciamento ed effettua una palpazione per indagare la dolorabilità, la cui ubicazione indica l'origine del problema.

Esame obiettivo del ginocchio nel dettaglio

L'esame obiettivo del ginocchio inizia, se le condizioni del paziente lo consentono, dall'osservazione della persona durante la deambulazione. In questa fase il medico può individuare anomalie nell'allineamento delle gambe e atrofia muscolare (riduzione del volume del muscolo). Il paziente viene poi fatto distendere perché il medico possa palparne il ginocchio in modo da cercare tumefazioni, versamenti, dolorabilità e valutarne la temperatura. Lo specialista, se lo ritiene necessario, muove la gamba eseguendo diversi test per valutare la capacità di mobilizzazione (articolarità passiva) e lo stato di legamenti e tendini. 

Esame obiettivo del piede nel dettaglio

Innanzitutto, se le condizioni del paziente lo consentono, il medico osserva la persona mentre sta in piedi e poi sulla punta dei piedi. Indaga poi il piede per individuare gonfiori, ferite, lividi e deformazioni delle dita come deformità a martello e alluce valgo. La palpazione serve a rilevare la temperatura, la pressione sanguigna, dolorabilità e gonfiori meno evidenti. Il medico valuta quindi la capacità di movimento del piede chiedendo al paziente di muoverlo (articolarità attiva). Può rendersi necessaria anche l'ispezione delle scarpe, potenziali fonti di stress per gli arti inferiori e la schiena.

Se il medico lo ritiene necessario, può prescrivere un plantare, ovvero un presidio medico a forma di soletta che s’inserisce nella scarpa in grado di correggere eventuali anomalie nella conformazione del piede. I difetti nell’appoggio dei piedi durante la deambulazione, infatti, comporta deformazioni nelle gambe che possono portare patologie.
Nella visita per plantari, in seguito alla valutazione posturale, l’ortopedico valuta l’appoggio del piede e gli eventuali disallineamenti che ne derivano. Prende poi un’impronta del piede tramite un’apposita tavoletta ed effettua una valutazione tramite una pedana baropodometrica, ovvero un apparecchio che misura l’appoggio del piede. Il plantare viene poi selezionato in base alle abitudini del paziente e alla sua costituzione.
In seguito andranno effettuate visite di screening regolari per monitorare la situazione e apportare eventuali modifiche al plantare.

Esame obiettivo della caviglia nel dettaglio

Durante l'esame obiettivo il medico esamina la struttura per individuare eventuali gonfiori, tumefazioni e asimmetrie, toccandola per valutarne la temperatura e il polso arterioso (la variazione di pressione nel sistema cardiovascolare). L'ortopedico, inoltre, muove il piede per indagare la capacità di estensione dell'articolazione.

Se lo stato del paziente lo consente il medico può ritenere necessari anche il test del cassetto anteriore (in cui tira il tallone per verificare lo stato dei legamenti), il test di Thompson (in cui stringe i muscoli del polpaccio per individuare eventuali lacerazioni muscolari) e l'osservazione della persona mentre cammina.

Visite ortopediche a domicilio e online

Per pazienti impossibilitati a recarsi presso le strutture in cui sottoporsi ai controlli è possibile richiedere il servizio di visita ortopedica a domicilio. Un ortopedico, quindi, si presenterà presso la casa del paziente per effettuare la visita completa, che include l’esame conoscitivo e l’esame obiettivo. Il controllo a domicilio può dunque essere eseguito nella fase di diagnosi, all’inizio dei trattamenti e durante il monitoraggio post-intervento.

Esiste anche la possibilità di prenotare una visita ortopediche online, da effettuare con l’ausilio di un telefono o di un computer forniti di videocamera e microfono funzionanti. In questi casi, però, la modalità del controllo è molto limitata e dunque consente essenzialmente di effettuare un’anamnesi. Si parla quindi di videoconsulti, che non possono sostituire una visita ortopedica completa eseguita di persona.

Quali sono gli esami più frequenti e come bisogna prepararsi?

Gli esami più frequenti collegati alla visita ortopedica sono di natura diagnostica, utili ad accertare le origini di un sintomo e a rilevare anomalie che possono sfuggire all'esame obiettivo perché situate in profondità.
In generale non occorrono preparazioni particolari come il digiuno: bisogna soltanto portare con sé i precedenti referti medici. È anche consigliato segnalare le terapie che si stanno seguendo (come anticoagulanti e antiaggreganti), se si ha un pacemaker e, per le donne, se si è in un potenziale stato di gravidanza oppure in fase di allattamento.
  • Gli esami del sangue sono utili quando il medico sospetta la presenza di malattie sistemiche come l'artrite reumatoide e le vasculiti. Possono anche aiutare nel determinare l'origine del disturbo, indicando se è infiammatorio, infettivo o di altro genere;
  • Ecografia. Questo esame di diagnostica per immagini sfrutta gli ultrasuoni (particolari onde sonore) per ricavare informazioni sulle strutture interne del corpo. Gli ultrasioni, infatti, attraversano alcuni tessuti biologici e “rimbalzano” sulle strutture interne del corpodando informazioni che, elaborate al computer, restituiscono un’immagine della parte analizzata. L’esame è rapido (dura pochi minuti), innocuo e non invasivo: l’esaminatore spalma un liquido sulla zona da esaminare per farvi scorrere sopra la sonda, chiamata ecografo, che emette ultrasuoni. A seconda della zona da sottoporre all'esame può essere necessario digiunare;
  • Radiografia. I raggi X sono radiazioni elettromagnetiche (come la luce, ma non sono visibili) capaci di attraversare alcuni tessuti. Gli specialisti usufruiscono di questa proprietà per “fotografare” gli organi interni del paziente grazie a una macchina radiografica che investe la zona da esaminare per una frazione di secondo. I raggi X vengono quindi impiegati in minima quantità, non costituendo rischi nelle singole esposizioni degli esami. Per sicurezza, comunque, è possibile prendere precauzioni, come coperture di piombo (che schermano i raggi X), per zone particolarmente sensibili alle radiazioni (come l’area genitale). Durante l’esame la persona che si sottopone a radiografia dovrà soltanto restare immobile; non è richiesta alcuna preparazione, ma bisogna rimuovere gli oggetti metallici che possono alterare la rilevazione delle radiazioni. È importante avvertire gli operatori in caso di sospetta gravidanza. La radiografia serve a rilevare le alterazioni ossee come fratture, tumori e scoliosi nei bambini;
  • L'artrografia è un particolare tipo di radiografia in cui viene iniettato un colorante radiopaco (che cioè migliora la visibilità delle strutture da analizzare). Viene utilizzata per visualizzare i tessuti diversi dall'osso, normalmente non visibili dalle radiografie, come la cartilagine e i legamenti. In genere, però, viene preferita la risonanza magnetica;
  • Risonanza magnetica (RM) o risonanza magnetica per immagini (RMI). Questo esame sfrutta i campi magnetici per ricostruire le strutture interne del paziente, in particolar modo i tessuti molli come muscoli, legamenti e tendini. Non richiede preparazione: il paziente deve soltanto stendersi su un lettino che s'inserirà all'interno del tubo, chiuso o aperto, per la RM. Questo esame non è doloroso ed è sicuro, anche per le donne in gravidanza avanzata, ma non possono sottoporvisi coloro che hanno protesi metalliche, pacemaker e ICD cardiaci, neurostimolatori o qualsiasi altro frammento metallico (viti, chiodi, schegge di metallo) all’interno del proprio corpo. Il macchinario, infatti, può provocarne il surriscaldamento e lo spostamento. Per questi motivi bisogna far presente all'operatore gli interventi o incidenti subiti nonché un eventuale passato da saldatore, carrozziere o verniciatore È l'indagine più accurata per individuare piccole fratture e patologie dei tessuti molli, ma nel caso in cui non può essere effettuato si ricorre alla tomografia computerizzata;
  • Tomografia computerizzata (TC) sfrutta i raggi X "fotografando" sezioni trasversali del corpo consentendo di ottenerne una ricostruzione tridimensionale. L'emissione di raggi X è bassa perché richiede pochi minuti. È molto efficace per individuare tumori anche molto piccoli, traumi, lesioni, soprattutto nelle ossa. Prima di effettuare l’esame, la persona deve togliere tutti gli oggetti di metallo, che possono interferire con la rilevazione delle radiazioni e dunque alterare l’esito dell’esame. Poi il paziente si stende su un lettino che scorrerà all'interno del tubo per la TAC. Non possono essere sottoposte a questo test le donne incinte, per le quali verranno utilizzate l'ecografia o la risonanza magnetica;
  • Densitometria ossea (MOC o DXA, dall'inglese Dual-Energy X-Ray Absorptiometry). Questo esame è importante nello screening di patologie come osteopenia e osteoporosi e nella prevenzione delle frattre, in quanto viene adoperato per misurare la densità delle ossa. Come nella radiografia, sfrutta le radiazioni in minima quantità, è breve e indolore. Non è invasivo e non ha effetti collaterali. In genere viene effettuato nelle persone con più di 50 anni d'età;
  • La scintigrafia ossea prevede l'iniezione di un liquido contenente una sostanza radioattiva che si accumula in corrispondenza di lesioni ossee come i tumori. La sostanza radioattiva viene rilevata dal dispositivo scintigrafico che ne restituisce l'immagine, consentendo la valutazione diagnostica delle eventuali anomalie. Si tratta di una tecnica sicura, impiegata anche nei bambini, che però non può essere effettuata in gravidanza o nelle donne che allattano perché le radiazioni, nonostante siano in piccole dosi, potrebbero nuocere agli embrioni e ai neonati, molto sensibili. L'esame non richiede preparazione, non ha effetti collaterali ed è indolore, fatto salvo il possibile fastidio dato dalla puntura dell'iniezione. La sostanza radioattiva viene iniettata tre ore prima dell'esame perché l'organismo possa assorbirla. Il paziente deve stare immobile durante la durata dell'esame (20 minuti);
  • Aspirazione articolare (artrocentesi). Consiste nell'aspirazione del liquido presente in un'articolazione; il campione potrà poi essere analizzato in laboratorio per individuare la causa del versamento articolare. La zona di interesse viene anestetizzata, tramite un'iniezione o uno spray anestetizzante, prima di procedere all'esame, in cui un ago aspira il liquido presente;
  • Biopsia. Questa procedura consiste nell'asportazione di una piccola parte di tessuto che verrà analizzata in laboratorio per individuare eventuali anomalie. A seconda della parte da esaminare può essere effettuato in modo diverso, ma in generale richiede l'uso di un'anestesia locale e l'uso di un bisturi o di un ago per il prelievo di tessuto. Non richiede alcuna preparazione e, tranne che nel caso della biopsia del midollo osseo, non è doloroso. Può essere effettuato su chiunque, inclusi i bambini (sui quali verrà impiegato un anestetico apposito, un sedo-analgesico), perché in genere non comporta effetti collaterali, ma è importante che resti in ospedale nel periodo successivo l'esame così che gli operatori sanitari possano agire tempestivamente in caso di sanguinamenti eccessivi;
  • Studi sulla conduzione nervosa. Le problematiche muscolari possono derivare da malfunzioni dei nervi che controllano i muscoli. L’elettromiografia (EMG) resistuisce l'elettromiogramma, ovvero il tracciato dell'attività elettrica dei nervi relativi alla zona esaminata. L'esame prevede l'inserimento di un piccolo ago in un muscolo e dunque può risultare fastidioso ma non dura più di un'ora e non comporta effetti collaterali. Per sicurezza è consigliato far presente allo specialista se si è sotto anticoagulanti o antiaggreganti oppure se si ha un pacemaker impiantato. È anche opportuno evitare di applicare sulla zona da esaminare qualsiasi prodotto per la pelle non prescritto da un medico nelle 12 ore precedenti l'esame.

Trattamenti e riabilitazione

Molte patologie muscoloscheletriche non richiedono interventi chirurgici: possono essere trattate con esercizi, controllo del peso, farmaci e terapie psicologiche. Fra gli interventi di chirurgia ortopedica, invece, i più frequenti sono quelli che riguardano la protesi di anca e la protesi di ginocchio ma anche la chirurgia della mano, della spalla e del piede. Negli ultimi anni la tecnologia applicata al settore medico ha fatto passi da gigante nell’innovazione di tecniche avanzate di chirurgia protesica mini invasiva.

Dopo un intervento di chirurgia ortopedica può essere necessario un periodo di riabilitazione post-operatorio, molto importante per la buona guarigione. La riabilitazione ortopedica, o recupero funzionale, è sostanzialmente rivolta al recupero di capacità funzionali compromesse da traumi o malattie. La riabilitazione può essere svolta in servizio di degenza per i pazienti ricoverati oppure in ambito ambulatoriale.
 
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
 

Domande e risposte

Chi è l’ortopedico e di cosa si occupa?
L’ortopedico è un medico specializzato in Ortopedia e Traumatologia, le discipline che curano le patologie legate all’apparato muscholoscheletrico. Individua e cura, quindi, tutti i disturbi che colpiscono lo scheletro, i muscoli, i legamenti e i tendini.
Quando effettuare una visita ortopedica e traumatologica? Quando rivolgersi a un ortopedico pediatrico?
È importante consultarsi con un medico in seguito a traumi (come incidenti e cadute) e quando si hanno sintomi che possono indicare disturbi muscoloscheletrici acuti o cronici, quali deformazioni ossee, dolori, gonfiori alle articolazioni e difficoltà di movimento. Il dolore in particolare è un indice comune di patologie al sistema locomotore e non è da sottovalutare soprattutto in presenza dei fattori di rischio, ovvero obesità, sedentarietà, età superiore ai 50 anni (soprattutto nelle donne) e lavoro o sport che richiede sforzi o movimenti ripetuti.
Nei bambini, oltre che in seguito a traumi e in presenza di sintomatologia, le visite raccomandate sono alla nascita, intorno ai 3 mesi, ai 2 anni, ai 5 anni e durante l’età scolare. Nelle bambine, particolarmente esposte alla scoliosi, le visite di controllo sarebbero da effettuare ogni anno fino all’età prepuberale.
Come occorre prepararsi per una visita ortopedica completa? Come bisogna vestirsi?
È sempre consigliato portare con sé le cartelle mediche di esami precedenti. Non occorre una preparazione particolare, ma è importante che la parte da sottoporre all’esame sia ben visibile e libera di muoversi. Ad esempio, i pantaloni lunghi impediscono i movimenti del ginocchio anche quando vengono tirati su, dunque per gli esami delle gambe si consiglia di indossare pantaloncini corti o di essere pronti a spogliarsi. Allo stesso modo, per l’esame della schiena e/o delle spalle, se queste non sono sufficientemente visibili e libere di muoversi il medico dovrà chiedere al paziente di togliersi i vestiti.
Come si svolge una visita ortopedica? Quanto dura?
In genere la visita ortopedica completa ha una durata massima di mezz’ora. Innanzitutto lo specialista pone delle domande riguardo ai sintomi (come dolore, rigidità, affaticamento) e ai possibili eventi che possono aver condotto a problematiche muscoloscheletriche. Passa dunque all'esame obiettivo, in cui ispeziona le zone interessate dai sintomi effettuando delle palpazioni per verificare la temperatura della parte, misurare il polso arterioso (variazione di pressione sanguigna) e per individuare eventuali anomalie come deformazioni, ecchimosi e ferite. In genere confronta la struttura colpita con una struttura sana (ad esempio se sospetta una frattura del mignolo sinistro lo confronta con il mignolo destro del paziente). Indaga poi l'articolarità (la capacità di estensione dell'articolazione), la fonte e la diffusione dell'eventuale dolore e la presenza di eventuali rumori prodotti dal movimento delle ossa. In genere chiede alla persona di effettuare dei movimenti e, se possibile, di camminare, per osservarne la postura e l’allineamento delle ossa. In genere la visita ortopedica completa è sufficiente al medico per effettuare una diagnosi, ma in alcuni casi può ritenere necessario prescrivere esami diagnostici come i raggi X.
In collaborazione con
Jolanda Serena Pisano

Jolanda Serena Pisano

Dopo la Laurea Triennale in Scienze Biologiche e la Magistrale in Etologia ho studiato editing presso la BioScience Writers nonché didattica della scienza, creazione di contenuti digitali e tecniche e tecnologie della comunicazione. Ho un'esperienza pluriennale nell'elaborazione di contenuti online per realtà tecnologiche e del terzo settore. Collaboro con Doveecomemicuro.it e con SciencePOD come content creator. Per BioPills redigo articoli scientifici, sono relatrice di due corsi e coautrice di un libro in via di pubblicazione. Ho in preparazione un programma televisivo prossimamente in onda. Come divulgatrice scientifica e associata al CICAP mi rifaccio solo a fonti autorevoli e documentate.
Data di pubblicazione: 14 settembre 2018
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