Anziani e nutrizione: una prevenzione per le patologie croniche

Anziani e nutrizione: una prevenzione per le patologie croniche

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 20 novembre 2019

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INTRODUZIONE

Le malattie croniche sono la principale causa di morte in quasi tutto il mondo. La stessa Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ritiene che si tratti di un’epidemia.  Le malattie croniche  sono un ampio gruppo di patologie: cardiopatie, ictus, cancro, diabete, obesità e le malattie respiratorie croniche (asma, Bpco). Il gruppo comprende anche le malattie mentali (depressione, disturbi dell’umore), i disturbi muscolo-scheletrici (artosi) e dell’apparato gastrointestinale (colite), i difetti della vista e dell’udito, le malattie genetiche. Nella sola Europa, secondo l’Oms, le malattie croniche, definite anche tecnicamente malattie croniche non trasmissibili (in inglese Non communicable diseases, Ncd), provocano almeno l’86% delle morti e, in termini di mortalità e disabilità, impattano per il 77% delle risorse. In generale, sono malattie che si manifestano negli anni, a causa di più fattori e da cui non si guarisce, ma che si possono controllare. 
Alla base delle principali malattie croniche ci sono fattori di rischio comuni e modificabili, come l’alimentazione, il fumo di sigaretta, l’abuso di alcol, una vita sedentaria. Questi fattori possono generare quelli che vengono definiti fattori di rischio intermedi, ovvero l’ipertensione, la glicemia elevata, l’eccesso di colesterolo e l’obesità. Ci sono poi fattori di rischio che non si possono modificare, come l’età o la predisposizione genetica. Altre situazioni sociali che influenzano la comparsa di queste patologie hanno origini economiche e culturali: la globalizzazione, l’urbanizzazione, l’invecchiamento progressivo della popolazione, le politiche ambientali, la povertà.

PREVENIRE LE MALATTIE CRONICHE

La prevenzione e la promozione di stili di vita sani è l’arma più valida per combattere le malattie croniche. Tutti possono ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare queste malattie semplicemente adottando abitudini salutari, in particolare evitando il fumo, avendo un’alimentazione corretta, limitando il consumo di alcol e svolgere attività fisica regolare. 
L’incidenza sempre più alta delle patologie croniche e delle loro complicanze, in larga misura prevenibili, ha portato alla definizione di un Piano nazionale della prevenzione, anche sulla base del peso finanziario che queste patologie sul Servizio sanitario nazionale. Dal 2007 in Italia è attivo il programma di governo “Guadagnare salute”. Si tratta di una serie di progetti e iniziative che, sulla base di una strategia comune europea, intendono promuovere l’adozione di stili di vita sani, capaci di contrastare il peso delle malattie croniche e far guadagnare così anni di vita in salute ai cittadini.

L'ALIMENTAZIONE CORRETTA E' POCO CONSIDERATA

Molte patologie croniche si complicano a causa di fattori che si potrebbero controllare, un esempio per tutti è la malnutrizione, intesa come non adeguata alimentazione. Quando l’organismo non riceve gli alimenti necessari si allungano i tempi di convalescenza, le terapie somministrate sono meno efficaci e i percorsi di guarigione meno efficienti. Anche dal punto di vista economico si osserva un aumento dei costi per farmaci, ricovero e assistenza, mentre il tasso di mortalità non cala. La nutrizione clinica potrebbe migliorare la risposta alle cure, soprattutto in pazienti anziani o con malattie croniche, in particolare il cancro, ma non è praticata. Anche sul piano economico, l’assunzione di Supplementi nutrizionali orali (oral nutritional supplements, Ons) ridurrebbe le spese di gestione delle malattie, ma solo pochissimi ospedali e case di cura ne fanno uso. Non solo semplici teorie. Uno studio del 2018 dell’Università Bocconi, nato su imput di alcuni dati della Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo (Sinuc), rivela che il 15-20% dei pazienti italiani è a rischio di malnutrizione.
In particolare un anziano su tre, ricoverato  in ospedale (anche in acuto) o in case di riposo e Residenze sanitarie assistenziali (Rsa), è malnutrito o a rischio di malnutrizione.

“Particolarmente a rischio sono i pazienti che soffrono di tumore: uno su cinque muore di malnutrizione”, commenta Maurizio Muscaritoli, professore associato di Medicina interna, facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università La sapienza di Roma e presidente Sinuc.
Se consideriamo che in Italia i pazienti con malattia oncologica sono tre milioni, “è facile dedurre che il deficit nutrizionale colpisce almeno mezzo milione di persone”, continua l’esperto. "Lo studio Premio (Prevalence of malnutrition in patients at first medical oncology visitha recentemente dimostrato che in media circa il 50 per cento dei pazienti in prima visita medica oncologica è a rischio di malnutrizione o malnutrito, ricorda Muscarioli.
“È un rischio da non sottovalutare”, osserva Francesca Traclò, responsabile Area ricerca della Federazione italiana delle Associazioni di volontariato in oncologia (Favo), “perché il deficit nutrizionale può peggiorare la prognosi, riducendo la risposta ai trattamenti e favorendo la comparsa di complicanze”. A partire da questo quadro epidemiologico, con l’intento di trovare possibili soluzioni al problema, è nata Cergas, Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale della Sda Bocconi di Milano che ha preso in considerazione i supplementi nutrizionali orali (Ons). Sono prodotti destinati alla prevenzione o al trattamento della malnutrizione calorico-proteica da utilizzare per via orale, come unica fonte di nutrizione o a integrazione della normale alimentazione, quando questa non sia sufficiente a coprire i fabbisogni nutrizionali. La ricerca della Bocconi mostra che i supplementi nutrizionali orali riducono il rischio di complicanze e di nuovi ricoveri, migliorano la prognosi e la risposta ad alcune terapie con una riduzione dei costi sanitari di gestione della patologia nell’ordine del 5-12%. Eppure gli Ons nel nostro Paese sono sottoutilizzati e l’accesso a questo tipo di terapia è frammentario, limitato e non chiaramente regolamentato sul territorio italiano. 

ANZIANI CON PATOLOGIE CRONICHE.
LA NUTRIZIONE E' PARTE DELLA CURA


Al momento del ricovero in ospedale la malnutrizione arriva a interessare quasi la metà delle persone over 65 con malattie croniche. “I pazienti a cui dobbiamo prestare attenzione sin dalle prime fasi di malattia”, dichiara Maurizio Muscaritoli, “sono affetti da problemi renali, broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), sono reduci da fratture e da eventi cardiaci acuti o cronici. Dobbiamo iniziare a considerare la fragilità e la perdita di massa muscolare come una patologia e non solo come un fattore di rischio”. Dal 20 al 50% dei pazienti con insufficienza cardiaca (scompenso) ha perdita di massa muscolare.

Il 20% di chi ha subito un ictus sviluppa una sindrome da deperimento entro un anno dall’evento acuto. Oltre alle patologie, altri fattori socio-economici espongono al rischio di malnutrizione. Su Clinical Nutrition è stato pubblicato lo studio Nourish che ha dimostrato come la terapia con supplemento nutrizionale orale nei pazienti anziani malnutriti con malattia cardiaca o polmonare, determina una riduzione del 50% del tasso di mortalità nei 90 giorni successivi alla dimissione ospedaliera. Nonostante questi risultati, meno del due per cento dei pazienti malnutriti ricoverati in ospedale riceve un supplemento nutrizionale orale.  Bisogna considerare la nutrizione clinica come parte integrante delle cure indica Francesco Landi, del centro di Medicina dell’invecchiamento dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, “proprio come i vaccini antinfluenzali o l’aspirina, per aiutare gli anziani che già soffrono o sono a rischio di malnutrizione e malattie croniche”. La questione non è secondaria. In Italia sono 13,5 milioni le persone sopra i 65 anni (22% della popolazione totale) e l'86% delle persone con più di 75 anni dichiara di soffrire di una qualche patologia cronico degenerativa.
 

QUANDO ALIMENTARSI NATURALMENTE NON E' POSSIBILE,
C'E' LA NUTRIZIONE ARTIFICIALE

La difficoltà o l’impossibilità a ricevere naturalmente una corretta e adeguata alimentazione viene oggi sopperita con trattamenti di nutrizione artificiale. Si tratta di una procedura terapeutica che garantisce il bisogno nutrizionale di pazienti non più in grado di alimentarsi autonomamente.
La nutrizione artificiale si differenzia in parenterale (Np) ed enterale (Ne).
Nella prima, i nutrienti sono somministrati direttamente nella circolazione sanguigna per via venosa.
Nella seconda i nutrienti vengono somministrati direttamente nello stomaco o nell’intestino mediante l’impiego di apposite sonde o stomie. Sia la Np che la Ne necessitano di precisi protocolli terapeutici e di monitoraggio, personalizzati a seconda dello stato metabolico e delle esigenze nutrizionali del singolo paziente.  La terapia nutrizionale, consentendo il trattamento della malnutrizione, migliora stabilmente il decorso clinico di molte patologie spesso croniche, tra cui quelle oncologiche, aumenta sensibilmente la qualità di vita riducendo significativamente morbilità e mortalità. Poiché, molto spesso, la nutrizione artificiale è un trattamento cronico salva vita, il suo uso può richiedere la realizzazione di un trattamento domiciliare. Pertanto, sono indispensabili condizioni cliniche stabili, adeguate condizioni socio-familiari e adeguate modalità organizzative tali da assicurare sicurezza ed efficacia del trattamento al di fuori dell’ambiente ospedaliero. Prima però di dover ricorrere a queste soluzioni, ci sono dei semplici consigli che possono essere di aiuto per garantire un’alimentazione adeguata all’età e alla patologia, come spiega l’esperto nell’intervista qui sotto riportata.  
 

INTERVISTA CON IL DOTT.FRANCESCO FRANCINI PESENTI

MEDICO DEL SERVIZIO DI NUTRIZIONE CLINICA DELL'AZIENDA OSPEDALIERA DI PADOVA


In che modo la nutrizione è un fattore che complica il quadro clinico?

La carenza di alcuni nutrienti (proteine, vitamine, minerali) ha ripercussioni sul sistema immunitario, e su molti apparati dell’organismo, primo fra tutti, quello muscolo-scheletrico.
Si giunge a una condizione di sensibile perdita di massa muscolare, detta sarcopenia, importante perché aggrava la situazione aumentando, tra l’altro, il rischio di cadute accidentali e fratture. 
In un quadro già fragile, l’assunzione non adeguata di cibo rende più lunga e difficile la guarigione da infezioni, come una banale influenza che può complicarsi con quadri di broncopolmonite, e il recupero dopo interventi chirurgici. Le proteine non hanno soltanto una funzione strutturale. Più che mattoni, sono una vera e propria impresa edile, con funzioni di costruzione, di demolizione, di trasporto, di deposito, di difesa dalle insidie ambientali e persino di progettazione e coordinamento dei lavori. 


Quali sono i pazienti più fragili?

La persona anziana che vive sola tende a mangiare meno, esce poco per gli acciacchi, limita gli acquisti alimentari a pochi prodotti, buona parte dei quali dallo scarso valore nutrizionale. Basso reddito, dentizione inadeguata e depressione spesso concorrono a peggiorare ulteriormente questo quadro.


Ci sono fonti proteiche a basso costo?

Le uova sono un’ottima fonte di proteine, si cucinano facilmente, non necessitano di particolare masticazione e, insieme al formaggio tenero, potrebbero elevare notevolmente il valore qualitativo dell’alimentazione di una persona anziana, senza aumentare il colesterolo. Dati recenti infatti hanno dimostrato che le uova non alzano la colesterolemia e che, peraltro, ridurre il colesterolo negli anziani aumenta la mortalità complessiva.  Un’altra ottima fonte sono i legumi (fagioli, piselli, ceci, lenticchie, fave), economici, graditi agli anziani, facili da cucinare, indicati anche per i diabetici e per prevenire la stipsi.


L’anziano comunque mangia poco. Se l’alimentazione da sola non basta?

Si possono usare delle formule alimentari che sono sostanzialmente dei latti artificiali modificati per l’adulto, la cui utilità è però incerta. Se il soggetto è ospedalizzato si può ricorrere alle varie tecniche di nutrizione artificiale, come la somministrazione di formule liquide tramite sottili sonde che giungono fino allo stomaco o alla nutrizione per via endovenosa. Bisogna considerare la nutrizione clinica come parte integrante delle cure
 
 
In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.
Data di pubblicazione: 20 novembre 2019