Nei e melanomi: breve guida su come riconoscerli

Nei e melanomi: breve guida su come riconoscerli
12 aprile 2018

Ricerca e Prevenzione

Indice



 

Cos'è il melanoma

Il melanoma è la forma più pericolosa di tumore cutaneo, che si origina dai melanociti, le cellule che producono la melanina, il pigmento naturale della pelle. Nella maggior parte dei casi Il melanoma insorge a partire da un neo preesistente o in generale da un qualunque punto dell’epidermide, ma può anche, in rari casi, formarsi nelle iridi degli occhi e perfino negli organi interni, come l’intestino. Ancora non c’è assoluta certezza sulle cause che possono favorire la comparsa di un melanoma, ma sicuramente tra i fattori di rischio uno dei principali è rappresentato dall’eccessiva esposizione ai raggi UV del sole o delle lampade abbronzanti, ed è questa la ragione per cui la prevenzione di questa forma di cancro particolarmente diffusa in giovane età passa per la necessaria protezione della pelle e una limitazione alle ore in cui ci si espone ai raggi solari, soprattutto quando le radiazioni ultraviolette sono più intense (primavera-estate). Esse, infatti, producono delle alterazioni a livello di DNA cellulare che a lungo andare possono portare alla proliferazione anomala di cellule cancerose. Ci sono altri fattori di rischio da considerare, ovvero:
  • Avere una carnagione molto chiara (fototipi 1-2);
  • Avere una storia di scottature e ustioni solari ripetute, soprattutto nell’infanzia;
  • Abitare in zone della terra vicine all’Equatore, dove i raggi UV arrivano con particolare intensità;
  • Avere molti nei (tra i 50 e i 100);
  • Familiarità con il melanoma;
  • Avere un sistema immunitario debilitato (questo vale per quasi tutti i tipi di cancro);
  • Essere donna;
  • Avere più di 40 anni.
Esistono 4 tipologie principali di melanoma, ciascuna delle quali ha un differente grado di gravità. Vediamoli tutti:
  1. Melanoma a diffusione superficiale. Forma tra le più comuni e poco invasiva, perché tende a diffondersi superficialmente senza infiltrarsi in profondità o generare metastasi;
  2. Melanoma nodulare. Si tratta della tipologia più aggressiva e pericolosa di melanoma, perché invasiva e atta a produrre metastasi a distanza. Insorge comunemente sulla schiena, sul torace, sulla testa (incluso il cuoio capelluto) e sul collo;
  3. Melanoma acrale. Raro e pericoloso tipo di melanoma che si forma in zone particolari, ad esempio sotto le unghie o nelle palme di mani e piedi, e ha un aspetto simile ad un ematoma;
  4. Lentigo maligna. È il melanoma della “vecchiaia”, che si origina da una macchia senile e che progredisce lentamente. Non è un melanoma invasivo o aggressivo.
Sebbene non tutte le forme di melanoma siano ugualmente aggressive, si tratta in ogni caso di un tumore maligno, con cui non si scherza. È importante riconoscerlo tempestivamente perché la prognosi migliore si ha proprio nelle forme iniziali di melanoma, quando è possibile eliminarlo completamente con un piccolo intervento chirurgico.

 

I numeri del melanoma

I dati più recenti non consentono dubbi: il tumore della pelle, il melanoma, è aggressivo e in continua crescita, tanto che quest’anno in Italia si stimano quasi 14 mila nuovi casi. Tra le neoplasie che intervengono prima dei 50 anni di età si classifica al terzo posto, ma è quasi del tutto ignorato dalle persone. È quanto attestato da un’indagine SWG condotta su 1.000 cittadini italiani, uomini e donne, che accredita a 28 italiani la conoscenza del melanoma, molto al disotto delle informazioni su tumore al seno (45%), leucemie (35%), tumore al polmone (33%) e quello alla prostata (33%).

Le informazioni sul melanoma passano quasi in gran parte (72%) dai media (tramite la tv il 44% giornali e riviste il 32%; internet il 29%) ma sono anche mutuate da amici/conoscenti (39%), dal medico di famiglia o specialista (29%) e per il 26% grazie a iniziative e campagne di sensibilizzazione e prevenzione (26%). In pratica un italiano su tre ne viene a conoscenza solo perché un parente, amico o conoscente ne è colpito, mentre un altro terzo della popolazione ne sa poco o nulla.

Principali imputati, secondo gli intervistati, sono l’esposizione al sole - ne riferisce il 78% di coloro che ne sanno – mentre la presenza di nei è segnalata dal 63%. Solo il 26% riconosce come fattori di rischio il colore dei capelli o il tipo di pelle. Una percentuale minima (il 15%) associa la neoplasia a modificazioni del DNA della cellula tumorale.

La scienza afferma che il melanoma rappresenta il 3% di tutti i tumori, senza distinzione fra maschi e femmine. Purtroppo dei tumori della pelle è potenzialmente il più maligno, perché è solito produrre metastasi. Fortunatamente la ricerca ha consentito lo sviluppo di trattamenti a bersaglio molecolare che agiscono direttamente sulla mutazione specifica. Ma anche questo dato non è noto: tre italiani su cinque non ne hanno mai sentito parlare e il 72% non conosce le terapie mirate alla cura del melanoma. Se sinora si è intervenuti con la chemioterapia e la radioterapia, ora si procede colpendo solo le mutazioni genetiche rilevanti, cioè il bersaglio molecolare. Questo ha consentito una maggiore sopravvivenza a lungo termine dei pazienti con melanoma metastatico rispetto ai trattamenti precedenti.


 

Sintomi del melanoma

Il melanoma può svilupparsi in qualunque parte della pelle del nostro corpo, ma con più probabilità nelle aree particolarmente esposte alle radiazioni solari: viso, arti, schiena. Nelle persone con una pigmentazione molto scura, però, il melanoma può insorgere (all’opposto di chi ha una pelle chiara), nelle zone “nascoste” dell’epidermide, come le piante dei piedi e delle mani o il letto ungueale. Ma quali sono i sintomi del melanoma che possiamo riconoscere? I primi segnali che questo specifico tumore della pelle si sta formando, sono, comunemente:
  • Un cambiamento in un neo preesistente;
  • Lo sviluppo improvviso di un nuovo neo o di una zona pigmentata sulla pelle;
  • Un’escrescenza nuova e anomala sulla pelle;
  • Un’ulcerazione che non guarisce.
È importante capire che non sempre il melanoma si origina da un neo, sebbene ciò accada in molti casi. Tutta la pelle può, potenzialmente, diventare sede di un tumore cutaneo. Però se il melanoma nasce da un neo, come facciamo a capire che è a rischio? Come si distingue un neo normale da un neo mutato che si sta trasformando in cancro?

 

Come riconoscere un neo a rischio

Per capire se un neo della nostra pelle è a rischio di sviluppare un melanoma o se già la mutazione sia in atto, è necessario partire dalla descrizione di un neo sano, di un neo normale. Vediamo le caratteristiche che queste macchioline della pelle, che altro non sono se non concentrazioni di melanina, devono mostrare per essere considerate innocue:
  • Colore uniforme (in genere nocciola, marrone o nero);
  • Bordi distintamente separati dal resto della pelle;
  • Forma rotonda o ovale;
  • Dimensioni non superiori ai 6 mm di diametro (per intenderci la grandezza della gommina di una matita);
  • Numero variabile tra i 10 e i 50. Da considerare che, dopo i 50 anni, nuovi nei possono formarsi e altri scomparire o ridursi, e anche questo rientra nell’ambito della normalità.
Concentriamoci ora sulle caratteristiche assunte da un neo che sta “cambiando di stato”. Riconoscere un melanoma che si sviluppa da un neo preesistente o nuovo è facile, basta ricordarsi le prime lettere dell’alfabeto, perché ciascuna fornisce l’inziale di un… campanello d’allarme. Vediamo come “leggere”le cosidette Regole ABCDE:
  • A come asimmetria. Attenzione ai nei con forme asimmetriche anche solo in una loro parte;
  • B come bordi irregolari. I melanomi presentano normalmente bordi frastagliati o dentellati, non lisci come i nei normali;
  • C come colore. Il melanoma assume tonalità particolari, non tipiche dei nei normali, ovvero sfumature bluastre, rosate, oppure il colore appare non uniformemente distribuito, con zone più chiare e altre più scure;
  • D come diametro. Superiore ai 6 mm dei nei normali;
  • E come evoluzione. Osservare un neo che subisce repentine modifiche, deve spingervi a prenotare un controllo dermatologico immediato. Quando un neo fa prurito, si ingrandisce in poco tempo, sanguina o cambia colore non c’è tempo da perdere.
In generale i nei maligni possono differire molto nell’aspetto, per questa ragione anche i sintomi fisici del melanoma sono variabili da persone a persona, ma almeno una o due delle “lettere” dell’alfabeto che abbiamo visto sono sempre presenti.

 

Cos’è la mappatura dei nei

Prevenire un melanoma è possibile anche grazie alla mappatura dei propri nei, un programma di controllo che è particolarmente consigliato a chi abbia un alto rischio – per i fattori che abbiamo visito – di sviluppare questa forma di cancro della pelle. Come e dove si svolge la mappatura dei nei? Per richiederla ci si deve rivolgere ad uno studio dermatologico, dove si verrà sottoposti ad una prima visita che include:
  • Anamnesi e valutazione del rischio. Questa prima fase della visita serve allo specialista per farsi un’idea del paziente che ha di fronte. Con opportune domande otterrà informazioni importanti come la storia clinica (inclusa quella della cerchia familiare), eventuali sintomi lamentati, abitudini di vita e frequenza e intensità delle esposizioni al sole nel tempo;
  • Esame obiettivo della pelle. Nel primo incontro il dermatologo, oltre ad ispezionare la cute per osservarne le caratteristiche, realizza su cartone una vera e propria mappa dei nei e delle macchie e/o lesioni che sono più a rischio di trasformarsi in tumori, indicandone la posizione precisa e supportandole con documentazione fotografica. In tal modo è facile, nelle visite successive, individuare subito delle modifiche sospette;
  • Dermoscopia o dermatoscopia (o epiluminescenza) dei nei. Si tratta di una tecnica non invasiva che tramite uno strumento ottico (dermatoscopio) consente di ingrandire al massimo qualunque porzione di pelle per poterla osservare in tutte le sue più piccole caratteristiche. La dermoscopia è fondamentale per la diagnosi precoce dei melanomi.
Al termine della visita viene stilato un referto con le indicazioni utili al paziente ed eventuali esami da effettuare in caso di lesioni o nei sospetti da indagare o rimuovere chirurgicamente. In questo referto viene anche indicato un calendario delle visite successive, che possono essere a breve scadenza in caso si voglia monitorare un neo o una lesione dubbia o annuali se non viene rilevato nessun problema.

A proposito di diagnosi del melanoma, la certezza che una lesione cutanea sia un tumore e la definizione di quale tipo sia, arriva dopo la biopsia, ovvero il prelievo di frammenti del tessuto anomalo da analizzare in laboratorio. Il tipo di biopsia può variare a seconda dello strumento usato (bisturi, lametta o punch, che è una lama circolare) e può essere più o meno profonda. In generale, però, la procedura è molto rapida, nell’ordine dei 5 minuti, non provoca dolore perché si effettua previa anestesia locale, e guarisce in poco tempo.

In un prossimo futuro potrebbe essere molto più facile individuare precocemente, ovvero prima che il melanoma insorga, un neo a rischio. Questo grazie al ruolo di un biomarcatore, scoperto e studiato dalla Perelman School of Medicine della University of Pennsylvania. Grazie a questa ricerca è stato possibile rilevare in ciascun neo i livelli del gene p15, responsabile dell’inibizione della proliferazione delle cellule cancerogene. Quindi è stato osservato che le cellule che presentano maggiormente questo gene difficilmente andranno incontro a proliferazione anomala. Il test ha inoltre stabilito che a livello di colorazione elevato corrisponde un neo “benigno”, mentre a colorazione ridotta si è di fronte a un melanoma. I risultati dello studio potrebbero trovare applicazione clinica nel giro di un paio d’anni, ma in attesa che questo utilissimo strumento di indagine genetica sia messo a punto, la mappatura dei nei standard rimane senza dubbio il sistema di prevenzione più efficace.

Un altro passo in avanti in questo campo è stato compiuto da un gruppo internazionale di ricercatori coordinati da Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico dell'Istituto Pascale di Napoli, e da Paolo Ascierto, Direttore della struttura complessa di Oncologia Medica Melanoma del Pascale. L’equipe di ricercatori ha scoperto una molecola, appartenente alla classe dei microRna, denominata miR-579-3p, che è in grado di fermare la crescita delle cellule tumorali della pelle. Infatti, è presente a livello elevato nei normali nei, mentre si riduce man mano che il melanoma diventa più aggressivo. Controlla inoltre la produzione di due proteine chiamate “oncogeni", che concorrono alla crescita del tumore. Quando i livelli di miR-579-3p si riducono, i due oncogeni aumentano. Ultimato l’esperimento gli scienziati hanno notato che i livelli degli oncogeni era sceso e che le cellule malate avevano iniziato a morire. Grazie alle nanotecnologie il miR-579-3p può agire come un farmaco per migliorare le attuali terapie.

Sole e melanoma

Prendere il sole è sempre dannoso per la nostra pelle? La risposta è no, il sole rimane una fonte di vita e di salute per tutti gli esseri viventi, e lo è soprattutto per i bambini nell’età dello sviluppo e negli anziani. Questo perché la sintesi della vitamina D, fondamentale per la crescita, per il benessere del cervello e del sistema nervoso e soprattutto per fortificare lo scheletro, si attua proprio attraverso l’esposizione al sole della pelle “nuda”. Infatti, noi assumiamo questa vitamina dall’alimentazione solo in parte. Basse dosi di vitamina D sono associate a molti disturbi, e possono persino aumentare il rischio di cancro perché il sistema immunitario ne risulterebbe indebolito. Qual è, allora, il comportamento corretto per assumere le giuste dosi di sole e di vitamina D senza correre il rischio di procurarsi un melanoma? Consideriamo che il tempo necessario affinché si attui la fotosintesi della vitamina D varia molto a seconda del periodo dell’anno.

Nella bella stagione – diciamo da aprile a luglio, quando i raggi UV sono più intensi – bastano 10 minuti nelle ore sicure della giornata (al mattino fino alle 11 e alla sera dopo le 16), il tempo di una breve passeggiata, mentre in inverno ci vorrebbe almeno un’ora. Quando siamo al mare o in montagna e vogliamo abbronzarci, però, il tempo trascorso al sole si allunga, ed è in questi casi che i rischi aumentano, così come se svolgiamo un lavoro che imponga un’esposizione diretta ai raggi UV ogni giorno. Che fare? La risposta è intuitiva: proteggere la pelle esposta con con una buona dose di crema solare, che abbia un fattore di protezione molto alto (superiore a 30 SPF), soprattutto se abbiamo un fototipo chiaro (fino al 3), e indossare indumenti che ci schermino: cappellini, magliette e occhiali.

Ricapitolando vediamo, in linea di massima, le semplici regole d’oro per proteggere la nostra pelle dai danni dei raggi UV, e quindi anche dal rischio di melanoma:
  • Conoscere il proprio fototipo e utilizzare protezioni solari adeguate. Questa regola è ancora più importante da seguire in caso di bambini e adolescenti. Il dermatologo o il proprio medico/pediatra di base possono fornirvi utili indicazioni e consigli utili;
  • Ridurre al minimo le esposizioni ai raggi solari nelle ore centrali della giornata in primavera-estate;
  • Evitare l’uso di lampade abbronzanti e lettini solari;
  • Evitare le scottature e le ustioni solari (usando creme e cosmetici con filtri solari sempre, anche quando uscite in città nella stagione più calda, o quando guidate la macchina);
  • Indossare indumenti che proteggono la pelle;
  • Mai esporre ai raggi solari diretti i neonati sotto i 6 mesi;
  • Controllare i propri nei e recarsi dal dermatologo almeno una volta all’anno.
 

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