Malattie reumatiche, quali sono? Sintomi e cure

Malattie reumatiche, quali sono? Sintomi e cure

Indice


Domande e risposte

Malattie reumatiche: cosa sono e quali tessuti interessano

Le malattie reumatiche sono una vasta gamma di patologie croniche e infiammatorie spesso di natura autoimmune, che interessano ossa, legamenti, tendini e articolazioni e che possono provocare diversi problemi nella vita quotidiana. Le malattie reumatiche, i cosiddetti reumatismi, non si manifestano esclusivamente nella stagione fredda e con l’umidità.

Esse interessano il tessuto connettivo, cioè quel tessuto che, nelle sue varie forme (articolazioni, ossa, legamenti e tendini, appunto) dà sostegno al nostro corpo. Il tessuto connettivo è costituito da una sostanza acellulare, la matrice extracellulare, che circonda le cellule del connettivo stesso. La matrice extracellulare è composta da fibrille di collagene, proteoglicani e glicosaminoglicani (come l’acido ialuronico), elastina, fibronectina e altre proteine che hanno la funzione di costituire “l’impalcatura” dei tessuti. La matrice extracellulare ha una consistenza diversa a seconda dei distretti del corpo, dell’idratazione, della quantità di collagene contenuta e dell’organizzazione tridimensionale del collagene stesso (che può addensarsi in fibrille o fibre di diametro più elevato). 

I dati riportati dalla Società Italiana Reumatologia (SIR) nel 2019 indicano 150 diversi disturbi reumatici, oltre 5 milioni di pazienti italiani colpiti (anche bambini). Nonostante questi numeri, solo una minoranza (15%) degli italiani conosce le patologie reumatiche e la metà non sa che si possono prevenire.

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Quali sono le malattie reumatiche? 

Immagine che ritrae un'articolazione della spalla infiammataÈ possibile raggruppare le diverse malattie reumatiche secondo caratteristiche comuni. Le artriti primarie, ad esempio, sono malattie infiammatorie a carico delle ossa, dei tendini e delle articolazioni. La zona interessata diventa spesso rigida e gonfia e ciò causa dolori anche intensi e una incapacità nei movimenti.

L’età di insorgenza è compresa solitamente tra i 20 e i 40 anni ed è probabile che allo sviluppo della patologia contribuisca una forte componente genetica. 
Tra le artriti primarie si annoverano: l’osteoartrite, forse la più conosciuta, l’artrite reumatoide, l'artrite psoriasica, la spondilite anchilosante, il lupus, la sclerodermia, la gotta.
  • Osteoartrite: è la forma più comune di artrite ed è causata dall’infiammazione delle articolazioni, cioè le porzioni di contatto tra due ossa, che sono normalmente coperte da cartilagine. Col procedere del danno, la cartilagine si assottiglia causando il contatto tra le due estremità ossee e quindi il dolore. Tra le articolazioni più colpite c’è quella del ginocchio, fondoschiena, fianchi e piedi;
  • Artrite reumatoide: si tratta di un disordine autoimmune nel quale il sistema immunitario attacca le articolazioni. Quelle più colpite sono le articolazioni della mano, del polso e del ginocchio. L’azione del sistema immunitario è causa purtroppo di dolori e infiammazione che può portare alla degenerazione delle articolazioni stesse. Si alternano fasi di dolore acuto a fasi di remissione;
  • Artrite psoriasica: questa artrite si manifesta come comorbidità della psoriasi. Gli individui affetti presentano problemi sia alla pelle che alle articolazioni, con dolori al collo, ai piedi, alla spina dorsale, alla schiena, difficoltà a piegarsi e forti limitazioni nei movimenti;
  • Spondilite anchilosante: ha una componente autoimmune e colpisce principalmente le articolazioni, i legamenti e i tendini della spina dorsale e del bacino, dove si trovano spesso lesioni di tipo infiammatorio a livello dell’articolazione sacro-iliaca;
  • Lupus: è una malattia autoimmune cronica infiammatoria. Il sistema immunitario può colpire organi e tessuti diversi, dalle articolazioni, al cuore, polmoni, rene, fegato, cervello, occhi e pelle. Si tratta quindi di una patologia che può causare danni piuttosto gravi a diversi distretti. Molti pazienti affetti presentano una forma poco aggressiva di Lupus;
  • Sclerodermia: è caratterizzata dall’indurimento della pelle e degli altri connettivi molli, dovuto a un accumulo di collagene. Il collagene è la proteina più abbondante del corpo umano e costituisce l’impalcatura dei tessuti connettivi.
    Un difetto nella regolazione del suo metabolismo, dovuto probabilmente a malfunzionamento del sistema immunitario, ne causa l’accumulo a livello extracellulare. I pazienti affetti da sclerodermia possono manifestare una difficoltà nei movimenti proprio a causa dell’indurimento e della perdita di elasticità della pelle. Un peggioramento delle condizioni si presenta nella sindrome di Raynaud, quando le dita di mani e piedi diventano insensibili e dolorose in seguito a un vasospasmo, in corrispondenza di abbassamento della temperatura o stress, provocando dolore e pallore delle mani o delle dita, a volte anche eritema;
  • Gotta: questo tipo di artrite molto dolorosa è la causa di articolazioni rigide e gonfie. Si può sviluppare come improvviso rigonfiamento alla base dell’alluce. Gli attacchi improvvisi di dolore posso perdurare alcuni giorni e poi scomparire del tutto per un certo periodo di tempo. La gotta è causata da un accumulo di acido urico in forma cristallizzata nelle articolazioni e in generale nel tessuto connettivo, che causa fenomeni infiammatori;
  • Artrite giovanile: queste artriti compaiono in pazienti con meno di 18 anni e possono manifestarsi addirittura nei bambini di 1 o 2 anni. Si tratta di malattie autoimmuni, in alcuni casi con una componente genetica.
    Più difficile da diagnosticare rispetto all’artrite nell’adulto perché spesso i bambini non si lamentano del dolore. È necessario pertanto osservare il bambino mentre gioca, per notare i segni possibili di una difficoltà di movimento (difficoltà a lanciare una palla, a salire o scendere le scale, a tenere aperta una porta) o controllare se insorge febbre anche molo alta, senza un motivo apparente.
Ci sono poi una serie di altri disturbi che non vengono normalmente associati alle malattie reumatiche, ma che ne costituiscono parte integrante. Tra queste ricordiamo:
  • I reumatismi extra-articolari: comprendono quelle malattie reumatiche in cui le manifestazioni dolorose, e spesso degenerative, non colpiscono propriamente l'osso o l'articolazione, ma i tessuti molli circostanti. Sono, ad esempio: la fascite, la borsite, la fibromialgia. Quest’ultima è una malattia cronica caratterizzata da persistente dolore diffuso e indolenzimento in diverse parti del corpo. La fibromialgia non causa danni strutturali alle articolazioni, ai muscoli o ad altri tessuti;
  • L’osteoporosi: una patologia delle ossa, il cui tessuto mineralizzato dell’osso diventa meno denso, perde consistenza tendendo a sgretolarsi e aumentando il rischio di fratture. È causata da uno sbilanciamento dei processi di rimodellamento e riassorbimento della matrice ossea. Con l’età si assiste ad un aumento del processo di riassorbimento osseo, il calcio non riesce più ad attecchire alle ossa, rendendole fragili e poco dense. Una donna su 3 e 1 uomo su 5 sopra i 50 anni sono a rischio di fratture da osteoporosi. La differenza in incidenza tra uomini e donne è dovuta a fattori ormonali che si sbilanciano rapidamente nelle donne in seguito a menopausa. Le zone del mondo in cui la luce del sole è maggiore (e quindi in proporzione anche il fenomeno della fissazione della vitamina D) presentano statisticamente un rischio minore di fratture dovute a osteoporosi;
  • I reumatismi dolorosi cronici, tra cui le cervicali, sciatalgie, lomboscialtagie, che possono insorgere anche in giovane età e cronicizzare, diventando sempre meno sopportabili;
  • Artriti infettive: possono essere di origine virale (porvovirus), batterica (gonococchi) o insorgere in seguito a punture di insetto (malattia di Lyme). Sono patologie croniche dei tessuti connettivi innescate da infezione. Sono frequenti a seguito di polmoniti, meningiti, malattie parassitarie. In generale, ogni patologia che indebolisce il sistema immunitario (diabete, HIV/AIDS, ma anche l’uso di alcuni farmaci a base di steroidi) si accompagna ad un rischio aumentato di sviluppo di malattie reumatiche. In questo gruppo c’è anche l’osteomielite, causata da micobatteri o funghi che infettano le ossa causando forti dolori in corrispondenza dell’osso infettato;
  • Reumatismi neurologici: includono tutte le neuropatie, ossia le patologie a carico dei nervi. Anche alcuni tumori ossei sono inclusi nel gruppo dei reumatismi neurologici, se partono da tumori cerebrali, che metastatizzano a livello dei nervi e, di conseguenza, provocano dolore e mobilità limitata a ossa e muscoli circostanti.
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Le malattie reumatiche: i sintomi

Immagine che ritrae un'articolazione ossea infiammata per il doloreDato il numero e la varietà delle patologie, anche i sintomi sono diversi in base al tipo di malattia reumatica dalla quale si è colpiti. Tra i sintomi più comuni troviamo:
  • Dolore, elevato durante i movimenti;
  • Rigidità nei movimenti, soprattutto la mattina, incapacità di fare movimenti ampi e/o di precisione;
  • Gonfiore;
  • Arrossamenti e calore;
  • Indolenzimento, formicolio, scosse elettriche; 
  • Impedimento nel normale movimento delle articolazioni;
  • Fatica e spossamento, incapacità di sollevare oggetti anche leggeri;
  • Dolori muscolari;
  • Rash cutanei;
  • Difficoltà a fare respiri profondi.
A questo proposito, è importante ricordare che, quando ci si reca dal proprio medico specialista, è fondamentale informarlo di tutti i fastidi, disturbi, dolori e sensazioni che si provano. Il quadro sintomatologico, infatti, è spesso lo strumento più importante che il medico ha a disposizione per fare un'adeguata diagnosi.
Spesso, il paziente tende a sottovalutare alcuni sintomi perché pensa non possano essere correlati all'apparato muscolo-osteo-articolare, ma le patologie reumatiche possono estendersi a tutti gli organi, provocando sintomi e disturbi non per forza a carico dell'apparato locomotore. Qualsiasi informazione è preziosa per il medico. 

È quindi consigliato, in caso si soffra di una malattia reumatica, tenere un diario dove annotare tutte le anomalie che si riscontrano: a livello digestivo, comportamentale, neurologico e psichiatrico. Sintomi come, ad esempio: diarrea, febbre, stitichezza, vomito o nausea, sensazione di addome gonfio, disturbi della vista, anomalie tattili, mal di testa ricorrenti, difficoltà di memoria o di ragionamento, vanno sempre portati all'attenzione del Reumatologo, che ne farà tesoro per inquadrare opportunamente il tipo di malattia reumatica che ha di fronte. 

Diagnosi delle malattie reumatiche

La diagnosi avviene in seguito a colloquio e visita obiettiva con il proprio medico curante. Per la corretta definizione del tipo di patologia e la sua specificità potrebbe essere necessario ricorrere alla visita dello specialista che consiglierà accorgimenti e terapia più adeguata a tenere la patologia sotto controllo. 
Per una diagnosi differenziale, solitamente ci si avvale di:
  • Anamnesi fornita dal paziente, che dovrà essere in grado di dare indicazioni precise su eventuali casi di patologie reumatiche in famiglia, sintomi, sensazioni a livello dei tessuti connettivi;
  • Analisi del sangue, in particolar modo il controllo della velocità di eritrosedimentazione (VES) e della proteina C reattiva, che indicano la presenza o meno di uno stato infiammatorio e degli anticorpi specifici, che sono identificativi di reumatismi di causa autoimmune;
  • Analisi del liquido sinoviale, durante il quale si preleva un campione di liquido cartilagineo, per analizzarlo;
  • Radiografie o tac total body, per controllare lo stato generale dell'apparato scheletrico.

Artrite e Artrosi: quali differenze?

Artrite e artrosi sono spesso utilizzati come sinonimi, tuttavia si riferiscono a fenomeni differenti. Mentre l’artrite è una malattia infiammatoria cronica che colpisce organi diversi indipendentemente dall’età, l’artrosi è una malattia cronica, degenerativa che insorge soprattutto dopo i 50 anni che colpisce i condrociti, le cellule della cartilagine, che può avere anche una componente infiammatoria.

L’artrosi si deve all’invecchiamento delle articolazioni, in particolare di piede, ginocchia e anca. La cartilagine deteriorata dall’usura perde la sua elasticità e irrigidendosi si può danneggiare. Anche i tendini e i legamenti dell’articolazione ne risentono: infiammandosi, provocano dolore.
Sovrappeso e obesità favoriscono l’artrosi, cui concorrono la familiarità, le fratture e lesioni articolari, oppure i lavori che impongono posizioni forzate (in ginocchio a lungo) o quelli manuali. Anche gli sport, in particolare il calcio, usurano anzitempo le cartilagini di piedi e ginocchia.

Il dolore si intensifica la sera e il riposo notturno lo placa. La rigidità articolare, transitoria - non va oltre la mezz’ora - è presente nelle fasi moderate e gravi. La limitazione funzionale si manifesta man mano che la malattia si aggrava. Le cure insistono sull’attenuazione del dolore e il rallentamento della patologia ma non ci sono terapie risolutive. Come farmaci si può far uso di antidolorifici. Per ginocchia e mani è possibile ricorrere a infiltrazioni con acido ialuronico. I corticosteroidi entrano in gioco solo nei rari casi d’infiammazione associata ad artrosi. Nei casi più gravi si posizionano protesi articolari.

L’artrite colpisce ogni genere di articolazione provocando dolore, danneggiamento e deformazione nel tempo. L’artrite interviene solitamente fra i 30 e i 60 anni, ma ci sono casi anche in età più giovane e nei bambini. 
Oltre a quelle nominate in precedenza, sono frequenti quelle poliarticolari, con infiammazioni che coinvolgono oltre quattro distretti. Il dolore persiste anche la notte, con rigidità al risveglio. Il movimento l’attenua. Quando la malattia si aggrava la mobilità delle articolazioni si riduce. In fase avanzata la limitazione funzionale dipende spesso dalla rottura di tendini e legamenti. Calore e rossore sono segni caratteristici dell’infiammazione.
Infografica che ritrae un articolazione con artrosi

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Malattie reumatiche: come si curano? Trattamento e prevenzione

Le malattie reumatiche sono in prevalenza patologie di tipo cronico, sono progressive e peggiorano col tempo. Per la maggior parte di esse non esiste un trattamento risolutivo, ad eccezione delle artriti di origine infettiva su cui è possibile intervenire sull’infezione che le ha generate. 
In tutti gli altri casi, è possibile applicare delle terapie per curare e, se non guarire, almeno garantire una buona qualità della vita dei pazienti.

Una volta stabilita la causa della patologia reumatica, e stabilito di quale variante si tratta, si sceglie il percorso terapeutico più idoneo. Un buon protocollo terapeutico è in grado di rallentare la progressione della malattia, renderla meno aggressiva, meno invalidante e più sopportabile. Naturalmente, per ogni tipologia di malattia reumatica verrà prescritta una terapia soggettiva e specifica, tenendo anche in considerazione i desideri, le aspettative e il parere del paziente. In generale, però, i farmaci di elezione per il controllo delle malattie reumatiche sono:
  • Farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), che riducono l'infiammazione e sopprimono il dolore. Tra questi ricordiamo l’acido acetilsalicilico, l’ibuprofene (tipici analgesici), il diclofenac, naprossene e il ketoprofene, spesso consigliati per i dolori articolari;
  • Il cortisone, un potente antinfiammatorio che però può dare assuefazione. Il corpo cioè, si abitua e necessita, periodicamente, di un incremento di dosaggio per ottenere gli stessi risultati. Per questo motivo, solitamente, si inizia la terapia a base di cortisone solo quando la malattia ha raggiunto uno stadio avanzato e si parte con dosaggi bassissimi, da aumentare nel tempo, gradualmente. 
In abbinamento alla medicina tradizionale è possibile adottare cure con metodologie alternative, ad esempio l'agopuntura o il trattamento a ultrasuoni, utili soprattutto per alleviare i dolori muscolari.

Anche i farmaci "biologici" sono idonei al il trattamento delle malattie reumatiche. Sono per la maggior parte degli inibitori delle citochine, le molecole secrete dalle cellule durante la reazione infiammatoria per scatenarla, regolarla e risolverla. Le citochine sono numerose, con funzioni molto diverse tra loro e con diversi bersagli cellulari. La loro fine regolazione è importantissima per eliminare la causa dell’infiammazione ma anche per estinguere l’infiammazione stessa, in modo da ripristinare le condizioni basali dell’organismo. Una mancata regolazione della secrezione di citochine è ad esempio caratteristica della cosiddetta “tempesta da citochine” di cui si parla molto nel contesto del COVID-19.

Anche questo tipo di farmaci, presenta una potenziale tossicità. Bisogna tenere presente che, in quanto malattie croniche, le terapie per le malattie reumatiche sono da somministrare a vita. L’intrinseca tossicità richiede pertanto un attento dosaggio, la somministrazione a cicli discontinui e la consapevolezza che, nel tempo, questi farmaci possono rappresentare la causa di ulteriori disturbi, soprattutto a carico del cuore, del fegato e dello stomaco.

Per minimizzare l'utilizzo dei farmaci, è quasi sempre prescritto un percorso fisioterapico o altri trattamenti come la Stimolazione Elettrica Nervosa Transcutanea (TENS), gli ultrasuoni e il Trasferimento Energetico Capacitivo Resistivo (terapia TECAR), ovvero trattamenti tesi all'attenuazione del dolore e all'induzione dei processi riparativi organici con metodi strumentali. In ausilio ai farmaci sistemici, vanno inoltre praticate infiltrazioni intra articolari di cortisone o di acido ialuronico, anche se è necessaria una buona regolazione della frequenza dei trattamenti. 

Oltre a trattamenti farmacologici e strumentali, si può:
  • Alternare riposo e attività fisica, che deve essere adeguatamente regolata a seconda delle caratteristiche e delle necessità del paziente;
  • Seguire una dieta adeguata;
  • Utilizzare la terapia del freddo, in cui si applicano spray e impacchi per raffreddare la zona dolorante in modo da ridurre la sensibilità locale e con essa il dolore.
In tutti i casi il paziente reumatologico è da trattare nella sua singolarità. La malattia reumatica è spesso accompagnata da altri problemi o patologie e va dunque valutata in un quadro d'insieme, tenendo conto della specificità del caso. 

Data l’assenza di un trattamento risolutivo, la prevenzione è fondamentale.
Tra le buone norme ci sono una alimentazione corretta e il moto, per non incorrere in sovrappeso o addirittura in obesità, condizione che pone un forte stress sulle articolazioni. Passeggiate giornaliere e una ginnastica leggera sono consigliate per mantenere un buon tono muscolare e un metabolismo sufficiente. Correggere un'eventuale cattiva postura è altrettanto importante in termini di prevenzione. È bene non minimizzare i segnali che il nostro organismo ci invia. 
Oltre al consulto medico è consigliabile un programma di tonificazione del segmento muscolare teso a un maggiore contenimento dell'articolazione interessata. Molto spesso un potenziamento muscolare dei tensori articolari può ritardare anche di parecchi anni o evitare del tutto l'utilizzo di farmaci antinfiammatori.
infografica che ritrae un'articolazione con artrite

 
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Cosa sono le malattie reumatiche?
Sono malattie croniche infiammatorie e degenerative a carico del tessuto connettivo, più specificatamente di articolazioni, tendini, legamenti, ossa.
Tutte le malattie reumatiche sono malattie autoimmuni?
Non tutte le malattie reumatiche sono malattie autoimmuni anche se il malfunzionamento del sistema immunitario costituisce la base dell’insorgenza di molte di esse (artrite reumatoide, lupus, sclerodermia, artrite giovanile).
Si guarisce da una malattia reumatica?
Trattandosi di malattie croniche e degenerative non si può sostenere che sia possibile la guarigione. È tuttavia possibile la cura, con l’adozione di terapie farmacologiche e non, e comportamenti e stili di vita adeguati che permettono il raggiungimento di una buona qualità della vita.
Come è il dolore causato da una malattia reumatica?
I dolori causati dalle malattie reumatiche possono essere molto intensi, continui nel tempo, oppure a fasi alterne. I pazienti che soffrono di queste patologie lamentano di indolenzimenti, scosse elettriche spesso in corrispondenza di determinati movimenti.
Artrite e artrosi sono la stessa cosa?
Nonostante siano spesso usati come sinonimi, questi termini indicano patologie diverse.
L’artrite è una patologia infiammatoria cronica, spesso con carattere autoimmune.
L’artrosi è una malattia degenerativa, che colpisce con il progredire dell’età, ed è causata dall’usura della cartilagine.
In collaborazione con
Barbara Bartolini

Barbara Bartolini

Biologa, ricercatrice per più di 10 anni nel campo della Biochimica e della Biologia Molecolare e Cellulare. Ho lavorato in laboratori internazionali di ricerca in Italia, Gran Bretagna, Svezia e Austria studiando la glicobiologia, l'aterosclerosi, l'immunologia e il cancro. Ho conseguito un Dottorato di Ricerca in Scienze Fisiologiche presso l'Università di Pavia e un master in Approccio Multidisciplinare ai Disturbi dell'Alimentazione e della Nutrizione presso lo stesso ateneo. Dal 2019 mi occupo attivamente di comunicazione ed educazione scientifica, supportando la stesura di articoli scientifici, di divulgazione e di materiale per insegnamento universitario. Faccio parte di Freelance Network Italia e dal 2020 collaboro con il portale Doveecomemicuro.it.
Data di pubblicazione: 19 maggio 2020
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