Malattie infiammatorie croniche intestinali: quali sono?

Malattie infiammatorie croniche intestinali: quali sono?

Ricerca e Prevenzione

Ultimo aggiornamento: 04 luglio 2019

Indice

 
Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) rappresentano un gruppo eterogeneo di patologie che condividono l’infiammazione sia acuta che cronica di questo organo. In inglese sono descritte dall’acronimo equivalente IBD (Inflammatory Bowel Diseases). Si tratta di disturbi la cui frequenza è in continuo aumento, in particolare nei Paesi industrializzati: in Italia si stima che ci siano circa 200.000 pazienti. La teoria più accreditata per spiegare la loro causa è quella di una reazione autoimmune. Per ragioni non ancora chiarite il sistema immunitario “si confonde” e attacca le cellule del corpo.

Questa teoria è suffragata da numerosi fattori, fra cui la concomitanza con la manifestazioni delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali di sintomi di altre patologie infiammatorie croniche, quali:

intestino 3D
  • artrite: si tratta di una patologia infiammatoria cronica che colpisce le articolazioni
  • episclerite: infiammazione della porzione bianca dell’occhio (sclera)
  • eritema nodoso: patologia infiammatoria cronica che causa la comparsa di noduli cutanei infiammati
  • pioderma gangrenoso: malattia infiammatoria cronica associata all’insorgenza di ulcere della cute di colore violaceo intenso che possono contenere pus, risultato di un’infezione della pelle.


Oltre alla terapia farmacologica (ancora in evoluzione) e alla chirurgia, l’approccio terapeutico di queste patologie si avvale dell’educazione all’assunzione di uno stile di vita protettivo. Questo comporta l’eliminazione del fumo da sigaretta, dell’alcol e l’adozione di una dieta adeguata. Fra gli studiosi che si sono occupati delle relazioni fra cibo e Malattie Croniche Infiammatorie Intestinali, il professor Valter Longo ha formulato un protocollo attualmente in studio sull’animale. La dieta da lui proposta rievoca le caratteristiche del digiuno e sembra avere effetti positivi sul decorso delle malattie intestinali.


Le malattie infiammatorie intestinali: la malattia di Chron


La Malattia di Crohn è una patologia infiammatoria intestinale caratterizzata da un’infiammazione acuta e cronica del tratto gastrointestinale e influenzata sia nell’insorgenza che nel decorso da numerosi fattori:
  • ambientali
  • comportamentali: il fumo da sigaretta è uno dei fattori di rischio della malattia e ne aumenta il numero di riacutizzazioni
  • genetici: più del 20% delle persone affette dal Morbo di Crohn ha un parente stretto (genitore, figlio, fratello) diagnosticato con una patologia cronica dell’intestino.
In Italia, dove se ne registrano 8.000 nuovi casi all’anno, le persone malate di Crohn sono 70.000 circa, senza distinzione fra uomini e donne. La frequenza della malattia aumenta nei Paesi occidentali, in particolare nelle popolazioni di origine nordeuropea e anglosassone.

L’infiammazione causata dal Morbo di Crohn si localizza principalmente:
  • nell’ultima parte dell’intestino tenue (ileo): nel 35% dei casi la malattia colpisce il solo tenue 
  • nella prima parte del colon: nel 20% dei casi il Crohn si manifesta solo nel colon, escludendo il retto.
Nel 45% dei pazienti il Crohn riguarda sia il tenue che il colon. Al di là di queste osservazioni basate sulle rilevazioni statistiche, la patologia può colpire qualsiasi tratto dell’apparato digerente. Normalmente la malattia si manifesta a macchia di leopardo, interessando aree inframmezzate a zone che rimangono sane (lesioni a salto).

I sintomi del Crohn dipendono dalla porzione di intestino colpita e, in generale, sono:
  • dolore addominale di tipo crampiforme, spesso assente nei bambini
  • perdita di peso: è causata dall’inappetenza e dallo scarso assorbimento delle sostanze nutritive legato alle cattive condizioni della mucosa intestinale (malassorbimento)
  • dissenteria cronica, talora emorragica (che si verifica quando il colon è compromesso) e conseguente disidratazione
  • perdita di appetito, che nei bambini può comportare ritardo della crescita
  • febbre
  • affaticamento, astenia.
Le complicanze del Crohn possono essere:
  • infezioni delle vie urinarie
  • fistole: si tratta di canali di connessione anomala fra intestino e cute o intestino e vescica che nascono sulla base di ulcere e fissurazioni della parete intestinale
  • ulcere
  • ascessi: sono sacche di raccolta di materiale purulento che si formano a causa di infezioni localizzate nella cavità addominale. Possono essere originati da un’ulcera
  • megacolon tossico: si tratta di una complicanza rara che può verificarsi quando l’intestino tenue viene colpito da paralisi e la stasi del suo contenuto porta allo sviluppo massivo di gas, che distendono la parete addominale. La risoluzione del megacolon tossico può richiedere l’intervento chirurgico
  • ostruzione intestinale: può instaurarsi quando, a seguito della formazione di un’ulcera, il tessuto cicatriziale deposto nel tentativo di chiudere la lesione causa una stenosi (restringimento) del lume intestinale. La risoluzione dell’ostruzione prevede l’esecuzione di un intervento chirurgico 
  • tumore del colon: la presenza del Crohn aumenta il rischio del paziente di sviluppare un cancro del colon.
Se la sintomatologia non viene adeguatamente controllata con la terapia farmacologica il paziente può dover affrontare numerosi episodi di ospedalizzazione ed interventi chirurgici, nonché una condizione di disabilità. Nei bambini la chirurgia viene generalmente prescritta nel caso in cui la malattia causi un ritardo nella crescita.

Esaminiamo di seguito le due Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali più paradigmatiche e diffuse, il Morbo di Crohn e la colite ulcerosa.
 

Le malattie infiammatorie intestinali: la colite ulcerosa


La colite ulcerosa è una Malattia Infiammatoria Cronica Intestinale che presenta numerose differenze con il Crohn:
  • non interessa l’intera parete intestinale
  • non si localizza nell’intestino tenue
  • interessa il retto, risparmiato invece dal Crohn
  • le ulcere che causa sono superficiali; non provoca la formazione di fistole o ascessi
  • non riconosce il fumo da sigaretta fra i fattori di rischio.
Le cause della colite ulcerosa sono riconosciute nei fattori genetici e nella eccessiva reattività immunitaria della mucosa intestinale. 
L’attacco di colite ulcerosa (riacutizzazione) compare in maniera improvvisa e si protrae per giorni o settimane, comportando: 

donna affaticata
  • diarrea violenta con perdita di muco e sangue: è la ricorrente diarrea emorragica a lasciar supporre l’ipotesi di diagnosi del Crohn e a portare il medico alla prescrizione di esami che la considerino
  • febbre alta
  • perdita di peso
  • dolore addominale
  • malessere che può assumere le caratteristiche di una profonda prostrazione
  • peritonite: talora la mucosa che riveste la cavità addominale (il peritoneo) può andare incontro ad infiammazione generale.


Le complicanze della malattia possono riguardare il protrarsi della sintomatologia o la sua degenerazione:
  • sanguinamento: è la complicanza più comune, che può indurre anemia
  • colite fulminante: si tratta di un evento grave, che può verificarsi in pazienti colpiti da un attacco particolarmente violento e progressivo, che porta alla perforazione del colon e alla peritonite diffusa. Questa evenienza danneggia le fibre nervose addominali, portando all’insorgenza dell’ileo paralitico (condizione nella quale l’intestino risulta paralizzato, privo della sua fisiologica motilità) e gonfiore addominale (per lo sviluppo massivo di gas legato alla sospensione dell’attività d’organo e alla stasi del contenuto intestinale). La dilatazione si intensifica, fino a dare origine al megacolon tossico, circostanza accompagnata da febbre elevata e dolore addominale intenso
  • tumore del colon: il rischio di sviluppare il cancro del colon aumenta a partire dal settimo anno dall’esordio della malattia, nei casi in cui essa è particolarmente estesa. Il tasso di sopravvivenza a lungo termine dei pazienti colpiti da degenerazione tumorale è pari a circa il 50%. La prognosi migliora se il tumore viene diagnosticato precocemente e la porzione di intestino coinvolta asportata in tempi rapidi.
Le complicanze possono essere presenti anche quando il paziente non è in fase di riacutizzazione del Crohn. La loro incidenza è minore nei pazienti affetti da proctite ulcerosa, ossia le persone in cui la malattia si localizza a livello dell’intestino retto. In questi casi la chirurgia è quasi sempre non necessaria e il rischio di cancro non è aumentato rispetto alla popolazione normale. I pazienti con proctite possono essere trattati con clisteri di immunomodulatori, evitando la somministrazione sistemica, associata ad effetti collaterali molto maggiori, sia in numero che in gravità.
     
 

La diagnosi delle malattie infiammatorie intestinali


La diagnosi delle MICI si effettua sulla base di:
  • esame del sangue: vengono ricercati nel sangue i marker infiammatori (VES, PCR, conta dei globuli bianchi, livelli di albumina), che tuttavia sono parametri aspecifici, che possono alterarsi per numerose e differenti ragioni. Nel caso di forti sanguinamenti intestinali, gli esami del sangue vengono prescritti anche per valutare lo stato di anemia del paziente
  • esame obiettivo: il medico può sospettare la presenza di una Malattia Infiammatoria Cronica Intestinale anche attraverso la palpazione dell’addome, durante la quale può rilevare la presenza di una massa o una zona di tensione nei quadranti addominali inferiori, soprattutto sul lato destro 
  • imaging: ecografia, TAC, RM, colonscopia (con biopsia ed esame istologico) si impiegano per localizzare con precisione le aree infiammate e stabilire la gravità della patologia. La colonscopia è utilizzata anche per valutare la presenza di eventuali degenerazioni (displasie) suscettibili di trasformazione cancerosa delle lesioni intestinali
  • esame delle feci: permette di verificare o escludere la presenza di parassiti o di infezioni batteriche in sovrapposizione alla sintomatologia infiammatoria della malattia.
     

Il trattamento delle malattie infiammatorie croniche intestinali


Non essendo ancora stata individuata una cura definitiva, l’obiettivo della terapia farmacologica è quello di ridurre lo stato di infiammazione della mucosa intestinale, anche attraverso l’inibizione dell’attività del sistema immunitario. I medicinali impiegati per il trattamento delle MICI sono:
  • cortisonici: il prednisone a dosi anche non elevate produce una remissione marcata dei sintomi, in particolare per quanto riguarda la colite ulcerosa. Meno efficace la sua capacità di mantenere nel tempo la remissione. Migliore, da questo punto di vista, la performance della budesonide, che però non agisce altrettanto rapidamente: per questa ragione, viene prescritta solo ai pazienti con sintomatologia meno marcata. La budesonide è anche associata ad una minore frequenza di reazioni avverse tipiche del prednisone e di tutta la categoria dei cortisonici: iperglicemia e diabete, ipertensione arteriosa, cataratta, osteoporosi (per demineralizzazione dell’osso), assottigliamento cutaneo, variazioni improvvise dell’umore e altri sintomi di tipo emotivo-psicologico, acne, irsutismo (eccessiva presenza di peli corporei), ulcera e gastrite (per iperattivazione della produzione di acidi)
  • immunomodulatori convenzionali (metotrexato, azatioprina, 6-mercaptopurina): modificano la risposta del sistema immunitario, riducendone la reattività, attraverso l’inibizione dell’azione dei linfociti T. Il principale problema nell’impiego di questi medicinali è la lentezza dell’azione, per la quale possono volerci anche 1-3 mesi. Sono, inoltre, da somministrare sotto stretto controllo medico e con regolare monitoraggio dei valori ematici, a causa degli effetti collaterali che possono scatenare: anoressia, nausea, vomito, malessere generale, aumento del rischio di infezioni (per l’indebolimento del sistema immunitario che inducono), pancreatite, riduzione nel numero di leucociti e piastrine (per soppressione dell’attività del midollo osseo, sede della loro formazione), disfunzione epatica
  • immunosoppressori: la ciclosporina si somministra a soggetti con crisi gravi che non rispondono ai cortisonici; il tacrolimus può supportare il mantenimento della remissione nei pazienti nei quali i farmaci immunomodulatori perdono velocemente di efficacia. Gli effetti collaterali di questa classe di medicinali sono: ipertensione arteriosa, nausea, vomito, insufficienza renale, convulsioni, neuropatia, aumento del rischio di sviluppare linfomi
  • aminosalicilati (sulfasalazina, olsalazina, mesalazina, balsalazide): riducono il livello di infiammazione della mucosa intestinale e prevengono la riacutizzazione dei sintomi
  • farmaci biologici: sono anticorpi monoclonali sintetizzati con le biotecnologie (da cui il nome “farmaci biologici”) che agiscono spegnendo a monte il processo infiammatorio e rispondono, almeno in parte alle esigenze del paziente di ottenere un rapido miglioramento della fase acuta e di mantenerlo nel tempo. I farmaci biologici inibiscono l’azione delle molecole principali fra quelle coinvolte nella cascata infiammatoria. Uno dei più recenti è ustekinumab per il Morbo di Crohn, che ha mostrato una buona rapidità di azione e il mantenimento nel tempo dell’efficacia. Infliximab, adalimumab e golimumab agiscono inibendo il TNF (una delle molecole coinvolte nella risposta immunitaria eccessiva) e vengono prescritti ai pazienti affetti da colite ulcerosa che non rispondono alla terapia tradizionale. Fra gli effetti collaterali dei farmaci biologici, il rischio di riesacerbazione di una pregressa tubercolosi o di epatite B. Vedolizumab è invece associato al rischio di leucoencefalopatia multifocale progressiva (LMP), una grave infezione cerebrale che può avere conseguenze permanenti e disabilitanti. Questa molecola è utilizzata solo nei pazienti in cui la gestione della malattia è particolarmente complicata. Tutti i farmaci biologici comportano il rischio di innescare una reazione all’infusione, ossia una serie di sintomi che segue a breve distanza di tempo l’iniezione del medicinale. Essa comprende febbre, brividi, nausea, cefalea, prurito, eruzioni cutanee, ipotensione, difficoltà respiratorie
  • integratori a base di ferro: per i pazienti che manifestano anemia a seguito di sanguinamenti profusi dalla mucosa intestinale. Viene consigliata anche l’integrazione di vitamina D e calcio
  • emotrasfusioni: i pazienti con importanti sanguinamenti intestinali devono essere sottoposti a trasfusioni di sangue
  • loperamide: si tratta di un medicinale antidiarroico che è possibile assumere, anche se a dosi ridotte, per controllare il sintomo nei pazienti con sintomi relativamente lievi. Questo farmaco è controindicato nei pazienti con forme più aggressive della malattia, a causa del rischio di indurre una colite fulminante.
Uno dei grossi problemi delle persone che soffrono di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali è la perdita di efficacia del farmaco nel tempo. Fra i maggiori obiettivi della farmacologia, lo sviluppo di molecole in grado di contrastare questo fenomeno.

Se la sintomatologia non viene correttamente tenuta sotto controllo con i farmaci e la dieta il rischio del paziente di doversi sottoporre ad intervento chirurgico aumenta: il 70% dei pazienti affetti da Crohn ed il 30% dei pazienti con colite ulcerosa viene trattato chirurgicamente. La chirurgia consiste nella resezione della porzione di intestino degenerata (nel Crohn) e nel tamponamento di una colite fulminante altrimenti fatale (nella colite ulcerosa). Può ridurre per un certo periodo di tempo la gravità della sintomatologia. Tuttavia, nel 20% dei casi, il paziente va incontro ad una riacutizzazione dei sintomi a distanza di un anno dall’intervento.

Quando l’asportazione è completa (proctocolectomia totale, ossia rimozione di colon e retto) il paziente vede un netto miglioramento della sintomatologia e della qualità della vita. In passato, tuttavia, il malato doveva convivere con una stomia, ossia un collegamento permanente fra l’intestino tenue ed un’apertura praticata nella parete addominale a cui era collegato un sacchetto di raccolta delle feci (sacca per ileostomia). Oggi, durante l’intervento, viene eseguita un’anastomosi ileo-pouch-anale (Ileal Pouch-Anal Anastomosis, IPAA), che permette di collegare le anse del tenue direttamente alla piccola porzione di retto residuo, conservando lo sfintere.


 

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Combattere le malattie infiammatorie con la dieta


Combattere l’invecchiamento cellulare è uno degli obiettivi della ricerca scientifica oggi. Contrastare l’aging è un’azione prima molecolare che macroscopica, ossia riguarda la cellula ancor prima che i tessuti e gli organi. Non si tratta solo di prolungare la sopravvivenza dell’uomo, ma anche e soprattutto di migliorare la qualità della sua vita. Prevenire gravi malattie, come il tumore e le malattie neurodegenerative, associate ai fenomeni di deterioramento che si verificano all’interno delle cellule con il trascorrere del tempo.

Alla base di entrambe queste categorie di malattie sembra infatti esserci il rallentamento dei meccanismi di detossificazione, i sistemi che l’organismo utilizza per neutralizzare i radicali liberi. Questo indebolimento ne provoca l’accumulo all’interno delle cellule, che dà il via ad una catena di reazioni chimiche che possono danneggiare il DNA. E’ proprio questo danno a gettare le basi per l’insorgenza del tumore e di malattie che comportano la degenerazione del sistema nervoso, come Alzheimer e Parkinson. Non stupisce dunque che numerosi gruppi di ricerca si siano impegnati nell’individuazione di sistemi protettivi per il DNA. Quando si parla di prevenzione, si considera lo stile di vita e, in primo luogo, l’alimentazione.

Uno dei protocolli studiati per contrastare l’invecchiamento cellulare è rappresentato dalla cosiddetta Dieta Mima Digiuno (PMD, Programma Mima Digiuno), elaborata dal professor Valter Longo, direttore dell’Istituto Longevità della University of Southern California e Group Leader IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) di Milano. Longo ha catalizzato grande interesse attorno ai propri lavori, tanto da essere inserito fra i 50 personaggi più influenti nel mondo della salute da Time Magazine per il 2018.

Il protocollo da lui elaborato, che si basa sull’assunzione di alimenti di origine vegetale e sulla riduzione dell’apporto di zuccheri per 5 giorni e che deve essere ripetuto nel tempo, funzionerebbe provocando una sorta di reset della cellula, spinta a riprogrammarsi. Questo nuovo assetto metabolico stimolerebbe i meccanismi di rigenerazione. In particolare, i dati provenienti dagli studi sperimentali sembrerebbero indicare:
  • una riduzione del grasso addominale (particolarmente insidioso per l’aumento del rischio di insorgenza delle malattie cardiovascolari) 
  • un miglioramento dei parametri infiammatori generali (come la Proteina C-Reattiva, PCR) nell’animale. 
I risultati di questi studi sono stati pubblicati su Cell Metabolism e Science Translational Medicine. Per i suoi effetti nell’animale, il Programma Mima Digiuno è balzato agli onori della cronaca scientifica come Dieta della Longevità, descritta in due libri di successo editi da Salani Editore. 

 

Gli effetti positivi sulle malattie infiamatorie croniche intestinali


Uno dei meccanismi d’azione del Protocollo Mima Digiuno appare coincidere con il miglioramento nella composizione della flora batterica intestinale. Proprio questo aspetto, in sinergia con la possibilità di agire sui parametri dell’infiammazione, ha convinto i ricercatori del gruppo di Valter Longo a proseguire gli studi nella direzione delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali. L’inizio dei lavori è stato annunciato nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Milano e durante la quale lo stesso Longo ne ha raccontato le premesse.

Un altro effetto del digiuno sembra essere quello di aumentare la frequenza di apoptosi nelle cellule. L’apoptosi è il suicidio programmato: si tratta di un fenomeno biochimico che si verifica, in condizioni fisiologiche, quando la cellula è danneggiata. In quel caso, viene eliminata per non recare danno all’intero tessuto e innescarne la rigenerazione. Da questo punto di vista, lo stimolo all’apoptosi potrebbe, secondo le teorie di Longo, limitare il rischio di degenerazione tumorale associato alle MICI.

 

Cinque consigli per migliorare l'alimentazione

tavolo con pesce e verdure
Nel corso della presentazione dei nuovi trial che mirano a valutare l’effetto del Programma Mima Digiuno sul decorso delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, il professor Giorgio Sesti (ordinario di Medicina Interna all’Università Magna Grecia di Catanzaro) cita anche suggerimenti più generici che possono migliorare la nostra alimentazione.
  1. evitare di riempire il carrello della spesa: oggi i principali problemi di salute che ci affliggono si basano sul fatto che l’apporto calorico della nostra dieta è eccessivo in relazione a quanto bruciamo. Uno dei comportamenti a contrasto di questa tendenza è quello di non fare spese troppo abbondanti: riempire meno il carrello (e, di conseguenza, il frigorifero), contribuisce ad alleggerire anche i nostri piatti.
  2. ridurre il consumo di grassi saturi: nonostante sia un consiglio che viene ripetuto da più direzioni, viene poco ascoltato. I grassi saturi non sono solo impattanti per l’aumento del rischio di malattia cardiovascolare, ma hanno anche effetto negativo sul decorso delle malattie intestinali.
  3. aumentare il consumo di proteine vegetali a scapito di quelle animali. L’arricchimento dell’alimentazione con prodotti di origine vegetale migliora la composizione del microbiota intestinale e dunque l’azione protettiva nei confronti della mucosa.
  4. arricchire la dieta di semi vegetali e frutta secca, ricchi di acidi grassi polinsaturi della linea omega-3, protettivi delle cellule attraverso l’inibizione dei meccanismi infiammatori.
  5. rivalutare la Dieta Mediterranea originale: oggi tendiamo ad eccedere con alcuni dei cibi presenti nella Dieta Mediterranea, in particolare quelli ricchi di amidi (pasta, patate, pane). Alimenti utili, ma dei quali dobbiamo contenere le dosi.
 

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In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.
Data di pubblicazione: 04 luglio 2019