Malattia di Lyme: colpa di una zecca? Cure e sintomi

Malattia di Lyme: colpa di una zecca? Cure e sintomi
07 dicembre 2018

Benessere

Indice

Introduzione

La Malattia di Lyme è una patologia trasmessa dal morso di una zecca infestata da un batterio del genere Borrelia. E’ dalla denominazione scientifica del microorganismo infestante che deriva l’espressione alternativa con cui è conosciuta la patologia, ovvero Borreliosi di Lyme
Il fatto che le manifestazioni della malattia non sono sufficientemente caratterizzate e riconoscibili e l’assenza di sintomi distintivi e parametri diagnostici specifici, rende difficile la diagnosi precoce. La Malattia di Lyme necessita di un trattamento antibiotico, che, se somministrato tardivamente, perde parzialmente di efficacia. 
La malattia e le sue complicanze possono determinare il protrarsi della sintomatologia, sfumata e simile a quella dovuta ad una sindrome parainfluenzale. In alcuni casi, possono peggiorare e causare importanti alterazioni articolari, neurologiche o cardiache. 
L’incidenza della Malattia di Lyme è in aumento in Italia, a causa della presenza delle zecche anche nelle aree verdi delle zone urbane determinata dai cambiamenti climatici. Il trend di diffusione è in aumento anche nel mondo. 
 

Incidenza e diffusione della malattia di Lyme nel Mondo 

Fotografia di una zecca sulla pelle.La Malattia di Lyme fu riconosciuta e diagnosticata la prima volta negli anni ’70 negli Stati Uniti, nella città del Connecticut da cui prende il nome, mentre il patogeno che la origina venne identificato nel 1982. Da allora la malattia si è diffusa progressivamente nel continente nordamericano, fino a diventare la malattia da zecche più segnalata negli USA. Oggi nel Nord America la Borreliosi di Lyme rappresenta la seconda malattia infettiva per incidenza dopo l’HIV. Sono più di 300.000 i nuovi casi ogni anno. 
A causa dei cambiamenti climatici, che hanno condotto alla maggiore diffusione delle zecche portatrici del batterio, la Malattia di Lyme sta rapidamente incrementando la sua incidenza anche in Europa. 
In Italia è stata identificata per la prima volta nel 1983, in Liguria. Oggi le Regioni più colpite sono il Friuli Venezia Giulia (dove è diffusissima), la Liguria, il Veneto, l’Emilia Romagna e il Trentino Alto Adige. 
Al mondo, secondo le rilevazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Malattia di Lyme è seconda solo alla malaria fra le patologie che richiedono un vettore artropode per la diffusione. 

 

La diagnosi della malattia di Lyme 

Se la diagnosi viene posta precocemente, la gestione della Malattia di Lyme è più semplice. La complessità subentra quando la patologia viene riconosciuta a distanza di mesi o anni dall’esordio della sintomatologia. In questo caso, le ripercussioni personali e sociali sono importanti. 
La ricerca degli anticorpi diretti contro il batterio non dà risultati specifici, perché non permette di differenziare fra infezione attiva ed inattiva. Sono attualmente allo studio test che rilevino la presenza del batterio, che potrebbero fornire indicazioni più precise e specifiche su diagnosi e conseguente stadiazione della malattia. 
Non esistono marker biochimici, ossia valori del sangue che, se alterati, possono essere collegati in maniera specifica alla malattia di Lyme. Per questa ragione, la diagnosi viene effettuata esclusivamente sulla base delle rilevazioni cliniche. L’eritema migrante, che compare sulla cute nelle fasi precoci della malattia, ne è il miglior indicatore. 
In assenza di rash cutaneo, la diagnosi è certamente più difficile. La forma precoce disseminata può essere confusa facilmente con l’artrite reumatoide. Tuttavia lo specialista valuta la presenza/assenza di segni distintivi quali: l’assenza della rigidità mattutina, di noduli sottocutanei e del fattore reumatoide nel sangue. 

 

I sintomi della malattia di Lyme

La Malattia di Lyme procede, nel suo decorso, attraversando tre diverse fasi. 

 
INFEZIONE PRECOCE LOCALIZZATA 
Compare a distanza di 7-10 giorni dal morso della zecca infetta. Le zecche che possono trasmettere la Malattia di Lyme sono del genere Ixodes. La patologia è 
causata da un batterio del genere Borrelia spp (appartenente al genere spirocheta), che alberga nel parassita. Le specie che possono veicolare la malattia sono: 
  • Borrelia burgdorferi: presente in Europa e Nord America (dove è l’unico agente in grado di causare l’infezione) 
  • Borrelia afzelii e Borrelia garinii: sono presenti in Europa, Asia e Africa. 
I principali serbatoi della malattia sono gli animali selvatici (roditori, caprioli, cervi, volpi, lepri). 
L’esordio della sintomatologia si verifica tipicamente in estate e all’inizio dell’autunno. La Borrelia penetra attraverso la cute nel punto in cui la zecca ha morso l’ospite. 
La Malattia di Lyme compare nel 75% circa dei pazienti con una macchia rossa sulla pelle che si estende lentamente, a distanza di 3-32 giorni dal momento del morso. Si tratta di un eritema a forma di occhio di bue, di colore più intenso nell’area centrale e più sfumato nella corona circolare attorno, che viene riconosciuto solo in alcuni pazienti. 
Il rash cutaneo eritematoso (definito eritema migrante, erythema migrans) è una manifestazione dell’infiammazione in atto e dunque segnala che sta avvenendo una risposta immunitaria. 
In assenza di trattamento, l’eritema migrante scompare dopo 3-4 settimane. 

 

INFEZIONE PRECOCE DISSEMINATA 

Il quadro è in questa fase fluttuante e può durare per mesi, se non trattato precocemente. A distanza di settimane o mesi dalla comparsa dell’eritema migrante, quando il batterio si diffonde nell’organismo, si possono avere sintomi di tipo para-influenzali: 
  • dolori muscolari (mialgia) e scheletrici 
  • dolori articolari (artralgia) migranti, normalmente senza tumefazione articolare, che durano ore o giorni e colpiscono una o due localizzazioni alla volta 
  • spossatezza, malessere generale, astenia: questi sintomi possono durare mesi, anche dopo la scomparsa di tutti gli altri 
  • brividi 
  • febbre 
  • cefalea 
  • nausea o vomito 
  • linfoadenopatia (ingrossamento dei linfonodi), a causa dell’infezione in atto. 
 
Nel 15% circa dei pazienti, si manifestano alterazioni neurologiche, che possono durare anche mesi, ma che si risolvono senza lasciare danni permanenti. Queste complicanze vanno dalla meningite alla meningoencefalite, alla neurite (infiammazione) dei nervi cranici. La paralisi del nervo facciale (settimo paio di nervi cranici) è molto frequente nei bambini, nei quali può rappresentare l’unica manifestazione della malattia: dura dalle 2 alle 8 settimane e si risolve nella maggior parte dei casi spontaneamente. La paralisi del nervo facciale non è influenzata dal trattamento antibiotico. 
Nell’8% dei pazienti compaiono disturbi cardiaci, come il blocco atrioventricolare, la cardiomegalia (ingrossamento del cuore) o la miocardite (infiammazione del muscolo cardiaco). 

 

INFEZIONE TARDIVA 

Nella Malattia di Lyme non trattata, a distanza di settimane o mesi dall’esordio della sintomatologia, il decorso entra nella sua fase tardiva, separata da quella precoce da un periodo generalmente asintomatico. Quando non viene assunto l’antibiotico nelle fasi iniziali, il batterio si dissemina nel corpo attraverso la circolazione sanguigna, raggiungendo altre zone cutanee, il sistema nervoso e il cuore. 
La fase tardiva è caratterizzata da: 
  • artrite cronica: si verifica nel 60% dei pazienti che non hanno ricevuto adeguata terapia antibiotica ed è caratterizzata da attacchi intermittenti di artrite alle grosse articolazioni (in particolare alle ginocchia), che durano da settimane a mesi. Normalmente il quadro migliora nel tempo, ma in alcuni pazienti la degenerazione può portare all’erosione delle cartilagini; 
  • disturbi degli occhi: congiuntivite, paralisi del nervo oculomotore (la struttura nervosa responsabile del movimento degli occhi), irite (infiammazione dell’iride), neurite ottica (infiammazione del nervo ottico); 
  • disturbi neurologici (neuroborelliosi): le complicanze nervose della Malattia di Lyme sono numerose. Possono subentrare disturbi quali la meningite, le polineuropatie sensitivo-motorie (alterazioni nervose che coinvolgono sia le fibre responsabili del movimento che della sensibilità), l’encefalomielite (infiammazione che riguarda tutto il sistema nervoso centrale, cervello e midollo spinale), atassia cerebellare (disturbo neurodegenerativo che colpisce il cervelletto e causa gravi alterazioni dell’equilibrio e della capacità di camminare correttamente), alterazioni comportamentali; 
  • acrodermatite cronica atrofica: è una complicanza osservata principalmente nelle donne anziane. Compare con lesioni cutanee rosso-violacee sulla superficie alle estremità del braccio o della gamba, che diventano sclerotiche e atrofiche con il trascorrere del tempo; 
  • disturbi cardiaci: si verificano nell’8% dei pazienti, che possono manifestare miocardite (infiammazione che colpisce il muscolo cardiaco), alterazioni della conduzione atrio-ventricolare (blocco atrio-ventricolare, evenienza che può richiedere l’applicazione di un pace maker) o cardiomegalia (ingrossamento del cuore). 


La terapia della malattia di Lyme

Se la Borreliosi di Lyme viene riconosciuta nella sua fase iniziale, la terapia ha più probabilità di successo ed è efficace nella prevenzione di tutti i sintomi che invece compaiono sicuramente Fotografia di una dottoressa mentre estrae una zecca dal braccio di una anziana paziente.quando la malattia non viene trattata. 
Nel 2018 sono state stilate dal NICE (National Institute for Health and Care, l’Istituto britannico per l’eccellenza delle terapie, un riferimento globale nel settore) le nuove linee guida per il trattamento della Malattia di Lyme. 
La terapia prevede la somministrazione di antibiotici al massimo dosaggio (per evitare un trattamento insufficiente) per via orale, a meno che l’infezione non abbia causato alterazioni neurologiche o il blocco atrio-ventricolare. In questi due casi, è necessario istituire la terapia endovenosa. 
L’antibiotico di prima scelta è la doxiciclina, che può essere efficacemente somministrata negli uomini, nelle donne non in gravidanza e nei bambini sopra gli 8 anni di età. Amoxicillina, azitromicina, cefuroxima ed eritromicina rappresentano scelte alternative. 
La durata della terapia varia come segue: 
  •  nei pazienti con infezione localizzata alla pelle, il trattamento può essere interrotto dopo 20 giorni (nel caso dell’azitromicina dopo 17 giorni) 
  •  nei pazienti colpiti da infezione disseminata, la terapia deve durare almeno 30 giorni. 
In caso di complicanze neurologiche, viene somministrato come prima scelta il ceftriaxone endovena per 4 settimane. In alternativa, sono efficaci anche la cefotaxima e la penicillina G, sempre per via endovenosa. 
In caso di artrite, la terapia antibiotica deve protrarsi per un periodo di tempo che va dai 30 ai 60 giorni. Ai pazienti con sintomi artritici resistenti, che permangono nel tempo senza sostanziale attenuazione, vengono somministrati anche antinfiammatori, normalmente appartenenti alla categoria dei FANS (farmaci infiammatori non steroidei). 
In caso di artrite del ginocchio persistente nonostante la terapia, il dolore dovuto all’ingrossamento articolare può essere alleviato con l’artrocentesi, ossia il prelievo del liquido sinoviale in eccesso prodotto dall’infiammazione. 

 

La sindrome della malattia di Lyme post trattamento 

Nel 10-20% circa delle persone cui è stata diagnosticata la Malattia di Lyme, alcune manifestazioni come: 
  •  affaticamento 
  •  dolore muscolo scheletrico 
  •  insonnia e altri disturbi del sonno 
  •  depressione 
  •  deficit cognitivi 
possono permanere anche dopo la guarigione clinica. Il quadro sintomatologico perdura in presenza di test clinici negativi e di valori del sangue nella norma. 
Questo stato viene definito Sindrome della Malattia di Lyme post trattamento (Post Treatment Lyme Disease Syndrome, PTLDS). E’ una malattia vera e propria, che impatta significativamente sulla qualità della vita dei pazienti e i cui sintomi e ripercussioni non sono state ancora definitivamente chiarite. 
La PTLDS insorge in un intervallo di tempo che si estende fino a 6 mesi dalla diagnosi e dall’inizio della terapia e che dura per almeno 6 mesi. 
La Sindrome della Malattia di Lyme post trattamento rappresenta la cronicizzazione della Malattia di Lyme ed è causata da: 
  • alterazioni del sistema immunitario legate all’infezione batterica 
  • infiammazione dovuta alla permanenza del batterio e di suoi frammenti nell’organismo 
  • altri meccanismi non ancora identificati.
Fra i fattori di rischio per lo sviluppo della Sindrome della Malattia di Lyme post trattamento, possiamo annoverare: 
  • il ritardo nella diagnosi 
  • la maggiore gravità nelle fasi iniziali della malattia: se la patologia ha una sintomatologia d’esordio importante, più frequentemente degenera in PTLDS 
  • la presenza di sintomi neurologici in questi step precoci 
  • la somministrazione di una terapia antibiotica non adeguata (ad esempio sulfametossazolo o cefalexina) e l’assunzione di steroidi. 
I test di laboratorio come la conta completa delle cellule del sangue, i valori metabolici, il dosaggio della proteina C reattiva (parametro legato all’infiammazione), in questi pazienti, sono nella norma. Questo perché i livelli nel sangue degli anticorpi diretti contro il batterio responsabile dell’infezione, diminuiscono nel tempo, indipendentemente dalla situazione clinica dei malati. L’assenza di marker biochimici in grado di testimoniare per l’andamento della patologia, rende impossibile l’uso degli esami di laboratorio come riferimento per determinare la guarigione del paziente e dunque studiare l’andamento della PTLDS. 
La Malattia di Lyme non garantisce immunità definitiva: è dunque possibile contrarla anche più di una volta. 

 

La prevenzione della malattia di Lyme 

Fotografia di un gruppo di persone che camminano in mezzo alla natura. In primo piano un cartello che dice "Attenzione alle zecche".Considerata la diffusione delle zecche responsabili della trasmissione della Malattia di Lyme, risulta utile alzare il livello di prevenzione. 
Negli Usa è disponibile un vaccino biotecnologico contro la Borreliosi di Lyme, efficace e sicuro. Tuttavia non è nota la durata dell’immunità conferita dall’immunizzazione. In USA la vaccinazione è consigliata solo alle persone di età compresa fra i 15 e 70 anni che risiedono o lavorano o comunque trascorrono del tempo nelle aree in cui le zecche responsabili di questa infezione sono endemiche. 
Questo vaccino non è utilizzabile in Europa, perché nel nostro continente sono presenti numerose altre specie rispetto a quella per cui è stato formulato. 
Occorre pertanto puntare sulla prevenzione. Purtroppo, si stima che oltre il 20% delle persone che vivono nelle aree dove questa malattia è endemica, non conoscono il rischio. La malattia di Lyme è una delle patologie trasmesse da puntura di insetti su cui anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità sta cercando di concentrare l’attenzione, invitando le istituzioni locali ma anche i singoli individui a “dedicarle l’attenzione globale che merita”. 
Di seguito alcune considerazioni che possono contribuire a scongiurare il contagio: 
  1.  le zecche vivono negli ambienti umidi, in particolare nelle zone erbose e nelle aree boschive 
  2.  ma, da qualche tempo, la loro presenza è in aumento anche nelle città: per questa ragione è utile controllare di frequente gli animali domestici 
  3.  durante le escursioni in campagna, evitare di camminare nell’erba alta e proteggersi coprendo braccia e gambe con maniche e pantaloni lunghi. Al termine della giornata, controllarsi tutto il corpo e i capi di abbigliamento. Le zecche possono pungere quando si cammina nella natura o si effettua attività fisica all’aperto. La presenza delle zecche non viene avvertita, non essendo il contatto con questi animali normalmente associato a dolore o fastidio 
  4.  se si è stati punti da una zecca, bisogna rimuoverla con l’aiuto di una pinzetta a punta fine, staccandola delicatamente per evitare che parte dell’animale rimanga nella pelle. Prima dell’estrazione, è bene non inumidire l’area cutanea dove la zecca si è attaccata con olio, alcol o altre sostanze emollienti o disinfettanti. In questo caso, infatti, il parassita tende a rigurgitare, aumentando il rischio di trasmissione della malattia 
  5.  usare repellenti
 

Personaggi famosi colpiti dalla malattia di Lyme 

Il popolare attore Richard Gere, i colleghi Alec Baldwin e Ben Stiller, la cantante Avril Lavigne (la cui diagnosi è giunta in grave ritardo a causa dell’iniziale convinzione dei medici che si trattasse di una forma depressiva), la top model Bella Hadid, l’ex presidente George W. Bush: la lista dei personaggi famosi che hanno raccontato la loro esperienza con la Malattia di Lyme è folta. 
 
In Italia la presentatrice Victoria Cabello ne ha parlato in interviste, ponendo l’accento sull’intensità e la durata dei dolori articolari di cui è stata vittima, che l’hanno allontanata dagli schermi televisivi per un lungo periodo. 
 
La Malattia di Lyme costringe i pazienti a sospendere, interrompere le loro attività professionali, a mettere in stand-by i loro progetti e, qualche volta, a rinunciarvi definitivamente. E’ importante conoscere il rischio: anzitutto per proteggersi efficacemente e, in secondo luogo, perché il fatto che la diagnosi giunga precocemente determina la qualità della vita a valle dell’infezione. 
In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.