Listeriosi: cause, sintomi, cura e prevenzione

Listeriosi: cause, sintomi, cura e prevenzione

Indice

Domande e Risposte

Cos’è l’infezione da listeria

L’infezione da listeria, o listeriosi, è una tossinfezione alimentare causata da un batterio, che può rilevarsi particolarmente pericolosa se contratta in gravidanza. Anche nei soggetti anziani, e in chi abbia un sistema immunitario indebolito o compromesso – tra cui i malati di AIDS, i neonati, le persone che abbiano malattie autoimmuni o croniche curate con cortisonici o farmaci immunosoppressori, pazienti oncologici ecc. – può rappresentare un rischio reale per la vita. Chiarito questo, nella maggior parte delle persone adulte e in buona salute, l’infezione da listeria è una malattia di lieve entità.

Immagine che raffigura un batterio listeria È facile ammalarsi di listeriosi? No, per lo meno nei Paesi dove le norme igieniche nella preparazione e conservazione dei cibi sono scrupolosamente seguite. 
Tuttavia, i soggetti a rischio devono comunque tener conto dell’eventualità di contrarre l’infezione da alcuni cibi, e prendere le contromisure che più in là vedremo. Ad eccezione della gravidanza, infatti, il batterio listeria si trasmette esclusivamente per via alimentare, ovvero consumando salumi e insaccati fatti con carni infette, latte e latticini non pastorizzati, frutta e verdura cruda non lavata eccetera.  

Due parole sul microrganismo patogeno: la Listeria monocytogenes. Si tratta di un batterio comunemente presente in tutto il globo, che alberga nel suolo, nelle acque e negli intestini degli animali. Diversamente da altri batteri, la L. monocytogenes non viene distrutta dalla catena del freddo, ragion per cui carni processate, pesci o altro genere di alimenti confezionati industrialmente o artigianalmente che vengano conservati o venduti in comparti refrigerati possono comunque contenere il batterio e risultare infettivi.
Questo fa sì che a dispetto della sua minima incidenza a livello globale – di listeriosi si contano meno di 10 casi ogni milione di abitanti – quest’infezione alimentare può trasformarsi in un pericolo per la salute pubblica. Non è infatti raro sentire di interi lotti di prodotti alimentari che le industrie sono costrette a ritirare dal mercato per sospetta contaminazione da listeria

In generale, quindi, stiamo parlando di un microrganismo molto resistente – in grado di sopravvivere a temperature assai variabili, ovvero tra gli zero gradi e i 45 °C – che si trasmette consumando gli alimenti contaminati che di seguito elencheremo, e che si contagia da da persona a persona solo in caso di gravidanza (trasmissione materno-fetale). 
Piccola notazione storica: il primo caso di listeriosi in un essere umano (in precedenza la malattia era nota sugli animali), fu diagnosticata nel 1929. Scopriamo ora tutte le possibili modalità di trasmissione di questa tossinfezione.  

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Come si trasmette

Come abbiamo visto, e come accade per quasi tutte le tossinfenzioni alimentari, il contagio, o meglio, il veicolo di trasmissione è rappresentato dai cibi infetti. Nello specifico ci si può ammalare di listeriosi tramite: 
  • Ingestione di cibo crudo (es. ortaggi) che sia stato contaminato attraverso il terreno o l’acqua in cui era presente la L. monocytogenes;
  • Ingestione di carni crude o di carni processate ma infette in origine o infettate nel processo di confezionamento;
  • Consumo di latte crudo o suoi derivati contaminati;
  • Alimenti confezionati con materie prime contaminate.
Vedremo meglio nel penultimo paragrafo quali siano, nel dettaglio, i cibi più a rischio di trasmettere la listeriosi. 
Come anticipato, non è necessario entrare in contatto con le feci di animali infetti, sebbene il batterio possa albergare negli intestini di animali di varie specie, perché la sua caratteristica è quella di essere estremamente resistente al di fuori da un organismo ospite, e pertanto è in grado di superare molte barriere della catena alimentare per arrivare all’essere umano. Attenzione particolare alla distribuzione dei cibi, sia per quanto riguarda le grandi catene della ristorazione che i principali gruppi industriali dell’alimentazione. Infatti il batterio si moltiplica rapidamente a basse temperature e pertanto è molto facile che vada a trasmettersi di lotto in lotto e di pasto in pasto proprio nei ristoranti e nelle industrie di trasformazione e di confezionamento dei prodotti alimentari stessi. 

La malattia che ne deriva non è una semplice intossicazione alimentare, nel senso che come può risolversi in pochi giorni di gastroenterite, con sintomi tipici quali nausea e vomito, può però, in rari casi, diffondersi nel corpo attraverso il sangue e trasformarsi in una grave infezione sistemica andando ad interessare anche il sistema nervoso.  A tal riguardo, è necessario considerare che proprio la forma più severa della malattia può essere sviluppata dal feto qualora la madre la contraesse, perché il batterio listeria si trasmette per via placentare. Si tratta pressoché dell’unica modalità di contagio diretto da essere umano a essere umano. Vediamo, prima di approfondire il tema delicato della listeriosi in gravidanza, come si manifestano le due forme della listeriosi, e quali sono, quindi, anche le possibili complicanze. 

Sintomi e complicanze

La listeriosi è una delle tossinfezioni alimentari più severe. Può, infatti, limitarsi a interessare gli organi della digestione (forma non invasiva), oppure diffondersi nel corpo e andare a colpire più organi tra cui il cervello (forma invasiva). In questo secondo caso, però, sono soprattutto le categorie fragili più a rischio, e nello specifico: Concentriamoci sui sintomi principali della listeriosi che si presenti in forma non invasiva, la più diffusa e la meno seria. Il tempo di incubazione è variabile ma abbastanza breve, da qualche ora a qualche giorno dall’ingestione dei cibi contaminati. A tal riguardo, una precisazione: in linea di massima le persone che sono in buona salute, specialmente se giovani, manifestano i sintomi della listeriosi con quantità di cibo contaminato di una certa consistenza, non per “un assaggio”, ma anche piccole quantità possono invece risultare patogene per chi sia un po’ debilitato.
In generale, ecco la possibile lista dei sintomi: Immagine che ritrae una persona con sintomi di gastroenteriteCome appare evidente, si tratta di disturbi sovrapponibili a quelli di una gastroenterite acuta, e non più gravi.
Ma nei soggetti immunodepressi e a rischio, ovvero le categorie succitate, purtroppo esiste la possibilità che il batterio rimanga latente in incubazione per un tempo molto più lungo – da una settimana di media fino a settanta giorni – e si propaga agli organi interni fino a risultare fatale degenerando in sepsi, nei casi in cui il paziente non risponda alla terapia antibiotica. In questi casi la sintomatologia iniziale può includere: Tale sintomatologia è riconducibile a un’infezione batterica che abbia colpito i centri nervosi e il cervello, causando meningite, encefalite e infine setticemia. La terapia comporta l’ausilio di antibiotici, ma purtroppo la mortalità resta alta: fino al 30% dei pazienti colpiti dalla listeriosi invasiva perde la vita. 

Un discorso a parte va fatto per la sintomatologia dell’infezione nei neonati/e, per i quali la listeriosi rappresenta un notevole rischio, specialmente se nati pretermine. Vediamo quindi quali sono i campanelli d’allarme in questi casi:
  • Inappetenza. Il bambino o la bambina non si attaccano al seno materno o alla tettarella del biberon come sarebbe normale, ma sembrano del tutto disinteressati a nutrirsi;
  • Irritabilità, pianto;
  • Febbre;
  • Vomito;
  • Difficoltà di respiro;
  • Convulsioni.
In presenza di questa sintomatologia è necessario rivolgersi subito al/a pediatra per un consulto o recarsi direttamente al pronto soccorso pediatrico.  
A proposito di diagnosi, le modalità differiscono nelle due forme di listeriosi. La forma non invasiva, può essere riconosciuta anche solo dai sintomi, e confermata con un’analisi del sangue o un test delle urine. Per quanto riguarda, però, la forma invasiva, per avere la conferma che l’infezione sistemica sia originata proprio dal batterio listeria si effettua un prelievo del fluido cerebrospinale

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Perché è pericolosa in gravidanza

La listeriosi contratta in gravidanza può trasformarsi in un serio pericolo per il feto. Se, infatti, la madre può sviluppare una forma blanda dell’infezione, quindi non diffusa, il batterio, arrivando al feto, può provocarne la morte in utero, portare a un aborto spontaneo o ad una infezione sistemica (listeriosi invasiva) che si sviluppi appena dopo il parto e che possa mettere a repentaglio la sua vita con tassi di mortalità che spaziano tra il 20% e il 60% dei casi. Quindi i sintomi a cui la gestante deve prestare attenzione, e che possono eventualmente condurre a una diagnosi di listeriosi sono di tipo simil-influenzale generici, e nello specifico: Fotografia di un test in laboratorio per la listeriosiIn questi casi, occorre subito effettuare degli esami diagnostici su madre e feto per capire se via in corso un’infezione da listeria. Per quanto riguarda il feto, si può scoprire se sia stato o meno contagiato attraverso un test del sangue prelevato dal cordone ombelicale (esame invasivo), o di un campione di liquido amniotico.

Molto più complicato il caso in cui la futura mamma risulti asintomatica, e specialmente se ciò accade entro il primo trimestre di gravidanza, perché in questo caso sarebbe impossibile evitare un eventuale contagio al feto, il che comporterebbe un altissimo rischio di aborto. Ma, in caso di insorgenza dei sintomi ed eventuali esami sierologici positivi al batterio listeria, occorre sottoporre la gestante a una terapia antibiotica per prevenire la trasmissione materno-fetale. Anche in caso il bambino/a nascesse con una listeriosi congenita, riscontrabile attraverso un test del meconio (il materiale fecale contenuto nell’intestino del feto), anche con sintomi severi quali meningite, encefalite, setticemia, l’unica opzione terapeutica possibile è la terapia antibiotica.

Inoltre, occorre tenere presente che proprio la gravidanza rappresenta una delle condizioni più a rischio di listeriosi (fino al 30% in più di probabilità di ammalarsi, rispetto alle donne non gravide), perché il sistema immunitario tende a indebolirsi spontaneamente per evitare che il corpo materno produca anticorpi diretti contro il feto o ne compromettano lo sviluppo. Tutte le donne incinte hanno lo stesso tipo di vulnerabilità al batterio listeria, non esiste una “categoria” più protetta. Per questo è fondamentale la prevenzione, attenendosi alle linee guida alimentari che a breve vedremo. 

Come si cura

La terapia anti listeriosi varia a seconda della tipologia e della gravità. La forma non invasiva che comporti sintomi blandi non necessita di cure specifiche, perché tende a risolversi spontaneamente nel giro di qualche giorno. Riposo e idratazione attraverso l’assunzione di soluzioni saline e bevande zuccherate sono sufficienti. Nelle forme invasive, invece, che come abbiamo visto possono insorgere specialmente nei soggetti immunodepressi con complicanze molto gravi che possono risultare fatali, la terapia antibiotica da somministrarsi in regime di ricovero ospedaliero è l’unica soluzione praticabile. Anche i neonati che nascano con forme congenite della listeriosi, contratta in gravidanza e che siano a rischio di meningite, encefalite e setticemia, dovranno essere curati con gli antibiotici. 

Per quanto riguarda la listeriosi in gravidanza, anche qualora la madre dovesse manifestare sintomi blandi, per evitare che il batterio vada a infettare il feto, si procederà ugualmente a terapia antibiotica compatibile con la gestazione stessa. 
La cura migliore, però, resta in assoluto la prevenzione, che è specialmente rivolta alle donne in gravidanza e a tutti i soggetti che rientrano nelle categorie a rischio e che abbiamo visto. Scopriamo quali sono le regole auree a cui attenersi per non entrare mai in contatto con il batterio listeria, e prima ancora quali sono gli alimenti da evitare

Quali sono gli alimenti a rischio

Immagine che ritrae una donna in gravidanza respingere un panino imbottitoIl batterio L. monocytogenes viene definito “ubiquitario”, termine che significa semplicemente che lo si trova un po’ dappertutto: terreno, acque, e organismi viventi di tutto il pianeta. Essendo un microrganismo resistente, può trasmettersi ai cibi che mangiamo attraverso la catena del freddo che è quella utilizzata nel confezionamento delle carni e dei cibi industriali e nella ristorazione e arrivando al consumatore “finale”, ovvero l’essere umano, vivo e infettivo.

Vediamo quindi quali sono gli alimenti in grado di “nascondere” il batterio listeria, e che pertanto possono diventare vettore di contagio:
  • Latte non pastorizzato e formaggi “molli” preparati con latte crudo.
    Tra le tipologie di prodotti caseari più a rischio si contano feta, brie e camembert, o erborinati (quindi con muffe), tra cui il gorgonzola, e infine formaggi della cucina tex-mex se non è chiaro che sono stati preparati con latte pastorizzato.
    Via libera, invece, ai formaggi fatti con latte crudo ma a pasta dura o semidura quale i pecorini e il tipo grana, oltre, naturalmente ai latticini preparati con latte pastorizzato;
  • Panini imbottiti con carni lavorate industrialmente e/o insaccate (wurstel, salsicce ecc.) non adeguatamente riscaldati (con temperature che superino i 45°C);
  • Salumi e insaccati;
  • Pesce affumicato crudo (non a lunga conservazione), tra cui salmone;
  • Pietanze preparate con carni crude quali tartare, creme e paté
  • Prodotti surgelati in busta, specialmente ortaggi e verdure;
  • Insalate pronte in busta;
  • Germogli di ogni tipo crudi o poco cotti.
Attenzione: molti dei prodotti surgelati o confezionati che compriamo dalla grande distribuzione, sono a rischio perché il batterio listeria può entrare nella catena in un suo qualunque punto, anche per contaminazione da altri cibi o attraverso l’acqua. Quindi è preferibile acquistare le verdure e gli ortaggi dal proprio ortolano di fiducia e disinfettare e preparare da sé le materie prime da consumare cotte o crude
Non sono queste, però, le uniche misure di prevenzione nel trattamento dei cibi. Vediamo il seguito. 

Come si previene

Evitare gli alimenti succitati, che hanno una probabilità maggiore di contenere e trasmettere il batterio L. monocytogenes non è sufficiente ad azzerare il rischio se pensiamo alle categorie fragili di potenziali contagiati.
Fotografia che raffigura verdure lavate sotto l'acqua corrente secondo le norme ISS
Ci sono altre misure di igiene e di comportamento soprattutto nella preparazione degli alimenti e nella loro conservazione, che vanno conosciute e seguite. Ecco, di seguito, le linee guida rilasciate dall’ISS.

Come lavare e maneggiare i cibi crudi:
La frutta e la verdura fresche vanno lavate sotto l’acqua corrente prima di essere tagliate o cotte, e questo vale anche se poi il frutto in questione andrà sbucciato;
I frutti e gli ortaggi del tipo delle cucurbitacee (zucchine, meloni, cetrioli) vanno puliti con una spazzolina per rimuovere i residui di terriccio prima di essere sciacquati;
Ortaggi e frutti vanno asciugati con un panno pulito o della carta da cucina dopo essere stati lavati in acqua.

In cucina:
Dopo aver maneggiato cibi crudi, una volta terminata la preparazione, è opportuno lavare accuratamente tutte le superfici e gli utensili adoperati.
La temperatura del frigorifero non deve superare i 4°C e quella del congelatore i -17° C.
Pulire spesso il frigorifero con i detergenti appositi o con acqua e sapone liquido, specialmente per evitare che rimangano residui di cibi crudi (es. carne), che possano contaminare altri alimenti.

Come cuocere la carne e conservare i cibi:
  • Tutte le carni crude vanno cotte accuratamente (con modalità a piacimento) e completamente. Teniamo presente che per essere sicuri di distruggere tutti i microrganismi patogeni presenti in un alimento, incluso un batterio resistente quale la L. monocytogenes occorre arrivare a una temperatura di 65°C;
  • Gli alimenti precotti o a breve scadenza vanno consumati il prima possibile dall’acquisto, per evitare di dare il tempo alla listeria di moltiplicarsi;
  • Rispettare la data di scadenza dei prodotti da frigo;
  • Consumare gli avanzi di cibi cotti quanto prima (entro tre-quattro giorni);
  • Riporre gli avanzi di cibi cotti in contenitori chiusi in modo che non entrino in contatto con alimenti crudi.

Domande e risposte

Quali sono i sintomi della listeriosi?
Dipende. I sintomi di questa tossinfezione alimentare spaziano dalla pressoché totale assenza (e in questi casi è impossibile capire di aver contratto la malattia), a disturbi molto seri che vanno a interessare organi vitali tra cui il cervello. Accade nel caso della listeriosi invasiva, una forma severa dell’infezione, che si verifica quando il batterio Listeria monocytogenes si diffonde nel corpo attraverso il sangue e che può degenerare in meningite e persino setticemia. Nella maggior parte dei casi, però, la listeriosi resta “confinata” all’apparato gastroenterico (listeriosi non invasiva) e provoca sintomi quali: febbre, diarrea, dolori articolari, brividi, mal di schiena nella zona lombare, che insorgono nel giro di qualche giorno dall’ingestione dei cibi contaminati.
Quali cibi possono contenere il batterio listeria?
Per lo più cibi crudi o fatti con materie prime che possono essere entrate in contatto con il microrganismo attraverso la terra, l’acqua o le carni di animali infetti. Attenzione massima anche ad alcuni cibi confezionati dall’industria alimentare o alle pietanze di mense e ristoranti, perché il batterio listeria è molto resistente a tutti gli ambienti e temperature, e può sopravvivere e moltiplicarsi superando la barriera del freddo. Pertanto alimenti da banco refrigerati possono contenere il batterio ed essere veicolo di contagio per l’essere umano. In generale, ecco i cibi a cui prestare attenzione:
  • Latte crudo e formaggi molli ed erborinati fatti con latte crudo;
  • Carni crude o poco cotte e prodotti preparati con carni crude tra cui paté e tartare;
  • Insaccati e salumi; 
  • Ortaggi e frutta cruda non lavata;
  • Pesci e carni affumicate.
Quali sono i tempi di incubazione della listeriosi?
Anche in questo caso, dipende. La forma più lieve e comune, non invasiva, che si “limita” a colpire l’apparato gastrointestinale, in genere insorge con sintomi che possono essere passare quasi inosservati, nel giro di uno-due giorni dall’ingestione dei cibi contaminati. Discorso diverso per la forma pericolosa di listeriosi, quella invasiva, che colpisce soprattutto soggetti fragili quali donne in gravidanza (in particolare il loro feto), e immunodepressi. In questo caso i sintomi, molto più severi rispetto alla forma non invasiva, compaiono tardivamente, di solito tra una settimana e un mese (ma in letteratura scientifica sono noti anche casi insorti dopo 70 giorni) dall’ingestione del cibo contaminato.
Come si cura la listeriosi?
La forma blanda e non invasiva di listeriosi, che peraltro è in assoluto la più diffusa e che si limita a provocare disturbi gastrointestinali o, al più, simil influenzali quali diarrea, vomito, febbre, dolori articolari, spossatezza, non necessita di terapie particolari. Riposo e adeguata idratazione sono le cure sufficienti per guarire in breve tempo dall’infezione. La forma invasiva dell’infezione, invece, che è molto più grave perché va a interessare organi vitali e che può sfociare in sepsi, va trattata tempestivamente con terapia antibiotica per lo più a base di penicilline e in regime di ricovero ospedaliero. In questi casi, la durata complessiva delle cure e la degenza possono prolungarsi nel tempo, fino a oltre un mese per un pieno recupero.
La listeriosi è contagiosa?
La listeriosi è un’infezione alimentare, ciò significa che si contrae esclusivamente consumando cibi che siano stati contaminati dal batterio della listeria. L’unica modalità di trasmissione da essere umano a essere umano è quella materno-fetale, ed è la ragione per cui contrarre la listeriosi in gravidanza è un’eventualità che si deve cercare di prevenire a tutti i costi evitando che la gestante consumi i cibi più a rischio. Infatti, se per la madre l’infezione non è un problema, può diventarlo, invece, per il feto, con conseguenze quali aborto spontaneo, morte in utero, nascita con listeriosi invasiva congenita.
Dove ha origine la listeriosi?
La listeriosi è provocata da un batterio – chiamato Listeria monocytogenes – che viene definito ubiquitario, perché presente nei terreni e nelle acque di buona parte del globo. Si tratta di un microrganismo resistente, che può sopravvivere in ambienti acidi, e a temperature che vanno dagli 0°C ai 45°C. Attraverso il terreno e le acque può contaminare vegetali e frutti, o arrivare agli intestini di molti animali che puoi entrano nella catena alimentare quali maiali, mucche, pecore ecc. Per tale ragione il veicolo di contagio per l’essere umano sono proprio le materie prima contaminate (carni crude, latte crudo e derivati, ortaggi), oppure cibi confezionati con tali materie prime che siano arrivati a noi attraverso la grande distribuzione. Il batterio listeria, infatti, sopravvive alla catena del freddo e può anzi moltiplicarsi nei prodotti refrigerati freschi.
In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 24 marzo 2020
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