Legionella e legionellosi: cause, sintomi e contagio

Legionella e legionellosi: cause, sintomi e contagio
26 luglio 2018

Ricerca e Prevenzione

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Legionella: il pericolo è nell'acqua

La legionellosi è un’infezione polmonare causata dal batterio Legionella pneumophila. Le specie di legionella note sono numerose: 12 di esse sono patogene per l’uomo e fra queste la L. pneumophila è quella più diffusa, alla quale va imputata l'insorgenza della Malattia del Legionario.

La letalità (ossia la percentuale di pazienti morti rispetto al totale di coloro che si sono ammalati) associata al contagio da Legionella varia fra il 5 ed il 10%, percentuale che aumenta significativamente nel caso di pazienti immunodepressi e nel caso in cui l’infezione sia contratta in ambiente ospedaliero.

Nel 2015 l’Istituto Superiore di Sanità ha censito 1.548 casi di legionellosi (altri 21 sono stati definiti probabili), di cui il 38,9% nel Nord Italia, il 25,9% al Centro e l’8,5% al Sud.




I Serbatoi della legionella

La Legionella è presente negli ambienti acquatici naturali (fiumi, laghi, stagni, canali e sorgenti, anche termali), dove tuttavia raramente riesce a raggiungere concentrazioni così elevate da costituire causa di contagio. Il problema subentra quando il microorganismo contamina i serbatoi artificiali, come piscine e tubature domestiche, ma anche nebulizzatori per aerosol, umidificatori, condizionatori, saune, impianti termali e innaffiatori per giardini.
All’interno di queste strutture il microorganismo si annida, prolifera e si propaga, grazie a:
  • presenza di incrostazioni
  • formazione del biofilm, ossia di un’aggregazione organizzata di batteri racchiusa in una matrice polimerica da essi prodotta e adesa alla superficie dell’acqua
  • rallentamenti nel flusso idrico
  • ristagno di acqua
  • presenza di fonti di nutrimento, quali amebe e protozoi.
L’acqua potabile contaminata è la più frequente fonte di contagio.

Il batterio, che dispone di spiccate doti di resistenza ambientale, sopravvive e si riproduce ad una temperatura compresa fra 25 e 55°C (intervallo relativamente ampio), in ambienti acidi ma anche basici (fino a pH 8).

Perché la malattia di sviluppi, l'individuo deve:
  • inalare
  • aspirare (circostanza che si verifica quando, accidentalmente, le particelle finiscono nei polmoni)
  • microaspirare (se si tratta di un aerosol)
il batterio o sue particelle, contenuti nelle goccioline d’acqua sospese nell’aria e nebulizzate attraverso la doccia, la vasca idromassaggio, la piscina o nel vapore acqueo dell’aria proveniente dal sistema di condizionamento.

Sono proprio le particelle di dimensioni più ridotte (inferiori ai 5μ, ossia a 5 millesimi di millimetro) a penetrare più profondamente nelle vie respiratorie, fino alle basse vie, dando luogo ad infezioni polmonari: per questa ragione la pericolosità delle particelle contaminate è inversamente proporzionale al loro calibro.

La legionellosi non si trasmette per contatto con persone malate: il contagio interumano della malattia non è mai stato dimostrato.


I sintomi della Legionellosi

Il periodo di incubazione della malattia (intervallo di tempo che trascorre dal momento del contagio alla comparsa dei sintomi) varia fra i 2 ed i 10 giorni.
La Legionella pneumophila può determinare due tipologie di infezione:
  • Febbre di Pontiac: variante più lieve di legionellosi. Si manifesta con lo stesso quadro clinico di una forma influenzale: febbre, cefalea, dolori muscolari diffusi, malessere generale. L’esame radiografico del torace è negativo. Normalmente questa forma si risolve entro 3-4 giorni dalla data di esordio senza la somministrazione di terapie specifiche;
  • Malattia del Legionario: variante più grave di legionellosi, il cui nome deriva dall’epidemia occorsa nel 1976, fra i partecipanti al convegno della Legione Americana a Philadelphia. In quell’occasione 221 persone si ammalarono di polmonite e 34 di loro morirono (la mortalità fu dunque del 16%). L’inchiesta conseguente all’evento infausto accertò la presenza del batterio nel sistema di condizionamento dell’hotel dove alloggiavano i convenuti. La malattia del Legionario è una forma grave di polmonite ad esordio brusco, mono o bilaterale, accompagnata da tosse secca, dispnea (difficoltà a respirare), cianosi (colorito bluastro della pelle e delle mucose dovuto alla presenza nel sangue di emoglobina non ossigenata, a causa dell’impossibilità a respirare correttamente), cefalea, febbre elevata (superiore ai 39°C), dolori muscolari. Questa forma batterica provoca anche sintomi extrapolmonari: neurologici (confusione mentale), gastroenterici (nausea, diarrea e vomito), renali (proteinuria ed ematuria, ossia presenza di proteine e sangue nelle urine). La terapia della malattia del Legionario consiste nella somministrazione endovenosa di antibiotici specifici, che può essere effettuata solo in regime di ricovero ospedaliero. La sfortunata circostanza del 1976 fu narrata dal celebre cantautore (Premio Nobel per la Letteratura) Bob Dylan, che, nella sua “Legionnaire’s Disease” scrisse: “Uncle fought in Vietnam and then fought a war all by himself. But whatever it was, it came out of the trees. Oh, that Legionnaire’s disease”.
 

Le complicanze della malattia del Legionario

Le complicanze della forma più grave di legionellosi possono essere molto gravi:
  • ascesso polmonare: la distruzione del tessuto polmonare conseguente all’azione patogena del microorganismo, può formare una cavità che, a causa dell’infezione che perdura, raccoglie pus;
  • empiema: raccolta di pus nella cavità pleurica;
  • insufficienza respiratoria: l’infezione può provocare distruzione del tessuto dell’apparato respiratorio, riducendo la capacità polmonare e l’efficacia degli scambi gassosi (durante i quali i polmoni cedono l’ossigeno proveniente dall’inspirazione al sangue ricevendone in cambio l’anidride carbonica risultante dal metabolismo cellulare, che viene espulsa nella fase di espirazione);
  • shock settico: evenienza estremamente rischiosa associata ad una risposta anomala alla diffusione dell’infezione nell’organismo;
  • coagulazione intravasale disseminata (CID): l’infezione causa un aumento della sintesi dei fattori di coagulazione del sangue, che provocano la formazione di trombi all’interno dei vasi;
  • porpora trombocitopenica: il sistema immunitario, nel tentativo di neutralizzare l’infezione, può incorrere in errore e produrre anticorpi che distruggono le piastrine. Il paziente è vittima di ecchimosi e sanguinamenti;
  • insufficienza renale: lo shock settico innescato dall’infezione fa precipitare la pressione arteriosa, che, a cascata, limita la capacità di filtrazione (e quindi di depurazione del sangue) da parte dei reni.
 

I fattori di rischio della legionellosi

I fattori che possono aumentare la possibilità di contagio sono:
  • età: le persone più anziane sono più soggette al contagio e allo sviluppo della malattie;
  • malattie croniche: le malattie croniche preesistenti indeboliscono le difese dell’organismo, aggravando il quadro clinico della legionellosi. Una delle patologie più connesse ad un innalzamento del rischio legionellosi è la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BOC), per il quadro di compromissione respiratoria che comporta;
  • fumo di sigaretta: polmoni meno sani, come quelli dei fumatori, reagiscono peggio all’infezione;
  • ospedalizzazione: si stima che la Legionella pneumophila sia responsabile del 10-50% di tutti i casi di polmonite contratta in ambiente ospedaliero e che i casi di legionellosi ospedaliera rappresentino il 20% del totale dei casi segnalati. In ambiente nosocomiale le fonti di contagio possono essere rappresentate da condizionatori, nebulizzatori, apparecchi per aerosol, tubi per aspirazione, sondini naso gastrici, ventilatori, apparecchi per anestesia, incubatrici. I reparti più coinvolti sono, di conseguenza, quelli di otorinolaringoiatria, la neurochirurgia, i centri trapianti e le unità di terapia intensiva;
  • immunodeficienza: nei pazienti con malattie che compromettono il sistema immunitario (come diabete, tumori, infezione da HIV) il quadro clinico della malattia è più grave e la mortalità varia dal 40 all’80% (in assenza di trattamento) e dal 5 al 30% (dopo istituzione di terapia appropriata).


La diagnosi della Legionellosi

La diagnosi di legionellosi viene posta rapidamente in seguito ad un test delle urine, che permette di rintracciare gli antigeni (particelle del batterio). A completamento degli approfondimenti diagnostici vengono effettuati anche:
  • radiografia del torace
  • esame del sangue con test di funzionalità renale e dosaggio del titolo anticorpale nel siero (la quantità di anticorpi anti-Legionella nel sangue è indicativa dell’estensione dell’infezione)
  • isolamento del batterio in coltura, a partire da campione di espettorato proveniente dai bronchi del paziente.
Se identificare la malattia in caso di epidemia risulta piuttosto facile (perché i medici sanno dove cercare), non è così nei casi sporadici, nei quali normalmente si approda al batterio dopo numerosi tentativi falliti.


La terapia della legionellosi

La terapia della legionellosi prevede la somministrazione di antibiotici. Le molecole più prescritte sono i fluorochinoloni, sostanze che inibiscono l’azione degli enzimi indispensabili alla replicazione del DNA del batterio Legionella pneumophila. In questo modo si impedisce al batterio di proliferare.

La prevenzione della Legionellosi

Le linee guida per la prevenzione della contaminazione da legionella sono state messe a punto dall’Istituto Superiore di Sanità con lo European Working Group for Legionella Infections (EWGLI).

La prevenzione della contaminazione, per quanto riguarda gli impianti idrici sanitari e quelli di condizionamento, si basa sulla corretta:
  • progettazione
  • realizzazione
  • installazione
  • manutenzione: è fondamentale provvedere all’accurata pulizia e disinfezione dei filtri dei condizionatori e alla decalcificazione dei rompigetto dei rubinetti e dei diffusori delle docce, alla sostituzione delle guarnizioni usurate negli impianti idrici; per evitare la stagnazione di colonie batteriche occorre svuotare, pulire e disinfettare periodicamente i serbatoi di accumulo dell’acqua (come gli scaldabagni e le tubature).
Dopo la contaminazione da Legionella pneumophila, per debellare la malattia occorre bonificare la rete idrica.

Mentre l’epidemia è in atto e le fonti ancora da individuare, allo scopo di proteggere le persone a rischio, risulta utile:
  • limitare l’utilizzo dell’aria condizionata, il cui impianto può costituire un veicolo per la diffusione del microorganismo;
  • preferire il bagno alla doccia per l’igiene personale, per il minore effetto di nebulizzazione e quindi di diffusione delle particelle d’acqua che comporta;
  • evitare di innaffiare i giardini con pompe e diffusori a spruzzo, per le medesime ragioni relative alla microdiffusione delle gocce;
  • effettuare una pulizia costante di bollitori e altri contenitori che comportano ristagno di acqua;
  • riempire i serbatoi degli apparecchi per aerosol terapia con acqua in bottiglia e asciugarli perfettamente dopo l’utilizzo (anche aiutandosi con l’aria calda e asciutta del phon);
  • installare opportuni filtri protettivi nelle tubature;
  • fare scorrere molto l’acqua del rubinetto prima di utilizzarla per l’igiene personale, cercando di non inalarne il vapore (può essere utile lasciare aperta la finestra);
  • per la pulizia quotidiana dei serbatoi e dei contenitori di acqua sanitaria, il prodotto disinfettante consigliato è l’ipoclorito di sodio (la comune candeggina).


 
Monica Torriani è moglie, mamma di 4 ragazzi, farmacista e blogger.
Si occupa di Salute e Benessere con WELLNESS4GOOD, il sito web che ha ideato. E' contributor per diverse testate.