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Le Malattie Reumatiche: Come si curano? Sintomi e Rimedi

Le Malattie Reumatiche: Come si curano? Sintomi e Rimedi
07 maggio 2018

Benessere

Indice


Il termine "reuma" deriva dal greco "rheuma" che vuol dire "scorrere", in quanto era credenza che la causa dei relativi dolori dipendesse dallo scorrere dell'umore. Nell'immaginario colettivo si è tenuti ad associare il termine "reumatismo" con i dolori osteomuscolari, tipici dell'artrite o dell'artrosi. In realtà le malattie reumatiche comprendono un centinaio di patologie, di natura ed eziologia anche diverse, tanto che la scienza medica prevede una specifica disciplina dedicata appunto alla "reumatologia". Infatti, quelle riconosciute dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sono oltre 100, differenziate tra loro per cause, sintomi e manifestazioni, pur mantenendo tutte una base comune. In medicina, si classificano tra le malattie reumatiche tutte quelle patologie ai danni dei tessuti connettivi e dell'apparato muscolo-osteo-articolare. Le malattie reumatiche sono patologie importanti che, se trascurate, possono attaccare anche gli organi vitali come il cuore, i reni o i polmoni. Per questo motivo è importante riconoscerne tempestivamente i sintomi, effettuare una diagnosi precoce ed instaurare, prima possibile, un corretto protocollo terapeutico.
 

 

Le malattie reumatiche: quali sono?

Nell'antologia medica si è stilato un elenco che classifica le principali patologie reumatiche in 13 gruppi. Tutte hanno una base comune, sia per quanto riguarda i sintomi sia per quanto riguarda l'evoluzione, anche se le cause sono diverse. La classificazione delle malattie reumatiche può essere riassunta così, come sostiene il SIR, Società Italiana Reumatologia:

1. Artrosi primarie o conseguenziali: sono le malattie reumatiche più conosciute, i classici "reumatismi degli anziani". Si tratta di patologie degenerative a carico della cartilagine e delle ossa. L'età, e la fisiologica diminuzione di produzione di collagene, rende le ossa progressivamente meno dense e più fragili. Questo provoca dolore, rigidità, limitazione nei movimenti e minore fluidità articolare. L'artrosi primaria si manifesta quando, a causa del passare del tempo, il danno osseo è fisiologico, mentre le artrosi conseguenziali dell'anziano sono quelle che si riscontrano come conseguenza di una malattia retrostante, che influisce sui connettivi, ad esempio il diabete.
2. Reumatismi extra-articolari: rientrano in queste malattie reumatiche le manifestazioni dolorose, e spesso degenerative, che non colpiscono propriamente l'osso o l'articolazione, ma i tessuti molli circostanti. Sono, ad esempio: la fascite, la borsite, la fibromialgia e la stanchezza muscolare cronica. Queste patologie hanno la particolarità di creare gonfiori, anche importanti, nella zona colpita, che spesso si traduce in vera e propria deformità.
3. Reumatismi dolorosi cronici: tra cui le conosciutissime cervicali, sciatalgie, lomboscialtagie, che possono insorgere anche in giovane età e cronicizzare, col tempo, diventando sempre meno sopportabili.
4. Malattie ossee: la più importante è l'osteoporosi, una malattia che colpisce soprattutto le donne, dalla menopausa in poi. Si tratta di una patologia ingravescente, per la quale il calcio non riesce più ad attecchire alle ossa, rendendole fragili e poco dense, facili alle fratture. Fanno parte di questo gruppo anche i tumori ossei, le osteomalacie e il morbo di Paget, un raro disordine del metabolismo osseo.
5. Artriti primarie: sono malattie a carico delle ossa, dei tendini e delle articolazioni, che esordiscono da sole, non abbinate ad altre malattie né giustificate dall'età avanzata. Anzi, di solito esordiscono tra i 20 e i 40 anni. L'ipotesi più attendibile è che ci sia dietro una forte componente genetica. Tra la artriti primarie si annoverano: l'artrite reumatoide, la spondilite anchilosante e l'artrite psoriasica, che attacca anche la pelle.
6. Artriti virali, batteriche o micotiche: sono affezioni croniche dei tessuti connettivi innescate da una patologia sostenuta da virus, batteri o funghi. Sono frequenti a seguito, soprattutto, di polmoniti, meningiti, malattie parassitarie come la leishmaniosi o la sindrome di Lyme.
7. Vasculiti e connettiviti: si tratta di malattie autoimmuni, in cui l'organismo attacca i suoi stessi organi, in questo caso i vasi sanguigni o i tessuti connettivi molli. È il caso del LES, Lupus Eritematoso Sistemico, della sclerosi sistemica e di altre varianti, sempre ad andamento cronico, ingravescente e su base autoimmune.
8. Reumatismi neurologici: di cui fanno parte tutte le neuropatie, ossia le patologie a carico dei nervi. Alcuni esempi sono l'osteomielite e la sindrome di Raynaud. Anche alcuni tumori ossei sono inclusi nel gruppo dei reumatismi neurologici, soprattutto se partono da tumori cerebrali, che metastatizzano a livello dei nervi e, di conseguenza, provocano dolore e mobilità limitata a ossa e muscoli circostanti.
9. Artropatie: sono provocate, come nel caso della gotta, da un disordine metabolico a livello osseo. La gotta nell'antichità era considerata "la malattia dei nobili", in quanto causata da un eccessivo consumo di alcuni alimenti (come la carne e i derivati). La conseguenza di questa malattia è un eccesso di acido urico nel sangue, un catabolita delle purine, i cui cristalli vanno a depositarsi all'interno delle articolazioni causandone l'infiammazione. Colpisce tutte le articolazioni, in particolare le ginocchia e le interfalangee (dita).
10. Neoplasie: si tratta dei tumori che possono insorgere a livello osseo, tendineo o articolare. Possono essere cancri primari, ossia originati in loco, o metastasi provenienti da neoplasie nate in altri organi. Un caso molto comune è il cancro del polmone che, quasi sempre, si associa ad escrescenze metastasiche a livello osseo, soprattutto della clavicola.
11. Malattie generiche che provocano reumatologie: si inseriscono in questa categoria tutte le manifestazioni reumatiche che sono stretta conseguenza di una patologia conclamata. Ad esempio, rientrano in questo gruppo le infezioni vascolari e connettive dei malati di HIV, le manifestazioni dolorose e la stanchezza cronica dell'ipotiroidismo e le conseguenze a carico del sistema osteo-articolare causate dall'obesità o dalla malnutrizione.
12. Miscellanea: si tratta di alcune patologie estremamente rare, che attaccano ossa e articolazioni, ad esempio la sindrome di Parsonage-Turner, che interessa la spalla.
13. Malattie reumatiche idiopatiche: si inseriscono nell'ultimo gruppo tutte le manifestazioni dolorose, acute o croniche, a carico di ossa, articolazioni o tessuti connettivi molli, per le quali non si riesce ad identificare una causa precisa.
 

Le malattie reumatiche: i sintomi

Come abbiamo visto, le patologie reumatiche sono molte e hanno cause scatenanti diverse. Anche i sintomi sono diversi in base al tipo di reumatologia dalla quale si è colpiti. A questo proposito, è importante ricordare che, quando ci si reca dal proprio medico specialista, è fondamentale informarlo di tutti i fastidi, disturbi, dolori e sensazioni che si provano. Il quadro sintomatologico, infatti, è spesso lo strumento più importante che il medico ha a disposizione per fare un'adeguata diagnosi differenziale. Spesso, il paziente tende a sottovalutare alcuni sintomi perché pensa non possano essere correlati all'apparato muscolo-osteo-articolare, ma le patologie reumatiche, purtroppo, possono estendersi a tutti gli organi, provocando sintomi e disturbi non per forza a carico dell'apparato locomotore. Qualsiasi informazione è preziosa per il medico. È quindi importante, se si soffre di una malattia reumatica, tenere un diario dove annotare tutte le anomalie che si riscontrano: a livello digestivo, comportamentale, neurologico e psichiatrico. Sintomi come, ad esempio: diarrea, stitichezza, vomito o nausea, sensazione di addome gonfio, disturbi della vista, anomalie tattili, mal di testa ricorrenti, difficoltà di memoria o di ragionamento, vanno sempre portati all'attenzione del Reumatologo, che ne farà tesoro per inquadrare opportunamente il tipo di malattia reumatica che ha di fronte. In generale, comunque, i sintomi che accomunano tutte le malattie reumatiche sono:
  • dolore nella zona colpita: da lieve a molto forte, di tipo trafittivo, quasi mai presente a riposo ma particolarmente vivace in movimento
  • rigidità delle articolazioni: si nota che non si riesce più a fare movimenti ampi, come ruotare una spalla o piegare una gamba. È possibile sospettare una malattia reumatica notando che si inciampa spesso, in quanto la caviglia non ha più un movimento fluido, o che si fa fatica a tenere in mano la penna, le posate o compiere movimenti di precisione come infilare l'ago, girare la chiave nella serratura o allacciarsi i bottoni della camicia
  • stanchezza muscolare: a volte così marcata da impedire anche di sollevare oggetti molto leggeri, come una bottiglia d'acqua
  • formicolii, scosse elettriche, sensazioni dolorose e fastidiose a livello di pelle, muscoli, tendini

 

Come si diagnostica una malattia reumatica?

Sulla base dei sintomi comuni, semplicemente con un colloquio e una visita obiettiva, un medico è già in grado di stabilire se si è affetti da una patologia reumatica. A questo punto, però, è necessario stabilire quale, risalire alle cause e scegliere la terapia più adeguata a tenere la patologia sottocontrollo. Per fare la diagnosi differenziale, solitamente ci si avvale di:
 
  • anamnesi fornita dal paziente, che dovrà essere in grado di dare indicazioni precise su eventuali casi di patologie reumatiche in famiglia, sintomi, sensazioni a livello dei tessuti connettivi
  • analisi del sangue, in particolar modo il controllo della VES e della proteina C reattiva, che indicano la presenza o meno di una stato infiammatorio e degli anticorpi specifici, che sono identificativi di reumatismi di causa autoimmune
  • l'analisi del liquido sinoviale, durante il quale si preleva un campione di liquido cartilagineo, per analizzarlo
  • radiografie o tac total body, per controllare lo stato generale dell'apparato scheletrico

 

Artrite e Artrosi: come si riconoscono?

Sono le più diffuse malattie reumatiche, ma molti la confondono con la stessa patologia: l’artrosi è una malattia degenerativa che insorge soprattutto dopo i 50 anni, mentre l’artrite è una patologia infiammatoria cronica di origine autoimmune che non ha riguardi per l’età, colpisce anche i bambini.

L’artrosi si deve all’invecchiamento delle articolazioni, in particolare di piede, ginocchia e anche. La cartilagine deteriorata dall’usura perde la sua elasticità e irrigidendo si può danneggiare. Anche i tendini e i legamenti dell’articolazione ne risentono: infiammandosi, danno dolore. Sovrappeso e obesità favoriscono l’artrosi, cui concorrono la familiarità, le fratture e lesioni articolari, oppure i lavori che impongono posizioni forzate (in ginocchio a lungo) o quelli manuali. Anche gli sport, in particolare il calcio, usurano anzitempo le cartilagini di piedi e ginocchia.

Il dolore si intensifica la sera e il riposo notturno lo placa. La rigidità articolare, transitoria - non va oltre la mezz’ora - è presente nelle fasi moderate e gravi. La limitazione funzionale si manifesta man mano che la malattia si aggrava. Le cure insistono sull’attenuazione del dolore e il rallentamento della patologia ma non ci sono terapie risolutive. Come farmaci si ricorre agli antidolorifici. Per ginocchia e mani è possibile ricorrere a infiltrazioni con acido ialuronico. I corticosteroidi entrano in gioco solo nei rari casi d’infiammazione associata ad artrosi. Nei casi più gravi si posizionano protesi articolari.

L’artrite colpisce al contrario ogni genere di articolazione provocando dolore, tumefazione e nel tempo le deforma. Più a rischio sono il polmone, l’occhio, la cute. L’artrite interviene fra i 30 e i 60 anni. Le forme più diffuse sono la Reumatoide - articolazioni sotto attacco da parte del sistema immunitario - e la Gottosa, quando l’aumento di acido urico nel sangue crea l’accumulo di cristalli nelle articolazioni, soprattutto nel piede, provocando dolori molto forti. Le spondiloartriti vedono coinvolte colonna vertebrale e bacino, in presenza di psoriasi e altre infezioni non reumatiche. L’artrite colpisce in genere le piccole articolazioni delle mani e dei piedi. Frequenti quelle poliarticolari, con infiammazioni che coinvolgono oltre quattro distretti. L’artrite può creare erosioni ossee e deformità. Il dolore persiste anche la notte, con rigidità al risveglio. Il movimento l’attenua. Quando la malattia si aggrava la mobilità delle articolazioni si riduce. In fase avanzata la limitazione funzionale dipende spesso dalla rottura di tendini e legamenti. Calore e rossore sono segni caratteristici dell’infiammazione.

Un altro aspetto da non sottovalutare che lega le due malattie è collegato alla percezione: i reumatologi ritengono più gravi le condizioni dei malati di artrite reumatoide rispetto a chi soffre di artrosi, questi ultimi percepiscono come “sottostimato" il proprio disagio. Lo precisa uno studio statunitense presentato dai ricercatori del Rush university medical centre di Chicago durante lo European league against rheumatism annual congress (Eular 2016), svoltosi a Londra.La ricerca ha valutato 243 malati di artrosi e 216 persone affette da artrite reumatoide e i loro medici di riferimento attraverso un questionario in cui si chiedeva alle due categorie di giudicare la gravità della malattia tramite una scala da 0 a 10. Dal canto loro, i pazienti dovevano compilare un ulteriore questionario di valutazione multidimensionale del proprio stato di salute, in base a questi quattro parametri: funzionalità fisica, dolore, fatica e controllo dei sintomi.

Il risultato dell’indagine annota come i pazienti valutino la gravità della malattia ben superiore a quella del medico (di una o due posizioni) per un terzo dei malati di artrosi, rispetto a un quinto dei malati di artrite. La stessa valutazione della patologia da parte dei reumatologi per metà dei pazienti con artrosi e per i due terzi di quelli con artrite. Ma per i medici, rispetto alla valutazione dei pazienti, la patologia più grave è l’artrite reumatoide. «Il diverso parere delle due categorie, medici e pazienti», secondo la dottoressa Isabel Castrejón, che ha guidato la ricerca -«può avere effetti negativi sulle decisioni condivise riguardanti la scelta della terapia più appropriata. Tutto questo può interferire con l'aderenza al trattamento da parte del malato e influenzare i risultati della terapia».

 

Come si curano le malattie reumatiche?

Una volta stabilita la causa della patologia reumatica, e stabilito di quale variante si tratta, si sceglie il percorso terapeutico più idoneo. Tendenzialmente, le patologie reumatiche non guariscono né regrediscono: sono progressive e peggiorano col tempo. La medicina moderna, però, è in grado di tenere a bada i sintomi, garantendo al paziente una qualità di vita molto buona. Inoltre, un buon protocollo terapeutico è in grado di rallentare la progressione della malattia, renderla meno aggressiva, meno invalidante e più sopportabile. Naturalmente, per ogni tipologia di malattia reumatica verrà prescritta una terapia soggettiva e specifica, tenendo anche in considerazione i desideri, le aspettative e il parere del paziente. In generale, però, i farmaci di elezione per il controllo delle malattie reumatiche sono i FANS, che riducono l'infiammazione e sopprimono il dolore, e il cortisone.
 
Il cortisone è un farmaco particolarmente utile, in caso di malattia reumatica, perché è un potente antinfiammatorio. Di contro, però, è un farmaco a cui il fisico si abitua e necessita, periodicamente, di un incremento di dosaggio. Per questo motivo, solitamente, si inizia la terapia a base di cortisone solo quando la malattia ha raggiunto uno stadio avanzato e si parte con dosaggi bassissimi, da aumentare nel tempo, gradualmente, poco alla volta. In alcuni casi si abbinano farmaci antireumatici e, dove necessario a causa di reumatismi batterici, degli antibiotici. In abbinamento alla medicina tradizionale è possibile incrementare le cure con metodologie alternative, ad esempio l'agopuntura o il trattamento ad ultrasuoni, utili soprattutto per alleviare i dolori muscolari conseguenziali alla patologia.

Anche i moderni farmaci "biologici" sono idonei per il trattamento delle malattie reumatiche, sono chiamati così perchè ottenuti per sintesi batterica e che sono in realtà degli inibitori delle citochine, presentano una serie di controindicazioni. Trattandosi di malattie croniche, anche le terapie sono da somministrare a vita. Essendo dotate di una intrinseca tossicità, vanno dosate con maniacale attenzione, somministrate a cicli discontinui e comunque nel tempo rappresentano la causa di ulteriori disturbi, soprattutto a carico del cuore, del fegato e dello stomaco.

Per minimizzare l'utilizzo dei farmaci, in aggiunta è quasi sempre prescritto un percorso fisioterapico ma anche TENS, ultrasuoni e tecar terapia, ovvero trattamenti tesi all'attenuazione del dolore e all'induzione dei processi riparativi organici. In ausilio ai farmaci sistemici, vanno inoltre praticate infiltrazioni intra articolari di cortisonici o di acido ialuronico, ma è sconsigliabile superare i tre cicli annui. In tutti i casi il paziente reumatologico è da trattare nella sua singolarità. La malattia reumatica è spesso accompagnata da altri disturbi o patologie e va dunque valutata in un quadro d'insieme, tenendo conto della specificità del caso. La prevenzione è possibile solo nei riguardi dell'artrosi, essendo altre forme di malattie reumatiche determinate da eventi occasionali, legate all'individualità e alla predisposizione genetica. Per prevenirla è sufficiente una cura dell'alimentazione e del moto, per non incorrere in sovrappeso o addirittura in obesità (un sovrappeso di oltre il 30% del peso forma). Passeggiate giornaliere e una ginnastica leggera sono consigliate per mantenere un buon tono muscolare e un metabolismo sufficiente. Correggere un'eventuale cattiva postura è altrettanto importante in termini di prevenzione. L'artrosi può dare le prime avvisaglie anche a 40 anni. È bene non minimizzare i segnali che il nostro organismo ci invia. Oltre al consulto medico è consigliabile un programma di tonificazione del segmento muscolare teso ad un maggiore contenimento dell'articolazione interessata. Molto spesso un potenziamento muscolare dei tensori articolari può ritardare anche di parecchi anni o evitare del tutto l'utilizzo di farmaci antinfiammatori.