NOTIZIE

Le ultime News e Approfondimenti dedicati al mondo della Salute e Sanità.

Prostata: che cos'è, come funziona, sintomi e problemi

Large dmc 13
09 ottobre 2017

Ricerca e Prevenzione

Indice

  1. Cos'è?
  2. Come Funziona?
  3. Patologie Principali
  4. Gli Esami da Fare
  5. Fattori di Rischio e Prevenzione
  6. Fare l'amore fa bene alla Prostata


 

Cos'è?

La prostata è una ghiandola che fa parte dell’apparato uro-genitale maschile. Possiamo immaginarla come una sorta di imbuto rovesciato più o meno delle dimensioni di una castagna, divisa al centro dall’uretra – il tubicino che permette all’urina contenuta nella vescica di essere convogliata verso l’esterno -  che la attraversa in verticale per poi proseguire lungo tutto il pene. La ghiandola prostatica si trova quindi proprio tra la vescica, che la sovrasta, e il pene, che la segue, mentre l’intestino retto si trova nella parte retrostante. Inglobando in sé una parte di uretra (che infatti viene definita prostatica), questa ghiandola importantissima per la funzione riproduttiva dell’uomo, incorpora la porzione terminale del dotto deferente, che a sua volta si fonde nei dotti eiaculatori di destra e di sinistra. Tradizionalmente la struttura anatomica della prostata viene suddivisa in 4 lobi:
  • Anteriore
  • Mediano
  • Laterale destro
  • Laterale sinistro
Ma di “cosa” è fatta la ghiandola prostatica? Di due tipi di tessuti, che naturalmente sono a loro volta deputati a funzioni diverse:
  • Tessuto fibromuscolare, a sua volta composto in parte da tessuto muscolare liscio, avente lo scopo di permettere alla ghiandola di contrarsi e di espellere i fluidi, e in parte da tessuto connettivo fibroso che le dà sostegno.
  • Tessuto ghiandolare esocrino, ovvero tessuto epiteliale (l’epitelio costituisce la “pellicola” esterna che avvolge un organo o, come in questo caso, una ghiandola) specializzato nella produzione di sperma, una delle funzioni primarie della prostata.
A proposito di funzioni. A cosa serve la ghiandola prostatica? Scopriamo la sua centralità nella sessualità maschile, e non solo.


 

Come Funziona?

Come spesso accade in materia di anatomia umana, difficilmente un non “addetto ai lavori” ha un’idea chiara e consapevole di come funziona il suo corpo, soprattutto nelle sue parti “interne”. Questo discorso è particolarmente valido per piccole ghiandole come la prostata, di cui si parla soprattutto a proposito delle sue eventuali anomalie e/o patologie, ma spesso ignorando quale sia il funzionamento “corretto”. Vediamo, allora le tre principali funzioni fisiologiche cui la ghiandola prostatica è deputata.
  • Funzione escretoria. La prostata produce una larga parte di fluido spermatico. Il liquido seminale è infatti composto da zuccheri semplici (fruttosio, glucosio), enzimi e composti alcalini, o basici. La ragione per cui questo fluido denso color latte è in buona parte fatto di zuccheri di origine prostatica, è proprio legato alla sua funzione: servono a nutrire gli spermatozoi nel momento in cui “viaggiano” nel corpo femminile per fecondare gli ovociti maturi. I composti alcalini, invece, hanno il compito di neutralizzare le secrezioni vaginali acide che possono danneggiare gli spermatozoi.
  • Funzione eiaculatoria. Come abbiamo visto attraverso la descrizione anatomica della ghiandola, essa incorpora al suo interno i dotti eiaculatori che permettono di riversare lo sperma nel canale uretrale, e da questo all’esterno. Nel momento dell’orgasmo entra in gioca il tessuto muscolare liscio della ghiandola, che contraendosi permette proprio al liquido seminale di essere spinto nell’uretra.
  • Funzione urinaria. Prostata e vescica sono contigue, e dal momento che l’uretra si trova al centro della ghiandola, è chiaro che il buon funzionamento di questa influenza anche l’altra. In condizioni di salute ed efficienza, l’urina raccolta nella vescica si riversa nel canale uretrale e scorre verso l’esterno senza nessun impedimento o dolore. Con l’avanzare dell’età la prostata tende ad allargarsi, in genere non prima dei 60 anni. Quando l’ingrossamento della ghiandola va oltre gli standard fisiologici, può rendere difficoltosa la minzione, perché produce un restringimento dell’uretra. L’ipertrofia prostatica è una delle più comuni patologie che possono interessare la prostata.
Ma non è la sola…


 

Patologie Principali

Le malattie che colpiscono la prostata hanno gradi diversi di gravità. Andiamo, quindi, dalla più innocua fino alla più seria, considerando i sintomi principali per ciascuna.
Iperplasia prostatica benigna (BPH). Abbiamo già anticipato che negli uomini over 50-60 può verificarsi un ingrossamento della ghiandola prostatica, condizione in grado di ostacolare l’atto della minzione. Tra i sintomi ci sono il dolore mentre si urina, ma soprattutto uno stimolo urgente e frequente alla minzione, un campanello d’allarme da non trascurare, specialmente se si verifica durante la notte (nicturia) costringendo chi ne soffre ad alzarsi più volte per andare in bagno. L’iperplasia (o ipertrofia) prostatica benigna, definita anche adenoma prostatico, si cura con i farmaci (Alfa bloccanti per rilassare la muscolatura della prostata o inibitori dell’Alfa reduttasi per abbassare i livelli di testosterone sì da migliorare la capacità di contrarsi della ghiandola e facilitare il passaggio del flusso urinario), o, qualora necessario, con la chirurgia.

Prostatite. Come intuibile dalla parola, si tratta dell’infiammazione della ghiandola prostatica, che a sua volta può avere cause diverse. Spesso è originata da germi infettivi (tipicamente batteri) e quindi curata con antibiotici. Altre possibili cause sono traumi alla zona pelvica, o danni ai nervi del tratto urinario. È più comune negli uomini over 50 e purtroppo presenta un alto rischio di recidive. I sintomi principali di questa infiammazione sono:
  • Dolore o bruciore durante la minzione (disuria)
  • Sensazione di non riuscire a svuotare completamente la vescica
  • Stimolo alla minzione più frequente del normale, soprattutto durante la notte
  • Urine torbide e maleodoranti, talvolta con tracce di sangue (ematuria)
  • Dolore al basso ventre o nella zona perineale (situata tra il retto e lo scroto)
  • Dolore durante l’eiaculazione
Cancro della prostata. Senza dubbio è la patologia più temibile che possa interessare la ghiandola prostatica, anche perché si tratta del tumore maligno che colpisce con maggior incidenza gli uomini, un po’ come il tumore al seno per le donne. Fortunatamente, però, il carcinoma prostatico si può curare molto bene soprattutto se scoperto in fase precoce. A tal proposito, però, occorre precisare che questo tipo di neoplasia in stadio iniziale è praticamente asintomatica, questa è la ragione per cui è cruciale, per gli uomini over 50, effettuare regolari controlli e i test ematici consigliati che a breve vedremo, per scoprire anche in assenza di sintomi un cancro prostatico ai suoi esordi. Vediamo comunque i sintomi che questa neoplasia può determinare, e quindi quando è il caso di preoccuparsi:
  • Stimolo frequente e impellente ad urinare, soprattutto di notte (nicturia)
  • Difficoltà a controllare lo stimolo alla minzione, con effetti di incontinenza
  • A volte il getto di urina appare debole, oppure si interrompe durante l’atto
  • Dolore o bruciore quando si urina
  • Disfunzione erettile
  • Dolore durante l’eiaculazione e volume spermatico scarso
  • Sangue o liquido seminale nelle urine
  • Dolore al basso ventre o alla zona lombare della schiena
Il cancro della prostata si può curare con diverse tecniche, in primis la chirurgia, che può comportare l’asportazione totale o parziale della ghiandola (prostatectomia). Altre terapie disponibili: radio e chemio, crioterapia (che prevede la distruzione delle cellule neoplastiche “congelandole”), terapia ormonale, brachiterapia (una nuova forma di radioterapia che prevede l’impianto di sorgenti radioattive direttamente all’interno della ghiandola).  Infine, nei casi in cui il tumore sia a lento accrescimento, o nei pazienti molto anziani, si preferisce semplicemente monitorare lo sviluppo della neoplasia senza intervenire a meno che non sia strettamente necessario.


 

Gli Esami da Fare

Preservare la salute della prostata significa necessariamente sottoporsi a regolari controlli, specialmente dopo la mezza età. Vediamo quali sono i test e gli esami consigliati per individuare tempestivamente eventuali anomalie, disfunzioni o patologie vere e proprie che possono colpire questa importante ghiandolina:
  • PSA (Antigene prostatico specifico): è un esame del sangue che va a rilevare i livelli di una proteina prodotta unicamente dalla prostata. I livelli normali vanno da 0,0 a 4.0 ng/ml (nanogrammi per millilitro di sangue), ma possono aumentare per diverse cause, tra cui tumori, iperplasia prostatica benigna, e prostatite
  • PSA libero. Nel sangue la proteina PSA si trova normalmente sotto forma di composti, quindi legata ad altre sostanze, non “libera” se non in minime concentrazioni. Tuttavia, in presenza di un tumore maligno, questi valori scendono ancora di più. Per tale ragione, quando il test PSA fornisce dati “sospetti”, ovvero livelli molto alti della proteina nel sangue, il medico prescrive anche il dosaggio del PSA libero che verrà rapportato all’altro. I valori normali, quindi non patologici, sono i seguenti: PSA libero/PSA totale maggiore di 0,20%. Valori inferiori a questa percentuale possono indicare la presenza di un cancro, valori superiori, invece, una iperplasia prostatica benigna
  • Esplorazione digito-rettale (DRE): il medico andrologo o l’urologo controllano manualmente le condizioni della prostata introducendo un dito attraverso il retto. Questa esplorazione permette di scoprire un ingrossamento, la presenza di noduli o una prostatite
  • Ecografia prostatica transrettale. Esame ecografico che permette di valutare la morfologia della prostata e quindi di rilevare una dilatazione o eventuali neoformazioni. Si effettua inserendo una sonda nel retto che emette ultrasuoni in grado di essere riconvertiti in immagini statiche o dinamiche. Spesso a questo esame si associa una biopsia della prostata, ovvero l’asportazione di una minima parte di tessuto per un esame istologico che permette di capire se una eventuale neoformazione sia di natura maligna.

 

Fattori di Rischio e Prevenzione

Quali sono i fattori di rischio che possono compromettere la salute della ghiandola prostatica e in particolare aumentare la probabilità di sviluppare un cancro? E quali, invece, le misure di prevenzione più efficaci? Come ribadito, controlli regolari sono importanti, ma ancora di più lo sono in presenza di condizioni specifiche, quali:
  • Familiarità e genetica. Avere un padre, un fratello, uno zio che si sono ammalati di tumore alla prostata aumenta il rischio di un uomo di ammalarsi a sua volta. Sembra inoltre che alcune mutazioni genetiche (precisamente dei geni BRCA1 e BRCA2, coinvolti anche nella incidenza del tumore della mammella), siano predisponenti a questo tipo di cancro. Per tale ragione anche avere in famiglia donne che si siano ammalate di cancro al seno o alle ovaie costituisce fattore di rischio per il cancro della prostata
  • Obesità. Sembra che negli uomini obesi o in forte sovrappeso il cancro della prostata sia più frequente anche in età giovanile, e spesso la diagnosi arriva più tardi rispetto a chi sia normopeso
  • Etnia. Negli uomini di colore il tumore protatico è più frequente e purtroppo si manifesta in forme più aggressive rispetto ai caucasici
  • Età. Come anticipato, il rischio di ammalarsi di qualunque patologia che possa interessare la prostata aumenta progressivamente dai 50 anni in poi
Per fortuna esistono anche modelli di vita e misure preventive che possono salvaguardare la salute della ghiandola prostatica anche in presenza di alcuni fattori di rischio, come la familiarità. Ecco le strategie vincenti:
  • Dieta ricca di fibre e antiossidanti (frutta e verdura fresche, pesce ricco di omega 3, legumi ecc.) per stimolare il sistema immunitario che protegge la funzionalità della prostata e per ritardare il processo di invecchiamento e il rischio di anomalie correlate
  • Mantenere il peso forma. Abbiamo visito come l’obesità costituisca fattore di rischio per il cancro alla prostata
  • Fare esercizio fisico. Studi scientifici hanno comprovato che negli uomini sedentari i livelli di PSA tendono ad aumentare

 

Fare l'amore fa bene alla Prostata

Il sesso, si sa, è una delle gioie della vita. Ma spesso si sottovaluta il “potere” protettivo dell’attività sessuale ben fatta. “Farlo” spesso, infatti, fa bene a tutto il corpo, e negli uomini fa soprattutto un gran bene alla prostata. La domanda sorge spontanea: ma quante volte bisognerebbe fare sesso – inteso fisiologicamente come numero di eiaculazioni in un dato lasso di tempo – per ottenere dei reali benefici? Per saperlo non abbiamo che da rivolgerci alla scienza. Diversi studi sperimentali hanno dimostrato che un numero di eiaculazioni alto protegge realmente dal rischio di insorgenza del tumore alla prostata. Sì, ma quante? Nei giovani 5 eiaculazioni a settimana (possono essere anche di più, e non importa se raggiunte durante un rapporto sessuale o tramite masturbazione) sono il numero perfetto, mentre in generale per gli uomini adulti 21 eiaculazioni mensili sono considerati una gran “coperta” protettiva, riducendo di una percentuale situata tra il 30 e il 70% il rischio di cancro. Questo perché l’emissione frequente di liquido seminale tiene puliti i dotti spermatici e mantiene elastica la muscolatura della ghiandola. Un bel “taglio” al rischio di infiammazioni e degenerazioni, questo il regalo che tanto buon sesso può fare alla prostata. Ma attenzione, eiaculare regolarmente senza seguire le altre regole di prevenzione, non basta…

Inoltre: il sesso diventa un alleato solo se “protetto”. Contrarre malattie a trasmissione sessuale – in particolar modo la gonorrea – aumenta quasi del 50% il rischio di sviluppare un carcinoma prostatico! Ricapitolando: eiaculare spesso è un toccasana per la prostata, soprattutto se lo si fa fin da giovani e se le emissioni di sperma sono poi regolari per tutta la vita o quasi. Ma se tali eiaculazioni avvengono in condizioni promiscue senza l’utilizzo del condom, finiscono per diventare un pericolosissimo fattore di rischio.