L'ipertensione: che cos'è e tipologie? Cause, Dieta e Valori

L'ipertensione: che cos'è e tipologie? Cause, Dieta e Valori
05 marzo 2019

Ricerca e Prevenzione

Indice

 

Introduzione

L’ipertensione è una condizione che si manifesta quando la pressione del sangue sulle pareti delle arterie supera i valori soglia di 90 mmHg (minima) e 140 mmHg (massima). L'ipertensione arteriosa è una condizione che costituisce un fattore di rischio per altre patologie sia cardiovascolari (infarto e ictus) sia di altri organi come i reni e la retina. Circa un quarto degli italiani è iperteso (circa 15 milioni), ma di questi solo la metà ne è consapevole e più del 60 %, nonostante la terapia, non raggiunge i valori pressori adeguati. Eppure, rientrare in valori normali, potrebbe ridurre il rischio di mortalità per le malattie cardiovascolari, dato che sono riconducibili all’ipertensione il 40 % delle morti per ictus e il 25 % per malattia coronariche, tra cui anche l’infarto.

 

I valori pressori normali

La pressione arteriosa è il valore che il flusso sanguigno esercitata sulle pareti delle arterie. Come tale dipende dal rapporto tra la quantità di sangue che il cuore pompa al minuto e la resistenza che trova nelle arterie. Quando uno di questi due valori si alza, aumenta anche la pressione, come durante un intenso sforzo fisico, oppure quando le arterie non sono abbastanza flessibili o elastiche (arteriosclerosi). La pressione arteriosa ha un valore massimo quando il cuore si contrae (sistole) ed uno minimo quando si rilassa riempiendosi di sangue (diastole).

Immagine di una dottoressa mentre prova la pressione a una pazienteMentre è abbastanza chiaro che una persona è ipertesa quando la pressione massima è superiore ai 140 mmHg e la minima ai 90 mmHg, non è altrettanto semplice stabilire dei valori di pressione normali per tutta la popolazione. La pressione infatti cambia in base al sesso, l'età, al peso e l'etnia. Ci sono poi altri fattori che influenzano la pressione: l'apparecchio utilizzato per misurarla, l'ora del giorno, chi effettua la misurazione e lo stato psicofisico. Considerando tutti questi fattori c’è accordo tra gli esperti nel ritenere che, in un soggetto adulto, la pressione ideale è contenuta fra 115-130 mmHg nei valori massimi (pressione sistolica) e fra 75-85 mmHg nei valori minimi (pressione diastolica). Quando si superano questi limiti- soglia, si è ancora in una condizione di normalità ma va tenuta periodicamente controllata.

Un discorso a parte va fatto su quali siano i valori normali in una persona che sia in terapia per l’ipertensione. Le ultime linee guida della Società europea di cardiologia ("ESC/ESH Arterial Hypertension", ESC, European society of cardiology, 2018) fissano l’obiettivo primario di portare i valori pressori al di sotto di 140/90 mmHg ma si suggerisce di spingere il trattamento fino al di sotto di 130/80 mmHg nella maggior parte dei casi. In particolare, se per la minima (diastolica) la soglia dovrebbe essere sotto agli 80mmHg, indipendentemente dal profilo di rischio cardiovascolare e dalla presenza di altre malattie (comorbilità), il discorso varia per la massima (sistolica). Nelle persone con meno di 65 anni, tali valori dovrebbero essere 120 -129 mmHg, mentre tra i 65 e gli 80 anni, la massiva dovrebbe essere tra 130- 139 mmHg.

 

Sintomi

L’ipertensione non presenta sintomi specifici (asintomatica): non a caso infatti tale condizione è nota come killer silenzioso. Molti pazienti possono convivere bene e a lungo con la pressione alta senza saperlo. Solo di rado l’ipertensione si manifesta con palpitazioni, vertigini, cefalea, nervosismo, stanchezza, ronzii, fosfeni (lampi di luce) e altri disturbi visivi. Altri segni della pressione alta possono essere: il mal di testa dietro la nuca, il mattino, al risveglio e che scompare spontaneamente dopo alcune ore, la perdita di sangue dal naso (epistassi) e l’impotenza. I campanelli d'allarme più drammatici sono le aritmie cardiache, gli attacchi transitori di ischemia cerebrale (TIA), epistassi, emorragia sottocongiuntivale.

 

Cause

Immagine di un uomo mentre fumaSolo nel 5% dei casi l’ipertensione è correlata ad altre condizioni cliniche preesistenti (patologie renali, diabete, disturbi ormonali, patologie congenite, l’aterosclerosi). Questo tipo di ipertensione è detta secondaria, proprio perché la causa è una condizione clinica già presente. Nel 95% dei casi non è nota la causa dell’ipertensione, per questo viene definita primaria. Esistono però delle condizioni o dei fattori di rischio che possono predisporre allo sviluppo di ipertensione: fra questi l'età, il fumo di sigaretta, l'eccesso di peso corporeo, la sedentarietà, l’ipercolesterolemia (livelli elevati di grassi nel sangue), il diabete, lo stress e la familiarità.

 

Diagnosi

Non essendoci sintomi premonitori, il metodo più efficace per diagnosticare precocemente l’ipertensione è misurarla con una certa regolarità.
Immagine di un dottore mentre prova la pressione al pazienteDi solito una persona scopre di essere ipertesa in seguito alla misurazione fatta dal medico.
La pressione si può misurare utilizzando vari apparecchi manuali: dai più moderni e compatti misuratori digitali (oscillometri semiautomatici) che permettono l’automisurazione della pressione, allo sfigmomanometro aneroide, che ha sostituito quello a mercurio ideato, un secolo fa, dall’italiano Riva-Rocci. Lo sfigmomanometro richiede che sia un’altra persona a effettuare la misurazione.

Tale strumento è composto da un bracciale di gomma collegato da un lato ad una piccola pompa a mano, dall’altro a un manometro.

Di solito, prima di fare un a diagnosi, il medico chiede al paziente di effettuare delle misurazioni a casa. In questo caso sono utili gli apparecchi automatici, che permettono un'auto-misurazione in modo semplice dal paziente stesso a casa propria.

 

Come si misura la pressione?

Prima della misurazione è bene restare seduti per alcuni minuti. La posizione ottimale è stare con entrambi i piedi sul pavimento e le braccia in posizione di riposo, preferibilmente appoggiate al tavolo. Per l’automisurazione, si procede al posizionamento del manicotto sul polso e si attiva il dispositivo.
Immagine di un'anziana signora mentre prova la pressione
Se la misurazione è effettuata con sfigmomanometro aneroide, il manicotto sulla cute del braccio all'altezza del cuore e si procede alla misurazione della pressione massima e minima, definite rispettivamente dalla comparsa e dalla scomparsa di un battito rilevabile con un fonendoscopio.

La prima volta che effettua una misurazione, è opportuno rilevarla su entrambe le braccia per identificare eventuali disturbi della circolazione periferica. In caso di valori differenti sarà considerato quello più elevato.

Il braccio dove la pressione è più alta (braccio dominante) sarà da utilizzare nelle misurazioni successive. Per ottenere dei valori affidabili è bene non assumere caffeina e non fumare nei 30 minuti prima del test. Se la pressione è al di sotto dei 120/80 mmHg si parla di ipotensione.

 

Quando misurare la pressione

Se non si è in trattamento con i farmaci anti-ipertensivi bastano due misurazioni a distanza di almeno uno-due minuti al mattino (dalle 6 alle 9, prima di colazione) e due misurazioni alla sera (dalle 18 alle 21, prima di cena), durante la settimana che precede la visita dal medico. Non vanno considerati i valori del primo giorno. Si fa la media dei valori ottenuti gli altri giorni. Se si è all’inizio del trattamento con farmaci anti-ipertensivi, si fanno due misurazioni al mattino (prima dell’assunzione dei farmaci) e due misurazioni alla sera (dalle 18 alle 21) durante la settimana che precede la visita dal medico.

Una volta stabilizzata la pressione arteriosa con la terapia per due misurazioni della pressione una volta alla settimana; ma prima di una visita medica di controllo è opportuno misurarla di nuovo per sette giorni lavorativi consecutivi con due misurazioni al mattino e due misurazioni alla sera.

 

Un quarto degli italiani ne soffre, bambini compresi

I dati della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (Siia), stimano che il 25% della popolazione sia iperteso, ma solo la metà ne è a conoscenza. Il dato più inquietante riguarda le persone che sono in terapia: più del 60% non raggiunge i valori pressori adeguati, nonostante la cura.
Immagine di un bambino che fa merenda con cibi zuccheratiL’ipertensione, è bene ricordarlo, causa il 40 % dei decessi per ictus e il 25 % di quelli per infarto. Un’indagine condotta tra il 2008 e il 2012 in tutte le regioni d’Italia, ha rilevato che, tra i 35 e i 79 anni, la pressione sistemica (Pas) media è di 134mmHg negli uomini e 129 mmHg nelle donne. La pressione diastolica (Pad) mostra un andamento analogo.
Anche se l’ipertensione si presenta con l’avanzare degli anni, il 9% di bambini e ragazzi, nella fascia compresa tra 0 e 18 anni, soffre di ipertensione pediatrica. Si tratta di un fenomeno che si sta registrando negli ultimi anni. Le cause principali riguardano abitudini alimentari, caratterizzate da un elevato consumo di cibi grassi, e la scarsa attività fisica.

 

Tipi di ipertensione

Ipertensione Primaria

Quasi tutte le persone ipertese hanno una forma di ipertensione primaria perché non è nota una causa certa. Di solito infatti è dovuta a un aumento della resistenza vascolare, le cui cause sono spesso ignote. Alcune volte la pressione aumenta solo nei valori massimi. Questa condizione, definita ipertensione sistolica isolata, è tipica delle persone anziane. Con l’età, infatti, le arterie tendono a perdere elasticità e perdono quella capacità di adattarsi ai cambiamenti di flusso sanguigno (arteriosclerosi). I valori di questa forma di ipertensione sono superiori a 140 mmHg per la massima e 89 mmHg, o inferiore, per la minima.
 

Ipertensione Secondaria

Solo una minima parte di soggetti riceve la diagnosi di ipertensione secondaria, condizione che si manifesta come disturbo connesso ad altre malattie o disturbi metabolici come: stenosi dell’arteria renale, iperaldosteronismo, ipertiroidismo (per approfondire si veda: "Tiroide: qual è la sua funzione? Sintomi, cause e cure"), sindrome di Cushing, apnee notturne.
Immagine di pillole antidepressiveAnche alcuni farmaci di uso comune possono far salire la pressione: antinfiammatori non steroidei (Fans), decongestionanti nasali e alcuni integratori per la perdita di peso. Lo stesso effetto può essere dovuto anche a medicinali usati nelle malattie autoimmuni come i cortisonici e le ciclosporine che provocano un restringimento delle arterie. L’ipertensione può essere un effetto collaterale di alcuni antidepressivi. Anche la pillola anticoncezionale può aumentare la pressione anche nelle pazienti che, di solito, hanno valori normali. Proprio per questa ragione alle donne ipertese viene sempre consigliato un metodo anticoncezionale differente. La terapia ormonale sostitutiva (Tos) in menopausa, invece, può causare un'instabilità dei valori ma non sempre. Dunque la valutazione è caso per caso.

Ci sono poi delle condizioni fisiologiche come la gravidanza che possono comportare un innalzamento della pressione. In queste donne il sintomo compare intorno alla ventesima settimana. Se la pressione elevata è accompagnata da un eccesso di proteine nelle urine, la condizione è detta pre-eclampsia. Entro sei mesi dal parto, nella maggioranza dei casi, la pressione torna normale. A seconda di quanto i valori si discostano dai limiti definiti normali (120/80 mmHg), si possono riconoscere tre stadi della patologia: preipertensione, ipertensione di stadio 1 e ipertensione stadio 2.
 

Preipertensione

Si definisce quando la pressione massima è tra 120 e 139, mentre la minima si mantiene tra 80 e 89 mmHg. Il rischio cardiovascolare inizia a salire quando la pressione è oltre i valori di 115/75 mmHg: raddoppia ogni 20 punti di incremento della massima e ogni 10 della minima. A questo stadio sono sufficienti dei cambiamenti negli stili di vita per ripristinare le condizioni pressorie ottimali.


Ipertensione stadio 1

A questo livello, la pressione ha valori compresi tra 140 e 159 e per la minima, tra 90 e 99. Se non ci sono altre patologie cardiovascolari, diabete o malattie renali, si consiglia innanzitutto di modificare il proprio stile di vita e le proprie abitudini alimentari. Il medico inoltre può valutare la necessità di un farmaco.


Ipertensione stadio 2

La pressione massima è superiore a 160 mmHg, mentre la minima è almeno 100 mmHg. Oltre ai cambiamenti delle abitudini di vita, in questi casi è quasi sempre consigliata l’assunzione di una terapia farmacologica per abbassare la pressione.

 

Terapia

Quando è di lieve entità, l’ipertensione può essere trattata senza farmaci, intervenendo soltanto su alcune abitudini nello stile di vita che riguardano l’attività fisica aerobica (passeggiate, nuoto, bici) e l’alimentazione sana e bilanciata. In caso di ipertensione moderata o grave, oltre alla correzione delle abitudini alimentari e dello stile di vita, potrebbe essere necessario associare una terapia farmacologica. Questa, dietro prescrizione medica, può prevedere il ricorso a diuretici, beta-bloccanti, ACE-inibitori, calcio-antagonisti, antagonisti del recettore dell’angiotensina II che possono essere utilizzati da soli o in combinazione, modulando le modalità di trattamento da caso a caso. Nella maggior parte dei pazienti di solito la terapia iniziale iniziare la terapia con una associazione pre-costituita di due farmaci.

 

Gli errori da evitare quando si assumono antipertensivi

Prima di iniziare la terapia farmacologica è utile valutare con il medico l’utilità dell’attività fisica regolare e della riduzione del peso corporeo. Ricorrere ai farmaci è sicuramente utile e, spesso, indispensabile, ma è veramente un peccato non sfruttare i vantaggi (notevoli) offerti da un poco di moto e da piccoli sacrifici a tavola. Per chi assume farmaci gli errori possono essere molti.
Immagine di una donna mentre prende un farmaco in pastigliaI più comuni sono:
  • non attendere il tempo necessario per valutare l’efficacia del farmaco (in media 4-6 settimane)
  • sospendere o ridurre autonomamente (senza consultare il medico) i farmaci quando la Pressione arteriosa si è abbassata
  • accontentarsi di una riduzione della pressione che comporta comunque valori superiori a quelli consigliati dal medico
  • assumere i farmaci in modo irregolare
  • assumere farmaci al bisogno: togliere la pastiglia quando la pressione è bassa e aggiungerla se è alta etc.
  • sospendere la terapia antipertensiva quando si assumono altri farmaci (es. antibiotici per una bronchite): eventuali cambiamenti vanno decisi insieme al medico
  • sospendere o ridurre la terapia quando si è in vacanza. Alcuni lo fanno al mare, altri in montagna, magari per variazioni pressorie legate all’ambiente, ma è necessario sentire il parere del medico
  • controllare la pressione in continuazione o, al contrario, saltare i controlli proposti dal medico.
 

Improvviso aumento di pressione: cosa fare?

Non è raro che, in presenza di disturbi quali mal di testa, senso di capogiro, malessere, etc., si decida di misurare la pressione.
Se si riscontrano valori più alti (anche molto più alti) di quelli usuali, la prima cosa da fare è non spaventarsi e ricordarsi che il danno provocato dall’ipertensione si sviluppa nel corso del tempo e non immediatamente.
Immagine di un barella trasportata da medici e infermieri in ospedaleLa seconda cosa da fare è ricordare anche che la pressione può alzarsi (è una normale reazione) in seguito a stimoli intensi di varia natura (dolore, ansia, paura, etc.) e che, quindi, è possibile che la pressione sia più elevata perché stiamo poco bene o piuttosto che stiamo poco bene perché la pressione è alta. In ogni caso è utile sdraiarsi e bere qualcosa di caldo per favorire il rilassamento della muscolatura.

Esistono però delle eccezioni: se la pressione supera i 200-220 mmHg di massima e/o i 120-130 mmHg di minima in più misurazioni ravvicinate sarà opportuno consultare rapidamente un medico.

Il ricorso al Pronto Soccorso o al 118 è indicato se l’aumento della Pressione è accompagnato anche da problemi neurologici (difficoltà di parola, debolezza di un braccio e/o di una gamba, etc.), da improvvisa importante mancanza di respiro, da dolore al torace, allo “stomaco” o al collo. Fortunatamente queste situazioni sono rare e, nella grande maggioranza dei casi, l’aumento della pressione arteriosa non comporta pericoli immediati. Per questo motivo, con le eccezioni sopra riportate, non è utile recarsi al Pronto Soccorso, ma è sufficiente ricontrollare i valori in un momento di calma e consultare poi il proprio medico.

 

Fattori di rischio

Alcune condizioni possono predisporre allo sviluppo dell’ipertensione. Tra i principali fattori si riconoscono: familiarità, età superiore ai 40 anni, il sesso femminile dopo la menopausa, a causa dei cambiamenti ormonali.
Immagine di una donna in menopausaCi sono poi dei fattori di rischio che interessano lo stile di vita (sedentarietà, fumo, stress) e l’alimentazione (cibi grassi, alcol). Lo stress è particolarmente nocivo perché innesca una risposta ormonale che prepara il corpo l’azione con un aumento del battito cardiaco. Situazioni di tensione, specie se continuate nel tempo, provocano una serie di problematiche sull’organismo, tra cui l’innalzamento della pressione sanguigna. Tuttavia, è molto difficile stabilire in modo scientifico e oggettivo la quantità dì stress capace di far alzare la pressione, dato che ognuno reagisce in modo diverso e quello che può essere fonte di ansia per una persona, può non esserlo per un'altra. Alcune tecniche però, come lo yoga possono essere d’aiuto nel ridurre la tensione.

In generale, per mantenere la pressione entro valori normali e prevenire i rischi cardiovascolari, è importante lo stile di vita. A una regolare attività fisica, basta mezz’ora di camminata al giorno, va associata un’alimentazione con cibi ricchi di vitamine e fibre, poco sale e trovato il tempo per il iposo e il relax. Diversi studi clinici dimostrano che i cambiamenti nello stile di vita sono efficaci nel controllare la pressione, anche se si assume già una terapia.

 

Complicanze

Come conseguenze negative dell'ipertensione si considerano solitamente ictus e infarto (per saperne di più: "Infarto, il bis è in agguato"), oppure lo scompenso cardiaco, ma i danni riguardano anche altre parti dell'organismo. La pressione alta può portare innanzitutto all'insufficienza renale, ma è anche una concausa di demenza e nefropatia. Oppure, di problemi come la malattia degli arti inferiori (arteriopatia), che rende complicato anche solo camminare per poche decine di metri senza essere colti da crampi e dolori ai polpacci.

 

Prevenzione

L’Ipertensione Arteriosa è il più importante fattore di rischio modificabile per le malattie coronariche, l’ictus cerebrale, lo scompenso cardiaco e l’insufficienza renale.
A parità di condizioni (età, sesso, colesterolemia, etc.) chi ha la pressione più alta rischia di più rispetto a chi l’ha più bassa e il rischio è tanto maggiore quanto più alta è la pressione. Il livello di rischio è però differente da individuo a individuo e dipende dalle caratteristiche personali: presenza di altre malattie (diabete, precedente infarto o ictus, etc.), attitudine al fumo di sigaretta, familiarità per malattie cardiovascolari e sedentarietà. Il persistere di valori pressori costantemente elevati danneggia le arterie e gli organi interni come il rene, il cuore e il cervello.

Inoltre l’ipertensione sottopone il cuore ad un superlavoro e comporta delle modificazioni della struttura cardiaca e causa l’ispessimento della parete interna delle arterie; quando ciò avviene è più facile che il colesterolo si depositi sulle pareti delle arterie, arrivando ad ostruirle. L’ipertensione arteriosa si manifesta per una serie di fattori sia genetici che ambientali.

Come è noto, figli di genitori con ipertensione hanno maggiore probabilità di sviluppare la malattia rispetto a quelli che hanno genitori normotesi. Tra i fattori ambientali che favoriscono l’aumento della pressione sanguigna, vanno certamente considerati lo stress, vita sedentaria, obesità o sovrappeso (si veda anche: "Obesità: cause e suggerimenti per controllare il peso"). Poiché la componete di familiarità costituisce una minoranza dei casi di ipertensione, non ha senso attivare screening genetici sulla popolazione. Come si è visto infatti sono più cause a creare le condizioni che favoriscono lo sviluppo del disturbo. Dato che lo stile di vita è una componente determinante, tanto che nella preipertensione la correzione di alcuni comportamenti riporta la situazione alla normalità, è consigliabile seguire, sin da giovane alcune buone abitudini per mantenere la pressione arteriosa a livelli desiderabili.
Un semplice elenco può essere d’aiuto:
  • Perdere i chili di troppo. L’aumento di peso fa spesso aumentare di pari passo la pressione arteriosa. Per capire il da farsi, può bastare controllare la misura del girovita che per l’uomo non deve superare i 100 centimetri e per la donna gli 85 cm. Oltre questi limiti aumenta infatti il rischio di ipertensione. Al di là del peso, mantenere uno stato di buona forma fisica e, quando necessario, dimagrire, significa anche rendere più efficace la terapia farmacologica, quando sia necessario assumere delle medicine.
  • Immagine di due signori in bicicletta nel parcoFare esercizio fisico. L'attività fisica, in persone che hanno tendenza a sviluppare l’ipertensione, riduce il rischio che questa si manifesti. Su quale e quanta attività sia necessaria ad allontanare il rischio di pressione alta, vengono d’aiuto studi recenti. Non servono sforzi immensi. Basta fare un’attività aerobica come camminare, fare le scale, nuoto o bicicletta per un tempo compreso fra la mezz'ora e un'ora al giorno per più giorni a settimana e il rischio di ipertensione si riduce.
  • Alimentazione sana. La prima regola, per limitare l’accumulo di chili di troppo, è contenere il consumo di grassi, soprattutto animali (burro, panna). Questi, infatti, non solo aumentano le calorie, ma anche il colesterolo. Come è noto, maggiori son i livelli di colesterolo (Ldl) nel sangue, maggiore è la probabilità che si depositi sule pareti dei vasi sanguigni creando le placche aterosclerotiche. Queste, in seguito ad esempio a uno sbalzo di pressione, possono staccarsi e causare un’occlusione di vasi del cuore o del cervello determinando un infarto o un ictus. Sono cibi da preferire, per mantenere la pressione normale: cereali integrali, legumi, verdura, frutta fresca e frutta secca. È poi fondamentale preferire, nei condimenti, l’olio extra vergine di oliva. Poco considerati, ma utili, sono anche aglio, cipolla e spezie per dare sapore alle pietanze.
  • Abbassare l’apporto di sale. Anche una riduzione minima può apportare significativi benefici alla pressione. Il consumo di sale (sodio) (si veda: "Il sale? da usare con criterio") quotidiano non deve superare i 5 gr al giorno (circa un cucchiaino), tenendo conto anche di quello che è già presente negli alimenti. Sono particolarmente salati, quindi vanno ridotti, i cibi pronti e conservati i dadi da brodo, i salumi e i formaggi stagionati. Eliminarlo del tutto non va bene perché presiede a varie funzioni dell’organismo.
  • Limitare alcol e alcolici. Gli ultimi studi consigliano di non superare un'unità alcolica (un bicchiere) al giorno per le donne e per gli uomini over 65 e di due unità alcoliche (due bicchieri) per gli uomini sotto i 65 anni. Potendo scegliere, è consigliato il vino rosso che, grazie alla presenza del resveratrolo, sostanza antiossidante, ha dimostrato di ridurre il rischio cardiovascolare. In alternativa si può consigliare una birra piccola (350 ml) o un bicchierino di liquore (45 ml). Il consumo quotidiano è chiaramente da preferire alla pratica di fare gli astemi dal lunedì al venerdì e bere tutto il quantitativo alcolico (4 o 5 drink nel week-end): tale condizione può addirittura dare sbalzi di pressione improvvisi.
  • Smettere di fumare. Il fumo non è nemico solo dei polmoni, ma anche della pressione, tanto che induce l’innalzamento dei valori pressori. È da evitare anche il fumo passivo.
  • Attenzione alle tazzine di caffè. Sull’effetto della caffeina sulla pressione sono ancora in corso degli studi. Poiché gli effetti possono variare da soggetto a soggetto, una buona tecnica per stabilire quanto limitare la caffeina, il consiglio è di misurare la pressione 30 minuti dopo aver bevuto un caffè o una bibita con caffeina. Se aumenta di 5-10 punti, il consumo va limitato rispetto a quanto si consuma quotidianamente.
  • Immagine di una donna sotto stressRidurre i fattori di stress. Come è esperienza comune, stress e ansia possono temporaneamente alzare la pressione. Se non è possibile eliminare tutti i fattori scatenanti, è bene concedersi delle pause di relax e qualche esercizio di respirazione, ricorrendo anche allo yoga, alla meditazione o a dei massaggi che possono ridurre le tensioni neuromuscolari. Tali pratiche vanno particolarmente prese in considerazione quando ansia e stress sono protratte nel tempo.
  • Monitorare la pressione. Misurare la pressione regolarmente è la prima cosa da fare per sapere se è necessario intervenire con abitudini di vita o farmaci. Basta fare una misurazione ogni tanto e, a seconda dei valori trovati, si può intensificare o ridurre la frequenza della rilevazione.
  • Relazioni. Per seguire uno stile di vita più sano e prendersi meglio cura di se stessi, è utile coinvolgere amici e familiari nel raggiungimento del proprio obiettivo o nei buoni propositi. Camminare insieme o fare un giro in bicicletta per una mezz’ora al giorno, può essere un modo efficace per ridurre il rischio cardiovascolare e migliorare, non solo la salute, ma la qualità di vita.
 

Alimenti che riducono la pressione

Una regola base della sana alimentazione consiglia di consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno. Una porzione di frutta corrisponde a un frutto intero (mela, pera, arancia) o 2-3 piccoli (albicocche, susine). Per le verdure, una porzione corrisponde a un piatto di insalata (almeno 50 grammi), un mezzo piatto di verdure cotte o crude. Alcuni cibi, come quelli ricchi di potassio (cioccolato, avocado, spinaci, fagioli, banane e persino il caffè), che contribuiscono in modo efficace alla riduzione della pressione (tratto dall'articolo: "Cardiovascular benefits associated with higher dietary K+ vs. lower dietary Na+: evidence from population and mechanistic studies"). Eccone alcuni:
  • Cereali integrali: ricchi di vitamine del gruppo B e aminoacidi essenziali, che l’organismo umano non sa sintetizzare,quali l’acido glutammico e leucina, i cereali integrali, assunti regolarmente possono abbassare la pressione arteriosa. A dimostrarlo è stato uno studio inglese che ha dimostrato tale effetto con l’assunzione di 3 porzioni da 30-40 mg di cereali integrali al giorno.
  • Legumi: la capacità dei legumi di abbassare la pressione è stata provata in laboratorio utilizzando un idrolisato proteico di piselli. Le proteine dei legumi, in ogni caso, sono utili per ritardare o impedire l’insorgenza di danni ai reni dovuti all’ipertensione. Il consiglio è di assumere ceci, fagioli, lenticchie e piselli almeno 2-3 volte a settimana.
  • Immagine di un cesto di noci e arachidiNoci e arachidi: il recente studio "Prospective evaluation of the association of nut/peanut consumption with total and cause-specific mortality" ha messo in evidenza che le noci, ricche di antiossidanti e Omega 3, sono in grado di ridurre la pressione alta, soprattutto quando questa è causata dallo stress. Chi include le noci nella propria dieta ha la pressione più bassa rispetto agli altri che non consumano questa frutta secca. Tre noci al giorno sono una buona regola per mantenere la pressione normale.
  • Cioccolato amaro: il cioccolato amaro, come scritto in questo articolo "Cardiovascular benefits associated with higher dietary K+ vs. lower dietary Na+: evidence from population and mechanistic studies", può essere considerato a tutti gli effetti un ottimo antipertensivo. Basterebbero circa 10 grammi di cacao per favorire la dilatazione delle coronarie e abbassare anche il livello di colesterolo. Ci sono vari studi a questo proposito.
  • Patate viola: uno studio condotto dalla University of Scranton, in Pennsylvania, ha messo in evidenza che il pigmento naturale delle patate viola risulta utile nel ridurre la pressione sanguigna, in quanto è ricco di sostanze fitochimiche che fanno bene al nostro organismo. Comunque si devono evitare le alte temperature di cottura, perché altrimenti vengono distrutte molte di queste sostanze salutari, lasciando in quantità maggiori amido e grassi.
  • Immagine di una barbabietola rossaBarbabietola rossa: i ricercatori della Queen Mary University di Londra hanno scoperto che il succo di barbabietola rossa bevuto ogni giorno riesce a ridurre la pressione alta. Il tutto sarebbe merito di una reazione chimica che avviene nella bocca. Qui i nitrati contenuti nel succo di barbabietola sono convertiti in nitriti grazie all’azione dei batteri che sono presenti sulla lingua. I nitriti, composti dell’azoto, entrati nell’organismo, si trasformano in ossido nitrico che ha un’ azione vasodilatatoria sui vasi sanguigni provocando un abbassamento della pressione arteriosa.

     

Intervista

Intervista al prof. Gianfranco Parati, già presidente della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (SIIA http://siia.it/), Direttore del Dipartimento Cardio-Neuro-Metabolico di Auxologico San Luca, IRCCS Istituto Auxologico Italiano, Milano.

Quando andrebbe misurata la pressione?
Innanzitutto, la pressione andrebbe misurata e fin da piccoli. Un bambino, come sa altezza e peso, dovrebbe sapere anche i valori della sua pressione sanguigna. Negli ultimi anni assistiamo a un aumento dei bambini con ipertensione a causa dell’aumento del peso. Le due cose sono collegate e confermano quanto lo stile di vita sia un fattore determinante nell’ipertensione. Del resto, oggi i bambini, a differenza di decenni fa, a ricreazione, ad esempio, mangiano merendine industriali e si sfidano con i videogiochi, mentre un tempo si correva nei cortili dopo aver mangiato una mela o il panino fatto dalla mamma. Al di là dei bambini delle scuole elementari, dai 18 anni in su, almeno una volta all’anno, la pressione andrebbe misurata. In caso di valori più alti, dovrebbe essere controllata con maggiore frequenza.

Come è meglio misurare la pressione?
Di solito dovrebbe essere il medico, in occasione di una visita, a misurare, almeno una volta all’anno, la pressione. Spesso ciò non accade, ma può essere anche il paziente a chiederlo. Questa misurazione però potrebbe essere solo indicativa di una possibile ipertensione perché esiste l’effetto del camice bianco: la misurazione ambulatoriale fatta dal medico, è sempre più elevata di quella fatta a domicilio. L’automisurazione a casa è infatti il metodo che si preferisce per una più reale valutazione dei valori pressori. Se quindi il medico rilevasse livello particolarmente elevati di pressione potrebbe consigliare un monitoraggio a domicilio, magari con gli strumenti automatici, che sono più facili da utilizzare e molto precisi, se validati (si possono cercare nel web gli elenchi o rivolgersi al farmacista). Secondo le linee guida, vanno eseguite due misurazioni, a distanza di 1-2 minuti, al mattino appena alzati e prima di cena. Bastano due-tre controlli alla settimana. Soltanto nella settimana prima della visita di controllo la misurazione va fatta tutti i giorni. In alcuni casi potrebbe essere indicato il monitoraggio di 24 ore. Questo non va confuso con l’Holter che è un elettrocardiogramma per 24 ore. Se si misura la pressione in farmacia è importante aspettare, seduti, cinque minuti prima di fare la misurazione perché, se la persona è arrivata camminando magari al freddo, si possono trovare valori più elevati.

Una volta raggiunti i valori ottimali, si può sospendere la terapia?
Il 60-65% di coloro che soffrono di ipertensione commette un grave errore: perché non assumono la terapia. Il fatto è che gli ipertesi che non si curano hanno il 30% in più di rischio cardiovascolare, cioè di complicazioni come infarto e ictus (per approfondire: "Ischemia cerebrale: sintomi, tipologie e intervento"). L’ipertensione è una malattia cronica da cui non si guarisce, ma che si controlla. È infatti una condizione dovuta a varie cause. Tra queste, anche l’irrigidimento, con l’avanzare dell’età, dei vasi sanguigni. Lo scopo della terapia è riportare a un livello normale i valori pressori. Una volta raggiunti, la cura va continuata per mantenere più basso il rischio di infarto e ictus. Raramente, in persone giovani, a volte si può sospendere la terapia, ma perché le arterie sono ancora elastiche e rispondono meglio anche all’alimentazione e all’attività sportiva. Sarebbe piuttosto indicato iniziare la terapia farmacologica prima di avere danni permanenti, affiancando sempre uno stile di vita adeguato (perdere peso in eccesso, fare più attività fisica).

Più farmaci si associano, più grave è l’ipertensione?
Una volta era così. Adesso anche in presenza di una lieve ipertensione si tende ad associare due farmaci fin da subito. Tale strategia permette di utilizzare dosi più basse di ciascun principio attivo, minimizzo gli effetti collaterali. Associando poi farmaci con meccanismi d’azione sinergici, si ottengo buoni risultati con dosi minimali. Il vero problema è che il 60% non fa la terapia, anche perché l’ipertensione, nella maggioranza dei casi, non dà sintomi ed è difficile assumere farmaci quando si sta bene.

Prima tacciati come alimenti da evitare, uova, burro e sale sono stati recentemente rivalutati da alcuni studi. Cosa ne pensa?
Ridurre i livelli di colesterolo e di sale abbassa il rischio cardiovascolare. Questo è provato da moltissimi lavori scientifici. Gli ultimi studi alzano un po’ la soglia per il consumo di uova e burro, ma sono criticati perché fatti su popolazioni particolari, con basso rischio cardiovascolare. In generale azzerare il consumo di uova e burro, non va bene, ma limitarlo sì. Anche per il sale, fino a un cucchiaino al giorno, va bene. In ogni caso, dipende molto dal soggetto, l’età, le abitudini di vita, dal suo metabolismo e dai fattori di rischio (familiarità, fumo…). Compito del medico è proprio personalizzare la cura partendo dalle linee guida e calandole nella realtà del singolo paziente.

Ipertensione: mare o montagna. Come regolarsi?
Abbiamo condotto degli studi in proposito. Il mare, con il caldo fa scendere la pressione. Al contrario, in montagna, più si sale, più cala la pressione di ossigeno. Sopra i 1800-2000 metri, si può abbassare la concentrazione di ossigeno nel sangue (ipossia) e tale condizione tende a far salire la pressione. Negli anziani, che faticano più di una persona giovane a compensare, potrebbe esserci un aumento della pressione. Ciò non significa che non possano andare in montagna. Bisogna adattare invece la terapia: ridurre o aumentare l’assunzione dei farmaci per mantenere la pressione su valori ottimali. A tale proposito abbiamo pubblicato delle linee guida per cardiopatici in montagna (articolo di riferimento: "Clinical recommendations for high altitude exposure of individuals with pre-existing cardiovascular conditions: A joint statement by the European Society of Cardiology, the Council on Hypertension of the European Society of Cardiology, the European Society of Hypertension, the International Society of Mountain Medicine, the Italian Society of Hypertension and the Italian Society of Mountain Medicine"). In generale è importante misurare la pressione, mantenere un peso normale e fare dell’attività fisica tutti i giorni. Sembrano consigli banali, ma fanno una grande differenza.

 

Domande e risposte

Quali sono le cause dell'ipertensione?
Le cause dell’ipertensione includono lo stress, il fumo, alimentazione ricca di grassi e scarsa attività fisica, ma possono esserci delle condizioni di familiarità che predispongono al disturbo. L'ipertensione di solito aumenta con l’età per un irrigidimento delle pareti dei vasi sanguigni (resistenza periferica).

Cos'è l’ipertensione stadio 1?
Si definisce stadio 1 di ipertensione una condizione in cui la pressione massima è compresa tra 130 e 139 mm Hg e la minima compresa tra 80 e 89 mm Hg. L’ipertensione di stadio 2 è più grave perché ha valori di pressione massima superiori a 140 mm Hg e la minima a 90 mm Hg o superiore.

Cosa provoca un’ipertensione improvvisa?
Picchi pressori transitori si possono verificare, in assenza di altre cause, per l'uso eccessivo di bevande stimolanti come tè, caffè e alcol. Anche l’assunzione di alcuni farmaci da banco (antinfiammatori e decongestionanti) possono essere dei fattori che aumentano la pressione. Ci sono delle condizioni fisiche, come l’aumento del peso, o fisiologiche, come la gravidanza, che possono causare ipertensione.

L'acqua può abbassare la pressione sanguigna?
L'idratazione fa funzionare meglio i reni e quindi può contribuire a abbassare la pressione, ma di per sé non ha un’azione diretta.

Come posso abbassare la pressione?
Camminando, perdendo i chili di troppo e facendo regolare esercizio fisico (basta mezz’ora la giorno). Smettendo di fumare e curando l’alimentazione. In particolare va ridotto il consumo di grassi, alcol, caffeina, cibi industriali e sale. Meglio aumentare l’assunzione di frutta e verdura, in particolare di prodotti ricchi di potassio (banane, cioccolato nero).
In collaborazione con
Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.