Intolleranza al lattosio: come riconoscerla? Sintomi e Cause

Intolleranza al lattosio: come riconoscerla? Sintomi e Cause

Alimentazione

Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2019

Indice

 

Quando il latte diventa indigesto?

Tutte le persone che soffrono di intolleranza al lattosio non sono in grado di digerire e assimilare completamente e correttamente il principale zucchero del latte perché manca loro l’enzima che ha il compito di farlo: la lattasi. Il risultato non è un’indigestione, ma la comparsa di una vasta gamma di sintomi di varia natura, che possono presentarsi sia subito dopo l’assunzione dell’alimento o della bevanda contenente il lattosio, che a distanza (per accumulo). 

Tra queste sgradevoli conseguenze si annoverano disturbi gastrointestinali tipici – diarrea, nausea accompagnata sovente da vomito, gonfiore addominale – ma anche mal di testa, dermatiti, senso di spossatezza. Erroneamente, si tende a pensare che basti eliminare il latte di mucca dalla propria dieta o da quella del bambino, se l’intolleranza si manifesta in età infantile, per risolvere tutto. Peccato che il lattosio sia comunque presente in altri latti (ad esempio di capra, sebbene in concentrazioni inferiori, e naturalmente nel latte materno), e in tutti i latticini o nei cibi e nelle bevande che li contengano. Gelati, pietanze dolci e salate con creme e burro, formaggi freschi e spalmabili come mozzarella o mascarpone, panna eccetera, sono un vero e proprio “veleno” per chi sia intollerante al lattosio. 

L’intolleranza, che come abbiamo visto è l’incapacità di digerire e assimilare questo specifico zucchero, può essere totale o parziale a seconda di quale (e quanta) sia la carenza enzimatica dell’organismo. Se l’enzima manca completamente, l’intolleranza darà sintomi più violenti. Infatti la lattasi, che di norma troviamo nei villi intestinali del duodeno, scinde il lattosio nei suoi due composti più semplici: il galattosio e il glucosio. Quando la lattasi non viene prodotta dall’organismo, o lo è in quantità insufficiente, questa scomposizione dello zucchero risulta impossibile o, per lo meno, deficitaria, con conseguente accumulo di lattosio nell’intestino crasso, dove inizia a fermentare ad opera dei batteri presenti nella flora batterica intestinale, e a creare tutti i disturbi che abbiamo incominciato a vedere. 

Quante persone soffrono, nel mondo, di intolleranza la lattosio? Tantissime! Circa sette individui su dieci senza distinzione tra uomini e donne. In Italia si stima che circa la metà della popolazione sia carente in parte o del tutto di enzima lattasi. Sebbene il disturbo compaia più frequentemente nei bambini, non è raro che, però, i sintomi si avvertano in età adulta o la diagnosi arrivi tardivamente. Spesso, infatti, chi soffre di intolleranza al lattosio senza averne consapevolezza, sviluppa precocemente una sorta di avversione istintiva al latte e derivati e tende ad eliminarli spontaneamente dalla propria alimentazione, facendo in tal modo regredire molti dei disturbi principali.

Questa sorta di auto-protezione dell’organismo da una sostanza percepita come nociva non è, però, sempre automatica. Molte persone, sia bambini che adulti, pur intolleranti, non riescono a fare a meno del latte e dei prodotti che lo contengano, finendo per esacerbare i propri disturbi. Pertanto una delle prime domande che ci si pone di fronte ad una diagnosi di intolleranza al lattosio è la seguente: “Cosa posso mangiare, allora”? In realtà, come vedremo, tantissimi alimenti e bevande. Senza contare che oggi in commercio sono presenti intere linee di cibi industriali a base di latte deprivati di questo zucchero così “indigesto”. Non c’è, quindi, da preoccuparsi troppo. Importa però sapere quali sono tutti i possibili sintomi di questa comune intolleranza, a quali età si possono manifestare, quali sono i test disponibili per giungere ad una diagnosi, e soprattutto qual è la forma che ci ha colpito. Perché ve ne sono tre. Vediamole. 

 

Tre forme di uno stesso problema

Di intolleranza al lattosio si parla tanto, spesso a sproposito. Infatti non basta un po’ di diarrea dopo che abbiamo mangiato un gelato alla crema per farci un’autodiagnosi. Occorrono invece più sintomi specifici e una ricorrenza degli stessi in corrispondenza con l’assunzione del lattosio in qualche sua forma. A proposito di forma, questa intolleranza, che nasce dalla totale o parziale mancanza dell’enzima lattasi nell’intestino di chi ne soffre, può “esplodere” in età adulta, o (più comunemente), nei bambini. Può essere un disturbo unico e singolo, oppure dipendere da altra patologia “scatenante”, ad esempio una malattia infiammatoria intestinale, può essere cronico (e quindi non guarire mai), oppure transitorio. Vediamo le tre forme in cui uno stesso problema può presentarsi:
  1. Intolleranza al lattosio genetica o primaria. Si tratta in assoluto della tipologia più comune, che insorge di solito entro i due anni di vita a causa di una progressiva riduzione della lattasi nell’intestino del bambino, più o meno dopo che ha termine l’allattamento al seno. In questo caso il bambino/a nasce con un’ottima capacità di digerire il latte della madre, e quindi i suoi livelli di lattasi sono elevati. Solo dopo lo svezzamento, l’introduzione del latte vaccino e la progressiva riduzione di quello materno fino alla sospensione dell’allattamento, la produzione di lattasi, che in chi non sia intollerante restano comunque tali da permettere la digestione completa di una quantità ordinaria di latte e derivati, decresce progressivamente rendendo manifesti i sintomi tipici dell’intolleranza al lattosio. Questa carenza ha una causa genetica ed è cronica, ovvero permane per tutta la vita.
  2. Intolleranza secondaria o acquisita. In questo secondo caso, l’intolleranza al lattosio insorge come complicanza o conseguenza di altra condizione patologica. In genere l’incapacità dell’intestino tenue di produrre l’enzima lattasi si verifica a seguito di malattie infiammatorie intestinali, ad esempio il morbo di Crhon, o di altre intolleranze croniche come la celiachia. A volte anche interventi chirurgici o “banali” gastroenteriti virali acute possono inibire la produzione di lattasi. Questo tipo secondario di intolleranza al lattosio, a differenza di quello genetico, è però reversibile con dei trattamenti opportuni, assunzione di probiotici e una dieta mirata.
  3. Intolleranza al lattosio congenita. Questa condizione è la più rara, fortunatamente, e si verifica quando la mancanza di enzima lattasi si trasmette per via ereditaria da entrambi i genitori. Il bambino/a viene al mondo già incapace di digerire il latte materno. La prematurità può rappresentare un fattore di rischio per l’intolleranza al lattosio congenita. 
Molti genitori si preoccupano – giustamente – di come fare a individuare precocemente l’intolleranza al lattosio nei loro figli/e attraverso i sintomi. Vediamo dunque come si manifesta questo disturbo metabolico nei neonati e nei bambini/e. 

 

L’intolleranza al lattosio nel neonato e nel bambino

Come abbiamo visto, nella norma i neonati nascono già in grado di digerire il latte materno in tutte le sue componenti, lattosio incluso, perché il loro intestino produce grandi quantità di lattasi, un processo che comincia in utero, più o meno intorno alla 23ma settimana di gravidanza. Per tutti i primi mesi di vita, fino a quando il latte materno rappresenta l’unico nutrimento per il bambino/a, l’enzima lattasi viene continuamente prodotto per poi ridursi progressivamente con la crescita. Si presuppone, infatti, che dopo lo svezzamento e la fine dell’allattamento esclusivo al seno, i bambini/e abbiamo meno bisogno di assumere il nutrimento dal latte. 

Nel 30% circa della popolazione mediterranea, però, l’enzima lattasi ad un certo punto dell’età infantile, in genere però dopo i due anni, smette di essere prodotto del tutto, e così si manifestano i sintomi dell’intolleranza al lattosio, dovuti al fatto che questo zucchero non viene più scomposto, risulta indigeribile e inizia a fermentare nell’intestino con produzione di anidride carbonica e idrogeno. Pertanto i genitori devono stare particolarmente attenti ai loro bambini/e a partire da questo periodo della loro crescita, a disturbi tra cui:
  • Diarrea (i gas intestinali hanno un effetto lassativo, ma in alcuni casi l’intolleranza potrebbe invece causare stipsi)
  • Feci acquose espulse con gas (flatulenza)
  • Gonfiore gastrico e aerofagia 
  • Nausea e vomito
  • Crampi addominali e meteorismo
  • Frequenti eritemi cutanei e pelle atopica (l’intolleranza al lattosio dà spesso sintomi sulla pelle)
  • Congestione nasale 
Da considerare che i sintomi gastrointestinali si manifestano tra la mezzora e le due ore dal consumo degli alimenti contenenti lattosio, e che saranno tanto più severi quanto maggiore sarà stata la quantità di latticini ingerita dal bambino/a. Inoltre, la severità dei sintomi dipende anche dal deficit di produzione di lattasi del piccolo/a, che può essere totale o parziale. 

In ogni caso, fate attenzione anche alla tipologia di alimenti combinati con il lattosio: infatti la precocità dei sintomi, ad esempio l’attacco di diarrea, sarà maggiore dopo il consumo di cibi che si digeriscono velocemente, come i carboidrati. La forma genetica, o primaria, di intolleranza al lattosio può manifestarsi sia nella prima infanzia che anche più tardi, nell’adolescenza, perché il processo di riduzione della lattasi può essere più o meno lento. Ma, come abbiamo visto, esiste anche una (rara) forma congenita di intolleranza al lattosio, che colpisce i neonati/e che nascano senza l’enzima lattasi e il cui organismo sia del tutto incapace di produrla. 

Per questi bambini/e anche il latte materno rappresenta un alimento indigeribile, pertanto i sintomi saranno severe scariche di diarrea dopo ogni poppata, calo ponderale e ritardo nella crescita. In questi casi occorre parlare subito del problema con il proprio pediatra e utilizzare i latti formulati deprivati del lattosio per l’alimentazione del piccolo/a. In qualche caso, poi, l’incapacità di digerire il lattosio può insorgere dopo una gastroenterite. Si tratta di un’eventualità affatto rara, ma la buona notizia è che l’intolleranza è solo temporanea, e perdura finché l’intestino del piccolo/a non sarà guarito dall’infezione. In ogni caso, per qualunque sintomo correlato con l’assunzione di alimenti contenti lattosio dei vostri bambini/e, la prima cosa da fare è informare il pediatra e sottoporre i piccoli/e ad un test per l’intolleranza al lattosio, di cui il primo è il breath test (test del respiro), facile, indolore e non invasivo. Ne parleremo più avanti. 

Un avviso speciale per chi abbia già avuto casi di intolleranza al lattosio in famiglia. Questa carenza genetica tende, ovviamente, a ripresentarsi di generazione in generazione, pertanto state particolarmente attenti alle reazioni dei vostri bimbi/e quando consumano latticini e derivati, perché è più probabile che manifestino, prima o poi, i sintomi dell’intolleranza. 


Quali sono i sintomi?

I sintomi dell’intolleranza al lattosio che abbiamo elencato per i bambini/e, non differiscono più di tanto negli adulti. Il deficit di lattasi, che impedisce il corretto assorbimento intestinale di questo zucchero del latte e che può insorgere anche in età adulta, non dà, però, solo alterazioni di natura gastrointestinale, sebbene si tratti senza dubbio del primo “segnale”. In generale, questa comune carenza digestiva, comporta una serie di disturbi metabolici che si manifestano sia nel breve termine (ovvero fino a due ore dopo l’ingestione del lattosio), che nel medio termine. Scopriremo più avanti che sintomi più compositi e severi sono piuttosto manifestazione di una allergia al latte, un disturbo cronico di natura immunitaria. 

Quindi ricapitoliamo insieme la sintomatologia generale dell’intolleranza al lattosio (considerando che la forma primaria è di gran lunga quella prevalente nella popolazione mondiale):
  • Digestione lenta (dispepsia) e pesantezza di stomaco
  • Diarrea o stipsi
  • Meteorismo, flatulenza, gonfiore addominale e gastrico
  • Alitosi
  • Crampi e spasmi addominali, addome duro e gonfio
  • Nausea, vomito, ritorno acido in gola
  • Mal di testa
  • Sintomi cutanei, pelle atopica, arrossamenti e tendenza alle dermatiti
  • Senso di spossatezza
Come dicevamo nel caso dei bambini, la comparsa e la severità dei sintomi dipende sia dalla quantità di lattosio ingerita nel corso di un unico pasto, sia dalla combinazione dei nutrienti. In associazione con altri zuccheri, specialmente se semplici (ad esempio nel caso dei dolci o della frutta), i tempi di svuotamento gastrico sono così veloci che i sintomi si manifesteranno rapidamente e in modo accentuato, ad esempio con una scarica di diarrea o conati di vomito. Se, invece, la quantità di lattosio è minima, ed è combinata con alimenti a lenta digestione, come i grassi, i sintomi potrebbero essere tardivi, di minima entità o persino non insorgere del tutto. In ogni caso, quando si abbia un sospetto di intolleranza al lattosio, è bene prendere nota di tutti i segnali inviati dal corpo che siano riconducibili al consumo di latticini e affini, e parlarne con il proprio medico al fine di sottoporsi tempestivamente ai test diagnostici. 

 

Le cause e i fattori di rischio

Abbiamo visto come tutte e tre le forme di intolleranza al lattosio siano causate dalla mancanza totale o da una produzione insufficiente di lattasi, l’enzima intestinale deputato al metabolismo di questo zucchero del latte. Ma… qual è il difetto genetico che sta all’origine di tale carenza? Se parliamo della forma di intolleranza la lattosio cronica che si definisce genetica, o primaria, infatti, all’origine del progressivo stop alla produzione di lattasi c’è proprio la mutazione di un gene. Nello specifico, se ci riferiamo alla intolleranza al lattosio nella popolazione europea e mediterranea, essa è determinata dal una variazione del DNA nel gene MCM6 da cui dipende il gene della lattasi. Affinché questa mutazione si verifichi è necessario “ereditarla” da entrambi i genitori (mutazione autosomica recessiva).

In generale, proprio la familiarità costituisce importante fattore di rischio per l’intolleranza al lattosio e sempre una mutazione genetica autosomica recessiva è all’origine della forma congenita, molto più rara rispetto a quella primaria. Atri fattori predisponenti o precipitanti (validi sia nel caso l’intolleranza insorga nei bambini, che negli adulti) sono, inoltre:
  • Provenienza geografica. Ci sono maggiori probabilità di nascere con la forma genetica di intolleranza al lattosio e di manifestarla ad un certo punto della vita se siamo europei meridionali e mediterranei, asiatici o di origine africana
  • Nascita pretermine. I neonati prematuri non hanno completato il loro sviluppo in utero, pertanto possono manifestare precocemente i sintomi dell’intolleranza al lattosio per immaturità del loro intestino
  • Soffrire di altre malattie croniche di natura infiammatoria a carico dell’intestino, in particolare l’intolleranza permanente al glutine (celiachia) può predisporre anche all’intolleranza al lattosio non permanente
  • Gastroenteriti ricorrenti (intolleranza al lattosio secondaria transitoria)
  • Essere stati sottoposti a terapie oncologiche (radioterapia e chemioterapia). Anche in questi casi l’intolleranza al lattosio può essere solo transitoria
 

I test per la diagnosi

Diagnosticare un’intolleranza al lattosio non è difficile, bastano un paio di test per avere una conferma rapida e attendibile. Il primo test disponibile è il breath test (test del respiro), anche definito H2 test o test all’idrogeno. Un’intolleranza viene infatti rivelata da alte percentuali di idrogeno nel respiro, indicative di una incapacità o difficoltà dell’intestino di metabolizzare il lattosio e di processi fermentativi in atto. Il breath test per l’intolleranza al lattosio si esegue in più step:
  1. Per prima cosa si preleva un primo campione di fiato soffiando in un’apposita sacchetta di plastica
  2. In secondo luogo si dovrà assumere una bevanda ad alto contenuto di lattosio
  3. A seguire si effettuano più raccolte di campioni del respiro nell’arco di 4 ore
  4. Se il lattosio non viene digerito per un deficit di lattasi, i batteri iniziano un processo di fermentazione con produzione di gas tra cui l’idrogeno
Al termine della raccolta completa i campioni vengono confrontati e si giunge agli esiti: elevate percentuali di idrogeno segnalano l’intolleranza al lattosio.
Facile? Sì, ma per avere il massimo dell’attendibilità da questo semplice esame, è necessario prepararsi e seguire qualche norma di comportamento. Ad esempio, prima del test è necessario:
  • Presentarsi digiuni da almeno 8 ore
  • Seguire una dieta povera di fibre il giorno precedente. Significa che sono permesse la carne (meglio se bianca), il pesce, le uova, mentre si raccomanda di evitare il consumo di ortaggi, di legumi, di cereali integrali, di frutta fresca e secca, di insaccati e di latticini, nonché di bevande alcoliche per gli adulti. Pasta, riso e pane, invece, possono essere consumati moderatamente, ma meglio chiedere al medico indicazioni in tal senso. 
  • Per gli adulti, astensione dal fumo il giorno dell’esame
  • Sospendere le terapie antibiotiche 15 giorni prima del test. Per quanto riguarda altri farmaci, non possono essere assunti nelle 12 ore precedenti, a meno che non si tratti di salvavita
  • Astenersi dall’assunzione di lassativi e probiotici nel mese che precede il test
  • Astenersi da attività fisiche e allenamenti intensi nelle ore che precedono il test
Il breath test è assai attendibile, se ben eseguito, ma ovviamente non ci informa di che tipo è la nostra intolleranza al lattosio, e non è possibile eseguirlo sui bambini piccoli e sui lattanti. Per loro, e per sapere se la carenza di enzima lattasi sia primaria o meno, si consiglia il test genetico, che si esegue facilmente con un tampone buccale. Il campione di mucosa orale prelevato viene analizzato in laboratorio per la ricerca dei geni mutati implicati nella insorgenza dell’intolleranza, pertanto una eventuale positività è altamente attendibile e specifica. Ci informa sia della predisposizione del bambino a questo disturbo metabolico (anche se non ancora manifesto), sia se si tratti di una forma congenita, genetica o meno a seconda se gli alleli del gene siano entrambi mutati (il che equivale ad una mutazione autosomica recessiva tipica delle forme primarie), uno solo uno o nessuno. Il test genetico si può seguire fin dal sesto mese di età. Nei bambini più grandicelli, e negli adulti, i due test (breath test e genetico), vengono eseguiti entrambi per una certezza della diagnosi

Di seguito l'elenco delle strutture sanitarie che hanno dichiarato di svolgere il breath test:
Breath Test per intolleranza al lattosio
 

Rimedi e terapie

L’intolleranza al lattosio nella sua forma primaria non guarisce, perché non è possibile ripristinare la produzione dell’enzima lattasi una volta che la predeterminazione genetica che ne impone lo stop sia in atto. Non si può tornare indietro, insomma. Ciò significa che assumere lattosio – e quindi tutti gli alimenti e le bevande ma anche, come vedremo, i farmaci - è sconsigliato. Attenzione: non tutti i latticini e i prodotti caseari contengono questo zucchero! Un esempio è il formaggio tipo grana stagionato almeno 12 mesi, meglio se 24. In questo ottimo prodotto alimentare derivato dal latte vaccino, il lattosio è pressoché assente. 

Occorre precisare questo perché tanti genitori si preoccupano a causa della convinzione che una diagnosi di intolleranza al lattosio esponga il proprio figlio/a ad una inevitabile carenza di calcio dovuta alla totale astensione dai latticini. In realtà, questa eventualità non si pone neppure se si dovesse eliminare dalla dieta del piccolo qualunque derivato del latte, perché il calcio è presente in moltissimi altri alimenti, non esclusa l’acqua da bere. Chiarito questo, è chiaro che evitare o ridurre al minimo il consumo di lattosio rappresenta la principale cura dell’intolleranza, soprattutto se questa sia totale, ovvero dipenda da una completa assenza di enzima lattasi. 

Per quanto riguarda, appunto, la dieto-terapia, due precisazioni:
  • Se la diagnosi è di intolleranza al lattosio primaria o genetica, e quindi permanente, è necessario eliminare dalla vostra alimentazione qualunque cibo o bevanda contenente il lattosio per tutta la vita
  • Se la diagnosi è, invece, di intolleranza al lattosio secondaria e transitoria, dovrete rinunciare completamente a tutto ciò che contenga lattosio per alcuni mesi – il tempo varia dai 3 ai 9 mesi – fino a completa remissione dei sintomi. Successivamente, però, voi o i vostri bimbi potrete pian piano reintrodurre nella dieta questo zucchero, incominciando con minime quantità, in modo che il corpo riprenda a produrre l’enzima lattasi
Vedremo nel prossimo paragrafo quali cibi sono sconsigliati del tutto e quali invece, si possono consumare senza problemi o con moderazione. La lista è davvero lunga, perché dobbiamo considerare che il lattosio è presente in moltissimi prodotti industriali “insospettabili”, tra cui sughi pronti, carni lavorate e cibi in scatola
Oltre alla dieta-terapia, per chi abbia una intolleranza permanente al lattosio, è possibile ovviare alla mancanza della lattasi assumendo degli enzimi che fanno il “lavoro” al suo posto. Si tratta di integratori da assumere un po’ prima dei pasti (o del pasto) in cui riteniamo di poter trovare il lattosio. Non sono certo efficaci come l’enzima naturale prodotto dai vostri villi intestinali, ma questi integratori possono comunque permettervi di godervi il pranzo o la cena di un’occasione speciale senza porvi il problema di dover escludere qualche pietanza per timore (o certezza) che vi sia il lattosio. Si tratta quindi di un rimedio di emergenza che non va considerato come una cura specifica, perché di fatto non lo è. 

A questo punto possiamo cercare di rispondere alla domanda che abbiamo anticipato in apertura di articolo, e che senza dubbio rappresenta la preoccupazione principale di chi scopra di avere un’intolleranza al lattosio: “Cosa posso mangiare? (e cosa no?)”.

 

Cosa mangiare e cosa escludere?

Chi scopra di avere una intolleranza al lattosio permanente, dovrà infatti modificare in modo permanente la propria dieta quotidiana, eliminando tutti quegli alimenti e quelle bevande che contengano la sostanza “incriminata”. Nel caso del lattosio le cose non sono semplici come potrebbero apparire, dal momento che questo zucchero è presente non solo nei latticini freschi, ma viene usato come additivo in moltissime preparazioni alimentari industriali che “apparentemente” nulla avrebbero a che fare con latte e derivati. 

Per questa ragione, soprattutto quando fate la spesa per i vostri bambini/e intolleranti, dovrete avere cura di leggere con molta attenzione le etichette delle confezioni di cibi che acquistate per loro (ma anche per voi se il problema è vostro), di qualunque tipo.

Vediamo pertanto una lista di cibi, sia freschi che confezionati, da eliminare da frigo e dispensa in caso di intolleranza al lattosio:
  • Latte di mucca, capra, pecora, asina, bufala
  • Formaggi freschi e ricotta derivati da tutti i latti elencati
  • Burro, panna e salse o creme preparate con il latte o con questi ingredienti 
  • Pane al latte, pane in cassetta e in generale tutti i prodotti da forno lievitati e non, freschi o industriali, che possano contenere latte (leggere le etichette in caso di prodotto confezionato)
  • Salumi e insaccati (molti contengono lattosio, leggere le etichette o chiedere al salumiere)
  • Carni condite (ad esempio hamburger), che abbiano lattosio o formaggio
  • Caramelle al latte, mou, cioccolato ecc.
  • Paste ripiene fresche e confezionate (tortelli, ravioli, gnocchi di patate, cannelloni ecc.)
  • Biscotti, merendine, torte, dolcetti vari 
  • Cioccolato al latte e snack che ne contengano, cioccolato in polvere, creme di cacao spalmabili
  • Gelati
  • Purea di patate 
  • Sughi e scatolame (tra cui carni e salse), dei quali occorre leggere l’etichetta con attenzione
  • Polenta con formaggi
  • Caffè “speciali” (ad esempio al ginseng, quasi sempre c’è il latte condensato e/o il lattosio)
  • Cappuccino e cioccolata calda
  • Pizza e pizzette, torte salate, sfogliatine
  • Croissant 
  • Cibi surgelati e piatti pronti (leggere le etichette)
  • Creme di liquore
Ovviamente prendere nota di questa nutrita lista di alimenti vietati non implica che dobbiate rinunciare a tutti i prodotti caseari in blocco e al latte, specialmente se si parla di bambini/e. Al contrario, ormai non c’è grande gruppo industriale che non proponga linee di prodotti di origine lattiero-casearia privi di lattosio. Inutile dire che consumare questo tipo di prodotti è consentito, e non ci sono controindicazioni. Inoltre, sono disponibili anche i prodotti “veg”, come le bevande, i gelati e le creme a base di “latti” vegetali, tra cui la soia, la mandorla, il cocco, il riso. Anche questi ottimi sostituti degli omologhi vaccini rappresentano una buona opzione e ampliano le possibilità di consumare spuntini, merende e colazioni alternative e gradevoli al palato per grandi e piccini.

Si possono consumare con una certa tranquillità anche molti formaggi a pasta dura – del tipo grana, pecorino, provolone ecc. – purché a lunga stagionatura (meglio se oltre i 20 mesi). Ma il consiglio migliore, soprattutto per i bambini/e intolleranti, è quella di provare con piccole quantità e osservare la reazione dell’organismo. Se non compaiono sintomi significa che quel prodotto caseario e pressoché privo di lattosio e viene ben tollerato. Evitate, comunque, di consumare troppo spesso o in porzioni abbondanti anche i formaggi consentiti. Discorso a parte per lo yogurt. Si tratta di un derivato del latte che non dovrebbe contenere lattosio, il quale viene “predigerito” dai batteri vivi presenti e trasformato in acido lattico, sostanza non problematica per l’organismo degli intolleranti. Ma anche in questo caso, dipende un po’ dal grado di intolleranza e dalla tipologia di yogurt. Se la carenza di lattasi è totale, e se nello yogurt sono rimaste minime tracce di lattosio non trasformato, il consumo di questo alimento può creare fastidi. In questi casi sempre meglio optare per omologhi delattosati

Cosa resta da poter consumare in libertà? Bè, tantissimi ottimi cibi! Carne, pesce, legumi, ortaggi e verdure, frutta, pasta, riso, pane, e altri cereali privi di latte e di lattosio anche nei condimenti. Pertanto non vi è ragione di drammatizzare, e se parliamo di bambini/e, anche per loro sono tantissimi i cibi disponibili – golosi e nutrienti – adatti al loro intestino delicato. L’unica accortezza è quella di ricordarsi di leggere SEMPRE le etichette dei prodotti alimentari confezionati, anche se ci sembrano a prima vista “innocui”. Può sempre esserci il lattosio come conservante, addensante o stabilizzante. 

L’ultima parte di questo paragrafo su dieta e intolleranza al lattosio la dedichiamo ai… farmaci

Non solo ai cibi, infatti occorre fare attenzione! Il lattosio è utilizzato molto più di quanto immaginiamo come eccipiente in svariate formulazioni farmacologiche. Pertanto, è indispensabile accertarsene, sia nel caso dei bambini/e che per noi adulti, prima di farci prescrivere qualunque medicinale o integratore, e nell’eventualità richiedere, se possibile, un omologo senza lattosio. Considerate che ben il 60% dei farmaci di automedicazione, cosiddetti da banco, hanno proprio il lattosio come eccipiente! Tra i prodotti farmacologici a rischio si annoverano:  E via discorrendo. Sono davvero tantissimi, ma in buona parte sono sostituibili con farmaci dello stesso tipo privi di lattosio. Chiedete sempre al vostro medico/pediatra o leggete con attenzione il bugiardino con la formula di composizione del medicinale in farmacia, prima di acquistarlo. 

 

Intolleranza al lattosio o allergia al latte?

Dolore addominale, diarrea/stipsi e nausea, crampi e meteorismo, ma anche asma, mal di gola o congestione nasale, orticaria, sono i sintomi di un problema che potrebbe sembrare intolleranza al lattosio, ma che non le è neppure lontana parente: l’allergia al latte. Sapete che cos’è? Meno nota e diffusa dell’intolleranza al lattosio, ma più severa di quella, questa forma allergica ha una causa non enzimatica, bensì immunitaria. Viene scatenata – come tutte le allergie – da una abnorme reazione immunitaria dell’organismo nei confronti delle proteine del latte (che sono presenti in tutti i latticini e non solo in quelli), in particolare della caseina. Questa allergia si manifesta sovente nella prima infanzia e viene “scambiata” per intolleranza al lattosio, pur avendo cause diverse. Non basta, in questo caso, eliminare dalla dieta del piccolo/a il lattosio, ad esempio offrendo il latte delattosato. 

Occorre eliminare ogni tipo di latticino anche se presente in minime quantità, perché la reazione allergica può essere scatenata persino da tracce di latte o derivati fino alla conseguenza più drammatica che è lo shock anafilattico. In questi casi, dal momento che si tratta di un’allergia severa, permanente e che può determinare ritardo nella crescita, è importante osservare i sintomi e la loro comparsa, perché rispetto alla “semplice” intolleranza al lattosio vi sono delle differenze. Tra l’altro, in uno stesso individuo, possono coesistere entrambe le condizioni, perché l’una non esclude l’altra. 

Il problema è che spesso – per la diagnosi – ci si ferma al breath test e una volta avuta la conferma dell’intolleranza al lattosio, si prendono gli opportuni provvedimenti alimentari, non ottenendone, però, il beneficio sperato. Un esempio: se il nostro bambino/a ha i sintomi dell’intolleranza al lattosio, ma soffre anche di allergia alle proteine del latte, e noi lo sottoponessimo al breath test o al test genetico, scopriremmo la sua carenza nella produzione di lattasi e nella sua dieta inseriremmo solo latticini delattosati. I quali, però, conservano le proteine del latte! In questo caso il bambino/a continuerebbero ad avere i sintomi dell’intolleranza, ma anche altri che magari ci erano sfuggiti, come: asma e dispnea, rush cutanei, lacrimazione eccessiva e congiuntiviti, naso che cola e sintomi da raffreddamento, sangue nelle feci, tosse inspiegabile che non passa. 

Come abbiamo anticipato, per scatenare nel bambino/a o negli adulti i sintomi dell’allergia al latte basta davvero una minima quantità di allergene, ovvero di proteina. E qui dobbiamo prestare molta attenzione, perché proprio il siero e le proteine del latte vengono spesso addizionati a molti prodotti alimentari confezionati, dolciari e non, tra cui barrette energetiche, biscotti, ghiaccioli, carne lavorata ecc.

La diagnosi di allergia al latte arriva dopo essersi sottoposti ai test allergologici per la ricerca, nel sangue, degli anticorpi specifici implicati in questa reazione allergica.

Basta dunque un prelievo di sangue per effettuare il RAST test, da incrociare con il prick test, un esame cutaneo in cui si espone la pelle all’allergene per valutarne la risposta immunitaria. Tuttavia, attenzione massima, perché questi esami possono dare dei falsi positivi. La cosa migliore da fare per capire se il minore o l’adulto soffrono di allergia al latte è quella di escludere dalla dieta qualunque alimento che contenga le proteine allergizzanti, per almeno 2-3 settimane. Se i sintomi regrediscono del tutto, è la conferma del problema immunitario, e anche… della cura giusta!

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Domande e risposte

1. QUALI SONO I SINTOMI DELL’INTOLLERANZA AL LATTOSIO?
I sintomi dell’intolleranza al lattosio sono diversi, quasi tutti di natura gastrointestinale. Ecco un elenco dei disturbi più comuni che insorgono, sia nei bambini/e che negli adulti, tra la mezzora e le due ore dopo l’ingestione del lattosio:
  • Gonfiore addominale e meteorismo
  • Crampi addominali
  • Diarrea più o meno violenta, o comunque feci acquose e acide
  • Nausea e/o vomito
  • Stomaco che “gorgoglia” e aerofagia
  • Alitosi
  • Mal di testa
2. POSSO DIVENTARE INTOLLERANTE AL LATTOSIO ALL’IMPROVVISO?
In teoria l’intolleranza al lattosio si può manifestare in qualunque momento della vita. La carenza di enzima lattasi – all’origine della difficoltà o impossibilità di digerire il lattosio – anche nelle forme genetiche di intolleranza (le più comuni), si verifica con un processo graduale che può “esplodere” con la sintomatologia che abbiamo visto in età infantile, così come durante l’adolescenza, o persino in età adulta. Le forme di intolleranza al lattosio acquisite, invece, che derivano spesso da gastroenteriti acute, possono insorgere all’improvviso ma essere transitorie, ovvero regredire dopo un periodo di dieta appropriata.

3. QUALI CIBI DEVO EVITARE SE SONO INTOLLERANTE AL LATTOSIO?
Il lattosio, uno zucchero del latte, è presente in quasi tutti i prodotti lattiero-caseari, con alcune eccezioni, ma anche in tanti alimenti freschi e confezionati di altra natura. Ecco un piccolo elenco dei cibi e delle bevande da eliminare:
  • Latte vaccino, ovino, caprino, di bufala e di asina e prodotti derivati tra cui formaggi freschi a pasta molle, ricotta, burro, panna e alimenti (incluse salse e creme, ma anche paste ripiene e pizza), in cui siano presenti questi latticini
  • Formaggi non stagionati o poco stagionati
  • Caramelle, cioccolati al latte, snack, merendine, dessert con creme e panna, croissant, torte e crostate, sfogliate dolci e salate
  • Biscotti, fette biscottate e cereali per la colazione (leggere bene le etichette), pane al latte, pane in cassetta, grissini, pizzette e focacce
  • Gelati
  • Salse e sughi pronti (leggere le etichette)
  • Cibo pronto e in scatola, dadi per brodo (leggere le etichette)
  • Cappuccino, milk shake, drink con crema e panna, liquori al caffè e al cioccolato
  • Salumi e insaccati tra cui prosciutto cotto, carni arrosto e in scatola (leggere le etichette o chiedere a chi li ha confezionati se c’è il lattosio come additivo)

4. COSA SCATENA L’INTOLLERANZA AL LATTOSIO?
All’origine di questo disturbo metabolico c’è la carenza o totale mancanza, a livello intestinale, di un enzima – chiamato lattasi – che ha il compito di scindere il lattosio nei due composti più semplici – galattosio e glucosio – in modo da renderlo digeribile. Senza lattasi il lattosio arriva “intero” e rapidamente nell’intestino crasso, dove fermenta e procura i sintomi che abbiamo visto tra cui meteorismo e diarrea. A sua volta la carenza di enzima lattasi può insorgere in ogni momento della vita quando vi sia un deficit genetico (intolleranza al lattosio primaria o genetica), o a seguito di una malattia intestinale (intolleranza al lattosio secondaria o acquisita) o infine, in rari casi, presentarsi già alla nascita (intolleranza al lattosio congenita).

5. COME POSSO CURARE L’INTOLLERANZA AL LATTOSIO?
La forma primaria di natura genetica, che è anche la più diffusa in assoluto, non è curabile. La carenza di enzima lattasi, infatti, non è reversibile, pertanto l’unica soluzione per far regredire i sintomi e stare meglio è quella di eliminare in modo permanente il lattosio (e tutti i cibi, le bevande e persino i farmaci che lo contengono), dalla propria alimentazione. Esistono in commercio anche degli integratori di lattasi che assunti un po’ prima di un pasto in cui il lattosio sia presente, permettono all’organismo di digerirlo. Non rappresentano, però, in alcun modo una cura. Se invece parliamo di intolleranza al lattosio secondaria, che quindi dipenda da un problema intestinale preesistente, curando la patologia primaria, anche l’intolleranza dopo qualche tempo scompare e l’intestino tenue riprende a produrre l’enzima lattasi.
In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.
Data di pubblicazione: 23 luglio 2019