Infezioni da Streptococco: quali sono? Come combatterle?

Infezioni da Streptococco: quali sono? Come combatterle?

Mamma e Bambino

Ultimo aggiornamento: 02 marzo 2019

Indice

 

Introduzione

Le infezioni streptococciche sono causate dal gruppo di batteri da cui prendono il nome streptococchi e provocano infezioni con conseguenze che variano da lievi mal di gola a evenienze patologiche mortali.
Esistono in totale una ventina di specie di streptococchi, molte di queste non patogene per l’uomo.
Alcuni fra questi batteri sono invece molto virulenti e coinvolti in infezioni potenzialmente mortali. Due esempi paradigmatici possono aiutare a comprendere l’estrema variabilità dell’azione degli streptococchi sulla fisiologia umana.
Lo Streptococcus pyogenes può provocare la sepsi (che ha mortalità che può raggiungere il 40%); lo Streptococcus mutans vive nella nostra bocca ed è responsabile dello sviluppo della carie dentaria.

Gli streptococchi coinvolti nella genesi di malattie umane sono i cosiddetti “emolitici”, così definiti perché producono una tossina in grado di distruggere i globuli rossi. Questa caratteristica è utile soprattutto in fase colturale, quando, in seguito al prelievo di un campione organico, il batterio deve essere identificato per giungere ad una diagnosi precisa e prescrivere al paziente la terapia più appropriata. E’, inoltre, il principio su cui si basa una delle classificazioni degli streptococchi.

 

La classificazione colturale degli streptococchi

Una prima classificazione degli streptococchi viene effettuata in base all’aspetto che assumono quando vengono posti in coltura. In base a questa analisi, è possibile distinguere:
  • streptococchi alfa-emolitici, come lo Streptococcus pneumoniae
  • streptococchi beta-emolitici, a loro volta distinguibili in base al criterio di Lancefield in gruppi identificati da lettere alfabetiche maiuscole (da A a H e da K a T).
Fra i beta-emolitici i raggruppamenti di maggiore interesse per il loro coinvolgimento nella patologia umana sono i primi due (A e B). Gli A causano la maggior parte dei disturbi riconducibili complessivamente agli streptococchi. I B sono responsabili della trasmissione di infezioni dalla madre al bambino durante il parto.
In generale, l’infezione streptococcica causa un’ampia varietà di malattie: ecco una disamina generale, con particolare attenzione per le patologie di maggiore diffusione.


 

Angina streptococcica

L’angina streptococcica (comunemente nota come “mal di gola da streptococco”) è una forma di faringite o faringo-tonsillite in cui la gola si presenta arrossata e dolente e le tonsille sono gonfie. Talvolta la mucosa del cavo orale (tonsille comprese) può essere velata da un rivestimento biancastro.
Il batterio responsabile di questa patologia è lo Streptococcus pyogenes, lo streptococco beta-emolitico di gruppo A (SBEGA), associato a 4-6 casi su 20 di mal di gola fra i bambini e a 1-3 casi nella popolazione adulta. La fascia di età più colpita è quella che va dai 5 ai 15 anni. Raramente il batterio infetta i piccoli al di sotto dei 3 anni.
L’angina streptococcica è un’infezione generalmente molto contagiosa. Meno contagiosa, anche se possibile, l’infezione trasmessa da un individuo portatore sano (ossia positivo per il batterio ma asintomatico). Si stima che i portatori sani siano relativamente diffusi e rappresentino circa il 20% di tutti i soggetti contagiati dal batterio.
La trasmissione avviene principalmente per via aerea, attraverso l’emissione di piccole goccioline di saliva durante gli starnuti, i colpi di tosse o anche mentre si parla. Il contagio può verificarsi per trasmissione indiretta, attraverso la condivisione di alimenti, posate o bicchieri o l’utilizzo di oggetti contaminati. Per i meccanismi di trasmissione del batterio, l’ambiente scolastico è tipicamente un contesto ideale per il contagio.
Il contatto con lesioni da scarlattina infette può veicolare il batterio, che, nella persona adulta si manifesta generalmente con la faringite streptococcica.
Il lavaggio frequente delle mani permette di abbattere il rischio di trasmissione, in particolare nell’ambiente domestico. In particolare, è fondamentale lavare le mani con acqua e sapone dopo aver tossito, starnutito, dopo essersi soffiati il naso e prima di mangiare o cucinare. E’ raccomandato l’utilizzo di fazzoletti usa e getta da eliminare subito dopo l’uso. In mancanza di fazzoletti, è consigliabile tossire o starnutire rivolgendo la faccia verso la piega del gomito.

Immagine che mostra una famiglia riunita sul divano un po' influenzataE’ frequente e molto probabile la trasmissione dello streptococco fra membri della stessa famiglia. In questo caso, l’applicazione delle procedure sopra citate riduce il rischio.
Più complicato controllare la diffusione della malattia in ambito scolastico, in particolare nella scuola dell’infanzia, in cui i bambini tendono a scambiarsi giocattoli che avvicinano alla bocca. Nei piccoli di questa fascia di età diventa così fondamentale il lavaggio frequente delle mani e, in caso la malattia compaia, la diagnosi tempestiva, la correttezza della somministrazione dei farmaci e il rientro in comunità nei tempi previsti.
Trascorso il periodo di incubazione (che si protrae per 2-5 giorni dal momento dell’infezione) fanno la loro comparsa i primi sintomi:
  • mal di gola
  • odinofagia: dolore durante la deglutizione
  • febbre
  • arrossamento ed edema: le tonsille appaiono gonfie ed arrossate, talora caratterizzate da placche (che sono strie di pus prodotto dalla reazione immunitaria all’infezione batterica). E’ bene ricordare che la presenza di placche non deve di per sé indurre a credere che si tratti di streptococco (o di un altro batterio). Esistono infezioni virali che condividono con i batteri questa prerogativa. Un esempio è la mononucleosi infettiva, il cui patogeno responsabile è un microorganismo della famiglia degli Herpes virus. Ricordiamo a questo proposito che la maggior parte dei casi di mal di gola ha origine virale e l’aspetto generale della gola infettata da streptococco non si discosta molto all’osservazione rispetto a quella colpita da virus
  • enantema del cavo orale: il cavo orale, in particolare il palato (sia molle che duro), si ricopre di puntini rossi (petecchie). L’enantema è l’equivalente dell’esantema (eruzione cutanea) per le mucose
  • linfoadenopatia: i linfonodi del collo sono gonfi perché drenano i detriti prodotti dalla reazione immunitaria
  • cefalea
  • nausea o vomito: compaiono soprattutto nei bambini.

Il mal di gola si attenua a partire dal terzo-quinto giorno dall’esordio della sintomatologia. Se la terapia antibiotica viene istituita tempestivamente, i tempi di remissione si contraggono ulteriormente. La somministrazione dell’antibiotico, tuttavia, ha come principale obiettivo non quello (seppur auspicabile) di abbreviare la malattia, ma quello (ben più cruciale) di evitare le complicanze.
Il rischio di contagio è massimo nella fase in cui il paziente ha dolore alla gola. Se non viene trattato farmacologicamente, anche in caso di remissione del dolore, può rimanere contagioso.
Il test che deve essere eseguito per la diagnosi dell’angina streptococcica (e che risulta utile nell’identificare la causa precisa del mal di gola) è il tampone faringeo. In caso di positività, il tampone deve essere corredato di antibiogramma: questa procedura serve a individuare gli antibiotici verso cui il batterio è sensibile e consente al medico di prescrivere da subito la cura efficace.
E’ oggi disponibile un tampone faringeo di rapida esecuzione, che fornisce i risultati nel giro di pochi minuti. Se positivo, tuttavia, deve essere in ogni caso seguito dall’antibiogramma, la cui esecuzione necessita di diversi giorni.

Nonostante sia in commercio in regime di libera vendita, il kit per l’esecuzione del tampone rapido dovrebbe essere utilizzato solo dal personale sanitario. Si tratta infatti di un esame con procedura semplice, ma nella quale anche una lieve imprecisione nell’esecuzione può determinare una contaminazione e dunque un risultato non attendibile.
Attraverso l’esame del sangue è possibile quantificare un parametro ricollegabile all’infezione da streptococco. Il Titolo Anti Streptolisinico (TAS) è il dosaggio degli anticorpi diretti prodotti dall’organismo contro questo specifico batterio. Tuttavia il TAS non discrimina fra infezioni in atto e pregresse. Il suo valore potrebbe essere anomalo anche nel paziente che ha acquisito la malattia in passato e l’ha già risolta. Il TAS viene pertanto considerato solo se il soggetto ha una sospetta complicanza (grave) da streptococco in corso, mentre è inutile in caso di semplice faringite.
L’angina da streptococco non è una malattia pericolosa tout court, ma se non curata correttamente può determinare conseguenze rischiose. Il batterio deve essere eradicato con la terapia antibiotica, che deve essere istituita entro 9 giorni dalla comparsa del mal di gola, e durare 10 giorni. Già dopo un giorno la febbre si riduce ed entro 3 giorni anche il mal di gola si attenua.

Il rientro a scuola dei bambini in seguito ad infezione da streptococco può avvenire dopo 24 ore di terapia antibatterica.
I farmaci di prima scelta per il trattamento della faringite streptococcica sono la penicillina e l’associazione amoxicillina-acido clavulanico, entrambi da assumere per bocca. I pazienti affetti da allergie alla penicillina possono ricorrere all’eritromicina. Essendo quest’ultima associata ad un maggior rischio di resistenze batteriche, prima della sua prescrizione è bene che il medico accerti l’allergia.
Per controllare la febbre è possibile assumere antipiretici (come il paracetamolo).
Anche quando la terapia antibiotica viene somministrata correttamente, è possibile che l’infezione da Streptococcus pyogenes colpisca anche le strutture adiacenti la gola e determini:
  • ascessi: raccolte di pus intorno alle tonsille (ascessi peritonsillari) o nell’area posteriore della faringe (ascessi retrofaringei), accompagnate da rigonfiamento dei linfonodi del collo
  • sinusite: infezione dei seni paranasali
  • otite media.

L’infezione da Streptococcus pyogenes non trattata o trattata per un periodo di tempo insufficiente all’eradicazione del microorganismo può originare complicanze serie.
La più frequente (soprattutto nel bambino e nell’adolescente) è il reumatismo articolare acuto (RAA), conosciuto anche con il nome di febbre reumatica. Si tratta di una patologia infiammatoria acuta e transitoria che si manifesta con febbre, dolore e gonfiore articolare (artrite). Le articolazioni più colpite sono le ginocchia, i gomiti, le caviglie e i polsi.
Immagini di un uomo durante la visita cardiologicaLa febbre reumatica è causata da una reazione di tipo autoimmunitario del corpo che, nel tentativo di eliminare il microorganismo, si confonde e attacca proprie strutture con analogie molecolari rispetto al batterio. Si tratta di una sorta di “fuoco amico” che può aggredire non solo le cartilagini articolari, ma anche le valvole cardiache. Quando il sistema immunitario colpisce le valvole (soprattutto la mitralica, con minore frequenza l’aortica), il cuore si infiamma (endocardite). Il coinvolgimento del cuore può essere indagato attraverso:
  • la visita cardiologica: all’auscultazione il cardiologo avverte il caratteristico soffio mitralico, segno che la valvola ha una tenuta inferiore a quella prevista dalla fisiologia
  • l’esecuzione di un esame ecocardiografico, che conferma o esclude l’insufficienza valvolare.
Il trattamento del RAA prevede (oltre all’antibiotico per l’eradicazione dello streptococco) la somministrazione di antinfiammatori non steroidei (FANS). Nel caso siano state attaccate le valvole cardiache, vengono prescritti anche antinfiammatori cortisonici.

In rari casi il sistema immunitario attacca il cervello, generando alterazioni neurologiche e neuropsichiatriche descritte globalmente come sindromi PANDAS. Le PANDAS sono i disordini neuropsichiatrici autoimmuni associati alle infezioni da streptococco beta-emolitico di gruppo A (dall’inglese Pediatric Autoimmune Neuropsychiatric Disorders Associated with Streptococcal Infections). Si tratta di sindromi rare che riguardano solo la popolazione pediatrica di età compresa fra i 2 ed i 12 anni, soprattutto quella maschile. Comprendono sintomi quali tic, movimenti involontari, iperattività motoria ed esordiscono improvvisamente dopo un’angina streptococcica o dopo la scarlattina. Ad oggi non è possibile escludere che le sindromi PANDAS riconoscano altre cause oltre allo streptococco.

Oltre alle articolazioni (artrite) e alle valvole cardiache (endocardite), il sistema immunitario può aggredire i vasi sanguigni del cervello, determinandone l’infiammazione (vasculite). E’ quello che succede nella Corea di Sydenham, una delle PANDAS. Chiamata anche chorea minor, è la manifestazione neurologica della febbre reumatica. La malattia viene solitamente riconosciuta su base clinica, con l’osservazione. Il paziente manifesta movimenti involontari, rapidi e non ripetitivi degli arti, che talora rendono difficile la deambulazione e che legittimano uno dei nomi più noti della patologia (Ballo di San Vito). Le persone più colpite sono le femmine al di sotto dei 18 anni.

Tipicamente la Corea di Sydenham compare contemporaneamente alla endocardite: pertanto l’ecocardiogramma è l’unico esame strumentale valido per la diagnosi.
La terapia della Corea si basa sulla somministrazione di antipsicotici, antiepilettici e cortisonici (che, spegnendo l’infiammazione, accelerano la guarigione), in aggiunta all’antibiotico.
 

 

Scarlattina

La scarlattina è una malattia esantematica infantile causata da un’infezione da streptococco beta-emolitico di gruppo A.
Mentre nell’adulto lo stesso batterio determina l’insorgenza della sola faringite con il caratteristico sfogo (enantema) sulla mucosa del cavo orale, nella popolazione pediatrica di età compresa fra i 5 ed i 15 anni produce anche un esantema. L’eruzione cutanea compare in maniera più evidente e precoce sul viso, dove assume la caratteristica forma a farfalla (con gli zigomi arrossati e la parte centrale pallida) e si presenta ruvido al tatto.
La terapia prevista è quella antibiotica, composta dagli stessi farmaci abitualmente prescritti per la faringite streptococcica. Analoghe anche le modalità di contagio, di prevenzione ed i criteri diagnostici (ampliati dalla possibilità di osservazione dell’esantema).
Per approfondire si legga l’articolo: "La Scarlattina: qual è la terapia nei bambini e negli adulti?".


 

Impetigine

L’impetigine (o piodermite) è un’infezione cutanea superficiale caratterizzata dalla comparsa di croste e bolle. Può essere la conseguenza della contaminazione di una ferita cutanea, a causa di:
  • contestuale presenza cronica di streptococchi nelle mucose respiratorie del paziente
  • scarsa igiene della ferita stessa
  • umidità ambientale, che facilita il passaggio dei batteri dalle mucose respiratorie alla pelle.
     
Immagine che mostra arrossamenti sul viso di un bambinoUno dai batteri responsabili dell’impetigine è lo Streptococcus pyogenes.
Il nome della malattia deriva dal latino impetere (assalire) e fa riferimento all’esordio dell’eruzione, che rapidamente riempie la cute di gruppi di macchie (papule) arrossate. Le papule si trasformano in vescicole gonfie di liquido chiaro, che successivamente diventa torbido. Quando le bolle si rompono, formano una crosta gialla o bruno-giallastra.

Le lesioni cutanee possono essere accompagnate da febbre, malessere generale, dissenteria.
Se le bolle si ulcerano dopo la loro apertura, la malattia si complica e prende il nome di ectima.
Impetigine ed ectima sono accompagnate da prurito: assecondarlo grattandosi, significa tuttavia contribuire alla diffusione dell’infezione sulla superficie del corpo.
La trasmissione dell’impetigine può avvenire per contatto diretto con le lesioni o indirettamente attraverso lo scambio di biancheria.
La diagnosi è essenzialmente clinica: il dermatologo si basa sull’osservazione dell’aspetto delle lesioni e prescrive l’esame colturale solo quando il paziente non risponde alla terapia.
Nella maggior parte dei casi la terapia è locale e si basa sull’applicazione di pomate antibiotiche contenenti mupirocina.

Se non curata correttamente, l’impetigine può complicarsi in cellulite (un’infezione del sottocute, lo strato più profondo della pelle) o portare alla formazioni di cicatrici e macchie della cute dopo la scomparsa delle bolle.

 

Erisipela

L’erisipela è l’infezione dello strato più spesso della pelle (derma reticolare). E’ causata per lo più da Streptococcus pyogenes ed è caratterizzata da:
  • placca: la tipica manifestazione dermatologica dell’erisipela è una macchia rossa di dimensioni variabili, in rilievo, indurita e a margini netti
  • dolore: in corrispondenza della placca
  • febbre molto alta
  • brividi
  • malessere
  • nausea e vomito.
Immagine di un piede con grosse e dolorose chiazze rosseL’erisipela colpisce soprattutto gli arti, ma talvolta si estende anche al viso. Si manifesta per lo più nei bambini e negli anziani, a causa della loro debolezza immunitaria (i primi per immaturità, i secondi a causa del decadimento fisico).
Viene diagnosticata dal dermatologo attraverso l’osservazione dell’aspetto clinico caratteristico.

L’erisipela non è una patologia pericolosa ma va trattata con la terapia adeguata, composta da penicillina per bocca per 8-15 giorni (se confinata agli arti) o vancomicina (per l’erisipela facciale). Per eliminare la macchia si possono effettuare impacchi caldi con acqua e disinfettanti (ad esempio usando un sapone liquido alla clorexidina).
Per controllare la febbre alta e ridurre il dolore è possibile assumere antipiretici.

Questa patologia tende a dare ricadute: in questo caso il medico deve valutare la prescrizione di una terapia di maggiore durata, che eradichi il batterio.
L’erisipela può anche generare complicanze, fra cui:
  • febbre reumatica: si tratta di patologie originate dallo stesso batterio, lo streptococco beta-emolitico di gruppo A, che può intaccare diversi distretti dell’organismo
  • linfedema: se l’infezione si estende ai vasi linfatici, ne causa l’infiammazione. I vasi diventano così visibili attraverso la cute, come strisce rosse che si dirigono dalla placca ai linfonodi più vicini. L’infiammazione dei vasi linfatici crea ristagno di liquido: l’arto si gonfia e assumere il caratteristico aspetto di una colonna. In questi casi, in seguito all’accertamento della guarigione, il medico prescrive cicli di linfodrenaggio ed il bendaggio elastico.

 

Glomerulonefrite post streptococcica

L’infezione da streptococco beta-emolitico di gruppo A, come descritto anche nel caso delle articolazioni e delle valvole cardiache, può innescare una reazione immunitaria diretta contro tessuti del corpo (e definita pertanto autoimmunitaria). Se il sistema di difesa, confuso dalle analogie chimiche, attacca i reni (più precisamente le loro strutture filtranti, i glomeruli), dà luogo alla glomerulonefrite. Si tratta della più comune tipologia di nefrite nei bambini di età compresa fra i 5 ed i 15 anni.
Immagine di una donna che si tocca i reni dolorantiPuò insorgere come complicanza della faringite o dell’impetigine e manifestarsi con sintomatologia più lieve o più marcata:
  • ematuria: la presenza di sangue nelle urine può essere quasi impercettibile oppure colorarle di marrone bruno (molto simile a quello della coca-cola)
  • proteinuria: i capillari del glomerulo, infiammati, filtrano con minor efficienza, lasciando passare nelle urine anche sostanze normalmente trattenute, come le proteine.
La diagnosi si basa sull’anamnesi (se il paziente riferisce di una recente faringite o scarlattina l’associazione con la glomerulo nefrite post infettiva è rapida) e può essere confermata dall’esame del sangue. La presenza di un C3 (una sostanza coinvolta nel fenomeno dell’infiammazione) basso nel sangue, è il parametro diagnostico più importante. Raramente si rende necessaria la biopsia.
In casi rari (1-2%), si può instaurare una sindrome renale-polmonare che porta il paziente ad insufficienza renale ed alla conseguente necessità di dialisi. Generalmente si ha una completa remissione della funzione renale.
La terapia aggiuntiva (oltre a quella antibiotica) è di supporto. Vengono introdotte restrizioni nell’alimentazione del paziente, che deve essere a basso contenuto di sodio e proteine. Se la riduzione della funzione renale lo rende temporaneamente necessario, il paziente deve essere sottoposto a dialisi. Per il trattamento di eventuali edemi o ipertensione, il medico prescrive terapia opportuna.


 

Fascite necrotizzante

La fascite necrotizzante (o infezione necrotizzante dei tessuti molli) è una malattia relativamente rara e generata da un gruppo di batteri (definiti per i tremendi effetti provocati “batteri mangiacarne”), fra cui lo streptococco beta-emolitico di gruppo A.
Si tratta di un’infezione che colpisce il tessuto sottocutaneo (fascia) e caratterizzata da una spiccata invasività e rapidità di diffusione.
La sintomatologia è piuttosto simile a quella di alcune infezioni della pelle:
  • dolore: il paziente lamenta un dolore locale insopportabile
  • infiammazione: superficialmente la parte colpita appare arrossata, gonfia e calda al tatto
  • febbre: la temperatura si alza rapidamente
  • tachicardia: il battito cardiaco accelera
  • confusione mentale: lo stato mentale è confuso e, se le condizioni del paziente non migliorano, vira verso il coma
  • ipotensione: la pressione arteriosa si abbassa pericolosamente.
Immagine che mostra una profonda ferita, detta fascite necrotizzanteIl dolore è il sintomo principale: se è sproporzionato rispetto ai parametri clinici, deve mettere in allarme i medici e spingerli ad effettuare approfondimenti.
In realtà, il nome popolare attribuito ai batteri responsabili della fascite necrotizzante è improprio. Questi microorganismi non si nutrono di carne, ma liberano tossine che distruggono i vasi sanguigni lasciando senza ossigeno le cellule. L’ischemia favorisce la proliferazione di microorganismi che liberano gas (idrogeno e ossido di azoto), i quali si raccolgono e formano bolle nei tessuti, visibili all’esame radiografico (RX).
La degenerazione cui va incontro il tessuto (necrosi) è rapida. La distruzione di cellule tessuti porta allo shock settico e alla morte del paziente nel 30% circa dei casi.

La diagnosi viene effettuata sulla base dell’esame obiettivo e dell’anamnesi del paziente. Si può ottenere conferma di un sospetto eseguendo un esame del sangue ed un esame colturale delle ferite.
Perché la fascite necrotizzante possa essere trattata con successo è necessario, ma non sufficiente, che la spirale di eventi sia interrotta nelle sue fasi precoci. La terapia è rappresentata principalmente dalla chirurgia: lo sbrigliamento chirurgico ha lo scopo di eliminare il tessuto morto per evitare che la necrosi si estenda. Uno degli errori più frequenti nel trattamento della fascite necrotizzante è un insufficiente sbrigliamento, che lascia in sede residui di infezione.

Al paziente devono essere somministrati gli opportuni antibiotici. Malgrado il trattamento, l’amputazione dell’arto colpito è una extrema ratio necessaria in molti casi.
Le cronache hanno fatto conoscere al grande pubblico questa malattia. Se ne è parlato, per citare un esempio, raccontando il caso infausto di una giovane donna che contrasse l’infezione nel corso di un intervento di liposuzione eseguito in una struttura non autorizzata. Ma anche all’epoca degli uragani Irma e Harvey, quando, negli USA, gli acquedotti locali si contaminarono e si registrarono casi di fascite necrotizzante fra i cittadini feriti che si erano lavati con acqua di rubinetto infetta.

Talvolta l’origine dell’infezione può anche essere un graffio, una piccola scarificazione della cute che permette al batterio di penetrare nel tessuto sottocutaneo. Nei pazienti diabetici può succedere che lo streptococco raggiunga l’area da una ferita cutanea lontana, attraverso la circolazione sanguigna.
La prevenzione della fascite necrotizzante si basa sulla pulizia accurata delle ferite e sulla loro disinfezione.


 

Sindrome da shock tossico da streptococco

La sindrome da shock tossico streptococcico (abbreviata come TSS streptococcica, dall’inglese Toxic shock syndrome) è una condizione acuta causata da un’infezione streptococcica che, attraverso la produzione di esotossine superantigeniche, determina una risposta immunitaria così importante da poter provocare una disfunzione multiorgano e poter esitare verso uno shock grave e nel decesso.
Queste sindrome può essere causa sia dallo Streptococcus Pyogenes (di gruppo A) che dallo Staphylococcus Aureus.

Immagine di una bambina a lett con la febbre altaÈ caratterizzata dalla comparsa improvvisa di febbre alta (> 39°C), una velocità di eritrosedimentazione (VES) e una conta dei globuli bianchi elevate. La sede d’infezione può causare un dolore molto intenso. Talvolta è presente un interessamento dermatologico con una reazione cutanea molto simile a quella che si osserva nella scarlattina.
I pazienti possono essere bambini o adulti in buone condizioni generali.
Sono stati identificati alcuni fattori di rischio per una infezione grave con shock tossico da streptococco di gruppo A e sono:
  • Influenza – nei bambini con l’influenza può contribuire a gravi conseguenze causate dal virus influenzale
  • Virus della varicella zoster - prima della diffusione della vaccinazione contro il virus della varicella zoster (VZV), in circa il 15-30% dei casi con infezione da virus della varicella si presentava una batteriemia o una infezione invasiva da Streptococco di gruppo A. La comparsa di febbre dopo 40 giorni dall’esantema nei bambini con varicella potrebbe far sospettare una infezione streptococcica
  • Tumori maligni – sono presenti in circa il 5-10% dei pazienti con infezione streptococcica invasiva
  • Procedure chirurgiche e traumi minori – nel 30-40% delle infezioni invasive da Streptococco di gruppo A sono presenti in anamnesi un recente intervento chirurgico oppure delle lesioni, anche piccole, come ad esempio ustioni, tagli, abrasioni o piercing.
  • Droghe - l'utilizzo di droghe per via endovenosa aumenta il rischio di TSS streptococcica
  • Immunosoppressione o immunodeficienza
  • Età <1 anno – il rischio è maggiore nei bambini di età inferiore ad un anno e nei neonati, per trasmissione verticale dalla madre
     
In una buona percentuale di casi è possibile dedurre il sito di origine dell’infezione, spesso si tratta di una infezione del tessuto connettivo posto sotto la cute (cellulite) (15-35% dei casi), o delle linfoghiandole (linfoadenite) (5-17% dei casi), un ascesso (5-15% dei casi), oppure di una infezione a partenza da una articolazione (7-14% dei casi), dai muscoli (12% dei casi), dalle ossa (5-8% dei casi), o di una polmonite (5-10% dei casi), una peritonite (1-5% dei casi), una pericardite (1-3%) o infine una meningite (1-3% dei casi).

La sindrome da shock tossico da streptococco è in genere caratterizzata da una batteriemia associata all'insorgenza precoce di shock e insufficienza d'organo. Nella TSS streptococcica ci sono maggiori probabilità di andare incontro ad una insufficienza respiratoria acuta e meno frequentemente si osservano reazioni cutanee, in confronto alla sindrome da shock tossico stafilococcica. La mortalità è molto elevata (dal 20 al 60%).
La diagnosi viene effettuata attraverso l’esame clinico e l’esame colturale del sangue o dal sito di infezione. In caso di edema cerebrale o di ischemia in genere si effettuano ulteriori indagini radiodiagnostiche (tac o risonanza).  
La terapia si basa su:
  • supporto delle funzioni fisiologiche in terapia intensiva e monitoraggio continuo del paziente (supporto circolatorio con infusione endovenosa e talvolta ventilatorio con intubazione).
  • somministrazione di antibiotici per via endovenosa
  • somministrazione di liquidi ed elettroliti che aumentino il volume di sangue circolante e sostengano la pressione arteriosa
  • asportazione chirurgica del tessuto contaminato, quando possibile.
Non è raccomandato l’utilizzo di corticosteroidi.
La morte può sopraggiungere anche quando il paziente è stato sottoposto a terapia tempestiva e aggressiva.
E’ possibile leggere "Sindrome da Shock Tossico (SST): cos'è e quando si manifesta" per saperne di più.


 

Infezioni da pneumococco

Lo pneumococco (Streptococcus pneumoniae) è coinvolto in un grande numero di infezioni, ma, a differenza di altri streptococchi, la sua acquisizione è prevenibile data la disponibilità di un vaccino specifico. Si tratta di uno streptococco alfa-emolitico non inquadrabile nella classificazione di Lancefield, dei quali esistono più di 90 tipologie diverse (sierotipi).
Il batterio, che vive comunemente nelle mucose di naso e gola senza dare disturbi, si trasmette per via respiratoria. Lo stato di portatore sano è piuttosto comune e riguarda dal 5 al 70% della popolazione adulta, a seconda delle fasce di età.

Immagine di una bambina mentre viene vaccinataLa prevenzione più efficace nei confronti delle infezioni da pneumococco è rappresentata dalla vaccinazione: il calendario vaccinale prevede la prima somministrazione al terzo mese di vita, la seconda al quinto la terza all’undicesimo. La vaccinazione è raccomandata anche agli anziani al di sopra dei 65 anni.

Le infezioni da pneumococco riguardano infatti soprattutto i bambini sotto i 5 anni e gli anziani sopra i 65, le persone affette da immunodeficienza (congenita o acquisita) e i pazienti affetti da malattie croniche.
Complessivamente, lo pneumococco è responsabile di oltre un milione di decessi all’anno nei bambini di età inferiore ai 5 anni, anche a causa dell’antibiotico resistenza che può rendere inefficaci molti farmaci.
In Italia abbiamo una resistenza dello pneumococco alla penicillina inferiore al 10%, molto minore rispetto agli USA e anche ad altri Paesi europei.
Ecco una disamina delle infezioni più frequenti nelle quali è coinvolto lo Streptococcus pneumoniae.


 

Meningite pneumococcica

La meningite è l’infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono il cervello. Può essere di origine virale o batterica: le forme batteriche sono le più pericolose.
Immagine di un tablet che mostra la parte del cervello colpita dalla meningiteLa meningite da pneumococco, a differenza di quella da meningococco, colpisce soprattutto gli anziani e ha una mortalità del 10%.
Le conseguenze di questa infezione possono essere comunque pesanti, se si pensa che nel 50% dei pazienti si verifica la perdita dell’udito e in percentuali variabili si possono avere paralisi e ripercussioni gravi sull’equilibrio psichico.

La terapia si basa sulla somministrazione di penicillina o altri antibiotici della stessa categoria. Poiché lo pneumococco non genera epidemie, ma agisce in forma sporadica, non viene messa in atto la profilassi antibiotica per le persone che sono state a contatto con un soggetto colpito.

Una delle possibili complicanze della meningite da pneumococco è la batteriemia, ossia la colonizzazione del sangue da parte del microorganismo, che può verificarsi sia negli individui immunodepressi che in quelli immunocompetenti. Malgrado il trattamento antibiotico, questa evenienza è mortale in una percentuale che tocca il 40%. La batteriemia è una patologia invasiva da pneumococco.
La meningite pneumococcica può essere una conseguenza della polmonite originata dallo stesso batterio nel paziente anziano indebolito da malattie croniche: l’eventuale batteriemia permette infatti allo pneumococco di colonizzare altri tessuti oltre a quello di partenza.


 

Polmonite pneumococcica

La polmonite è l’infezione grave più frequente fra quelle causate da pneumococco. E’ una malattia non invasiva (almeno nella sua forma non complicata) che riguarda principalmente i piccoli al di sotto dei due anni di età e gli anziani oltre i 65 anni. L’inquinamento atmosferico rientra fra i fattori di rischio per l’acquisizione del batterio da parte dei più piccoli.

Se dai polmoni lo pneumococco colonizza il sangue, si verifica la batteriemia, che può portare il batterio verso tessuti ed organi anche distanti dai polmoni e a dare origine ad altre patologie. Un’altra complicanza della polmonite da Streptococcus pneumoniae è l’empiema, ossia il versamento di pus nella cavità pleurica. Questa è racchiusa fra i due foglietti di membrana che rivestono i polmoni: è dunque uno spazio virtuale, non adatto al contenimento di fluidi, che comprimono i polmoni. Per consentire al paziente una respirazione adeguata, l’empiema deve essere drenato. La terapia comprende la somministrazione di antibiotici.


 

Otite media acuta da pneumococco

Lo pneumococco è il microrganismo più frequentemente responsabile dei casi di otite acuta media (OMA) nel bambino. Si stima che negli USA siano ogni anno 7 milioni circa i casi di otite media da pneumococco.
Si manifesta (con insorgenza rapida) con sintomi quali otalgia (dolore all’orecchio), irritabilità, inappetenza e insonnia.
L’otite media da pneumococco è una malattia non invasiva che però può causare una perdita transitoria dell’udito, perforare la membrana timpanica o degenerare contaminando le strutture anatomiche circostanti e causando:
  • mastoidite: se si estende ai seni mascellari
  • disturbi dell’equilibrio: se interessa l’orecchio interno.
La terapia comprende l’antibiotico e l’analgesico, per il controllo del dolore che può essere molto intenso.


 

Infezioni da streptococchi di gruppo B

Lo streptococco di gruppo B (Streptococcus agalactiae, GBS) è la principale causa di infezione batterica neonatale nei Paesi sviluppati.
I portatori sani di streptococco di gruppo B (portatori di GBS) sono individui che ospitano il microrganismo nelle mucose del tratto gastroenterico o genitourinario senza manifestare sintomi.
Le infezioni da Streptococcus agalactiae vengono trasmesse dalla madre al neonato durante il parto. Non sono noti casi di contagio fra adulti.

Immagine di una mamma con in braccio il bambino neonatoA causa della presenza di numerose donne portatrici di GBS la linea guida italiana contenente le indicazioni per la gravidanza fisiologica raccomanda l’esecuzione di un tampone vagino-rettale fra la 36esima e la 37esima settimana con ricerca dello streptococco beta-emolitico di gruppo B. Se il risultato è positivo, e quindi il batterio è presente, al momento del parto deve essere somministrato l’antibiotico. La profilassi antibiotica intravenosa intraparto (IAP, Intrapartum Antibiotic Prophylaxis) viene effettuata con la penicillina G e deve iniziare almeno 4 ore prima del momento del parto.
Nei neonati l’infezione da GBS può essere:
  • precoce: si sviluppa entro 7 giorni dalla nascita, ma i primi disturbi subentrano entro 12 ore dal momento del parto. Il bambino risponde poco agli stimoli, è letargico, irritabile, ha frequenza cardiaca e respiratoria anomale e temperatura alterata. Fra le manifestazioni precoci, la principale è la meningite, che può essere letale o lasciare conseguenze permanenti
  • tardiva: i sintomi compaiono da 8 giorni a 3 mesi di vita e comprendono febbre, torpore, difficoltà a succhiare il latte materno, convulsioni.
     
Una delle cause di trasmissione dello streptococco di gruppo B dalla madre al feto è l’infezione intra amniotica. Si tratta dell’infezione di placenta, liquido amniotico, feto e membrane fetali e si manifesta con:
  • febbre
  • dolore uterino
  • liquido amniotico maleodorante
  • secrezione cervicale purulenta
  • tachicardia materna o fetale.
     
L’infezione intra amniotica è più frequente in caso di travaglio prematuro o particolarmente lungo e di rottura prematura delle membrane.
Le conseguenze per il bambino possono essere pesanti (polmonite, meningite, sepsi, paralisi cerebrale) e portarlo a morte. Per quanto riguarda la madre, sussiste un rischio aumentato di emorragia post partum, endometrite (infiammazione della mucosa che riveste internamente la cavità uterina) e sepsi.
In caso di infezione intra amniotica il trattamento previsto è antibiotico e antipiretico e deve essere somministrato durante il parto.
In collaborazione con
Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.
Data di pubblicazione: 02 marzo 2019