Impianto cocleare: funzionamento, benefici e rischi

Impianto cocleare: funzionamento, benefici e rischi
16 gennaio 2018

Ricerca e Prevenzione

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CHE COS'E UN IMPIANTO COCLEARE

Un impianto cocleare è un dispositivo elettronico in grado di restituire in modo parziale l’udito a chi sia affetto da ipoacusia severa (riduzione importante dell’udito) o sordità causata da un danno dell’orecchio interno e non possa beneficiare dell’ausilio dei comuni apparecchi acustici. Infatti mentre questi ultimi fungono da “semplici” amplificatori del suono, gli impianti cocleari scavalcano le porzioni danneggiate dell’orecchio per inviare gli impulsi sonori direttamente ai nervi uditivi situati nella coclea. Ma come funzionano esattamente? Grazie ad un processore del suono che viene applicato dietro l’orecchio.

Esso riceve i segnali sonori dall’esterno e li trasmette ad un ricevitore inserito sottocute, sempre dietro l’orecchio, il quale, a sua volta, invia gli input sonori agli elettrodi impiantati direttamente nella coclea, nell’orecchio interno, stimolando in tal modo i nervi uditivi che “passano” il segnale al cervello. È questo l’ultimo step: il cervello interpreta gli input che gli giungono dagli elettrodi come “veri” suoni. Dunque l’impianto cocleare ha la funzione di riprodurre il delicato e preciso ingranaggio che permette agli esseri umani di riconoscere e udire i segnali sonori provenienti dall’ambiente esterno.

Ma proprio perché quelli che arrivano al cervello non sono esattamente input uditivi “normali”, ci vuole un pochino di tempo perché vengano recepiti correttamente. Pertanto tornare a udire i diversi tipi di suono o percepirli per la prima volta può non essere automatico neppure in caso di perfetta riuscita nell’impianto del dispositivo cocleare. Ci vuole pazienza, esercizio e un po’ di “allenamento”.
E quindi: gli impianti cocleari funzionano? E in quali casi sono più indicati?


 

A CHI SERVE?

Funzionamento impianto cocleareChi può beneficiare di un impianto cocleare? Questi dispositivi elettronici sono pensati per migliorare la qualità di vita di coloro che sono colpiti da una ipoacusia severa o sordità, soprattutto se ad entrambe le orecchie (ipoacusia bilaterale), e specialmente se bambini molto piccoli, ancora nell’età in cui stanno elaborando la facoltà del linguaggio (sordità prelinguale). Inoltre, gli impianti cocleari sono indicati per coloro – sia adulti che bambini – che abbiano perso l’udito dopo l’apprendimento del linguaggio. In tutti questi casi il dispositivo applicato dentro l’orecchio interno permette, o può permettere, le seguenti acquisizioni:
  • Capacità di udire un discorso senza bisogno di leggere le labbra di chi parla
  • Capacità di riconoscere i suoni provenienti dall’ambiente circostante
  • Capacità di individuare i singoli suoni anche in un ambiente chiassoso
  • Capacità di risalire all’origine di un suono
  • Capacità di seguire i programmi televisivi e di condurre una conversazione telefonica
Ma vediamo l’identikit del candidato ideale ad entrare in lista per un impianto cocleare:
  • Chi abbia una perdita dell’udito così grave da compromettere l’uso della parola
  • Chi abbia avuto scarso o nullo beneficio dai comuni apparecchi acustici come testimoniato da specifici test dell’udito
  • Coloro che siano in buona salute generale e non presentino altri fattori di rischio tali per cui possa risultare pericoloso l’impianto di un dispositivo elettronico all’interno dell’orecchio
  • Chi dimostri una forte motivazione a recuperare l’udito e a sottoporsi alle sessioni di riabilitazione necessarie per acquisire dimestichezza con l’impianto
  • Chi abbia compreso come funziona un impianto cocleare e cosa ci si può aspettare dopo l’intervento
Gli impianti cocleari NON sono indicati, perché risulterebbero del tutto inutili, a chi sia colpito da sordità derivante da un danno irreversibile ai nervi uditivi.


 

RISCHI

Come per qualunque altro intervento chirurgico, anche quello necessario per l’applicazione di un impianto cocleare comporta dei minimi rischi, che il paziente, prima di esservi sottoposto, è bene che conosca e tenga presenti. Nello specifico, ecco quali sono i pericoli principali e le conseguenze negative che, seppur remotamente, possono verificarsi e invalidare il buon esito dell’intervento:
  • Perdita dell’udito residuale, provocata proprio dall’impianto del dispositivo
  • Meningite nei bambini, una rarissima ma comunque possibile conseguenza dell’impianto, che può provocare l’infiammazione delle membrane che circondano il midollo spinale e il cervello (meningi). Questo pericolo si può abbattere sottoponendo preventivamente i piccoli alla vaccinazione anti meningite
  • Fallimento nell’applicazione dell’impianto, che può richiedere un secondo intervento chirurgico
Se queste sono le minacce principali, ve ne sono altre molto remote, che comunque il medico-chirurgo è tenuto a indicare e spiegare ai propri pazienti in attesa di sottoporsi a questo intervento:
  • Paralisi facciale
  • Infezione nella zona dell’intervento
  • Disturbi dell’equilibrio
 
 

COME PREPARARSI ALL’INTERVENTO

Come ci si prepara all’intervento chirurgico per l’impianto di un dispositivo cocleare? Per prima cosa, va tenuto presente che l’operazione si effettua sotto anestesia generale. Per tale ragione è importante che chi vi sia sottoposto:
  • Interrompa temporaneamente cure di tipo farmacologico o l’assunzione di qualunque tipo di supplementi e integratori
  • Si astenga dal mangiare e dal bere per il tempo indicato dai medici
Naturalmente queste sono indicazioni di carattere generale. Sarà il chirurgo o il suo staff a fornire tutte le informazioni necessarie per la corretta preparazione all’intervento.


 

COSA ASPETTARSI

L’impianto cocleare, come abbiamo visto, si effettua tramite intervento chirurgico, ma oltre all’operazione in sé, ciò che è davvero importante è la fase “post”, il dopo intervento, in cui il dispositivo elettronico viene attivato e inizia a funzionare. Prima di essere sottoposto all’operazione, però, è necessario che il paziente effettui alcuni esami preliminari (anche se già fatti nel passato), che sono:
  • Test dell’udito, del linguaggio e dell’equilibrio
  • Esame obiettivo per valutare lo stato di salute dell’orecchio interno e delle sue strutture
  • TAC o risonanza magnetica (RM) del cranio per visualizzare le condizioni della coclea e la sua esatta posizione nell’orecchio interno
  • Se necessario, anche test psicologici per valutare l’attitudine all’utilizzo di questo tipo di dispositivi
Veniamo all’intervento vero e proprio: come si svolge? Per prima cosa il chirurgo cosa praticherà un’incisione dietro l’orecchio formando una mini “depressione” lungo il mastoide, la porzione di osso temporale dove verrà inserito il processore del suono. Successivamente viene aperto un piccolo foro nella coclea attraverso il quale vengono introdotti e posizionati gli elettrodi, per poi suturare l’apertura in modo che il dispositivo risulti sottocute. La durata dell’intera operazione è variabile, si va da un minimo di 2 ad un massimo di 4 ore. Dopo il risveglio il paziente può sperimentare qualche piccolo fastidio alle orecchie, nella zona della ferita, oppure un po’ di nausea.

L’intervento di solito viene praticato in day hospital, per cui il paziente è libero di rientrare a casa – ovviamente con l’obbligo di stare a riposo – il giorno stesso o al massimo quello successivo. Dopo una settimana dall’operazione vengono rimossi i punti di sutura.

Ma attenzione: gli impianti cocleari non vengono attivati prima che la zona operata non sia perfettamente guarita, il che può comportare un tempo variabile dalle due alle sei settimane. L’attivazione non è dunque una procedura automatica, ma prevede l’intervento di un audiologo che:
  • Regolerà il processore del suono affinché si adatti a chi lo porta
  • Testerà i componenti dell’impianto cocleare per verificare che funzionino correttamente
  • Determinerà quali suoni il paziente sente effettivamente
  • Fornirà informazioni sull’uso e sulle cure appropriate per mantenere in ottimo stato il dispositivo elettronico
E dopo? Cosa succede una volta che il dispositivo elettronico inizia a funzionare?


 

SENTIRÒ DI NUOVO?

La domanda che ogni paziente sottoposto ad un intervento per impianto cocleare si pone prima e dopo l’operazione è solo una: sarò in grado di sentire? Nel caso dei bambini molto piccoli, per loro è una prima volta: si spalanca il fantasmagorico mondo dei suoni, incluse le voci di genitori e familiari. Per chi, invece, quell’universo sonoro l’abbia già conosciuto e poi perduto, sarà una meravigliosa riscoperta. Il primo step prevede un periodo di riabilitazione per “allenare” il cervello a riconoscere gli input che gli giungono dagli elettrodi dell’impianto cocleare e a convertirli nei suoni corrispondenti. Può accadere che inizialmente i suoni ambientali e le voci siano molto diverse da come il paziente (se diventato ipoudente da adulto) ricordava, il che può risultare frustrante.  Ciò accade perché il cervello impiega un po’ di tempo a interpretare il significato di quei segnali sonori, per questo è importante esercitarsi continuativamente ogni giorno.

A proposito dell’esito finale dell’intera operazione, cosa ci si può legittimamente attendere? Chi era affetto da ipoacusia severa o sordità, può sentire di nuovo o sentire per la prima volta?
Dipende.

Il risultato è variabile da individuo e individuo, fare previsioni è pertanto molto difficile, perché è la risposta del cervello ai nuovi impulsi che non può essere del tutto preventivata. Il fattore che maggiormente incide sulle probabilità di successo dell’impianto cocleare è l’età del soggetto al momento della perdita dell’udito e il lasso di tempo trascorso tra questo evento e l’intervento. Per tale ragione gli esiti più favorevoli si ottengono nei bambini e negli adulti che non abbiano trascorso troppo tempo “nel silenzio”. Va da sé che gli adulti che otterranno minori benefici dall’impianto di tali dispositivi sono purtroppo proprio coloro che abbiano sperimentato nessuna o scarsa conoscenza del mondo dei suoni in precedenza.

Come funziona una visita dall'otorinolaringoiatra? Leggi l'approfondimento dedicato su Dove e Come Mi Curo.

 

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