Impetigine: l’infezione che colpisce la pelle in estate

Impetigine: l’infezione che colpisce la pelle in estate
11 febbraio 2019

Mamma e Bambino

Indice


Che cos’è l’impetigine?

L’impetigine è una classica malattia estiva della pelle, perché proprio il calore e l’umidità rappresentano il microclima perfetto per la trasmissione dei germi. Infatti stiamo parlando di una infezione batterica, molto contagiosa, che colpisce soprattutto i bambini al di sotto dei 10 anni di età, ma che più raramente può trasmettersi anche agli adulti. È grave l’impetigine? No, si tratta di una fastidiosa patologia cutanea caratterizzata dalla comparsa di un eritema, ma non è pericolosa e se ben curata non lascia tracce. Ma approfondiamo le sue cause. Spesso all’origine dell’infezione c’è una lesione della cute – ad esempio un taglio o anche una puntura di insetto – nella quale trovano ambiente ideale per proliferare batteri del genere dei saprofiti.

Significa che si tratta di microrganismi – in particolare batteri stafilococchi - già normalmente presenti sull’epidermide umana, che solo in determinate condizioni possono diventare patogeni. L’impetigine può però anche essere causata da batteri esogeni, quindi “esterni”, in genere della famiglia degli streptococchi. Il risultato è però il medesimo, perché questi microrganismi, proliferando, provocano la comparsa di lesioni arrossate che degenerano in bolle o croste (vedremo più avanti la differenza) pruriginose, infette e quindi contagiose.

Grattandoci durante la fase attiva della malattia possiamo diffondere l’infezione sulla pelle. Se l’impetigine non viene trattata a dovere con antibiotici può aggravarsi, estendersi e provocare un rialzo febbrile, specie nei bambini. Ma si tratta di casi rari, in genere, infatti, dopo tre giorni di terapia l’infezione tende a regredire e i sintomi scompaiono, come vedremo. Come anticipato l’impetigine tende a colpire prevalentemente i più piccoli e il periodo dell’anno in cui aumentano le probabilità di contrarre la malattia è l’estate. Ma vediamo tutti i fattori di rischio da considerare:
  • Età. Nella stragrande maggioranza dei casi l’impetigine si contrae tra i 2 e i 5 anni di età
  • Ambienti affollati. Scuole, palestre, asili, piscine, spiagge e tuti gli ambienti molto affollati in cui i bambini possano stare a contatto gli uni con gli altri favoriscono la diffusione dell’impetigine che, è molto contagiosa.
  • Clima caldo-umido. È ideale per la proliferazione batterica ed è la ragione per cui ci si ammala di impetigine prevalentemente in estate.
  • Attività sportive. Alcuni tipi di sport possono diventare veicolo di trasmissione dei germi, nello specifico tutti quelli che prevedono un contatto corpo a corpo come il calcio, il rugby, judo ecc.
  • Difese immunitarie basse. Come sempre in caso di infezione, un sistema immunitario indebolito o immaturo ha più difficoltà a contrastare la moltiplicazione dei batteri sulla pelle.
  • Pelle ulcerata. Da una ferita, da una escoriazione, da una bolla, da una bruciatura o da una puntura di insetto, soprattutto se “stuzzicate”, come spesso fanno i bambini grattandosi, è molto più facile che si origini l’infezione, e in questo caso tale fenomeno assume il nome di “impetiginizzazione”.
Il contagio da persona a persona avviene attraverso il contatto diretto con le lesioni infette, oppure toccando oggetti e indumenti che la persona ammalata ha usato, tra cui asciugamani, lenzuola, giocattoli, capi di abbigliamento. Per tale ragione i bambini e gli adulti in fase acuta di impetigine devono seguire scrupolose regole igieniche per non diffondere la malattia e, nel caso dei più piccoli, astenersi dall’andare a scuola, all’asilo o agli allenamenti sportivi per qualche giorno. Sebbene in rari casi l’impetigine possa colpire anche un adulto, è molto più comune che questa malattia infettiva della pelle insorga in età infantile. Vediamo come si manifesta e le possibili complicanze.
 


L’impetigine nei bambini

I bambini molto piccoli sono i soggetti prediletti dell’impetigine, ed è molto importante coglierne i sintomi precocemente per evitare che l’infezione possa estendersi. Infatti i piccoli sotto i 5 anni di età difficilmente hanno controllo sulle loro reazioni, e dal momento che le pustole dell’impetigine provocano loro un po’ di prurito, se non sorvegliati saranno portati a grattarsi e quindi, con le dita stesse, a diffondere i germi sul resto della cute. I primi segni dell’impetigine sono delle macchioline rosse ben definite che compaiono sulla pelle integra o intorno a lesioni preesistenti anche piccole e poco profonde. In generale le aree del corpo in cui è più probabile che l’impetigine insorga sono:
  • Naso
  • Bocca
  • Genitali e glutei (specialmente le zone che sono anche più a rischio di dermatite da pannolino)
  • Dita delle mani e dei piedi
Immagine che mostra il dito di un bambino con una bolla dovuta all impetigineBen presto le chiazze arrossate si trasformano in pustole giallastre o bollicine, che prudono e dolgono (seppur non in maniera violenta), ma soprattutto che contengono un liquido sieroso o purulento pieno di germi contagiosi. L’impetigine è infatti una piodermite, un’infezione caratterizzata dall’eruzione di lesioni piene di pus. Ecco perché grattarsi le vescicole rompendole può contribuire ad estendere l’infezione. Talvolta l’infezione può essere associata ad un rialzo febbrile moderato (non superiore ai 38°C) e ad un certo malessere generale con indebolimento.
L’impetigine nei bambini, come anticipato, è una patologia benigna, innocua, che se curata subito non crea nessun tipo di problema, solo in rari casi può degenerare in complicanze. Si tratta di estensioni dell’infezione che colpiscono i bambini con grave compromissione del sistema immunitario. Le principali sono:
  • Cellulite batterica: si verifica quando l’infezione va ad interessare i tessuti sottocutanei con il rischio di stendersi anche ai linfonodi. Questa complicanza può trasformarsi in una emergenza medica quando l’infezione, ormai diventata sistemica, produca una necrosi tossica dei tessuti.
  • Glomerulonefrite: si tratta di una malattia renale piuttosto seria, esito di una diffusione batterica che attraverso il sangue arriva i reni.
  • Ectima: una forma più seria di impetigine, caratterizzata dalla formazione di ulcerazioni più profonde rispetto alle “semplici” pustole superficiali che abbiamo visto costituire la sintomatologia principale dell’impetigine. L’ectima pertanto richiede terapie più lunghe e può lasciare cicatrici sulla pelle.
  • Epidermolisi stafilococcica tossica o sindrome della cute ustionata. Quando l’impetigine è causata dal batterio stafilococco, una delle possibili (rarissime) complicanze è la degenerazione verso l’epidermolisi acuta che comporta l’eruzione di bolle diffuse che non guariscono ma portano alla necrosi dei tessuti.
Tutte le complicanze possono essere gestite con prognosi positiva sottoponendo i bambini ad una immediata terapia antibiotica e, se necessario, al ricovero in ospedale ma la tempestività della diagnosi si rivela cruciale. Vedremo più avanti come ci si arriva. In generale, resta quanto chiarito in precedenza: l’impetigine nei bambini non immunodepressi non rappresenta in alcun modo un rischio per la salute, guarisce senza lasciare tracce e in tempi brevi. Vediamo a questo punto le due principali tipologie di impetigine, in base alla sintomatologia.

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I due tipi di impetigine

Come abbiamo visto, l’impetigine è una infezione cutanea superficiale di origine batterica che provoca la comparsa di tipiche lesioni, simili a bollicine. Ebbene, proprio l’aspetto, le caratteristiche di tali lesioni, che sono anche il sintomo principale di questa malattia della pelle, ci permettono di farne una classificazione. Esistono pertanto due tipi di impetigine:
  • Impetigine bollosa. Le lesioni sono in questo caso simili a vescicole, un po’ come quelle delle bruciature, e tendono a formarsi soprattutto sul viso, tra il naso e la bocca. Appaiono inizialmente arrossate tutt’intorno, e “ripiene” di un siero infetto. Nella sua naturale progressione la malattia comporta la rottura delle bollicine, con la conseguente fuoriuscita del liquido. Da questa lacerazione si formano delle crosticine giallastre.
  • Impetigine crostosa. Quando compare in questa forma, l’impetigine non provoca la formazione di vescicole sierose, ma si passa subito alla fase delle croste, che però in questo caso sono molto più grosse, e appaiono contornate di un alone arrossato.
In entrambi i casi le lesioni – bolle o croste – iniziano a regredire dopo qualche giorno dall’inizio della cura, lasciando sulla pelle delle macchie che però tendono a scomparire con il tempo senza lasciare cicatrici.
Esiste anche un’altra classificazione dell’impetigine, che abbiamo già anticipato:
  • Impetigine primaria: l’infezione si origina su una cute sana, integra.
  • Impetigine secondaria (più frequente): l’infezione si origina da una lesione preesistente come un’escoriazione, una puntura di insetto, una scottatura o una ferita.

     

Diagnosi e cure

Sia nel caso dei bambini che degli adulti, per giungere ad una diagnosi di impetigine senza complicazioni può bastare una visita obiettiva del medico-pediatra di base o del dermatologo. È molto importante che questa infezione della pelle venga trattata quanto prima onde evitare che si diffonda (come abbiamo visto è molto contagiosa) e che quindi possa essere trasmessa anche a soggetti fragili, con un sistema immunitario compromesso. Oltre alla visita medica, talvolta per diagnosticare correttamente l’impetigine è necessario procedere all’esame colturale del siero prelevato dalle bollicine o da frammenti di crosta, per capire quale ceppo batterico abbia causato la malattia.

immagine che mostra il paziente nell'atto di spalmare una pomata antibiotica sulla parte affetta da impetigineA quel punto la terapia si basa sulla somministrazione di antibiotici, che possono essere solo topici, quindi sotto forma di pomate o gel da applicare sulle singole lesioni quando siano poche e senza altri sintomi, oppure da assumersi per via orale se l’impetigine è accompagnata da febbre e se l’eruzione cutanea è particolarmente estesa. In tuti i casi di complicanze che abbiamo visto il protocollo terapeutico prevede sempre l’assunzione degli antibiotici per via orale, anche in combinazione con farmaci ad uso topico.

La guarigione arriva abbastanza rapidamente, soprattutto se parliamo dell’impetigine semplice, senza febbre e non accompagnata da malessere generale. In capo a tre giorni i sintomi cutanei iniziano a regredire e non si è più contagiosi. Come abbiamo visto, le lesioni, sia bollose che crostose, non lasciano traccia se ben trattate. Possono presentarsi delle recidive, che sono comuni e non devono destare preoccupazioni particolari. Durante tutta la fase iniziale e acuta della malattia bambini e adulti sono altamente contagiosi, ragion per cui i contatti con le altre persone dovrebbero avvenire seguendo scrupolose regole igieniche. Vediamole.

 

Precauzioni igieniche e prevenzione

Niente scuola per i bimbi con impetigine, anche se stanno bene e hanno solo qualche pustolina sul viso e sulle mani. La tempistica dell’astensione va stabilita dal medico o dal dermatologo e certificata, ma in genere non supera i tre giorni. Va chiarito che quella che su un soggetto può essere un’infezione trascurabile, su un altro può assumere connotati più seri.
immagine che ritrae una giovane donna nell'atto di fare la lavatricePer tale ragione, è molto importante che una volta giunti alla diagnosi di impetigine, e incominciata la terapia antibiotica indicata, si osservino anche le seguenti regole di cura e di igiene anti-contagio:
  • Lavare delicatamente le aree colpite dall’infezione con sapone antibatterico e acqua, asciugare tamponando con salviette pulite e disinfettare delicatamente con la soluzione indicata dal medico, applicare le pomate antibiotiche sulle lesioni e coprire la parte con della garza di cotone leggera per evitare di diffondere l’infezione sul resto della cute.
  • Lavare ogni giorno la biancheria, gli asciugamani, gli indumenti e tutto ciò che sia entrato a diretto contatto con la persona ammalata. La temperatura dell’acqua deve essere superiore ai 40°C per essere sicuri di uccidere i germi.
  • Indossare dei guanti usa e getta ogni volta che si debba applicare la pomata o il gel antibiotico sulla cute lesionata del bambino (o dell’adulto).
  • Nel caso dei più piccoli, è bene tagliare loro le unghie delle mani molto corte, onde evitare che grattandosi anche accidentalmente possano lacerare le bollicine o portarsi via le croste quando sono ancora fresche.
  • Rimuovere le crosticine con molta delicatezza man mano che iniziano a staccarsi e si intravede la cute rigenerate sottostante.
  • Lavarsi le mani molto di frequente con acqua e sapone o usare un gel antibatterico da tenere sempre a portata di mano.

 

Domande e risposte

 
  1. Quali sono i primi sintomi dell’impetigine?
I più comuni sono: comparsa di chiazze rosse sulla cute, spesso raggruppate ai lati del naso e delle labbra. Queste chiazze rapidamente evolvono in vescicole sierose o in spesse croste. Nel primo caso le bolle si rompono formando delle crosticine giallastre.

 
  1. Si può continuare ad andare a scuola con l’impetigine?
No. L’impetigine è una malattia contagiosa, che significa che chi ne sia portatore può trasmettere l’infezione alle altre persone con cui entra in contatto, soprattutto se bambini. Occorre inoltre bendare le lesioni finché non sono guarite, onde evitare di diffondere il contagio, dato che il veicolo di trasmissione degli agenti infettivi sono proprio le vescicole che ne sono il sintomo principale. La terapia antibiotica se iniziata tempestivamente permette di accorciare i tempi, per cui nel giro di 2-3 giorni non si è più contagiosi e le lesioni iniziano a guarire. Pertanto si può tornare anche a scuola, o al lavoro nel caso degli adulti.

 
  1. Da cosa è causata l’impetigine?
Si tratta di una malattia infettiva della pelle del genere delle piodermiti, infezioni causate da batteri piogeni, in grado di superare la barriera cutanea e generare infiammazioni suppurative, e colpisce prevalentemente i bambini sotto i 10 anni di età. L’impetigine può essere primaria, e quindi innestarsi sull’epidermide integra, oppure – ed è il caso più frequente – insorgere in zone di pelle già lesionate, ad esempio su una puntura di insetto, su una bruciatura o su un graffio.

 
  1. Cosa accade se l’impetigine non viene curata?
L’impetigine è una malattia benigna nella stragrande maggioranza dei casi, ma si tratta pur sempre di una infezione batterica e come tale va curata con gli antibiotici. Ad uso locale (creme e pomate) quando le lesioni siano poche e non vi siano altri sintomi, oppure per bocca in caso di febbre e sintomi cutanei più importanti. Qualora l’impetigine venisse trascurata e quindi anche una forma lieve non venisse trattata con questi farmaci, potrebbe sempre degenerare e andare in profondità o addirittura, nei casi più gravi (ma per fortuna assai rari), diventare sistemica, specialmente nei soggetti con un sistema immunitario indebolito.

 
  1. L’impetigine può guarire da sola?
L’impetigine di suo è una malattia della pelle che causa la formazione di vescicole o crosticine pruriginose e arrossate, che guariscono grazie all’applicazione di pomate antibiotiche. Essendo un’infezione di natura batterica può certo, nei casi lievi, guarire da sola, ma i tempi decisamente si allungano, fino ad alcune settimane, con tutti i disagi che ne conseguono e il rischio costante che insorgano complicanze nel frattempo.
In collaborazione con
Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.